Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile
LA MISURA E’ COLMA: SOLO OGGI 33 VITTIME CIVILI NEI BOMBARDAMENTI, 13 SONO BAMBINI
Vertice straordinario in Ue previsto per martedì 18 maggio. Josep Borrell, alto rappresentante per la politica estera, ha convocato un incontro tra ministri degli Esteri dell’Unione europea «in considerazione dell’escalation in corso tra Israele e Palestina e del numero inaccettabile di vittime civili».
«Ci coordineremo – ha scritto su Twitter – e discuteremo di come l’Ue può contribuire al meglio per porre fine all’attuale violenza».
Non si fermano gli attacchi aerei di Israele sulla Striscia di Gaza. Dopo aver colpito un leader di Hamas, i bombardamenti delle ultime ore da parte dell’esercito israeliano, entrati ormai nel loro settimo giorno consecutivo, hanno ucciso 33 persone, di cui 13 bambini. Sono invece un’altra dozzina le persone rimaste ferite. Due edifici residenziali sono stati distrutti.
Nel frattempo, il Gabinetto di sicurezza del governo israeliano starebbe valutando una possibile tregua, mentre pressioni per un cessate il fuoco aumentano da ogni parte. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, che cita fonti diplomatiche a Gerusalemme, il sostegno internazionale nei confronti di Israele si «sta avvicinando alla fine» e questo potrà forzare lo stato ebraico a muovere verso un cessate il fuoco.
Nelle prime ore di oggi, domenica 16 maggio, almeno 4 palestinesi sono stati uccisi dagli attacchi di Israele. A sette giorni dall’inizio dell’escalation, sono stati distrutti a Gaza altri due edifici e ferite decine di persone.
Nella notte la popolazione di Tel Aviv si è nascosta nei rifugi e l’esercito israeliano ha lanciato il suo sistema di difesa aerea “Iron Dome” contro una raffica di razzi lanciati da Gaza. Dopo l’uccisione di due cittadini israeliani, il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato che l’offensiva su Gaza durerà «per tutto il tempo necessario». Ieri sera, Hamas aveva annunciato via Telegram un nuovo attacco con dei razzi, in risposta ai missili israeliani che avevano colpito un campo profughi palestinese uccidendo almeno 10 persone, di cui 8 bambini, e abbattendo un altro edificio che ospitava, tra le altre cose, le redazioni della Associated Press e di Al Jazeera.
In tutto, secondo fonti mediche locali, almeno 181 palestinesi, tra cui 52 bambini, sono stati uccisi nella Striscia di Gaza nella settimana appena trascorsa. Altri 1.200 sono rimasti feriti. Nella West Bank, invece, l’esercito israeliano ha ucciso almeno 13 persone. Il bilancio delle vittime in Israele è di 10 persone, di cui 2 bambini.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile
INDIPENDENT: “BOMBARDARE I GIORNALISTI NON E’ DEMOCRATICO”
A margine delle chiamate di ieri, 15 maggio, tra il presidente statunitense Joe Biden
e i leader di Israele e Autorità Nazionale Palestinese, la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez è intervenuta sulla escalation con un tweet.
«Gli stati di apartheid – ha detto riferendosi a Israele- non sono democrazie». La posizione ha scatenato numerosi commenti a favore e contro la deputata, che già in passato aveva espresso preoccupazione per le condizioni di vita delle popolazioni di Striscia di Gaza e West Bank e che ora torna a parlare a fronte delle oltre 170 vittime registrate in 7 giorni di scontri.
«Ci piacerebbe che ti unissi al nostro appello per boicottare e sanzionare Israele», ha commentato il profilo ufficiale del Bds Movement, il movimento che invita i Paesi a «boicottare, disinvestire e sanzionare» Israele.
A sostegno della deputata sono arrivati anche giornalisti come Adam Smith del britannico Independent: «Bombardare i reporter non è democratico», ha scritto, riferendosi alla distruzione di diversi edifici a Gaza che ospitavano redazioni giornalistiche. Ieri l’aviazione israeliana ha distrutto la sete della Associated Press e di Al Jazeera.
La presa di posizione radicale ha però suscitato reazioni avverse tra chi invece sostiene la legittimità delle azioni di Israele. La giornalista del The Jerusalem Post, Emily Schrader, ha postato un video del 2018 nel quale si vede una giornalista domandare a Ocasio-Cortez cosa intenda per «occupazione della Palestina», e dove lei risponde «non sono un’esperta di geopolitica». La clip di pochi secondi è stata però montata ad arte: nell’intervista completa, la deputata – pur dicendo effettivamente quella frase – dedica molto più tempo alla risposta e all’analisi della questione
Un “fake” che non è sfuggito agli altri utenti. Il ricercatore Omar Baddar, ex vice direttore dell’Arab American Institute, ha scritto: «Non ha bisogno di essere un’esperta per sapere che Israele è uno stato che fomenta l’apartheid, allo stesso modo in cui non c’è bisogno di essere un avvocato per sapere che uccidere sia illegale o un dottore per sapere che il cancro è una brutta cosa. E di certo -ha aggiunto – non serve essere un meccanico per capire che questa macchina non è più utilizzabile»
(da Open)
argomento: Esteri | Commenta »
Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile
LA CANDIDATA DEI VERDI TEDESCHI DELEGHERA’ AL MARITO LA CURA DELLE DUE FIGLIE
Se diventerà la nuova cancelliera tedesca, la candidata dei Verdi Annalena Baerbock delegherà completamente al marito la cura delle due figlie.
“La responsabilità da cancelliera significa essere disponibile giorno e notte. Potrò farlo perché mio marito può prendere un permesso parentale completo”, ha detto Baerbock, 40 anni, al domenicale “Bild am Sonntag”.
La leader dei Verdi e il marito Daniel Holefleisch hanno due figlie di cinque e nove anni. Holefleisch, manager alle Poste, ha già da tempo assunto molti compiti domestici a causa della carriera politica della moglie. “Mio marito si è già assunto tutta la responsabilità della casa. Negli ultimi anni ha ridotto le ore di lavoro perché io esco la mattina e torno la notte”, ha spiegato Baerbock.
Holefleisch ha già previsto un congedo ad agosto per badare alle figlie nella fase finale della campagna elettorale per le elezioni settembre. Dovrà occuparsi anche dell’avvio alle elementari della figlia più piccola.
Baerbock ha raccontato che il marito ha avuto potere di veto sulla sua candidatura alla cancelleria, dato che questo cambierà completamente la vita di tutta la famiglia. E se Baerbock diventerà capo del governo o ministro, Holefleisch dovrà certamente cambiare lavoro.
“Se accetterò un posto al governo, è abbastanza chiaro che mio marito non potrà proseguire il suo lavoro”, ha detto la leader dei Verdi.
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »
Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
SONO QUELLI CHE QUALCHE LURIDO RAZZISTA DICE CHE “VENGONO PER TURISMO”
Una 17enne della Costa d’Avorio e altre due persone sono sopravvissute per tre
settimane senza acqua né cibo, a bordo di una fatiscente piccola imbarcazione di legno, a un viaggio verso la Spagna iniziato in Mauritania e costato la vita a ben 56 persone. A raccontare la storia di Aicha, questo il nome della ragazza, è oggi un video della Bbc che mostra anche le operazioni di salvataggio della 17enne e dei suoi due compagni di viaggio.
Il 26 aprile scorso, infatti, l’equipaggio di un elicottero dell’aeronautica spagnola ha avvistato la piccola imbarcazione a 500 km a sud-ovest dell’isola di El Hierro, nell’arcipelago delle Canarie, e ha tratto in salvo i tre superstiti.
La piccola barca di legno era alla deriva da 22 giorni, durante i quali, racconta la stessa Aicha nel video, sono morte di fame e di sete 56 persone, i cui corpi sono stati gettati in mare.
Il lungo viaggio di Aicha, sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è cominciato lo scorso novembre, quando la giovane ha lasciato la sua casa diretta verso la Mauritania informando dei suoi piani solo sua sorella maggiore. Si tratta della più grande tragedia che abbia mai coinvolto un’imbarcazione di migranti nelle acque delle Canarie.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
IL PREMIER VA AVANTI SULLE RIFORME DI FISCO E GIUSTIZIA MALGRADO I DISTINGUO LEGHISTI
A Palazzo Chigi lo avvertono come un chiacchiericcio. Sono così tante le cose da fare – racconta chi ha in mano i dossier caldi – che non si ha tempo da perdere e soprattutto per badare a polemiche che non farebbero altro che far perdere i soldi del Recovery.
Insomma, alle minacce di Matteo Salvini, il governo reagirà portando a termine le riforme necessarie e il piano vaccinale, forte del fatto che i numeri in Parlamento ci sarebbero anche senza i leghisti.
Con una doppia intervista a due quotidiani il leader della Lega prima avverte Mario Draghi sulla mission ‘limitata’ del suo governo, escludendo che si possa procedere con le riforme, e poi candida l’attuale premier alla Presidenza della Repubblica.
Una doppia mossa che fa reagire con rabbia il resto della maggioranza.
Enrico Letta è il più netto di tutti: “Se quella è l’intenzione con la quale Salvini è al governo, per quanto ci riguarda credo che le strade debbano divergere al più presto. Salvini dice che non si fanno le riforme. Allora tiri le conseguenze ed esca dal governo”, dice il segretario dem.
A testimonianza del fatto che l’uscita della Lega della maggioranza, al centrosinistra non dispiacerebbe. Si realizzerebbe invece l’idea della maggioranza Ursula, fallita quando è nato il governo guidato da Mario Draghi. Ovvero un esecutivo con dentro tutto il centrosinistra e Forza Italia, che non a caso ha preso le distanze dal collega di centrodestra.
Ma in tanti leggono nelle parole di Salvini nient’altro che la paura dei sondaggi, che vedono crescere Giorgia Meloni a scapito della Lega. Ed è in questo senso che il leader leghista prova a recuperare terreno, bombardando il governo ma alla fine con scarsi risultati, non solo perché Forza Italia non abbocca ma anche perché – è la consapevolezza di tanti leghisti – Salvini non affonderà il colpo nonostante le distanze nella maggioranza riguarda le riforme ci siano e sono evidenti.
Il capogruppo alla Camera di Forza Italia Roberto Occhiuto chiarisce però che “i fondi europei del Pnrr saranno il carburante, ma senza vere riforme il motore del Paese rischia di rimanere arrugginito. E per realizzare tutto questo servono l’autorevolezza di Draghi e del suo governo, e la compartecipazione convinta di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, anche di quelle di opposizione”. Un messaggio chiaro che prende le distanze dagli intenti incendiari di Salvini.
Draghi certamente non retrocede, anzi. C’è un cronoprogramma e va rispettato. Chi voterà contro – è il ragionamento – si prenderà le sue responsabilità.
Al decreto Sostegni bis, già la prossima settimana, si potrebbe affiancare il decreto Semplificazione nelle mani del ministro Renato Brunetta, sempre in contatto con Palazzo Chigi perché è questa l’architrave della prima fase di riforme con cui l’Italia punta incassare la prima tranche di aiuti europei entro luglio.
Non solo. Entro fine giugno arriverà anche il decreto sulla concorrenza. Inoltre il premier avrebbe intenzione di accelerare anche sul decreto sulla governance del Recovery. Ed è qui che le scintille nella maggioranza potrebbe rallentare notevolmente il timing del capo del governo. Poi c’è la riforma della Giustizia a cui sta lavorando la ministra Cartabia e che va approvato in prima lettura entro giugno.
Draghi, per il momento, si tiene ben lontano dalle polemiche. Alla cabina di regia sulle riaperture di lunedì proverà a frenare le richieste di Lega e anche di Forza Italia. Accelererà invece sui primi decreti e sui nuovi sostegni, che saranno tarati anche rispetto alle decisioni di lunedì sulle aperture.
Ma su giustizia e fisco la maggioranza resta lontanissima da un’intesa. La riforma del processo penale avanzata dalla commissione del ministero della Giustizia, ad esempio, continua a innescare “forti perplessità nel Movimento 5 Stelle”, come spiega l’ex sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi.
I grillini puntano a rallentare l’iter, concentrando le forze sulla riforma del processo civile. E sul fisco non va meglio. “Far pagare di più a chi sta meglio è una proposta di buon senso”, sottolinea Speranza. Difficile però che la proposta passi con la Lega e Forza Italia nel governo. Sarà necessaria una forte opera di mediazione
(da Huffingtonpost)
argomento: governo | Commenta »
Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
LA RINUNCIA DELL’EX SINDACO DI MILANO (E DI BERTOLASO) SVELA IL BUCO A DESTRA: NON C’E’ UNA CLASSE DIRIGENTE PRESENTABILE
C’è un punto essenziale nella nobile lettera ai milanesi con cui Gabriele Albertini
annuncia la sua indisponibilità a candidarsi che vale la pena sottolineare, un punto tutto politico su cui Matteo Salvini (nato nel 1973) e Giorgia Meloni (nata nel 1977) dovrebbero riflettere.
Un punto che peraltro accomuna la decisione dell’ex sindaco di Milano a quella di Guido Bertolaso (entrambi nati nel 1950), anch’egli non disponibile per la corsa a primo cittadino della capitale.
Questo punto è apparentemente “anagrafico” (ecco perché evidenzio le date di nascita nel testo) ma in realtà di ben altra portata, poiché investe l’elemento centrale dell’azione della destra politica italiana in questa fase storica, vale a dire la sua capacità di essere compiutamente classe dirigente, anche in una prospettiva di rinnovamento. Albertini infatti cita espressamente l’opportunità di scegliere un candidato più giovane (pur garantendo la sua volontà di partecipare con una lista alla campagna elettorale), ricordando persino la sua età al momento della prima elezione (era il 1997 e lui aveva 46 anni).
Stesso tema che peraltro anche l’ex Capo della Protezione Civile ha evocato pochi giorni fa, dicendo che Roma merita “forze giovani e motivate”.
Veniamo allora al tema che le parole di Albertini e Bertolaso rendono plasticamente evidente.
Il punto non è legato alla forza della loro candidatura. Men che meno è nei loro curriculum
Il punto quindi non riguarda loro, bensì la leadership politica della destra italiana ed in particolare i vertici di Lega e Fratelli d’Italia, cioè Salvini e Meloni.
Albertini e Bertolaso infatti hanno già alle spalle un lungo periodo di grande responsabilità e sanno molto bene quale fatica occorre per stare dietro a tutto: per questo capiscono che servono forze più fresche.
Ma la destra italiana fatica a costruire un nuovo ed articolato gruppo dirigente e proprio nella scelta dei candidati sindaci delle due più importanti città d’Italia tenta di rifugiarsi nell’”usato sicuro”, scelta forse rassicurante (ma poi smentita dai fatti) ma non certo coraggiosa o lungimirante.
Albertini e Bertolaso hanno dato il meglio di sé dentro la lunga stagione dominata dalla figura di Silvio Berlusconi, stagione che però è già alle nostre spalle
Oggi sono Salvini e Meloni a guidare le danze e loro debbono dimostrarsi capaci di costruire una squadra di governo a tutti i livelli, atteso che da ormai dieci anni consecutivi (con un solo stop di dodici mesi) al “comando” c’è il Pd.
Le prossime elezioni politiche non sono lontane e a destra ci sono voti in quantità sufficiente per poter pensare di vincerle. Ma come insegna l’esperienza dello stesso Berlusconi vincere non basta.
Lui ci è riuscito ben tre volte, ma nella maggioranza dei casi (due volte su tre) i suoi governi si sono sbriciolati nell’impatto con il Palazzo, quello con la “P” maiuscola. Ci pensino e ci pensino presto Salvini e Meloni: devono scommettere sul nuovo in senso vasto e solido, altrimenti i (possibili) successi elettorali finiranno in niente o poco più. Vedi alla voce M5S, rivoluzionari e padroni del mondo (per qualche mese), ma oggi placidamente, pacatamente, responsabilmente al governo con un certo Mario Draghi a Palazzo Chigi.
(da Huffingtonpost)
argomento: elezioni | Commenta »
Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
LA GRANDE IDEA DI TAJANI PER LA SCONFITTA SICURA: “SE BERTOLASO NON CAMBIA IDEA, PENSEREI A GASPARRI”
Dopo la rinuncia definitiva di Gabriele Albertini per la corsa a sindaco di Milano, il centrodestra rischia un altro flop a Roma, dove al momento non c’è un nome forte e condiviso. Lega Fdi e Fi stanno provando anche in queste ore a convincere Guido Bertolaso, ma il corteggiamento, diventato ormai asfissiante, sembra non portare alcun frutto. L’ex capo della Protezione civile non ha cambiato idea.
Il commissario per la campagna vaccinale in Lombardia preferisce non commentare la scelta dell’ex sindaco di Milano e quando gli viene chiesto che intende fare per la sfida al Campidoglio, taglia corto così: “Cosa farò io? L’ho già detto…”. Nessun ‘ripensaci’, insomma, da parte di Bertolaso che ribadisce la sua contrarietà a scendere in campo.
Non demorde però il coordinatore nazionale azzurro Antonio Tajani: “Spero che per Roma ci sia Bertolaso, mi auguro che alla fine lui accetti. Sarebbe uno straordinario sindaco. Se non accettasse dovremo andare a un personaggio politico: penserei a Maurizio Gasparri. Ma intanto pensiamo a convincere Bertolaso”, ha detto a Sky Tg24.
Tra gli azzurri non nasconde il suo pessimismo il senatore Francesco Giro: “A questo punto mi sembra chiaro che ci sia sul tavolo un doppio no per le candidature ipotizzate dal centrodestra per Milano e Roma. Getto la spugna su Guido e mi dispiace immensamente, ma non possiamo costringerlo a dispetto dei Santi”.
Dopo l’ennesimo no di Bertolaso la Lega potrebbe aspettare che un nome, come chiesto da Salvini stesso nelle scorse ore, lo faccia Fratelli d’Italia. Con l’opzione di poter poi mettere sul tavolo candidati ‘politici’ come Giulia Bongiorno, senatrice e avvocato del leader, o Antonio Rinaldi, il prof euroscettico romano, parlamentare Ue del Carroccio: due ipotesi che erano circolate nelle scorse settimane.
Nome che arriva (torna) dalla società civile invece quello del giudice Simonetta Matone attuale consigliera di fiducia della Sapienza.
Nel vertice previsto per mercoledì o giovedì, per ora, l’unica certezza è che, al contrario di quanto chiesto da Fdi, non ci saranno al tavolo né Albertini, né Bertolaso, invitati per “parlare del loro programma elettorale”, visto il doppio dietrofront di questo sabato.
“A Roma mi auguro che Bertolaso ci ripensi. E se no, dovremmo andare su un personaggio politico e io penso a Gasparri che sarebbe uno straordinario candidato in campagna elettorale”. Intervistato da Massimo Leoni a ‘L’Ospitè, il coordinatore nazionale di Fi, Antonio Tajani, spera che l’ex capo della Protezione civile ritorni sui suoi passi.,
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »
Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
IN POLE POSITION MICHELE BRAMBILLA, ATTUALE DIRETTORE DEL QUOTIDIANO NAZIONALE… ALTERNATIVE: PORRO, MINZOLINI E LIGUORI
Da ieri è ufficiale: Alessandro Sallusti ha lasciato la direzione de Il Giornale. La
conferma è arrivata dalla Società Europea di Edizioni, editrice del quotidiano della famiglia Berlusconi. “Risolto dopo dodici anni di proficua collaborazione il rapporto di lavoro. L’editore Paolo Berlusconi e il presidente Alessia Berlusconi ringraziano il direttore Sallusti per l’impegno profuso in tutti questi anni”.
Sallusti ha quindi detto si al corteggiamento della famiglia Angelucci: sarà il nuovo direttore di Libero. A dargli una mano ci sarà, come condirettore Pietro Senaldi
Ora – per chiudere il cerchio – resta da capire chi sarà il nuovo direttore de Il Giornale.
In pole position al momento c’è un nome a sorpresa, Michele Brambilla attualmente alla direzione del Quotidiano Nazionale.
Nei giorni scorsi si era parlato anche di Nicola Porro e Augusto Minzolini. Qualche possibilità ce l’ha anche Paolo Liguori.
Un altro profilo che rispondeva a tutti i requisiti era quello di Andrea Pucci, della vecchia guardia del Giornale e autore della grandi inchieste del quotidiano di via Negri, che resta però ben saldo a news Mediaset. Valutati anche altri nomi “interni” ed “esterni” ma senza alcuna chances.
(da TPI)
argomento: Stampa | Commenta »
Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
L’OCCIDENTE DOVREBBE INTIMARE A ISRAELE DI PORRE FINE A UNA POLITICA RAZZISTA DI SEGREGAZIONE E DISCRIMINAZIONE
Le parole sono importanti? Bene, e allora smettiamo di chiamarla guerra, quella tra Israele e Palestina. O meglio, smettiamo di raccontare la storia per cui ci sono due parti che lottano per far soccombere l’altra. Un tempo era così, forse.
Oggi, nonostante tutto, le forze in campo sono talmente sbilanciate che non ha più nemmeno senso parlare di conflitto. Ma di massacro. A senso unico.
Lo raccontano le cifre di poche ore di bombardamenti su Gaza, 122 morti dall’inizio delle ostilità, 33 dei quali bambini, 11 solo nelle ultime 24 ore, cui si sommano più di 250 feriti, contro i sette morti israeliani.
Lo racconta, anche, la facilità con cui Israele, grazie al sistema d’arma mobile Iron Dome – letteralmente Cupola di Ferro – ha intercettato e reso inoffensiva la pioggia di missili di Hamas su Tel Aviv e su numerose altre città.
Ancora più delle cifre, tuttavia, lo racconta la sproporzione della forza economica e militare in campo, con un fazzoletto di terra lungo 40 chilometri e largo 10, poverissimo e sovrappopolato come nessuno al mondo che si ritrova a combattere nemmeno si capisce bene per cosa contro un nemico ricchissimo, all’avanguardia globale della tecnologia militare e scientifica – parliamo del primo Paese al mondo che ha raggiunto l’immunità di gregge contro il Covid-19 – che per di più lo circonda su tre lati del confine, di fatto assediandolo e impedendo la libera circolazione dei suoi abitanti, anche solo per cercare un lavoro altrove.
Fossimo in Sudafrica, nel secolo scorso, lo chiameremmo apartheid, e parleremmo di segregazione, e nessuno nell’opinione pubblica parlerebbe di equidistanza come sinonimo di obiettività.
Solo che siamo in Medio Oriente, e maneggiamo la materia infiammabile della Shoah e del senso di colpa occidentale per secoli di persecuzioni antisemite, così come quella del’islamofobia che pervade le nostre società dopo gli attentati di matrice islamista che hanno punteggiato questo inizio di millennio.
E allora, in fondo, del massacro di Gaza ci importa relativamente poco. E ci importa poco del fatto che Israele decida a proprio piacimento – come ha fatto con le deportazioni di Sheikh Jarrah – di alzare a proprio piacimento il volume della tensione per avere il pretesto per tagliare l’erba di Gaza a suon di bombe, per far dimenticare gli scandali che coinvolgono il presidente Bibi Netanyahu con una bella prova di forza, per far insediare altri coloni israeliani nei Territori palestinesi, in nome della sicurezza nazionale e del diritto a Israele a esistere.
Solo che, piccolo dettaglio, qui è in gioco il diritto di Gaza a esistere, non quello di Israele. E se, come comunità internazionale, abbiamo anche solo il dubbio che quel diritto vada difeso, forse dovremmo smetterla con le ipocrite e pilatesche manifestazioni di equidistante solidarietà, e chiedere a Israele di smettere di segregare, discriminare, bombardare chi vive nell’enclave di Gaza.
Se non lo facciamo – e non lo stiamo facendo – non siamo altro che complici di un massacro a senso unico, l’ennesimo che facciamo finta di non vedere. Niente di nuovo, pure qua.
(da TPI)
argomento: denuncia | Commenta »