Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
DECISIONI ANCORA LONTANE, SI SCONTRANO RIGORISTI E POSSIBILISTI, TRA ZONE ROSSE E ARANCIONI
Come passeremo il Natale? Cosa si potrà o non si potrà fare? 
Il governo ritiene che il dpcm sul quale pure a lungo ha discusso due settimane fa, le misure in vigore non siano sufficienti per arginare i contagi.
Al momento la stretta deliberata lo scorso 4 dicembre prevede la conferma delle fasce di rischio a livello regionale (le zone gialle, arancioni e rosse) da poter attivare quando gli indicatori lo richiedono, il coprifuoco alle 22 senza deroghe nemmeno per le funzioni religiose natalizie, oltre al divieto assoluto della possibilità di spostamento fra Comuni nei giorni del 25 e 26 dicembre e per il 1 gennaio. Dal 21 dicembre, inoltre, non ci si potrà più spostare da una Regione all’altra.
Le posizioni in campo
L’ala rigorista del governo spinge per misure estremamente dure. I ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza invocano la necessità di “misure più dure e restrittive” per arginare i contagi anche in vista della terza ondata. Più in generale, è stato il Partito democratico a sollevare il tema che quanto già previsto non sarebbe sufficiente a garantire che la curva non si rialzi, con il segretario Nicola Zingaretti e il capo delegazione al governo Dario Franceschini a sostenere la linea della fermezza. Il Movimento 5 stelle vorrebbe interventi “chirurgici e mirati”, sostenendo che la divisione in fasce e l’impianto generale del dpcm siano sufficienti così come sono, Italia viva chiede che le misure scelte siano “coerenti”.
Italia zona rossa o zona arancione?
Il dibattito su un’ulteriore stretta ruota intorno all’ipotesi di estendere, tutte o in parte, le misure già previste per le fasce regionali all’intero territorio nazionale.
Nell’ipotesi della zona arancione verrebbero vietati gli spostamenti non necessari da un Comune all’altro e verrebbero chiusi bar e ristoranti se non per l’asporto, fino alle 22, e le consegne a domicilio. In quella di una zona rossa nazionale sarebbero vietati tutti gli spostamenti dalla propria abitazione come avvenuto per il lockdown della scorsa primavera, e insieme ai ristoranti e ai bar si decreterebbe la chiusura di tutte le attività commerciali ritenute non necessarie.
Che dicono gli esperti?
Ieri il Comitato tecnico scientifico si è diviso sulle indicazioni da dare al governo. I tre direttori generali del ministero della Salute non hanno sottoscritto il verbale in polemica con la linea assunta, lamentando che nel documento non si sia fatto esplicito riferimento alla necessità di una zona rossa, così come voluto dal ministro e da tutta la struttura ministeriale. I tecnici hanno sì consigliato di “inasprire le misure e aumentare i controlli secondo le indicazioni contenute nel dpcm del 3 dicembre (quello della divisione per zone di rischio, ndr)”, ma hanno lasciato al governo l’onere di “modularle come si ritiene opportuno”.
Da quando scattano le nuove misure?
La discussione è ancora in corso. La prima ipotesi prevede un’ulteriore stretta esclusivamente per i giorni di festa, ovvero 25 e 26, 1 gennaio ed Epifania. L’ala rigorista del governo vorrebbe l’estensione della zona rossa per tutte le feste, dai giorni prima di Natale fino al 6 gennaio. Un compromesso su cui si sta ragionando è prevedere misure più restrittive – non necessariamente da zona rossa, ma che comunque prevederebbe limitazioni alla mobilità e all’apertura degli esercizi commerciali – per i giorni che vanno dal 24 al 27 dicembre, dal 31 al 3 gennaio e nel weekend della Befana.
I piccoli Comuni
Una parte dei Democratici, guidati dal capogruppo al Senato Andrea Marcucci, sostengono una posizione più morbida. È loro, per esempio, la richiesta di una deroga alla mobilità inter-comunale, almeno per quanto riguarda i centri abitati al entro i 10mila abitanti, i cui cittadini verrebbero altrimenti “discriminati” rispetto a chi abita nei grandi centri urbani.
Il prossimo weekend
Alcune limitazioni potrebbero riguardare già questo fine settimana. Vista la chiusura dal 21 degli spostamenti fra Regioni si prevede un robusto esodo di chi si dovrà spostare in vista delle feste. La preoccupazione riguarda soprattutto stazioni e aeroporti, nei quali verranno rafforzate le misure di controllo, ma non è escluso che lo stop alla mobilità possa essere anticipato.
Sì, ma quando decidono?
Le somme dovrebbero essere tirate domani, al massimo venerdì, quasi sicuramente con l’emanazione di un nuovo dpcm. Oggi il governo ha avuto un primo confronto con le Regioni, molte delle quali si sono dette favorevoli al giro di vite, guidate dal governatore del Veneto Luca Zaia. Il collega della Liguria Giovanni Toti ha invece dato voce ai contrari, giudicando incomprensibile l’eventuale scelta della zona rossa di fronte al ritrarsi dei contagi. Giuseppe Conte ha riunito i capi delegazione per fare il punto della situazione. Non è sicuro ma è probabile che in serata indicazioni più certe sulla direzione che vorrà prendere il governo.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
“IO SO RISPONDERE ALLE DOMANDE, SE MI DATE IL TEMPO, ALTRIMENTI ME NE VADO”… LEI AMA FARE MONOLOGHI E COMIZI CON LA SUA CANTILENA
Occorre analizzare questa risposta della leader di Fratelli d’Italia. Soprattutto perchè denota un comportamento che i politici stanno tenendo sempre più spesso nei confronterei talk show che li ospitano. È sempre più frequente, a livello di strategia comunicativa, andare in trasmissione senza contraddittorio, rispondendo unicamente alle domande dei giornalisti di turno utilizzando lunghe perifrasi che tendono ad allontanare lo spettatore dal fulcro della domanda stessa.
Nel corso della puntata di Cartabianca del 15 dicembre, le insistite domande di Berlinguer e Annunziata erano legate proprio a questo aspetto comunicativo (che, in realtà , non appartiene soltanto a Giorgia Meloni).
Nel prosieguo della trasmissione, poi, Giorgia Meloni risponde esclusivamente alla domanda sul centrodestra e sulla coalizione, prendendo ancora una volta un giro troppo largo e — evidentemente — non sufficiente a esaurire la richiesta delle due giornaliste. Tant’è che Bianca Berlinguer deve intervenire con una nuova domanda su Matteo Salvini e sul ruolo della leadership del centrodestra.
Occorre spiegare che i talk show sono diversi dalle tribune politiche: i rappresentati dei partiti che frequentano trasmissioni come Cartabianca devono fare i conti con i tempi televisivi e con le domande dei giornalisti, non possono pensare di seguire il filo conduttore che loro stessi si impongono. Altrimenti è comizio, non è dialogo.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
“DA CONTE SOLO OTTIMISMO E ZERO AUTOCRITICA”
Il presidente della fondazione Gimbe mostra il grafico con la drammatica conta dei morti negli
ultimi tre mesi, quella che ha portato l’Italia al primo posto tra i Paesi europei con più vittime. Dati che non giustificano l’ottimismo del premier
Basterebbe guardare il solo andamento delle morti per Coronavirus negli ultimi mesi per far cadere ogni dubbio sull’introduzione di nuove misure restrittive per il periodo natalizio. Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, non si spiega invece come il premier Giuseppe Conte fino a ieri, 15 dicembre, parlasse di «qualche ritocchino» possibile sulle misure delle prossime settimane. E commentando la situazione italiana, il premier ha poi aggiunto: «Con misure calibrate e ben circoscritte stiamo reggendo bene questa seconda ondata».
Duro l’attacco di Cartabellotta: «L’ottimismo regna sovrano — scrive il medico su Twitter — autocritica inesistente». Autocritica che dovrebbe arrivare dal governo sugli errori che hanno portato a un bilancio drammatico delle vittime, come mostra lo stesso Cartabellotta citando due dati sufficienti a descrivere la gravità della situazione: «30 mila decessi dal 1° settembre, di cui 20 mila nell’ultimo mese».
Cifre pesantissime che hanno portato l’Italia al primo posto tra i Paesi con più vittime in Europa. E non si giustifica alcun ottimismo neanche guardando il confronto dei dati dei decessi tra la prima e la seconda ondata, come sottolinea in risposta a Cartabellotta un utente, Antonio Caramia, ingegnere gestionale: «Si vede che la curva nella seconda ondata non decresce come nella prima… — scrive Caramia — Proprio perchè le misure messe in campo sono più blande…».
Dati che dovrebbero sgombrare il campo da ogni incertezza su cosa decidere a proposito di un lockdown a Natale.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
SCONTRO FINALE TRA GOVERNO E REGIONI
Entro domani è prevista la decisione del governo sulle chiusure tra il 24 dicembre e il 6 gennaio. L’ala rigorista chiede di anticipare la zona rossa già dal prossimo weekend. Oggi vertice con le regioni
È la parola lockdown ancora una volta a spaccare il governo, così come gli esperti del Cts che ieri 15 dicembre hanno faticato non poco per chiudere il documento con cui si indicano restrizioni necessarie a Natale per evitare che la terza ondata di contagi di Coronavirus si abbatta più violenta di quanto il sistema sanitario nazionale possa sopportare. Qualche «ritocchino» alle misure già prese con l’ultimo Dpcm ci sarà , come ha anticipato il premier Giuseppe Conte, pressato dall’ala più rigorista nel governo che chiede la chiusura totale almeno nei festivi fino a gennaio. Se ne discuterà dalle 8.30 con i presidenti di Regione, per arrivare alle 12 con il vertice a palazzo Chigi con i capidelegazione dei partiti di maggioranza, quando si dovrà decidere quanto e quando chiudere.
Lo scontro nel Cts
La giornata ancora una volta si preannuncia rovente, con i governatori soprattutto di centrodestra decisi a chiedere interventi duri per il periodo natalizio, ma con la garanzia dei ristori per le categorie colpite dalle chiusure. È quel che chiedono anche gli esperti del Cts, che sono arrivati a una mediazione quando hanno invocato provvedimenti: «finalizzati all’inasprimento delle misure». Nessun riferimento a un lockdown, come riporta Repubblica, come richiesto esplicitamente dai tre direttori generali del ministero dalla Salute, Achille Iachino, Andrea Urbani e Giovanni Rezza, che alla fine non hanno firmato il verbale, dopo uno scontro con Franco Locatelli
Le ipotesi sulla zona rossa di Natale
Le ipotesi sul tavolo del governo sono le tre su cui si discute da giorni, con la più rigida spinta dai ministri alla Salute, Roberto Speranza, agli Affari generali, Francesco Boccia, e alla Cultura, Dario Franceschini, che chiedono la chiusura totale per i festivi tra il 24 e il 6 gennaio. Niente cenone di Natale quest’anno, ha detto Boccia a Dimartedì su La7, nessuna disponibilità a «mediazioni e compromessi sulla salute degli italiani» insiste Franceschini. A frenare ci sono però i ministri del M5s e Italia viva, che chiedono una zona arancione nazionale, lasciando almeno la possibilità di spostarsi tra piccoli comuni. Possibilità che dovrebbe essere votata oggi in Parlamento, con la mozione della maggioranza che concede gli spostamenti tra comuni sotto i 5 mila abitanti per poche decine di chilometri.
Se dovesse passare la linea più rigorista, la zona rossa imporrebbe la chiusura anche dei negozi e ristoranti dal 24 al 27 dicembre, oltre che dal 31 dicembre al 3 gennaio e all’Epifania. Lo scontro nel governo è però anche sul prossimo weekend, con l’ipotesi di anticipare le fine della scuola al 19 dicembre e far scattare la zona rossa già dal prossimo sabato. Scatterebbe così il blocco agli spostamenti a partire da questo weekend, quando sono previste le ultime partenze da parte di chi ha avuto la fortuna di prenotare il viaggio non appena sono state annunciate le misure per dicembre. Un’ipotesi che il premier vorrebbe scongiurare.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
260 IN ITALIA, 70 IN SPAGNA, 50 IN FRANCIA, 22 IN GERMANIA, 36 IN GRAN BRETAGNA
Tristezza ma anche vergogna a leggere i dati. Ci sono stati 260 medici morti in Italia, “il numero più
grande in Europa. Una catastrofe a cui rispondere. Abbiamo scritto presidente del Consiglio Giuseppe Conte perchè ci preme portare alla sua attenzione l’elevato numero dei medici deceduti in Italia nell’esercizio della professione, quasi due medici al giorno. Ogni giorno. Una cifra esorbitante se rapportata ad altri paesi d’Europa. In Francia 50 (di cui 5 ospedalieri) 22 sanitari in Germania, 36 in Inghilterra , in Spagna 70 (a luglio erano 61, mentre in Italia eravamo già a quota 178)”.
Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani e medico di famiglia di Roma, ha inviato oggi una lettera al premier perchè ci sia un’attenzione elevata sul tema.
“Qualcosa – scontinua Onotri – non ha funzionato nella prima ondata della pandemia, dove siamo stati colti tutti di sorpresa, e continua a non funzionare oggi, nonostante avremmo dovuto essere più preparati. La conclusione a cui si giunge è che si continua a lavorare non in sicurezza, considerando che abbiamo più vittime tra coloro che svolgono attività ordinaria piuttosto che tra coloro che lavorano nei reparti di malattie infettive. La metà delle vittime è rappresentata dai medici di medicina generale (medici di famiglia, guardie mediche, medici del 118) quei medici che l’informazione, anche istituzionale, etichetta come nullafacenti, restii rispetto al loro dovere, recalcitranti dinanzi alla loro mission”.
“Si riesce ad immaginare quanto tutto questo possa essere doloroso per tutti quei medici che da marzo scorso stanno stringendo i denti per cercare di dare una risposta a tutti i loro pazienti, siano essi affetti da Covid o meno, rinunciando anche ai riposi, sacrosanto diritto per ogni lavoratore, con una disponibilità 7 h su 7 12 h al giorno, disponibilità imposta per legge, sacrificando sè stessi e le proprie famiglie?”. aggiunge Onotri. “Vorrei ricordare che il 60% della professione è rappresentato da donne, che continuano ad essere impegnate in prima linea nella lotta alla pandemia e nel contempo continuano ad essere occupate nelle pratiche di accudimento (figli minori, genitori anziani) con tempi di conciliazione che non hanno più nulla di umano, vittime, esse stesse, di una situazione grave che sicuramente genera ansia per la propria salute e per quella dei propri cari”.
“Si può immaginare – si legge nella lettera – l’effetto devastante che una campagna mediatica denigratoria nei confronti dei medici può avere sui familiari dei morti? Dei nostri morti? Familiari a cui non viene riconosciuto alcun indennizzo perchè i medici di medicina generale sono liberi professionisti. Liberi professionisti a cui non si esita a dare ordini di servizio, fino a decidere che non hanno diritto neanche ad un giorno di riposo. Liberi professionisti a cui non si riconosce la dignità di lavoratori. Neanche da morti. Non richiamiamo qui il problema di tutto il personale sanitario contagiato. Circa 30mila nel solo mese di ottobre”.
“Auspichiamo che le decisioni prese per contrastare la pandemia tengano conto del grido di dolore degli operatori sanitari, ormai allo stremo delle forze, mandati in trincea a volte senza mezzi o con mezzi insufficienti. Non siamo eroi, ma non vogliamo essere neanche imputati, additati come responsabili di inefficienze e disorganizzazione che non dipendono da noi”, conclude Onotri.
“Non pretendiamo gratitudine o ringraziamenti, ma chiediamo tutele e il doveroso rispetto che uno Stato dovrebbe avere nei confronti dei suoi “caduti”, nei confronti di coloro che ogni giorno onorano il giuramento che hanno prestato, anche a costo della vita”, conclude Onotri.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
COINVOLTE 432 PERSONE.. E’ LA PIU’ GRANDE OPERAZIONE DEGLI ULTIMI ANNI
Più di 300 uomini della Polizia Postale stanno eseguendo perquisizioni e arresti, in flagranza, in 53 province e 18 regioni italiane. Gli agenti della Polizia Postale, che hanno lavorato per diversi mesi sotto copertura in telegram e whatsapp, hanno smantellato 16 associazioni criminali ed identificato oltre 140 gruppi pedopornografici.
Coinvolte in tutto il mondo 432 persone: 81 sono italiani, due dei quali, promuovevano e gestivano gruppi pedopornografici, organizzandone l’attività e reclutando nuovi sodali provenienti da ogni parte del mondo.
Si tratta della più imponente operazione di Polizia degli ultimi anni contro la pedopornografia online.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
BOSS, LUOGOTENENTI E FAMIGLIE FORNIVANO DATI FALSI… C’E’ ANCHE IL CAPOCLAN DI SAN LORENZO DI CUTRO
Boss e affiliati per i tribunali, indigenti da sostenere con il reddito di cittadinanza e avviare al lavoro
per l’Inps. Fra i furbetti dei sussidi statali individuata dalla Guardia di Finanza di Crotone, c’era anche il boss di san Leonardo di Cutro, Alfonso Mannolo, arrestato nel 2019 come elemento di vertice del clan e accusato di associazione mafiosa, traffico di droga, riciclaggio, estorsione e usura.
Ma in barba alle norme che escludono dai beneficiari del reddito di cittadinanza non solo condannati, imputati e detenuti per associazione mafiosa, ma anche i loro familiari, insieme al boss — hanno scoperto gli investigatori – hanno chiesto e ottenuto il sussidio i parenti di sette luogotenenti e affiliati arrestati insieme a lui nell’operazione “Malapianta”.
È bastato dimenticare di riportare il dato sull’autocertificazione depositata insieme all’istanza. Risultato, alla collettività sono stati sottratti 92mila euro finiti nelle tasche di boss e affiliati che di quegli aiuti non avevano alcun bisogno, come dimostrano – fa notare la finanza – i beni di lusso, auto di grido, immobili e conti correnti sequestrati negli anni.
A Cirò Marina, stesso giochetto lo ha fatto un uomo finito ai domiciliari nel corso dell’operazione antimafia “Stige”, che in questo modo ha intascato oltre 9.500 euro di reddito di cittadinanza.
E non sono stati gli unici a barare su condizioni e requisiti. Nel corso dell’indagine, i finanzieri hanno individuato 17 percettori di reddito di cittadinanza al contempo titolari di partite iva attive, dunque imprenditori a tutti gli effetti, operanti in diversi settori economici, dalla ristorazione alla vendita di calzature, dall’edilizia all’agricoltura, dalla produzione di infissi alla gestione di stabilimenti, passando per l’allevamento. Tra loro ci sono anche un avvocato, che — al pari degli altri — non si è mai disturbato a presentare una dichiarazione dei redditi e due persone da anni stabilmente in Germania, ma sulla carta di stanza a Crotone, che sono riuscite a sottrarre alle casse dello Stato 15mila euro di sussidi.
In più fra i beneficiari del reddito, c’era anche chi ha sempre continuato a lavorare a nero pur percependo regolarmente il sussidio.
Tra loro c’era anche Gaetano Santoro, già condannato, con sentenza passata in giudicato il 11.12.2018, per associazione a delinquere di stampo mafioso e spaccio di sostanze stupefacenti nell’ambito dell’operazione condotta nei confronti della ‘ndrangheta crotonese denominata “Heracles”.
Tutti sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Crotone che ha incaricato la Guardia di Finanza di svolgere, nei confronti dei responsabili, anche gli accertamenti patrimoniali necessari per eventuali ulteriori e successivi sequestri.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
PER LA PRIMA VOLTA IL CAPO DELLA MAGGIORANZA REPUBBLICANA HA RICONOSCIUTO LA VITTORIA DEL DEMOCRATICO: “TUTTI GLI AMERICANI DEVONO ESSERE ORGOGLIOSI CHE LA NOSTRA NAZIONE ABBIA UNA VICEPRESIDENTE DONNA”
Il leader della maggioranza repubblicana in Senato, Mitch McConnell, ha riconosciuto per la prima volta la vittoria del presidente eletto Joe Biden. “Il nostro Paese ha ufficialmente un presidente eletto e una vicepresidente eletta” ha detto McConnell, parlando in Senato
“Il Collegio elettorale ha parlato, quindi oggi mi voglio congratulare con il presidente eletto Joe Biden”.
I 538 grandi elettori hanno eletto formalmente Biden, con 306 voti. Il presidente Donald Trump, finora, non ha mai riconosciuto la vittoria dell’avversario; al contrario, sta portando avanti una campagna mediatica e giudiziaria contro il risultato delle elezioni, accusando il rivale – senza prove – di brogli.
McConnell, convinto sostenitore di Trump per tutto il suo mandato, è il leader repubblicano più anziano ad aver approvato la sconfitta del presidente uscente: “Molti di noi speravano che le elezioni presidenziali avrebbero portato a un risultato diverso, ma il nostro sistema di governo ha procedure per determinare chi sarà investito il 20 gennaio”, ha detto il leader della maggioranza senatoriale che ha elogiato Biden, senatore di lunga data del Delaware, “dedito al servizio pubblico da molti anni” e il suo futuro vicepresidente Kamala Harris, senatrice.
“Al di là delle nostre differenze, tutti gli americani possono essere orgogliosi che la nostra nazione abbia una vicepresidente donna eletta per la prima volta”, ha affermato McConnell.
Il presidente eletto Joe Biden ha fatto sapere di aver avuto una “buona conversazione con Mitch McConnell”. “L’ho chiamato per ringraziarlo per le congratulazioni e gli ho detto che, anche se non siamo d’accordo su molte cose, ci sono cose su cui possiamo lavorare insieme”, ha spiegato Biden ai reporter.
Con l’uscita del presidente Donald Trump dalla Casa Bianca, Mitch McConnell diverrà il repubblicano di riferimento per Biden e i Democratici al Congresso
Biden,”Sarò il presidente di tutti gli americani
“Come ho detto durante la campagna elettorale: sarò un presidente di tutti gli americani. Lavorerò sodo per quelli che non hanno votato per me come per quelli che lo hanno fatto”. Così in un tweet il presidente eletto Joe Biden all’indomani della ratifica della sua vittoria da parte del Collegio Elettorale.
(da agenzie)
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