Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
LE PERSONE COINVOLTE NELL’ATTACCO TERRORISTICO NON POTRANNO PRENOTARE CAMERE TRAMITE LA CELEBRE APPLICAZIONE
Airbnb annuncia tramite una nota ufficiale che tutte le prenotazioni nell’area di Washington D.C. fatte a nome di persone violente e terroristi sono state cancellate e che a questi individui non sarà permesso ottenere un alloggio in vista dell’insediamento di Joe Biden il prossimo 20 gennaio.
I criteri secondo i quali alle persone verrà impedito di prenotare un alloggio a Washinton tramite la celebre applicazione, venendo anche bannate, sono sono stati resi noti dall’azienda stessa in un piano di sette step.
Anche Airbnb prende distanza dalla destra estremista americana e lo fa impedendo a soggetti pericolosi e collegati ai fatti di Capitol Hill di alloggiare nella capitale degli Stati Uniti tramite il Capitol Safety Plan.
«Airbnb condanna fermamente l’attacco della scorsa settimana al Campidoglio degli Stati Uniti e gli sforzi per minare il nostro processo democratico» fa sapere la società , «continueremo a sostenere le nostre politiche comunitarie vietandola ai gruppi di odio e violenza quando veniamo a conoscenza di tali appartenenze».
Airbnb ha chiarito quali sono i criteri tramite i quali si sceglierà chi bandire dall’app.
Si parla di «individui associati con gruppi di odio e persone individuate come coinvolte nei fatti criminali di Capitol Hill». «Quando apprendiamo tramite fonti media o delle forze dell’ordine i nomi degli individui accusati dei crimini violenti avvenuti lo scorso mercoledì a Capitol Hill, ci accertiamo del fatto che queste persone abbiano o meno un account Airbnb», ha riferito l’azienda.
La cancellazione della prenotazione e il conseguente ban avvengono dopo questo primo, fondamentale passo. Uno dei sette step del piano di Airbnb prevede di avvertire tutti gli utenti che, qualora l’app venisse a conoscenza del loro coinvolgimento con i fatti di Capito Hill o del fatto che siano membri di gruppi che incitano all’odio e alla violenza, potrebbero decidere anche di intraprendere un’azione legale.
Airbnb aveva già agito in precedenza in questo modo, nello specifico impedendo ai nazi di prenotare un alloggio dopo gli scontri di Charlottesville (Virginia) dell’11 e 12 agosto 2017.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
ORMAI SI VERGOGNANO PERSINO A FARSI VEDERE IN GIRO
Si erano organizzati in maniera piuttosto preoccupante sulla piattaforma Trump.win: avevano deciso
di darsi appuntamento per la giornata di oggi davanti al quartier generale di Twitter a San Francisco per protestare in maniera vibrante contro il ban imposto dal social network di Jack Dorsey nei confronti del presidente degli Stati Uniti uscente Donald Trump.
Tant’è che la polizia locale aveva predisposto anche delle importanti contromisure: trenta agenti e transenne a barricare l’ingresso nel palazzo di Twitter (dove, tra l’altro, i dipendenti non erano presenti, perchè — a causa del coronavirus — lavorano in smartworking).
Invece era tutto un fuoco di paglia. Alla manifestazione dei pro Trump davanti al quartier generale di Twitter era presente solo una donna, con un cartello sul quale era scritta una frase contro il fondatore della piattaforma, Jack Dorsey. Se il paragone non fosse blasfemo, potremmo definirla il piccolo Potito di San Francisco.
E non è finita qui: presso l’headquarter di Twitter, infatti, erano arrivati anche un paio di contromanifestanti che avevano difeso, al contrario, la posizione del social network nei confronti di Donald Trump. Dunque, la protesta originaria è stata addirittura doppiata dai “dissidenti” rispetto alla protesta stessa.
Un risultato quasi incredibile che certifica, ormai, ciò che ormai sembra una transizione triste e solitaria per l’ex inquilino della Casa Bianca, lasciato solo persino dai suoi fedelissimi. Che — tra blocchi di Twitter e down di Parler — non sembrano avere nemmeno più la violenza del web a disposizione per sfogarsi.
(da Giornalettismo)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
“ALL’ITALIA SERVE UNA DESTRA VERA CHE PARTA DA DOVE LUI L’AVEVA CONDOTTA”
Mario Landolfi-ex ministro di An, oggi editorialista del Secolo d’Italia – si è accomodato sulle colonne del Foglio vergando un corsivo che si intesta una missione spericolata: la riabilitazione a destra di Gianfranco Fini, un tempo padre padrone della destra italiana, l’uomo che la traghettò dal ghetto a una fulgida stagione di governo, passando per un’abiura del fascismo inimmaginabile nel vecchio Msi che un secolo prima lo aveva eletto segretario.
Oggi Fini è l’uomo nero per il popolo della destra: gli si rimprovera lo sgambetto a Berlusconi, la rottura del centrodestra, la nota vicenda della casa di Montecarlo; e giacchè il conto è aperto, ciascuno ci aggiunge le recriminazioni che non ebbe il coraggio di esprimere nel tempo del sole finiano allo zenit. I partiti si sciolgono così, come le grandi famiglie, tra il rimpianto dei fasti e il rinfaccio delle miserie.
Landolfi prova a dire che la destra è stata Gianfranco Fini, e che continuare a rimuoverlo non è un affare neppure per chi lo ha sostituito.
Mario Landolfi era il giovin signore di una destra napoletana che ho molto amato quando ne ero avversario e quando ne sono stato alleato: era la destra dei Rastrelli, Cantalamessa, Mazzone, Pontone, una schiatta di gentiluomini campani eleganti che incarnavano la motivazione di Enzo Bettiza quando spiegava di aver abbandonato il comunismo ‘per il fascino irresistibile di certe stoffe’.
Ecco, Landolfi è l’ultimo di quelli lì, e solo lui poteva parlare di Fini: gratificato come tutti dal leader, non lo seguì nelle acrobazie finali, rimase con Berlusconi, poi si fece da parte spontaneamente quando fu coinvolto in accuse improbabili dalle quale è uscito immacolato.
Oggi parla di Fini senza che nessuno possa sospettare manovre o interessi personali. Dice una cosa così vera che la voglio rilanciare pure io che non c’entro nulla con la storia della destra: ai vecchi camerati Fini farà anche schifo, ma la storia della destra italiana inizia e finisce con lui, col coraggio di portare a Fiuggi una squadra di reduci e farne la classe dirigente di una destra di governo rispettata e oggi anche rimpianta. Il vecchio Msi aveva educato quella classe dirigente al parlamentarismo, Fini la abilitò al governo.
Poi ci sono stati gli errori, e il diluvio universale del centrodestra. Non voglio redistribuire torti e ragioni.
Ma due cose farei osservare: primo, che nessuno è infallibile, e persino De Gasperi sbagliò i conti provando a introdurre il maggioritario nel ’53; secondo, che la lite tra Berlusconi e Fini non fu spontanea, ma intensamente provocata e alimentata dai pretoriani finiani ansiosi di sostituirsi a lui nella gestione del condominio con Silvio.
Storie vecchie. Pensiamo al futuro: all’Italia serve una destra vera, che parta da dove Fini l’aveva condotta e non imbocchi la via al contrario, tornando a carezzare nostalgie e riflessi condizionati elettoralmente remunerativi ma politicamente distruttivi.
Si dirà che questo può avvenire anche senza Fini. Può darsi. Ma intanto il sovranismo spinge la destra italiana assai più indietro non dico di An, ma dello stesso Movimento Sociale che mai si sarebbe infilato nelle strettoie di certe alleanze internazionali.
E se nei giorni della dissoluzione del governo stiamo a riparlare di Fini, diciamolo francamente, è perchè la possibile vittoria dell’attuale centrodestra fa quasi più paura del governo di dilettanti che sta passando la mano.
Gianfranco Rotondi
deputato di Forza Italia e presidente di Rivoluzione Cristiana
(da “Huffingtonpostpost”)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
CENTINAIA DI DENUNCE A SUO CARICO PER AVER ISTIGATO ALLA VIOLENZA
Sarebbe l’ora: l’Ordine degli avvocati dello Stato di New York sta prendendo in considerazione
l’espulsione di Rudy Giuliani, avvocato e consulente del presidente Donald Trump.
L’ordine ha dichiarato che sta esaminando le dichiarazioni di Giuliani dopo che il presidente ha incitato la folla ad attaccare il Campidoglio.
L’ordine ha ricevuto centinaia di denunce contro Giuliani, negli ultimi mesi, sui suoi piani per mettere in discussione la veridicità delle elezioni e la legittimità dei risultati.
“Sulla base di queste denunce e della dichiarazione pronunciata dal signor Giuliani poco prima dell’attacco al Campidoglio, il presidente della Nysba Scott M. Karson ha avviato un’indagine ai sensi dello statuto dell’Associazione per determinare se debba essere rimosso da membro dell’associazione”.
L’espulsione non inciderebbe sulla possibilità che continui ad esercitare la professione. La radiazione nello stato di New York va decisa dal sistema giudiziario.
Giuliani, il sei gennaio aveva arringato la folla sostenendo che l’annullamento dei risultati elettorali se non poteva essere fatto secondo un regolare processo giudiziario, andava fatto “combattendo”. Giuliani, senza alcuna prova, ha sostenuto che l’attacco al Capitol è stato sferrato da gruppi di estrema sinistra.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
NON SERVE IMPEACHMENT, BASTA USARE LA SEZIONE TERZA DEL 14° EMENDAMENTO
Per bandire Donald Trump dai pubblici uffici non serve l’impeachment, basta più semplicemente e velocemente applicare la sezione terza del 14/mo emendamento della costituzione, suggeriscono in un intervento sul Washington Post due autorevoli giuristi americani, Bruce Ackerman e Samuel R. Rosen, docenti di diritto rispettivamente alla Law School di Yale e dell’Indiana University.
La sezione terza del 14/mo emendamento prevede tra l’altro che nessuna persona che abbia prestato giuramento come funzionario esecutivo possa ricoprire alcuna carica civile o militare se si accerta che è stata coinvolta “in insurrezione o ribellione” contro la costituzione.
Secondo i due esperti, basterebbe un voto di maggioranza semplice di entrambe le camere, anzichè i due terzi previsti in Senato per la condanna nel processo di impeachment.
In base al 14/mo emendamento, Trump potrebbe ricandidarsi alla Casa Bianca solo se riuscisse a persuadere il futuro Congresso, “con un voto di due terzi di ciascuna camera, a rimuovere questa disabilità ”.
I due giuristi invitano quindi a seguire questa strada e fare un passo indietro, fermando un impeachment “affrettato” che a loro avviso non potrebbe concludersi entro il 20 gennaio e non potrebbe proseguire dopo che Trump ha lasciato la Casa Bianca: “la costituzione prevede l’impeachment solo come uno strumento per procedere contro un presidente mentre è in carica”, “per proteggere il paese, non per punire il trasgressore”, sottolineano.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
PAYPAL BLOCCA LE RACCOLTE FONDI IN FAVORE DEI CRIMINALI CHE HANNO ASSALTATO CAPITOL HILL.. MOLTE AZIENDE BLOCCANO FINANZIAMENTI A ESPONENTI REPUBBLICANI CHE HANNO TENTATO IL GOLPE
Twitter ha annunciato di aver “sospeso permanentemente” 70.000 account affiliati al movimento pro-
Trump QAnon da venerdì, per impedire loro di utilizzare il social network “per scopi violenti, come per rivolte a Washington la scorsa settimana”.
La piattaforma ha intrapreso un’epurazione iniziata venerdì con il blocco definitivo dell’account del presidente americano, accusato di aver “incoraggiato i suoi sostenitori a interrompere la certificazione della vittoria del democratico Joe Biden da parte del Congresso”.
Anche Facebook in queste ore ha portato a termine un’operazione simile. Il social network ha bloccato tutti i contenuti che contengono lo slogan di Donald Trump “Stop the Steal”, “fermate il furto”, intonato anche dagli assalitori a Capitol Hill lo scorso 6 gennaio. Facebook ricorda di aver già bloccato due mesi fa il gruppo “Stop the Steal” che aveva oltre 300.000 follower e divulgava disinformazione.
La società di Mark Zuckerberg, come Twitter, ha sospeso l’account di Trump dopo le violenze a Capitol Hill.
Pure il colosso dei pagamenti online PayPal si è mosso in una direzione simile: ha bloccato la piattaforma di raccolta fondi GiveSendGo perchè stava mettendo insieme donazioni a beneficio delle proteste di Washington.
Molte aziende, come AT&T, American Express e Dow Inc hanno invece annunciato che intendono tagliare i finanziamenti agli esponenti repubblicani che hanno votato al Congresso per ribaltare la vittoria di Biden.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
GIA’ 15.000 UOMINI DELLA GUARDIA NAZIONALE MOBILITATI A DIFESA DI WASHINGTON… FBI AVVERTE “ESTREMISTI TENTERANO ASSALTI ARMATI”… NUMEROSI AGENTI DI POLIZIA SOTTO INCHIESTA PER COLLUSIONE CON I TERRORISTI SOVRANISTI
L’Fbi lancia un allarme: tutti i Parlamenti dei 50 Stati Usa sono bersagli di altrettanti “attacchi armati” da parte di milizie dell’estrema destra, in un’offensiva che può colpire dal 16 al 20 gennaio.
Un bis dell’assalto al Congresso di Washington, esteso su scala nazionale. Lo riferisce la Cnn che ha diffuso per prima un comunicato ufficiale della polizia federale. L’Fbi considera elevato anche il rischio di un attentato contro Joe Biden, teso a eliminare il presidente-eletto prima ancora che possa assumere i poteri con l’Inauguration Day del 20 gennaio. Lui però assicura: “Non ho paura di giurare all’esterno, siamo stati informati”. Il presidente uscente Donald Trump ha approvato lo stato di emergenza per il giorno in cui passerà il testimone al nuovo leader.
Misure di protezione speciale vengono aggiunte a quelle che già il Secret Service stava rafforzando dopo l’attacco del 6 gennaio attorno alla persona del futuro presidente, della sua vice Kamala Harris, della presidente della Camera Nancy Pelosi. Infine le milizie minacciano una “insurrezione armata nazionale” qualora il vicepresidente Mike Pence invochi il 25esimo emendamento per sostituirsi a Trump negli ultimi giorni del mandato.
L’Fbi ha cominciato ad avere un quadro aggiornato dei piani delle milizie di estrema destra a partire dall’8 gennaio, due giorni dopo l’assalto al Congresso di Washington.
L’offensiva pianificata è ancora più a vasto raggio di quanto si credeva. Le trame delle milizie includono tutte le Capitol Hill d’America, cioè le sedi dei Parlamenti dei singoli Stati, spesso anche sedi di altri palazzi governativi; non si limitano a quegli Stati che hanno certificato la vittoria di Biden.
La difesa di così tanti obiettivi richiederà una mobilitazione eccezionale, senza precedenti. Già oggi è stato deciso di schierare un dispositivo di 15.000 uomini della Guardia Nazionale a difesa della capitale.
Intanto nella stessa Washington si allarga lo scandalo delle collusioni fra polizia e manifestanti. Ora non si tratta più dei numerosi casi di poliziotti in libera uscita, venuti da altri Stati per manifestare a favore di Trump. Gli ultimi casi riguardano agenti in servizio presso la Capitol Police, indagati per atteggiamenti di aperta solidarietà e collusione con i manifestanti.
(da agenzie)
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