Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile
MA LA REGIONE LEGHISTA NON PRENDE MISURE PIU’ RESTRITTIVE PER NON SCONTENTARE I POTERI FORTI… CHE VOLETE CHE SIA LA MORTE DEGLI ITALIANI DI FRONTE AL BUSINESS?
Il dato fa davvero preoccupare. Il coronavirus in Lombardia, oggi, fa registrare un’altra avanzata decisamente pericolosa, destinata a trainare il resto del bollettino epidemiologico nelle altre regioni italiane. Il 14 ottobre, i casi di coronavirus fatti registrare nel territorio che per primo ha sperimentato l’ondata di pandemia in Europa sono ben 1844
Non solo: nella giornata di oggi, si sono registrati anche 17 decessi, mentre il numero dei guariti è di circa mille unità inferiore rispetto ai nuovi casi di positività fatti registrare il 14 ottobre (864). Ci sono due nuovi ricoveri, inoltre, nelle terapie intensive che portano il totale dei pazienti in questi reparti a 63. Mentre, nel resto delle strutture ospedaliere, sempre nella Regione Lombardia si è registrato un incremento di quasi 100 ricoveri in sole 24 ore.
I tamponi effettuati in regione, sia quelli di controllo sia quelli relativi ai nuovi casi testati, sono stati circa 30mila nella giornata di oggi. Il problema che si pone, adesso, è se la Lombardia tornerà nuovamente — nonostante la prima ondata ormai alle spalle e nonostante un periodo in cui sembrava aver preso le contromisure al virus — a essere un territorio a rischio per quanto riguarda la diffusione del contagio. Indubbiamente, nell’ultima settimana la curva dei contagi in Lombardia risulta essere decisamente preoccupante.
L’incremento del 70% tra ieri e oggi è solo la punta di un iceberg: in questi giorni, le province maggiormente coinvolte sono state quelle di Milano e di Varese, ma — nonostante la brutalità di questi dati — la regione non è intenzionata a prendere dei provvedimenti più restrittivi rispetto a quelli che sono emersi dall’ultimo dpcm promulgato dal presidente del Consiglio.
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile
IN UN MOMENTO DELICATO COME QUESTO CHI MENTE SAPENDO DI MENTIRE UTILIZZANDO I MEDIA VA PERSEGUITO SECONDO LE NORME VIGENTI
“Fermati, Donato fermati! Non ti hanno detto niente non si possono fare le feste, non si
invita più nessuno non più di sei persone”: Mario Giordano a Fuori dal Coro ha intavolato uno show su una bufala ormai scaduta da un bel po’: quella dei controlli che la polizia effettuerebbe nelle case per evitare che a feste e cene ci siano più di sei invitati.
Ieri Salvini ci ha fatto la giornata anche quando ormai Conte l’aveva per l’ennesima volta smentita. Non ce ne era bisogno visto che nel DPCM c’è solo una raccomandazione a evitare di raggruppare troppe persone nelle case.
Ma Giordano fa finta di non saperlo: “Noi siamo per rispettare le regole sempre. Le regole si rispettano. Ma quando le regole ti dicono cosa devi fare tu a casa tua, quando addiritttura ti minacciano di mandarti la polizia a casa a controllare cosa fai…”. Giordano tira la torta in faccia “a quelli che parlano così”.
Le regole comunque dicevano cosa fare a casa propria già da prima dell’emergenza Coronavirus e del DPCM: non risulta che nelle case private sia in vigore un sistema di leggi alternativo per cui sia possibile commettere crimini.
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile
TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO IN DUE POST
Il DPCM Coronavirus varato ieri sera prevede una forte raccomandazione alle feste private. Si consiglia di non ospitare più di sei persone non conviventi, e già la parola consiglio indica che non c’è nessuna sanzione se non lo si segue.
Salvini, dopo che per tutto il giorno invece una frase del ministro Speranza a Che tempo che fa aveva fatto pensare invece a segnalazioni con conseguenti controlli delle forze dell’ordine, ha continuato a creare confusione quando ormai era chiaro che si trattava di qualche parola uscita male. In pratica il leader della Lega ha rilanciato con post e video la bufala della polizia che ti entra a casa se fai una festa.
Conte in diretta ha chiarito per l’ennesima volta come stanno le cose: “I locali chiuderanno alle 24: dalle 21 si potrà solo consumare ai tavoli e non si potrà più consumare fuori per evitare assembramenti. Discoteche e sale da ballo il governo non le ha mai aperte: resteranno chiuse. Nei locali pubblici non saranno più consentite feste a meno che non siano connesse a cerimonie come matrimoni o battesimi e anche in questi casi con il limite di trenta partecipanti”, ha spiegato aggiungendo in particolare sulle feste nelle case private: “Non manderemo le forze di polizia nelle abitazioni private, però dobbiamo assumere comportamenti prudenti per gestire la fase” e “Dobbiamo migliorare i comportamenti anche in abitazioni private, l’evoluzione della curva si è innalzata soprattutto per dinamiche in ambito famigliare e amicale. Dobbiamo indossare mascherine se ci si avvicina a persone fragili, se si ricevono ospiti e vi invitiamo a limitare il numero di ospiti non più di sei e di non svolgere feste e party in casa, sono situazioni di insidie pericolose”. E Salvini che fa? Invece di chiudere la questione si lamenta: “Caspita, che ventata di democrazia”
Ma come: sono ore che non fa altro che dire che è una cosa senza precedenti, anche se sapeva già che non era vero, e adesso fa polemica?
Proprio lui che andava a citofonare alla gente per chiedere se spacciava?
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile
IL MENTITORE SERIALE IERI L’AVEVA DEFINITA “UNA FESSERIA”
Matteo Salvini ieri a L’aria che tira aveva troncato bruscamente Myrta Merlino che parlava
di ritardi nell’approvigionamento di vaccini antinfluenzali in Lombardia con un “Ma non diciamo fesserie”. Oggi Roberto Carlo Rossi, Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, in un’intervista al Corriere della Sera conferma che il ritardo c’è:
Dottor Rossi, pare di capire che siano due le situazioni di disagio che i milanesi stanno affrontando in questi giorni: il primo è la (im)possibilità di vaccinarsi contro il virus dell’influenza. Il secondo riguarda l’accesso ai tamponi. Partiamo dal primo.
«Sui vaccini siamo in ritardo. Molto in ritardo. Di solito le campagne vaccinali anti-influenza cominciano a metà ottobre perchè i vaccini diventano protettivi dopo quindicitrenta giorni. Anche se il picco dell’infezione, di solito, si registra a fine gennaio-febbraio, il virus comincia a circolare prima, a seconda delle stagioni. Oggi proteggersi in anticipo significa eliminare condizioni di malattia che potrebbero interferire con la diagnosi di Covid. Non tutto però è influenza. Ci sono altri virus respiratori che, nella stagione autunno-inverno, possono provocare problemi respiratori (le cosiddette Ili, Influence Like Illness, dall’inglese, e sono accompagnate da tosse, mal di gola, febbre e spossatezza, ndr). Sono queste condizioni che potranno creare difficoltà nel distinguerle dal Covid».
Ma dove si possono trovare, al momento, i vaccini antiinfluenzali in Lombardia?
«A ora non sono disponibili nelle farmacie. Fra qualche giorno saranno distribuiti ai medici di medicina generale, ma in trenta dosi, una quantità ridicola, a fronte di oltre 300 persone “candidate” per età o patologie a riceverlo, almeno nel mio ambulatorio di medico di medicina generale (l’offerta dei privati è un’altra storia, ndr)».
Ieri Giorgio Monti, medico di base a Voghera (Pavia) e presidente provinciale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) commentava così la notizia che ogni medico di base avrà a disposizione solo 30 dosi di vaccino alla settimana; “Ho chiesto 350 dosi di vaccino e ho 250 pazienti fragili. Mi dica la Regione cosa posso raccontare a queste persone, a malati cronici che hanno anche quattro patologie da curare. Che facciamo, tiriamo a sorte per decidere chi vaccinare?”
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile
LE MISURE RESTRITTIVE CON LOCKDOWN PARZIALI PER ARGINARE L’EPIDEMIA
Ovunque in Europa i governi stanno mettendo in campo nuove misure e restrizioni mirate, per contenere la seconda ondata del Covid 19 che sta travolgendo tutto il continente.
Martedì l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha comunicato che la scorsa settimana in Europa sono stati registrati più di 700mila nuovi casi di coronavirus, un balzo in avanti del 34% rispetto alla settimana precedente. L’aumento settimanale più alto dall’inizio della pandemia.
Oltre la metà dei contagi è stata registrata in Regno Unito, Francia, Russia e Spagna. Intanto a livello europeo si spinge per un coordinamento sulle restrizioni dei viaggi. Il Consiglio Ue ha adottato una raccomandazione per “un approccio coordinato” alla limitazione della libertà di circolazione in risposta alla pandemia di Covid 19. Ecco le misure nei principali Paesi.
Paesi Bassi
Il governo ha bloccato la movida nel Paese annunciando misure drastiche. Chiusi bar e ristoranti da oggi per almeno quattro settimane per evitare un sovraffollamento degli ospedali. Rimangono invece aperte le scuole, con obbligo di mascherina: “L’istruzione è troppo importante”, ha affermato Mike Rutte.
I Paesi Bassi hanno registrato la cifra record di nuovi contagi in 24 ore: più di 7.400, con una progressione che va avanti da giorni. “Fa male ma è necessario, dobbiamo essere più severi”, ha detto il premier in tv annunciando un “lockdown parziale”. La vendita degli alcolici sarà vietata anche dopo le 20, per tentare di ridurre i contatti sociali. Le mascherine saranno obbligatorie al chiuso per tutti sopra i 13 anni.
Il Paese ha attualmente il terzo tasso più alto di infezioni per 100mila abitanti in Europa, dietro solo a Repubblica Ceca e Belgio. Il governo durante la prima ondata adottò una politica di restrizioni più rilassata rispetto ai partner europei.
Repubblica Ceca
È il Paese europeo più colpito. La Repubblica Ceca ieri ha annunciato la chiusura di ristoranti e bar e il divieto di alcol nei luoghi pubblici. Le misure saranno in vigore da oggi fino al 3 novembre, per 3 settimane. “Abbiamo solo una possibilità ora e ci dobbiamo riuscire”, ha detto ai giornalisti il premier Andrej Babis, populista spesso criticato per la sua risposta alla pandemia.
Il Paese ha registrato quattro record di aumenti giornalieri la scorsa settimana con il picco di oltre 8.600 nuovi casi registrati venerdì. Il bilancio totale dei casi, aggiornato a ieri, sta per raggiungere quota 120mila; i decessi sono più di mille. La Repubblica Ceca nelle scorse due settimane ha registrato la più grande crescita di contagi su 100mila abitanti: 493, rispetto ai 398 della settimana prima, superando il Belgio che conta 402,5 casi su 100mila abitanti. “Dobbiamo prendere misure che invertano la tendenza entro due o tre settimane, altrimenti esauriremo le capacità ospedaliere”, ha detto il ministro della Salute, Roman Prymula.
Francia
Stasera si sapranno le nuove misure di Parigi. Emmanuel Macron parlerà alla nazione dell’aggravamento della situazione sanitaria nel Paese e si prevedono restrizioni. Diverse le ipotesi allo studio per arginare la diffusione del virus. Secondo fonti citate da Rmc e Bfmtv, il presidente starebbe per varare un provvedimento di coprifuoco a Parigi e nell’Ile-de-France sul tipo di quelli di Berlino e Francoforte, a partire dalle 20.
Il Paese ha definito il grado di allerta suddividendola in tre zone: allerta, massima allerta e critica. La Francia ha già adottato parziali lockdown e restrizioni. I contagi sono sempre alti, anche se più bassi: attorno ai 13mila da qualche giorno. Gli ospedali di Parigi rischiano di raggiungere il 90% delle loro capacità in terapia intensiva, entro la fine della prossima settimana. Lo ha fatto sapere il direttore del gruppo Aphp, gli ospedali pubblici francesi.
Germania
A Berlino e Francoforte è già in vigore da qualche giorno la chiusura di bar e ristoranti alle 23. La misurà durerà fino al 31 ottobre. Angela Merkel e i sindaci delle 11 maggiori città tedesche hanno però concordato di imporre nuove restrizioni qualora le infezioni superino la soglia settimanale dei 50 casi su 100mila abitanti. Limitazioni che potrebbero includere regole più rigide sulle mascherine, restrizioni sui raduni privati, orari di coprifuoco e limitazioni all’acquisto di alcolici. Sono più di cinquemila i nuovi contagi nelle ultime 24 ore: è la prima volta da aprile. Lo riferisce il Robert Koch Institut. E i pazienti ricoverati i terapia intensiva sono 620.
Inghilterra
Johnson due giorni fa ha annunciato un sistema di allerta semplificato, su tre livelli dinamici. Il “Livello 1” prevede le restrizioni in vigore a livello nazionale, Londra inclusa, tra cui il “coprifuoco” di pub e ristoranti alle 22 e niente assembramenti oltre sei persone. Il Livello 2, che coinvolge gran parte del Nord dell’Inghilterra incluse Manchester e Newcastle, aggiunge il limite di due nuclei familiari a contatto. Infine, il Livello 3 destinato alle zone del Nord più afflitte dal virus come Liverpool, impone la serrata di bar, pub, palestre, casinò e centri scommesse, per almeno quattro settimane, rinnovabili. Salvi i ristoranti e i pub che servono pasti. Vietati i contatti con altri nuclei familiari, gli spostamenti e ogni forma di ospitalità .
Immagini scioccanti sono arrivate ieri dalla città di massima allerta, Liverpool. Un’enorme folla, per celebrare le ultime ore di “libertà ” prima della chiusura prevista per oggi, si è riversata in strada senza mascherine e senza rispettare il distanziamento.
Irlanda del Nord
Inizia oggi uno dei lockdown più rigidi del Regno Unito: 4 settimane per pub e ristoranti, due per le scuole. Una mossa radicale decisa dalla prima ministra Arlene Foster. Il ministro della Sanità venerdì ha lanciato l’allarme: la situazionre peggiora di giorno in giorno e costringe a misure severe. Rimarranno aperti i servizi take away e quelli di consegna cibo. I cittadini sono stati invitati a evitare spostamenti non necessari e a lavorare da casa. Le università dovranno funzionare da remoto il più possibile.
Spagna
La Generalitat della Catalogna ha deciso oggi di chiudere tutti i bar e i ristoranti per 15 giorni. Potranno lavorare solo per il servizio di vendita da asporto. La drastica decisione segue l’allarme di qualche giorno fa lanciato delle autorità sanitarie, che hanno avvertito la regione, di cui fa parte Barcellona, che in due settimane avrebbero raggiunto i numeri di Madrid, l’area più colpita della Spagna. Gli addetti al settore della ristorazione, al tavolo col governo, sono sul piede di guerra. Rifiutano il provvedimento e minacciano di disobbedire alle misure con movimenti di protesta nella Plaà§a Sant Jaume, dove si trova la sede della Generalitat.
La situazione epidemica in Catalogna si è aggravata nelle ultime 24 ore: 279 contagi ogni 100mila abitanti contro i 489 di Madrid. 1.620 nuove infezioni, 23 morti e 40 nuovi ricoverati (al momento sono 1.024 i pazienti Covid ricoverati, 189 dei quali in terapia intensiva, 17 in più rispetto a ieri, lo stesso numero del 26 maggio).
La capitale, epicentro della diffusione, è in parziale lockdown. Le misure, che interessano 3,8 milioni di persone nella capitale spagnola e in otto città limitrofe, includono il divieto di spostamenti non essenziali tranne che per motivi di lavoro, scolastici o sanitari. La Spagna, insieme al Regno Unito, Francia e Russia, conta la metà dei nuovi contagi. Ma rispetto agli altri Paesi, segnala una brusca frenata dei positivi. Con oltre 50mila casi registrati nell’ultima settimana “sta mostrando un notevole calo dell’incidenza settimanale di casi e decessi, rispettivamente del 24% e del 19%”.
Danimarca
Le restrizioni sono già in vigore da metà settembre. Ma quelle che valevano solo per la capitale, ora sono state estese al resto del Paese: i ristoranti e i bar dovranno chiudere alle 22, l’uso di mascherine sarà obbligatorio non solo per entrare nei locali, ma anche per sedersi. In linea di principio, le misure resteranno in vigore fino al 31 ottobre. Non si possono superare incontri con oltre 50 persone, ad eccezione di eventi organizzati in locali con capacità molto ampie nei quali siano state adottate misure igieniche adeguate. Raccomandato il telelavoro e la riduzione dei contatti sociali. La Danimarca è stata tra i primi Paesi del Nord Europa a introdurre restrizioni alla vita pubblica e a contenere il contagio in tempi relativamente brevi, ma nelle ultime settimane ha registrato un’impennata di nuove infezioni, soprattutto a Copenhagen.
Grecia
Le autorità greche hanno previsto una serie di restrizioni per i viaggiatori fino al 25 ottobre, tra cui la sospensione dei voli da e per Catalogna e Turchia. La metà dei casi è concentrata nell’area di Atene ed è qui che sono in vigore le restrizioni più severe: bar e ristoranti chiusi dalle 22 e cinema chiusi.
Islanda
Sono state implementate nuove restrizioni anche in Islanda. Il 3 ottobre il governo islandese ha dichiarato lo stato di emergenza e le nuove misure sono entrate in vigore il 4. Un limite di 30 persone nelle scuole e nelle università , 50 per i funerali e per gli sport agonistici; capacità massima di 100 persone nei negozi inferiori a mille metri quadrati e un limite di 100 spettatori alle partite sportive all’aperto. Chiusure alle 22 per bar e ristoranti. Il Paese non è tra i più colpiti e da qualche giorno non ha nuovi casi.
Belgio
Massima allerta nella capitale, fra le città europee più colpite insieme a Parigi e Madrid, con un indice di positività che supera i 423 casi ogni 100mila abitanti nelle ultime due settimane. La media di positività dei tamponi nella capitale belga è del 14,7%. Tra il 6 e il 12 ottobre scorsi le ospedalizzazioni sono aumentate del 68,4% e le persone in terapia intensiva sono ora 267. Le autorità belghe hanno chiesto ai cittadini di aver un numero massimo di contatti, al di fuori del nucleo familiare, a non più di 3 persone in un mese. A Bruxelles chiusura totale di bar e caffè per la durata di un mese a partire dal 7 ottobre. Chiusura parziale anche per sale sportive e palestre e alle 23 per gli altri esercizi di ristorazione nel resto del territorio nazionale.
Le province belghe del Brabante Vallone e del Lussemburgo hanno imposto il coprifuoco dall’una di notte alle sei del mattino per arginare l’aumento dei contagi da Covid.
Russia
Nelle ultime 24 ore la Russia ha registrato più di 14mila contagi e 240 morti ed è il quarto Paese al mondo più colpito. Le autorità di 35 regioni su 85 hanno approvate misure e restrizioni nel tentativo di rallentare la diffusione dell’infezione. Ma il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha descritto le restrizioni della capitale, “leggere”, invitando i cittadini a fare attenzione in attesa dell’arrivo di un vaccino. Da lunedì a Mosca verrà introdotto l’insegnamento online per la maggior parte degli studenti. La misura si applicherà per un periodo di due settimane, ha detto il sindaco in un post sul suo profilo.
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile
PREVEDE UN AUMENTO DI RICOVERI A CENTINAIA NELLE PROSSIME SETTIMANE, MILANO LA CITTA’ PIU’ A RISCHIO
Da poche decine di pazienti ricoverati per Covid-19 ad alcune centinaia. Una situazione che
preoccupa il direttore della terapia intensiva dell’Ospedale Sacco di Milano, Emanuele Catena, che considera quella di Milano e della Lombardia una sorta di bomba di positivi pronta a esplodere. «A preoccuparci è l’andamento dei ricoveri» ha spiegato Catena. «Se immaginiamo di proiettare il trend attuale nelle prossime settimane, potremo trovare dalle attuali poche decine di pazienti ricoverati alle centinaia». Una situazione che lo scienziato continua a definire «potenzialmente esplosiva», anche in riferimento al numero evidentemente in crescita delle richieste di ospedalizzazione.
«Tre giorni fa avevamo quattro ricoveri in più, poi ne abbiamo avuti otto e ieri ne abbiamo avuti undici» racconta. Nella complessa situazione epidemiologica della regione, Milano, secondo il professore, si colloca in cima alla lista delle preoccupazioni. «La città rischia molto», ha esordito Catena sull’argomento. «A differenza della prima ondata, dove in qualche modo era stata più o meno risparmiata, in questo momento Milano è da tenere sotto stretta osservazione».
Una prospettiva che inevitabilmente pone il problema della futura capacità assistenziale delle strutture sanitarie. Su questo Catena sembra non avere dubbi: «Se si dovessero verificare dei numeri molto allarmanti, gli ospedali non dovrebbero essere trasformati totalmente in ospedali Covid» ha dichiarato. L’invito è quello di disporre posti letto, in Fiera per esempio, «come scialuppa di salvataggio». Tornando poi alla condizione ricoveri, Catena conclude con un dato relativamente positivo: la riduzione della fascia d’età rispetto alla prima ondata è notevole, «qui al Sacco abbiamo ricoverato pazienti che vanno dai cinquanta ai sessant’anni», con una gravità diagnosticata molto inferiore rispetto ai mesi di marzo e aprile».
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile
AUMENTANO I CLUSTER NELLE STRUTTURE PER ANZIANI, L’INCUBO DI UNA NUOVA STRAGE DEGLI INVISIBILI
C’è — di nuovo — un allarme Rsa. Da nord a sud, il nemico silenzioso è rientrato con prepotenza nelle case di riposo e nelle residenze sanitarie assistenziali, teatro la primavera scorsa di quella che è stata definita una strage degli invisibili. Si parla di diecimila morti, l’equivalente di un piccolo comune italiano interamente sterminato dall’impatto del virus su corpi già fragili. Una sopraffazione a cui in coro si è detto “basta”, ma che rischia di ripetersi nella seconda ondata se non verranno intensificati gli sforzi per proteggere gli anziani.
Dalla Campania al Trentino, passando per la Toscana, di giorno in giorno si moltiplicano i focolai nelle Rsa. Uno dei casi più eclatanti è quello dell’Istituto Povere Figlie della Visitazione di Maria, a Napoli, dove lunedì si contavano una cinquantina di positivi. Nella struttura Rosa Libri a Greve in Chianti, in provincia di Firenze, sono risultati positivi 39 ospiti su 48; quattro i morti. Altri cluster sono stati individuati in residenze per anziani a Caresanablot (Vercelli), a Campofilone (Fermo), a Don Orione di Avezzano (L’Aquila) e in diverse province dell’Emilia Romagna, con 45 positivi in due strutture del Modenese. E ancora a Roma, dove da giorni sono in corso indagini epidemiologiche sui cluster nelle Rsa di Villa Tuscolana e Valle dei Casali. Ma la lista si allunga di ora in ora, dalla Sicilia alla Basilicata fino alla Lombardia.
Il nuovo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal ministro della Salute Roberto Speranza menziona le Rsa nel seguente passaggio: “L’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (Rsa), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione”.
In questo modo tutto è affidato alle singole direzioni sanitarie delle strutture, sia pubbliche che private, con il risultato di un’estrema variabilità basata, più che sulla situazione epidemiologica locale, sulla discrezionalità del management. “Bisogna ricordare che l’assistenza medica nelle Rsa, nella maggioranza delle Regioni, non compete alla direzione sanitaria delle strutture, ma ai medici di medicina generale”, osserva Alberto De Santis, presidente nazionale di Anaste (Associazione Nazionale Strutture Terza Età ). “L’impostazione del Dpcm ribalta ogni responsabilità sulle strutture e sui direttori responsabili che, considerata la situazione, non possono far altro che chiusure rigorose”.
Le associazioni di categoria fanno presente che Governo e Regioni stanno varando provvedimenti su tutto — bar, scuole, palestre — tranne che sulle strutture per gli anziani. Alberto De Santis, presidente nazionale di Anaste (Associazione Nazionale Strutture Terza Età ) denuncia l’assenza di un provvedimento ad hoc. “Ci aspettavamo interventi precisi e dedicati. In particolare, ci si attendevamo misure specifiche e puntuali per il controllo periodico dei dipendenti, attraverso un piano di effettuazione di tamponi a brevi intervalli; la organizzazione di squadre di operatori sanitari (infermieri ed OSS) pronti a intervenire in sostituzione degli operatori assenti per malattia o posti in quarantena; un’attività prioritaria per la copertura vaccinale del personale e degli ospiti; un piano di formazione nazionale ben articolato e infine un supporto concreto, in termini di contributo economico a rimborso parziale dei maggiori costi sostenuti per personale e DPI”.
Niente di tutto questo è stato fatto. Una eccezione, per ora, è quella della Valle D’Aosta, dove il governatore Renzo Testolin ha firmato lunedì un’ordinanza che stabilisce il “divieto di ingresso a persone esterne alle strutture residenziali socio-sanitarie e socio-assistenziali pubbliche, private e convenzionate presenti su tutto il territorio regionale”. La stessa ordinanza dispone anche che le strutture provvedano a garantire relazioni a distanza tra ospiti e familiari mediante sistemi di videochiamata o di comunicazione a distanza, con frequenza “almeno bisettimanale”.
Per il presidente Anaste, si tratta di “un provvedimento necessario per proteggere gli anziani fragili, ospiti delle strutture, che sono la categoria che rischia di più. Ci dobbiamo aspettare (ed auspichiamo) provvedimenti simili in tutta Italia”.
Di sicuro il divieto o comunque la riduzione delle visite aumenterà il livello di solitudine per queste persone. La sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ha auspicato incentivi per l’acquisto di tablet che consentano di vedere i familiari almeno sullo schermo. “Pensiamo alle persone in Rsa, non possiamo semplicemente chiudere l’accesso alle famiglie. Occorre fare una campagna in cui si incentiva l’acquisto di mezzi di comunicazione, come un tablet, che consenta di vedere i familiari almeno sullo schermo. E’ una cosa che sto chiedendo e che chiederò”. La maggioranza delle Rsa — commenta De Santis – ha già da mesi adottato i sistemi di videochiamata come parziale sostituzione delle visite dirette, dotandosi delle apparecchiature necessarie. Incentivi sarebbero utili e graditi”.
Ma mentre si discute su quale approccio sia migliore, o si fa ironia sul “tavolo per sei” raccomandato dai governo per le feste private, i casi nelle strutture per anziani continuano ad aumentare.
Il contagio nelle Rsa, magistralmente raccontato da Giuseppe Genna nel romanzo Reality, è un film che nessuno vorrebbe rivedere. Scorrendo le pagine delle cronache locali, si fa concreto il timore che quei tanti piccoli focolai possano trasformarsi in un’onda più forte. Simbolo, e al tempo stesso monito, dell’ecatombe di una generazione resta l’albergo Pio Trivulzio di Milano, dove si parla di 405 morti in tre strutture in quattro mesi e su cui sono in corso varie inchieste giudiziarie per accertare cosa sia realmente accaduto.
Per scongiurare questo rischio si sono intensificati gli sforzi per individuare eventuali irregolarità . Già nell’ambito dei controlli per la campagna Estate tranquilla i Nas hanno eseguito 1.161 ispezioni nelle Rsa e in 208, pari al 20%, sono state riscontrate gravi irregolarità . Di queste, 18 sono risultate gravemente irregolari o addirittura totalmente abusive. Le irregolarità vanno dalla carenza di figure mediche e infermieristiche per assicurare cure agli ospiti anziani e non autosufficienti, come si è verificato a Viterbo, all’albergo in disuso trasformato in casa di riposo, a Reggio Calabria. Durante le ispezioni sono stati sequestrati 400 chili di alimenti mal conservati o scaduti e segnalate all’autorità giudiziaria o amministrativa 265 persone, tra gestori e dipendenti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di mancata assistenza e abbandono di incapace, esercizio abusivo della professione sanitaria, detenzione di farmaci scaduti.
È di queste ore la notizia dell’arresto di cinque persone a Roma. Un presunto giro di corruzione legato alla ristrutturazione e all’ampliamento di una clinica con Rsa nella Capitale. Autorizzazioni “veloci” in cambio di garanzie di assunzioni nella struttura. Storie di ordinaria corruzione che rendono ancora più urgente l’appello lanciato da Carmelo Barbagallo, segretario generale di Uil pensionati: “il sistema delle strutture per anziani e disabili va profondamente ripensato e riorganizzato” perchè “gli anziani non devono essere abbandonati” e “le case di riposo non possono tramutarsi in case di eterno riposo”.
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile
“E’ NELL’ORDINE DELLE COSE, SI POTREBBE APPROFITTARE DELLE VACANZE NATALIZIE PER RESETTARE IL SISTEMA E ABBASSARE LA TRASMISSIONE DEL VIRUS”
“Credo che un lockdown a Natale sia nell’ordine delle cose: si potrebbe resettare il sistema,
abbassare la trasmissione del virus e aumentare il contact tracing. Così come siamo il sistema è saturo”. Così Andrea Crisanti, virologo dell’università di Padova a Studio 24 su Rainews citando l’esempio della Gran Bretagna che ha deciso di fare lockdown durante le vacanze scolastiche.
“I mezzi affollati sono una situazione che favorisce il contagio. Una cosa che si potrebbe fare è obbligare i passeggeri a indossare mascherine chirurgiche e vietare l’ingresso con mascherine fai da te. Avrebbe più effetto che discutere se diminuire la capienza”, osserva il virologo a proposito del dibattito in corso sui trasporti.
Il vero problema, per Crisanti, ”è l’impostazione per cui le misure vengono prese per inseguire il virus e non per anticiparlo. È vero che non c’è un manuale per affrontare la pandemia ma dalla prima ondata avremmo dovuto imparare molte cose”.
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile
AUMENTO DEI DECESSI DEL 39% E DEI RICOVERI IN TERAPIA INTENSIVA DEL 61%
Il doppio dei casi in appena sette giorni.
Tra il 6 e il 7 ottobre la diffusione del virus ha avuto un cambio di passo nel nostro Paese, con il passaggio da 2.677 a 3.678 contagi. Da quel momento siamo entrati in una nuova fase. I dati dell’ultima settimana, quella iniziata appunto il 7 e finita ieri, martedì 13, rivelano un incremento mai visto.
E’ stato infatti del 104%, visto che si è saliti da 17.254 a 35.208 nuovi infettati, cioè da una media di 2.464 a 5.030 al giorno. Il numero raggiunto è altissimo ed è stato superato solo due volte, nelle ultime due settimane di marzo, da quando è iniziata l’epidemia.
I dati degli ultimi sette giorni raccontano anche di un nuovo record di tamponi, che hanno superato la quota di 800mila per la prima volta ma anche un aumento netto delle persone contagiate rispetto ai test fatti. In un colpo solo, altro segnale che rivela l’ingresso in una nuova fase, quella percentuale è passata da 2,41% a 4,30%.
Crescono anche decessi e ricoveri ma siamo molto distanti dai livelli della prima ondata della pandemia, quando con un numero simile di nuovi contagi c’erano alcune regioni con gli ospedali strapieni. Tra i motivi c’è l’età media più bassa delle persone colpite. Sono giovani e quindi subiscono meno danni dal coronavirus. Pesa anche il fatto che l’infezione non è concentrata solo in certe aree, come un tempo, ma più diffuso a livello nazionale.
Aumenti in tutte le Regioni, Lombardia a +188%
Visto il dato nazionale, quasi tutte le Regioni vedono i numeri crescere, alcune in modo importante, a dimostrazione che la diffusione del coronavirus in Italia sta diventando sempre più omogena. Solo la Basilicata e la provincia di Trento vedono una diminuzione ma hanno un numero assoluto di casi che ovviamente non incide. Riguardo alle altre realtà locali, questo è quello che è successo, partendo da quella con il maggior numero di casi. La Lombardia sale a 6.134 (+188,6%), la Campania a 4.664 casi (+72,4%), il Veneto a 3.273 (+87,7%) e batte il record delle settimane di marzo e aprile, la Toscana a 3.133 (+149,2%) e anche qui si è raggiungo il dato di gran lunga più alto, il Piemonte a 2.971 (+122%), il Lazio a 2.832 (+37,7%), l’Emilia-Romagna a 2.098 (+100%), la Sicilia a 1.919 (+81,3%), la Liguria a 1.756 (+104,1%), la Puglia a 1.426 (+94,3%), la Sardegna a 915 (+72,4%), l’Umbria a 851 (+144,9%), l’Abruzzo a 666 (+158,7%), il Friuli arriva a 648 (+100%), le Marche a 512 (+91,7%), la Provincia di Bolzano a 464 (+196%), la Calabria a 279 (+95,2%), la Val d’Aosta a 178 (+322,5%), il Molise a 112 (+232%).
Tamponi ancora record ma in certe regioni sono pochi
Crescono ancora una volta i tamponi. La differenza rispetto alla settimana precedente è di oltre 100mila test. Le regioni hanno raggiunto gli 818.611 esami in sette giorni, contro i 715mila della settimana precedente, quando era stato segnato un record. Il punto è, come si diceva, che la percentuale di positivi rispetto agli analizzati cresce, come di recente non era mai successo. Il dato di 4,3% di infettati è alto. A colpire è il numero relativamente basso di tamponi che vengono fatti in alcune regioni, per l’appunto quelle considerate più in difficoltà . La Campania tra il 7 e il 13 ottobre ne ha effettuati 60mila con una percentuale di positivi trovati molto alta, cioè del 7,73%. Si tratta di un numero che rivela la sostenuta circolazione del virus. Ma anche la Liguria che come visto ha più che raddoppiati i casi, fa pochi tamponi, 24mila, e trova un numero importante di postitivi, il 7,1%. La Sardegna è addirittura a 14mila (6,4% di positivi) e il Piemonte, altra realtà che nell’ultimo periodo ha avuto problemi, 52mila (5,67% di positivi). Il numero più alto di tamponi lo fa la Lombardia, 138mila (4,42% di positivi), seguita dal Lazio (96mila e 2,95% di positivi) che scavalca il Veneto (83mila per 3,94%).
Crescono i decessi e i ricoveri
Anche se con tassi non ancora preoccupanti e comunque molto inferiori a quelli dei contagi, aumentano anche i decessi. Nell’ultima settimana sono stati 216, contro i 155 della precedente (+39,3%). Ci vorrà tempo per capire se l’onda lunga dei casi, che si spera tra l’altro di abbassare grazie ai nuovi provvedimenti dell’ultimo Dpcm, inciderà sulle morti per Covid, facendole crescre. Di certo nelle settimane precedenti gli aumenti erano un po’ più bassi. In tre settimane sono più che raddoppiati (erano infatti 105), come rivelano i dati raccolti da Giorgio Presicce, analista della Regione Toscana che utilizza i numeri comunicati quotidianamente dalla Protezione civile.
Ieri i ricoverati in terapia intensiva sono saliti a 514. Sono 195 in più rispetto alla settimana prima e quindi l’incremento è stato alto, +61,3%. Rispetto a un mese fa, cioè il 13 settembre quando le persone curate nelle rianimazioni erano 187, si è avuto un aumento del 175%.
Riguardo al numero di tutti i ricoveri per Covid, quindi non solo quelli delle persone più gravi, il dato è salito a 5.590 contro 3.944 cioè sono 1.646, il 41% in più. L’aumento dell’occupazione delle terapie intensive è quindi stato più accentuato.
Quasi 90mila attualmente positivi
Con il grande incremento delle nuove infezioni, si osserva anche un aumento delle persone attualmente positive. Ieri erano 87.193, contro le 60.134 della scorsa settimana. In sette giorni c’è stato un aumento del 45% di queste persone, che per la grandissima parte non hanno bisogno del ricovero ospedaliero ma trascorrono la convalescenza a casa. Tantissimi di loro sono asintomatici.
(da agenzie)
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