Destra di Popolo.net

COVID STRAVOLGE LE CONSULTAZIONI DI MATTARELLA, SARANNO IN STREAMING

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

AL QUIRINALE STAMPA CONTINGENTATA, AMMESSA PER SORTEGGIO

Le consultazioni al Quirinale avranno inizio domani, mercoledì 27 gennaio 2021.
Il calendario delle consultazioni sarà  reso noto attraverso l’Ufficio Stampa. Nel rispetto delle disposizioni vigenti sull’emergenza epidemiologica, le consultazioni si seguiranno in diretta streaming sul canale Youtube della Presidenza della Repubblica e sul sito www.quirinale.it.
Su richiesta dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Associazione della Stampa Parlamentare si è deciso di ammettere un numero ristretto di giornalisti (senza telecamere) per seguire le dichiarazioni dei gruppi parlamentari e per rivolgere loro eventuali domande. In tal senso si è deciso di procedere mediante sorteggio.

(da agenzie)

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CLIMA INFUOCATO AL PIRELLONE, CONSIGLIERE IN GINOCCHIO E PALLOTTOLIERE REGALATO A FONTANA CHE CONTINUA A NEGARE L’EVIDENZA

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

LA PROTESTA DEL CONSIGLIERE USUELLI: “RENDA PUBBLICI I DATI DISAGGREGATI SUJLL’EPIDEMIA, PERCHE’ CONTINUA A NASCONDERLI?”… INTERVIENE LA DIGOS

Toni accesi e caos durante la seduta odierna del Consiglio regionale della Lombardia al Pirellone. C’era da aspettarselo, considerando il duro scontro in atto tra governo e Regione in merito ai dati “rettificati” e al pasticcio sulla zona rossa in cui la Lombardia è finita per errore.
Mentre il governatore Attilio Fontana, durante il suo intervento, ha continuato a mantenere la propria linea imputando a Roma l’errore che ha tenuto la Lombardia nella fascia di rischio più alta, dai banchi dell’opposizione la protesta nei confronti della giunta ha assunto toni a tratti anche teatrali.
Il momento clou si è verificato quando il consigliere regionale di +Europa Michele Usuelli si è inginocchiato al centro dell’aula per chiedere che vengano resi pubblici tutti i dati sull’epidemia in Lombardia in forma disaggregata, mentre gli altri consiglieri d’opposizione esponevano cartelli con le scritte “Verità  per la Lombardia”, “Basta bugie” e “Ora basta”, che era anche lo slogan di una manifestazione che si è tenuta ieri sera sotto Palazzo Lombardia.
Il consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati, in segno di protesta, ha consegnato al presidente Fontana un pallottoliere “per evitare che ci mandi ancora in zona rossa per sbaglio”, come ha spiegato.
Per sedare le proteste e cercare di riportare la calma è dovuto intervenire il presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi, che ha sospeso la seduta e ha prima censurato e poi espulso il consigliere Usuelli.
Il capogruppo di + Europa non ha però abbandonato l’aula, rimanendo in ginocchio per circa un quarto d’ora fino all’intervento della Digos: “Mi sono messo in ginocchio, i responsabili della sicurezza si sono avvicinati, ho comunicato che mi sarei alzato immediatamente se il presidente Fontana e la vice presidente Moratti mi avessero detto che avrebbero pubblicato questi dati e mi è stato riferito che Fontana avrebbe detto ‘per me può restare anche in ginocchio'”, ha poi spiegato Usuelli ai cronisti presenti al Pirellone.
“Così ho fatto finchè è arrivata la Digos e a loro gentile richiesta sono uscito”. Usuelli ha poi aggiunto che nessun esponente della giunta gli si è avvicinato: “Mi si sono avvicinati i consiglieri della Lega a darmi monetine, tra l’altro quella di più valore era da 20 centesimi”.
La protesta del consigliere Usuelli era stata anticipata da lui stesso sui social: “Questa la mia interrogazione in aula il 4 giugno 2020 — aveva scritto pubblicando il testo — chiedevo a Fontana come si giustificavano le anomalie indicate per i casi di insorgenza primo sintomo. Dati necessari a calcolare Rt. E proponevo: mettete a disposizione della comunità  scientifica il vostro intero database con i dati disaggregati. Oggi glielo chiederò in ginocchio”. E così ha fatto.

(da Fanpage)

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IL GRANDE GESTO DI KOULIBALY: REGALA GIACCONI DEL NAPOLI PER STRADA AI CONNAZIONALI

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

IL CAMPIONE AZZURRO, SIMBOLO DELLA LOTTA AL RAZZISMO, NON E’ NUOVO A GRANDI GESTI DI SOLIDARIETA’

Sono le ore 13.30 circa ad Agnano (Napoli). Da una fuoriserie scende Kalidou Kolulibaly, senegalese di nascita e passaporto ma napoletano d’adozione, fuoriclasse della difesa del Napoli da sette stagioni e, tra le altre cose, simbolo suo malgrado della lotta contro il razzismo.
Si avvicina a cinque o sei connazionali che sostano davanti ai semafori e tira fuori dalla portiere dei giacconi del proprio club e li distribusce ad ognuno di loro per proteggerli dal freddo.
Un gesto semplice, spontaneo, lontanissimo da microfoni e telecamere. E nessuno avrebbe mai saputo nulla se non fosse stato per un tifoso, Paolo Leccia, che, proprio in quel momento passava di lì e si è avvicinato al campione senegalese per salutarlo.
Quando l’uomo ha capito quello che Koulibaly stava facendo, ha tirato fuori lo smartphone e ha fotografato la scena, pubblicando sui social un gesto che, nel giro di poche ore, è diventato virale e che sarebbe rimasto nel più completo anonimato se non fosse stato per quella coincidenza casuale. La dimostrazione di come si possa essere campioni anche, e soprattutto, restando in silenzio.
KK, o K2, come è stato ribattezzato a Napoli per via delle sue iniziali, non è nuovo a gesti di solidarietà  e a slanci di generosità .
Come quando, l’anno scorso, regalò 500 euro a un senzatetto in un centro commerciale, mentre non si contano le maglie donate in beneficenza e le donazioni spontanee verso chi è stato meno fortunato, con un occhio particolare ai tanti connazionali che vivono a Napoli. Due anni fa, nel dicembre del 2018, durante un Inter-Napoli, Koulibaly con un gesto eclatante e pieno di rabbia aveva abbandonato il campo in seguito ai vergognosi e continui fischi e ululati razzisti da parte dei cosiddetti “tifosi” nerazzurri, diventando un’icona mondiale della lotta al razzismo negli stadi.
A chi gli chiedeva se, dopo quell’episodio, se ne sarebbe andato dall’Italia, KK aveva risposto senza esitazioni: “Non ci penso neanche, se ne vadano i razzisti”.

(da NextQuotidiano”)

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CONTE HA RASSEGNATO LE DIMISSIONI, LA REGIA PASSA A MATTARELLA, NASCE IL GRUPPO RESPONSABILI AL SENATO, PER ORA SONO DIECI

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

PD, M5S E LEU PUNTANO SUL REINCARICO A CONTE… “GRAZIE A OGNI SINGOLO MINISTRO”

È ufficiale: Giuseppe Conte ha rassegnato le dimissioni. Trenta minuti al Colle per comunicare al capo dello Stato la decisione di lasciare il governo.
Prima, alle 9, l’ultimo Consiglio dei ministri dell’esecutivo giallorosso. “Ringrazio ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme”, ha detto il premier alla sua ormai ex squadra di governo. “Sostegno e compattezza”, hanno risposto i capi delegazione delle forze di maggioranza, Alfonso Bonafede (M5S), Dario Franceschini (Pd) e Roberto Speranza (Leu). Poi un lungo applauso ha chiuso il Consiglio dei ministri.
A mezzogiorno la seconda tappa della giornata di Conte: puntuale è salito al Colle   aprendo così una delicata crisi di governo. Da questo momento in poi, tutti gli scenari che dovrà  valutare il capo dello Stato sono possibili.
Prima però Sergio Mattarella avvierà  consultazioni lampo con tutte le forze politiche, dal reincarico al premier uscente per un “ter”, come sperano Pd, M5s e Leu, fino alla soluzione estrema dello scioglimento delle Camere.
Su Renzi, solo un breve commento della vicepresidente del Pd, Deborah Serracchiani: “Nessuno può mettere veti a nessuno e in politica mai dire mai”.
Intanto, l’avvocato deve trovare una soluzione in tempi rapidi. Conte spenderà  le prossime 48 ore nel tentativo di sopravvivere anche a questa crisi. Sa di avere soltanto due giorni per favorire la nascita di un gruppo di “costruttori” e ottenere l’incarico a formare un esecutivo di “salvezza nazionale”. Sostiene di aver parlato personalmente con dodici responsabili. Ma è consapevole anche che finora nessuno si è manifestato alla luce del sole. Se non dovessero farlo prima di mercoledì pomeriggio, l’impresa diventerà  quasi impossibile.
L’avvocato giocherà  al buio la sua partita più rischiosa. Lo scenario che si apre porterebbe, almeno nelle intenzioni dei giallorossi, a un Conte ter, sostenuto da una maggioranza parlamentare più ampia. Il Movimento 5 stelle ‘blindà  il premier. Anche il Pd fa quadrato attorno a lui, stessa cosa Leu. Matteo Renzi al momento tace: ed è in programma per questa sera una riunione dei gruppi parlamentari
Nasce nuovo gruppo dei Responsabili in Senato
Si sta per costituire un nuovo gruppo parlamentare al Senato. Si tratta dell’ormai famosa componente dei Responsabili. Sarà  composto da dieci senatori e utilizzerà  il simbolo del Maie, la lista degli eletti all’estero. Tra gli aderenti al momento ci sono: l’ex M5S Maurizio Buccarella, Adriano Cario (Maie), Saverio De Bonis (Maie), l’ex M5S Luigi Di Marzio, Ricardo Merlo (Maie) gli ex Fi Sandra Lonardo, Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin. In trattativa l’ex Grillino Alfonso Ciampolillo. Il capogruppo dovrebbe essere Causin. Allo stato si tratta di senatori che hanno già  votato la fiducia la settimana scorsa. E quindi non aggiungono numeri alla maggioranza. La costituzione sta avvenendo per consentire al nuovo gruppo di partecipare domani alle consultazioni.

(da agenzie)

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TRADITORE, NON PATRIOTA: SALVINI SI INDIGNA PER L’ITALIA SENZA BANDIERA ALLE OLIMPIADI MA LA RIFORMA DEL CONI L’HA FATTA LA LEGA

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

LA TRATTATIVA ERA STATA GESTITA DAL BRACCIO DESTRO GIORGETTI CON IL FINE DI FAR SOTTRARRE AL CONI LA GESTIONE DEI FONDI ECONOMICI

Qualcuno dovrebbe dirglielo. Eppure, a volte, i trending topic prevalgono nettamente sul buonsenso.
Matteo Salvini e le Olimpiadi rappresentano i due principali hashtag su Twitter, accanto alle dimissioni di Giuseppe Conte.
Tuttavia, sin da ieri sera, il leader della Lega ha provato a posizionarsi (e a posizionare il proprio elettorato) sulla questione della mancata esposizione della bandiera dell’Italia (e dell’inno nazionale che dovrebbe accompagnare gli atleti trionfatori) ai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo, come punizione che sembra ormai decisa dal CIO per la riforma della governance del comitato olimpico nazionale.
Una riforma che mette a rischio anche l’organizzazione dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026.
Matteo Salvini ha attaccato il governo (o quel che ne resta, vista la giornata di oggi): «L’Italia che ospiterà  le Olimpiadi invernali del 2026, non può non veder sventolare la sua Bandiera ai prossimi Giochi Olimpici! Evviva lo Sport libero e pulito!».
Matteo Salvini dimentica (volontariamente) di spiegare nel suo tweet perchè l’Italia rischia di andare ai Giochi Olimpici in Giappone senza la sua bandiera.
Grazie al governo giallo-verde (il braccio destro di Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, era sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport) Coni Servizi non esiste più, dopo l’approvazione della legge di bilancio 2018.
Era stata creata la società  ‘Sport e Salute’ che, praticamente, sottrae autonomia sia decisionale, sia economica al Coni.
Un elemento in violazione con la carta olimpica internazionale, che prevede questa autonomia — soprattutto per quanto riguarda gli sport diffusi sul territorio — all’articolo 27. In caso di violazione di questo aspetto della carta, è prevista la sospensione del comitato nazionale. E, quindi, la partecipazione degli atleti alle olimpiadi senza bandiera.
Dunque, torniamo al tweet di Matteo Salvini con la bandiera tricolore. Tutto sembra essere partito proprio da una decisione del governo giallo-verde, tra l’altro diventata legge dello stato qualche settimana prima della caduta del Conte-uno.
Successivamente, è vero, il governo giallo-rosso ha soltanto promesso un ritocco di questa riforma dello sport, senza mai riuscire (anche a causa dei veti del Movimento 5 Stelle) a intervenire in maniera organica.
Bisogna tuttavia prendere in considerazione che il 2020, ovvero l’anno in cui questa modifica doveva essere effettuata, è stato l’anno della pandemia globale, dove la priorità  era salvare il Paese dall’emergenza coronavirus. Insomma, qualche attenuante c’è, ma la responsabilità  è di tutti.
Compreso della Lega di Matteo Salvini che, ora, vorrebbe provare a trasformare in consenso anche quest’onta per lo sport nazionale.
Tra le altre cose, nel consiglio dei ministri di oggi — quello che ha certificato le dimissioni di Giuseppe Conte — è stato approvato un decreto-lampo basato sulle proposte di autonomia per il Coni che erano state avanzate dal ministro Spadafora negli ultimi mesi di governo.
Un tentativo in più per poter salvare la bandiera dell’Italia alle olimpiadi, nonostante le parole di Salvini sui “Signor No”. Non è detto, comunque, che basterà .

(da agenzie)

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PRIMA DELLE DIMISSIONI IL GOVERNO SALVA IL TRICOLORE ALLE OLIMPIADI: EMANATO IL DECRETO PER L’AUTONOMIA DEL CONI

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

ERA STATA LA LEGA, QUANDO GOVERNAVA CON IL M5S, A VOLER METTERE LE MANI SULLO SPORT VIOLANDO LE REGOLE OLIMPICHE… APPENA IN TEMPO PER EVITARE CHE L’ITALIA RISCHIASSE DI PARTECIPARE SENZA BANDIERA E INNO

Ore 9, ultimo Consiglio dei ministri del Governo Conte bis. Non c’era più un Governo da salvare, quindi, nella riunione dei ministri, ma un Tricolore da salvare.
Perchè il conto alla rovescia si fa sempre più angosciante e mercoledì 27 gennaio è il giorno della riunione dell’Esecutivo del Comitato olimpico internazionale (Cio) che dovrà  pronunciarsi sull’accusa all’Italia di mancato rispetto della carta olimpica per quanto riguarda l’autonomia del Coni.
L’Italia rischiava la partecipazione ai Giochi di Tokyo senza Tricolore e senza Inno di Mameli. Per questo, malgrado non fosse all’ordine del giorno, il Cdm ha approvato il ‘decreto Cio’ per l’autonomia del Coni, per evitare quella che altrimenti si prefigurava come una ‘figuraccia’ mondiale.
“Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto contenente le norme che sanciscono l’autonomia del Comitato olimpico nazionale italiano. Ora l’ultima parola spetta al Parlamento in sede di conversione” comunica il ministro delle Politiche giovanili e dello Sport Vincenzo Spadafora. “Per la lunga e gloriosa storia sportiva e democratica del nostro Paese era improbabile che l’Italia venisse così duramente sanzionata già  domani – aggiunge – ma la decisione di oggi fuga ogni dubbio e risolve il problema dell’indipendenza del Coni lasciato aperto dalla riforma del 2019″.
(da agenzie)

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UNA NUOVA MAIL INCHIODA FONTANA: GIA’ IL 7 GENNAIO L’ISTITUTO SUPERIORE DELLA SANITA’ AVVERTIVA L’ASSESSORATO DELLA REGIONE LOMBARDIA SULLE ANOMALIE DEI DATI CHE TRASMETTEVA

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

PER DODICI GIORNI LA REGIONE LOMBARDIA NON HA PROVVEDUTO CAUSANDO LA MESSA IN “ZONA ROSSA” DI INTERE CATEGORIE PRODUTTIVE

L’Istituto superiore di sanità  aveva avvertito già  il 7 gennaio la Regione Lombardia che qualcosa non andava nei suo dati sui sintomatici.
Un’altra delle accuse del governatore Attilio Fontana, quella che sarebbe stata la sua Regione ad accorgersi degli errori che hanno portato alla modifica dell’Rt, casca leggendo lo scambio avvenuto una settimana prima che la Lombardia finisse in zona rossa.
È stata la Cabina di regia del 15 di gennaio a sancire l’ingresso nell’area con più restrizioni, poi ufficializzato dall’Ordinanza del ministro alla Salute Roberto Speranza a partire dal 17. Allora l’Rt era 1,4 e nessuno aveva formalmente protestato con i tecnici di Istituto superiore di sanità  e ministero per quel dato. Solo la settimana successiva, cioè nel monitoraggio del 22, la Regione ha presentato una richiesta di rettifica.
Scrive il 7 gennaio il tecnico dell’Istituto al collega dell’assessorato al welfare lombardo. “Ti ricordo il problema dei vostri dati con data inizio sintomi e mai uno stato clinica a conferma di questo. Dobbiamo cercare di lavorare per risolvere questo problema vista la forza differenza tra Lombardia e le altre regioni al riguardo”.
Da Roma quindi si erano accorti che qualcosa non andava nei dati utilizzati per calcolare l’Rt, basato appunto sui casi sintomatici.
Evidentemente si inseriva solo l’inizio dei sintomi ma non c’erano poi informazioni sullo stato di salute di quelle persone e soprattutto non si comunicava in quante di esse con il passare dei giorni fossero poi guarite. In quel modo la voce conteneva un numero di sintomatici più alto di quello effettivo.
Tra l’altro, dal testo si comprende che non è la prima volta che questa segnalazione arriva in Lombardia. Fontana, e anche gli altri governatori leghisti, criticano adesso l’algoritmo sul quale si base il monitoraggio ma a quanto pare l’errore qui sta nel flusso di dati che vengono usati per alimentarlo. Quelli lombardi non sono completi.
Nella stessa mail si parla anche di un problema sul dato delle comorbilità , cioè delle malattie concomitanti dei deceduti per Covid.
Alla fine il funzionario dell’Istituto dice che se necessario è disposto a far inviare una lettera formale del suo presidente Silvio Brusaferro o del capo della Prevenzione del ministero Gianni Rezza alla Regione (scherza anche sulla possibilità  di raccogliere altre firme pesanti, come quella del Papa, a dimostrazione di come il rapporto tra i tecnici sia consuetudinario e amichevole ma anche di quanto sia urgente cambiare le cose).
La risposta del funzionario regionale è che le pratiche sugli asintomatici non sono state caricate ma che lui ha chiesto di inserirle nel database usato per il monitoraggio. Evidentemente però i dati non sono entrati, visto cosa è successo il 15.
Per una settimana non ci sono correzioni ai dati e il 19 gennaio il direttore del dipartimento al welfare della Lombardia, Marco Trivelli, a seguito delle polemiche di livello politico sulla zona rossa, chiede a Rezza e Brusaferro la modifica dell’Rt in base ai nuovi calcoli. Infine, il 22 gennaio, 5 minuti prima della Cabina di regia, scrive: “Gentilissimi, tenuto conto della integrazione nel flusso dati trasmesso mercoledì 20 us rispetto al flusso trasmesso mercoledì 13 us, effettuata a seguito del confronto tecnico tra ISS e DG Welfare e relativa alla riqualificazione del campo stato clinico da “assenza di informazioni in merito alla presenza di sintomi” in stato “asintomatico” nei casi con data inizio sintomi, si chiede la rivalutazione dell’indice Rt sintomi per la settimana n.35 ora per allora”. E così con il monitoraggio numero 36 si cambia il valore dell’Rt anche di quello precedente.
La mail del 7 e quelle successive rivelano come siano effettivamente le Regioni ad inserire i dati sui quali poi prende le decisioni la Cabina di monitoraggio. Inoltre le comunicazioni fanno capire come prima del 15 si sapesse che c’erano problemi (evidentemente ancora precedenti, come si evince dal testo) ma che di fatto nel monitoraggio di quel giorno non sono stati segnalati dalla Lombardia.
L’Istituto superiore di sanità , infine, sembra aver fatto tutto il possibile per mettere in guardia la Regione, oltre ad essere poi disponibile a rivedere l’Rt del 15 la settimana dopo, cioè nel monitoraggio del 22. Ma a quel punto i lombardi avevano già  fatto sette giorni in zona rossa.

(da agenzie)

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MANDATA A PROCESSO PER AVER CRITICATO FOTO NAZISTE SUL PROFILO DELL’ADDETTA STAMPA DEL COMUNE: IL GIUDICE LA ASSOLVE

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

ERA STATA QUERELATA PER DIFFAMAZIONE

Foto naziste sul profilo Facebook dell’addetta stampa del comune di Belgirate, due per la precisione: nella prima il cancello del campo di concentramento di Buchenwald, e la scritta: “A ciascuno quello che si merita”; nella seconda una maestra che con i suoi bambini festeggia Adolf Hitler: “Per il compleanno del nostro Fuhrer”.
Due foto pubbliche sul profilo Facebook della giornalista Veronica Galluzzo, che aveva da poco vinto un bando per curare la comunicazione del piccolo paese piemontese.
Siamo nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, giugno 2018. E la giunta comunale dell’allora sindaco Valter Leto decide di mettere a bando un posto per addetto alla comunicazione: 5.500 euro per sei mesi. Si presentano in tre, e vince il posto proprio Veronica Galluzzo, giornalista 30enne locale.
“Io allora sono andata a vedere di chi si trattasse — dice a Nextquotidiano Flavia Filippi, all’epoca consigliera comunale, già  sindaco della città  e presidente dell’Anpi del Vergante Flavia Filippi — e sono rimasta ghiacciata”. Foto profilo della donna: uno dei campi di sterminio nazisti. “Ho subito denunciato pubblicamente la vicenda, non riportando il nome della giornalista, ma solamente scrivendo quanto avvenuto. Perchè non è pensabile che una persona con un incarico pubblico, pagata dai cittadini, possa pubblicare certe cose”.
Una denuncia sacrosanta, condivisa fin da subito anche da alcuni membri del Partito democratico, come Emanuele Fiano e Enrico Borghi, che poco dopo presenterà  un’interrogazione parlamentare all’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Di tutta risposta, però, a lei arriva una diffida della giornalista veronica Galluzzo. Che, spinta a lasciare l’incarico dalla giunta di allora, querela Flavia Filippi per diffamazione aggravata.
Ma non solo: perchè — tra lo stupore dei più — l’ex sindaca della città  viene rinviata a giudizio dalla procura di Verbania. La giornalista infatti avrebbe poi accusato Flavia Filippi di averle procurato danni professionali, come la perdita della collaborazione col Comune e con il quotidiano La Stampa, all’epoca diretto da Maurizio Molinari.
Veronica Galluzzo quindi, davanti al giudice Annalisa Palomba, si sarebbe giustificata dicendo che si trattava di “foto storiche”. Sempre in Aula però, oggi, Flavia Filippi: “Non volevo attaccare la giornalista, di cui infatti non ho neanche fatto il nome, ma l’amministrazione, che aveva fatto quella scelta grave. E consideri — dice ancora a Nextquotidiano — che il comune di Belgirate ha due medaglie d’oro per la Resistenza”. Difesa che è valsa l’assoluzione, perchè, fa sapere il giudice, il fatto non sussiste. “Oggi sono contenta”, conclude Flavia Filippi.

(da “NextQuotidiano”)

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UN CONTE TER NON E’ SCONTATO, NON E’ UNA CRISI “PILOTATA”

Gennaio 25th, 2021 Riccardo Fucile

NELLE CONSULTAZIONI DETERMINANTI QUATTRO ATTORI: CHI SARANNO I “RESPONSABILI”, RENZI, LE MOSSE DI BERLUSCONI E IL M5S

Dunque Conte si dimette, anzi è costretto a dimettersi, cedendo al pressing di quanti, tra Pd e Cinque stelle, suggeriscono di “non cadere in Aula” perchè logica vuole che se uno cade in Aula, poi difficilmente può giocarsi il “reincarico” per la formazione di un nuovo governo.
E da domani inizia un altro film: dimissioni, consultazioni, percorso che porterà  alla formazione di un altro governo.
Quella che si apre con le dimissioni di Conte non è una “crisi pilotata”, di una maggioranza che è tale, dove una forza politica chiede una “svolta”, un “cambio di passo”, un “nuovo programma” (chiamatelo come volete”) e un nuovo assetto. E lì arriva.
È una crisi in cui i “piloti” hanno già  deragliato, e una maggioranza che tale non è cerca di consolidarsi proprio nella crisi.
L’idea con cui si entra alle consultazioni è quella di arrivare a un “Conte ter”: Conte si dimette, Pd, Cinque Stelle, Leu indicano il suo nome per un nuovo governo, il premier uscente ottiene un reincarico e nel frattempo si appalesa un gruppo di responsabili disponibile a sostenerlo, il che dovrebbe portare alla nascita di un nuovo governo, magari anche con Renzi, ma non più in una posizione determinate.
Queste le intenzioni.
Il problema però è che tra le dimissioni e l’eventuale reincarico ci sono di mezzo le consultazioni e cioè un quadro nuovo in cui in cui agiscono più attori.
Il primo attore è proprio il gruppo che dovrebbe nascere, di cui va innanzitutto verificata la consistenza numerica e la compatibilità  politica con l’appello alla nazione che Conte farà  nel tentativo di allargare il suo sostegno parlamentare.
La formula che userà  è “governo di salvezza nazionale”, per favorire l’avvicinamento di quei pezzi di centrodestra, dall’Udc al gruppo Cambiamo di Giovanni Toti, il che non è un dettaglio in termini politici, perchè ha come conseguenza una revisione di politiche e di assetti.
Ad esempio, in un governo del genere, può rimanere al suo posto il ministro Bonafede? Purtroppo la relazione sulla giustizia non è come Autostrade o gli altri dossier di cui si è celebrata l’arte del rinvio. Prima o poi dovrà  andare in Aula.
E dunque la crisi si gioca anche su un terreno delicato e dirompente come la prescrizione, proprio quello su cui era iniziata un anno fa prima dell’emergenza, quando il governo era sul punto di cadere.
Il secondo attore è Renzi, che un Conte ter lo aveva proposto subito dopo le elezioni americane, come percorso condiviso, ma che evidentemente adesso giocherà  a formare un altro governo senza Conte, consapevole che, nel nuovo quadro, saltato il tappo anche nei partiti nei prossimi giorni si svilupperanno dinamiche nuove perchè nei Cinque stelle non tutti sono disposti ad appiccarsi a Conte e nemmeno nel Pd. L’apertura formale della crisi sposta cioè la discussione da “Conte o morte” a “Conte ter o nuovo governo”.
Il terzo attore è Berlusconi, la cui dichiarazione odierna sull’“unità  nazionale” come alternativa alle urne manifesta una novità  politica e una differenziazione all’interno del centrodestra sovranista col suo “al voto, al voto”. Non è questione di poco conto perchè proprio il vecchio Silvio, fautore di un approccio non convenzionale ai limiti dell’antipolitica è colui che dà  una risposta più di sistema, senza farsi risucchiare nè nel gorgo governista (la famosa maggioranza Ursula con Conte) nè nel gorgo populista, neanche dopo le lusinghe di una sua candidatura al Quirinale da parte di Salvini, in cambio del sostegno al voto.
Il quarto attore sono i Cinque stelle, che al primo giro certamente chiederanno il reincarico a Conte, ma già  hanno fatto capire che il sostegno dura fin quando l’alternativa non è con la propria sopravvivenza che le urne metterebbero a rischio. I sospetti all’interno del Pd attorno a un accordo tra Renzi e Di Maio per un governo guidato da quest’ultimo sono indicativi proprio delle preoccupazioni sulla loro tenuta, qualora dovesse franare il tentativo di una maggioranza chiara attorno a un Conte ter.
Tutto questo pone un problema più di fondo, destinato a manifestarsi alle consultazioni. Se cioè siamo di fronte a una crisi politica di una legislatura difficile o se si manifesteranno tutti i segni di una più complicata crisi di sistema, dalla quale si esce solo con una risposta di sistema.

(da “Huffingtonpost”)

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