Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
PER RECLUTARE UNA CIURMA DEL GENERE BASTAVA CIRINO POMICINO… M5S GABBATO DA GRILLO, VINCE IL PARTITO TRASVERSALE DELLE TRIVELLE E DEL CEMENTO
Mentre il Premier Incaricato, Sempre Sia Lodato, leggeva la lista del Governo dei Migliori con i Ministri di Alto Profilo, il primo pensiero andava a Cirino Pomicino: per reclutare una ciurma del genere, bastava e avanzava lui, senza scomodare Draghi.
Il secondo pensiero era per i poveri 5Stelle e soprattutto per i loro elettori, gabbati da Grillo gabbato da Draghi, passati da partito di maggioranza relativa a partito e basta, con tanti ministri (peraltro inutili come gli Esteri o minori come gli altri) quanti il Pd (che ha metà dei loro seggi e 3 dicasteri più un tecnico d’area) e uno in più della Lega (metà dei loro seggi) e di FI (un quarto).
Notevole anche l’ideona di inventare il super-ministero della Transizione Ecologica, già diventato mini perchè gli manca il Mise, e regalarlo al renzian-leopoldiano Cingolani.
Il terzo pensiero era per Previti e Dell’Utri: perchè escluderli?
Il quarto era per i cercatori d’“anima”, i cacciatori di “visione”, i ghostbuster di “identità della sinistra”, i gemmologi di “purezza progressista”, gli spingitori di “competenza” e dunque di “discontinuità ”, i guardiacaccia anti-“trasformisti”.
Ora i nuovi dioscuri Sergio e Mario li hanno accontentati tutti in un colpo solo, con un governo dotato contemporaneamente di anima, identità , sinistra, ecologismo, competenza, discontinuità e anti-trasformismo. Il Governo dei Migliori, appunto.
All’“anima”, “identità ” e “purezza” di sinistra ci pensa il governo Berlusconi-4, momentaneamente parcheggiato presso il Draghi-1 nelle persone di Gelmini, Brunetta, Carfagna, Giorgetti e Stefani.
All’ecologismo badano Giorgetti, le truppe forziste e altri santi patroni del partito del cemento, del bitume, delle trivelle e del Tav.
Per la competenza, a parte tre o quattro tecnici (c’è un trust di cervelli mica da ridere: dalla Gelmini e i suoi neutrini nel tunnel Gran Sasso-Ginevra; a Brunetta, grande esperto di tornelli e diplomazia; a Orlando (quello che “mai con la Lega”), che può passare dalla Giustizia al Lavoro al nulla con la stessa enciclopedica impreparazione.
Alla discontinuità provvedono Franceschini (al suo quarto governo), Brunetta, Gelmini, Carfagna, Giorgetti e Di Maio (terzo), Bonetti, Stefani, Garavaglia, Giovannini, Orlando, Guerini, D’Incà , Dadone, Patuanelli, Lamorgese, Speranza (secondo). Otto ministri del Conte-2: ma quindi era vero che erano i “migliori del mondo”?
All’anti-trasformismo, c’è solo l’imbarazzo della scelta: lo rappresentano praticamente tutti.
Manca solo Giuseppe Conte che, pur nella momentanea disgrazia, è il solito fortunello: non essendo nè un migliore nè un competente, lui non c’è. Che culo
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
DAL GOVERNO “DI ALTO PROFILO” A UNA CIOFECA INFARCITA DI POLTRONARI CRONICI
Gli hanno slinguazzato i piedi con tale foga che sul più bello Draghi ha fatto clamorosamente cilecca.
Ansia da prestazione, doveva dar vita al governo “d’alto profilo” ed ha sfornato una ciofeca infarcita di poltronari cronici.
Col Movimento che come al solito se lo prende in quel posto più di tutti. Draghi si è tenuto giusto qualche amichetto tecnico nei posti chiave per fare il compitino del Recovery e tenere i conti in ordine, per il resto più che un governo sembrano gli invitati ai funerali del cambiamento che gli italiani han chiesto a gran voce il 4 marzo.
Un pacco clamoroso. Sia per i cittadini ma anche per i partiti che ci sono cascati.
A partire dal Movimento. Salta Bonefede e l’Azzolina come voleva Renzi, Di Maio rimane ancora inchiodato su una poltrona anche se defilata, per il resto briciole.
Quanto al ministero per la transizione di chissà cosa si è confermata una supercazzola prematurata. Roba da tornare in fretta e furia su Rousseau per chiedere agli iscritti di rimangiarsi la cazzata fatta e restare all’opposizione in modo da salvare il salvabile.
Agli incazzati del no, ora si aggiungano i delusi del sì. Una bolgia.
Praticamente il Movimento si appresta a regalare la propria forza parlamentare ai suoi nemici Come dei partecipanti alle proprie esequie. Un pacco clamoroso.
Sia per il Movimento ma anche per gli altri partiti che ci sono cascati. Salvini ha tuonato per un anno intero contro Conte per come ha gestito la pandemia e si ritrova al governo col ministro Speranza. E non solo.
Salvini ha tuonato un anno intero contro Conte perchè ha riaperto le braccia all’invasione e si ritrova al governo con la Lamorgese. Davvero un pacco incredibile per lo statista padano. Non gli resta che fare lo sciacallo di se stesso e prenotare un lettino al Papeete in modo da far saltare tutto prima che la Meloni gli porti via anche le mutande.
Quanto al Pd si conferma imbattibile quando si tratta di piazzare le onorevoli terga da qualche parte. Al governo entra la solita manciata d’inossidabili poltronosauri, spetterà a loro “salvare il paese” ma anche la faccia del partito.
Il Pd ha inciuciato con tutti, gli mancavano solo i temutissimi populisti e sovranisti e finalmente arricchiscono il loro palmares. Ritireranno fuori la manfrina del fronte progressista e di qualche santa alleanza alla prossima poltronata, se gli converrà .
Quanto ai renziani e alle altre truppe voltafacciste rimangono a bocca quasi asciutta. Non male per i grandi vincitori della crisi. Data la numerosità dell’ammucchiata ora contano come il due di picche quando briscola è bastoni.
Forza Italia invece ha vinto per davvero. Ritornano Brunetta e la Gelmini. Finalmente i politici competenti e d’alto profilo per cui Forza Italia si è sempre battuta. Una bella occasione per rifarsi una verginità e continuare a sognare Silvio al Quirinale. Che pacco. Più che un governo gli invitati ai funerali del cambiamento che gli italiani han chiesto a gran voce il 4 marzo. Davvero clamoroso. Sia per i cittadini ma anche per i partiti che ci sono cascati. A partire dal Movimento. Basterebbe che ascoltassero la bolgia dei loro elettori incazzati invece che reggenti e big che li hanno fatti deragliare. Ma non tutto il male vien per nuocere. A furia di slinguazzamenti, Draghi è finito vittima dell’ansia da prestazione e ha fatto cilecca. Non poteva iniziare meglio. Questa ciofeca infarcita di poltronari cronici inizierà a litigare nel giro di qualche settimana. E non appena Draghi avrà completato il compitino del Recovery e saremo sufficientemente vaccinati, si tornerà al voto. A quel punto saranno i cittadini a celebrare i funerali, già , quelli della vecchia politica.
(da Infosannio)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
PRIMA DI FAR TRASLOCARE DRAGHI AL QUIRINALE, I POTERI FORTI AVRANNO UN ANNO DI TEMPO PER ARRAFFARE I 209 MILIARDI DEL RECOVERY
Finite le giravolte dei partiti (mai con questo, mai con quello, per poi finire quasi tutti insieme appassionatamente) ieri è toccato a Mario Draghi il turno delle piroette.
Proprio lui che aveva mandato a casa Brunetta, Carfagna e Gelmini con tutto l’ultimo governo Berlusconi, co-firmando con l’ex presidente della Banca centrale europea, Trichet, la letterina che mandò a casa il Cavaliere, ieri ha richiamato gli alfieri di quella stessa stagione, inserendoli in una squadra da perfetto manuale Cencelli: un po’ per uno non fa male a nessuno.
Così l’Esecutivo dei “migliori” è una lottizzazione da far morire d’invidia la Prima Repubblica, con molte conferme (ma quelli di prima non erano tutti incompetenti?) e l’aggiunta di qualche tecnico a cui auguriamo ogni bene, visti i volponi con cui se la dovranno vedere.
Per i Cinque Stelle, più di ogni altra forza politica, rimbomba giustamente la domanda se valeva la pena di mettersi in questo fritto misto, dove chi ha affrontato le tempeste maggiori — Bonafede, Azzolina e Catalfo — devono cedere il posto a signori che sanno di cinema già visto, se non addirittura di restaurazione.
Ma se Grillo non avesse chiesto agli attivisti di sporcarsi le mani sulla piattaforma Rousseau, ben sapendo che sostenere Draghi avrebbe fatto fuggire tanti sostenitori del Movimento sin dalla prima ora, a partire da Alessandro Di Battista, oggi avremmo un governo con quattro posti in più per la nipote di Mubarak, Renzi o la Bellanova, Salvini o qualche altra manina del Mef o di Bankitalia.
Da adesso quindi non resta altro da fare che controllare ogni azione di questa terribile ammucchiata, tappandosi il naso con una mano e accendendo un cero con l’altra
Di tempo non ce n’è molto, perchè c’è da giurare che alle elezioni del Capo dello Stato, tra un anno, Draghi sarà fatto traslocare al Quirinale, aprendo così la strada alle elezioni. Ma per chi è abituato a dilapidare le casse pubbliche e ad arraffare questi mesi possono più che bastare.
(da lanotizia)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
DA CARTABIA A GIORGETTI, DA GIOVANNINI A BRUNETTA, DA GELMINI A CARFAGNA: SONO MOLTI AD AVER FREQUENTATO GLI AMBIENTI DI CL
Mario Draghi è il nuovo presidente del consiglio tra i gruppi che sosterranno la nuova maggioranza e
alcuni nomi tecnici.
Tra questi, c’è quello di Marta Cartabia, prima donna ad aver ricoperto la presidenza della Corte Costituzionale, a cui sarà affidato il Ministero della Giustizia. Stimata giurista accademica, ordinaria di diritto costituzionale, Cartabia è nota anche per una certa vicinanza al mondo di Comunione e Liberazione.
Pare proprio questa l’antica novità del governo Draghi: la presenza, sottesa ma costante, di temi e persone vicine al movimento fondato da don Giussani.
Come l’autorevole guardasigilli, anche la nuova ministra dell’Università , Cristina Maria Messa, era stata accostata al movimento cattolico nel periodo della sua elezione a rettrice della Bicocca.
E sono diversi i nuovi ministri che frequentano l’annuale raduno dei ciellini, a cominciare da Giancarlo Giorgetti, ministro per lo Sviluppo economico, fino a Enrico Giovannini, alle Infrastrutture, senza dimenticare Maria Stella Gelmini (Affari generali e Autonomie) e Mara Carfagna (Sud e coesione).
Difficile allora non notare che uno dei discorsi che suggeriscono la visione politica di Mario Draghi fu pronunciato proprio al Meeting di Rimini, il 18 agosto 2020, nella giornata inaugurale del raduno di Comunione e Liberazione.
Quello di Draghi fu un intervento quasi programmatico, dal valore etico: a commentarlo, tra i vari opinionisti, ci furono anche Patrizio Bianchi, con un corsivo su Il Messaggero, e Renato Brunetta, in un’intervista di Emilio Targia per Radio Radicale. Anche Bianchi e Brunetta ora sono ministri, rispettivamente dell’Istruzione e per la Pubblica Amministrazione.
Nel 2015, Mattia Fantinati, deputato M5S, salì sul palco di Rimini “per denunciare come Comunione e Liberazione, la più potente lobby italiana, abbia trasformato l’esperienza spirituale morale in un paravento di interessi personali, finalizzati sempre e comunque a denaro e potere”, dopo anni in cui, alla kermesse estiva, si alternavano interventi e dibattiti con Bersani, Napolitano, Formigoni.
Il meeting di Rimini, per anni, è parso rappresentare il centro nevralgico della discussione politica di agosto, talora con un ruolo quasi istituzionale: nel 2013 il discorso inaugurale spetta a Enrico Letta, allora presidente del Consiglio, nel 2014, Stefania Giannini presenta la riforma della scuola proprio alla platea ciellina.
Nel 2015 sarà Matteo Renzi a intervenire al raduno di CL, con un discorso dal titolo “L’Italia e la sfida del mondo”, due anni dopo sarà Paolo Gentiloni a proseguire la tradizione istituzionale (“L’eredità e il futuro dell’Italia”, il titolo del suo intervento). Dopo qualche anno, la centralità intellettuale di Comunione e Liberazione pare ritrovata, almeno tra i nomi che ricoprono cariche istituzionali nel nuovo governo.
(da Fanpage)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NASCE NEL SEGNO DELLE CONTRADDIZIONI INTERNE E DEI CONFLITTI LATENTI
Chissà che ne pensano Beppe Grillo e i Cinque Stelle, costretti a votare la fiducia a un governo con Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta, archetipi dell’epopea berlusconiana, quando definivano il Pd con il nomignolo di Pidimenoelle.
O che ne dicono dalle parti di Leu di un governo con i leghisti Giorgetti, Garavaglia e Stefani, fieri sostenitori delle politiche dei porti chiusi di Matteo Salvini.
O ancora, sull’altro versante, cosa ne dirà Matteo Salvini della conferma di Luciana Lamorgese, fino a ieri la “ministra degli sbarchi” che ha abrogato i suoi decreti sicurezza, al Viminale.
O cose dice Matteo Renzi della conferma di Roberto Speranza al ministero della Salute, visto che aveva fatto cadere il governo precedente sugli errori nella gestione dell’emergenza sanitaria.
Chissà che ne pensa pure Giuseppe Conte, nell’aver detto sì a un governo con Vittorio Colao, da lui chiamato a capo della task force per la ripresa economica del dopo Covid e poi abbandonato al suo destino, come se nemmeno fosse mai esistito.
O cosa ne pensano Luigi Di Maio e Rocco Casalino di Daniele Franco nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze, che il primo aveva indicato come la “manina” che da ragioniere generale dello Stato si rifiutava di bollinare le spese senza copertura ai tempi del governo gialloverde. E a cui il secondo si rivolgeva — dicono i suoi esegeti — quando parlava dei “i pezzi di m…” che non riuscivano a trovare “10 miliardi del c…” per il reddito di cittadinanza.
Ancora: chissà che ne pensa Alfonso Bonafede della nomina al ministero della giustizia di Marta Cartabia, prima donna presidente della Corte Costituzionale, secondo cui — a proposito dell’abolizione della prescrizione — “i processi troppo lunghi sono un anticipo di pena”.
O cosa ne pensa Matteo Salvini, ancora, delle sue idee di riforma del carcere come strumento di rieducazione e non come un luogo del quale si deve “buttare via la chiave”.
A proposito: chissà che pensano le donne del Pd o di Leu nel vedere che i loro, quelli di sinistra, sono gli unici partiti della maggioranza a non aver portato nemmeno una donna
(da Fanpage)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
CROLLA LA NARRAZIONE DEL PREMIER DECISIONISTA CHE “SCEGLIE IN MODO AUTONOMO”
Ha avuto breve durata la ‘leggenda’ del professore impegnato a fare la squadra di Da giorni è stato ripetuto
(fino alla nausea) che i nomi dei ministri e delle ministre sarebbero stati decisi da Draghi e Mattarella e i leader politici di tutti i partiti non avrebbero dovuto mettere bocca..
Ma questa sera invece le due nuove ministre si sono lasciate scappare che…
“Sono grata al presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi per avermi voluto indicare. Ringrazio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Mario Draghi per la nomina che onorerò con tutto il mio impegno per il nostro straordinario Paese. Sono certa che, con Mara Carfagna e Renato Brunetta, porteremo i nostri valori e la nostra storia in un governo che guiderà l’Italia fuori dalla crisi”. Lo scrive su Fb Mariastella Gelmini, neo ministro delle Autonomie del governo Draghi.
Poi anche la Carfagna…
“Ringrazio il Presidente Mattarella e il Presidente Draghi per la fiducia e il privilegio che mi concedono chiamandomi a far parte del nuovo governo. Da donna e politica del Sud, faro’ di tutto per onorare al meglio l’incarico che hanno voluto affidarmi”. Lo scrive su Facebook dopo la nomina a Ministra per il Sud e la Coesione territoriale.
“A Silvio Berlusconi- prosegue Carfagna- va il mio ringraziamento per avermi sostenuto nella mia attivita’ politica e istituzionale in tutti questi anni e aver promosso oggi la mia nomina nell’esecutivo, in rappresentanza dei nostri comuni ideali”.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
HA SCELTO MINISTRI TECNICI DI FIDUCIA CHE RAPPRESENTANO L’ESTABLISHMENT FINANZIARIO, UOMINI DI STRUTTURA DI STATO NON CERTO AMBIENTALISTI, DIRIGENTI DI AZIENDA
Nel nuovo governo, l’impronta del presidente del Consiglio Mario Draghi è sui ministeri che saranno chiave nella sfida del Recovery plan.
E’ al Tesoro, Giustizia, ma anche Transizione ecologica e Transizione digitale, dicasteri fondamentali per il Green deal europeo e per la svolta digitale richiesta dall’Ue, che l’ex governatore della Bce ‘piazza’ dei tecnici.
E non assegna un ministero degli Affari Europei, casella che probabilmente diventerà solo un posto di sotto-governo. . E’ scontato che il referente principale del nuovo governo a Bruxelles sarà lui
I ‘ministeri del recovery’, chiamiamoli così per indicare i dicasteri che più saranno protagonisti dello sforzo di mettere a frutto i 209 miliardi del Next Generation Eu, finiscono de-politicizzati nella squadra di governo.
L’Economia passa da Roberto Gualtieri a Daniele Franco, uomo dell’establishment finanziario, con una carriera professionale in Bankitalia, ma anche in Commissione Europea come consigliere economico e poi alla Ragioneria dello Stato dal 2013, pulpito dal quale, proprio sui conti pubblici, si è scontrato con quasi tutti gli ultimi governi, a partire da quello guidato da Renzi per finire al Conte 1.
Anche la Transizione ecologica, che per il pubblico italiano meno attento è solo la bandiera dei pentastellati, in realtà è ministero centrale nella sfida del recovery. In quanto è il dicastero che dovrà sovrintendere agli investimenti per trasformare l’economia in senso sostenibile, come prescritto dal piano di ripresa europeo e dal Green Deal, il progetto per l’economia verde voluto dalla presidente Ursula von der Leyen già prima della pandemia.
Ebbene, per questo ministero che avrà anche deleghe importanti in materia di energia e ambiente, Draghi ha scelto un altro tecnico: Roberto Cingolani, fisico con una carriera nella partecipata ‘Leonardo’, non un attivista per l’ambiente, ma uomo di struttura dello Stato, diciamo così.
Sarà lui, per esempio, il titolare di una scelta importante per quanto riguarda la conversione energetica: cosa fare con i 20 miliardi all’anno che lo Stato italiano ancora garantisce come sussidio alle fonti fossili.
Enrico Giovannini, portavoce dell’alleanza per lo sviluppo sostenibile, ex ministro del Lavoro nel governo Letta, il nome dato come il più papabile per il ministero della Transizione ecologica fino a ieri, in una recente intervista ad Huffpost sosteneva che quei sussidi andassero aboliti. A Giovannini è toccato il ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
Il ragionamento è simile per quanto riguarda il ministero della Transizione digitale, altro organo vitale del piano di ripresa anti-crisi. Anche qui la scelta ricade su un tecnico: Vittorio Colao, dirigente d’azienda, autore dell’ormai noto ‘piano Colao’ commissionato dal governo Conte 2 per affrontare la crisi economica e poi accantonato.
Pure la Giustizia è chiamata in causa dal recovery fund. La riforma della Giustizia è da tempo richiesta avanzata da Bruxelles a Roma. Se ne occuperà Marta Cartabia, presidente emerito della Corte Costituzionale, una delle poche donne – va detto – nel nuovo governo.
Ma Draghi fa a meno di un ministero agli Affari Europei, carica ricoperta dal Dem Enzo Amendola nel Conte 2. Molto probabilmente, la casella tornerà a essere un posto di sotto-governo, come nell’era Renzi, premier con spiccata tendenza presenzialista nei rapporti con l’Ue.
All’epoca, il sottosegretario agli Affari Europei era Sandro Gozi, che mantenne la carica nel governo Gentiloni. Anche il governo Draghi probabilmente avrà un sottosegretario agli Affari Europei. Ma d’altronde il premier è l’ex presidente della Bce: va da sè che sarà lui il massimo referente di Bruxelles nei rapporti con Roma.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
BRUNETTA E CARFAGNA SONO DA TEMPO SU POSIZIONI CRITICHE… GIORGETTI E GARAVAGLIA NON RAPPRESENTANO LA LINEA SOVRANISTA DI SALVINI
“Il mio manuale sarà necessario”. Una settimana fa, in tempi non sospetti Massimiliano Cencelli
profetizzava che “Super Mario dovrà farvi ricorso” per placare gli appetiti dei partiti e scrollarsi di dosso malumori e musi lunghi.
Uomo di mondo e raffinata seconda linea degli anni d’oro della Dc, non è un caso che l’autore del più famoso testo sull’utilizzo di bilance e bilancini nella spartizione del potere sia ancora oggi, e per chi sa quanto, citato come padre nobile dell’antica arte dell’accontentare tutti i commensali.
Giancarlo Giorgetti si ritrova nel delicato dicastero dello Sviluppo economico, pur senza le deleghe all’energia, che di quel ministero sono una parte considerevole e che andranno alla Transizione ecologica di Roberto Cingolani.
“Sono stato avvertito”, puntualizza stizzito Matteo Salvini che spiega che non c’è stato un coinvolgimento nella scelta dei nomi, forse perchè l’altro portafoglio attribuito alla Lega è quello del Turismo (che il Carroccio aveva anche all’epoca dei gialloverdi) e l’uomo scelto è Massimo Garavaglia, anche lui tendenza giorgettiana.
Rientra al governo anche Erika Stefani, che incassa il ministero chiesto a gran voce durante le consultazioni, quello della Disabilità . L’ala più tradizionalmente sovranista ne esce seccamente ridimensionata.
Anche in Forza Italia si registrano malumori. Vince la linea “lettiana” che negli ultimi mesi si è opposta a quella filo-leghista. Renato Brunetta, un po’ a sorpresa, fa un gran ritorno alla Pubblica amministrazione dopo esservi già stato, contestatissimo, all’epoca dell’ultimo governo Berlusconi.
Con lui anche Maria Stella Gelmini alle Autonomie e Mara Carfagna al Sud.
Nessun portafoglio, “tre ministeri minori, e con gli stessi numeri parlamentari o quasi della Lega”, attacca un dirigente azzurro, tanto che si vocifera di una telefonata proprio sul tema di Berlusconi a Draghi, oltre alle lamentele per l’assenza di esponenti del Senato.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
NON SOLO DI BATTISTA E LEZZI… IL MALUMORE CORRE SUGLI SMARTPHONE: “IL SUPERMINISTERO PROMESSO DA GRILLO NON C’E’, CI HANNO PRESO IN GIRO” (IN EFFETTI E’ COSI’)
Il rischio di perdere pezzi c’è. Non sarà certo un problema per la tenuta del governo, che può contare su una maggioranza parlamentare blindata da numeri altissimi, ma lo sarà per la tenuta del Movimento 5 Stelle.
Lo strappo di Alessandro Di Battista per la nascita del governo Draghi sostenuto anche dai grillini è stato solo l’inizio: “Ne valeva la pena?”, si chiede a pubblicazione della lista dei ministri.
E Barbara Lezzi, un attimo dopo, spara a zero su Facebook: “Il super ministero chiesto da Beppe Grillo non c’è. Il ministero dell’ambiente non sarà fuso con il ministero dello sviluppo economico. Eh no, perchè il ricco ministero dello sviluppo economico sarà affidato alla Lega con Giorgetti. Noi non abbiamo votato per questo sulla piattaforma Rousseau.
Il malumore corre soprattutto in alcune chat interne, visionate dall’Adnkronos. “Vi sono vicino ragazzi…. Ci vorrà veramente un grande fegato. Io vi anticipo che non ci riuscirò”, scrive un deputato. “Sarà difficile, molto difficile”, ammette una collega. Un’altra parlamentare osserva: “Ci hanno asfaltato totalmente. Lega e Forza Italia contano più di noi”. “Ragazzi, ma siete davvero convinti di votare questo governo?”, domanda un’altra pentastellata. E non manca chi lamenta lo scarso peso dato al Sud nella compagine di governo.
Il dissenso sulla squadra Draghi potrebbe spingere diversi parlamentari a lasciare il Movimento. Si parla di una decina o quindicina di eletti tra Camera e Senato, anche se il capogruppo a Montecitorio Davide Crippa sostiene che invece i numeri “siano estremamente più esigui”.
Alla fine sono quattro gli esponenti del Movimento inclusi nel nuovo esecutivo. Nomi forti dell’universo pentastellato come Di Maio e Patuanelli, più Dadone e D’Inca’, tradizionalmente considerato vicino a Roberto Fico.
Le due anime sono state accontentante, ora bisogna vedere se ci sarà posto nel sottogoverno per quella pattuglia di ribelli che potrebbe placarsi con un posto da sottosegretario e scongiurare quindi la mini scissione.
Il cambio di esecutivo segna anche, di fatto, un mutamento di prospettiva nella leadership governista dei Cinque Stelle, che perde due degli uomini che erano più vicini a Giuseppe Conte, cioè Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro.
Grillo, secondo alcune fonti M5S, avrebbe manifestato la sua soddisfazione per l’arrivo di Cingolani al ministero della Transizione Ecologico. Ma nel M5S, monta comunque la rabbia: “È il ministero dell’Ambiente cambiato di nome, altro che super-dicastero chiesto da Grillo”, protestano i ribelli capitanati da Barbara Lezzi.
E la fronda interna si organizza e potrebbe anche allargarsi. Mattia Crucioli, Elio Lannutti, Rosa Abate, Elio Lannutti, Bianca Laura Granato vergano nei loro post su Fb l’ira dei “contras” a Draghi. “Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere…”, commenta su Facebook il deputato Francesco Forciniti.
E poi ancora. “Molti che non si riconoscono più in un M5S geneticamente modificato come una pannocchia della Monsanto, se ne andranno” (Elio Lannutti, senatore). “L’esodo è iniziato e purtroppo non si arresterà ” (Bianca Laura Granato, senatrice). “Scissione? È una dinamica da non escludere” (Pino Cabras, deputato). La fronda quindi potrebbe arricchirsi di qualche astensione e di – poche – assenze strategiche.
(da “Huffingtonpost”)
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