Luglio 27th, 2020 Riccardo Fucile
“SAREBBE MEGLIO CONTROLLARE I VIAGGIATORI INTERCONTINENTALI”
Lei studia i virus da una vita e in tutto il mondo. S’immaginava di gestire una pandemia in Italia?
Che sperassi di non dovermi mai confrontare con quest’eventualità è umano — ci risponde Massimo Galli, past president della Società italiana di malattie infettive e tropicali nonchè direttore della terza divisione di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano —, ma che non me l’attendessi no: credo di far parte del club ristretto che da tempo si occupa di queste possibili eventualità . L’Oms parla di malattia X da un po’ di tempo… Aggiungiamoci pure che una pandemia gli italiani l’hanno già vissuta, anche se l’hanno rimossa. Mi riferisco all’Hiv degli anni Ottanta. Era tutta un’altra storia per modalità di diffusione, ma c’era tutto quello che c’è oggi, compresa l’esposizione mediatica, che allora si legava allo scandalo, a un vero e proprio stigma, con la conseguenza che alcuni gruppi sociali non erano più considerate persone ma «categorie a rischio». Però vi era una differenza importante: quel virus ti dava la possibilità di compiere un percorso con il malato che, in una prima fase fu così, finivi per dover accompagnare alla morte. Conservo nella mia mente una galleria di volti che non dimentico neanche adesso, dopo trent’anni. Al contrario, nei mesi scorsi abbiamo curato migliaia di persone che se ne sono andate senza che potessimo conoscerle. Arrivavano a ondate, li vedevi che spesso non erano i condizione di parlare, dovevi cercare di creare un qualche rapporto con i famigliari, che spesso abitavano in altre città … Il personale sanitario, a tutti i livelli è stato fantastico. È stato fatto di tutto per essere comunque vicini alla persona che muore. Specie per i più giovani, infermieri e medici, non è stato facile.
Teme che in autunno il Covid 19 ci farà rivivere quest’esperienza?
Non l’ha ordinato il medico. Il virus è presente in Italia e in altri Paesi che hanno rapporti continui con l’Italia e può darci dei seri problemi, tuttavia non ritengo che si possa arrivare a una situazione simile a quella che abbiamo vissuto tra febbraio e aprile.
Il virus si è indebolito?
Ci siamo rafforzati noi: il sistema sanitario è più preparato a riconoscerlo e non gli permetterà di circolare indisturbato per settimane. Il coronavirus non si è modificato più di tanto sul piano genetico, non è nè più nè meno cattivo, ma ci sono persone infettate che infettano di meno gli altri e poi ci sono i superdiffusori. Il problema sono sostanzialmente loro, che sono spesso asintomatici, ma capaci di diffondere il virus, e che sono probabilmente all’origine dei focolai recenti.
I profughi che arrivano con i barconi sono un problema epidemiologico?
Tra le persone in arrivo sono le più controllate. Alcuni sfuggono ma non sfuggono solo loro: sfuggono ai controlli — e persino alla quarantena — molte persone che arrivano da Paesi Schengen dove l’infezione è ben presente. Occorrerebbe controllare meglio i viaggiatori intercontinentali che arrivano dalle zone in cui l’epidemia ancora imperversa.
Qual è il punto debole del nostro Paese?
La medicina territoriale. Si è disinvestito per anni. Invece, è la medicina territoriale che garantisce la capacità vaccinale e che fa prevenzione. E poi la medicina scolastica. Smantellata. Le pare che sia stato tanto intelligente cancellare questo servizio?
Cosa pensa delle ipotesi che circolano sul nuovo anno scolastico?
Mantenere il distanziamento tra i ragazzi è una missione impossibile e l’idea di riempire le aule di banchi inutili è uno spreco. Servono dei protocolli sanitari: misurazione della febbre e test rapidi ripetuti nel tempo, resi possibili dall’evoluzione che avranno nei prossimi mesi il test salivare e quello sul secreto nasale che danno una risposta in pochi minuti e mi auguro possano consentire la rapida identificazione dei soggetti infetti. Riportiamo i medici nelle scuole.
Ritiene utile vaccinare gli italiani contro l’influenza?
Mi spiace per i no vax — anzi, non mi dispiace affatto, semmai mi spiace che si dia loro tanto ascolto — ma la vaccinazione di massa agevolerebbe la sanità nel discernere i casi di Covid-19 dagli altri. La consiglio per gli ultra 65enni ma la estenderei ai bambini e ad alcuni luoghi di lavoro. È inaccettabile che chi lavora in ospedale o in una Rsa e non si vaccini. Se dipendesse da me, disporrei una campagna vaccinale per l’influenza associata al pungidito per individuare l’infezione da Covid-19 e quello per l’epatite C.
(da “Avvenire”)
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Luglio 27th, 2020 Riccardo Fucile
NON ESISTE UN PROBLEMA MIGRANTI, ESISTE UN PROBLEMA TUNISIA: SONO GIA’ 4.000 QUELLI SBARCATI DA INIZIO ANNO… LAMORGESE OGGI A TUNISI PER ARGINARE LE PARTENZE CON UN PIANO DI AIUTI CHE POTEVANO ESSERE PROPOSTI GIA’ DUE ANNI FA
Se c’è un Paese che in questo momento inquieta l’Italia al di là del Mediterraneo è la Tunisia. Sono soprattutto
tunisini i migranti che sbarcano a Lampedusa in piccoli gruppi nelle ultime settimane, le partenze sono in costante aumento mentre nel paese la crisi politica e sociale morde sempre di più.
Ieri si è costituito il nuovo Governo, il presidente Kais Saied ha affidato l’incarico di premier all’attuale ministro dell’Interno Hichem Mechichi, che ora ha un mese di tempo per formare l’esecutivo.
Tunisi è la capitale di un Paese allo stremo, da cui molti vogliono partire, destinazione Europa. Prima destinazione Italia. A Tunisi arriva oggi in visita ufficiale Luciana Lamorgese proprio per provare a tamponare la situazione, che rischia di creare un problema grave all’Italia.
“Qui c’è il rischio di un esodo tale da ricordare quello dall’Albania del 1991, un problema serissimo da affrontare a livello di Governo” dicono dirigenti del Viminale, parole riportate oggi dalla Stampa che danno il senso della preoccupazione italiana.
Nel 2011 arrivarono in 28 mila dalla Tunisia.
Oggi uno dei pochi paesi con cui l’Italia ha accordi di rimpatrio. Ma al Viminale vedono crescere i numeri giorno dopo giorno: ne hanno contati quasi 4 mila fino al 24 luglio dal Paese che può vedere Lampedusa dalle sue coste e può raggiungerle in un paio d’ore di gommone.
Lamorgese porterà anche l’impegno italiano per investimenti europei in Tunisia per stimolare l’occupazione interna, anche perchè “in Italia questi ragazzi non hanno prospettive occupazionali” è il senso del messaggio che la ministra trasmetterà ai leader tunisini.
Ma va detta la verità : Lamorgese fa fin troppo nell’ambito delle sue competenze.
Quello che è mancato è un impegno tempestivo del Ministro degli esteri sia del Conte 1 che del Conte 2. Un piano di investimenti in Tunisia avrebbe dato respiro all’economia locale e creato ricchezze anche per le nostre aziende, basti pensare alla vetusta rete ferroviaria tunisina, tutta la rifare.
Invece siamo riusciti a danneggiare un Paese amico, impedendo persino a decine di migliaia di italiani di recarsi in vacanza in Tunisia (quando loro ci hanno invece aperto le porte) pur in presenza di casi Covid a livelli ridicoli.
E ora ci lamentiamo se tanti giovani, ridotti alla fame per la mancata stagione turistica, arrivano a Lampedusa.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2020 Riccardo Fucile
UN FANCAZZISTA E UNO CHE PARLA CON SULLO SFONDO LA PARETE STUCCATA IN ORO, TIPICA DI CHI E’ VICINO AL PROLETARIATO
In un video pubblicato da Matteo Salvini su Twitter possiamo ammirare un intervento di Flavio Briatore a Stasera Italia in cui si spiega che “Questi qui non hanno mai lavorato un’ora nella loro vita, loro vivono in una bubble, sono tutti regazzini che non hanno mai fatto un cavolo e guidano il treno”.
Praticamente “non hanno mai lavorato” come Salvini e sono ragazzini che non hanno mai fatto niente tranne un governo con il Capitano.
Poi, per carità , è vero che c’è chi vive in una bolla di lusso…
Mentre per esempio quella parete stuccata con oro che compare alle spalle dell’imprenditore è tipica di chi invece è vicino al proletariato.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 27th, 2020 Riccardo Fucile
ALLO STADIO NON SI PUO’ ENTRARE E IN DISCOTECA TUTTI ATTACCATI: LA SOLITA PAGLIACCIATA ALL’ITALIANA PER FARE UNA MARCHETTA ALLA CATEGORIA
In un video pubblicato su Facebook si mostra la prima serata di riapertura del muretto di jesolo, la storica
discoteca di Jesolo, che sabato ha inaugurato la stagione.
Si è trattato di una serata attesissima, con il dj Marco Carola, tra i più conosciuti al mondo e con l’evento sold out già da alcuni giorni.
Tutto è filato liscio, ma solo fino all’alba, riferisce oggi il Gazzettino:
I problemi sono sorti all’alba, tra il caldo e lo “sbraco” delle mascherine con le ultime canzoni.
Da quel momento numerosi giovani si sono ammassati sotto la consolle per ballare, tutti o quasi senza indossare alcun dispositivo. Una scena immortalata con i telefonini proprio da qualcuno che si trovava alla consolle, con i video trasmessi in diretta nei social, scatenando una valanga di critiche nei confronti del locale.
Quanto basta per avviare ufficialmente il dibattito sulla riapertura delle discoteche, dove ovviamente si continua ad andare per ballare e fare aggregazione. Due concetti che però non si conciliano con le norme anti-contagio.
Di riflesso si riapre anche la questione dei controlli nei locali, che evidentemente devono essere garantii fino al momento della chiusura. In ogni caso le polemiche non sono mancate. Diversi i commenti contro il locale apparsi online, compresi quelli di chi sottolineava il grande sforzo di molti operatori per garantire il rispetto di tutte le norme. Ma anche il rischio di vanificare i tanti sforzi fatti nei mesi scorsi, soprattutto durante il lockdown.
Tito Pinton, storico gestore del Muretto che sabato sera si trovava a Riccione, dove gestisce un altro locale: «Io dico che abbiamo avviato un protocollo rigoroso — spiega — riducendo la capienza, aumentando il numero della sicurezza, controllando a tutti la temperatura corporea al momento dell’ingresso. Il nostro personale ha invitato tutti a rispettare le regole, forse alla fine qualcuno si è fatto prendere dall’entusiasmo: i ragazzi quando ballano si tolgono la mascherina, noi abbiamo fatto di tutto per fargliela indossare. Però queste sono situazioni che accadono ovunque, non solo da noi: nelle altre discoteche è uguale, bisogna dirlo».
Ha ragione, non esiste la possibilità reale di impedire le violazioni al distanziamento in una discoteca se fai entrare centinaia di persone. Semplicemente le discoteche non dovevano essere riaperte.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 27th, 2020 Riccardo Fucile
IL SITO SICILIANO E’ A RISCHIO CROLLO, MA UNA MANICA DI COGLIONI CONTINUA A FREQUENTARLO, VIOLANDO I SIGILLI… I CONTROLLI SONO SALTUARI, I DENUNCIATI UN CENTINAIO: METTETELI IN GALERA E BUTTATE LA CHIAVE
Dalla fine dello scorso mese di febbraio, la Scala dei turchi di Agrigento è stata posta sotto sequestro. Il sito siciliano, con il suo fondale bianco che riflette la luce del sole dando un effetto ottico fuori dal comune, è stato chiuso per via della sua scarsa cura — la magistratura sta indagando sulle responsabilità — e per l’alto rischio di crolli.
Insomma, la bellezza di quello che è un vero e proprio monumento è a rischio proprio per colpa della mano dell’uomo. Ma, nonostante i sigilli, i turisti continuano ad arrivare a frotte: alcuni anche solo per scattare una foto, altri con tanto di ombrelloni per passare una giornata al mare.
«Lo scorso 27 febbraio la Procura di Agrigento ha posto sotto sequestro la Scala dei turchi, poichè era ritenuta pericolosa, per via dei frequenti crolli — denuncia la delegazione agrigentina dell’Associazione Mareamico -. Da quel giorno nessuno si è occupato della necessaria guardiania, al fine di impedire ai visitatori di commettere il grave reato penale di ‘violazione dei sigilli’, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Arrivata l’estate il sito è stato preso d’assedio e violato di continuo. Tutto ciò ha già portato, inevitabilmente, alla denuncia di più di 100 persone». Ecco una foto dell’ultimo fine settimana, tra curiosi e villeggianti con ombrellone.
«Nell’ultima domenica di luglio il monumento è stato nuovamente preso d’assalto dai visitatori e sono dovuti intervenire i Carabinieri e la Capitaneria di Porto per riportare l’ordine — spiega ancora l’Associazione Mareamico -. Questa volta, oltre che entrare per un veloce selfie ricordo, tanti erano tranquillamente distesi al sole ed alcuni hanno incredibilmente piantato pure un ombrellone nella marna. Così non si può andare avanti».
(da “NextQuotidiano”)
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