Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
“INEVITABILE UN RIALZO DEI CONTAGI CON LE RIAPERTURE”
Il professor Andrea Crisanti ci risponde mentre si trova a Padova (città in cui è direttore del Laboratorio di Microbiologia). «Non ho mai visto così tante persone al centro di Padova come oggi. Se non fosse per le mascherine che indossano, penserei che non ci sia nulla», ci dice. «Con la zona gialla non si controlla proprio niente, così è inevitabile il rischio di un rialzo dei contagi di Coronavirus», aggiunge.
Al momento, infatti, i casi non sono schizzati alle stelle solo perchè «stiamo beneficiando delle due settimane di zona rossa a dicembre e di quella arancione a gennaio».
Poi chissà cosa potrebbe succedere anche perchè — continua — «il virus cammina con noi».
Intanto, il quadro è mutato. E di tanto. Ora ci sono i vaccini ma anche le varianti che «sono una grande fonte di preoccupazione e che impattano sull’immunità di gregge».
Con gli over 80, ovvero con la categoria più esposta al virus, poi, non abbiamo ancora cominciato: «Bisognerà individuare anche gli anziani che stanno nelle campagne della Calabria o della Sardegna, giusto per fare un esempio. Fin qui, invece, abbiamo fatto la parte più facile con gli operatori sanitari».
Per questo sperare di vaccinare la metà della popolazione entro l’estate sembra essere un’utopia: «Spero nel 25-30 per cento entro giugno, sarebbe davvero una soddisfazione. Di fatto, è stato commesso un errore di sottovalutazione sia da parte delle ditte produttrici sia della Comunità europea ma, d’altronde, non era mai stato fatto prima un vaccino in tempi record, con problemi di logistica e destinato a centinaia di milioni di persone» in tutto il mondo.
«Sistema “drogato” dai test antigenici»
Poi Crisanti attacca la scelta di considerare, nel rapporto giornaliero positivi-tamponi, anche i test antigenici: «Così abbiamo un sistema “drogato” da test che non valgono nulla, che stanno creando un casino senza precedenti e che non vanno bene per le misure di sorveglianza perchè hanno una bassa sensibilità . Come mai gli antigenici registrano meno positivi dei molecolari? Le ipotesi sono due: o li usiamo male o, più semplicemente, hanno una bassa sensibilità . Ecco perchè escluderei gli antigenici dal computo».
E sull’ipotesi di Crisanti ministro della Salute nel nuovo governo Draghi, commenta: «Non me l’ha chiesto nessuno e non mi pongo per niente il problema. Spero soltanto che il nuovo governo stimoli un sentimento di unità e di superamento delle divisioni».
(da Open)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
DA DRAGHI GARANZIE SUL REDDITO DI CITTADINANZA… LA SCISSIONE CI SARA’, IL VOTO SU ROUSSEAU NON SI SA
Beppe Grillo ha scelto: “Mario Draghi è la soluzione migliore per questo paese, tra crisi
sanitaria e crisi economica siamo sull’orlo del baratro, dobbiamo portare i nostri temi al tavolo di questo governo, vigilare sui soldi del Recovery fund”.
Questo il cuore del suo discorso all’ultimo piano del palazzo dei gruppi parlamentari, dove ha riunito intorno a sè tutto lo stato maggiore del Movimento 5 stelle.
Raccontano di cinquanta minuti di puro show, sopra le righe, come è nelle sue corde, un monologo con fatica inframezzato dagli interventi di chi era seduto attorno al tavolo, da Luigi Di Maio a Vito Crimi, da Stefano Patuanelli ad Alfonso Bonafede, oltre ai capigruppo che insieme al capo politico componevano la delegazione di governo.
Non c’è stato bisogno di convincere Luigi Di Maio, il primo ministro uscente a seguire Stefano Buffagni, il primo della compagine governativa ad aprire al presidente incaricato, definendo il suo come un profilo “inattaccabile”.
Nessuno sforzo anche con Roberto Fico, che si è collegato telefonicamente e ha convenuto: “Non possiamo stare a guardare, dobbiamo esserci, far pesare i nostri numeri e influenzare la gestione del Recovery plan.
Formalmente Giuseppe Conte è ancora il premier in carica per il disbrigo degli affari correnti, ma ha voluto bruciare le tappe del suo esordio da leader politico, sedendosi al tavolo con i maggiorenti 5 stelle.
“Oggi la famiglia si allarga”, lo ha accolto Di Maio, cercando di allontanare i sospetti di una malcelata competizione al vertice. Perchè Conte il leader lo vuole fare, di cosa, se del Movimento o della coalizione, o magari di entrambi, ancora non è chiaro. Ma il piglio da uno che non ha nessuna intenzione di tornare a fare lezione nella sua università di Firenze è stato chiaro. “Bisogna vedere quale sarà il perimetro della maggioranza, questo è un dato importante”, ha detto Conte, tirando un’applauditissima stoccata a Renzi, e spiegando di non avere nessun rammarico, “perchè prima di tutto viene il bene del paese. Aggiungendo inoltre che “per il momento non è importante sapere se io farò parte del governo”, lasciando in sospeso una possibilità che nelle scorse ore il suo entourage ha smentito.
Prima di incontrare Draghi Grillo spara sul blog un post dei suoi. “Le fragole sono mature”, scrive facendo come spesso gli capita il verso a Radio Londra, elenca una serie di temi: un ministero per la transazione ecologica, un consiglio superiore dello sviluppo sostenibile (definizione che richiama quella con cui Conte ha battezzato appena due giorni fa la coalizione giallorossa), meno imposte alle società che si impegnano su questo versante, idea che ha mutuato dopo alcune conversazioni con Catia Bastioli, presidente di Terna.
Temi che hanno portato al tavolo con il presidente incaricato, con cui la delegazione pentastellata si è intrattenuta per poco più di un’ora, prima di fermarsi per qualche minuto per concordare una dichiarazione da produrre per i giornalisti.
È chiaro che i 5 stelle puntino a intestarsi i quasi 70 miliardi previsti nel Recovery plan sulla transizione ecologica, ma il punto qualificante è stata la risposta ottenuta sul reddito di cittadinanza. I toni sono morbidi, la pattuglia pentastellata spiega che è disponibile a raddrizzare le storture, a rivedere le cose andate male, ma hanno chiesto garanzie sul fatto che la loro bandiera principale non venga ammainata.
Fondamentale l’apertura di Draghi, che si è detto convinto che misure di sussidio per contrastare l’indigenza siano fondamentali, soprattutto in una fase come questa.
C’è la richiesta di ripartire da quanto di buono fatto dall’ultimo governo, e la necessità di ripartire dalla stessa maggioranza. Draghi ha ascoltato, prudente, dopo aver salutato mezz’ora prima un Matteo Salvini sorprendentemente iper aperturista, il puzzle sarà complicato da risolvere.
Soprattutto nella scelta dei ministri, perchè il nodo politico della coesistenza con la Lega sembra essere un problema più del Pd che del M5s. Dice un esponente del governo uscente: “Stiamo dicendo sì a Draghi, ma ti pare che possa essere un problema se c’è qualche ministro con la Lega, con la quale abbiamo già governato?”.
Dopo il colloquio un parlamentare molto influente osserva: “Se il nuovo premier non smonta il reddito ed è aperto sull’importanza dei fondi stanziati sullo sviluppo sostenibile e la transizione ecologica è un’opportunità straordinaria di far legittimare i nostri temi”.
Esce Crimi per una dichiarazione lunga e un po’ involuta. “Abbiamo ribadito a Draghi che abbiamo consapevolezza della situazione in cui sta al paese, con la necessità di avere al più presto possibile di un governo”.
Chiede di ripartire dalla maggioranza giallorossa, usa formule paludate e tutt’altro che grillesche per sostenere che “c’è la nostra disponibilità a valutare se ci sono condizioni per la nascita di un nuovo esecutivo”.
“Ma qual è la linea, non si capisce nulla”, chiede praticamente in diretta un deputato, poco prima che il capo politico reggente la definisca nei suoi contorni: “Se si formerà un governo noi ci saremo con lealtà . La responsabilità viene prima del consenso, siamo pronti a superare ogni cosa per il bene del paese”.
La scissione è ormai messa in conto, non è una possibilità , ma quel che si sa che accadrà di qui a qualche settimana. È un problema di quanto, e non di quando, mentre chi fino a ieri era tetragono nel suo no oggi lo mette in discussione.
Ecco la pasionaria Barbara Lezzi, che passa dal no al sì, per ora solo a “un governo a tempo”, domani chissà .
Ecco Nicola Morra, che si appella all’unità dicendo che “se si cambia si può ricominciare, si può anche stupire”. Continua a martellare Alessandro Di Battista: “Io non ho cambiato idea, non potrò mai avallare questa accozzaglia”.
L’ex deputato romano è il più duro, ma a chi lo ha sentito ha spiegato di non volerne fare una questione di aut aut sulla sua permanenza nel Movimento, non smentendo nè confermando, con un lapidario “io combatto per il no”.
Dopo l’incontro Grillo fila via, si materializza su Facebook citando Platone: “Non conosco una via infallibile per il successo, ma una per l’insuccesso sicuro: voler accontentare tutti”. La scissione è messa in conto. Il problema è quanto, non quando.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
CONTE ESTERI O GIUSTIZIA, PATUANELLI E DI MAIO… NEL PD IN POLE FRANCESCHINI, ORLANDO E GUERINI…GIORGETTI E MOLINARI SE ENTRA LA LEGA
Un governo con venti ministri: otto tecnici e dodici politici. Lo schema circola già sui tavoli della Camera, è oggetto di ragionamento dei leader di partito, ed è un’ipotesi di lavoro “concreta” che fa seguito alla disponibilità del premier incaricato Mario Draghi ad aprire la sua squadra ai rappresentanti delle forze che lo sostengono, per consolidare la maggioranza e, perchè no, per dare un segnale non ostile a un Parlamento che in parte si è sentito commissariato dall’avvento dell’ex presidente della Bce.
Draghi, sia chiaro, non ha ancora messo mano alla squadra, ma prima che finisca il primo giro di consultazioni (e si entri probabilmente in un secondo), gli ufficiali di collegamento fra lui e lo schieramento che dovrà sostenerlo hanno disegnato il mix “perfetto”.
Che è poi un tentativo di conciliare il pragmatismo di “Supermario”, che non rinuncerà all’apporto di esterni di fiducia nei posti chiave dell’esecutivo, e il caro vecchio manuale Cencelli.
I 12 posti per i politici, infatti, riflettono il peso dei singoli partiti che dovrebbero sostenere Draghi: 3 ai 5Stelle, 2 a testa per Pd, Fi e Lega, uno per Italia Viva e Leu, uno per i gruppi minori.
Le incognite sono tante, e la prima riguarda ovviamente la presenza contemporanea di esponenti di soggetti politici finora lontanissimi. Ma nessuno vuole rinunciare a metterci la faccia, se l’operazione si compirà .
Neppure la Lega, come ha fatto sapere Salvini, e il Carroccio due nomi da offrire a Draghi li avrebbe già : quello di Giancarlo Giorgetti, il grande sponsor dell’ingresso in maggioranza, e quello del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari.
Giorgetti, in ottimi rapporti con Draghi, potrebbe andare allo Sviluppo economico, se non all’Economia. Ma per il dicastero di via XX settembre Draghi punta su un tecnico (un dirigente di Bankitalia come Daniele Franco o Federico Signorini, Dario Scannapieco della Bei), anche per dare un senso al sacrificio di un politico stimato come l’uscente del Pd Roberto Gualtieri, che rumors (da lui smentiti) vorrebbero in corsa come sindaco di Roma.
Per i 5 Stelle si profila un tris sorprendente: Giuseppe Conte presta sempre più l’orecchio a chi gli suggerisce di passare dal ruolo di premier a quello di ministro del governo successivo (come fece per ultimo Lamberto Dini nel 1996). Ma l’ipotesi più naturale, quella degli Esteri, cozza con le brame di riconferma di Luigi Di Maio. E allora si affaccia un’alternativa suggestiva: l'”avvocato del popolo” alla Giustizia, terreno di scontro su cui è caduto il suo governo. Ma per il ruolo di Guardasigilli è in lizza un tecnico di valore come l’ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia. Il terzo nome dei 5S potrebbe essere quello di Stefano Patuanelli, che garantirebbe la tenuta del gruppo al Senato.
Il Pd è appeso alle decisioni del suo segretario, Nicola Zingaretti, che non ha confermato (ma neppure escluso) di volere entrare nel governo Draghi, scelta che comporterebbe le dimissioni dalla presidenza della Regione Lazio.
Dal destino di Zingaretti dipende quello di Andrea Orlando, che potrebbe succedergli alla guida del partito o fare il ministro. Altre due figure di peso attendono l’evolversi degli eventi: una è quella di Dario Franceschini, che potrebbe mantenere un posto nell’esecutivo o spostarsi verso un incarico istituzionale, come la presidenza della Camera, in una variante allo schema che vedrebbe M5S proporre per la squadra di Draghi il nome di Roberto Fico.
L’altro capocorrente del Pd in bilico è il ministro della Difesa uscente Lorenzo Guerini, cui però potrebbe essere chiesto di ricoprire la delicata carica di sottosegretario con delega ai Servizi.
Ruolo per cui sarebbe in corsa anche l’ex capo della Polizia Alessandro Pansa: l’alternativa di peso per lui sarebbe la delega agli Interni, che Draghi vuole affidare a un esterno (e in pole rimane l’uscente Luciana Lamorgese).
Forza Italia si butta con impeto nell’avventura ed è pronta a mettersi in gioco con una donna (derby fra le capigruppo Gelmini e Bernini) e con il vicepresidente Antonio Tajani.
Leu è intenzionato a confermare Roberto Speranza in un ruolo centrale come la Salute, per Iv almeno un poker di nomi (Faraone, Rosato, Bellanova, Bonetti). E del team di Draghi potrebbe far parte anche un esponente dei gruppi minori di ispirazione europeista: Bruno Tabacci o Carlo Calenda.
Sempre che alla fine si trovi la quadra, e che questo esperimento tecnico- politico abbia le premesse per funzionare. Alla fine sarà Draghi, allergico a tempi lunghi e compromessi, a tracciare il volto del suo governo di unità nazionale. Nella piena autonomia che Mattarella gli ha riconosciuto.
(da La Repubblica”)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
FONTI LEGA: “DEVE TIMBRARE IL CARTELLINO E MOSTRARSI CON SENSO ISTITUZIONALE PER POTER ASPIRARE A PALAZZO CHIGI”… “INTANTO DRAGHI GLI TOGLIE LE CASTAGNE DAL FUOCO E POI TRA UN ANNO DRAGHI SARA’ AL POSTO DI MATTARELLA”
“La nostra visione dell’Italia sotto molti aspetti coincide”. Matteo Salvini esce dalla
consultazione con Mario Draghi visibilmente soddisfatto. La Lega di fatto si considera a bordo del governo, “senza veti”.
“Al centro del confronto — spiega il leader del Carroccio — ci sono stati sviluppo, imprese, crescita, cantieri e turismo. Noi non poniamo condizioni, a differenza di altri che dicono no a Salvini, alla Lega e ai sovranisti”.
“Dobbiamo condividere un pezzo di strada tutti insieme — sottolinea -, un pezzo di strada che evidentemente non sarà lungo. E poi torneremo a confrontarci alle elezioni.
Perchè questa svolta improvvisa da parte del leader leghista?
“Perchè, senza ‘timbrare il cartellino’ ora, per Matteo non sarebbe stato possibile approdare in futuro a Palazzo Chigi”, spiegano dall’inner circle del Capitano. Insomma, l’operazione Draghi serve a Salvini per avere piena legittimazione agli occhi dei poteri forti nazionali e, soprattutto internazionali (Vaticano compreso), tanto più ora che il trumpismo è in via di estinzione e il partito cerca nuove sponde.
La Lega, dunque, partecipando al Governo Draghi vorrà dimostrare di avere senso istituzionale e capacità di governo: un modo anche per prepararsi a guidare il centrodestra per tranquillizzare grandi investitori e cancellerie internazionali, a cominciare da quelle di Parigi e Berlino.
In più, fanno notare le medesime fonti, Mario Draghi, mettendo in sicurezza il paese, toglierà le castagne dal fuoco a qualsiasi governo verrà dopo di lui.
Insomma, continuano da via Bellerio: “Matteo ha capito che soltanto dopo aver dato una mano a Mario Draghi potrà aspirare a guidare il Paese da Palazzo Chigi, magari ricevendo l’incarico proprio dalle mani dello stesso Draghi che nel frattempo potrebbe essere salito al Quirinale”.
E farselo nemico non sarebbe certo stata una buona mossa politica.Ecco cosa si nasconde dietro la svolta della Lega su Draghi: qual è il vero obiettivo di Matteo Salvini
(da TPI)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
SAREBBE UN BEL BIGLIETTO DA VISITA NOMINARE UN MINISTRO IMPUTATO IN DUE PROCESSI PER SEQUESTRO DI PERSONA AGGRAVATO… SECONDO “LA STAMPA” SALVINI DECIDERA’ SE DARE LA FIDUCIA O MENO IN BASE AL SUO INGRESSO O MENO NELL’ESECUTIVO
Ieri Salvini si era prodotto nell’ennesima acrobazia politica spiegando a SKyTg24 di voler governare con tutti: “Mi dispiace che ci siano alcuni che stanno ponendo dei veti sulla Lega. A me non interessa chi c’è dentro, io penso al bene del Paese” mentre poche ore prima aveva posto un veto netto ai 5 Stelle.
La Lega entrerà davvero nel governo Draghi? Se così fosse i rumors spiegano che ci sarebbero due ministeri pronti per il Carroccio.
Se per Repubblica i nomi designati sono quelli di Giorgetti e di Molinari La Stampa spiega che il leader della Lega potrebbe decidere se dare la fiducia a Mario Draghi o meno in base a un altro fattore. Il suo ingresso diretto nell’esecutivo:
Giorgetti teme che Salvini possa decidere all’improvviso di rimanere all’opposizione. Il segretario del Carroccio è spaventato dalla prospettiva di perdere consensi a destra, a favore di Giorgia Meloni, e di non avere abbastanza garanzie sui temi per lui identitari: immigrazione e pensioni. Per esempio, che farà Draghi di Quota100, una delle riforme più detestate dall’Europa? La risposta gliel’ha già fornita Giorgetti: perchè dovrebbe cancellarla proprio adesso, se scade tra un anno? Il leader sa che la maggioranza schiacciante del suo partito si è espressa a favore di Draghi, parlamentari, capigruppo, governatori del Nord, il veneto Luca Zaia in testa.
C’è un’enorme pressione da parte degli imprenditori e dei mondi economici vicini al Carroccio. E «all’apostolo delle èlite» (copyright Alessandro Di Battista) alla fine si sono convertiti persino gli ex no-euro leghisti come Alberto Bagnai e Claudio Borghi. Ma c’è anche un altro movente a determinare le scelte di Salvini: potrebbe essere lui in persona a entrare come ministro per la quota leghista, e non Giorgetti come sembra scontato ai più.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
CONTE QUELLO CHE NE ESCE MEGLIO
Nel consueto sondaggio di Nando Pagnoncelli sul Corriere della sera il 48% ritiene che
Matteo Renzi sia il politico ad uscire peggio come immagine dalla crisi di governo.
Gli italiani si sono espressi sugli attori di questa singolare crisi politica. E, paradossalmente Renzi è quello che ne esce peggio e chi ne esce meglio è il suo nemico, il premier uscente Conte.
“Conte prevale nella graduatoria di coloro che ne escono meglio (viene citato dal 28%), seguito da Meloni (10%) e Salvini (9%), quindi Zingaretti e Renzi appaiati al 5%, Fico (4%), Berlusconi (3%) e Di Maio (2%). Uno su tre (35%) non indica alcun esponente che si sia distinto positivamente, e questo la dice lunga su come stiano vivendo la situazione – scrive Pagnoncelli-
Nella graduatoria tra chi è uscito peggio Renzi prevale nettamente (viene menzionato da quasi un italiano su due), seguito da Conte (12%), Salvini e Di Maio (7%), Zingaretti (4%), Meloni (2%), Berlusconi e Fico, entrambi con l’1%, mentre il 18% non ne indica nemmeno uno”.
(da agenzie)
argomento: Renzi | Commenta »
Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
“LE PRIORITA’ DELL’ITALIA SONO INCOMPATIBILI CON LE POSIZIONI ANTI-EUROPEISTE DELLA LEGA”… E’ UNA DEI POCHI POLITICI DI SINISTRA CHE HA UNA VISIONE E NON PENSA ALLE POLTRONE
Non una chiusura ma nemmeno un’apertura al buio: “Draghi è una figura indiscutibilmente di alto profilo, ma prima di giudicare il nuovo governo bisogna capire quali saranno il programma e la composizione”.
Così Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. “Non ho mai pensato – aggiunge – che destra e sinistra siano categorie superate. E nei prossimi mesi serviranno precise scelte politiche. Le priorità dell’Italia, a partire dal contrasto a disuguaglianze, precarietà e crisi climatica, così come quelle del Recovery Fund, sono incompatibili con le posizioni euroscettiche della Lega”.
E se la Lega insistesse? “Se il programma del premier punta su ciò che serve al Paese non c’è spazio per la destra sovranista”, sottolinea.
Quali sono le priorità ? “Sanità , scuola pubblica, vaccini. Cosa si vuol fare sul blocco dei licenziamenti e degli sfratti? L’emergenza sociale provocata dal Covid impone scelte coraggiose”, evidenzia.
“Penso che bisogna fare in fretta, perchè i problemi sono enormi e non possono aspettare”. Come si è arrivati a questo? “Con una crisi al buio aperta irresponsabilmente da Italia Viva. Matteo Renzi ha tentato di fare saltare l’asse Pd-Leu-M5S, e quindi Giuseppe Conte. Una crisi che la gente ha fatto fatica a capire, e che ha avvertito come cinica”, spiega.
Il centrosinistra ne esce ammaccato? “È importante che l’asse Pd-Leu-M5S tenga e decida insieme. Non perchè sia sufficiente, ma perchè al suo interno già tanti condividono una visione del futuro, e dovranno alzare la voce su redistribuzione delle ricchezze, del sapere e delle potere”, conclude. –
(da Globalist)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
UN GOVERNO ISTITUZIONALE DEVE SOLO AFFRONTARE L’EMERGENZA PANDEMIA E LA LEGGE ELETTORALE, POI SI DEVE VOTARE… UN GOVERNO POLITICO CON TUTTI DENTRO E’ UN PARADOSSO: COME SI FA A GESTIRE IL RECOVERY CON IDEE E VALORI DIFFERENTI?
Un governo politico non può essere mai il governo di tutti. E’ un paradosso. Il concetto
stesso di “politico” presuppone un insieme coerente di idee e di proposte progettuali che concorrono a comporre una visione di società cui tendere tramite azioni socio-economiche da mettere in atto in un certo lasso di tempo, che ci si augura sia quello di legislatura.
Un governo politico, dunque, ha un indirizzo ed un verso e si muove in un’area precisa di valori.
Per questa sua stessa natura il “governo politico” è decisamente inconciliabile con “un governo di tutti” nazionale, trasversale o istituzionale, che sia.
Altrimenti non è “politico” semplicemente.
Il così detto “governo del Presidente” o anche detto “governo nazionale” è, al contrario, un governo emergenziale, con un preciso ma limitato obiettivo (in questo caso contingente): – superare la fase cronica della pandemia e della campagna vaccinale, predisporre una legge elettorale coerente con il taglio del numero dei parlamentari e andare alle elezioni – Stop.
In questo quadro risulta evidentemente impossibile pensare che “un governo di tutti” possa giungere ad una univoca e coerente definizione delle “scelte politiche” necessarie al Recovery Plan, che è un atto assolutamente e squisitamente politico e di visione, che si deve basare su scelte strutturali, per il rilancio socio economico del nostro paese, in un arco temporale di diversi decenni.
Quindi, sinceramente non so proprio di cosa parlate quando parlate di “governo politico” se a questo governo non date confini e non date perimetri e precise definizioni di area, soprattutto poi se vi vantate di volerne fare un “governo politico di legislatura”.
Tutti dentro, tutti con i propri progetti politici e i propri temi divergenti, ogni uno a tirare verso la propria parte di visione; ma se tutti tirano verso direzioni differenti e divergenti la situazione che si viene a verificare è una, l’immobilismo, nella migliore delle ipotesi, oppure un’ altra, il deflagrare di alcune parti miseramente nel prevalere di altre.
Un suicido politico, dunque, per le parti politicamente più deboli, e un suicidio della politica stessa nel suo significato valoriale, e temo anche un suicidio per il paese, poichè senza una direzione, un verso ed un orizzonte non si procede.
In sintesi, il governo, se deve essere “politico” deve avere una precisa area, se deve essere “istituzionale” deve avere un preciso tempo, strettamente funzionale ad andare alle elezioni.
L’orizzonte a cui puntare quando ci si mette in cammino non può che essere uno se si vuole davvero procedere in una direzione.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
“NON SOSTERRO’ MAI UN GOVERNO CON FORZA ITALIA”
“Non ho cambiato idea. Se fossi in Parlamento non darei la fiducia al Presidente Draghi”, premette Alessandro Di Battista. “Non la darei in virtù di scelte, propriamente politiche, che il Professor Draghi ha preso in passato da Direttore generale del Tesoro (privatizzazioni, svendita patrimonio industriale pubblico italiano, contratti derivati) e da Governatore di Banca d’Italia, quando diede l’OK all’acquisto di Antonveneta da parte di MPS ad un valore folle di mercato”, commenta l’esponente M5s su Facebook.
“Io ho le mie opinioni su” Draghi. “Ognuno ha le proprie. Tuttavia il punto non è neppure lui. Io non potrò mai avallare un’accozzaglia al governo che potrebbe andare da LEU alla Lega – sottolinea Di Battista -. Tutti dentro perchè nessuno ha intenzione di fare opposizione. Oltretutto in democrazia l’opposizione serve, è e necessaria. Invece nulla. Ci saranno ministri politici nel governo Draghi? Non ne ho idea. Fossi in lui non accetterei nessuno ma vedo che diversi partiti già avanzano richieste. Per quanto mi riguarda io non posso accettare “un assembramento parlamentare” così pericoloso. Non lo posso accettare perchè la stragrande maggioranza delle forze politiche che si stanno inchinando al tredicesimo apostolo non rappresenta le mie idee”.
“Ognuno è fatto come è fatto d’altro canto. In queste ore – prosegue Di Battista – qualcuno mi ha scritto “sei troppo radicale. In politica occorre anche cambiare opinione e plasmarsi sulle situazioni cambiate”. Sarà anche vero. Ma io non ce la faccio. Io non sosterrò mai un governo sostenuto da Forza Italia”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: governo | Commenta »