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SILVIO BERLUSCONI HA MANDATO UN MESSAGGIO SUL 25 APRILE: “FU UNA GRANDE PAGINA DI STORIA, SIA LA FESTA DI TUTTI GLI ITALIANI. I PROTAGONISTI DELLA RESISTENZA SEPPERO ACCANTONARE LE DIFFERENZE PIÙ PROFONDE”

Aprile 25th, 2023 Riccardo Fucile

IL CAV PRENDE LE DISTANZE DALLE PAROLE DAL PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA E RILANCIA LO SPIRITO DI ONNA

Alla vigilia del 25 aprile Silvio Berlusconi torna a far sentire la sua voce, con un messaggio scritto, per la prima volta dall’ospedale San Raffaele di Milano dove è ricoverato ormai da diverse settimane. «Viva il 25 aprile, la festa della libertà, della pace e della democrazia», scrive in una nota il capo di Forza Italia, «la festa di tutti gli italiani che amano la libertà e vogliono restare liberi!». Parole che arrivano in giornate dal dibattito acceso proprio sulla Festa della Liberazione, soprattutto a seguito di alcune dichiarazioni rilasciate dal presidente del Senato Ignazio La Russa.
Berlusconi ha deciso di ribadire la sua posizione sulla celebrazione del 25 aprile: «Nel 2009, poche settimane dopo il terribile terremoto che colpì l’Aquila, mi recai a Onna per celebrare la Festa della Liberazione», dice l’ex Cavaliere nella nota. «Avevo scelto quel piccolo comune d’Abruzzo, che era stato teatro di una tremenda strage operata dai nazisti durante la guerra e che aveva subito profondi danni e gravi perdite per il terremoto, perché avevo visto nello slancio di solidarietà che aveva unito tutti gli italiani alle popolazioni colpite, lo stesso spirito che tanti anni prima aveva consentito all’Italia di risorgere dalle rovine della guerra».
Dal reparto di terapia intensiva dove è ricoverato per alcune complicazioni legate alla leucemia di cui soffre da due anni, Berlusconi ricorda uno dei momenti di celebrazione del 25 aprile per lui più significativi: «In quella occasione avevo rievocato lo spirito di unità nazionale che animò tutti i protagonisti della resistenza che seppero accantonare le differenze più profonde, politiche, religiose, sociali, per combattere insieme una battaglia di civiltà e di libertà per se stessi e per i loro figli», spiega.
«Gli italiani un grande popolo capace di superare ogni divisione»
Il messaggio dell’ex premier è quello di unità di fronte a uno dei passaggi più importanti della storia italiana: «I cattolici e i comunisti, i liberali e i socialisti, i monarchici e gli azionisti, e con loro i militari rimasti fedeli non ad un’idea politica ma all’onore della Patria, pur mossi da ideali profondamente diversi e da una diversa visione del futuro della Nazione, di fronte a un dramma comune, scrissero, ciascuno per la propria parte, ma con eguali dignità e passione, una grande pagina della nostra storia». L’invito è quello di rimanere uniti: «Si tratta di una straordinaria pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, baluardo delle nostre libertà e dei nostri diritti. Noi siamo un grande popolo, capace di rimanere unito di fronte alle emergenze e che, all’occorrenza, oggi come ieri, è capace di superare ogni divisione e ogni contrasto per conseguire il bene dell’Italia e degli italiani».
(da Open)

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“LA PACIFICAZIONE CON IL FASCISMO NON C’È STATA E NON CI POTRÀ ESSERE MAI”

Aprile 25th, 2023 Riccardo Fucile

L’EX MINISTRO SOCIALISTA, RINO FORMICA: “LA PACIFICAZIONE CON I FASCISTI E’ AVVENUTA CON L’AMNISTIA DI TOGLIATTI, LA PACIFICAZIONE CON IL FASCISMO NO, PERCHE’ NON CI PUO’ ESSERE CON DOTTRINE CHE UCCIDONO LA DEMOCRAZIA”

“La pacificazione con i fascisti è avvenuta con l’amnistia di Togliatti. La pacificazione con il fascismo, invece, non c’è stata e non ci potrà essere mai”. Non c’è “la pacificazione con dottrine che uccidono e distruggono la democrazia”.
Lo dice in un’intervista a Qn l’ex ministro socialista Rino Formica (96 anni compiuti il primo marzo), che trova fuorvianti richiami alla riconciliazione nazionale, come quello dell’ex presidente della Camera, Luciano Violante”: “Ha la vista corta del magistrato inquirente che confonde le responsabilità individuali con il pericolo intrinseco a una dottrina reazionaria” commenta.
Ma anche i moniti rivolti a Giorgia Meloni, come quello di Gianfranco Fini, sono destinati, secondo lui a rimanere inascoltati: “Non può chiedere alla destra di non fare la destra”.§
L’antifascismo “non è semplicemente lo schieramento di una forza per contrastare una tendenza autoritaria, dispotica, illiberale nell’ordinamento del sistema politico della società, ma è soprattutto il segnale di un pericolo permanente che esiste – spiega -. Poi, se questo pericolo dovesse manifestarsi, l’antifascismo organizza, mobilita, ma la segnalazione del pericolo viene prima, è la preparazione spirituale e materiale per contrastare l’eventuale realizzazione del pericolo”.
Per Formica la presenza di un governo di destra, per la prima volta dopo 80 anni, costituisce “l’annuncio di un pericolo” e vediamo “un rigurgito del disprezzo per ogni tendenza liberalizzatrice della società e liberale delle istituzioni”.
(da agenzie)

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25 APRILE, L’OMAGGIO DI MATTARELLA ALL’ALTARE DELLA PATRIA

Aprile 25th, 2023 Riccardo Fucile

IL DISCORSO DI MATTARELLA A CUNEO

Alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è svolta a Piazza Venezia la cerimonia in occasione della ricorrenza del 25 Aprile, Festa della Liberazione. Mattarella ha ricevuto il saluto del picchetto d’onore, con lui il ministro della Difesa Guido Crosetto.
A piazza Venezia c’erano anche le alte cariche della Repubblica, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, la presidente della Corte costituzionale, Silvana Sciarra.
Alla cerimonia hanno preso parte anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. La Canzone del Piave ha accompagnato la deposizione al sacrario del Milite Ignoto di una corona d’alloro.
La visita a Cuneo
“‘Se volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione’. È Piero Calamandrei che rivolge queste parole a un gruppo di giovani studenti alla Società Umanitaria, a Milano, nel 1955”.
Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella parlando da Cuneo in occasione del 25 aprile.
“La Resistenza fu anzitutto rivolta morale di patrioti contro il fascismo per il riscatto nazionale”, ha detto il Capo dello Stato. “Dopo l’8 settembre il tema fu quello della riconquista della Patria e della conferma dei valori della sua gente, dopo le ingannevoli parole d’ordine del fascismo: il mito del capo; un patriottismo contrapposto al patriottismo degli altri in spregio ai valori universali, che animavano, invece, il Risorgimento dei moti europei dell’800; il mito della violenza e della guerra; il mito dell’Italia dominatrice e delle avventure imperiali nel Corno d’Africa e nei Balcani. Combattere non per difendere la propria gente ma per aggredire. Non per la causa della libertà ma per togliere libertà ad altri” ha detto il capo dello Stato. “Dura fu la lotta per garantire la sopravvivenza dell’Italia nella catastrofe cui l’aveva condotta il fascismo. Ci aiutarono soldati di altri Paesi, divenuti amici e solidi alleati: tanti di essi sono sepolti in Italia”.
“Il frutto del 25 aprile è la nostra Costituzione. Il 25 aprile è la Festa della identità italiana, ritrovata e rifondata dopo il fascismo”, ha aggiunto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’anniversario della Liberazione. “E’ nata – prosegue – una democrazia forte e matura nelle sue istituzioni e nella sua società civile, che ha permesso agli italiani di raggiungere risultati inimmaginabili”. “Come recita la lapide apposta al Municipio di questa città, nell’ottavo anniversario della uccisione di Galimberti, se mai avversari della libertà dovessero riaffacciarsi su queste strade troverebbero patrioti. Come vi è scritto: “morti e vivi collo stesso impegno, popolo serrato intorno al monumento che si chiama ora e sempre Resistenza”.
“È qui allora, a Cuneo, nella terra delle 34 Medaglie d’oro al valor militare e dei 174 insigniti di Medaglia d’argento, delle 228 medaglie di bronzo per la Resistenza. La terra dei dodicimila partigiani, dei duemila caduti in combattimento e delle duemilaseicento vittime delle stragi nazifasciste. È qui che la Repubblica celebra oggi le sue radici, celebra la Festa della Liberazione”.
“Sulla scia di quei ‘visionari’ che, nel pieno della tragedia della guerra e tra le macerie, disegnavano la nuova Italia di diritti e di solidarietà, desidero sottolineare che onorano la Resistenza, e l’Italia che da essa è nata, quanti compiono il loro dovere favorendo la coesione sociale su cui si regge la nostra comunità nazionale”. Così Sergio Mattarella celebrando a Cuneo il 25 Aprile. “Onorano la Resistenza i medici e gli operatori sanitari che ogni giorno non si risparmiano per difendere la salute di tutti. Onorano la Resistenza le donne e gli uomini che con il loro lavoro e il loro spirito di iniziativa rendono competitiva e solida l’economia italiana” sottolinea il capo dello Stato. “Onorano la Resistenza – prosegue – quanti non si sottraggono a concorrere alle spese pubbliche secondo la propria capacità contributiva. Il popolo del volontariato che spende parte del proprio tempo per aiutare chi ne ha bisogno. I tanti giovani che, nel rispetto degli altri, si impegnano per la difesa dell’ambiente. Tutti coloro che adempiono, con coscienza, al proprio dovere pensando al futuro delle nuove generazioni.
(da agenzie)

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PUTIN S’È PORTATO LA GUERRA IN CASA, I VETERANI DELLA WAGNER SONO FUORI CONTROLLO: TRA OMICIDI, RAPINE E VIOLENZE SESSUALI, STANNO TERRORIZZANDO IL PAESE

Aprile 24th, 2023 Riccardo Fucile

SONO TORNATI IN RUSSIA ALMENO 5MILA DEI 50MILA DETENUTI RECLUTATI DAL GRUPPO MERCENARIO DI PRIGOZHIN PER ANDARE AL FRONTE IN UCRAINA. E ORA SONO UOMINI LIBERI E VIVONO DA IMPUNITI, CON LA PROTEZIONE LEGALE DELL’ORGANIZZAZIONE MILITARE

Erano cinquantamila i detenuti reclutati dal gruppo mercenario Wagner di Prigozhin per essere lanciati contro la prima linea ucraina nella guerra di Putin. E stando al contratto capestro, se dopo sei mesi fossero rimasti vivi, sarebbero tornati in Patria senza dover più scontare la pena. Perdonati e reintegrati.
Un arruolamento eccezionale, autorizzato dal ministero della Difesa della Federazione russa che ha così nutrito di forze fresche, carne da macello o da cannone, le truppe all’assalto di città come Bakhmut e Soledar. Ma adesso i sopravvissuti tornano a casa, e non hanno perso i loro vizi: uccidere, rapinare, picchiare, spacciare droga e drogarsi, ubriacarsi, andare a prostitute, il tutto ora con la protezione legale dell’organizzazione Wagner.
Ne scrive il britannico “The Guardian”, che cita diversi casi con nome e cognome, fotografie e dichiarazioni degli amministratori locali. Soslan Valiyev, 38 anni, era un poveraccio benvoluto e popolare a Tskhinvali, la piccola capitale dell’Ossezia del Sud. Aveva un soprannome, Tsugri, con cui veniva apostrofato. Ovunque era ospite ben accolto, in matrimoni e cene. Quasi un portafortuna. Innocuo. Bonario. Aveva una disabilità di sviluppo che lo rendeva ancora più benvoluto e coccolato nella sua comunità.
Un video su Telegram mostra un uomo che lo malmena e poco più tardi lo accoltellerà a morte. L’assassino è stato poi identificato: Georgiy Siukayev, in carcere con una condanna per omicidio, reclutato da Wagner lo scorso autunno.
Alla fine di marzo, il ventottenne Ivan Rossomakhin ha ucciso a colpi d’ascia una pensionata di 85, Yulia Buiskich, nella sua casa a Novyj Burets, regione di Kyrov. Rossomakhin era appena rientrato dalla guerra. Era stato condannato per omicidio nel 2020 a dieci anni di galera, riscattati in un colpo solo al fronte.
Su cinquantamila ex carcerati reclutati, tra il 10 e il 20 per cento secondo un reportage del New York Times era composto da malati di Aids ai quali è stato dato l’aut aut tra «morire in modo lento oppure rapido». In carcere, dove le medicine non arrivano, oppure in battaglia. Wagner ti cura con farmaci appropriati. Tra 5 e 10mila positivi al virus si sono così trovati di fronte al dilemma. E per lo più hanno scelto l’opzione rapida, rispondendo all’appello che spiccava su tutti i muri: «Unisciti alla squadra vincente!».
Quasi nessuno aveva esperienze di guerra. Provvisti di un Kalashnikov, un giubbotto antiproiettile, 120 munizioni e un elmetto, si sono uniti alle forze mercenarie portando un segno distintivo, un braccialetto di gomma rosso o bianco. Utile anche nel momento d’esser fatti prigionieri, per continuare le cure nelle carceri ucraine.
(da il Messaggero)

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“COLPI IN TESTA, MANGANELLATE E SEDATIVI”: IL VIDEO DEL MIGRANTE PICCHIATO DALLA POLIZIA AL CPR DI GRADISCA

Aprile 24th, 2023 Riccardo Fucile

IL RACCONTO DEL COMPAGNO DI CELLA E DELL’AVVOCATO: “PICCHIATO PER AVER CHIESTO DI POTER PARLARE CON IL SUO LEGALE”

Manganellate sulla schiena da parte della polizia, sedativi e punizioni. Il video è stato diffuso dalla rete Mai più Lager – NO ai CPR e si riferisce a un episodio avvenuto giovedì 20 aprile all’interno del Centro di permanenza per i rimpatri di Gradisca d’Isonzo, comune del Friuli-Venezia Giulia, nella provincia di Gorizia, dove negli ultimi due anni sono morte quattro persone.
Come appreso da Fanpage.it il ragazzo, vittima dell’aggressione, è M., un 27enne di origine marocchina, trasferito a Gorizia da Milano. Sarebbe stato picchiato per aver chiesto di parlare con il suo avvocato: lo avrebbe fatto in maniera troppo virulenta e per questo un gruppo di agenti lo avrebbe colpito ripetutamente fino a riportarlo nella stanza che condivide con altri cinque uomini. “Gli agenti erano in tenuta antisommossa per una sola persona – spiega a Fanpage.it l’avvocata del 27enne, Simona Stefanelli – denuncerò tutto ai carabinieri, perché questa situazione non può andare avanti così, Gradisca non è un posto sicuro”.
Il 27enne sarebbe stato picchiato dagli agenti con violente manganellate su varie parti del corpo, perché “uscito nel cortiletto presente all’interno della gabbia in cui si trovava” per chiedere spiegazioni “sul fatto che il suo avvocato gli avesse preannunciato la trasmissione della propria nomina da firmare, e questa non gli era ancora stata sottoposta”.
Lo avrebbe fatto urlando e per questo sarebbero intervenuti gli agenti che hanno prima allontanato i compagni di stanza con dei getti di acqua fredda e poi si sarebbero scagliati contro M. colpendolo con dei manganelli.
Le conseguenze del pestaggio sono visibili sulla schiena del ragazzo con evidenti ferite. Nel filmato, diffuso dal compagno di stanza del giovane marocchino, si vede il 27enne sbattuto in cella con violenza da un gruppo di agenti in tenuta antisommossa con caschi, scudi e manganelli. Nonostante le urla e i pianti, mentre alcuni compagni di cella inveiscono contro la polizia, il giovane resta a terra, dolorante, senza alcun aiuto e soprattuto impossibilitato ad alzarsi.
“Sono entrati nella nostra cella, hanno messo tutto sottosopra, non so cosa cercassero, lo hanno picchiato, gli hanno sbattuto anche la testa contro le grate – racconta a Fanpage.it il compagno di cella del 27enne picchiato, O. K. H., che al CPR di Gradisca è entrato quasi due mesi fa – hanno continuato a malmenarlo, poi lo hanno lasciato lì sul pavimento. Ti dico che l’hanno picchiato perché ha fatto casino, perché voleva parlare col suo avvocato. Qui si fa quello che dicono loro quando dicono loro, noi dobbiamo stare solo in silenzio, altrimenti questo è il risultato. Stare qui è una m…, non ce la facciamo più”.
“Negli ultimi secondi del video – scrivono gli attivisti di Mai più Lager – una operatrice nomina la solita immancabile “terapia”, i sedativi somministrati senza lesinare da tutti i CPR, che tanto aiutano a mantenere l’ordine, annebbiando menti e corpi fino a rendere le persone incapaci di ragionare, reagire e protestare”.
Quello di M. non è l’unico caso. Nel CPR di Gradisca, dove negli ultimi quattro anni sono morte due persone, gli episodi di violenza i danni dei migranti trattenuti al loro interno sono tantissimi, così come la mancata somministrazione di cure mediche.
A raccontare ulteriori dettagli dell’accaduto è l’avvocata Stefanelli: “Tutto nasce dal fatto che questo ragazzo ha una compagna che ha sposato con rito marocchino non riconosciuto in Italia – spiega la legale a Fanpage.it – per sposarsi deve rifare il nulla osta, allora io gli ho inviato tramite foto una delega per la compagna così da permetterle di andare in ambasciata, quando gli è stato negato il diritto di vedermi, ha urlato, che è l’unico modo che hanno questi ragazzi per essere ascoltati, e a quel punto gli agenti lo hanno aggredito”.
Secondo Stefanelli, che è avvocata di fiducia del 27enne aggredito, il giovane marocchino è stato trasferito dal CPR di Milano a quello di Gradisca per motivazioni non ben specificate qualche settimana fa: “Quando sono andata in Friuli e ho chiesto di parlare con il mio cliente mi hanno detto di no, c’erano sei agenti intorno a me – conclude la legale – è stata una delle esperienze più brutte mai vissute. Sono stata in tutti i CPR d’Italia e le posso dire che Gradisca d’Isonzo fa paura”.
Dalla rete Mai più Lager, che intanto ha segnalato l’episodio al Garante Nazionale, spiegano che il ragazzo non è stato portato in ospedale dopo l’aggressione, cosa confermata anche dall’avvocato.
“Le poche testimonianze che arrivano da questi CPR – raccontano – da parte di chi riesce a mettersi in contatto dopo essere stato rimpatriato o rilasciato, parlano di veri e propri buchi neri, voragini nelle quali si viene inghiottiti, finendo per diventare vittime quotidiane di violenze fisiche e psicologiche per mano dello Stato. Tenete a mente la schiena di M. quando sentite dire che il Parlamento sta per confermare il raddoppio dei CPR in Italia e l’estensione della detenzione amministrativa anche ad altri casi, come ai richiedenti asilo senza passaporto”.
Secondo la Questura di Gorizia quanto accaduto all’interno del CPR sarebbe un ennesimo episodio di rivolta in cui si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine
(da Fanpage)

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TRAVAGLIO METTE NERO SU BIANCO TUTTE LE CONTRADDIZIONI DI CHI LO CRITICA PER LA VIGNETTA DI NATANGELO SU ARIANNA MELONI

Aprile 24th, 2023 Riccardo Fucile

A PARTIRE DA RENZI: “SE FAI AMMAZZARE E DISSECARE CON LA SEGA CIRCOLARE UN GIORNALISTA DISSIDENTE SEI UN PRINCIPE DEL RINASCIMENTO, SE INVECE FAI UNA VIGNETTA È ‘ODIO’” … “GIORGIA MELONI SCAMBIA LA SORELLA PER UNA PICCOLA FIAMMIFERAIA SENZA RILIEVO PUBBLICO, MENTRE DA MESI L’ARIANNA TRONEGGIA SUI MEDIA IN QUANTO PRIMA CONSIGLIERA DELLA PREMIER”

Quante cose ha svelato Natangelo in 6×5,5 cm di vignetta: lo stato comatoso del governo, della maggioranza, della cosiddetta opposizione di centro e presunta sinistra, ma soprattutto della fu informazione.
Giorgia Meloni scambia la sorella per il bersaglio della vignetta e per una piccola fiammiferaia senza rilievo pubblico, mentre da mesi l’Arianna troneggia sui media in quanto prima consigliera della premier e moglie del ministro-cognato Lollobrigida.
Denuncia il “silenzio assordante” assordata dalla canea che si leva tutt’intorno contro il vignettista e il Fatto. Dimentica i suoi tweet per la libertà di satira: “Ezio Greggio… smonta la deriva politicamente corretta che vorrebbe mettere il bavaglio sulla comicità. Viva la libertà di satira” (29.5.2021).
“I fanatici del politicamente corretto come al solito non gradiscono la comicità libera e partono all’attacco di Checco Zalone, con esponenti politici che chiedono le scuse o che venga ‘corretto il tiro’ della sua satira. Che tristezza. Viva Zalone e la comicità libera e pungente (23.2.2022).
E proclama, pancia indentro e petto infuori, che “se qualcuno pensa di fermarci così, sbaglia di grosso”, come se qualcuno avesse mai pensato di fermare chicchessia con una vignetta. Come può uno scoglio arginare il Lollo.
Renzi, parlandone da vivo, commenta nel suo italiano malfermo (è madrelingua saudita): “Non è solo una vignetta ma un clima per cui se fai politica puoi essere mostrificato anche nella tua sfera privata, per cui la cultura del sospetto è il filo conduttore di presunti opinionisti televisivi, per cui si scambia la satira con l’odio”.
Per cui se fai ammazzare e dissecare con la sega circolare un giornalista dissidente sei un principe del Rinascimento e un impareggiabile finanziatore, se invece fai una vignetta è “odio”. Per cui la Boschi dice al Giornale: “Non mi rassegno allo stile Travaglio”, da sempre “misogino”.
Ma questa è satira, come la frase di Osho: “La satira dev’essere libera, senza paletti, ma in questo caso si è esagerato”. Ergo i paletti esistono. Li decide lui, previo consulto con la famiglia Meloni.
Su La7, Mentana fa il Mentana: “Dovremmo anche parlare di quello che ha monopolizzato di più, nei corridoi dei palazzi della politica, l’attenzione di maggioranza e opposizione: una vignetta pubblicata dal Fatto sulla vicenda Lollobrigida e la sostituzione etnica, con implicazioni che riguardano la vita privata di persone non politiche. Non vogliamo mostrarla… per non scendere al livello molto basso sia della vignetta sia dei commenti e proteste che poco hanno a che fare con la politica nel senso più alto. Scusate se sembra uno slalom rispetto al problema: è una brutta vignetta, è giusto non farla vedere”.
Siccome non vale la pena di parlarne, ne parla. E siccome non gli piace, non la mostra così nessuno capisce se è bella o brutta. Però sono brutte anche le reazioni. Brutti i censori e brutto il censurato. Come chi assiste a un linciaggio e rimane neutrale perché il linciato porta una brutta cravatta.
Marco Damilano, il vispo ex direttore dell’Espresso che sbatté in copertina la foto ritoccata della Raggi per imbruttirla e invecchiarla, ora è su Rai3 e solidarizza con la povera Arianna vittima di una “logica tribale”. Qualunque cosa significhi, una leccatina ai nuovi padroni della Rai può sempre servire. Il sederino è salvo, la dignità uno non se la può dare.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)

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A FORZA DI TAGLIARE, DEL PNRR RESTERA’ POCO O NIENTE – DOPO L’ESCLUSIONE DEI PROGETTI SUGLI STADI DI FIRENZE E VENEZIA, IL GOVERNO ITALIANO DOVRA’ RINUNCIARE AD ALTRI OBIETTIVI TRA I 27 CONCORDATI CON BRUXELLES

Aprile 24th, 2023 Riccardo Fucile

IL RISCHIO È DI PERDERE I 16 MILIARDI DELLA QUARTA RATA DEL RECOVERY… POTREBBERO SALTARE I LAVORI PER CREARE NUOVI ASILI NIDO E PER LE STAZIONI DI RIFORNIMENTO A IDROGENO – LA CAUSA DEI RITARDI È DELLA MELONI, CHE HA VOLUTO SCIPPARE LA CABINA DI REGIA SUL RECOVERY AL MEF

È già ora di una nuova trattativa con Bruxelles, per il governo alle prese con la revisione del Pnrr. Quella per incassare la terza rata, che vale 19 miliardi, è alle battute finali, dopo lo stralcio dei progetti per gli stadi di Firenze e Venezia. Ma nelle prossime ore da Roma partirà una nuova richiesta: bisogna discutere dei 27 obiettivi che vanno raggiunti entro il 30 giugno.
Due rischiano di slittare e di essere ridimensionati: gli asili nido e le stazioni di rifornimento a idrogeno. Altri due potrebbero avere lo stesso destino. La lista degli adempimenti è lunga: dentro ci sono, ad esempio, il Fondo impresa donna e le borse di studio per corsi specifici di medicina generale. Ancora l’aggiudicazione dei progetti di produzione di idrogeno nelle aree industriali dismesse.
L’obiettivo più a rischio riguarda gli asili nido. Poco più di due mesi per affidare tutti i lavori. Ma le aggiudicazioni arrancano.
Le richieste sono arrivate da tutta Italia, per un totale di 362 interventi. Eppure il soccorso potrebbe non bastare per portare a termine una delle misure simbolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Se l’obiettivo di giugno dovesse saltare, diventerebbe più difficile tenere il passo di un progetto che deve mettere in fila almeno 264.480 nuovi posti entro il 31 dicembre del 2025, come concordato inizialmente con la Commissione europea. Nelle ultime ore, al ministero dell’Istruzione è stato attivato un tavolo tecnico per tentare il recupero, ma ad oggi il traguardo è a rischio.
I ritardi sono maturati già con il governo Draghi, la rincorsa ha puntato anche su altre azioni: attraverso il Mef sono state mobilitate le sedi territoriali della Ragioneria. La congiuntura economica ha restituito però un ulteriore affanno: circa 600 richieste di modifiche dei progetti.
Gli asili nido non sono un caso isolato. Il quadro sarà più chiaro mercoledì, durante l’informativa che il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto terrà al Senato
Nell’ipotesi più soft, gli obiettivi precari saranno rimodulati, ma per alcuni, ed è il caso degli asili nido, l’esecutivo potrebbe chiedere di spostare la scadenza a fine settembre.
Un primo aggiustamento è già al vaglio dei tecnici europei. Tra i tre obiettivi che deve conseguire il ministero delle Infrastrutture c’è la sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto stradale.
Bisogna aggiudicare tutti gli appalti per lo sviluppo di almeno 40 stazioni di rifornimento a base di idrogeno, in linea con la direttiva europea sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi. La domanda è scarsa; i progetti saranno tagliati, da 40 a 35. Sul tavolo c’è la quarta rata del Pnrr, che vale 16 miliardi.
(da la Repubblica)

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AIUTO, MI SI È SGONFIATO IL PNRR! A CAUSA DEI RITARDI NEI PROGETTI E NELL’UTILIZZO DEI FONDI EUROPEI, IL TANTO DECANTATO IMPATTO DEL RECOVERY SUL PIL ITALIANO È STATO NULLO NEL 2022 (+0,1%) E SARÀ MODESTO NEL 2023 (+,0,8%)

Aprile 24th, 2023 Riccardo Fucile

SE CERCATE UN RESPONSABILE DEL FLOP, BUSSATE A PALAZZO CHIGI: LA SCELTA DELLA MELONI DI SMANTELLARE L’ORGANIZZAZIONE DEL MEF EPOCA DRAGHI/FRANCO PER METTERLA NELLA MANI DI FITTO HA COSTRETTO A RIAZZERARE TUTTO, TRA FUNZIONARI, DOSSIER

Per il governo il Pnrr è una grande opportunità per sostenere ed espandere la crescita, ma se le cose dovessero girare male potrebbe rivelarsi anche questo un fattore di rischio. Stando all’ultimo Documento di economia e Finanza (Def) ritardi e intoppi che hanno impedito di mettere a terra tutti i fondi disponibili, già l’anno passato hanno dato un contributo molto ridotto al Pil.
La previsione era di poter contare su 18 miliardi di investimenti pubblici, mentre a consuntivo ci si è fermati a 4. Il contributo alla crescita del prodotto interno doveva essere di 0,7 punti ed invece è stato ridotto ad un molto più modesto 0,1. Quest’anno le cose dovrebbero andare meglio ed il Pnrr dovrebbe contribuire con un +0,8 alla crescita, aumentando di un paio di decimali le stime precedenti (+0,6), ma non è detto che questo “salto” si verifichi.
Il Def non dettaglia le spese anno per anno rinviando tutto alla ridefinizione del “nuovo” Pnrr. L’1% di crescita previsto dal Governo è realistico? Va detto che tutte le stime delle istituzioni internazionali sono un poco più caute ed oscillano tra +0,6 dell’Ocse, il +0,7 dell’Fmi ed il +0,8 della Commissione europea.
Sono 4 gli scenari analizzati dai tecnici del Mef mettendo in conto ipotesi meno favorevoli circa il profilo della domanda mondiale, i prezzi dei beni energetici, i tassi di cambio e le condizioni dei mercati finanziari.
Nell’ipotesi di minore vigore nell’andamento del commercio mondiale a partire dall’anno prossimo – è scritto nel Documento di economia e finanza – il tasso di crescita del nostro Pil sarebbe inferiore a quello dello scenario tendenziale di 0,2 punti percentuali sia nel 2024, sia nel 2025. La forte ripresa nel 2026, con la domanda estera che ritorna ai livelli dello scenario di base nel terzo trimestre dell’anno, fa sì poi che in tale anno il Pil cresca in misura maggiore rispetto allo scenario di riferimento di 0,3 punti percentuali.
L’andamento meno favorevole dei prezzi dei beni energetici (ipotizzando un aumento del 20% rispetto allo scenario base) determina invece una diminuzione del tasso di crescita di 0,3 punti nel 2023 e di 0,4 nel 2024.
Il percorso di rientro inizierebbe gradualmente a partire dall’anno successivo, con un tasso di crescita del Pil più elevato rispetto al quadro di riferimento di 0,4 e 0,2 punti rispettivamente nel 2025 e nel 2026.
Nello scenario di deterioramento delle condizioni finanziarie dell’economia invece, il profilo di crescita del Pil risulterebbe minore, rispetto al quadro tendenziale, di 0,1 punti percentuali nel 2024, di 0,4 punti nel 2025 e di 0,5 punti nel 2026. Insomma quest’anno potrebbe “ballare” un po’ meno della metà (0,4 punti) della crescita prevista dal governo, mentre è sul 2024 che in caso di scenari avversi si concentrano i maggiori rischi di rallentamento. Incrociamo le dita.
(da La Stampa)

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“OPEN TO MERAVIGLIA” CONTINUA A STUPIRE: LE GROTTESCHE TRADUZIONI DELLE CITTA’ ITALIANE IN TEDESCO DOVE CAMERINO DIVENTA GUARDAROBA

Aprile 24th, 2023 Riccardo Fucile

LA SANTANCHE’ COLPISCE ANCORA

Alla fine “Open to meraviglia” era davvero il claim azzeccato per questa campagna di promozione turistica dell’Italia che, davvero, non smette mai di meravigliarci. Dopo la scoperta delle immagini girate in Slovenia, degli outfit della Venere influenze copiati da immagini di repertorio di varie piattaforme, di foto caricate in bassa risoluzione e di domini non acquistati, ora c’è un’altra novità esilarante che vi racconto. Il sito ufficiale della campagna http://www.italia.it è tradotto in varie lingue per i turisti da tutto il mondo. O meglio, quasi, perché per ragioni inspiegabili ci sono le traduzioni in inglese, spagnolo, tedesco ma non c’è il francese. Della serie: a Giorgia Meloni non è simpatico Macron, ma così è un po’ troppo. Comunque, il tema non è questo, bensì il fatto che il ministero abbia affidato la traduzione dei testi alla società Almawave con un contratto di tre anni. Almawave, nei comunicati, si descrive leader nell’intelligenza artificiale che dovrebbe fornire “un servizio di traduzione automatizzata di notizie e informazioni pubblicate sul portale del Ministero del Turismo con servizi professionali per garantirne la massima qualità”.
E allora vediamole queste traduzioni di qualità.
A parte quel “Come to live italian” che fa drizzare i peli e altre perle, è la traduzione in tedesco che dà maggiori soddisfazioni. I nomi di alcuni paesi e città italiani infatti sono stati tradotti dall’intelligenza artificiale come fossero nomi comuni. Quindi abbiamo la pagina su Brindisi che diventa la pagina sulla città di “Toast” (che vuol dire brindisi in tedesco, ma il brindisi che si fa col vino), oppure Fermo, la città delle Marche, che diventa “Stillstand“, che significa “fermo” nel senso di “arresto” o fermata. Ma anche la città di Prato che diventa “Rasen”, che è appunto il prato verde, Cento che diventa “Hundert”, ovvero “centinaio”, la calabrese Scalea che è tradotta come “Treppe”, cioè “scala” e molto altro. Il premio alla traduzione più esilarante però va a alla cittadina marchigiana Camerino che nella traduzione tedesca diventa un meraviglioso “GARDEROBE”, cioè camerino/guardaroba. Che voglio dire, non incoraggia il particolarmente il turismo nelle Marche, visto che l’idea di passare una settimana in un guardaroba non credo entusiasmi nessuno. Neppure i tedeschi che per carità, te li trovi ovunque nel mondo, ma non esageriamo.
In tutto questo aggiungo che sì, la faccenda si aggiunge agli altri tasselli esilaranti del mosaico, ma per la verità non c’è molto da ridere. Il sito e i suoi contenuti fanno infatti parte del progetto per il Tourism Digital Hub, finanziato dal PNRR, per 114 milioni di euro, per sviluppare digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo.
Direi che visto che manca il lavoro, le traduzioni anziché all’intelligenza artificiale si sarebbero potute affidare a qualche bravo traduttore italiano. Poteva costare 50 euro in più, ma direi che ci avrebbe risparmiato l’ennesima meraviglia di una campagna che, appunto, non smette di meravigliarci.
(da Il Fatto Quotidiano)

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