Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
GLI ARRESTATI DAVANTI GIP, GLI SPECIALISTI DEL RIS IN CASERMA
Nel giorno degli interrogatori dei carabinieri arrestati a Piacenza, il comando generale dei carabinieri ha disposto il trasferimento dei vertici locali dell’Arma: a partire da oggi hanno lasciato l’incarico il comandante provinciale Stefano Savo, il comandante del reparto operativo Marco Iannucci e il comandante del nucleo investigativo Giuseppe Pischedda
.I tre non sono coinvolti al momento nell’inchiesta ma la decisione è stata presa, sottolineano fonti dell’Arma, “da un lato per il sereno e regolare svolgimento delle attività di servizio, dall’altro per recuperare rapporto di fiducia tra la cittadinanza e l’Arma”.
Ieri in città era arrivato il nuovo comandante della compagnia di Piacenza, il capitano Giancarmine Carusone, in sostituzione del maggiore Stefano Bezzeccheri, sospeso da mercoledì insieme agli altri nove militari indagati.
Non solo. E’ previsto per la prossima settimana un sopralluogo dei carabinieri del Ris di Parma all’interno della caserma Levante, finita sotto sequestro. Gli specialisti hanno ricevuto l’incarico per una perizia tecnica, dovranno cercare tracce biologiche ed ematiche che potrebbero essere connesse con i pestaggi, e non solo, avvenuti nei locali.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
LE RIVELAZIONI DI UN PUSHER SVELANO NUOVI DETTAGLI SUL MODUS OPERANDI DEI CARABINIERI DELLA LEVANTE: AGLI INFORMATORI IL 10% DEI SOLDI E DELLA DROGA SEQUESTRATA
Prostitute pagate con la droga, informatori che ricevevano il 10% dello stupefacente e dei soldi
sequestrati in cambio delle soffiate e incontri nell’appartamento di “Nikita”, trans di origini brasiliane, che gestiva una casa d’appuntamenti nel piacentino.
Sono rivelazioni scioccanti quelle fatte da un giovane magrebino ai pm Matteo Centini e Antonio Colonna che indagano sul gruppo di carabinieri infedeli di Piacenza.
Hamza Lyamani è il grande accusatore di Giuseppe Montella e degli altri militari della caserma Levante. E’ lui ad aver raccontato tutto al maggiore Rocco Papaleo (comandate della compagnia di Cremona) ed è sempre lui che, subito dopo, ha fornito i dettagli ai magistrati. Storie che Lyamani cone bene, perchè anche lui era un “collaboratore” dell’appuntato considerato il capo delle divise sporche.
Il giovane marocchino spiega tutto fin dall’inizio: “Montella in modo molto esplicito mi ha detto che se avessi avuto qualche operazione cotto e mangiato, ossia senza svolgere indagini lunghe, una parte del denaro e dello stupefacente poteva essermi data quale compenso”.
In particolare “mi diceva che la mia parte, nel caso di informazione positiva, sarebbe stata pari al 10%”. Un accordo iniziato alla fine del 2016-inizio 2017 e durato 3 anni. Da quel momento Lyamani, per dirla con le parole dell’appuntato, è “sotto la sua cappella” (diventa un suo protetto).
Ogni volta che lo spacciatore segnalava un altro pusher arrivava il 10% dei soldi e della droga sequestrata: “Posso dire che la droga viene conservata all’interno di un barattolo in caserma”. Montella al momento di consegnare quanto spettava allo spione “lo agitava per far capire che era quasi vuoto e che c’era bisogno di altre informazioni per poterlo riempire…”.
In caserma quel barattolo lo chiamavano “la terapia”. Per avere altre soffiate da girare ai carabinieri il magrebino si rivolge “al transessuale Nikita”. La notizia viene girata a Montella e un altro spacciatore finisce nella rete degli aguzzini in divisa: “Al momento dell’arresto lo hanno picchiato forte ed è stato 3 giorni in ospedale con la vigilanza dei Carabinieri”.
Lyamani racconta anche gli aspetti più squallidi del gruppo di carabinieri: alcuni militari della Levante “conoscevano e frequentavano prostitute della città , tra le quali i transessuali che esercitavano in un appartamento gestito da uno di loro. Il nome di “Nikita” è ben noto nell’ambiente.
Scrive il Gip, Luca Milani: “Era stato quest’ultimo, una volta, a rivelare a Lyamani che essi avevano molti amici in comune, tra cui il maresciallo Marco Orlando (comandate della stazione, ndr), dicendogli che anch’essa si recava alla caserma di via Caccialupo per ritirare la “terapia””.
Aggiunge il giudice: “Il marocchino sapeva che anche tale “Valeria”, una ragazza russa o ucraina, era solita ricevere da Montella della droga presso la stazione carabinieri, ricompensandolo con prestazioni sessuali”. Lo stesso Montella, infine, “aveva confessato a Lyamani che a volte si serviva della cocaina sequestrata durante le operazioni di polizia per organizzare dei festini a casa sua”.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
TUTTI A GIUDIZIO DOPO ANNI DI DEPISTAGGI, IL PADRE DI SERENA NON C’E’ PIU’ MA FORSE AVRA’ GIUSTIZIA
Tutti a giudizio. Dopo un’infinità di depistaggi e misteri, un processo a tre carabinieri, al figlio e alla moglie di uno dei militari, disposto dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Cassino, Domenico Di Croce, dovrebbe finalmente chiarire cosa è accaduto a Serena Mollicone, sparita diciannove anni fa da Arce, in provincia di Frosinone, e trovata soffocata in un boschetto.
Un cold case su cui da tempo è calata un’ombra pesantissima, quella che la diciottenne possa essere stata uccisa in quello che doveva essere il luogo più sicuro del suo paese: la caserma dell’Arma. La prima udienza è fissata per il prossimo 11 gennaio.
Il gup di Cassino, Domenico Di Croce, ha infatti disposto il rinvio a giudizio del maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, della moglie Anna Maria, del figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quatrale e dell’appuntato Francesco Suprano. La famiglia Mottola e Quatrale sono accusati di concorso nell’omicidio.
Quatrale, inoltre, è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Infine Francesco Suprano è accusato di favoreggiamento.
Il rinvio a giudizio per i cinque indagati era stato chiesto il 30 luglio 2019 dalla procura di Cassino. In aula erano presenti Mottola, Quatrale e Suprano. Assenti il figlio del maresciallo Mottola, Marco, e la moglie.
Serena Mollicone sparì da Arce il 1 giugno 2001 e venne trovata dopo due giorni in un boschetto ad Anitrella, una frazione del vicino Monte San Giovanni Campano, senza vita, con le mani e i piedi legati e la testa stretta in un sacchetto di plastica.
Due anni dopo, accusato di omicidio e occultamento di cadavere, venne arrestato Carmine Belli, un carrozziere di Rocca d’Arce, poi assolto dopo aver trascorso da innocente quasi un anno e mezzo in carcere.
Le indagini hanno quindi ripreso vigore nel 2008 quando, prima di essere interrogato di nuovo dai magistrati, il brigadiere Santino Tuzi si tolse la vita, secondo gli inquirenti perchè terrorizzato dal dover parlare e confermare quanto aveva riferito su quel che era realmente accaduto nella stazione dell’Arma di Arce sette anni prima, ovvero di aver visto entrare appunto nella caserma Serena il giorno dell’omicidio e di non averla mai vista uscire.
Alla luce dei nuovi accertamenti compiuti dai carabinieri di Frosinone, dai loro colleghi del Ris e dai consulenti medico-legali, il pm Maria Beatrice Siravo, facendosi largo in una selva di depistaggi andati avanti per diciannove lunghi anni, si è così convinta che la diciottenne il giorno della sua scomparsa si fosse recata presso la caserma dei carabinieri, che avesse avuto una discussione con Marco Mottola, il figlio dell’allora comandante della locale stazione dell’Arma, e che lì, in un alloggio in disuso di cui avevano disponibilità i Mottola, la giovane fosse stata aggredita.
La studentessa avrebbe battuto con violenza la testa contro una porta e, credendola morta, i Mottola l’avrebbero portata nel boschetto. Vedendo in quel momento che respirava ancora, l’avrebbero soffocata e sarebbero iniziati i depistaggi.
Una ricostruzione dei fatti che ha portato il magistrato a chiedere il rinvio a giudizio dell’ex comandante Franco Mottola, del figlio Marco e della moglie Anna Maria, con le accuse di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, dell’appuntato scelto Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento personale in omicidio volontario, e del luogotenente Vincenzo Quatrale, accusato di concorso in omicidio volontario e istigazione al suicidio del collega brigadiere Tuzi.
Non c’è più papà Guglielmo a combattere per cercare di ottenere la verità su quanto accaduto alla giovane studentessa. Consumato dalla tragedia e da lungo tempo trascorso a cercare di non far finire definitivamente le indagini in archivio, l’anziano genitore è morto il 31 maggio scorso, dopo essere stato colto da infarto nel novembre precedente mentre era nella sua abitazione ed essere entrato in coma senza mai risvegliarsi.
La verità questa volta potrebbe però essere davvero vicina e in tanti continuano a lottare affinchè venga stabilita una volta per tutte onorando così anche la memoria di Guglielmo Mollicone, un papà coraggio.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO AVER DETTO PER MESI CHE LE PRIORITA’ SONO LA SCUOLA, LA CASSA INTEGRAZIONE E L’OCCUPAZIONE ORA GETTANO LA MASCHERA: “PRIMA I BENESTANTI”
Il governo ha intenzione di portare la prossima settimana in Aula il voto sullo scostamento di bilancio
per un ammontare totale di 25 miliardi che servirà , nelle intenzioni dell’esecutivo, a portare incentivi sotto forma di taglio dei contributi per chi riporterà i dipendenti al lavoro dalla Cig o per chi farà nuove assunzioni, per la ripartenza in sicurezza della scuola, per dare ossigeno a Comuni e Regioni con le casse vuote per l’emergenza, e per ridurre il peso delle tasse di marzo, aprile e maggio rinviate al momento a settembre.
Ci sarà poi un prolungamento della cassa integrazione con causale Covid, tutta a carico dello Stato, per altre 18 settimane (da utilizzare con il sistema attuale 9+9) che andrà quindi di pari passo con il blocco dei licenziamenti — che altrimenti scadrebbe il 17 agosto. La maggioranza ha chiesto all’opposizione di votare lo scostamento il 29 luglio, quando approderà in Aula.
E poco fa la Lega ha girato alle agenzie di stampa una nota in cui chiede qualcosina in cambio del voto. Sentiteli:
“8 miliardi di sforbiciata dell’Imu sulle seconde case, per sostenere le località turistiche e tutelare il valore del patrimonio immobiliare italiano. Il provvedimento potrebbe riguardare 5,5 milioni di proprietari di seconde case. La riduzione dell’Imu va compensata da trasferimenti ai Comuni: non i 3 miliardi ipotizzati, ma almeno 11. Se il governo non accetterà questa proposta, non potrà contare sul voto della Lega”.
Ora, facciamo un po’ di conti.
La prima categoria che la Lega intende proteggere sono i poveri proprietari di seconde case, e il bello è che lo fa dopo che per mesi Salvini ha intimato al governo Conte di pagare prima di tutto la Cassa integrazione ai lavoratori.
Poi chiede di tagliare le tasse alle partite IVA e infine chiede otto miliardi di nuovi trasferimenti ai comuni. Il totale, secondo i loro stessi conti, fa 24 miliardi su 25 totali di scostamento.
Praticamente chiede di impegnare l’intero ammontare dello scostamento di bilancio sulle sue proposte altrimenti, minaccia, non lo voterà .
I poveracci possono aspettare: prima i benestanti.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
I GUAI DI UN LEGHISTA CHE VOLEVA UTILIZZARE I TEST SERIOLOGICI SUL MERCATO SENZA ATTENDERE QUELLI DELLA DIASORIN SPONSORIZZATI DALLA REGIONE LOMBARDIA
Il nome del deputato leghista Paolo Grimoldi, già commissario regionale del partito in Lombardia, non è neanche sfiorato dall ‘inchiesta della Procura di Pavia sui test sierologici della Diasorin e l’accordo con il San Matteo di Pavia.
Ma, scrive oggi il Fatto Quotidiano, è chiaro, leggendo gli atti dell’inchiesta su Diasorin e il San Matteo di Pavia, che “diversi amministratori locali”e in particolare i “sindaci di Robbio e Cisliano ” hanno “riferito di atteggiamenti ostruzionistici nei loro confronti da parte di esponenti politici regionali della Lega Nord” per la decisione di procedere autonomamente sui test sierologici.
Per questo oggi un articolo a firma di Vincenzo Iurillo e Antonio Massari chiede conto al deputato di presunti sms sui sindaci e i test sierologici. Ma lui smentisce:
L’intimazione riguarda un esponente di lunga data come Lorenzo Demartini, ex consigliere regionale che, nella scorsa primavera, si era schierato per l’utilizzo dei test disponibili, senza attendere quelli Diasorin, per i quali era partita la convenzione con la Regione.
A intimargli di non assecondare le iniziative di Francese è il deputato leghista Paolo Grimoldi, già commissario regionale del partito in Lombardia.
Abbiamo chiesto all’ufficio stampa di Salvini di confermare o smentire ma mentre scriviamo non abbiamo ricevuto risposte.
Siamo in aprile e Francese trasforma Robbio nel paese della “disobbedienza civile”. Deciderà di procedere con i test sierologici e dai 16 casi ufficiali, quando avvia lo screening, a Robbio si passa a 140 persone che hanno sviluppato gli anticorpi al Covid. Tutto a spese del Comune e con l’aiuto di privati cittadini.
Dovrebbe essere considerato un sindaco esemplare.
Grimoldi — per quanto risulta al Fatto Quotidiano— lo giudica, in un messaggio inviato a Demartini, un “miserabile ”. E gli intima di non assecondarlo. Pena l’espulsione dal partito. Spiega che è Salvini in persona ad averlo deciso.
“Non ricordo neanche chi sia il sindaco di Robbio. E’ della Lega?” chiede Grimoldi al Fatto .“A Lorenzo Demartini”, aggiunge, “può essere che abbia detto di non rilasciare dichiarazioni sui giornali…”.
Sul sindaco di Robbio — chiediamo — e sui test sierologici?. “Non so neanche dove sia Robbio”, è la risposta. “A Demartini è molto probabile che, se ho detto qualcosa su qualche tematica di sorta, gli avrò detto ‘cuciti la bocca’ ”.
Ma — insistiamo — sulle vicende legate al sindaco di Robbio? “Non ricordo, avrò detto a Demartini: ‘quello è un cretino lascialo perdere’…”.
Il punto, obiettiamo, non è il suo giudizio sul quoziente intellettivo di Francese, ma il riferimento ai test sierologici: “Ma che ne so io dei test! Non so neanche dov’è Robbio! Al 90 per cento sarà uno di quelli che negli ultimi anni è venuto a chiedere di candidarsi in Lega. Avrò detto a Demartini che è un cretino, l’avrò anche scritto, ma io dei test… non sono medico, non sono eletto in Regione. Cerco di tenere la barra dritta del mio movimento politico sulla Lombardia. E se uno dice una cosa fuori dal coro cerco di intervenire”.
Gli chiediamo se abbia fatto riferimenti a Salvini e al sindaco di Robbio: “Verificato ”, ci risponde, “assolutamente falso: ho tutti i messaggi! Non so cio, chi sia il sindaco di Robbio, si figuri Salvini”
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
IL PATETICO CARTELLO DI PROTESTA DI ELISABETTA GARDINI (FDI): “NO COVID DA ALTRI PAESI”…SONO BEN ACCETTI SOLO QUELLI CHE PORTANO IL CONTAGIO DALLA LOMBARDIA E DALL’EMILIA-ROMAGNA?… LA SMENTITA DEL PREFETTO: “NESSUN PERICOLO”
“No Covid da altri Paesi”: è questo il bizzarro slogan utilizzato da Elisabetta Gardini, ex
europarlamentare ed esponente di Fratelli d’Italia, e da alcuni sindaci della zona di Cona (nel veneziano) per chiedere che non venga riaperto un centro di accoglienza per i migranti. Inevitabile l’ironia di chi si chiede se, invece, vada bene il Covid italiano.
Uno slogan che lascia qualche dubbio e che fa sorridere.
E che scatena l’ironia sui social nei confronti di Elisabetta Gardini, ex parlamentare europea e ri-candidata — senza essere eletta — alle ultime elezioni in Ue con Fratelli d’Italia.
In un video che circola su YouTube si vede l’ex eurodeputata che porta avanti una protesta, insieme ad alcuni sindaci e cittadini della zona, a Cona, una cittadina in provincia di Venezia.
Ma lo slogan che guida la protesta — scritto anche sui cartelli — è “No Covid da altri Paesi”. La protesta di Gardini è diretta verso i migranti che arrivano in Italia e risultano essere positivi al Coronavirus: “Basta business dell’immigrazione”, afferma durante la protesta Gardini.
La protesta nasce da alcune dichiarazioni della prefettura di Venezia secondo cui è in corso una ricognizione delle ex caserme e delle strutture da utilizzare per ospitare i migranti della Croce Rossa di Jesolo in quarantena, tra cui alcuni positivi al Covid e trasferiti a Cavarzere.
“Se il governo riapre Cona siamo pronti alla battaglia politica, sia sui territori sia a Roma”, affermano i sindaci e gli altri esponenti che protestano davanti all’ex centro di accoglienza di Conetta (frazione di Cona). Tra i manifestanti ci sono anche Raffaele Speranzon, presidente Ater Venezia, e il sindaco di Cona Alessandro Aggio.
A rassicurare i cittadini dopo la protesta interviene il prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto: “Nessuno dei positivi al Covid è fuggito dalle strutture, nè a Jesolo nè a Cavarzere. Ho parlato di Cona, non ho mai detto riapro l’ex centro di accoglienza di Conetta domattina. Sto compiendo una ricognizione degli stabili del demanio presenti nel veneziano, a Cona come a Mira, Ceggia, Portogruaro e altri comuni, dotati di infrastrutture idonee e logisticamente poste vicine a strutture ospedaliere. Ho il dovere di garantire la salute pubblica. Devo accertarmi che queste persone — attualmente una quarantina a Cavarzere, mentre altri 40 migranti si trovano in quarantena a Jesolo ma non sono positivi al Coronavirus — non entrino in contatto con altre”.
(da Fanpage)
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Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
PURE LA FOTO SENZA DISTANZIAMENTO CON UN SOGGETTO A RISCHIO IN UN LUOGO CHIUSO PUR DI RACCONTARE BALLE AGLI ITALIANI
Con una sensibilità che appartiene soltanto a lui, ieri Matteo Salvini è riuscito a utilizzare un’anziana di Lampedusa per fare propaganda contro il governo inventando una “criminale politica dei porti aperti” quando abbiamo spiegato che gli sbarchi con i barchini (o sbarchi fantasma) avvenivano anche quando c’era lui al ministero dell’Interno.
C’è da segnalare che pur di fare propaganda il Capitano non bada alle norme per mettere al sicuro un soggetto a rischio come un’anziana di 90 anni standole vicinissimo in un luogo chiuso senza mascherina.
A parte questo, vale la pena di ricordare che dal 1 gennaio al 1 settembre 2019 (un periodo nel quale il ministro dell’Interno era un certo Matteo Salvini) in Italia sono sbarcati 5.025 migranti (tutti mentre Salvini era al governo).
Di questi però solo 472 sono arrivati a bordo delle imbarcazioni delle ONG. Gli altri 4.553 sono arrivati in un altro modo.
All’epoca, mentre Salvini ingaggiava furiose battaglie di chiacchiere con le ONG, si arrivava con i barchini che hanno una curiosa caratteristica: non possono essere respinti perchè quando vengono avvistati si trovano già nelle acque italiane e non è possibile ingaggiare una tarantella con Malta tirando fuori il centimetro per misurare la distanza dal “porto sicuro” più vicino. Per questo Salvini non ne parlava.
E quelli di oggi? Anche gli ultimi di cui Salvini si è lamentato non sono sbarchi che arrivano dalle navi delle ONG: quelli di Roccella Jonica sono arrivati con un barchino.
Se non fossero stati visti sarebbero sbarcati tranquillamente (come succede da sempre in Italia a prescindere da chi sia il ministro dell’Interno) e anche i 28 attualmente positivi al Coronavirus sarebbero stati liberi di girare per il paese (esattamente come l’imprenditore vicentino che ha rifiutato il ricovero dopo il test del tampone che ne accertava la positività ) invece che in quarantena.
Tutto questo però Salvini non ve lo dice. Chissà perchè, eh?
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
GRAZIA PRADELLA: “PROVO AMAREZZA PERCHE’ NON AVREI MAI VOLUTO CREDERE A UN ATTEGGIAMENTO CRIMINALE DA PARTE DI UOMINI DELLO STATO, HO PREAVVISATO IL COMANDANTE GENERALE NISTRI DEGLI ARRESTI”
Fare pulizia sul serio. Perchè ci sono tanti, troppi segnale dai quali emerge che tra le forze di polizia ci
siano aree inquinate da uomini che approfittano della divisa per delinquere, fare gli sceriffi, dare sfogo ai bassi istinti razzisti e sentirsi più appartenenti a una milizia che allo stato.
Minoranze, certo. Infime minoranze. Ma se si mettono in fila gli episodi e le inchieste degli ultimi anni (immaginando ragionevolmente che ci siano aree grigie mai emerse).
”L’indagine mi era stata preannunciata quando il Csm mi ha designato. Ho subito letto la richiesta di custodia cautelare già trasmessa al gip dai colleghi Matteo Centini e Antonio Colonna. Ne abbiamo parlato e l’ho condivisa”.
Grazia Pradella, capo della Procura di Piacenza, racconta, in un’intervista al Corriere della Sera, la propria esperienza dell’indagine sui militari della caserma di Piacenza, sottolineando di ”credere nell’Arma, ma se la fiducia dello Stato viene tradita, è necessario che lo Stato sia inflessibile nell’accertamento della verità ”.
Dice anche di avere ”Ad un magistrato di esperienza fa molto piacere, specialmente in questo periodo di discussione interna alla magistratura, constatare che ci sono giovani giudici che affrontano un impegno così gravoso in poco più di un mese riuscendo a dare una valutazione degli elementi probatori seria ed approfondita”.
“Provo amarezza – ammette Pradella – perchè era difficile credere ad un atteggiamento criminale di questo tipo da parte di uomini che hanno sempre lavorato al fianco dei magistrati. Il momento più difficile è stato quando mi sono resa conto dell’enormità della situazione. Che ci fosse un’accettazione di sistemi di illegalità così diffusa da parte di tutti mi ha francamente stupito, come arresti basati su atti falsi per procurarsi stupefacenti e, nel contempo, dimostrare ai vertici di essere i più bravi. C’è un continuo auto-esaltarsi degli indagati che si misurano con colleghi di altre caserme i quali, però, sono persone perbene che fanno il loro dovere senza sbavature”.
‘Ho ritenuto doveroso preannunciare al Comandante generale Nistri che sarebbero stati arrestati uomini dell’Arma – continua il procuratore -. È stata dura perchè mi rendevo conto di dover rappresentare in poche parole una situazione gravissima che in quel momento non potevo dettagliare per esigenze investigative, ma con l’Arma ho un legame profondo, credo moltissimo nella lealtà degli operanti, ma se la fiducia dello Stato viene tradita, è necessario che lo Stato sia inflessibile nell’accertamento della verità ”.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
I REATI CONTESTATI: 30.000 EURO PER SOGGIORNI IN ALBERGO CON I FAMILIARI, 30.000 EURO GIRATI SUL SUO CONTO CORRENTE, CENE, CARBURANTE, PERSINO 1.200 EURO DI SERRATURE E MANIGLIE
“Non posso nascondere enorme amarezza e grande delusione per una sentenza che trovo assolutamente ingiusta”: così ha risposto il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, dopo la condanna in primo grado a 4 anni e 3 mesi sulle cosiddette spese pazze all’Assemblea regionale siciliana dove è stato in passato capogruppo del Pdl.
Pogliese — ex europarlamentare vicinissimo a Giorgia Meloni, che lo ha voluto come coordinatore di Fratelli d’Italia in Sicilia — si sarebbe appropriato indebitamente di soldi pubblici negli anni in cui è stato deputato all’Assemblea regionale siciliana.
Il nome di Pogliese è uno dei tanti finiti dentro alla maxi-inchiesta sulle spese pazze. Nel mirino i fondi destinati ai gruppi parlamentari che, secondo i magistrati, sarebbero stati utilizzati per finalità private. All’epoca dei fatti il primo cittadino, in quota Alleanza Nazionale, occupava lo scranno di capogruppo del Popolo delle libertà .
Il Fatto Quotidiano spiega le accuse:
Tra le spese contestate dall’accusa c’erano 1.200 euro per la “sostituzione di varie serrature e varie maniglie per porte” in uno studio professionale di famiglia, 30 mila euro per soggiorni in albergo a Palermo, anche assieme ai familiari, cene e spese di carburante, 280 euro per la retta scolastica del figlio e 30 mila euro in assegni girati sul conto personale.
Ora il giudizio di primo grado farà scattare per Pogliese la sospensione dalla carica, per almeno 18 mesi, così come previsto dalla legge Severino. Al suo posto dovrebbe subentrare l’attuale vicesindaco Roberto Bonaccorsi, già sindaco del Comune di Giarre ed ex vicesindaco a Catania durante il mandato di Raffaele Stancanelli.
Invitato da Pd e M5S a dimettersi, senza attendere la sospensione per via della Severino, il sindaco parla di “condanna ingiusta” e spera nella celerità del processo d’appello per ribaltare l’esito del primo grado, mentre la Lega lo difende
Oltre a Pogliese (ex FI e ora coordinatore per la Sicilia orientale di FdI), sono stati condannati Giulia Adamo (3 anni e sei mesi, che ha fatto parte di più gruppi parlamentari del centrodestra), Cataldo Fiorenza (3 anni e 8 mesi, al tempo capogruppo del Mpa), Rudy Maira (4 anni e 6 mesi, Udc e poi Pid), Livio Marrocco (3 anni, di Fli).
La somma contestata a Maira (l’unico al quale non sono state concesse le attenuanti generiche) è la più alta, 82.023 euro; seguono Pogliese, 75.389 euro; Fiorenza, 16.220 euro; Adamo, 11.221; Marrocco, 3.961.
Il tribunale ha interdetto i primi due in perpetuo dai pubblici uffici (dichiarando per loro l’estinzione di rapporti di lavoro o di impiego con amministrazioni o enti pubblici) e Marrocco e Fiorenza per due anni e 6 mesi.
(da agenzie)
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