Destra di Popolo.net

LA PIFFERAIA HA PERSO LA SUA MAGIA

Luglio 4th, 2023 Riccardo Fucile

IL PIFFERAIO MAGICO GIORGIA MELONI IERI HA PASSATO L’INTERE GIORNATA A CERCARE SPONDE TRA GLI OPINIONISTI DEI MEDIA

Il pifferaio magico Giorgia Meloni (qui lo mettiamo al maschile così soddisfiamo il suo machismo declinatorio) ieri ha passato l’intera giornata a passeggiare per le vie della stampa nazionale irretendo gli opinionisti.
La musica sullo spartito è sempre la stessa, una fanfara ormai greve di nazionalismo senza spinta che vede “l’Italia rialzarsi”, “protagonista in Europa”, che “celebra il successo sul fronte migratorio”, con “l’economia più affidabile in Europa” in cui tocca stringersi a coorte per non perdere l’occasione del Pnrr.
Mentre la presidente del Consiglio intonava la sua visione fiabesca, però, non c’è traccia della terza rata del Pnrr e forse per pudore non è stata richiesta la quarta, gli sbarchi sono scomparsi solo dalle notizie della stampa amica, i suoi alleati ingolfano l’Unione europea, il manifatturiero italiano è fanalino di coda in Europa, i pasti per gli italiani costano 4 miliardi in più all’anno (lo dice Coldiretti), i dati della discriminazione sul lavoro sono allarmanti e colpiscono i precari che saranno ancora di più per il Decreto lavoro, l’Emilia Romagna sta vivendo l’emergenza più lenta della storia d’Italia.
A differenza di quello di Hamelin, però, il pifferaio di Palazzo Chigi non lo seguono nemmeno i compari.
Mentre Meloni magnifica il suo governo i leader suoi alleati, Tajani e Salvini, se le danno tutto il giorno di santa ragione per la collocazione europea.
Nemmeno i fratelli Grimm erano arrivati a tanto.
(da La Notizia)

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FRANCIA: “UCCIDERE GLI ARABI PAGA”

Luglio 4th, 2023 Riccardo Fucile

LA RACCOLTA FONDI PER IL POLIZIOTTO ASSASSINO HA RAGGIUNTO UN MILIONE DI EURO… SONO 58.000 I FRANCESI CHE STANNO AIUTANDO UN CRIMINALE IN DIVISA

Alla sua apertura era stata fortemente contestata, ma la raccolta fondi istituita dalla famiglia dell’agente della polizia francese che a Nanterre ha sparato al 17enne Nahel M, uccidendolo e dando il via alle feroci proteste che per quasi una settimana hanno infiammato la Francia, ha già raggiunto la somma di 1 milione di euro. Una cifra pari a 5 volte quella ottenuta dalla raccolta fondi aperta dai parenti del giovane di origini nordafricane. «Un supporto alla famiglia dell’agente di polizia di Nanterre, Florian M, che ha fatto il suo lavoro e oggi deve pagarlo a caro prezzo. Sostenetelo e sostenete la polizia», si legge nella pagina aperta da Jean Messiha, ex portavoce del candidato di estrema destra alle presidenziali Éric Zemmour, dov’è possibile donare al fondo il cui obiettivo iniziale era raggiungere 50 mila euro.
Le critiche
Le donazioni arrivare sono oltre 58 mila. La più cospicua è arrivata fino a 3 mila euro, ma molte superano i mille, riporta il Guardian. La raccolta è stata fortemente osteggiata dalla nonna di Nahel, Nadia. «Quell’agente ha tolto la vita a mio nipote. Deve pagare come accadrebbe per chiunque altro. Ho fiducia nella giustizia». Posizione sostenuta dai politici della sinistra francese, che hanno chiesto di chiudere la raccolta, definendola «indecente». «Oltre un milione di euro raccolto per la polemica di un estremista di destra a favore di un agente che uccide un adolescente. Il messaggio? Uccidere i giovani arabi paga», ha twittato durissima l’europarlamentare francese Manon Aubry.
Nel frattempo, dopo 5 notti a ferro e fuoco, le città francesi hanno vissuto la seconda serata di calma a una settimana dall’omicidio. Ieri, il presidente Emmanuel Macron si è recato a sorpresa in una caserma della polizia a Parigi per mostrare il suo sostegno alle forze dell’ordine, ferocemente attaccate in questi giorni dai rivoltosi che le hanno trasformate nel simbolo delle difficoltà di chi vive nelle banlieue delle città del Paese, dove vivono per lo più i francesi di seconda generazione e gli stranieri, spesso emarginate e lasciate indietro rispetto ai centri bianchi e borghesi. Alla caserma Bessières, nel XVII arrondissement e al quartier generale della Brigata anticrimine, l’inquilino dell’Eliseo si è presentato senza preavviso, assieme al ministro dell’Interno Gerard Darmanin.
(da agenzie)

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L’UOMO CHE HA SFIGURATO LUCIA ANNIBALI E’ LIBERO: “NON HO MAI VOLUTO INCONTRARLO”

Luglio 4th, 2023 Riccardo Fucile

RUBIN TALABAN, CONDANNATO A 12 ANNI, E’ IN ALBANIA

Rubin Talaban, condannato a 12 anni di carcere per aver sfigurato con l’acido Lucia Annibali, è fuori dal carcere. Lui è uno dei due aggressori (l’altro è Altisin Precetaj) che nel 2013 su ordine dell’ex fidanzato Luca Varani la colpirono sotto casa a Pesaro.
Lo sfregiatore ha usato una norma sui reati commessi da stranieri. E adesso è tornato in Albania da cittadino libero. Ha ricevuto l’espulsione lo scorso aprile. Avrebbe dovuto uscire il 9 ottobre 2024 con la buona condotta. Ma ha preferito uscire con la promessa di andarsene dall’Italia. E di non tornarci per dieci anni, altrimenti dovrà tornare in carcere ed espiare l’intera pena. Annibali in un’intervista rilasciata a Il Messaggero dice oggi che è giusto così: «Era previsto dalla sentenza che a fine pena tornasse nel suo paese. Così è successo».
La lettera
«L’importante è che io non abbia mai a che fare con lui», aggiunge. Annibali rivela che Talaban le ha scritto qualche tempo fa per chiederle perdono: «In pratica un’ammissione di colpevolezza. Peraltro già dimostrata durante il processo», racconta. Lei non gli ha mai risposto, né l’ha mai incontrato. Lei nel frattempo ha deciso di dire basta agli interventi chirurgici: «Ho deciso di accettare il mio viso così com’è». Anche se potrebbe ripensarci: «Ma magari non ci saranno nemmeno le condizioni per farlo». Adesso ha il ruolo di difensore civico in Toscana: «Lavoro in sinergia con la commissione pari opportunità della Regione. Qualche settimana fa ho visitato la sezione femminile del carcere di Sollicciano. Alle donne recluse si pensa davvero poco. Hanno meno diritti rispetto agli uomini».
(da Open)

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“LE FEMMINISTE MINACCIANO LA VIRILITA'”

Luglio 3rd, 2023 Riccardo Fucile

UN VIDEO SPIEGA LA SUB-CULTURA SOVRANISTA ATTRAVERSO LA SEDICENTE FAMIGLIA TRADIZIONALE

Ambientazione anni ‘30. Simbologia gotica. Una coppia con due figli. Tutti bianchi e biondi. E poi il discorso emozionale: “La propaganda femminista minaccia la virilità”. Ecco il video che racconta la visione della destra identitaria
“Ai nostri nemici non basta strapparci dai nostri determinismi geografici, storici o familiari. Ora stanno attaccando l’intimità dei nostri corpi, la nostra identità sessuale. I media alimentati dalla propaganda di alcune attiviste femministe, gridano alla mascolinità tossica. I cortili delle scuole fanno la guerra a tutte le forme di virilità, ora considerate violente e aggressive”.
È l’incipit di un video di cinque minuti, prodotto dall’istituto Iliade di Parigi, diffuso e tradotto in Italia dalla casa editrice vicina al mondo giovanile di Fratelli d’Italia “Passaggio al bosco” nei giorni scorsi, mentre lo scontro politico sui diritti sessuali guadagnava le prime pagine, tra criminalizzazione della fecondazione eterologa e propaganda su famiglia tradizionale e crescita demografica.
Le immagini ci portano direttamente alla simbologia degli anni Trenta del secolo scorso, con una giovane coppia – bianca e decisamente “ariana” – immersa nei simboli dell’Europa medioevale, tra castelli, icone del gotico, montagne, casolari, fuochi accesi e fiaccole che illuminano la notte
Il tema è l’identità sessuale, dove il femminismo e la difesa dei diritti Lgbtq+ vengono descritti come “il declino di una intera parte della nostra civiltà europea”.
Passaggio al bosco è una casa editrice fondata da Marco Scatarzi, donatore del partito Fratelli d’Italia. È nata all’interno del centro culturale Casaggì di Firenze, think tank identitario vicino ad “Azione studentesca”, movimento giovanile del partito di Giorgia Meloni.
L’istituto Iliade – che ha uno stretto rapporto con collaborazione con l’editore Scatarzi – ha sede a Parigi ed è stato fondato nel 2013 come spinoff del Grece, il centro studi creato alla fine degli anni ’60 da Alain de Benoist, promotore dell’ideologia della nuova destra francese ed europea.
(da agenzie)

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VOLI DI STATO DEL GOVERNO: SPARISCONO I DATI SUI VIAGGI DI MELONI

Luglio 3rd, 2023 Riccardo Fucile

NON VENGONO PIU’ PUBBLICATI, NESSUNO DEVE SAPERE

Meno comunicazioni sui voli di Stato. È quando denuncia la Repubblica, spiegando che da qualche mese non vengono comunicati i dati sui voli effettuati dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Al contrario sono diversi i dati sui voli presi da ministri per tratte interne e spesso anche per partecipare a fiere e conferenze per i quali ci si poteva organizzare con anticipo e usare tratte di linea.
I voli di Stato di Meloni
Partiamo da Meloni: come racconta sempre Repubblica, la presidente del Consiglio ha utilizzato un volo di Stato tornando da Bruxelles che fare una visita in Puglia, in vista del G7, secondo quanto spiegato da Palazzo Chigi. Ma ha anche fatto una “tre giorni in un mega resort”. Ma la pagina sulle missioni di Meloni non viene aggiornata dal 22 febbraio.
A marzo il giornale romano aveva pubblicato dei dati sui primi tre mesi di voli di Stato di Meloni: quasi 200mila euro spesi per undici viaggi, più di quanto fatto dai suoi predecessori (Renzi, Gentiloni, Letta, Conte e Draghi). Con una media di 27 persone presenti a ogni viaggio. Poi la pagina non è più stata aggiornata
I viaggi degli altri ministri
Repubblica lamenta come ci siano ministri, a partire da quello delle Imprese, Adolfo Urso, che ricorrono spesso a voli di Stato per tratte coperte da aerei di linea. Per esempio il 4 aprile il volo da Roma a Foggia per l’inaugurazione di uno stabilimento della Iveco. Poi il volo di tutti i ministri per Cutro dopo la strage di migranti, con un volo di ritorno per Roma e uno per Salvini da Crotone a Milano.
Altri voli per la Fiera di Verona: il 10 aprile di Urso e l’11 del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Vengono ancora segnalati altri viaggi, come quello di Tajani del 6 marzo per andare da Roma a Venezia, per una conferenza a Padova. O quello del 28 marzo del ministro dello Sport, Andrea Abodi, da Roma a Rimini per un incontro a San Marino. E i voli di linea non vengono presi in considerazione.
(da La Repubblica)

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ARCORE, LA FAMIGLIA DI SILVIO BERLUSCONI AVREBBE DECISO DI TRASFORMARE VILLA SAN MARTINO, AD ARCORE, IN UNA SORTA DI MUSEO IN MEMORIA DEL CAV

Luglio 3rd, 2023 Riccardo Fucile

CI SARÀ UNA FONDAZIONE, CON UN COMITATO SCIENTIFICO FORMATO DA STORICI E AMICI, CHE POTREBBE ESSERE CUSTODITA DA MARTA FASCINA CHE POTRÀ RESTARE A VIVERE LÌ

Storicizzare Berlusconi. Operazione naturale, considerando l’importanza che ha avuto il Cav nella vicenda italiana. E dunque sta maturando l’idea di cui la famiglia e Pier Silvio in particolare hanno già parlato con i vertici, entusiasti, di Forza Italia di creare un parco a tema, una fondazione, un museo, un’istituzione adibita proprio a questo: a tenere viva la memoria di una figura che, al contrario di molti suoi contestatori, nei libri di storia resterà
Come? L’idea, ma la realizzazione ha bisogno di tempo, è di adibire Villa San Martino, ad Arcore, a luogo simbolo visitabile all’inizio per appuntamento e dopo magari con accessi contingentati come un normale museo della storicizzazione di Berlusconi. Ci saranno un comitato scientifico formato da storici: primo nome possibile, quello di Giordano Bruno Guerri e un comitato d’onore, comprendente alcuni membri della famiglia e gli amici più cari, da Gianni Letta a Fedele Confalonieri, e la nuova Fondazione Silvio Berlusconi potrà diventare lo sviluppo, l’ampliamento e il rilancio della Fondazione Luigi Berlusconi, quella in via Senato a Milano, che il Cavaliere volle intitolare a suo padre.
La domenica si andrà in visita al memoriale di Villa San Martino, per guardare tra l’altro gli oltre 20mila dipinti non tutti di valore della Quadreria di Arcore, come la chiamava il Cavaliere? Sì, se il progetto (a cui il mondo berlusconiano tiene moltissimo e nel quale ci sarebbe un ruolo anche per Marta Fascina) va in porto. Ma si andrà al Museo Berlusconi anche per sentire nelle sale la voce del Cavaliere registrata nei suoi discorsi più celebri.
Il pezzo forte dovrebbe essere la ricostruzione del set in cui fu girato nella Villa Belvedere a Macherio, […] il video della discesa in campo nel 94. Ci potrà essere, si tratta solo di recuperarla, la telecamera originale che immortalò uno slogan epocale: «L’Italia è il Paese che amo».
Non mancherà la copia originale del Contratto con gli italiani del 2001, che Berlusconi raccontava di tenere in casa (c’è chi dice al bagno). Per non dire delle librerie in cui vedere i classici a lui carissimi e sfogliare i volumi con i discorsi parlamentari, gli interventi internazionali, le orazioni nelle convention di partito.
Da Azzurra Libertà a Menomalechesilvio c’è, testo e musica del Cav, ma occhio alla chicca: si potranno finalmente ascoltare le canzoni di Trenet e di altri francesi reinterpretati da Berlusconi, compresa Dans mon ile di Henri Salvador che secondo lui era una di quelle che gli riuscivano meglio
E ancora: video, spot, foto,poster elettorali. Non una monumentalizzazione del Cav ma un luogo della memoria dinamico e, nei limiti, accessibile.
(da il Messaggero)

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LE RIVELAZIONI DI PUTIN CONFERMANO CHE WAGNER ERA UN BRACCIO ILLEGALE DELL’ESERCITO RUSSO

Luglio 3rd, 2023 Riccardo Fucile

AVER VERSATO DUE MILIARDI A UN ESERCITO PRIVATO VIOLA LA CONVENZIONE DI GINEVRA

Ora a Mosca volano gli stracci ma è altrettanto vero che fino a un mese fa a Mosca la situazione della Wagner non andava bene ma benissimo.
I recenti commenti del presidente russo Vladimir Putin sui pagamenti al gruppo Wagner erano “come una prova diretta” che i mercenari di Wagner erano un braccio illegale dell’esercito russo durante la guerra, ha detto ail principale procuratore ucraino.
Putin ha dichiarato la scorsa settimana che Wagner e il suo fondatore, Yevgeny Prigozhin, hanno ricevuto quasi 1,84 miliardi di euro) dalla Russia nell’ultimo anno.
Il procuratore generale ucraino Andriy Kostin ha parlato all’Aia, dove lunedì ha partecipato all’inaugurazione del Centro internazionale per il perseguimento del crimine di aggressione.
Ha aggiunto che i commenti di Putin sulla spesa statale per Wagner erano “come una prova diretta che non solo facevano parte de facto, ma probabilmente, illegalmente, fancevano anche parte dell’esercito russo”.
L’uso di mercenari da parte degli Stati nei conflitti armati è vietato dalle Convenzioni di Ginevra.
Tra gli oltre 93.000 incidenti di potenziali crimini di guerra su cui l’ufficio di Kostin stava indagando c’erano molte atrocità commesse dalle forze di Wagner, ha detto Kostin. Sono “tra i crimini più gravi contro i nostri civili e i nostri prigionieri di guerra”, ha aggiunto.
Kostin ha fatto appello agli alleati, inclusi Stati Uniti e Gran Bretagna, affinché classifichino Wagner come organizzazione terroristica in modo che possa essere perseguita e i suoi beni congelati. “Prigozhin è già sospettato in un procedimento penale in Ucraina, ma l’importante è fermare l’attività di tali gruppi”, ha detto.
(da Globalist)

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L’EX PRESIDENTE DELL’INPS TRIDICO: “SALARIO MINIMO POSITIVO PER LO STATO, CI GUADAGNEREBBE 1,5 MILIARDI”

Luglio 3rd, 2023 Riccardo Fucile

“PER LE CASSE PUBBLICHE NE DERIVEREBBE UN MAGGIOR GETTITO E MENO NECESSITA’ DI SUSSIDI”

«Finalmente si parla di salario minimo. È una riforma necessaria: l’occupazione aumenterebbe e lo Stato avrebbe solo da guadagnare. Tra maggior gettito e minori sussidi parliamo di 1,5 miliardi l’anno». Poi le pensioni, che «possono aumentare per molti lavoratori del 10%». Secondo Pasquale Tridico, economista dell’Università Roma Tre, fino allo scorso 15 giugno presidente dell’Inps, il momento per affrontare il tema non potrebbe essere più propizio.
«La questione salariale – spiega – negli ultimi due anni si è fatta ancora più urgente, alla luce dell’inflazione che l’anno passato ha sfiorato il 12% e quest’anno viaggia al 7,6%. La crisi pandemica ha inasprito disuguaglianze e povertà. E questo dopo trent’anni in cui, come testimonia un recente rapporto dell’Ocse, i salari reali medi dal 1990 al 2020 sono diminuiti del 2,9% a fronte di un aumento della produttività, rapporto tra fatturato e orario di lavoro, cresciuta del 12%».
Il salario minimo è davvero necessario?
«Sì, anche alla luce del fatto che la contrattazione nel frattempo si è indebolita, ha in parte perso la sua funzione anticoncorrenziale».
In che senso, professore?
«Lo scopo della contrattazione è quello di evitare una concorrenza tra imprese sulla pelle dei lavoratori. Troppo spesso oggi assistiamo a un sorta di bazar dei contratti (ne abbiamo ben 1.011 tipi!): si sceglie questo o quell’altro a seconda della convenienza, scatenando un dumping salariale, una corsa al ribasso dei compensi della parte più debole del lavoro».
Molti imprenditori sostengono che proprio il salario minimo potrebbe distruggere quel che resta della contrattazione. Non è così?
«È un falso problema. Laddove c’è il salario minimo la contrattazione ha, al contrario, continuato a essere forte e i salari tendono ad aumentare, anche ai livelli più bassi».
Un esempio?
«In Germania il salario minimo esiste dal 2015, inizialmente fissato a 9 euro. Il cancelliere Olaf Scholz l’anno scorso lo ha portato a 12 euro e, alla luce dell’inflazione, sta pensando a incrementarlo a 14 euro. La dinamica è positiva per i lavoratori. Il salario minimo poi non esclude, ma incoraggia anche una contrattazione per un trattamento economico maggiore anche sul fronte di mensilità aggiuntive, del welfare, della formazione, dei permessi, della sicurezza. Di tutto quello che va oltre il salario di base».
Ma una volta che è fissato il minimo, non c’è il rischio di un livellamento al ribasso?
«Non è così. Dove i contratti sono buoni è perché esiste una contrattazione che funziona e i sindacati hanno una piena rappresentatività. L’esempio dei metalmeccanici è illuminante. Altro discorso va fatto per i contratti che possiamo definire cattivi».
Allude agli accordi “pirata”?
«Con il salario minimo i contratti pirata verrebbero fortemente indeboliti, non c’è dubbio. Il loro obiettivo è da sempre quello di abbassare i salari. Se non si può scendere sotto i 9 euro il loro obiettivo è perso in partenza. Per debellarli, in ogni caso, servirebbe una legge sulla rappresentanza che aspettiamo da decenni. Ma ci sono anche contratti cattivi senza essere pirata».
Ossia?
«Penso alla logistica, al turismo, alla ristorazione. A mala pena nel contratto si arriva all’equivalente del salario minimo, figuriamoci se possono trovare spazio voci aggiuntive migliorative. Spesso i sindacati, per loro stessa ammissione, per evitare di perdere rappresentatività sono costretti a rincorrere i contratti pirata. Abbiamo il caso eclatante della guardiania, dove il compenso è di 5 euro l’ora, con il sì delle sigle principali che non vogliono perdere il settore».
Poi c’è la terra di nessuno.
«Questo è un altro problema. Si tratta di settori poco sindacalizzati, spesso nuovi, dove sovente i lavoratori sono in maggioranza stranieri. Una delle argomentazioni contro i migranti si concentra proprio sulla loro ricattabilità dal punto di vista dei salari: accettano paghe da fame e fanno concorrenza agli italiani. Ecco, con il salario minimo il ricatto verrebbe meno».
Resta la piaga del lavoro nero, non trova?
«Ma quello è un fenomeno di illegalità e va perseguito. Abbiamo un paese imperfetto in politica come in economia. Già il reddito di cittadinanza aveva evidenziato che esisteva una questione salariale: ricorda quanti hanno rinunciato al lavoro perché la paga era più bassa del sussidio?».
Il salario minimo può sostituire il reddito di cittadinanza nella lotta alle disuguaglianze?
«Sono platee diverse. Ma in assenza di salario minimo il reddito funzionava da quello che gli economisti chiamano “salario di riserva”: la soglia psicologica sotto cui non si può andare. Con il salario minimo però succede qualcosa di diverso. Equivale a dire a bagnini, camerieri, operatori di servizi sanitari, vigilantes che i salari sono cresciuti. Così si agevola l’incontro tra domanda e offerta, e si dà un colpo di acceleratore all’occupazione».
Diminuirebbero anche le disuguaglianze?
«Secondo i nostri calcoli l’indice di Gini, che misura appunto le disuguaglianze, calerebbe di 1,5 punti. Questa riforma non rappresenta neppure un costo per Stato. Anzi, comporta maggiore gettito e minori sussidi. Un vantaggio da 1,5 miliardi l’anno. Pensi poi alle pensioni: negli ultimi mesi in cui ero all’Inps abbiamo fatto delle simulazioni».
E cosa ne è venuto fuori?
«Se dessimo un salario minimo di 9 euro l’ora, un livello compatibile con la direttiva dell’Ue, a tutti quelli che stanno sotto questa soglia le pensioni aumenterebbero del 10%. Con maggiori vantaggi per le donne e per i lavoratori nati dopo il 1980, che hanno iniziato a lavorare più tardi. I dati ci dicono che sotto i 9 euro sono per il 38% gli under 35 e il 16% tra quelli più anziani. Tra le donne il lavoro povero è al 26%, contro il 21% degli uomini».
La premier Meloni dice che l’occupazione va a gonfie vele, dunque è tutto a posto. Le quadra?
«Ragionerei piuttosto in termini assoluti, secondo cui ad avere un impiego sono 23,4 milioni, più o meno gli stessi del 2019. L’occupazione è il rapporto tra occupati e forza lavoro. Dal 2019 abbiamo perso 800 mila persone tra i 15 e i 65 anni per via del calo demografico. In termini percentuali abbiamo una crescita, ma è solo un effetto ottico e statistico. La verità che in molti settori in questi anni sono saliti i prezzi, i salari no. E di conseguenza nemmeno l’occupazione. Abbiamo l’occasione, almeno in parte, per recuperare».
(da La Stampa)

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MELONI DICE CHE L’ITALIA SI STA IMPONENDO IN UE, MA SULLE AUTO GREEN SI PRENDE I MERITI DELLA GERMANIA

Luglio 3rd, 2023 Riccardo Fucile

MA CHE VITTORIA, IN REALTA’ LA RICHIESTA DELL’ITALIA E’ STATA BOCCIATA MENTRE E’ PASSATA QUELLA TEDESCA

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta oggi al raduno di Assolombarda, ha rivendicato la posizione influente dell’Italia – e quindi del suo governo – nell’Unione europea. “Penso al regolamento sui veicoli leggeri”, ha detto, riferendosi a quella che in gergo giornalistico è diventata nota come la norma sulle auto green. “Se dopo il 2035 sarà ancora possibile immatricolare veicoli con motore endotermico, alimentati con combustibili neutri in termini di emissioni di CO2 sarà soprattutto grazie al coraggio assunto dall’Italia in questi mesi”, ha dichiarato Meloni.
In realtà, però, le cose non stanno proprio così. Il regolamento in questione prevede che dal 2035 non si possano più produrre auto che usino benzina e diesel, e più in generale auto con motore endotermico, con alcune eccezioni. A marzo, quando il dibattito si è scaldato, a opporsi erano soprattutto due Paesi. L’Italia, come ha sottolineato Meloni, e la Germania. Berlino, però, non è stata menzionata nel discorso della presidente del Consiglio.
Cosa chiedevano la Germania e l’Italia sulle auto green
Le loro posizioni non erano identiche. La Germania chiedeva di includere nel regolamento anche l’uso degli e-fuels, o carburanti sintetici, mentre l’Italia puntava sui biocarburanti. Alla fine, solo uno dei due Stati ha ottenuto il risultato desiderato: la Germania, dopo settimane di tensioni diplomatiche, ha raggiunto un accordo con la Commissione europea.
A questo accordo l’Italia si è opposta, votando contro nella riunione dei Rappresentati permanenti (il cosiddetto Coreper I), ma non è servito. “È necessario che l’Europa apra anche ai biofuels”, ha commentato il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, ma così non è stato. Fortunatamente per il governo Meloni, però, sia gli e-fuels che i biocarburanti servono ad alimentare quelli che si definiscono motori endotermici. Così oggi la presidente del Consiglio ha potuto sottolineare che “sarà ancora possibile immatricolare veicoli con motore endotermico”, tenendosi sul vago
Il cambio di linea del governo italian
Già poco dopo l’accordo di marzo, il governo italiano ha cambiato posizione e assunto la linea che oggi Meloni ha ribadito. Da una parte, si diceva che “la partita sui biocarburanti non è affatto persa”. E infatti anche oggi la presidente del Consiglio ha aggiunto in fretta: “C’è ancora da lavorare, per far riconoscere i biocarburanti e non solamente i carburanti sintetici, sulla base di dati tecnici e scientifici che devono essere evidenti”. Dall’altra parte, l’esecutivo di Roma è rapidamente salito sul carro tedesco, prendendosi il merito di aver “dato una sveglia all’Europa”, nelle parole del ministro del Madre in Italy Adolfo Urso.
Il punto è diventato che l’Italia ha contribuito a “imporre il principio della neutralità tecnologica”, come ha affermato oggi Meloni. Cioè, l’idea che “l’Europa stabilisca gli obiettivi della transizione ecologica, ma la scelta della tecnologia con cui ogni nazione vuole raggiungerli venga lasciata ai singoli Paesi”. Il capitolo biocarburanti, peraltro, non è necessariamente chiuso: a metà aprile un incontro del G7 ha messo sullo stesso piano e-fuels e biofuels, affermando che entrambi possono “contribuire ad una forte decarbonizzazione del settore auto”. Non è detto, quindi, che prima dell’entrata in vigore del regolamento la trattativa non possa riaprirsi. Nel frattempo, però, resta il fatto che è stata la richiesta della Germania, e non quella dell’Italia, ad essere accolta dall’Unione europea.
(da Fanpage)

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