Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
“HO RICEVUTO IL CODICE PER IL BONUS, LO CEDO SENZA SOGGIORNARE IN CAMBIO DELLA META’ DELLA SOMMA”
Il Mattino oggi racconta una denuncia sul Bonus Vacanze dell’Abbac, associazione delle strutture extralberghiere regionali, che ha già segnalato diversi casi alle forze dell’ordine. In particolare si registrano alcuni episodi nella zona tra Pompei e l’entroterra vesuviano.
«Negli ultimi giorni un nostro associato — spiega Agostino Ingenito, presidente dell’Abbac — ha ricevuto diverse telefonate, tutte dello stesso tono. La persona dall’altro capo del filo, senza troppi giri di parole, faceva questa proposta: “Ho ricevuto il codice Qr per il bonus vacanze e sono disposto a cederlo senza soggiornare presso la tua struttura in cambio della metà della somma”». Telefonate in serie, avvenute nell’arco di pochi giorni: «Qualcuno diceva che si sarebbe accontentato anche di una percentuale inferiore e altri pretendevano di più. Parliamo di somme che vanno dai 150 ai 500 euro,a seconda del numero di componenti del nucleo familiare».
Furbetti sì, ma fino a un certo punto. «È vero — conferma il presidentedi Abbac — visto che per loro stessa ammissione si tratta di persone che risiedono nella stessa zona o nelle vicinanze della struttura ricettiva». In pratica sarebbe come affermare di trascorrere le vacanze nel b&b che si trova nell’appartamento di fronte. Decisamente inverosimile.
La denuncia dell’operatore turistico ha fatto scattare l’allarme ed è venuto fuori che non si tratta di un episodio isolato:
Ingenito a sua volta ha avviato un’indagine tra i propri associati per capire se altri abbiano ricevuto proposte analoghe e portare tutto all’attenzione delle forze dell’ordine. Che sono chiamate, coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, anche a indagare per capire se vi sono stati casi in cui la truffa sia stata effettivamente consumata.
Se, cioè, imprenditori e titolari del bonus si siano messi d’accordo per trasformare finte vacanze in soldi veri.
«Tutta questa storia non fa altro che confermare i nostri dubbi sul bonus vacanze, una misura inutile come abbiamo evidenziato fin dalla sua introduzione — evidenzia il leader dei gestori di attività extralberghiere della Campania -. In questa fase critica per l’economia i titolari delle strutture hanno bisogno di liquidità e non di credito di imposta. Inoltre abbiamo sondato moltissime banche e nessuna si è detta disponibile ad accettare il credito».
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
I DATI STRANI SUI TAMPONI INDUCONO A MOLTE PERPLESSITA’
Il professor Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, rilascia oggi un’intervista al
Messaggero e dice che i numeri di oggi sull’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 gli paiono “strani”:
Cosa ci dice l’andamento dell’epidemia in Francia, Spagna, Romania ma anche in Germania?
«Prima di tutto, sorge anche qualche dubbio: in Italia abbiamo molti casi in meno degli altri Paesi europei, forse non stiamo effettuando i tamponi alle persone giuste. Ma non voglio per forza essere pessimista, magari siamo più bravi, più efficaci nell’isolare i focolai. Comunque sia, sarebbe utile conoscere le ragioni della differenza dei nostri dati con quelli degli altri Paesi. Detto che anche i nostri 275 casi di oggi non sono pochi».
La seconda ondata arriverà a settembre?
«Non so se possiamo definirla seconda ondata, ma mi sembra evidente che avremo una fine dell’estate molto impegnativa. Forse anche fine agosto».
Eppure, guardando i dati neppure si può dire che l’Italia stia agendo peggio degli altri, visto come sta correndo l’epidemia nel resto d’Europa.
«Vero, non lo si può dire. D’altra parte in questa epidemia s’impara giorno per giorno.Ma in questa fase l’Italia sta andando meglio di altri Paesi vicini. Ammesso, però, che stiamo testando le persone giuste, il dubbio, ripeto, viene. Se stiamo facendo qualcosa di buono, sarebbe meglio capirlo, studiarlo e incamerare questa esperienza».
Crisanti come applicherebbe i controlli alle frontiere?
«Innanzitutto cercherei di implementare il sistema di tracciamento del percorso di chi entra in Italia. Questa è la prima cosa. E poi tamponi. D’altra parte due sono le cose: o ti chiudi dentro una bolla, ma è impossibile, oppure fai un investimento senza precedenti sull’informatica e sui macchinari per fare tamponi, bisogna investire su qualsiasi tecnologia che permetta di identificare chi arriva con il virus. Costerà molti soldi, ma come ho già detto altre volte ricordiamoci sempre quando ci è costato il lockdown. Le faccio una domanda: lei accetterebbe un volo da Miami a occhi chiusi?».
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
PER IL GOVERNO E’ UNA MINACCIA AI “VALORI POLACCHI”: QUALI SAREBBERO QUESTI VALORI? QUELLI DELLA VIOLENZA DOMESTICA SULLE DONNE?
Varsavia fa sul serio. Almeno contro le sue donne.
Dopo aver cercato ad aprile di inasprire la legge sull’aborto, una delle più restrittive d’Europa, ora l’esecutivo ultra conservatore ha deciso di far uscire il Paese dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne.
Il governo guidato dal partito nazionalista di “Diritto e Giustizia” (PiS) inizierà ufficialmente il processo di disdetta della Convenzione del Consiglio d’Europa.
Ratificata nel 2012 nella città turca dall’allora governo centrista dell’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, è considerata dalla maggioranza un “pericolo” per i valori polacchi.
A dare l’annuncio è stato il guardasigilli Zbigniew Ziobro spiegando che secondo lui la Convenzione contiene «concetti ideologici» non condivisi dall’attuale esecutivo
Nata per proteggere le donne dalla violenza domestica, Zobro ha assicurato che anche con l’uscita dalla Convenzione la legge polacca in vigore tutela «in modo esemplare» i diritti delle donne.
Contro la decisione del governo si sono svolte negli ultimi giorni proteste nella capitale. Le donne polacche sono convinte che la decisione inciderà negativamente sulla loro situazione, soprattutto in famiglia.
«L’obiettivo è di legalizzare la violenza domestica», ha detto una delle organizzatrici della manifestazioni, Magdalena Lampert. «PiS è l’inferno delle donne», recita invece uno dei cartelloni apparsi al corteo.
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
ALTRA MOSSA PER DISTINGUERSI DAL MURO CONTRO MURO DI SALVINI
Non è il preannuncio di un “inciucio” e neppure la nascita sottobanco di un asse personale. Ma ai primi
di settembre accadrà un evento originale, in completa controtendenza rispetto ad una “sceneggiatura” politica sempre identica a sè stessa: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha accettato l’invito di Giorgia Meloni e dei Fratelli d’Italia a partecipare al convegno “ Italia 20.20 Rapporto sull’interesse nazionale “, dedicato ad un tema potenzialmente bipartisan.
In una stagione politica nella quale domina il riflesso pavloviano per il quale l’avversario ha sempre torto e parlarsi è la premessa di una svendita, il convegno Meloni-Conte si preannuncia una novità quantomeno di costume politico.
Ma anche il lavoro preparatorio si profila più consistente di quelli in uso nell’attuale stagione: la Fondazione “Farefuturo”, presieduta da Adolfo Urso, ha chiesto nei mesi scorsi contributi a personalità di diverso orientamento culturale, alcuni di “area” e altri lontani dalla destra.
Ne è venuto fuori un libro ricco di apporti e di spunti: sulle tante declinazioni legate all’interesse nazionale — la politica estera, l’intelligence, i confini, la natalità , la Pubblica amministrazione, la tv di Stato, il Mezzogiorno — si affiancano i saggi, tra gli altri, di Ernesto Galli della Loggia, Domenico De Masi, Giulio Sapelli, Giulio Tremonti, il presidente di Fincantieri Giampiero Massolo, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, l’ad di Invitalia Domenico Arcuri, ma anche di personaggi che orbitano nell’area di Fratelli d’Italia come l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, Francesco Alberoni, Giorgio Crosetto.
Gli autori dei contributi saranno presenti al convegno settembrino nel quale si presenterà il volume, un evento che naturalmente avrà come principali protagonisti la padrona di casa Giorgia Meloni e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, politicamente distantissimi sin da quando è nato il primo governo guidato dall’”avvocato del popolo”, quello al quale partecipò la Lega di Matteo Salvini e al quale Fratelli d’Italia si oppose.
Ma la conclamata distanza da Conte non ha impedito a Giorgia Meloni di rompere lo schema dell’incomunicabilità su un tema come l’interesse nazionale, proponendo un format che peraltro sta nelle corde più di una formazione come Fratelli d’Italia, che non in quelle della Lega.
Ed è inevitabile che nel “giochino” della concorrenza Meloni-Salvini, il convegno settembrino sia destinato a diventare un terreno nuovo per marcare le differenze tra i due leader più popolari del centro-destra.
Ma è un approccio che sta nelle corde di Giorgia Meloni, che dal 1998 ha forgiato la sua “creatura”, la manifestazione Atreju, puntando su queste aperture a tutto campo: nel corso degli anni tra gli invitati personaggi come Fausto Bertinotti, Walter Veltroni, Mario Capanna, Marco Minniti.
Naturalmente per una forza di opposizione è sempre utile tenere aperto un canale riservato con palazzo Chigi, da attivare nelle trattative più delicate, quelle che riguardano le nomine, norme di particolar interesse o che investono il futuro delle forze politiche, come ad esempio la riforma elettorale.
Ma Adolfo Urso, che guida “FareFuturo” dai tempi nei quali è stato laboratorio politico-culturale di An, esclude che questo sia lo spirito dell’iniziativa: «Definire ciò che rappresenta l’interesse nazionale nei vari campi è l’esatto contrario di un rapporto opaco: una volta messo a fuoco ciò che è realmente l’interesse comune, nulla di più trasparente che dividersi, anche aspramente su come perseguire quell’interesse».
(da “il Sexolo XIX)
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Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
LA FRASE “HANNO FAME? DATEGLI LE BRIOCHE” NON E’ DI MARIA ANTONIETTA, RIPASSI LA STORIA ALMENO PRIMA DI SPARARE CAZZATE
Ci risiamo: ancora una volta Capitan Nutella si inerpica nei meandri della storia e ancora una volta fa degli sfondoni peggiori di quelli di Di Maio, che pure sono diventati una barzelletta.
Il guaio è che ancora una volta a distanza di un ano lo xenofobo a capo della Lega cade sulla rivoluzione francese e sulla regina di Francia.
Qual è la perla di oggi? ”Conte non cadrà per trame di palazzo ma per i problemi che lui ha creato agli italiani. Lui è come Maria Antonietta: gli italiani hanno fame? Dategli le brioche”.
Lo ha detto in un’intervista al Giornale Salvini aggiungendo. ”Gli imprenditori -sottolinea- mi dicono che a ottobre la liquidità è finita”
E ci risiamo: È ormai risaputo da anni e anni che la regina di Francia finita alla ghigliottina non abbia mai pronunciato questa frase che le è stata attribuita falsamente.
Non c’era internet ma le fake news sono sempre circolare.
Quella frase (che in forma diversa fu pronunciata in altre circostanze da una nobile francese) era stata attribuita alla regina detestata della popolo che la considerava una sorta di usurpatrice austriaca
Ma Capitan Nutella è recidivo: in un comizio a Caorso dell’8 settembre 2019 aveva detto parlando del Conte-bis: “È la fine dell’impero, ce lo insegna la storia: ricordate quando Maria Antonietta al popolo che chiedeva pane regalava brioche, questi invece che brioche regalano poltrone, ma non dura molto più”.
In quel caso lo sfondone era stato ancora peggiore perchè aveva perfino rovesciato la fake news.
(da Globalist)
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Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
MA IL COMPITO DI UN SINDACATO AUTONOMO DI POLIZIA E’ DIFFONDERE NOTIZIE FALSE?…L’IRA DEL SINDACO: “QUESTO E’ PROCURATO ALLARME, INTERVENGA LA MAGISTRATURA”
I tamponi rino-faringei ai quali sono stati sottoposti i 25 migranti che erano risultati positivi con test
sierologico al Covid-19 hanno dato esito negativo. Nessuno dei migranti che si trova all’hotspot ha contratto il coronavirus.
“Si tratta dei 25 migranti – ha polemizzato il sindaco – citati da un comunicato stampa diffuso dal rappresentante di una organizzazione sindacale di polizia che aveva parlato di ’25 positivi’, per poi specificare che si riferiva all’esito dei test sierologici che come è noto non fornisce la certezza del contagio al coronavirus, per la quale è necessario conoscere il risultato del tampone. Se da un lato tiriamo un sospiro di sollievo avendo saputo che le 25 persone non sono positive al virus, dall’altro mi aspetto che le autorità e gli organismi competenti valutino gli estremi di ‘procurato allarme’ per la notizia diffusa dal rappresentante della sigla sindacale di polizia che, nella migliore delle ipotesi, ha agito con grave superficialità provocando paura fra la popolazione residente e fra i turisti, nonchè un danno all’economia della nostra isola”.
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
CANDIDATO ALLE ELEZIONI POLITICHE …. IL COMMENTO DI MONTELLA A UN POST DI SOLARI: “SEI IL NUMERO UNO”
Giuseppe Montella — considerato il leader dei carabinieri di Piacenza accusati di svariati reati, tra cui tortura, spaccio di droga ed estorsione — ha scelto come proprio avvocato Emanuele Solari.
Per chi frequenta il Tribunale piacentino, quello di Solari non è un nome qualunque: l’avvocato è infatti impegnato attivamente nella politica cittadina. Impegnato in Forza Nuova, per la precisione.
Emanuele Solari è uno degli esponenti di spicco del movimento a Piacenza, tanto da essere stato più volte candidato alle elezioni nelle liste decise dal grande capo del partito, Roberto Fiore. 
Nel 2017 Solari avrebbe dovuto essere addirittura candidato sindaco alle elezioni comunali, ma poi la lista di FN fu esclusa dalla Commissione elettorale per mancato raggiungimento del numero di firme necessario. Anche alle elezioni politiche del 2018 l’avvocato è stato tra i candidati di Forza Nuova al Parlamento.
“Libertà , sovranità e sicurezza”, sono i pilastri su cui si fondano le idee politiche di Solari, che — come intuibile dallo schieramento scelto — ha una posizione molto dura nei confronti dell’immigrazione.
Il carabiniere Montella — che, fra le altre cose, è accusato di aver pestato in più occasioni immigrati — sembra condividere gli ideali del suo difensore.
Sui social, sotto una foto pubblicata nel 2016 da Solari e accompagnata dallo slogan fascista “Obbedire, credere, combattere”, compare un commento dello stesso Montella, che scrive: “Sei il numero uno”.
Nella foto l’avvocato appare insieme a una donna, una collega, la quale precisa, tra i commenti, che lo scatto è stato fatto per onorare una scommessa: “Tra l’altro credere, obbedire e combattere sono aspetti che fanno parte del nostro modus operandi, cioè mio e del collega”, sottolinea comunque.
Dopo l’interrogatorio davanti al Gip del carabiniere, Solari ha affermato che i giornali hanno ingigantito la vicenda della caserma Levante. “Pubblicare la foto del mio assistito con racconti surreali alla ‘Scarface’ — ha osservato il legale — non credo sia un buon servizio alla giustizia e al giornalismo”.
Gli atteggiamenti alla Gomorra? “Cose fantasiose”. E le presunte festine con le escort in caserma? “Destituite da ogni fondamento”, ha replicato l’avvocato. “Si possono fare degli errori per ingenuità , per vanità , per tante cose.”
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
NON SOLO LA BOMBA LOMBARDIA, MA ALTRE INCHIESTE DELLLA MAGISTRATURA SONO IN CORSO
Non solo Fontana: mentre la bomba del Sistema Lombardia rischia di scoppiare in mano alla Lega,
costretta oggi, dopo aver preteso liste pulite e al di là di ogni sospetto in luoghi come la Campania, a difendere un governatore che ha avuto un ruolo nella storia dei camici ben al di là rispetto a quello che ha detto all’opinione pubblica, cominciano a diventare molte le inchieste sul Carroccio e tutte puntano al centro di potere più importante di Matteo Salvini: la Lombardia.
Se all’inizio della storia dei 49 milioni il Capitano poteva gettare la croce addosso a Umberto Bossi e alla “vecchia” Lega, oggi la partita si gioca su tavoli a cui Salvini non può dirsi estraneo, anche se ci prova.
Il Fatto ricorda oggi che mentre l’accordo con lo Stato prevede un pagamento dilazionato in 76 anni, con rate da 600 mila euro, prosegue la ricerca del “tesoro” padano: il secondo fascicolo è tuttora aperto con l’ipotesi di riciclaggio (il primo indagato è l’assessore lombardo Stefano Bruno Galli).
L’inchiesta su Lombardia Film Commission vede indagati i revisori dei conti della Lega che sono stati nominati mentre lui era segretario e sotto la lente ci sono altri soldi pubblici di cui, secondo l’accusa, si sarebbero appropriati mettendo su un’operazione commerciale che ha ipervalutato un immobile.
E ancora: nel caso Diasorin-San Matteo la Procura di Pavia indaga sull’accordo tra i vertici dell’ospedale e la società farmaceutica per i test sierologici sul coronavirus. Nell’inchiesta è spuntato il nome di Salvini (non è indagato). In una chat, un esponente del Carroccio attacca il sindaco di Robbio (Pavia), Roberto Francese, che è favorevole a un test alternativo: “Ho sentito Matteo — scrive il leghista — chi sta con quel miserabile è fuori dal partito”.
Poi ci sono gli arretrati, ricorda ancora il Fatto
Andando a ritroso, sono innumerevoli i leghisti coinvolti nei processi sulle “spese pazze” dei consigli regionali (due esempi: il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo condannato a un anno e 8 mesi, l’ex viceministro Edoardo Rixi a 3 anni e 5 mesi, entrambi per peculato).
Numerose pure le indagini su Salvini per la gestione delle navi dei migranti da ministro dell’Interno (andrà a processo per il caso Gregoretti con l’accusa di sequestro di persona).
Molto pesante l’ipotesi per l’ex sottosegretario Armando Siri: è accusato di corruzione per una presunta mazzetta da 30 mila euro da Paolo Arata, imprenditore vicino al “re dell’eolico” Vito Nicastri, a sua volta legato al superboss mafioso Matteo Messina Denaro.Concludiamo l’agile rassegna sui dirigenti leghisti con il tesoriere Giulio Centemero, indagato per finanziamento illecito a Roma e Milano. Pesano i 250 mila euro versati da Luca Parnasi all’associazione leghista “Più Voci”.
E mentre è curioso che un leader che ha costruito la sua leadership allontanando la Lega dall’abbraccio con Berlusconi abbia reazioni spiccatamente berlusconiane alle notizie sulle inchieste che riguardano il Carroccio, il Capitano ieri ha parlato di «indagini che sanno di vecchio».
Non ricorda, segnala Repubblica, che l’attuale procuratore Francesco Greco era nel pool che raccolse le confessioni di Alessandro Patelli, il primo tesoriere della Lega poi condannato con Bossi: era l’8 dicembre 1993, il giorno in cui si è dissolta l’immacolata concezione della Lega “dura e pura”.
Ancora non si è capito perchè il suo predecessore Roberto Maroni decise di lasciare il Pirellone, ora però le istruttorie coinvolgono anche la sua gestione della Regione e del partito.
La storia del milione elargito dalla Lombardia Film Commission per acquistare un inutile immobile — alimentando i conti del trio di commercialisti salviniani Di Rubba, Scilleri e Manzoni — è una “brutta roba”. In procura ieri l’ex assessore Cristina Cappellini, leghista della prim’ora, ha smentito Maroni, sostenendo di non avere mai saputo che il finanziamento sarebbe servito per comprare il capannone dal prezzo gonfiato. E ha anche ricostruito le dinamiche interne al partito che portarono alla nomina di Di Rubba al vertice della Film Commission.
Un nome che si intreccia con la scomparsa dei 49 milioni, il grande mistero che attraversa la leadership leghista da Bossi a Salvini passando proprio per Maroni. Non solo. Il trio dei commercialisti compare pure nell’architettura delle fondazioni che incamerano denaro da Esselunga e dal costruttore romano Luca Parnasi. Su questo fronte le rogatorie stanno lentamente ricomponendo il mosaico di entrate e uscite che rimbalzano per l’Europa e si concentrano su figure paradossali, come l’elettricista che riceve milioni e in piccola parte li trasferisce in Russia. Già , la Russia: il capitolo più scabroso, con l’ipotesi di corruzione internazionale per il patto sancito ai tavoli del Metropol da Gianluca Savoini
Una cosa è certa: il suo nervosismo è più che comprensibile.
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
HA FINITO PER SMENTIRE SE STESSO E IL TAPULLO E’ STATO PEGGIORE DEL BUCO
Ma che ha fatto di male, povero Fontana? Si può indagare un uomo perchè ha favorito una opera di “beneficienza”? È davvero straordinario il tentativo di Matteo Salvini di costruire una contro-narrazione così buonista e fantastica sul caso di Attilio Fontana.
Bisogna subito dire che, malgrado questi sforzi generosi, quella dei Camici Lombardi, comunque la rigiri, è una storia che fa acqua da tutte le parti.
Il cognato del presidente si iscrive al registro dei fornitori della Regione, in piena emergenza Covid accoglie un ordine per gli ormai famosi 75mila camici, la società emette regolare fattura.
Non c’è gara, proprio perchè la procedura è accelerata per via dell’emergenza, il conflitto di interessi tra il presidente e la società fornitrice posseduta da un parente diretto e (al 10%) dalla stessa moglie di Fontana è clamoroso.
La voce corre lungo i corridoi, Report si mette ad indagare sulla commessa. Fontana, con un intervento pubblico, dichiara di non saperne nulla. Più tardi si scoprirà — invece — che nelle stesse ore (contraddicendo questa professione di inconsapevolezza) ha provato a correre ai ripari.
Prima mossa: la società racconta una nuova versione dei fatti, buona per i bambini delle elementari. I titolari erano in vacanza e una segretaria sbadata — sempre le segretarie! — ha emesso fattura alla Regione senza sapere che si trattava di un’opera di beneficienza.
Così la fattura viene stornata, prima dei 60 canonici giorni in cui sarebbe dovuta essere pagata.
Peccato che, mentre si dichiarava inconsapevole di questo “equivoco”, Fontana stava già correndo ai ripari, sia pure in modo assai maldestro, provando a compensare il danni economici subito dal cognato, per via della mancata fornitura, con un bonifico fuorilegge da 250mila euro.
Fuorilegge perchè privo di una causale che ovviamente quel bonifico non poteva avere: a quale titolo un soggetto privato può erogare dei soldi a copertura di una mancata commessa istituzionale?
Ed infatti il versamento viene bloccato in nome delle norme antiriciclaggio dallo stesso istituto di credito elvetico dove è basato il conto del governatore.
Dopo questa segnalazione, i magistrati scopriranno che in quel conto — di cui Fontana è amministratore riposano i capitali (oltre 4 milioni) provenienti da un altro conto da cui la madre ha “scudato” 5 milioni di euro, fatti transitare dalle Bahamas alla Svizzera con una voluntary disclosure.
È evidente che non c’è bisogno di un reato o di una inchiesta per capire che questo movimento bancario diventa la punta di un iceberg enorme: un rappresentante delle istituzioni che per statuto è anche esattore di imposte, amministra di un gruzzolo milionario che è tornato in Italia dopo essere stato illecitamente (negli anni belli delle Bahamas) portato fuori dal paese.
Non c’è bisogno di un reato per capire che siamo entrati nel campo minato della Questione morale.
Senza contare che questi 5 milioni erano allocati in due società basate in un paradiso fiscale, e intestati ad una signora — la mamma di Fontana — che, prima di morire e trasmettere i suoi averi al figlio, nella vita faceva la dentista.
Tuttavia il punto è un altro: nella sua sgangherata serie di dichiarazioni Fontana sembra non rendersi conto che questa linea di difesa, oltre che essere sostenuta da un versamento illecito (e a rivelare un precedente illecito) è — di fatto — un boomerang, ovvero un controsenso logico.
A che cosa sarebbe servita infatti, la “compensazione” del bonifico alla società appaltatrice se quella fornitura era — come sostengono il governatore e la società — una erogazione benefica?
Di cosa doveva essere “compensata” una società che aveva — stando a quello che hanno dichiarato Fontana e suo cognato — fare un regalo solidale alla regione?
Quel bonifico, a rigor di logica, si giustificherebbe solo nel caso in cui l’ipotesi dei magistrati fosse vera: e cioè che la fattura per la fornitura dei camici fosse a tutti gli effetti vera, e che sia stata stornata solo dopo la notizia dell’inchiesta di Report.
Altrimenti, a fronte di una fornitura che nelle dichiarazioni retroattive dei protagonisti doveva essere in partenza benefica, perchè Fontana avrebbe dovuto “compensare” la società di famiglia?
L’ombra di una gestione spensierata della cosa pubblica, i tentativi maldestri di smontare l’accusa non sono un incidente. Sono figli della stessa superficialità che è stato lo stile della Regione nei giorni del Covid: non sono un incidente ma sono una conseguenza. Poveri lombardi. E poveri noi.
(da TPI)
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