Febbraio 12th, 2023 Riccardo Fucile
“È L’ESTABLISHMENT E L’INCIUCIONE”, “FACCIA DI BRONZO, VOI FRANCESI DOPO AVER FATTO SFACELI IN AFRICA COL COLONIALISMO DOVETE STARE ZITTI”… E POI TI LAMENTI SE TI MANDA AFFANCULO?
Giorgia Meloni negli ultimi cinque anni: Macron è l’establishment e
l’inciucione, io sto con Le Pen e il popolo; Macron, faccia di bronzo, voi francesi dopo aver fatto sfaceli in Africa col colonialismo dovete stare zitti; Macron si permette di trattare l’Italia come una colonia perché la considera tale; se c’è un morbo che si è diffuso in Europa è la vomitevole ipocrisia di Macron; quella faccia di bronzo di Macron continua a insultare l’Italia; Macron è cinico e vomitevole; Macron si tenga Saviano e ci ridia la Gioconda; Macron è totalmente fuori controllo; bisogna mettere fine allo schifo che Macron sta facendo in Africa; oggi abbiamo un’Europa in cui si deve decidere con Macron la lunghezza delle zucchine; Macron fa usura in Africa; l’amicizia fra Italia e Francia non esiste più da quando il Napoleone da operetta Sarkozy ha attaccato Gheddafi, bisogna dire a Macron che la musica è cambiata; la proposta di Macron è una porcheria; il bel Macron è un buonista, bisogna cacciare dall’Africa quei briganti come i francesi che vanno lì a creare povertà e desertificazione; Macron crede che l’Europa sia il suo cortile di casa; Macron alimenta la guerra civile in Libia per avere voce in capitolo nella spartizione delle risorse energetiche; Macron ha superato ogni limite; bisogna dare uno schiaffo all’arroganza di Macron; Macron è inadeguato, incapace di una visione più ampia del suo piccolo tornaconto; oggi dobbiamo difendere i nostri confini da quelli come Macron che rappresentano il mondialismo e il neocolonialismo e continuano a sfruttare i poveri.
Vabbè dài, pure Macron, mica se la sarà presa per così poco.
(da la Stampa)
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Febbraio 12th, 2023 Riccardo Fucile
IL PODISTA AVEVA DIRITTO DI CORRERE, ORA IL LEGHISTA RISCHIA DI PAGARE 50.000 EURO PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA
Nicola Lodi rischia di dover risarcire 50 mila euro al runner che inseguì durante la pandemia di Covid. Era l’aprile del 2020, pieno lockdown quando il vicesindaco di Ferrara fermò e poi rincorse in auto un uomo che faceva attività sportiva nel centro della città estense.
“Naomo” Lodi si avvalse anche di un megafono per dire all’uomo che «non può correre tutti i giorni in barba a tutti, non può, vada a casa!». E ancora: «Non puoi! Sfigato!», mentre il podista passava tra piazza municipale e via Garibaldi.
Il vicesindaco e assessore alla sicurezza, poi, pubblicò il video su Facebook dando la scena in pasto agli utenti del social che si scagliarono contro il corridore: «Tagliategli le gambe», «aspettatelo col bastone», «sparategli e tirate bene».
Solo che l’uomo aveva tutto il diritto di fare attività sportiva all’aperto, nonostante le restrizioni per contenere la diffusione del Covid, dato che a causa di problemi psichiatrici era autorizzato a muoversi per le vie cittadine. Così come confermato da vari certificati medici che indicavano la necessità di svolgere attività motoria intensa per ottenere parziale sollievo, oltre ai farmaci.
Il processo
Ora, il legale della vittima accusa Lodi di diffamazione grave – data la notorietà di Naomo e quindi l’ampia diffusione dei video, oltre alle espressioni denigratorie, dequalificanti e ingiuriose nei commenti – e chiede al vicensindaco il risarcimento dei danni: 50 mila euro.
L’apertura del processo civile è fissata fra poco più di un mese, il prossimo 15 marzo. Furono moltissimi a rispondere a Lodi su Facebook e 200 di questi finirono sotto indagine.
Mentre una ventina venne selezionata per il processo. Il processo è ancora in fase interlocutoria e, dal canto suo, il vicesindaco di Ferrara, per voce del suo avvocato, fa notare di essersi già scusato per l’episodio, nel 2021, su la Nuova Ferrara, che ora dà notizia dell’accusa. Lodi aveva parlato di un «episodio spiacevole», un «malinteso», per il quale prova «rammarico» ed «esprime amarezza». Il legale del podista gli aveva risposto: «Discolparsi adesso non è sufficiente».
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2023 Riccardo Fucile
IL GENERALE UCRAINO ZALUZHNY: “BASTA AVANZARE DI 80 CHILOMETRI A SUD DI ZAPORIZHZHYA PER METTERE SOTTO IL TIRO DEI MISSILI HIMARS LE LINEE DI RIFORNIMENTO RUSSE. LE LORO TRUPPE IN CRIMEA E KHERSON RIMARREBBERO ISOLATE E IN QUALCHE MESE DOVREBBERO CAPITOLARE”
Venerdì sono piovuti su Zaporizhzhia 20 ordigni russi. Alcuni erano
missili S300, altri droni iraniani shahid. Nello stesso giorno, 120 chilometri a sud, a Melitopol, nel territorio occupato dalle forze di Mosca sin dai primi giorni dell’invasione, ci sono state 9 esplosioni. L’Ucraina non ha rivendicato, ma pare il lavoro di suoi infiltrati con droni o forse anche mortai.
Liberare Melitopol. Da mesi è il sogno neppure troppo segreto di tanti ucraini. Significherebbe arrivare di nuovo sul Mare d’Azov, mettere sotto tiro sia la Crimea sia Mariupol, ma soprattutto tagliare il «ponte terrestre» tra la Russia e tutte le sue truppe ad ovest, in Crimea e nella provincia di Kherson. Il comandante in capo delle Forze Armate di Kiev, generale Zaluzhny, si accontenterebbe anche di fermarsi fuori dalla città. «Basta avanzare di 80 chilometri a sud di Zaporizhzhya — ha dichiarato all’ Economist — per mettere sotto il tiro dei missili Himars le linee di rifornimento russe. Le loro truppe in Crimea e Kherson rimarrebbero isolate e in qualche mese dovrebbero capitolare».
Sarebbe la vittoria o comunque l’obbligo per Putin a negoziare. «È stato un errore non prendere Melitopol quest’estate — argomenta l’ex colonnello ucraino Roman Svitan —. Quando sono arrivati gli Himars, il Comando ha scelto di liberare Kherson, ma ha dato 4 mesi ai russi per fortificare le difese».
In effetti, sembra che sul fronte di Zaporizhzhia sia schierato uno dei (due) migliori reparti a disposizione del Cremlino. Trentamila uomini minimo. «Hanno scavato chilometri di trincee, steso filo spinato e blocchi anti carro», conferma la presidente Zhuk.
Il villaggio di Mikhailovka è diventato una base per 1.500 mercenari della Wagner e tutta Melitopol è sostanzialmente diventata una guarnigione militare. Approfittano del fatto che due case su tre sono state abbandonate.
«La controffensiva dell’autunno che ci ha permesso di liberare Kharkiv e Kherson è stata un capolavoro di comunicazione — sostiene Oleksii Hodzenko, consigliere del ministero della Difesa di Kiev —. I russi ci aspettavano da una parte e noi abbiamo colpito dall’altra. Ora sarà più difficile sorprenderli perché con i nuovi coscritti hanno fatto densità lungo tutti gli 800 chilometri di fronte. Per questo servono armi diverse. Adesso dobbiamo resistere alle 300 mila reclute, ma appena avremo le nuove armi, le cose cambieranno. Primavera, resistiamo sino a primavera, poi le cose cambieranno».
(da il Corriere della Sera)
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Febbraio 12th, 2023 Riccardo Fucile
ERA NOTTE FONDA A MOSCA, LE 4,15, QUANDO È ANDATA IN ONDA LA LETTERA DI ZELENSKY LETTA DA AMADEUS. A QUELL’ORA SI È AZZERATA LA POSSIBILITÀ CHE IN UCRAINA (DOVE ERANO LE 3.15) E IN RUSSIA QUALCUNO POTESSE VEDERE IL PIÙ POPOLARE SPETTACOLO TV ITALIANO SCHIERATO A SOSTEGNO DI UN POPOLO INVASO E MASSACRATO
Le 4.15. Era notte fonda a Mosca quando è andata in onda la lettera di Zelensky letta da Amadeus. Da noi erano le 2.15, una buona fetta di spettatori di Sanremo era già crollata.
Non solo il tira e molla imbarazzante che aveva portato a cancellare il video del presidente in guerra e sostituirlo con un breve testo scritto (corredato dall’esibizione sul palco, sempre dopo tutti e 28 i cantanti in gara, di una band ucraina), anche lo smacco della collocazione più infelice di tutte, cioè quando il pubblico sopravvissuto vuole solo capire chi ha vinto e andare a dormire, e maledice ogni ulteriore motivo di ritardo.
Programmandolo a quell’ora si è azzerata la possibilità che in Ucraina (dove erano le 3.15) e in Russia qualcuno potesse vedere il più popolare spettacolo televisivo italiano schierato a sostegno di un popolo invaso e massacrato.
Lo ha spiegato perfettamente Fulvio Abbate: il Festival in Russia è seguito da milioni di persone, lo adorano, e vedere Zelensky, descritto dalla propaganda putiniana come “a capo di una banda di drogati, satanisti e neonazisti” occupare la prima serata più importante dell’anno avrebbe mandato un messaggio potentissimo anche nelle province più remote dove arrivano solo le trasmissioni del regime.
Invece i vertici Rai sono riusciti a dare nuove munizioni alla disinformazia del Cremlino, con la portavoce fragole-e-limousine Maria Zakharova che ha subito colto l’occasione per fare battute, a riprova di come a Mosca lo spazio dedicato ai nemici fosse un tema cruciale, e abbiano festeggiato il trattamento umiliante riservato al presidente ucraino.
Ora che si è chiusa la kermesse, per usare un termine caro al direttore dell’Intrattenimento di prime time Stefano Coletta, crolla la scusa imbastita per giustificare l’aver relegato la crisi ucraina nel peggiore momento possibile e con l’immagine più moscia possibile: al Festival si parla di canzoni, non di cose serie come un conflitto in corso.
Un falso storico, visto che Sanremo è sempre stato iper-politico, e un falso pure contemporaneo: nelle cinque serate si è parlato di tutto e affrontato qualsiasi tema, a maggior ragione se in aperto contrasto con le posizioni dell’attuale maggioranza con un forte accento woke, l’aggettivo che connota chi si è “risvegliato” sulle discriminazioni del passato e del presente: Fedez ha strappato la foto di un viceministro, con gli Articolo 31 ha chiesto a Giorgia Meloni cannabis libera, dal rapper Rosa Chemical ha ricevuto una lap dance e un bacio appassionato.
E stiamo parlando del marito di Chiara Ferragni, la co-conduttrice più attesa di questa edizione, azionista di maggioranza di un duo che si muove all’unisono, vale milioni di follower e programma ogni selfie, non di un passante.
Oggi Coletta ammette di aver chiesto l’ultima versione del testo di Fedez, e di non averla ricevuta. Quindi il controllo editoriale di Viale Mazzini c’era, ma hanno trovato il modo furbo di non assumersene la responsabilità.
Oltre ai Ferragnez, sul palco sono “passati” tutti i messaggi importanti, delicati, o controversi che ospiti, artisti in gara, monologhiste, hanno voluto far passare: razzismo, detenzione minorile, depressione, diritto alla non-maternità, misoginia e patriarcato, strage delle donne iraniane, poliamore, mafia, aborto, porno, fluidità sessuale (praticamente l’unico non fluido era Al Bano). U
n mix tra Pasquino, Hyde Park Corner e open mic nights, il Festival è stata una serie di serate col microfono aperto in cui tutti hanno avuto a disposizione la più sofisticata macchina di produzione di luci, immagini e suoni strabilianti. Tutti, tranne Zelensky e i 44 milioni di ucraini. Un danno alla nostra immagine internazionale i cui effetti si sono visti immediatamente.
(da Formiche)
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Febbraio 12th, 2023 Riccardo Fucile
“UN GIORNO ASCOLTEREMO INSIEME LA CANZONE DELLA NOSTRA VITTORIA”
“L’Ucraina sicuramente vincerà questa guerra. Vincerà insieme al mondo
libero. Vincerà grazie alla voce della libertà, della democrazia e, certamente, della cultura. Ringrazio il popolo italiano e i suoi leader che insieme all’Ucraina avvicinate questa vittoria”. È il passaggio centrale del messaggio che il presidente ucraino ha inviato al Festival di Sanremo e che Amadeus ha letto, quando ormai erano passate le 2 di notte. “Abbiamo ricevuto una lettera dal presidente ucraino, rivolta a tutti i partecipanti al festival e ve la leggo esattamente come è arrivata, tradotta direttamente dall’ambasciata”, ha detto Amadeus.
“Cari partecipanti, organizzatori e ospiti del festival! Per più di sette decenni, il festival di Sanremo si sente in tutto il mondo. Si sente la sua voce, la sua bellezza, la sua magia, la sua vittoria. Ogni anno sulle rive del Mar Ligure vince la canzone. Vincono la cultura e l’arte. La Musica vince! E questa è una delle migliori creazioni della civiltà umana”, è il primo passaggio letto da Amadeus.
“Sfortunatamente, per tutto il tempo della sua esistenza, l’umanità crea non solo cose belle. E purtroppo oggi nel mio paese si sentono spari ed esplosioni. Ma l’Ucraina sicuramente vincerà questa guerra. Vincerà insieme al mondo libero. Vincerà grazie alla voce della libertà, della democrazia e, certamente, della cultura. Ringrazio il popolo italiano e i suoi leader che insieme all’Ucraina avvicinate questa vittoria”, prosegue il messaggio.
“Auguro successo a tutti i finalisti e dal profondo del mio cuore voglio invitare i vincitori di quest’anno a Kyiv, in Ucraina, nel Giorno della Vittoria. Nel Giorno della nostra Vittoria! Questa Vittoria oggi viene creata e ottenuta in condizioni estremamente difficili. Grazie ai nostri difensori! Grazie a loro coraggio, indomabilità, invincibilità. Centinaia di canzoni sono già state scritte su questo, e ne ascolterete una oggi. E sono sicuro che un giorno ascolteremo tutti insieme la nostra canzone di vittoria!”, conclude la lettera di Zelensky al festival.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2023 Riccardo Fucile
DALLA PRESENZA VIDEO AL MESSAGGIO, POI CONFINATO A NOTTE FONDA
Si sono dovute attendere le ore piccole per ascoltare il messaggio di Volodymyr Zelensky al Festival di Sanremo. Il testo è stato letto da Amadeus prima della tranche finale, quella in cui vengono elencati i primi 5 in classifica per poi procedere alle votazioni per il vincitore.
Poi si è esibito il gruppo ucraino Antytila, una rock band assai famosa nel loro Paese che ha suonato anche con Ed Sheeran e si è esibita insieme agli U2.
Band che da quando è iniziato il conflitto si esibisce in tuta mimetica, con i testi dei loro ultimi brani inneggianti alla libertà e alla resistenza ucraina contro l’invasore russo.
Ma sulla band torneremo più avanti. Ieri, in conferenza stampa, accanto all’amministratore delegato Carlo Fuortes, c’era anche l’ambasciatore ucraino Yaroslav Melnyk. “In tempo di guerra la cultura non può stare fuori dalla politica. A Sanremo si sono sollevate spesso questioni importanti e dolorose. Il palco dell’Ariston è l’occasione per trasmettere la verità e il messaggio di sostegno di cui abbiamo bisogno”, ha detto l’ambasciatore. Che però non ha spiegato il motivo della retromarcia sulla forma del messaggio, che all’inizio, com’era stato concordato da Bruno Vespa durante l’intervista al leader ucraino a Kiev, avrebbe dovuto essere in video.
Secondo notizie mai smentite, il dietrofront sarebbe stato dettato dal fastidio di Kiev di fronte alle polemiche in Italia, tanto che Zelensky a un certo punto era deciso a mandare tutto a monte.
Nervosismo dovuto anche al fatto di esser sottoposto a un vaglio preventivo da parte della Rai. “Forse c’è stato qualche problema di traduzione tra Viale Mazzini, l’ambasciata ucraina e il governo di Kiev, perché la presidenza ucraina ha scambiato per una presunta censura il normale vaglio che la tv pubblica effettua su tutto ciò che va in onda. Nessuno si sarebbe mai permesso di censurare parti del video di Zelensky”, racconta una fonte autorevole.
Sulla vicenda interviene anche Fuortes. “Si sono innescate polemiche su una possibile censura o condizionamenti. Tutto assolutamente infondato e privo di verità”, ha spiegato ieri l’ad. I fatti vengono rimessi in fila pure da Coletta. “Da fine gennaio è iniziato un colloquio con l’ambasciatore per sapere in quale forma Zelensky avrebbe partecipato: fisicamente, in collegamento o in video registrato. Il 2 febbraio l’ambasciatore mi ha comunicato la decisione dell’invio di un testo scritto”, ha ribadito il direttore del prime time, in queste ore finito sulla graticola anche per il caso Fedez.
Ma torniamo alla querelle Zelensky-Sanremo, un pasticcio che non solo ha messo in difficoltà il governo, ma ha quasi provocato un incidente diplomatico con Kiev. E l’irritazione di Giorgia Meloni.
“Avrei preferito vedere Zelensky in video”, s’è rammaricata la premier. Ma pure il disappunto di Zelensky, che ci teneva a intervenire in video anche per la grande audience di cui il Festival gode in Russia. Dopo il messaggio, andato in onda alle due di notte, la band. Uno dei più famosi gruppi pop rock ucraini, che a breve partirà per un tour europeo che toccherà Londra, Parigi, Berlino, ma non l’Italia. Da quando è scoppiato il conflitto, gli Antytila hanno passato un periodo nell’esercito. Forse anche per questo nelle loro ultime performance indossano sempre la tuta mimetica. Hanno collaborato con il musicista britannico Ed Sheeran e, nel maggio scorso, si sono esibiti con Bono e The Edge degli U2 in un mini-concerto nella metropolitana di Kiev. Nel video di Lego, invece, brano del 2018, compare, nelle vesti di attore, Volodymyr Zelensky.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Febbraio 12th, 2023 Riccardo Fucile
IL 24 FEBBRAIO SI SVOLGERA’ L’UDIENZA DA CUI DIPENDE IL FUTURO DELL’ANARCHICO DA 114 GIORNI IN SCIOPERO DELLA FAME
Revocare il 41 bis ad Alfredo Cospito. È questa la richiesta che la procura
generale della Corte di Cassazione ha presentato in vista dell’udienza del prossimo 24 febbraio.
A riportarlo è La Stampa, che ricorda un altro importante particolare: dall’udienza che si svolgerà al Palazzaccio di Roma dipenderà il futuro dell’anarchico detenuto al 41 bis.
Cospito, ormai da 114 giorni in scopero della fame, è stato trasferito ieri dal carcere di Opera all’ospedale San Paolo di Milano proprio a causa delle sue precarie condizioni di salute.
Il 24 febbraio, la Cassazione dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dalla difesa dell’anarchico contro la decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma di confermargli il regime di cosiddetto «carcere duro». Secondo la ricostruzione de La Stampa, la procura generale della Cassazione – la più alta espressione della pubblica accusa – riterrebbe il regime di 41 bis ormai «superato dagli eventi».
Pareri contrastanti
A sostegno di questa tesi, di cui nemmeno gli avvocati difensori di Cospito hanno potuto prendere visione, il procuratore generale Luigi Salvato potrebbe anche invitare a considerare i risvolti pubblici del caso Cospito. Un anno di censura totale con il mondo esterno, infatti, non ha affatto affievolito le proteste degli anarchici. Anzi, ha contribuito semmai a una escalation.
Il parere di Salvato sembra dunque pienamente in disaccordo con la posizione del pm di Torino Francesco Saluzzo, irremovibile sulla necessità del 41 bis. Più clemente, invece, l’Antimafia, che – sempre secondo La Stampa – ha aperto al regime di alta sicurezza con la censura delle comunicazioni.
L’ipotesi di sospensione della pena
Se la Cassazione dovesse decidere di annullare la decisione del tribunale di sorveglianza, si aprirebbero una serie di scenari inediti.
Flavio Rossi Albertini, avvocato di Cospito, potrebbe chiedere una nuova udienza urgente al giudice di sorveglianza di Milano e avanzare un’istanza al ministro Carlo Nordio affinché riveda la sua posizione. Secondo La Stampa, infatti, in caso di revoca del carcere duro, si potrebbe arrivare a un «rinvio dell’esecuzione della pena». In altre parole, Cospito potrebbe uscire momentaneamente dal carcere ed essere trasferito in una clinica oppure ai domiciliari.
Ovviamente si tratterebbe di una sospensione solo temporanea: non appena le condizioni di salute dell’anarchico dovessero migliorare, Cospito verrebbe riaccompagnato in carcere.
(da Open)
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Febbraio 12th, 2023 Riccardo Fucile
OGGI GUADAGNA 179 MILA EURO, NON HA PROFILI SOCIAL E NON ESISTE NULLA DI LEI – L’UOMO CHE SCOPRE IL SUO TALENTO È DONATO LA MORTE, EX DEPUTATO DI AN… DI LEI “DONNA GIORGIA” HA DETTO: “RINGRAZIO DIO, E GIANFRANCO FINI, PER AVER MESSO PATRIZIA AL MIO FIANCO. E’ IL MIO RIFUGIO, LA MIA PROTEZIONE”
In America il più famoso è stato Henry Kissinger, in Italia la prima è Patrizia Scurti. E’ la “segretaria di stato”, nell’accezione italiana, il tuttofare, il “tranquilla, me la spiccio io”. E’ davvero la segretaria, ma di Giorgia Meloni. A Palazzo Chigi è inquadrata come capo della segreteria particolare. Ha partecipato agli incontri riservati tra la premier Joe Biden e Xi Jinping. Olaf Scholz le ha stretto la mano.
Al G20 di Bali accarezzava la piccola Ginevra. Sua è la stanza più solenne del governo, quella che affaccia su Piazza Colonna. Il compagno è un agente di polizia mentre lei è la “pulizia”, la serenità della premier che ringrazia “Dio, e Gianfranco Fini, per aver messo Patrizia al mio fianco. E’ il mio rifugio, la mia protezione”.
Quando Giorgia Meloni è entrata per la prima volta a Palazzo Chigi, una donna di cui non si conosce la data di nascita, il luogo di nascita (manca il cv sul sito del governo) si è rivolta ai funzionari dicendo che lei si sarebbe occupata della disposizione delle stanze.
Quella donna è Patrizia Scurti, e dal 2006, come scrive Meloni, nell’autobiografia è la sua, “padrona” e lo “dico spesso scherzando, perché non c’è nulla della mia vita che non passi da lei”.
E’ oramai chiaro che tutte le vere competenze del governo Meloni, i saggi, non sono che le leve della stagione Fini. Scurti, la segretaria che oggi costruisce l’agenda della premier e che ascolta le parole del presidente degli Stati Uniti, ha lavorato con Rita Marino, la storica segretaria dell’ex leader di An.
Si possono scrivere libri e libri su segretarie e politica. Il più famoso è Antonio Tatò di Berlinguer. Vincenza Enea era l’ombra di Andreotti e “Marinella” (Brambilla) di Silvio Berlusconi. Matteo Renzi aveva chiamato da Firenze il suo “Franchino” Bellucci mentre Mario Monti aveva “Betty” Olivi. Con Draghi la segretaria era un cognome “la Ciorra” (Mariagrazia). Solo alla Scurti è riuscito l’inedito della Repubblica: elevarsi da segretaria a capo di gabinetto, madre, sorella, consigliera, ambasciatrice- Oggi guadagna 179.999 euro. Manca solo un euro per arrivare a 180 mila.
Ogni volta che un giornalista si avvicina a Meloni, Scurti preme il tasto del registratore per avere l’audio di quanto dichiarato. Potrebbe essere una futura prova.
Nel 2006 viene “affidata” da Fini a Meloni. L’uomo che in realtà scopre il suo talento è Donato La Morte, ex deputato di An, che è stato a sua volta il Kissinger di Almirante. Non si inventa nulla. Quanto si virgoletta lo ha dichiarato la premier: “Mi piace pensare che Patrizia mi consideri un po’ come sua figlia. In un mondo nel quale tutti pensano a cosa io possa fare per loro, Patrizia pensa sempre a cosa lei possa fare per me”.
Non ha profili social (magari fosse il metodo del governo!). Non esiste nulla di lei, se non le sue fotografie durante le cerimonie, le parate, sempre vicinissima a Meloni. Sul suo profilo Whatsapp tiene l’immagine di lei abbracciata con Meloni vestita da cappuccetto blu. E’ definita l’artificiere che “disinnesca” la dinamite d’Italia, gli scervellati di FdI
(da Il Foglio)
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Febbraio 12th, 2023 Riccardo Fucile
MOLTI LIBRI DI STORIA IGNORARONO LA “PULIZIA ETNICA” DEI PARTIGIANI TITINI CONTRO GLI ITALIANI CHE VIVEVANO NELLE TERRE DI CONFINE, L’ISTRIA E LA DALMAZIA… LA CARNEFICINA RIGUARDÒ TUTTI GLI ITALIANI, COMUNISTI COMPRESI: UN ECCIDIO DI MASSA. IN 12 ANNI 250 MILA ITALIANI FURONO ESPROPRIATI E CACCIATI DAL REGIME COMUNISTA DI TITO
Molti libri di storia ignorarono la “pulizia etnica” dei partigiani titini
contro gli italiani che vivevano nelle terre di confine, l’Istria e la Dalmazia, e che poi nel 1947 furono cedute alla Jugoslavia come “pegno” della sconfitta. È una pagina di storia che la sinistra comunista, vergognandosene, trovava comodo negare ammettendo solo la repressione dei fascisti che, a loro volta, si erano macchiati della «brutale politica antislava — ha ricordato il presidente Mattarella — che era stata perseguita dal regime di Mussolini».
E invece la carneficina riguardò tutti gli italiani, comunisti compresi: un eccidio di massa, non solo nei baratri carsici, “le foibe” appunto.
Gli storici accreditati calcolano che in 12 anni 250 mila italiani furono espropriati e cacciati dal nuovo regime nazionalista e comunista di Tito. Un ruolo, nel nascondimento della verità o nel suo ridimensionamento, ebbe la protezione, anche culturale, di cui godette in Occidente Tito, considerato un comunista “eretico” perché antistalinista.
Del resto, anche in Italia ci fu ostilità per gli esuli che rientravano: “i banditi giuliani”.
Ancora oggi questa vicenda storica è “strumento di lotta politica” tra gli eredi del fascismo e gli eredi del comunismo. Ma “nessuno deve avere paura della verità… perché solo la verità rende liberi” ha concluso Mattarella in un discorso, tutt’altro che di circostanza, bello, rigoroso e appassionato che andrebbe pubblicato per intero.
(da La Repubblica)
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