Ottobre 8th, 2020 Riccardo Fucile
HA 39 ANNI, SPOSATO CON UN FIGLIO, HA CONFESSATO… LA REGIONE SI E’ SVEGLIATA ORA
Ha un nome l’uomo che ha violentato una disabile all’interno dell’Oasi di Troina: è un
operatore socio sanitario della struttura, L.A., 39 anni, e lavora nel centro specializzato dal 2018.
Ieri, dopo un lungo interrogatorio alla squadra mobile di Enna, ha confessato. E nei suoi confronti è stato emesso un provvedimento di fermo, disposto dal procuratore Massimo Palmeri e dai sostituti Stefania Leonte e Orazio Longo. L’accusa è quella di violenza sessuale aggravata “dall’aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata”.
Le indagini, condotte dalla Mobile diretta dal vice questore Nino Ciavola, erano partite nei giorni scorsi, dopo la denuncia dei genitori della donna. Gli assistenti che si prendono cura della giovane si erano accorti che c’era qualcosa di diverso in quella ventiseienne con gravi problemi psichici che comunica solo con lo sguardo.
La donna è incinta, alla venticinquesima settimana di gestazione, dunque la violenza è avvenuta nei giorni drammatici del lockdown, quando l’Oasi era zona rossa per la presenza di 162 positivi fra pazienti e infermieri.
Anche la giovane era positiva. L’inchiesta è partita subito fra gli operatori dell’Oasi Maria Santissima di Troina, il centro specializzato dell’Ennese che dal 1953 si occupa di persone fragili.
Gli investigatori della polizia hanno ascoltato gli assistenti che si sono alternati nella struttura. Al lavoro sono stati anche gli esperti della Scientifica, che hanno fatto prelievi per l’esame del Dna. Ieri la svolta. Con l’audizione del 39enne: è sposato e padre di un figlio, non ha precedenti penali.
L’uomo è entrato subito in contraddizione. Poi è crollato, confessando. A fine marzo, era stato lui stesso a chiedere di poter accedere nella struttura per aiutare i colleghi in difficoltà nei giorni dell’emergenza.
Le indagini non sono concluse: “La procura della Repubblica di Enna – dice un comunicato della polizia – continuerà le attività per chiarire ogni ulteriore aspetto della vicenda e valutare eventuali responsabilità in ordine ai fatti accaduti”.
L’assessore regionale alla Sanità annuncia un’ispezione all’Oasi di Troina: “È un quadro inquietante quello che è emerso dal lavoro degli inquirenti – dice Ruggero Razza – sono necessari ulteriori approfondimenti. È chiaro che saremo intransigenti come non mai”. I vertici dell’Oasi dicono invece di volersi costituire parte civile contro il responsabile di quanto accaduto: “Anche noi – scrivono in una nota – siamo parte lesa in questa triste e dolorosa vicenda, che ha sorpreso e sconvolto la dirigenza e il personale tutto, che svolge con responsabilità il proprio lavoro”. È stato lo stesso istituto a segnalare il caso ai genitori: “In questi giorni abbiamo dato massima disponibilità alla magistratura fornendo tutte le informazioni utili all’indagine”.
Dall’istituto arriva anche un appello alle famiglie dei disabili: “Vogliamo rassicurare sull’operato della nostra struttura, che ha sempre custodito e salvaguardato i propri ospiti, come le stesse famiglie da sempre hanno testimoniato. L’Istituto provvederà a tutelare la propria immagine nelle sedi opportune”.
Troina è sotto choc. Il sindaco Fabio Venezia si dice indignato: “Fa molta rabbia pensare che mentre molti operatori sanitari e lavoratori dell’Oasi con grande spirito di abnegazione rischiavano la vita per assistere i disabili contagiati c’è stato chi ha compiuto un ignobile reato”.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2020 Riccardo Fucile
59% DEI CONSENSI CONTRO IL 38% DEL VICE DI TRUMP
La senatrice Kamala Harris batte con un ampio margine il vice presidente Mike Pence: almeno questo è il verdetto degli elettori, secondo un sondaggio della Cnn, sul duello tv tenuto ieri sera negli Usa tra i due aspiranti alla vice presidenza americana: circa sei elettori su 10 (il 59%) hanno detto che Harris ha avuto la meglio, contro il 38% secondo cui è stato Pence a prevalere.
Si tratta di un margine enorme (21 punti), previsto alla vigilia ma non in tali dimensioni, segno che oggi come oggi, la stella di Trump sta tramontando. E aver detto poche ore fa che “il Covid è una benedizione di Dio” di fronte a 210.000 vittime negli Stati Uniti è la frase di un folle
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2020 Riccardo Fucile
HARRIS RIBATTE TRE VOLTE A PENCE CHE LA INTERROMPE: “ORA STO PARLANDO IO”
A nessuno è saltata la mosca al naso ma poco c’è mancato. Nonostante i numerosi affondi e
i momenti di nervosismo – e, appunto, la presenza di un fastidioso insetto che si è posato più volte sulla capigliatura bianca del vicepresidente in carica – Mike Pence e Kamala Harris, hanno mantenuto una calma davvero serafica durante i 90 minuti del dibattito dei numeri due, l’unico di questa campagna dove a scontrarsi sono i running-mate dei candidati in gara.
Offrendo agli americani incollati al televisore uno spettacolo migliore di quello di una settimana fa, quando il confronto fra il presidente uscente Donald Trump e lo sfidante Joe Biden si era trasformato in un match condito di insulti.
A sfidarsi sul palco, divisi da quelle barriere di plexiglass sulle quali i team dei due candidati hanno litigato per 48 ore, sono state due visioni opposte dell’America. Ma per una sera, almeno, ci si è scontrati a colpi di argomenti politici: e non di offese personali. “La gestione della pandemia è il più grande fallimento di un’amministrazione nella storia d’America” ha subito affondato Harris, rispondendo alla prima domanda della moderatrice Susan Page, capo dell’ufficio di Washington del quotidiano Usa Today. “Fin dal primo giorno il presidente Trump ha messo la salute degli americani al primo posto” ha ribattuto il repubblicano, incassando il colpo, ben sapendo che col presidente positivo e isolato alla Casa Bianca, il virus è decisamente il tallone d’Achille di queste elezioni.
Ma quando Harris lo attacca rinfacciandogli “sapevate della pericolosità del virus e lo avete nascosto minimizzandone la gravità : lo ha detto il presidente a Bob Woodward, sostendo di non voler creare panico” Pence usa la tecnica di sempre: le parla sopra. Facendosi bacchettare dalla moderatrice: “Sia più rispettoso”.
Mentre Kamala incassa: per strategia più che timidezza, giacchè i consiglieri le hanno raccomandato di tenere a freno la lingua. E la sua grinta. Per non sembrare una “nasty black woman”, una “donna nera arrabbiata”, ed essere dunque percepita dal pubblico bianco come dominata da un senso di rivalsa.
Riesce però a farsi rispettare. Con ferma gentilezza si riprende la parola: “Adesso tocca a me”. Un siparietto che si ripete più volte nell’ora successiva, con lui a sforare le risposte o a parlarle sopra: e lei che ben tre volte gli ripete: “Sto parlando io…” facendo anche il gesto di stop con la mano. Riuscendo nell’intento di far sembrare il pur ragionevolmente pacato repubblicano, una sorta di sopraffattore.
Pence prova a smontare la sua credibilità , e in un paio di occasioni le si rivolge dicendo “senatrice lei può avere le sue opinioni, ma non può trasformare i fatti”. Poi l’accusa di voler “minare la fiducia nel futuro vaccino. Smettetela di fare politica sulla pelle della gente”. Una frase ben curiosa da dire in un paese che ha superato i 7,5 milioni di contagi e conta oltre 210mila morti. Lei si difende chiamando in causa il celebre virologo Anthony Fauci: “Se sarà lui a dire che funziona, gli crederò”.
Si discute di ambiente (“Hai firmato il Green New Deal, sei più a sinistra di Bernie Sanders” accusa lui) di economia (“Joe ha un piano per combattere la disoccupazione” dice la Harris soffiando lo slogan ed Elizabeth Warren). E di tasse: “Sarebbe bello sapere a chi Trump deve soldi” dice ancora la Harris riferendosi allo scoop del New York Times, secondo cui Trump non ha pagato le tasse per 10 anni su 15 e ha versato solo 750 dollari nei primi due anni alla Casa Bianca.
Ma è soprattuto quando si parla di Cina che sale la tensione: “Avete perso la guerra commerciale col dragone”, dice la dem snocciolando dati con la precisione della sua esperienza di procuratrice. “Biden non l’ha mai combattuta” risponde affilato Pence infilando una delle poche frasi offensive della serata: “Biden è la cheerleader della Cina”. Sì, insomma, una ragazza ponpon. “La vostra guerra commerciale è costata agli Usa 300mila posti di lavoro” lo gela Kamala.
Il momento più difficile per la dem arriva quando il vicepresidente ricorda che in sala ci sono i genitori di di Kayla Mueller, l’attivista cristiana che fu rapita dall’Isis e tenuta come schiava sessuale da Al Baghdadi, morta in un bombardamento. “Joe Biden e Barack Obama avevano la possibilità di salvarla. Ma hanno esitato troppo e quando si sono decisi l’avevano già spostata” ricorda Pence: “Se ci fosse stato Trump, che ha sconfitto l’Isis, Kayla sarebbe ancora viva”. Ma Kamala riesce a ribaltare anche questo. Ricordando le spiacevoli frasi del presidente sui militari caduti durante la prima guerra mondiale: “Perdenti”.
Su un tema delicato come l’aborto restano entrambe vaghi: “Mi batterò sempre per il diritto della donna di prendere decisioni sul proprio corpo”, dichiara però la dem, parlando della nomina della giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema: “Non potete ratificarla ora. Mancano 27 giorni alle elezioni e 4 milioni di persone hanno già votato”. Pence le assesta però una di quelle risposte che fanno subito il giro dei social: “Se lei sarà confermata e voi vincerete le elezioni aumenterete il numero dei giudici: Non potete vincere secondo le regole, le cambiate…”
Il dibattito sta per finire: Pence tenta l’attacco personale: “Hai perseguito i neri quando eri procuratrice, 19 volte più dei bianchi”. E lei piccata: “Non prendo lezioni su come si attua la legge…”
Da sempre considerato un confronto minore, incapace di spostar voti il dibattito dei numeri due questa volta ha assunto nuovo rilievo. Col leader dem vicino agli 80 anni e il presidente positivo, rientrato alla Casa Bianca ma non ancora fuori pericolo, a scontrarsi sono stati, infatti, due potenziali presidenti. Che per una sera hanno riportato l’America a parlare il linguaggio della politica.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2020 Riccardo Fucile
DON ROBERTO ERA IL PRETE DEGLI ULTIMI, NON DEGLI INFAMI
Il Presidente Mattarella ha conferito la medaglia d’oro al merito civile, alla memoria di don Roberto Malgesini il sacerdote che si occupava dei poveri e senza tetto ucciso a Como. Lo annuncia un comunicato del Quirinale. Medaglia al valore civile è invece stata riconosciuta a Willy Monteiro, lo studente di Colleferro (Roma) ammazzato di botte dopo essere intervenuto per difendere un amico coinvolto in una lite. Nel comunicato della presidenza della repubblica Willy viene definito «luminoso esempio di generosità e coraggio».
«Con eccezionale slancio altruistico e straordinaria determinazione, dando prova di spiccata sensibilità e di attenzione ai bisogni del prossimo, interveniva in difesa di un amico in difficoltà , cercando di favorire la soluzione pacifica di un’accesa discussione. Mentre si prodigava in questa sua meritoria azione di alto valore civico, veniva colpito da alcuni soggetti sopraggiunti che cominciavano ad infierire ripetutamente nei suoi confronti con inaudita violenza e continuavano a percuoterlo anche quando cadeva a terra privo di sensi, fino a fargli perdere tragicamente la vita
Per quanto riguarda don Roberto, Mattarella scrive di lui: «Con generosa e instancabile abnegazione si è sempre prodigato, quale autentico interprete dei valori di solidarietà umana, nella cura degli ultimi e delle loro fragilità , offrendo amorevole accoglienza e incessante sostegno». «Mentre era intento a portare gli aiuti quotidiani ai bisognosi – prosegue la motivazione -, veniva brutalmente e proditoriamente colpito con numerosi fendenti, fino a perdere tragicamente la vita, da un uomo al quale aveva sempre dato piena assistenza e pieno sostentamento. Luminoso esempio di uno straordinario messaggio di fratellanza e di un eccezionale impegno cristiano al servizio della Chiesa e della società civile, spinti fino all’estremo sacrificio».
Da notare che proprio ieri la città di Como ha invece negato la principale onorificenza cittadina – l’«Abbondino d’oro» – al sacerdote ucciso: la commissione chiamata a decidere ha compilato una «rosa» di candidati in cui compare “il prete degli ultimi”
(da agenzie)
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