Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
IL 41,2% DELLE VITTIME PROBABILI INFETTATI
L’Istituto Superiore di Sanità ha presentato i risultati dell’indagine svolta insieme al
Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale sulle morti degli anziani nelle RSA.
Al questionario hanno risposto 1356 strutture pari al 41,3% di quelle contattate.
E su 9154 soggetti deceduti, 680 erano risultati positivi al tampone e 3092 avevano presentato sintomi simil-influenzali pari a circa il 41,2%, con il 7,4% del totale dei decessi con riscontro di infezione da SARS-CoV-2 e il 33,8% con sintomi simil-influenzali a cui non è stato effettuato il tampone. Il picco dei decessi è stato riscontrato nel periodo 16-31 marzo.
I dati riferiti dalle strutture residenziali e sociosanitarie (Rsa) sono relativi al periodo primo febbraio — 30 aprile.
In merito alle caratteristiche delle strutture in media sono risultati presenti 2,5 medici, 8,5 infermieri e 31,7 operatori socio-sanitari per struttura.
Circa l’11% delle strutture ha dichiarato di non avere medici in attività nella struttura fra le figure professionali coinvolte nell’assistenza.
Complessivamente, considerando le tre figure professionali, sono presenti mediamente 42,4 operatori per struttura. Mediamente sono stati riportati 74,8 posti letto per struttura, con un range da 8 a 667 posti letto.
Le 1356 strutture hanno riportato un totale di 97521 residenti alla data del 1/o febbraio 2020, con una media di 72 residenti per struttura (range 7-632). I decessi totali sono stati 9154, di questi 680 positivi al tampone e 3092 con manifestazioni simil-influenzali senza tampone.
L’indagine Iss-Garante ha anche preso in considerazione le difficoltà riscontrate: nelle 1259 strutture che hanno risposto alla domanda, 972 (77,2%) hanno riportato al momento del completamento del questionario la mancanza di dispositivi di protezione individuale, mentre 263 (20,9%) hanno riportato una scarsità di informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere l’infezione.
Inoltre, 123 (9,8%) strutture segnalano una mancanza di farmaci, 425 (33,8%) l’assenza di personale sanitario e 157 (12,5%) difficoltà nel trasferire i residenti affetti da COVID-19 in strutture ospedaliere. Infine, 330 strutture (26,2%) dichiarano di avere difficoltà nell’isolamento dei residenti affetti da COVID-19 e 282 hanno indicato l’impossibilità nel far eseguire i tamponi.
Alla domanda se fosse possibile isolare i residenti qualora sia confermata o sospetta l’infezione da Covid-19, hanno risposto 1.351 strutture. Un totale di 650 Rsa (48,1%) ha dichiarato di poter disporre di una stanza singola per i residenti con infezione confermata o sospetta. Il 30,7% (145) può isolare i pazienti raggruppandoli. Solo il 5,3% ha la possibilità di isolare i pazienti in una struttura dedicata.
L’8,1% adotta una forma di isolamento differente dalle opzioni specificate (che erano stanza singola, stanza con raggruppamento pazienti, trasferimento in struttura dedicata, altro), ma per il 3,1% si tratta di combinazioni delle modalità indicate. Circa l’8%, ovvero 104 strutture, dichiara di non avere la possibilità di isolare i pazienti. I
nfine, il 21,1% delle Rsa ha avuto casi di positività per Sars-CoV-2 tra il personale della struttura. In 278 (21,1%) hanno dichiarato casi di contagio tra il personale.
Le regioni che presentano una frequenza più alta di strutture con personale riscontrato positivo sono: le Province autonoma di Bolzano (50,0%) e di Trento (46,7%), seguite da Lombardia (40%), Piemonte (25%), Marche (23,5%), Emilia Romagna (18,1%), Veneto (16,6%), Liguria (15,8%) Friuli Venezia Giulia (12,8%), Toscana (12,4%).
Valori inferiori al 10% o uguali a zero per le altre regioni. Questa variabile — osserva l’Iss — risente delle politiche adottate da ciascuna Regione, e a volte da ciascuna Asl o distretto sanitario, sull’indicazione a eseguire i tamponi.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
QUANDO ERA SINDACO DI VISCO, AVREBBE DIROTTATO LE DONAZIONI AI TERREMOTATI A DUE IMPRESE DI SUA PROPRIETA’
Giuliano Pazzaglini, senatore della Lega, dovrà affrontare un processo a gennaio con l’accusa di peculato e di abuso d’ufficio.
In passato, era stato anche sindaco di Visso, un comune in provincia di Macerata che era stato colpito dal terremoto del Centro Italia del 2016-2017. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 25 gennaio 2021.
Pazzaglini è stato eletto in senato con la Lega nel 2018, alle ultime elezioni politiche. Per lui, le accuse sono relative a una storia relativa ad alcune donazioni destinate ai terremotati. Per i magistrati marchigiani, il senatore della Lega avrebbe chiesto a chi effettuava le donazioni di girarle a due imprese di sua proprietà .
Il gup del Tribunale di Macerata Domenico Potetti ha fissato la prima udienza per il 25 gennaio.
A giudizio con Pazzaglini, ma solo per abuso d’ufficio, l’ex presidente della Croce Rossa vissana Giovanni Casoni. Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza con il coordinamento del procuratore di Macerata Giovanni Giorgio, riguardano una serie di donazioni per i terremotati, che, secondo l’accusa, sarebbero state dirottate su due società gestite da Pazzaglini e Casoni.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
INTERVIENE DOPO AVER ASSISTITO ALLA SCENA DI NOVE POLIZIOTTI CHE MALTRATTAVANO DUE GIOVANI DI COLORE E VIENE SPINTA CONTRO IL MURO E PLACCATA… SPORTA DENUNCIA E ORA INTERVIENE ANCHE IL PARLAMENTO EUROPEO
Pierrette Herzberger-Fofana, eurodeputata dei Verdi tedeschi, ha denunciato al
Parlamento Europeo di essere stata vittima di violenze “estremamente traumatiche” da parte della polizia fuori da una stazione ferroviaria di Bruxelles e ha presentato una denuncia contro la polizia belga
Herzberger-Fofana, nata a Bamako, in Mali, ha raccontato che ieri, fuori dalla Gare du Nord a Bruxelles, ha visto “nove poliziotti belgi maltrattare” due giovani di colore. Quando ha fotografato l’accaduto con il suo cellulare, cosa che “è legale, 4 dei 9 poliziotti mi hanno spinto violentemente contro il muro, mi hanno placcata, un poliziotto voleva tastarmi per perquisirmi. Mi hanno trattata in modo umiliante”.
Quando ha spiegato agli agenti di essere un’eurodeputata, “non mi hanno creduta”, malgrado abbia mostrato il badge e le credenziali.
“Oggi ho sporto denuncia, perchè non si possono lasciar passare queste violenze poliziesche”. Il presidente Sassoli ha ringraziato Herzberger-Fofana, il cui intervento è stato molto applaudito, e l’ha invitata a passare nel suo ufficio per raccontare “nei dettagli” l’accaduto, in modo da poter chiedere “chiarimenti alle autorità belghe. Credo che dovranno dare delle spiegazioni”, ha concluso Sassoli.
“Quattro di quei poliziotti armati mi hanno spinto brutalmente contro il muro, mi hanno strappato la borsetta, mi hanno allargato le gambe e un agente di polizia mi ha trattato in modo molto umiliante”, ha detto durante il suo discorso. “Considero questo come un atto discriminatorio a tendenza razzista”, ha concluso.
(da agenzie)
argomento: Razzismo | Commenta »
Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
L’ASSOCIAZIONE DEGLI INDUSTRIALI E’ ANCHE L’EDITORE CHE LA PROPOSTO DI APPLICARE AI GIORNALISTI LA CASSA INTEGRAZIONE COVID, CON UN TAGLIO DEGLI STIPENDI DEL 25% NONOSTANTE IL GIORNALE ABBIA AUMENTATO GLI UTILI
“Chiediamo la restituzione delle accise sull’energia, il pagamento dei debiti della Pa e maggiore liquidità ”. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi si è presentato all’appuntamento con il premier Giuseppe Conte agli Stati Generali di Villa Pamphilj con una corposa lista di richieste, buona parte delle quali di soldi pubblici arretrati che la pubblica amministrazione deve alle imprese.
Ma si è presentato anche con il peso di un ennesimo sciopero dei giornalisti del Sole 24 Ore che il comitato di redazione ha annunciato per oggi sul sito e domani per il quotidiano.
La ragione delle braccia incrociate è la richiesta di cassa integrazione Covid per i giornalisti del quotidiano, nonostante non ci sia un calo di produzione legato all’epidemia e anzi siano stati registrati numeri record per vendite in edicola e per contatti online.
I giornalisti del quotidiano finanziario edito dall’associazione sono entrati in sciopero perchè ritengono “inaccettabile” la proposta dell’editore di applicare a tutti la cassa integrazione Covid, con un taglio dello stipendio del 25% per il secondo semestre 2020.
Una decisione che desta “sconcerto” tra i redattori per due ragioni su tutte: i risultati brillanti della carta (+6,3% nelle vendite a marzo) e dell’online (+145%) ottenuti grazie al lavoro di gruppo durante il lockdown, e la decisione dell’azienda di riconoscere dei premi all’amministratore delegato e ai dirigenti con responsabilità strategiche (90mila euro per l’ad, e 180mila complessivi per gli altri secondo i numeri forniti dal giornalista Gianni Dragoni).
Non è un bel biglietto di presentazione per chi, da quando si è insediato al vertice di Viale dell’Astronomia, non ha esitato un minuto per tirare bordate sul Governo “che fa più danni del Covid”, additandone la malsana gestione durante l’epidemia.
“L’Italia sta scegliendo di favorire l’assistenza invece di liberare l’energia del settore privato. Mi aspettavo dal Governo un piano ben dettagliato con un calendario e obiettivi specifici. Questo piano non si è visto, noi abbiamo portato il nostro”, aveva detto alla vigilia.
Istanze più che legittime quelle avanzate da Bonomi in un momento di grave difficoltà per tutto il tessuto economico, ma che stridono non poco con la richiesta dal sapore assistenzialista di cassa integrazione per la redazione del Sole in un contesto di crescita sia in edicola che online. Una decisione che rischia, a detta dei giornalisti, anche di mettere a serio rischio la realizzazione di diversi prodotti dal momento che la cassa integrazione prevede la riduzione dell’orario di lavoro.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
“E’ LA COSA GIUSTA DA FARE, NON VOGLIAMO APPROFITTARNE”… UNA LEZIONE A TANTI INDUSTRIALI STRACCIONI ITALIANI CHE SANNO SOLO SUCCHIARE SOLDI ALLO STATO
Sussidi pubblici restituiti allo Stato a fronte di un calo delle vendite meno marcato di
quanto atteso.
E’ quanto ha intenzione di fare Ikea, il gigante svedese dell’arredamento. “Ikea è in contatto con i governi di nove paesi per restituire gli aiuti governativi che abbiamo ricevuto per coprire gli stipendi dei colleghi durante il culmine della pandemia”, ha detto all’Afp un portavoce di Ingka Group, che gestisce la maggior parte delle operazioni di vendita al dettaglio di Ikea.
Nove i Paesi da cui la società avrebbe ricevuto sostegni pubblici in questi mesi: Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda, Portogallo, Romania, Serbia, Spagna e Stati Uniti.
“Anche se nessuno sa come le cose continueranno a svilupparsi, ora abbiamo una migliore comprensione dell’impatto della crisi sulla nostra attività e abbiamo quindi deciso di ripagarla, perchè è la cosa giusta da fare”, ha detto Tolga Oncu, responsabile delle operazioni di vendita al dettaglio
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
CONDANNATI A 5 ANNI PER IL ROGO CHE UCCISE SETTE OPERAI A TORINO NEL 2007, IN PRATICA ANDRANNO IN CARCERE SOLO PER DORMIRE… LA RABBIA DEI PARENTI DELLE VITTIME
In carcere di notte, di giorno invece liberi di uscire per lavorare. La procura tedesca di Essen ha autorizzato un regime di semilibertà per Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i due manager di Thyssenkrupp ritenuti corresponsabili dell’incendio che causò il 6 dicembre 2007 la morte di 7 operai a Torino, e condannati a 5 anni di carcere per omicidio e incendio colposo.
Una condanna fino ad ora rimasta sulla carta, peraltro, visto che l’esecuzione della pena per i responsabili del rogo di Torino non è ancora stata disposta e dovrebbe iniziare entro un mese. La comunicazione sulla concessione della semilibertà per Espenhahn e Priegnitz è arrivata oggi alla procura generale di Torino.
“Ci incateneremo a Roma. Andremo a Essen. Qualcosa faremo. Devono dirci come è possibile questa cosa”.
E’ il primo commento di Rosina Platì, mamma di una delle sette vittime del rogo alla Thyssenkrupp di Torino del 2007, alla notizia della semilibertà per i due manager tedeschi. “Stasera – prosegue la donna – volevamo festeggiare, ma in qualche modo sentivamo che sarebbe arrivata una notizia di questo genere. Adesso basta: ci devono spiegare cosa è successo”. “Hanno giocato troppo con noi – conclude – e non ci fidiamo più di nessuno”.
A darne notizia per prima è stata Radio Colonia, un’emittente in lingua italiana che ha fatto parlare la procuratrice di Essen, Anette Milk. “È previsto che i due condannati scontino la pena con il cosiddetto ‘offener Vollzug’ ” – ha dichiarato la magistrata – “Il che significa che saranno detenuti in un penitenziario, ma potranno lasciarlo ogni giorno per andare a lavorare e dovranno tornare la sera”.
“Sono basito. Devono ancora inventare un aggettivo per esprimere le sensazioni che sto provando ora. La notizia è inattesa quanto vergognosa”. E’ il primo commento di Antonio Boccuzzi, l’operaio della Thyssenkrupp sopravvissuto all’incendio che nel 2007 uccise sette colleghi, alla concessione della semilibertà in Germania per i due manager tedeschi condannati in Italia per omicidio colposo.
Boccuzzi osserva che “cinque anni (il massimo della pena prevista in Germania per l’omicidio colposo – ndr) erano pochi, ma almeno erano qualcosa” mentre “questa concessione, invece, è pazzesca, incredibile, discutibile”.
“Mi hanno insegnato – aggiunge – che le sentenze e le decisioni del tribunale non si discutono. Credo però che sia arrivato il momento di iniziare a discuterle, altrimenti non vale più niente. In questo processo – conclude – non c’è più nulla di normale”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
LA PICCOLA ERA A BORDO DEL GOMMONE CHE SI E’ ROVESCIATO CON SOPRA 30 MIGRANTI, HANNO PERSO LA VITA DODICI DI LORO … OGGI SEA WATCH HA SALVATO 100 MIGRANTI SU UN GOMMONE
L’ultimo orrore delle tragedie delle migrazioni è avvolto in una tutina con un coniglietto. 
Il piccolo corpicino gonfio e sfigurato dall’acqua di una bimba di cinque mesi, restituita dal mare sulla spiaggia di Sourman in Libia dopo l’ultimo naufragio in cui quattro giorni fa hanno perso la vita 12 persone tra cui due bambini, 18 i superstiti.
La piccola, il cui ritrovamento è stato annunciato dalla Mezzaluna rossa, era appunto uno dei due bimbi a bordo del gommone che si è rovesciato a sole sei miglia da Zawija.
A dare la conferma del drammatico ritrovamento anche il capomissione in Libia dell’Oim Federico Soda. Il naufragio avvenuto sabato era stato segnalato dal centralino Alarm Phone contatto da un familiare di una delle persone a bordo. Il giorno prima altre 60 persone avevano perso la vita in un altro naufragio vicino le coste della Tunisia.
La nave dell’Ong Sea Watch ha oggi soccorso un centinaio di persone che erano bordo di un gommone a 29 miglia nautiche dalla Libia. Tra loro anche donne e minori.
Lo ha reso noto l’Ong in un tweet. “Durante le operazioni e’ sopraggiunta una motovedetta libica donata dall’Italia che le avrebbe respinte illegalmente se non fossimo intervenuti”, scrive Sea Watch.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO LE TANTE FOTO DOVE SI E’ FATTO IMMORTALARE A SORSEGGIARE APERITIVI AL PAPEETE NON E’ STATA UNA SCELTA MOLTO AZZECCATA
Il copione è più o meno noto. Dopo che questa mattina, alla Camera, le opposizioni di Lega e Fratelli d’Italia avevano abbandonato l’aula dopo l’informativa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è toccato a Matteo Salvini intervenire in Senato per rispondere alle parole del premier in merito alle ultime misure di risposta economica proposte dall’Italia in vista del consiglio europeo della giornata di domani.
Il suggerimento del leader della Lega al presidente Conte è stato quello di «tornare ai suoi aperitivi» a Villa Pamphili, dove — anche nel pomeriggio — continueranno gli incontri per gli Stati Generali dell’economia, il ciclo di appuntamenti in cui il presidente del Consiglio si sta confrontando con le varie parti sociali e con esponenti delle autorità europee per definire la strategia di rilancio del Paese dopo il coronavirus. Le opposizioni hanno rifiutato l’invito del premier a presenziare a questi incontri.
Salvini ha chiuso il suo discorso di circa dieci minuti con queste parole: «Io preferisco l’Italia che cresce e che lavora, buon lavoro presidente: torni ai suoi aperitivi in villa, noi l’aspettiamo qua».
Oltre al fatto che Matteo Salvini ha esaltato il lavoro del parlamento pur avendo una delle percentuali più alte di assenze durante i lavori a Palazzo Madama, sembra quantomeno curioso il rimprovero a Conte sugli aperitivi, dal momento che il leader della Lega non si è mai sottratto al rituale del tardo pomeriggio che precede la cena.
In molti ricorderanno le battute sul mojito al Papeete, soltanto un anno fa.
I contenuti dell’intervento sono stati i soliti. Ma il punto retorico su cui Salvini ha fatto maggiormente leva sembra essere quello dell’aperitivo a Villa Pamphili. Non proprio una scelta azzeccata.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 17th, 2020 Riccardo Fucile
“L’ALLEANZA CON HITLER HA ROVINATO LE COSE POSITIVE”: CARTA DEL LAVORO, LOTTA ALL’EMIGRAZIONE, FONDAZIONE DELLO STATO SOCIALE, LOTTA ALLA MAFIA. MODERNIZZAZIONE DEL PAESE
C’è una data che, secondo gli autori di un libro dal titolo ‘Hitler in Italia’, indicherebbe il
calendario per porre la fine al motto ‘quanto c’era lui’. Il testo, scritto da Franco Cardini e Roberto Mancini, ripercorre i rapporti tra Italia e Germania durante il periodo storico in cui il nazi-fascismo imperava dilagante nei due Paesi.
La recensione di questo libro compare oggi su Il Corriere della Sera, con un articolo a firma Paolo Mieli. Si parla di come Benito Mussolini, se fosse morto 10 anni prima, sarebbe rimasto nella storia con un’altra accezione e concezione.
La teoria del libro recensito da Mieli è la seguente: il problema reale di Benito Mussolini fu l’alleanza con Hitler del 1938. Fino a quella data, ‘aveva fatto anche cose buone’.
Gli autori sottolineano come il duce si sia reso protagonista di eventi storici (e di cronaca, non solo politica, ma anche sociale) che vengono citati e criticati all’interno del testo, ma che hanno fatto da contraltare ad alcuni fatti storici che hanno reso, secondo loro, l’Italia un Paese migliore in quell’epoca.
Le cose buone citate sono le seguenti: il risanamento delle istituzioni statali, la lotta alla piaga dell’emigrazione, la Carta del Lavoro, l’autentica fondazione dello Stato sociale, lo sbancamento della mafia, la modernizzazione del Paese — attraverso le bonifiche, la realizzazione di ferrovie, la nascita di industrie come quella del turismo e del cinema, le comunicazioni navali — la nazionalizzazione culturale delle masse, la conciliazione tra Stato e Chiesa, di una politica e altre iniziative nei confronti dei popoli arabi che lo avrebbero resto un «mediatore ideale» per quell’area geografica».
Insomma, ha fatto anche cose buone. Gli autori, come detto, parlano anche degli efferati delitti — per esempio quello Matteotti -, ma anche degli eventi squadristi nel nostro Paese, della repressione delle fondamentali libertà sociali e politiche.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »