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A ISCHIA, SU 63MILA ABITANTI, CI SONO 120MILA VANI ABUSIVI: NEGLI ANNI I RESIDENTI SI SONO OPPOSTI A QUALSIASI PIANO DI ABBATTIMENTO DEGLI IMMOBILI TIRATI SU IN POCHI MESI SENZA ALCUNA REGOLA

Novembre 28th, 2022 Riccardo Fucile

LA POLITICA NE HA APPROFITTATO PER RACIMOLARE VOTI… LE STALLE TRASFORMATE IN MANSARDE DI LUSSO CON NOMI FANTASIOSI

«Comm’ è doce, comm’ è bella,’a cittá ‘e Pullecenella…». L’altoparlante gracchiava a singhiozzo, ma una generosa tramontana diffondeva la voce di Mario Merola su piazza Plebiscito, la mattina dell’11 febbraio 2010.
Dietro un cordone di telecamere, una folla variopinta di migliaia di persone: capifamiglia, donne appena uscite dal parrucchiere, ragazzi sottratti alla scuola, sindacalisti fai-da-te, addetti al volantinaggio, responsabili degli striscioni, suonatori di tamburi, distributori di panini al prosciutto.
I turisti incuriositi scattavano foto, credendo di trovarsi in mezzo a una manifestazione folkloristica. Ma cominciarono a dubitarne quando i partecipanti, dopo averle sventolate platealmente, scaraventarono a terra e poi bruciarono le bandiere tricolori listate a lutto.
Era la prima manifestazione unitaria delle associazioni contrarie al piano della Procura di Napoli per abbattere gli immobili abusivi, nate in pochi mesi in tutta la Campania con i nomi più fantasiosi: da comitato Casa Sicura di Cava de Tirreni a Casa Aurea di Casoria, da Amici del Territorio di Santa Maria la Carità a Diritto alla Casa di Ischia e Procida. Gli abusivi sciamavano nel centro di Napoli ritmando «La casa è nostra/e non si tocca».
Una settimana prima, le ruspe erano arrivate di notte a Ischia, nel comune di Casamicciola Terme, scortate da poliziotti in tenuta anti sommossa per sfondare i cordoni dei comitati degli abusivi a protezione di una villetta su una collina con vista dominante. Per ore furono botte, cariche, urla e lacrime, con il proprietario che si disperava: «Stanotte dormiremo per strada, non è giusto!».
La tecnica degli abusivi è guadagnare tempo, considerando che ai ritmi attuali si stima che occorrerebbe mezzo secolo per smaltire tutte le domande di condono a Ischia. Dopo la sentenza definitiva e l’ordine di demolizione, inventano mille scuse per rinviare l’appuntamento con le ruspe, sperando in un condono edilizio (la sola istanza ha efficacia sospensiva).
Aldo De Chiara, mitico procuratore napoletano e massimo esperto di reati edilizi, all’epoca minacciato di morte, raccontava di espedienti da teatro eduardiano. Nella casa abusiva confluivano bambini da tutto il parentado, perché la presenza di minori giustifica il rinvio dell’abbattimento.
Oppure all’arrivo dei vigili urbani, nelle camere abusive fossero pure verande e tinelli, spuntavano lungodegenti attaccati a flebo come in una clinica svizzera.
La strategia era tutt’ altro che velleitaria, perché contava su tre fattori: l’onerosità economica e l’esiguità di forze disponibili per gli abbattimenti, che infatti dopo dieci anni sono fermi al 2%; la generale indifferenza, se non avversione, di sindaci e autorità varie alla questione («punizioni inique!», tuonava il vescovo Filippo Strofaldi alla vista delle ruspe); la disponibilità di un vasto e trasversale fronte politico a infilare nuovi condoni nei più insospettabili canali parlamentari
«Abusivismo di necessità, non c’era alcun elemento speculativo», spiegava nel 2006 Peppe Brandi, berlusconiano sindaco di Ischia. Poco prima una frana (se ne contano tre solo negli ultimi 15 anni) aveva travolto e ucciso tre bambine in una casa costruita, come altre centinaia, sotto la collina definita nelle mappe del suo stesso Comune «R4-alto rischio per la popolazione». Il proprietario, morto anch’ egli, aveva presentato una delle 28mila domande di condono dei circa 120mila vani abusivi, su una popolazione di 63mila abitanti.
Il «problema» di Ischia è che l’ultimo condono edilizio berlusconiano, del 2003, non è applicabile per lo speciale vincolo ambientale che preserva l’isola (ex) verde. Servirebbe un condono del condono. I parlamentari locali ci provarono almeno cinque volte solo in quel 2010 in cui si votava, tra l’altro, per la Regione. Quando un deputato del Pd fu scoperto a firmare l’emendamento salva-abusivi del Pdl, balbettò un’imbarazzata retromarcia.
Il Quirinale stoppò un decreto ad hoc, ma Berlusconi non si arrese. L’anno dopo, scendendo per il ballottaggio delle elezioni comunali, calò l’asso, esibendo in pubblico «il provvedimento che sospenderà gli abbattimenti delle case». Gli strateghi calcolavano che potesse spostare 60mila voti.
Nel 2012 a Ischia il centrosinistra andò a pezzi «nel più trasformista e peggiore dei modi», denunciarono i Verdi, quando il sindaco pd Giosi Ferrandino (oggi Italia Viva) affidò le deleghe sul condono edilizio a un fedelissimo di Nicola Cosentino, ras berlusconiano imputato di collusioni con la camorra.
Dopo le elezioni del 2013, il Pdl – con gli ex ministri Nitto Palma e Carfagna, oltre al pasdaran Falanga – provò a togliere alle Procura il potere di abbattimento. Ma anche i parlamentari campani del Pd depositarono un testo per fermare le ruspe e riaprire i termini del condono, «aperti al confronto con Pdl e M5S» in nome «dell’emergenza abitativa». Gli ambientalisti contavano 19 proposte di condono formalizzate in Parlamento in due anni e mezzo. Nel 2018 Berlusconi rilanciò in campagna elettorale promettendo «una sanatoria per l’abusivismo di necessità».
E pochi mesi dopo, quando il governo gialloverde inserì un «ravvedimento operoso» ad hoc per Ischia nel decreto Genova sul ponte Morandi, Pd e Forza Italia esultarono. Sergio Costa, ministro dell’Ambiente, si oppose, ma fu zittito dal vicepremier e allora suo leader pentastellato Luigi Di Maio. E siamo ai giorni nostri. Elezioni 2022.
Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, ricorda che «il 9 settembre all’hotel Ramada di Napoli si tenne una riunione fra alcuni sindaci campani, i rappresentanti dei movimenti anti-demolizioni e i candidati leghisti Rixi, Cantalamessa, Castiello e Nappi. Tema: un decreto per bloccare gli abbattimenti». Un volantino leghista proclamava «Condono edilizio subito». Del resto, come spiegò un sindaco ischitano, «sono piccoli abusi, non mostri di cemento». E pazienza se le stalle trasformate in prime case si sono arricchite di mansarde, tavernette e terrazze, con prezzi al metro quadro che nemmeno sui Navigli.
(da la Stampa)

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DAL PUGNO CHIUSO DI TONINELLI ALL’OK DI FRATELLI D’ITALIA: TUTTA LA STORIA DEL CONDONO DI ISCHIA DEL 2018

Novembre 28th, 2022 Riccardo Fucile

LA NORMA VOLUTA DA M5S E LEGA E APPROVATA ANCHE DALLA MELONI… PD VOTA CONTRO, FORZA ITALIA SI ASTIENE

È il 15 novembre 2018. Il Decreto Genova, tre mesi dopo la tragedia del ponte Morandi, passa in via definitiva al Senato. 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni.
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale reca con sé il famigerato articolo 25. Ovvero quello intitolato “Definizione delle procedure di condono” per le abitazioni colpite dal terremoto di Ischia.
E l’ultimo ok in Senato arriva con il voto favorevole della maggioranza che teneva in piedi il primo governo Conte. Ovvero Lega e Movimento 5 Stelle. Con l’aggiunta di Fratelli d’Italia. Pd e Leu votano contro, Forza Italia si astiene. Due giorni prima in commissione Ambiente e Lavori Pubblici il M5s si spaccava. due senatori, ovvero Gregorio De Falco e Paola Nugnes, votavano contro le indicazioni del loro partito. Alla fine della seduta a Palazzo Madama il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli esulta con il pugno chiuso.
Storia di un “non condono”
Ieri il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha sostenuto che quello del 2018 non fosse un condono, ma invece una norma nata per mettere velocità alle pratiche impantanate. «Avevamo definito la proceduta in modo tale che si potesse chiudere più velocemente». Conte ha precisato che questo non dava «nessuna deroga ai vincoli idrogeologici. Era una procedura di semplificazione, per dare una risposta». La stessa versione dei fatti è arrivata da una nota del M5s: «I condoni a Ischia sono stati approvati dai governi Craxi e Berlusconi. Il governo Conte nel 2018 si trovò di fronte l’emergenza dei terremotati e delle loro richieste di aiuto per la ricostruzione delle abitazioni.
Di fronte a questa situazione emergenziale il Governo Conte I stabilì una cosa molto semplice, ossia che sulle procedure di condono risalenti ad anni e decenni precedenti lo Stato doveva velocizzare le risposte: un sì o un no ai cittadini in 6 mesi, nel rispetto dei vincoli (paesaggistici, idrogeologici etc.) esistenti».
La norma
Secondo la tesi del M5s «l’abusivismo dilaga con l’inerzia dello Stato e quello che è stato fatto nel 2018 è stato dire a Comuni e amministrazioni competenti di velocizzare le procedure e le risposte, anche negando – in caso di violazione dei vincoli – pratiche di condono avviate con le decisioni di altri governi».
La norma recita: «Al fine di dare attuazione alle disposizioni di cui al presente decreto, i Comuni di cui all’articolo 17, comma 1, definiscono le istanze di condono relative agli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 21 agosto 2017…».
I municipi interessati sono Casamicciola Terme, Forio, Lacco Ameno dell’Isola di Ischia. Si precisa che si parla delle richieste «presentate ai sensi della legge 28 febbraio 1985, n. 47, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2003, n. 326, pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto».
Il comma 2 obbliga i municipi «ad assicurare la conclusione dei procedimenti volti all’esame delle predette istanze di condono, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».
Il comma 3 dice che l’erogazione dei contributi è subordinata all’accoglimento delle istanze.
Ieri Legambiente ha precisato che è arrivato a 27 mila «il numero delle pratiche di condono presentate in occasione delle tre leggi nazionali: di queste risultano negli uffici tecnici di Forio 8.530 istanze, 3.506 a Casamicciola e 1.910 a Lacco Ameno».
L’esultanza di Toninelli
All’epoca anche Luigi Di Maio difese il decreto con il condono per Ischia. Mentre l’allora ministro dell’Ambiente Sergio Costa si disse perplesso in più occasioni. Il pugno chiuso di Toninelli dopo l’ok al decreto scatenò polemiche a destra.
Ma alla fine si trattava o no di un condono? La legge disponeva che entro 6 mesi i comuni colpiti dal sisma dovessero chiudere le pendenze ancora aperte rispetto alle richieste di sanatoria presentate in base al condono edilizio del 1985. L’architetta ambientalista e territorialista Anna Savarese di Legambiente Campania spiegò all’epoca che «il problema è la sicurezza: la legge 47 del 1985 è precedente a molte normative di tutela del territorio, del paesaggio, di contrasto del rischio sismico, vulcanico e idrogeologico. Le leggi successive sono state adeguate a quegli standard. Ad esempio, il condono del 2003 escludeva i luoghi vincolati, per motivi paesaggistici o di sicurezza, quello del 1985 no. Non solo. La legge del 1985 consente di condonare anche edifici costruiti in aree demaniali o protette».
Ma allora perché il governo ha scelto di fare riferimento alla legge del 1985 e non a quella del 2003? «Perché altrimenti a Ischia non avrebbe potuto condonare praticamente nulla».
(da La Repubblica)

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CASAMICCIOLA, L’ALLARME INASCOLTATO DELL’EX SINDACO: “ALVEI OSTRUITI, INTERVENITE”

Novembre 28th, 2022 Riccardo Fucile

L’APPELLO INASCOLTATO AL PREFETTO… NEI MESI SCORSI AVEVA SEGNALATO I MANCATI INTERVENTI DI BONIFICA

“Bisogna intervenire immediatamente su tutti gli alvei di Casamicciola onde evitare di correre il rischio che ci si possa trovare nuovamente di fronte a una situazione simile a quella dell’alluvione del 1910, quando morirono 15 persone a causa di un’alluvione”. Era lo scorso 8 ottobre e aveva previsto tutto, o quasi, l’ingegnere Peppino Conte, già sindaco di Casamicciola nei primi anni ’90 e poi funzionario della Regione Campania, oggi in pensione.
Ancora un mese fa segnalava con forza l’assenza di un piano per il dissesto idrogeologico nel progetto di ricostruzione post-sisma e, soprattutto, “i mancati interventi di mitigazione per il pericolo di ostruzioni degli imbocchi dei tratti tombati mediante opere trasversali di trattenuta del materiale di trasporto solido sugli alvei Senigallia, Negroponte, Fasaniello, Pozzillo, La Rita, Cava del Monaco”.
“Interventi – spiega – già finanziati nel 2010, dopo la morte della piccola Anna De Felice, con un totale di quasi 5 milioni di euro, ma mai realizzati”. Segnalazioni inviate a mezzo Pec. Grida inascoltate. Come l’ultimo campanello d’allarme, appena martedì scorso, quando aveva scritto a Regione Campania, Città metropolitana di Napoli e commissario prefettizio, subito dopo l’annuncio di allerta meteo arancione, chiedendo lo “stato di grave crisi per la calamità naturale imminente”, in particolare per quello che si considerava un pericolo incombente nella zona del vallone della Rita.
Auspicando, per esempio, lo sgombero delle case a rischio. Era stato cattivo profeta. “Ma questo è il momento del dolore e della rabbia, preferisco non cavalcarlo”, dice a “Repubblica”. Basta però leggere le sue denunce, tutte protocollate. Le mostra non con l’orgoglio di chi sapeva, ma con la rabbia di chi nulla ha potuto: “Gli alvei naturali di Casamicciola Terme, nonostante i fondi stanziati, per l’inerzia della pubblica amministrazione, in un perverso gioco di scaricabarile, non sono stati oggetto di alcun intervento dopo l’alluvione del novembre del 2009, c’è, quindi, l’eventualità concreta di una nuova alluvione nelle stesse zone, per cui si chiede di porre in essere determinate azione di protezione della popolazione, che non può essere il semplice avviso di un’allerta meteo”.
E dunque il day after della tragedia di Ischia è, ancora una volta, affollato di dubbi e rimpianti. Senza l’incuria e la superficialità, senza l’irresponsabilità degli ultimi anni, le morti potevano essere evitate. “Ma ora, almeno, bisognerà capire che non si può tornare in quelle case, né in quella zona”, dice con tono dimesso Vincenzo D’Ambrosio, già sindaco di Casamicciola, prosciolto dall’accusa di disastro colposo per la morte di Anna De Felice, vittima di un’altra alluvione, quella del 2009.
“Sa che i bambini che stanno estraendo morti erano miei pazienti? Nelle case travolte dal fango andavo spesso per visitarli, oggi credo che sia il momento di dire basta, sennò ci troveremo a rivivere nuove tragedie. Uno Stato serio ha il dovere di abbattere e delocalizzare, studiando un’alternativa abitativa per le famiglie sfollate. Per i superstiti, intendo”.
Rilanciamo: e la manutenzione ordinaria e straordinaria degli alvei? “Durante il mio periodo da sindaco, abbiamo fatto dei lavori a Cava Pozzillo, uno degli alvei più a rischio, ma la cura di queste infrastrutture compete a Regione e Città metropolitana di Napoli. E mica è facile mettere una montagna in sicurezza. La soluzione è non abitarla, non fino a lassù almeno. Perché il rischio sarà sempre maggiore, con i fenomeni climatici estremi. Case abusive? In realtà si tratta per lo più di adeguamenti di vecchi ruderi, non ci sono vere e proprie speculazioni (ma a Casamicciola ci sono state 3506 istante di condono, ndr). Ma, certo, ora occorre voltare pagina”.
Nel silenzio spettrale di Casamicciola, la voce dell’ex primo cittadino rotta dall’emozione è quasi una prima ammissione di responsabilità. Come a dire: ci siamo illusi che lì si potesse vivere, con un po’ di fortuna.
“Ma alcune tragedie sono prevedibili”, sbotta Giovannangelo De Angelis, presidente della sottosezione ischitana del CAI, il Club Alpino Italiano, che da anni si occupa della messa in sicurezza della sentieristica dell’isola e conosce bene il Rarone e via Celario, il versante settentrionale dell’Epomeo dove ieri – come il segno dell’artiglio di un felino la frana divideva in due il bosco.
“Sono avvilito. – dice – Gli alvei sono abbandonati a sé stessi da anni, opere di ingegneria naturalistica indispensabili per far defluire l’acqua piovana e invece puntualmente ostruiti da alberi e detriti. E’ venuto meno l’equilibrio della montagna, alla cui manutenzione per secoli hanno provveduto i suoi abitanti, ricevendone un tornaconto, dalla legna da ardere ai frutti”.
“Il fianco dell’Epomeo interessato dalla frana è una porta d’accesso a uno scrigno di tesori, nascosti nei castagneti, ma l’abbandono di piccole economie, dal taglio del legname alla lavorazione di minerali come l’allume, ha inciso sullo stato del bosco, e sulla sicurezza dei costoni, indeboliti anche dai continui incendi boschivi estivi”, conferma la guida ambientale Marianna Polverino, coordinatrice campana di Aigae, Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche.
(da La Repubblica)

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“SU ISCHIA IL TG2 DI IERI SEMBRAVA RAI EIAR”

Novembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

IL CAPOLAVORO È STATO RAGGIUNTO QUANDO PUR DI FAR VEDERE E SENTIRE SALVINI, HANNO RIPULITO LA SUA DICHIARAZIONE SU “GLI 8 MORTI ACCERTATI”

Ha destato scalpore la dichiarazione – definiamola intempestiva – del leader della Lega, Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini riguardo ai dispersi nella tragedia di Ischia, che – all’inaugurazione della M4 a Milano – egli ha definito “otto morti accertati”, tanto da indurre il Prefetto di Napoli Claudio Palomba e il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a smentirlo pubblicamente.
A tal proposito, il giornalista e conduttore televisivo e radiofonico Antonello Piroso ha sottolineato in un tweet come il Tg2 – diretto ad interim da Carlo Pilieci dopo la nomina di Gennaro Sangiuliano a capo del Ministero della Cultura – abbia “ripulito” la dichiarazione di Matteo Salvini.
Scrive Piroso: “Su Ischia il Tg2 di ieri sembrava Rai Eiar”, aggiungendo che: “Il capolavoro è stato raggiunto quando pur di far vedere e sentire Salvini, hanno ripulito la sua dichiarazione su “gli 8 morti accertati”.
Al Tg2 delle 20.30 di ieri, sabato 26 novembre 2022, infatti, la dichiarazione di Salvini è stata trasmessa con un evidente taglio strategico nel punto del discorso del Vicepremier che ha suscitato tante polemiche
(da vigilinazatv.it)

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LO SPROLOQUIO DELLA POLITICA SULLA TRAGEDIA DI ISCHIA

Novembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

NEL TG2 DELLE 13 DI IERI UNA IMPRESSIONANTE SFILZA DI DICHIARAZIONI E TWEET DI QUASI TUTTI I MINISTRI DEL GOVERNO MELONI. CHE ACCIDENTI C’ENTRAVANO?

Nel Tg2 delle 13 di ieri, ovviamente, l’apertura era la tragedia di Ischia. Dopo il servizio (ottimo) dell’inviato è andata in onda una impressionante sfilza di dichiarazioni e tweet di quasi tutti i ministri del governo Meloni. Quelli interessati all’accaduto (ovvero, quelli le cui parole avevano rilievo giornalistico) sono, se non erro, due: Interni e Ambiente. Oltre alla presidente del Consiglio.
Tutti gli altri, che accidenti c’entravano? Con quale diritto, e quale titolo, dichiaravano?
Terminata l’assurda sfilza delle parolette governative, ministro per ministro, il Tg2, incredibile ma vero, ha pensato di dare un poco di spazio anche alle reazioni politiche: nuova sfilza di dichiarazioni dei capigruppo dei partiti, compresi, in coda, quelli di opposizione.
Lascio immaginare al lettore il palpitante interesse delle frasi di circostanza spese da ministri e onorevoli.
Si andava dal commosso cordoglio all’urgenza dei soccorsi. Un portalettere, una cantante lirica, un geometra avrebbero potuto commentare l’accaduto con identica genericità.
Ci si domanda: posto che un tigì è un giornale, che rapporto, anche vago, hanno questi rosari di parole di circostanza con il giornalismo? Ve lo dico io: nessun rapporto. E a proposito di ministri, se avesse ragione Valditara quando elogia l’umiliazione come esperienza formativa, la Rai ne uscirebbe super formata, perché super umiliata da decenni di asservimento alla politica.
Uno dei pochi veri segni di cambiamento di questo Paese sarà il giorno che alla Rai diranno ai tirapiedi dei ministeri e dei partiti: guardi, richiami domani che qui stiamo lavorando, e il nostro lavoro non è uguale al vostro.
(da La Repubblica)

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IL GOVERNO DEI BOTTEGAI TOGLIE ANCHE L’OBBLIGO PER I COMMERCIANTI DI ACCETTARE PAGAMENTI CON IL POS SOTTO I 60 EURO

Novembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

NELLA NOTTE IL LIMITE E’ SALITO DA 30 A 60 EURO

Nessun obbligo per i commercianti di accettare i pagamenti con carte e bancomat fino a 60 euro. Nell’ultima bozza della manovra, circolata in queste ore, è stato aumentato da 30 a 60 euro il limite sotto al quale non sarà prevista alcuna sanzione per chi non accetta i pagamenti con il Pos. Non si tratterebbe ancora del testo definitivo, ma l’intenzione del governo pare sempre più chiara e va appunto nella direzione di eliminare le multe per chi non accetta carte e altre modalità elettroniche per i piccoli pagamenti.
Se nella prima bozza circolata sui giornali si parlava di un limite fissato a 30 euro, nella seconda questa soglia è stata alzata fino ai 60: sotto questa cifra non sarà quindi più obbligatorio accettare i pagamenti con il Pos.
Al momento la normativa prevede l’obbligo per i commercianti, artigiani e professionisti di accettare per qualsiasi pagamento carte e bancomat, pena la sanzione. Una regola introdotta dal governo precedente di Mario Draghi (ma già abbozzata da quello di Giuseppe Conte) e citata anche nel Piano nazionale come importante tassello nel percorso di digitalizzazione del Paese e di contrasto all’evasione.
Nei giorni scorsi si era parlato dell’ipotesi di togliere l’obbligo per i piccoli pagamenti, quelli sotto i 30 euro, e sospendere le multe relative. Ora però il governo sembra intenzionato ad alzare questa soglia a 60 euro.
Nel testo della nuova bozza si legge:
ART. 69
(Misure in materia di mezzi di pagamento)
1. All’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 2, le parole “di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), numero 6), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11” sono sostituite dalle seguenti “di cui all’articolo 1, comma 2, lettera h-septies.1), numero 6), del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385”; b) al comma 3-bis, secondo periodo, le parole “1.000 euro” sono sostituite dalle seguenti “5.000 euro”.
2. All’articolo 15, comma 4, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, le parole: “di qualsiasi importo” sono sostituite dalle seguenti: “di importo superiore a sessanta euro”.
(da Fanpage)

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FRANA DI ISCHIA, IL GEOLOGO FIORE: “SE UNA ZONA NON SI PUO’ PIU’ SANARE NON C’E’ SCELTA, BISOGNA SPOSTARSI”

Novembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

“DOVE NON SI PUO’ INTERVENIRE SERVE DELOCALIZZARE”

Studiare il territorio, monitorarlo per poter intervenire in tempo e, se necessario, avere anche il coraggio di delocalizzare. Nelle ore concitate della frana di Casamicciola la priorità è l’intervento immediato, salvare i superstiti, ma la domanda che ritorna è sempre la stessa: si poteva, in qualche modo, evitare la tragedia?
A Fanpage.it Antonello Fiore, presidente nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, sottolinea un aspetto fondamentale: l’Italia non ha ancora un piano di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.
Presidente Fiore, cosa è mancato nella gestione delle criticità ad Ischia?
La situazione odierna di Ischia è molto complessa. Per adesso la Protezione Civile sta dicendo ai cittadini di restare in casa, e questo va benissimo per alluvioni, per colate di fango. Però una parte di questo dissesto oggi ha interessato anche delle abitazioni: gli edifici sono in totale sicurezza? É chiaro che la Protezione Civile ha un quadro degli scenari, ma allo stesso tempo vediamo che ogni volta si interviene in emergenza, che rincorriamo questi eventi.
Ho sentito tutti gli schieramenti politici esprimere solidarietà ai cittadini e alle istituzioni locali, ma queste catastrofi evidenziano sempre questo pregio e difetto nazionale: se da un lato abbiamo la migliore Protezione Civile anche a livello internazionale, dall’altro abbiamo una carenza di attività di previsione, prevenzione, monitoraggio e manutenzione. Bisogna intervenire con opere strutturali per mitigare gli effetti del dissesto geo-idrologico dove non è possibile avere coraggio di delocalizzare: non tutto è sanabile; spostare aree urbanizzate o industriali.
L’Italia come si sta muovendo in questo senso?
Sulla politica di mitigazione siamo fermi. Un piano nazionale è stato avviato nel 2016 e presentato nel 2018 ma non è stato ancora approvato. A quello avrebbero dovuto seguire i vari piani locali. Oggi l’interesse sembra monopolizzato dalle grandi opere, quelle che ci daranno prestigio internazionale, ma resta l’enorme problema di messa in sicurezza e delle infrastrutture.
Ad Ischia già ci sono stati episodi di questo tipo, come si è proceduto?
C’è uno studio di Antonio Santo del 2012 che in quell’area, tra Casamicciola e Lacco Ameno, individua 15 episodi di crolli storici, l’ultimo nel 2009 con una vittima e 20 feriti. Quel territorio è predisposto di sua natura. Se a questo vado ad aggiungere gli effetti del cambiamento climatico è chiaro che abbiamo una situazione che va tenuta sotto controllo e soprattutto gestita
É vero che esiste una questione di consumo di suolo, di pianificazione mancata, e che ulteriori problemi potrebbero essere connessi all’abusivismo edilizio. Ma abbiamo anche la necessità di rivedere la pianificazione in base ai mutamenti climatici in corso, alla crisi che sta facendo aumentare piogge brevi ed intense, fenomeno che, se viene associato ad aree impermeabili, crea un aumento di acque. Per Ischia abbiamo avuto il cedimento di un frontone su cui naturalmente si erano accumulati detriti, la stagione secca ha reso i terreni ancora più disgregati e le piogge hanno mobilitato tutto.
Il discorso vale anche per i centri abitati: devono essere riviste tutte le infrastrutture attuali. In molte città il sistema fognario, realizzato decenni fa, non è più idoneo. Inoltre sono aumentate le piogge brevi ed intense. Stiamo andando verso un problema di allagamento urbano, su questo non ci sono dubbi. Gli effetti del cambiamento climatico in atto, innegabili, possono diventare ancora più severi sulla base di come noi abbiamo costruito il territorio.
Lei parla di delocalizzazione. Significa sgomberare intere aree?
La priorità è mettere in salvo delle vite umane. Si deve trasmettere alla popolazione che ci sono situazioni di pericolo che possono evolvere drammaticamente e si deve ragionare sulla possibilità di creare infrastrutture che siano adatte a queste nuove esigenze o sulla effettiva impossibilità di intervenire.
Il territorio ha una sua evoluzione naturale, la cui velocità può anche cambiare in funzione dell’andamento climatico generale. Se con le nostre opere interferiamo con questa evoluzione dobbiamo poi essere in grado di saper gestirla, altrimenti verremo travolti. Davanti a scenari critici dove non è possibile intervenire abbiamo due scelte: accettare il rischio, consapevoli che potrebbe accadere una tragedia, oppure delocalizzare, spostare centri abitati o industriali.
Sarebbe una soluzione che andrebbe messa in campo nel rispetto dei diritti dei cittadini e anche tenendo conto del mancato controllo sulle costruzioni negli anni scorsi: non si può pensare di limitarsi ad abbattere tutto, dopo aver permesso di costruire centinaia di case senza autorizzazione, senza un piano di sostegno ai cittadini.
(da Fanpage)

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CONTE SUL DISASTRO A ISCHIA: “NEL 2018 NON FIRMAI IN CONDONO”, MA LA PAROLA “CONDONO E’ NEL TITOLO DELLA NORMA

Novembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

ART. 25 : “DEFINIZIONE DELLA PROCEDURE DI CONDONO”

“Per accelerare le pratiche impantanate noi abbiamo introdotto l’articolo 25 che non è un condono, ma una procedura perché si espletasse più celermente l’esito delle pratiche”.
A parlare è Giuseppe Conte, ospite della trasmissione di Rai 3 “Mezz’ora in più” a 24 ore dal disastro di Ischia.
Incalzato da Lucia Annunziata sulla norma che riguardava l’isola, contenuta nel decreto del 2018 sul Ponte di Genova, l’allora premier del governo gialloverde risponde: “L’apprezzo perché ha letto l’articolo 25 del decreto sul Ponte ma le dico che non era affatto un condono. È uno dei primi dossier che abbiamo assolto – ha osservato in un altro passaggio – con senso di responsabilità cercando di sbloccare una situazione che c’era senza derogare ai vincoli idrogeologici. Era una procedura di semplificazione”, aggiunge.
Ma qualcosa non torna. Con l’articolo 25, che porta nello stesso nome la parola condono (“Definizione delle procedure di condono”) in sostanza è stata data la possibilità di riaprire i termini di un vecchio condono – quello del 1985 – e sanare gli abusi costruiti negli anni.
Conte prova a spiegare: “Ischia è una tragedia in un territorio molto complicato, violentato dal dissesto idrogeologico. Quando mi sono insediato nel 2018 abbiamo trovato una unità di missione che impiegava solo nove mesi per attuare un progetto. Chiamai il ministro Costa e chiesi – insieme al capo della Protezione civile, Borrelli – di elaborare un progetto chiamato ‘Proteggi Italia’, un piano per mettere in sicurezza edifici pubblici e privati italiani. Per quel piano abbiamo stanziato 11,5 miliardi e abbiamo reso soggetti attuatori i presidenti delle Regioni. Di quei soldi non so dire esattamente ma è stata spesa una piccolissima parte ed è un problema che ci trasciniamo da tempo”.
E ancora. “A Ischia ci sono richieste di condono precedenti al 2018, dunque precedenti al mio governo, per circa 27mila abitazioni su 60mila abitazioni, quindi la metà con richiesta di condono. In più ci sono richieste per danni da terremoto per 1.100 abitazioni. Per accelerare le pratiche impantanate noi abbiamo introdotto l’articolo 25 che non è un condono, ma una procedura perché si espletasse più celermente l’esito delle pratiche”, dice il presidente del Movimento 5 stelle in tv.
(da La Repubblica)

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FONTI UCRAINE: “I RUSSI SI PREPARANO A LASCIARE LA CENTRALE NUCLEARE DI ZAPORIZHZHIA”

Novembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

“STANNO FACENDO LE VALIGIE RUBANDO TUTTO QUELLO CHE RIESCONO A TROVARE”

Le forze russe potrebbero presto lasciare la centrale nucleare di Zaporizhzhia.
E’ quanto sostiene il presidente dell’agenzia nucleare ucraina Energoatom, Petr Kotin.
«Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto informazioni che gli occupanti potrebbero presto abbandonare il sito», ha detto alla tv nazionale ucriana. Anche su diversi media russi, ha ricordato Kotin, sono usciti recentemente articoli secondo cui i russi potrebbero lasciare il controllo della centrale allo staff dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Per il capo dell’agenzia ucraina, è ancora troppo presto per dire che l’esercito russo stia lasciando l’impianto, ma tutto lascia pensare che si stiano preparando a farlo. «Ho l’impressione che stiano facendo le valigie e rubando tutto quello che riescono a trovare». Ogni sviluppo, anche in tal senso, andrà comunque affrontato con la massima cautela, ha richiamato ancora Kotin, dal momento che le forze agli ordini di Putin «hanno caricato l’area di tutto: equipaggiamento militare, uomini, camion, probabilmente carichi di armi ed esplosivi, e minato tutto il territorio circostante».
(da agenzie)

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