Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
MAGARI RICAVANDO INFORMAZIONI SENSIBILI SUL SUO STATO DI SALUTE, SUGLI ALIMENTI INGERITI E LE MEDICINE EVENTUALMENTE UTILIZZATE…“PARIS MATCH”: “ABBIAMO AVUTO INFORMAZIONI DI QUESTA “RACCOLTA” NELL’OTTOBRE 2019, DOPO LA VISITA DI PUTIN IN ARABIA SAUDITA”
L’Fso, il servizio segreto personale del presidente della Federazione
russa – che è stato già impiegato nella gestione e manutenzione dello Scheherazade (lo yacht che le intelligence occidentali ritengono direttamente a disposizione di Vladimir Putin) – si starebbe occupando, durante gli spostamenti di Putin, anche dell’ingrato compito di raccogliere le sue urine e i suoi escrementi, collocarli in apposite sacche sterilizzate e riportarli in patria, per evitare che possano essere ispezionati da agenti stranieri.
Con ciò ricavando informazioni sensibili sullo stato di salute, gli alimenti ingeriti dal presidente russo, le medicine eventualmente utilizzate.
La rivelazione è pubblicata dal settimanale francese Paris Match, che cita sue fonti riservate, e viene avvalorata dalla ripresa di The Insider – uno dei più seri siti russi d’informazione indipendenti. Nella coorte di agenti che accompagnano Putin all’estero, ce n’è in particolare uno responsabile della raccolta dei suoi escrementi naturali e del loro trasporto a Mosca.
«Abbiamo avuto informazioni di questa “raccolta” nell’ottobre 2019, dopo la visita di Putin in Arabia Saudita», scrive Paris Match.
Fonti in Medio Oriente hanno riferito ai francesi che la missione era stata svolta sotto il controllo del Fso, poi il tutto venne collocato in una valigia speciale, assicurando la segretezza assoluta e anche con presunte pressioni molto intense esercitate per mettere a tacere il personale dell’ambasciata russa, che ovviamente era almeno in parte venuto a conoscenza della cosa.
La stessa procedura – scrivono i francesi – era già avvenuta in casa loro, durante la visita di Putin in Francia il 29 maggio 2017, quando Emmanuel Macron aveva ricevuto il presidente russo a Versailles.
Proprio ieri è stato rilanciato anche dai reporter investigativi del team Navalny un video del 2019 – pubblicato allora da Jonah Fisher della Bbc e girato nel 2019 a Parigi – in cui durante un’interruzione di un evento per andare al bagno, Putin viene scortato da sei uomini, due dei quali escono dopo di lui, con qualche ritardo.
Rumors sulla salute di Putin sono circolati spesso in passato, ma ultimamente si sono fatti più consistenti, al punto che in aprile Proekt, un altro collettivo di giornalisti indipendenti russi, ha pubblicato un’inchiesta dimostrando che in tutti i viaggi degli ultimi anni, i compagni più frequenti di Putin sono stati gli otorinolaringoiatri Alexei Shcheglov e Igor Yesakov e il chirurgo Yevgeny Selivanov. Selivanov è un chirurgo specializzato in oncologia (in particolar,e autore di tesi e studi successivi su “Particolarità della diagnosi e del trattamento chirurgico del cancro della tiroide nei pazienti anziani e senili”).
Shcheglov si è recato a Sochi 59 volte in quattro anni e è stato assieme a Putin, in tutto, per 282 giorni, Selivanov ha fatto 35 visite, in totale 166. Il sito Baza aveva già scritto a febbraio, proprio agli esordi della guerra russa in Ucraina, che Baza ha scritto a febbraio che le persone vicine al presidente devono presentare campioni di feci più volte alla settimana, mettendo in atto un preciso ordine riguardante «misure di sicurezza rafforzate».
L’ex ufficiale dell’intelligence sovietica Igor Atamanenko raccontò alla Komsomolskaya Pravda che durante la tirannia di Stalin, gli analisti sovietici supplivano alla mancanza di gadget spia tecnologici raccogliendo e valutando campioni di feci dai leader mondiali, per esempio di Mao.
Un capo delle spie francesi in pensione riferì invece a Time una storia di quando fu raccolto con successo un campione di urina da Leonid Breznev: «Stava all’Hotel d’Angleterre di Copenaghen durante una visita di stato», ricordò Alexandre de Marenches. «La nostra squadra affittò la suite sotto la sua e smantellò tutte le tubature. Intercettarono gli scarichi del gabinetto e inviarono i campioni a Parigi per l’analisi». Si ebbe conferma che Breznev non se la passava benissimo di salute.
Putin, si sa, è fissato con il passato e con un suo studio paranoico della storia. E le deiezioni del novello Pietro il Grande potrebbero essere un affare meno ridicolo di quel che sembra.
(da Corriere della Sera)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
È UN TENTATIVO DI RISCRIVERE A MODO SUO LA STORIA: PIETRO VENIVA LODATO DA PUSHKIN PER “AVER APERTO LA FINESTRA SULL’EUROPA”, “MAD VLAD” QUELLA FINESTRA L’HA CHIUSA E MURATA… È PIÙ PROBABILE CHE GLI STORICI LO PARAGONINO AL SANGUINARIO IVAN IL TERRIBILE
Vladimir Putin non ha mai nascosto di nutrire un’ammirazione speciale per Pietro il Grande ma finora non aveva mai osato paragonarsi direttamente al fondatore della Russia moderna, dichiarando – con un raro sorriso – che «a noi è toccato in sorte fare quello che faceva Pietro», cioè «riportare indietro le terre russe e consolidarle».
Una interpretazione molto innovativa della storia russa, visto che finora il terzo sovrano della dinastia dei Romanov veniva immortalato in libri e monumenti proprio per aver ampliato i confini russi in guerre di conquista che hanno permesso alla Russia di aprirsi l’accesso al mare e costruire la sua prima flotta, strappando territori nel Baltico.
Ma per il presidente russo, «Pietro non ha tolto nulla» agli Stati limitrofi, ma anzi ha «riportato indietro territori storici», dove accanto ai finlandesi «abitavano da sempre tribù slave».
Non sono mancati altri paralleli con l’attualità: la regione dove è stata fondata Pietroburgo «non veniva riconosciuta dall’Europa che la considerava territorio svedese», e Pietro «era pronto a guerre lunghe, incredibile come non sia cambiato niente!», ha detto Putin ai giovani imprenditori.
Diverse persone che avevano avuto modo di dialogare con il presidente russo sostengono che lui sia molto ansioso di iscrivere il suo nome nei manuali di storia. Ma quello che ha lanciato ieri ai festeggiamenti per i 350 anni del fondatore dell’impero russo, è un messaggio esplicito quanto inquietante: Putin si colloca al fianco di Pietro I, promettendo nuove espansioni territoriali della Russia.
Il «riportare indietro le terre russe» era già stato formulato come obiettivo nella teoria putiniana del “mondo russo”, in base al quale Mosca rivendicava diritto a intervenire ovunque si parlasse russo.
Una equazione lingua-popolo-ideologia che in buona parte ha giustificato anche l’invasione dell’Ucraina, che Putin nel suo saggio “storico” pubblicato un anno fa dichiarava abitata dallo “stesso popolo dei russi”.
La “denazificazione” era stata utilizzata come scusa per l’Occidente, il messaggio ai russi era più esplicito: dopo la tragedia della fine dell’Urss si torna a crescere, riprendendosi territori «storicamente russi».
Una visione quantitativa della grandezza di un Paese, che Putin ha ribadito anche ieri, sostenendo che le nazioni possono essere “o potenze, o colonie”. Gli Stati che erano stati in diverse epoche sotto l’impero russo sono avvertiti: diversi politici e propagandisti russi avevano già promesso la riconquista della Polonia e della Finlandia, per non parlare delle ex repubbliche sovietiche, e Putin ora fa capire che la Crimea e il Donbass sono soltanto l’inizio.
La storia serve a giustificare il revanscismo imperiale, e anche la proposta circolata due giorni fa alla Duma, di revocare il riconoscimento dell’indipendenza della Lituania, in epoca ancora sovietica, non appare più come pura propaganda.
A sostegno delle nuove teorie storiche putiniane, la mostra “Nascita di un impero” che il presidente ha visitato ieri racconta le espansioni territoriali della Russia, con gli storici presenti che facevano l’elenco dei leader russi «fedeli al paradigma della potenza»: nella lista, Ivan il Terribile, Pietro I, Alessandro III, Stalin e Putin.
Una selezione curiosa, che lascia fuori Caterina II che ha conquistato alla fine del Settecento le coste del mar Nero e la Crimea. Ma per entrare tra i sovrani migliori della Russia non basta espandere l’impero, bisogna anche essere nazionalisti e repressivi, mentre Caterina, oltre a essere tedesca di origine, scriveva a Voltaire e sognava l’Europa.
Come del resto la sognava Pietro il Grande, che Pushkin cantava per aver «aperto la finestra sull’Europa», come ha scritto Pushkin, copiandone non solo tecnologia e costumi, ma perfino la lingua, dando alla sua capitale un nome tedesco, Peterburg.
Il putinismo aveva semmai riabilitato con la sua pseudostoria ideologica il sanguinario Ivan il Terribile, e il suo modello autoritario. E Putin entrerà nella storia come il leader che la “finestra sull’Europa” l’ha chiusa e murata.
(da La Stampa)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
“I NOSTRI PARTNER CI CONSEGNANO SOLO IL 10% DI QUANTO DOVEVANO”
«Questa è una guerra di artiglieria, e in termini di artiglieria stiamo
perdendo. Tutto ora dipende dalle armi che l’Occidente ci dà».
L’allarme arriva dal vice capo dell’intelligence militare ucraina Vadym Skibitsky, che al Guardian dice: «L’Ucraina ha un pezzo di artiglieria ogni 15 pezzi russi. I nostri partner occidentali ci hanno consegnato il 10 per cento di quanto dovevano».
Il vicecapo dell’intelligence militare continua: «Stiamo utilizzando tra i 5 e i 6 mila proiettili al giorno, abbiamo quasi finito tutte le munizioni, e stiamo usando i proiettili 155 standard Nato. L’Europa ci sta consegnando anche proiettili di calibro inferiore, ma la quantità di consegne si sta riducendo».
Secondo Skibitsky, anche la Russia è in difficoltà: «Stanno utilizzando armi sovietiche, degli anni Settanta». Tuttavia, «se vincono nel Donbass, possono usare quel territorio per lanciare un altro attacco a Odessa, a Zaporizhzhia, a Dnipro. Il loro obiettivo è l’intera Ucraina, e oltre».
Le dichiarazioni di Skibitsky sono confermate dall’intelligence militare statunitense. Secondo fonti militari, l’Ucraina ha terminato gli armamenti di progettazione sovietica e russa e ora dipende totalmente dagli alleati.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
NATALIA ASPESI DEMOLISCE SGARBI: “È QUASI MEZZO SECOLO CHE SI RIPETE COME UN VECCHIO COMICO DEL VARIETÀ, ARRIVANDO ADESSO PERSINO A FARE A BOTTE, POVERUOMO; EPPURE INTERLOCUTORI NE TROVA SEMPRE, NON SVENTURATI MA COMPLICI”…“ORA STA PRENDENDO IL SUO POSTO QUEL BIONDO E DELICATO PROFESSORINO CHE SA FAR RIDERE RESTANDO SERIO COME I COMICI PIÙ RAFFINATI”
Decenni fa il giornale mi chiese una presa in giro di XX che iniziava la sua carriera di macchietta politica, e io risposi che mai avrei scritto quel nome per non collegarlo al mio.
È quasi mezzo secolo che XX si ripete come un vecchio comico del varietà, arrivando adesso persino a fare a botte, poveruomo; eppure interlocutori ne trova sempre, non sventurati ma complici.
Che sia una immagine sinistra dello spettacolo conta poco, conta invece che sia deputato della Repubblica, sindaco di una cittadina, sia stato europarlamentare e sottosegretario al ministero dei Beni culturali.
La sua carriera politica non credo sia finita, potrebbe diventare ministro, quella di comico forse sì perché sta prendendo il suo posto quel biondo e delicato professorino ovunque invitato perché sa far ridere restando serio come i comici più raffinati.
(da La Repubblica)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
“MASSIMO GILETTI IN RUSSIA? MA PERCHÉ VA A ROMPERE LE BALLE AL CREMLINO”
Nel programma radiofonico che ogni giorno conduce insieme a
Carlotta Quadri – dal titolo “Facciamo finta che” – Maurizio Costanzo, nell’ambito di un discorso con il professor Raffaele Morelli a proposito dell’ io sociale, ha commentato con poche parole la vicenda di Massimo Giletti in Russia.
All’analisi di Raffaele Morelli “Perché un bravo giornalista per cercare l’audience deve entrare in rapporto con gente così banale, così distruttiva che lo insulta anche?”, Costanzo ha ribattuto “Perché va a rompere le balle al Cremlino. Stesse in uno studio di Roma oppure vai a fare l’inviato con scritto Press e combatti in Ucraina. Quelli lì chi li ha invitati? Li avrà invitati Giletti e la sua redazione, qualcuno li ha chiamati”.
A proposito del malore di Giletti, Morelli: “Io vedo il suo malessere come una ferita che lui ha sentito, ha sentito di essere nel posto sbagliato. Credo che abbia sentito una ferita perché ha visto veramente come è stato trattato”. Costanzo: “Una cosa psicologica, la penso anche io così”.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
“SIETE UNA VERGOGNA”… CHISSA’ COME MAI LE RETI SOVRANISTE NON FANNO UN’INCHIESTA SULLE DECINE DI MILIONI RUBATI DA SEDICENTI IMPRENDITORI SUGLI AIUTI COVID ALLE IMPRESE CHE NON VERRANNO MAI RESTITUITI
Nella puntata di ieri 9 giugno di Dritto e Rovescio condotta da Paolo Del Debbio si parla di reddito di cittadinanza: in studio diversi imprenditori che spiegano la loro esperienza durante alcuni colloqui con percettori del sussidio che chiedono pagamenti in nero per continuare a incassarlo e integrarlo con alcune centinaia di euro, collegati da remoto una delegazione di persone che difende la misura cardine del Movimento 5 Stelle perché ne usufruisce.
Durante la trasmissione era anche intervenuta Giorgia Meloni per sostenere l’abolizione del sussidio.
Un uomo prende la parola dopo aver ascoltato quanto detto da un imprenditore scontento perché il reddito di cittadinanza fa allontanare le persone dall’ambito in cui opera, quello della ristorazione: “Noi speravamo di arrivare in una trasmissione dove era possibile ragionare su come superare i limiti del reddito di cittadinanza. Io però sto registrando un atteggiamento di aggressione, di chi vuole fare sempre la stessa discussione”.
Il conduttore Paolo Del Debbio si inalbera immediatamente: “Ascolti, qui stanno parlando tutti, il primo che ha aggredito è uno di voi, quindi se ci vuole stare in questa trasmissione ci sta, se le fa schifo se ne torni a casa”.
Per tutta risposta l’ospite in collegamento replica: “Andate a fare in culo, siete una vergogna”. “Non avete intenzione di parlare dei percettori”, gli fa eco un’altra persona del gruppo in collegamento. “Lei è una vergogna”, chiosa Del Debbio, prima di andare avanti con la scaletta del programma.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
“GLI DISSI CHIARAMENTE CHE NON CREDEVO CHE LE ELEZIONI FOSSERO STATE RUBATE E CHE IL TENTATIVO DI CAPOVOLGERE IL RISULTATO ERA UNA CAZZATA”… ANCHE LA FIGLIA DI DONALD, IVANKA, GLI DÀ RAGIONE: HO SEMPRE CREDUTO A QUELLO CHE HA DETTO BARR – IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE, BENNIE THOMPSON: “LA VIOLENZA NON È STATA UN INCIDENTE”
“Nel 1814 il Campidoglio è stato assalito da una forza straniera”,
mentre il 6 gennaio è stato assalito da “nemici interni” su incoraggiamento di Donald Trump. Lo afferma il presidente della commissione di inchiesta sul 6 gennaio, Bennie Thompson, descrivendo il 6 gennaio come “tentato golpe”.
“Il 6 gennaio è stato il culmine di un tentato golpe. Un tentativo sfacciato di capovolgere il governo. La violenza non è stata un incidente. E’ stato l’ultimo disperato tentativo di Trump di fermare il trasferimento di potere”, afferma Thompson.
“Ho avuto tre discussioni con il presidente Trump e gli ho detto chiaramente che non credevo che le elezioni fossero state rubate” e che il tentativo di capovolgere il risultato del voto era una “cazzata”. Lo ha detto l’ex ministro della Giustizia William Barr alla commissione di inchiesta sull’assalto al Congresso del 6 gennaio. Nel corso della prima udienza pubblica della commissione è stato trasmesso un estratto della deposizione di Barr.
“Ho detto ripetutamente” a Trump “che non vedevo prove di frode, e un anno e mezzo dopo posso dire di non aver visto nulla” che possa confermare la tesi della frode, afferma Barr.
“L’obiettivo di Trump era restare al potere nonostante avesse perso le elezioni”. Lo afferma la deputata repubblicana Liz Cheney nel corso della prima udienza pubblica della commissione di inchiesta sul 6 gennaio di cui è membro. “L’attacco al Capitol non è stato un evento spontaneo”, osserva Cheney ricordando come Donald Trump nei suoi primi tweet nel giorno dell’attacco “non ha condannato l’assalto, lo ha giustificato”.
“Rispetto Barr e ho accettato e creduto a quello che aveva detto” sulle elezioni e sulla mancanza di prove di voto rubato. Lo ha detto Ivanka Trump alla commissione di inchiesta sul 6 gennaio. Nella prima udienza pubblica della commissione viene mostrato un estratto della deposizione della figlia dell’ex presidente. Quanto detto da Barr sul voto “ha avuto un’influenza sulla mia opinione e sulla mia prospettiva”, dice Ivanka Trump
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2022 Riccardo Fucile
PRIAMO BOCCHI DOPO LA VICENDA SI DIMISE DA COORDINATORE DI FDI … IL PARTITO DISSE: “ASSUMEREMO I PROVVEDIMENTI NECESSARI E OPPORTUNI, PERCHÉ SU QUESTI TEMI NON AMMETTIAMO AMBIGUITÀ O DOPPIE MORALI”… DOPO UN ANNO E MEZZO L’HANNO CANDIDATO A SINDACO
Il 9 giugno il leader di Azione Carlo Calenda ha attaccato su Twitter la
candidatura a sindaco di Parma di Priamo Bocchi, sostenuta da Fratelli d’Italia. Nel suo tweet, Calenda ha scritto che «il candidato di Fratelli d’Italia è quello che mostra il deretano in consiglio comunale», mostrando lo screenshot di quanto sarebbe avvenuto.
Il leader di Azione ha anche aggiunto, come riportato da diverse fonti stampa, che Paolo Vignali, candidato sindaco a Parma di Lega e Forza Italia, in passato ha patteggiato due anni di reclusione, con pena sospesa, per peculato e corruzione. «Noi sosteniamo Dario Costi», ha sottolineato infine Calenda.
Ma davvero il candidato sindaco di Fratelli d’Italia a Parma ha mostrato il proprio «deretano» durante una seduta del consiglio comunale? Vediamo come sono andate le cose.
Il 23 novembre 2020, mentre si svolgeva in streaming una seduta del consiglio comunale di Parma, l’allora coordinatore cittadino di Fdi Bocchi aveva pubblicato sulla sua pagina Facebook un fotomontaggio, poi rimosso, in cui si vedeva la schermata di un programma di videoconferenza con, al posto di un partecipante al consiglio comunale, la foto di un uomo di spalle, con i glutei in vista.
«Clamoroso! Durante la discussione della mozione Buetto sul “sostegno all’approvazione della proposta di legge sulle misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere”, un hacker ha fatto irruzione nel consiglio comunale di Parma a distanza!», aveva scritto Bocchi su Facebook, criticando l’oggetto della discussione in consiglio comunale.
All’epoca, Bocchi aveva specificato che la foto del «deretano» non era la sua e che il suo gesto era volto «a rimarcare l’inopportunità e inutilità di una discussione del genere, svolta all’interno di un consiglio comunale, riguardante una mozione pretestuosa”
Il giorno dopo la pubblicazione del fotomontaggio, Bocchi aveva presentato le proprie dimissioni da coordinatore di Fratelli d’Italia, che aveva reagito duramente al suo gesto.
«Prendiamo nettamente le distanze dal gesto di Priamo Bocchi, inaccettabile sotto qualsiasi punto di vista tanto istituzionale che politico e che nulla ha a che fare con il nostro pensiero e con la nostra storia», aveva dichiarato all’epoca Stefano Bosi, coordinatore provinciale del partito guidato da Giorgia Meloni.
«Assumeremo i provvedimenti necessari ed opportuni, perché su questi temi Fdi non ammette ambiguità o doppie morali».
A un anno e mezzo di distanza, a inizio maggio 2022 Fdi ha poi deciso di sostenere la candidatura a sindaco proprio di Bocchi, mentre Lega e Forza Italia hanno deciso di appoggiare Vignali, ex sindaco di Parma dal 2007 al 2011.
A luglio 2020 lo stesso Vignali ha ottenuto la riabilitazione dal Tribunale di Bologna, che ha estinto le pene accessorie per la condanna e ogni altro suo effetto penale conseguente.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2022 Riccardo Fucile
FINIREBBE SOLO TERZO L’USCENTE SBOARINA (FDI) APPOGGIATO DA LEGA E FDI… AL BALLOTTAGGIO FAVORITO TOMMASI
Domenica 12 giugno si terrà una importante tornata di elezioni
amministrative a Verona
Un eventuale secondo turno, se nessun candidato dovesse superare il 50% dei voti più uno, si terrebbe due domeniche dopo: il ballottaggio sarebbe così fissato al 26 giugno.
Il sindaco uscente a Verona è Federico Sboarina, che sarà sfidato dall’ex primo cittadino – e suo predecessore per due mandati – Flavio Tosi e dall’outsider che ha riunito il centrosinistra: l’ex calciatore Damiano Tommasi.
Per la città di Verona ci sono sei candidati sindaco alle elezioni comunali del 2022. C’è il sindaco uscente, Federico Sboarina, con sei liste a sostegno tra cui Lega e Fratelli d’Italia.
Flavio Tosi – già sindaco per due mandati prima di Sboarina – è candidato sempre dal centrodestra, che a Verona si presenta diviso. Tosi ha l’appoggio, tra gli altri, di Forza Italia.
Damiano Tommasi è il candidato unico del centrosinistra, anche se appoggiato da sei liste.
E infine ci sono Alberto Zelger, candidato del Popolo della Famiglia appoggiato da tre liste, Anna Sautto, candidata del Movimento 3V, e Paola Barollo.
Nell’ultimo sondaggio condotto da Demetra Opinioni il 25 maggio emerge il seguente quadro: Anna Sautto 0,3%; Paola Barollo 0,4%; Alberto Zelger 1,4%; Federico Sboarina 28,8%; Flavio Tosi 31,9%; Damiano Tommasi 37,2%.
In ogni caso, anche secondo altri sondaggi pubblicati in precedenza, si dovrebbe andare al ballottaggio visto che nessun candidato si avvicina al 50% più uno.
Il secondo turno potrebbe vedere il candidato di centrosinistra Tommasi contro uno dei due del centrodestra, Tosi e l’uscente Sboarina.
In entrambi i casi, secondo lo stesso sondaggio, vincerebbe Tommasi: con il 52,4% contro Tosi e con il 50,7% contro Sboarina.
In ogni caso la partita si gioca sul filo. Tra Tosi e Sboarina, invece, al ballottaggio vincerebbe il primo con il 53,5%.
(da Fanpage)
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