Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO IN PECTORE PER SFIDARE ZINGARETTI E’ BONACCINI CHE VUOL FARE RIENTRARE RENZI NEL PD, COSI’ DA DISTRUGGERE COMPLETAMENTE IL PARTITO
Lo avevamo anticipato già la scorsa settimana. Si sarebbe aperta la fase congressuale nel Partito
democratico. E così è stato.
“Qualcuno dovrà pagare per la fallimentare strategia tenuta dal partito durante la crisi di governo del Conte due”, spiegano dal Nazareno.
“Ci siamo fatti mettere sotto da un partito che non vale nemmeno il 2%”, il refrain che circola ai piani alti di Sant’Andrea delle Fratte.
Anche Nicola Zingaretti non nega i problemi ma preferirebbe un congresso tematico ovvero senza discussioni sulla leadership perchè “sulla segreteria si voterà tra due anni”.
Tra i dem, però, non la pensano tutti così. E poi c’è il convitato di pietra, Matteo Renzi che con una diversa leadership (ad esempio quella dall’amico Bonaccini) potrebbe addirittura rientrare nel partito con le sue truppe oppure diventarne il principale alleato se dovesse nascere un rassemblemant centrista sul modello di Forza Italia Viva.
A proposito di Bonaccini, nelle chat Pd gira addirittura già il nome della mozione (ovviamente satirica) pronta a sostenere il governatore dell’Emilia Romagna: “Torna a casa Renzi”. Più chiaro di così.
Del resto la scorsa estate Bonaccini aveva detto di non avere nulla in contrario al rientro di Renzi nel Pd.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
PARLA SOLO DI M5S, PD E ITALIA VIVA, NESSUNA TRACCIA DI SALVINI E BERLUSCONI NELLA GRANDE AMMUCCHIATA… HA FORSE PAURA CHE NON LA FACCIANO PARTECIPARE ALLA GRANDE TORTA DELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE?
Non deve esser facile per Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni affrontare in solitaria (o quasi) la linea dell’opposizione al prossimo governo Draghi.
La scelta del partito è ben nota e, al netto dei proclami, la strategia sarà quella di ottimizzare al meglio i futuri mesi con vista sulle elezioni.
Tutto lecito, soprattutto nel mare magnum della politica trasformista che, da anni, condiziona la storia del nostro Paese.
Ma leggendo i post social della leader e del suo partito, appare evidente come ci sia un’allergia comunicativa: quando si critica l’adesione al nuovo esecutivo guidato dall’ex Presidente della Banca Centrale Europea non vengono mai citati i nomi di Lega e Forza Italia, gli alleati della coalizione di centrodestra.
Eppure, come ormai noto, il governo Draghi sarà sostenuto da un ampio spettro di maggioranza che va dal Movimento 5 Stelle al Partito Democratico, passando per Italia Viva e +Europa.
Poi ci sono, con numeri importanti (anzi, fondamentali per la tenuta parlamentare dell’esecutivo) anche la Lega e Forza Italia. Eppure questi ultimi due nomi (così come quelli dei rispettivi leader) non compaiono mai nella comunicazione social di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia.
Senza fare nomi e cognomi, utilizzando la strategia del ‘dico non dico’ per attaccare gli (ex?) alleati della coalizione di Centrodestra. In nessun tweet o post social, infatti, viene fatto il nome di Matteo Salvini o Silvio Berlusconi. Eppure sono loro gli artefici principali, anche in termini di numeri, dell’appoggio parlamentare al futuro prossimo governo guidato da Mario Draghi.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
“O C’E’ UN CAMBIO DI PASSO, DI METODO E DI RISULTATI O CI SARA’ BISOGNO DI AIUTI DA QUELLE PARTI”… CERTO, IL SUO MODELLO SONO I RISULTATI TRAGICI DI FONTANA IN LOMBARDIA E DI CHI SEQUESTRA ESSERI UMANI
Non sono passate nemmeno pochi minuti. Il governo non ha nemmeno giurato e subito il capo della Lega si
è messo a fare il guastatore facendo le pulci alle scelte di Draghi e lanciando accuse a due suoi ‘nemici’: la nuova ministra dell’Interno che ha costantemente attaccato per sottolineare che lui era più bravo e il ministro della Salute, che lui che ha sempre lanciato segnali a negazionisti e no-lockdown non ha mai sottoportato per la sua insistenza (ma guarda un po’) nel tiutelare la salute degli italiani prima dello sballo dei discotecari.
E che ha detto? La Lega è orgogliosa dei ministeri che le sono stati affidati, ma è poco contenta della conferma di Roberto Speranza e Luciana Lamorgese. Lo ha detto Matteo Salvini parlando a ‘Stasera Italia’ su Rete 4.
“Non avevamo dato bigliettini o chiesto posti”, ha spiegato il leader della Lega. “Occuparsi di sostegno alle imprese, turismo e disabilità per noi è motivo di orgoglio, impegno ed enorme responsabilità “.
“Guardando oltre, – ha aggiunto – devo dire che alcune riconferme come quelle di Sperenza e della Lamorgese… O c’è un cambio di passo, di metodo e di risultati, oppure ci sarà bisogno di aiuto e sostegno da quelle parti, visti i risultati”
Certo per lui i modelli sono la gestione disastrosa della sanità in Lombardia e quelli del sequestrare esseri umani invece che farli sbarcare e dar loro assistenza, come previsto dalla legge.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
I GIUDICI: “DOVEVANO INTERVENIRE PREFETTURA E QUESTURA CHE SONO STATE SOLLECITATE 5 VOLTE”… 17 ANNI DI OCCUPAZIONE ABUSIVA SONO COSTATI ALLO STATO 4,5 MILIONI DI EURO… OTTO DIRIGENTI DI CASAPOUND RESIDENTI NELLA STRUTTURA
Nessuno pagherà per l’occupazione di CasaPound all’Esquilino. I giudici della Corte dei Conti hanno assolto 8 manager del Miur e del Demanio accusati di non aver mosso un dito per sfrattare i “fascisti del terzo millennio” dal palazzone in via Napoleone III, causando un danno da 4,5 milioni di euro alle casse dello Stato.
Nulla da fare. Secondo i giudici contabili, i dirigenti avrebbero fatto il possibile per risolvere la situazione. Non dovranno aprire il portafogli.
Figurarsi gli abusivi che abitano nello stabile alle spalle della stazione Termini da più di 17 anni. Continueranno tutti a occupare senza troppe distinzioni, soprattutto di reddito: tra loro ci sono famiglie in difficoltà , ma anche otto dirigenti di CasaPound, dipendenti del Comune, di Cotral, di LazioCrea e della municipalizzata capitolina Zetèma che potrebbero tranquillamente permettersi di affittare un appartamento a prezzi di mercato.
I dati raccolti meticolosamente dal viceprocuratore Massimiliano Minerva e dalla Guardia di Finanza non sono bastati ai giudici. Per lo sfratto, sottolineano nella sentenza le toghe di viale Mazzini, sarebbe stato necessario l’intervento della prefettura e della questura.
Invece, in 5 occasioni, palazzo Valentini ha detto “no” allo sgombero “per motivazioni sociali e di ordine pubblico”.
Così, concludono i giudici, tanto il Miur che il Demanio “non hanno potuto avere nel periodo in discorso la disponibilità fisica dello stabile”.
L’immobilismo sulla sede di CasaPound è quindi imputabile alla prefettura. Non ai dirigenti finiti a giudizio: c’è chi si è mosso con l’avvocatura e chi ha sporto denuncia in procura. “Quando a conoscenza della vicenda – conclude la Corte dei Conti – non risulta che siano disinteressati della stessa”.
Così è arrivata l’assoluzione di gruppo, anche per chi (possibile?) non è mai venuto a conoscenza dell’occupazione delle tartarughe frecciate. Che restano lì, all’Esquilino, dove sono dal 17 dicembre 2003.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
4 DEL M5S, 3 DI FORZA ITALIA, PD E LEGA, 1 PER LEU E ITALIA VIVA, NESSUN VICEPREMIER, DRAGHI SI TIENE I MINISTERI CHE CONTANO, RITORNANO I DISONAURI DI FORZA ITALIA E LEGA… IL M5S NON NE AZZECCA UNA: LA TRANSIZIONE ECOLOGICA E’ UNA FARSA SE NON INCORPORI LO SVILUPPO ECONOMICO, ANZI LO AFFIDI A GIORGETTI CHE RAPPRESENTA I POTERI FORTI DEL NORD
Mario Draghi si è dovuto affidare parecchio a Massimiliano Cencelli, inventore del mitologico manuale che
porta il suo nome.
Il governo dei competenti, quindi, è poltrone distruibuite col bilancino.
I partiti che appoggiano l’ex presidente della Bce, infatti, sono quasi tutti quelli presenti in Parlamento: deve quindi essere stato complicato trovare la quadra.
Alla fine la proporzione è di uno a due: i tecnici sono otto, i politici sono 15. Quattro ministeri vanno al Movimento 5 stelle, tre a Forza Italia, tre alla Lega, tre al Pd, uno a Italia viva e uno a Leu.
Le donne sono otto su ventitrè poltrone in totale, poco più di un terzo.
Non sempre le compentenze del “governo dei competenti” vengono rispettati. E persino i politici confermati rispetto al governo di Giuseppe Conte devono cambiare delega, mandando in fumo un anno e mezzo di esperienza. Ma andiamo con ordine.
A nove giorni dall’incarico ricevuto da Sergio Mattarella, Draghi è salito al Colle per sciogliere la riserva e sottoporre la lista dei ministri al presidente della Repubblica. Che l’ha approvata, firmando i decreti di nomina: il giuramento è previsto per sabato 13 febbraio alle ore 12. Il premier è poi uscito per leggere alla stampa la lista dei componenti dei suoi governi.
I dicasteri sono praticamente identici a quelli del governo di Giuseppe Conte. Il cambiamento principale è quello legato al ministero che suscitava maggior interesse: quello alla Transizione energetica, chiesto da Beppe Grillo come condizione per l’appoggio del M5s.
Il nuovo dicastero prende il posto del ministero dell’Ambiente, che assorbirà le competenze in materia energetica al momento assegnate agli altri ministeri. Il titolare del nuovo dicastero presiederà anche un comitato interministeriale che sarà creato per la transizione energetica.
Un ruolo delicato per il quale la scelta di Draghi è finita sul fisico Roberto Cingolani, manager di Leonardo, che ha partecipato a Sum, il convegno annuale organizzato dalla fondazione Gianroberto Casaleggio. Ma è stato pure ospite della Leopolda di Matteo Renzi e di Vedrò, il vecchio think tank di Enrico Letta.
Un altro tecnico che era di recente al centro delle cronache politiche è Vittorio Colao, il manager scelto da Conte per guidare la task force sulla ripartenza in piena pandemia: guiderà il ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale.
Finisce a un tecnico pure il ministero della giustizia: sarà guidato da Marta Cartabia, ex presidente della Consulta nominata da Giorgio Napolitano. Eredita la poltrona di Alfonso Bonafede e una serie di riforme delicate e fondamentali anche in chiave Recovery plan.
Tecnici pure Cristina Messa, ex rettrice della Bicocca, che va all’Università , e Patrizio Bianchi, ex assessore regionale in Emilia Romagna e rettore di Ferrara, al quale invece va l’Istruzione.
Alle Infrastrutture va Enrico Giovannini, già ministro con Mario Monti, all’Economia Daniele Franco, direttore generale di Bankitalia. In quota “tecnica” è pure una delle ministre riconfermate del passato governo: Luciana Lamorgese, che rimane a guidare il Viminale.
Poi ci sono i politici. I confermati dal governo Conte 2 sono per il M5s Luigi Di Maio, che resta agli Esteri, Federico D’Incà , ai Rapporti per il Parlamento, Fabiana Dadone trasloca: lascia la Pubblica amministrazione e va alle Politiche giovanile. Cambia ministero pure Stefano Patuanelli, di professione ingegnere: lascia lo Sviluppo economico e va all’Agricoltura.
Il Pd conferma Dario Franceschini alla Cultura — dal quale viene separato il Turismo — e Lorenzo Guerini alla Difesa e inserisce Andrea Orlando al Lavoro: per l’attuale vicesegretario è la terza volta da ministro dopo i precedenti all’Ambiente e alla Giustizia.
Leu ottiene la conferma di Roberto Speranza alla Salute, mentre Italia viva, che aveva provocato la crisi facendo dimettere i suoi ministri, ottiene di nuovo le Pari opportunità per Elena Bonetti, che quindi dopo meno di un mese torna a sedersi sulla poltrona lasciata in polemica con Conte.
Poi ci sono gli altri partiti, quelli che sono passati dall’opposizione alla maggioranza. La Lega di Matteo Salvini torna al governo e piazza Giancarlo Giorgetti, già sottosegretario del governo gialloverde, allo Sviluppo Economico. Erika Stefani, ministro degli Affari regionali del governo Conte 1, si siede sulla poltrona di ministra delle Disabilità , Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia fino al 2019, torna al governo al vertice del ricostituito ministero del Turismo.
Anche per Forza Italia tre poltrone tutte a tre ex ministri, che però non fanno parte di un esecutivo dai tempi di Silvio Berlusconi: Renato Brunetta si riprende l’incarico al vertice della Pubblica amministrazione, Mara Carfagna — già titolare delle Pari Opportunità — ottiene il Sud e la Coesione sociale, Mariastella Gelmini, tra le più contestate ministre dell’Istruzione, va invece agli Affari regionali.
E dunque quattro dicasteri toccano al principale gruppo politico, quello dei 5 stelle, tre a testa per tre partiti che nel 2018 hanno eletto più o meno gli stessi parlamentari — Pd, Lega e Forza Italia — mentre ai due partiti più piccoli toccano un seggio a testa. Insomma: il governo dei competenti nasce dopo attenta disamine del Manuale Cencelli.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
NEW ENTRY FRANCO ALL’ECONOMIA, CINGOLANI ALLA TRANSIZIONE ECOLOGICA, COLAO A QUELLA DIGITALE, CARTABIA ALLA GIUSTIZIA
Ricevuto da Sergio Mattarella al Quirinale, Mario Draghi ha sciolto la riserva. Dopo una settimana intera di lavoro, prende forma il Governo Draghi, un mix di tecnici e politici, con diversi elementi di continuità rispetto allo scorso esecutivo. Con Draghi una squadra di 23 ministri, con 8 donne.
Sono 4 i ministri per M5S, 3 ciascuno per il Pd, la Lega e Forza Italia, 1 per Leu e Italia Viva, con 8 tecnici. Il giuramento è fissato per le 12.00 di sabato 13 febbraio al Quirinale.
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO a Mario Draghi, 73 anni, dal 1991 al 2001 direttore generale del Tesoro, dal 2005 al 2011 governatore della Banca d’Italia e dal 2011 al 2019 presidente della Banca centrale europea.
MINISTERO DELL’INTERNO a Luciana Lamorgese, 67 anni, già titolare del Viminale nel Conte 2, ex prefetto a Venezia e Milano.
MINISTERO DEGLI ESTERI a Luigi Di Maio, 34 anni, ex capo politico del Movimento 5 stelle, ex ministro dello Sviluppo Economico nel Conte 1 e alla Farnesina nel Conte 2.
MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA a Marta Cartabia, 57 anni, ex presidente della Corte Costituzionale.
MINISTERO DELLA DIFESA a Lorenzo Guerini, 54 anni, esponente del Partito Democratico, ex presidente del Copasir, già titolare dello stesso Ministero nel Conte 2.
MINISTERO DELL’ECONOMIA a Daniele Franco, 67 anni, dal 2013 al 2019 Ragioniere generale dello Stato e dal gennaio 2020 direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass.
MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA a Roberto Cingolani, 59 anni, fisico, da fine 2005 presidente dell’Istituto Italiano di Tecnologia, dal 2019 Chief Technology and Innovation Officer di Leonardo Finmeccanica.
MINISTERO DELLA TRANSIZIONE DIGITALE a Vittorio Colao, 59 anni, dirigente d’azienda, ha guidato Vodafone e Rcs MediaGroup, prima di passare a Verizon. Nell’aprile 2020 è designato dal Governo Conte 2 per guidare la task force della cosiddetta “Fase 2” per la ricostruzione economica del Paese.
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO a Giancarlo Giorgetti, 54 anni, vice segretario della Lega, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Conte 1.
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI a Enrico Giovannini, 63 anni, ex presidente dell’Istat, già ministro del Lavoro del Governo Letta e attuale presidente dell’Asvis.
MINISTERO DEL TURISMO a Massimo Garavaglia, 52 anni, esponente della Lega, già viceministro dell’Economia del Conte 1.
MINISTERO DEL LAVORO ad Andrea Orlando, 52 anni, vice segretario del Partito Democratico, già ministro dell’Ambiente nel Governo Letta e della Giustizia nel Governo Renzi.
MINISTERO DELL’AGRICOLTURA a Stefano Patuanelli, 46 anni, esponente del Movimento 5 stelle, ex titolare dello Sviluppo Economico nel Conte 2.
MINISTERO DELLA CULTURA a Dario Franceschini, 62 anni, esponente del Partito Democratico, già titolare dello stesso Ministero nel Conte 2 e dal 2014 al 2018, nei Governi Renzi e Gentiloni.
MINISTERO DELLE POLITICHE GIOVANILI a Fabiana Dadone, 37 anni, esponente del Movimento 5 stelle, titolare del Ministero della P.A. nel Conte 2.
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE a Patrizio Bianchi, 68 anni, direttore scientifico dell’Ifab, coordinatore della task force istituita dalla ministra Lucia Azzolina per la gestione della ripartenza scolastica.
MINISTERO DELL’UNIVERSITà€ E DELLA RICERCA a Maria Cristina Messa, 59 anni, ricercatrice di medicina nucleare, ex rettrice dell’Università Milano-Bicocca.
MINISTERO DELLA P.A. a Renato Brunetta, 70 anni, esponente di Forza Italia, già titolare dello stesso dicastero dal 2008 al 2011 nel Governo Berlusconi.
MINISTRO DELLA SANITà€ a Roberto Speranza, 42 anni, segretario di Articolo Uno, in Parlamento con Liberi e Uguali, già titolare del Ministero nel Conte 2.
MINISTERO DELLA FAMIGLIA E DELLE PARI OPPORTUNITà€ a Elena Bonetti, 46 anni, esponente di Italia Viva, già titolare dello stesso dicastero nel Conte 2.
MINISTERO PER I RAPPORTI CON IL PARLAMENTO a Federico D’Incà , 45 anni, esponente del Movimento 5 stelle, già titolare del medesimo dicastero nel Conte 2.
MINISTERO PER GLI AFFARI REGIONALI E PER LE AUTONOMIE a Maria Stella Gelmini, 47 anni, esponente di Forza Italia, già ministro dell’Istruzione dal 2008 al 2011 nel Governo Berlusconi.
MINISTERO PER IL SUD E PER LA COESIONE TERRITORIALE a Mara Carfagna, 45 anni, esponente di Forza Italia, attuale vicepresidente della Camera, ex ministro delle Pari Opportunità dal 2008 al 2011 nel Governo Berlusconi.
MINISTERO PER LA DISABILITà€ a Erika Stefani, 49 anni, esponente della Lega, già titolare degli Affari regionali nel Conte 1.
SOTTOSEGRETARIATO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO a Roberto Garofoli, 54 anni, magistrato, giudice del Consiglio di Stato e condirettore della Treccani Giuridica.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
FINE SETTIMANA IL GIURAMENTO, MARTEDI O MERCOLEDI LA FIDUCIA… LA MELONI PENSA ALL’ASTENSIONE, SALVINI PRONTO AD ALLEARSI ANCHE CON LA BOLDRINI, PER RENZI “ABBIAMO IL MIGLIORE”… A QUESTO PUNTO NON SERVE NEANCHE PIU’ ANDARE A VOTARE, DIAMOGLI UN MANDATO A VITA
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceverà oggi, alle 19, al Palazzo del Quirinale, il
presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi il quale scioglierà la riserva e presenterà al capo dello Stato la lista dei nuovi ministri.
C’è grande attesa, infatti, per quella che sarà la squadra scelta dall’ex banchiere. Rumors sui possibili nomi si susseguono, ma nessuna forza politica è stata ufficialmente contattata.
Intanto, però, qualche leader ha avanzato ipotesi ma sarà il premier incaricato a comporre il nuovo esecutivo insieme a Sergio Mattarella.
Beppe Grillo ha indicato Catia Bastioli (per la Transizione ecologica) e Di Maio.
Per la Lega Giorgetti (allo Sviluppo economico o ai Trasporti) e per il Pd Franceschini e Guerini.
Ma il segretario dem, Nicola Zingaretti ha smentito queste voci: “Il Pd non ha avanzato alcuna rosa di nomi per la composizione del governo per rispetto della Costituzione”
I tempi
Una volta sciolti gli ultimi nodi, si terrà la cerimonia del giuramento, già domani o al massimo domenica, e poi il voto di fiducia in Parlamento: al Senato martedì e mercoledì il bis alla Camera.
“Come votare lo valuteremo alla fine dopo aver visto la squadra e il programma. Non sappiamo nulla. Siamo inebriati ma sul nulla”, ha commentato la leader Fdi Giorgia Meloni ancora indecisa sul no o sull’astensione.
Idee chiare invece sembra averle Matteo Salvini, pronto anche a lavorare e stringere alleanze con politici ai suoi antipodi, come Laura Boldrini. “Se c’è di mezzo la salute dei nostri figli, il lavoro delle partite Ive, riportare a scuola i ragazzi, metto da parte antipatie e simpatie e mi metto al lavoro”, ha commentato il leader della Lega.
Matteo Renzi, intanto, continua a ripetere che lui non ha “asfaltato nessuno: ho risposto come altri all’appello di Mattarella. Noi abbiamo 209 miliardi e altri soldi da spendere, sapere che questi denari li spenda il più bravo di tutti ci fa stare più tranquilli. È che Draghi sia quello più bravo di tutti, è un dato di fatto oggettivo”.
A questo, punto, individuato il migliore, non serve neanche piu’ andare a votare .
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
COSA NON SI FA PER ENTRARE NEL GOVERNO DRAGHI (E DARSI UN NUOVO VOLTO PER SALVARSI DALLA CONDANNA AI PROCESSI PER SEQUESTRO DI PERSONA)
Come si cambia, per non morire (politicamente).
In questi giorni Matteo Salvini è diventato europeista, ha detto sì al Recovery Fund, ha abbandonato l’idea del ripristino dei Decreti Sicurezza.
Ieri addirittura, dopo aver per settimane osteggiato la legge Zan contro l’omotransfobia, ha criticato sui social il modulo per la vaccinazione anti COVID che definiva l’omossessualità un comportamento a rischio.
Cosa rimane al Capitano per completare la sua metamorfosi? Forse la legalizzazione della cannabis. O di fare pace con Laura Boldrini.
Fino a poche settimane fa il leader della Lega faceva lo gnorri sulle motivazioni che avevano portato l’ex presidente della Camera e deputata del Partito Democratico a chiedere i danni per la campagna mediatica portata avanti sui social contro di lei dalla Lega e da Salvini.
La frase che tutti ricordiamo è quella delle “risorse boldriniane“, l’immagine invece è quella della bambola gonfiabile.
Oggi Salvini alle prese con i giornalisti si è trovato a dover rispondere a delle simpatiche provocazioni. Così, mentre spiegava per l’ennesima volta che non ha parlato di ministri con Draghi, gli è stato chiesto ad esempio come avrebbe reagito al ritorno di Elsa Fornero ministro. Lo sfottò non è finito così. Anzi.
L’ex ministro dell’Interno ha provato a glissare ridacchiando quando qualcuno invece gli ha nominato la Boldrini. C’è poi chi ha chiesto: “Le manca solo aprire sui matrimoni gay” insistendo a stuzzicarlo sulla Boldrini, su cui Salvini aveva provato astutamente a svicolare.
Alla fine il giornalista è riuscito a strappargli una concessione: “un caffè glielo offro volentieri”. Come si cambia.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
PER LEGGE ALCUNE PRESIDENZE SPETTANO ALLE OPPOSIZIONI E FDI TOGLIEREBBE POLTRONE A LEGA E FORZA ITALIA
Dicono di essere una famiglia, e come in tutte le famiglie si litiga. 
Ora il terreno di scontro che potrebbe dare il colpo di grazia alla rottura nel centrodestra sono le Commissioni parlamentari, soprattutto quelle che di norma vengono affidate alle opposizioni. Che nel governo Draghi scarseggeranno.
A dirla tutta, sembra che si vada verso una maggioranza che terrà fuori solo Fratelli d’Italia e qualche misto qui e là .
Quindi si tratterà per la prima volta di un governo non esclusivamente tecnico, che verrà sostenuto da quasi tutte le forze politiche.
Cosa si farà allora con le Commissioni che devono essere presiedute dall’opposizione? L’intenzione del partito di Giorgia Meloni è quella di prendere tutto ciò che le spetta, anche sottraendo posti ai suoi (ex?) alleati.
Un esempio su tutti, il Copasir (Contato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), che oggi è presieduto dal leghista Raffaele Volpi. Nel centrodestra quindi non sarà tutto rose e fiori.
Scrivono Marao Cremonesi e Paola Di Caro sul Corriere della Sera:
Con il governo Draghi, per la prima volta potremmo assistere ad un esecutivo non tecnico sostenuto da tutti i partiti tranne quello di Giorgia Meloni, che con ogni probabilità voterà no alla fiducia. Quindi anche se, dicono da FdI, “noi al tema non avevamo nemmeno pensato”, l’intenzione è quella di pretendere la presidenza delle Commissioni che spettano all’opposizione: il Copasir (oggi presieduto dal leghista Volpi), le due Giunte per le autorizzazioni (quella della Camera a guida di FdI, quella del Senato di Gasparri) e la Vigilanza (presidente il forzista Barachini).
E questo perchè “è sano che in una democrazia ci sia un controllo da parte dell’opposizione. Peraltro, oltre ai posti di ministro, faranno 550 nomine!”.
Questo però significherebbe che Lega e Forza Italia resterebbero senza neanche una presidenza, e quella di privarli di una loro rappresentanza sarebbe una mossa che non farebbe bene alla tenuta del centrodestra.
Si legge ancora sul Corriere:
Lega e FI però, che resterebbero senza nemmeno una presidenza (quelle ordinarie sono presiedute da esponenti della maggioranza uscente), promettono battaglia: «Noi non molliamo niente, altrimenti andrebbero ridiscusse le presidenze di tutte le commissioni», ruggiscono gli azzurri. Matteo Salvini ostenta tranquillità . Ma aggiunge: «Non credo che alla fine quella della Meloni sarà l’unica opposizione…», alludendo a una possibile spaccatura nel M5S.
La questione è intricata. Il caso più chiaro è il Copasir: per legge, commissione paritetica di 10 membri (5 di maggioranza e 5 di opposizione) presieduta dall’opposizione. Dovrebbe quindi toccare a FdI (con il vice presidente Urso).
(da agenzie)
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