Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
IL 40% DEGLI OVER 70 E’ ANCORA SENZA COPERTURA
«Anziani e fragili dovranno arrangiarsi». Pierluigi Bartoletti,
vicesegretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale, la chiama «hubbite». Neologismo con il quale sarcasticamente indica il moltiplicarsi dei grandi centri vaccinali che, di fatto, avrebbero relegato nell’angolo i medici di base, oggi assai delusi e arrabbiati per il ruolo marginale nella campagna vaccinale.
Perché — a loro dire — le Regioni preferirebbero riversare tutte le dosi agli hub lasciando solo le briciole ai medici di famiglia, spesso costretti a disdire appuntamenti già presi con i loro assistiti
Eppure potrebbero essere proprio loro, gli oltre 40.000 medici di base, la carta vincente per scovare, informare, convincere e vaccinare i 6.789.355 over 60 che continuano a sfuggire al radar della campagna di immunizzazione.
Il 38 per cento, tanti, troppi visti i numeri ancora altissimi della mortalità in Italia, 258 ancora ieri, che portano ad oltre 122.000 il tragico conto delle vittime di Covid nel nostro Paese, secondo in Europa solo al Regno Unito, dove però ormai da settimane i decessi si contano sulle dita delle mani.
Ma chi sono i 250-300 morti che l’Italia continua a piangere ogni giorno, ormai relegati a un pallottoliere senza volti e nomi?
Come certifica il bollettino settimanale dell’Istituto superiore di sanità, negli ultimi tre mesi l’età media delle vittime di Covid in Italia è per la prima volta scesa sotto gli 80 anni. A giugno del 2020 era di 86 anni, nella seconda settimana di aprile è arrivata a 76 anni, dunque in meno di un anno, l’età media di chi muore di Covid in Italia si è abbassata di dieci anni.
Oggi la fascia di età più a rischio di contrarre una malattia grave e di perdere la vita è proprio quella dei settantenni (che spesso hanno anche altre patologie) ma tutti i reparti di terapia intensiva del Paese segnalano ricoveri di pazienti sempre più giovani, la più parte dei quali over 60.
Di qui l’invito del commissario per l’emergenza Covid Figliuolo a continuare a dare alta priorità alle vaccinazioni dei più anziani. Che però cominciano ormai sensibilmente a segnare il passo. E se nove ottantenni su dieci hanno ormai ricevuto la prima dose (all’appello ne mancano soltanto 494.000), ancora troppo pochi sono i settantenni (solo il 68 % dei quali hanno avuto la prima dose mentre quasi due milioni di persone sono ancora da raggiungere) e ancora di meno i sessantenni (quattro su dieci i vaccinati con una dose e 2.400.000 cittadini ancora da vaccinare.
Una platea di persone a rischio che, in buona parte, soprattutto al sud, non si è neanche prenotata per i più svariati motivi.
Vuoi per diffidenza verso i vaccini, vuoi per la difficoltà ad utilizzare i sistemi di prenotazione, vuoi perché vivono in zone difficilmente raggiungibili e dalle quali ancora più difficilmente si muovono.
E vuoi ancora perché le somministrazioni a domicilio procedono al rallentatore un po’ ovunque. Il radar dei medici di famiglia è l’unico che potrebbe intercettarli alla svelta, come ha dimostrato il caso Toscana dove, dopo una partenza a scartamento ridotto, i numeri delle vaccinazioni degli over 80 sono tra i più alti d’Italia proprio per la decisione della Regione di affidare ai medici di famiglia (dotandoli ovviamente delle fiale necessarie) la vaccinazione dei propri assistiti
Ma nelle altre Regioni d’Italia non è andata così. E se in Sicilia i medici di base denunciano di essere stati più volte costretti a fare anche trenta chilometri inutilmente per raggiungere la Asl di riferimento dove avrebbero dovuto ritirare i vaccini tornando a mani vuote, meglio non va nel Lazio nonostante il governatore Zingaretti si sia appellato proprio ai medici di base per dare la caccia, uno a uno, agli anziani ancora scoperti. A Zingaretti la risposta piccata del vicesegretario nazionale e segretario della Fimmg di Roma Bartoletti: «Oggi molti medici di medicina generale hanno dovuto disdire le vaccinazioni domiciliari. Con una lettera inviata alle Asl dall’assessorato, sono state bloccate le consegne di dosi Pfizer: i medici di medicina generale potranno fare solo i richiami. La lista dei pazienti che non si sono prenotati non ci è mai arrivata. Non abbiamo ricevuto nessun vaccino fino all’8 marzo. E poi con il contagocce. E i nostri pazienti costretti a rivolgersi agli hub. Ci siamo stancati».
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
ORA INSEGNA LINGUE STRANIERE IN UNA SCUOLA PER ADULTI… CONTINUA IL SUO IMPEGNO SOCIALE CONTRO LE VIOLENZE DOMESTICHE E COME INSEGNANTE DI SOSTEGNO PER I RAGAZZI FRAGILI
Si è sposata con un suo amico d’infanzia, ha lasciato Milano e la sua casa al Casoretto, quella dove era tornata dopo 18 mesi di sequestro, e si è trasferita appena fuori città. La vita va avanti e con tante novità per Silvia Romano, la 26enne cooperante milanese che era stata rapita in Kenya, dove si trovava per un progetto di volontariato, nel novembre 2018, rilasciata nel maggio 2020 in Somalia.
A raccontare a un anno di distanza dal rilascio la vita di Silvia Aisha Romano – questo il nome che ha scelto dopo essersi convertita all’Islam – è la Stampa.
Si chiama Paolo e fa l’informatico, suo marito, un coetaneo amico d’infanzia, ritrovato dopo tanti anni in una delle moschee dove Silvia va a pregare dal suo ritorno: anche il ragazzo infatti aveva abbracciato l’Islam da diverso tempo e per questo l’amicizia si è presto trasformata in amore.
Il matrimonio è stato celebrato con rito islamico nell’ottobre scorso a Campegine, paesino dell’Emilia Romagna da dove proviene il marito. Ora la coppia vive in provincia di Milano, dopo che Silvia ha lasciato la casa della madre, al Casoretto, periferia est di Milano, proprio per l’esigenza della giovane di sottrarsi all’attenzione morbosa dei media sulla sua vita. Silvia risponde a chiunque la contatti che non ha ancora desiderio di parlare con la stampa della sua storia.
Quello che invece le garba molto è prestare servizio come volontaria, in totale anonimato, il più possibile lontano da chi vuole frugare nel suo privato e nella sua storia. Da un anno circa è entrata nel Progetto Aisha, associazione che si batte contro le discriminazioni e le violenze domestiche di cui restano vittime le donne islamiche. Un progetto della comunità musulmana milanese che ruota attorno alla moschea Mariam di via Padova, che la giovane frequenta dai giorni della sua liberazione.
Silvia Romano si è messa a disposizione anche come tutor e insegnante di sostegno per i ragazzi fragili che frequentano una scuola per mediatori linguistici, la stessa dove anche lei si era laureata prima della partenza per l’Africa. Segue in streaming alcuni ragazzi che devono preparare gli esami, ma cerca di venire il meno possibile a Milano per non essere riconosciuta
La sua richiesta a chi la contatta tramite i familiari è sempre e solo quella di essere “dimenticata” e “lasciata in pace: voglio solo dimenticare e non riaprire la ferita”. Paolo, il suo giovane marito, le offre quella protezione e quella riservatezza che per Silvia ancora oggi, a un anno di distanza dal rilascio, sono le cose più importanti.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“VOLEVO ANDARE A MENARLI”
Tra i testimoni di quelle ore c’è anche un compagno di scuola delle
ragazze, che è stato con loro al Billionaire e le ha riviste due giorni dopo il presunto stupro
Quella sera di metà luglio di tre anni fa al Billionaire, in Costa Smeralda, c’era anche un amico di Silvia (nome di fantasia). Un compagno di scuola, che aveva frequentato lo stesso liceo della ragazza e della sua amica Roberta, era in compagnia delle due ragazze la sera prima delle presunte violenze.
Il suo racconto è tra le testimonianze raccolte dai carabinieri di Milano alla fine di agosto, poco dopo che la 20enne italo-norvegese ha denunciato di aver subito uno stupro di gruppo da parte di Ciro Grillo, Vittorio Lauria, Edoardo Capitta e Francesco Corsiglia. Un gruppo che sin dal primo impatto al ragazzo aveva già fatto una pessima impressione.
Da lui arriva un’ulteriore conferma sulle condizioni della ragazza nei giorni successivi a quella notte passata nella villa dei Grillo, quando ha visto l’amica ancora stravolta a distanza di due giorni.
«Quelli non mi piacevano. Per tutta la sera avevano dimostrato di tirarsela, in discoteca», avrebbe detto, secondo il Corriere della Sera, il ragazzo alle autorità milanesi.
Quando un paio di giorni dopo rivedrà Silvia in piscina – la giovane che con la sua denuncia ha fatto partire l’inchiesta della Procura di Tempio Pausania -, «non era più la stessa».
I racconti di due giorni dopo: «Vuoi che vada a picchiarli?»
«Le ho chiesto se avesse fatto sesso con Ciro», racconta lui. Ma Roberta gli lancia un’occhiataccia, mentre lei resta evasiva. Lui insiste. Lei, dopo un po’ di domande, risponde che sì, era successo qualcosa, ma che le «hanno fatto bere mezza bottiglia di vodka». «Era strana, mi sembrava sconvolta», continua. «Le ho chiesto: ma solo con Ciro? Lei non mi rispondeva. Mi ha fatto capire che c’era stato sesso anche con qualcuno degli altri ragazzi e allora le ho chiesto se potessi fare qualcosa? “Vuoi che vada a menarli?”. Lei mi ha risposto di no».
(da agenzie)
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