Agosto 10th, 2023 Riccardo Fucile
“VI RICORDATE CONTE A CORTINA COME VENNE MASSACRATO SUI SOCIAL?”… PER UNA DESTRA ASOCIALE SAREBBE STATA LA LOCATION PERFETTA
Giorgia Meloni va in vacanza. E trascorrerà i pochi giorni di
ferie dalla presidenza del Consiglio in Valle d’Itria. Tra Cisternino e Savelletri, come accade da due anni a questa parte.
Repubblica racconta oggi il programma di Ferragosto della premier: questa è la prima estate con i protocolli di sicurezza di Palazzo Chigi. Ma non passerà le sue vacanze a Borgo Egnazia. Ovvero il resort di Madonna a 5 mila euro a notte. Perché è troppo costoso, spiega il quotidiano. «Ci assalirebbero: vi ricordate cosa è successo con Conte quando hanno pubblicato le sue foto a Cortina?», avrebbe confessato a un suo amico. Per questo sarà una vacanza low profile. E sceglierà forse una masseria della famiglia Melpignano. Che ha aperto le porte ai grandi in zona.
La premier sarà anche lontana dagli stabilimenti che costano 100 euro al giorno. Quelli che dicono di puntare sul turismo dei vip e non su quello di massa. Trascorrerà il tempo con la famiglia e gli amici pugliesi di sempre. Tra cui il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. E Pippo L’Abbate, imprenditore di Polignano e titolare della Sop, impresa di export ortofrutticolo. Magari ci sarà un altro pranzo con Checco Zalone. I due si sono già incrociati all’epoca. La storia la raccontò lo stesso comico: «Un’estate ero in vacanza in Puglia con gli amici delle mie figlie, tutti fascistoni. Quindi tutti fan suoi. Anche lei era in vacanza lì vicino. E mi mandò un Whatsapp chiedendo di incontrarmi». Lui di solito non si incontra con i politici: «Però non volevo deludere i miei amici. Pensai a un caffè in gran segreto, ma loro si ribellarono: “La devi invitare a pranzo a Giorgia”. Così le ho mandato questo messaggio Whatsapp: «Abbiamo affittato un villino anni 80 (condonato). Ci sono panzerotti, riso patate e cozze, parmigiana, latticini. Hai allergie o intolleranze oltre quelle che conosciamo?“».
(da Open)
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Agosto 10th, 2023 Riccardo Fucile
ASCOLTATO COME TESTIMONE DAI GIUDICI, AUTODEMOLISCE L’ARTICOLO DA LUI FIRMATO
È venerdì primo ottobre 1993. Marcello De Angelis si trova davanti ai giudici di Bologna. Lo hanno convocato in aula come testimone, quindi deve dire la verità. Ha da poco finito di scontare la pena di cinque anni e mezzo per associazione sovversiva. Ma non ha ancora fondato il gruppo 270 bis. E a domanda (chiarissima) risponde: «Non so nulla sui fatti di Ustica e di Bologna per mia scienza diretta».
Ovvero l’esatto contrario di quello che dirà invece su Facebook trent’anni dopo. Ovvero: «Con la strage di Bologna non c’entrano nulla Fioravanti, Mambro e Ciavardini. Non è un’opinione: io lo so con assoluta certezza». Una posizione che De Angelis ha ribadito il giorno dopo. E che si è rimangiato invece a 48 ore di distanza. Sull’onda della polemica politica che ha visto a rischio il suo posto di responsabile comunicazione della Regione Lazio.
Non so niente, anzi sì
All’epoca, racconta oggi Repubblica, i magistrati stanno indagando nell’inchiesta Italicus Bis. La strage dell’Italicus si compì nella notte tra il 3 e il 4 agosto. Mentre il treno transitava verso Bologna a San Benedetto Val di Sambro una bomba scoppiò uccidendo 12 persone. Un articolo a firma di De Angelis nel numero di “La spina nel fianco” ipotizza che la strage di Bologna sia stata compiuta per “coprire” Ustica. De Angelis scrive che «l’aereo di Ustica sarebbe stato abbattuto dal fuoco alleato con la collaborazione e la copertura dei nostri Servizi. Un’altra strage nella stessa città da cui era partito il Dc9, Bologna, sarebbe servita a coprire il pasticcio di Ustica?».
Titolo del pezzo: “Una strage per un massacro”. Naturalmente non si capisce in alcun modo perché un massacro ne avrebbe “coperto” un altro. Né quale interesse ci sia a far cadere un aereo invece di far scoppiare un altro treno.
So tutto, anzi no
Si tratta dello stesso schema utilizzato per propagandare la cosiddetta pista palestinese. Anche se le indagini l’hanno esclusa. Ma nell’articolo si diceva anche che «il Sismi poi fornì tutto un castello di false prove culminato con il ritrovamento di una valigia sul diretto Taranto-Milano contenente due tipi di esplosivo: quello rinvenuto sui resti dell’aereo e quello rinvenuto tra i resti della stazione. La strage di Bologna venne rivendicata da una telefonata dei Nar, la telefonata la fece un maresciallo dei carabinieri del Sismi».
Escludendo così la matrice neofascista della strage. Ma quando i giudici gli chiedono da dove viene questa tesi De Angelis risponde che l’ha presa dalla memoria difensiva di Stefano Delle Chiaie. E poi parla di “illazioni”: «Questa documentazione mi parve particolarmente interessante perché sembrava esprimere le illazioni che circolavano subito dopo gli attentati negli ambienti di destra. Non so nulla di Ustica e di Bologna per mia scienza diretta».
La telefonata
Poi c’è la telefonata di rivendicazione della strage. Che secondo De Angelis sarebbe stata fatta da un maresciallo del Sismi, il servizio segreto militare dell’epoca. La fonte dell’allora giornalista è un consigliere provinciale pugliese che avrebbe detto tutto durante un comizio elettorale. Ma lui naturalmente smentisce. Quando il giudice istruttore Leonardo Grassi deposita la sentenza di rinvio a giudizio dell’Italicus bis, di De Angelis scrive: «Come si è visto, insomma, quella del De Angelis non era altro che un’illazione e le gravissime affermazioni contenute nell’articolo hanno rivelato la loro assoluta inconsistenza a seguito dell’attività istruttoria». Non male, per uno che trent’anni dopo su Bologna non aveva «opinioni, ma certezze». Che però alla fine non ha mai rivelato. E forse grazie a quella testimonianza dell’epoca adesso capiamo anche perché.
(da Open)
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Agosto 10th, 2023 Riccardo Fucile
“IRRITAZIONE” PER I PROFITTI MEDIOLANUM… INTANTO UN SONDAGGIO INCORONA PIER SILVIO
La tassa sugli extraprofitti delle banche fa discutere Giorgia
Meloni e Marina Berlusconi? C’è un’incrinatura negli splendidi rapporti tra gli eredi dell’ex premier e l’attuale presidente del consiglio. E in mezzo c’è Mediolanum. Ovvero la banca “costruita intorno a te” dal grande amico di Berlusconi Ennio Doris. Oltre a un testimone d’eccezione: Antonio Tajani.
Al ministro degli Esteri del governo Meloni oggi Il Foglio attribuisce un virgolettato ben preciso a proposito del balzello nei confronti degli istituti di credito: «È che la Famiglia non ha gradito». E in quella lettera maiuscola c’è un po’ tutto. Soprattutto, ci sono gli analisti del gruppo Mediolanum. Che stimano un impatto della tassa che si aggirerebbe intorno al 50% degli utili della banca. Con tutto quello che ne consegue in termini di bilanci da chiudere.
La telefonata
All’origine di tutto, spiega il Foglio, c’è una telefonata. Un’altra. Una linea telefonica che tiene in contatto via Paleocapa con Palazzo Chigi. Anche se non si sa se lo squillo sia arrivato davvero. Ma Marina, secondo questa versione, avrebbe suggerito il distinguo al neo segretario nazionale di Forza Italia. E che ha causato «una certa irritazione», sempre secondo Tajani. «Per non colpire la credibilità del sistema Italia la norma dev’essere scritta bene e sarebbe stato meglio fare tutto a mercati chiusi», dice ora il capo della Farnesina. Che nelle scorse ore è tornato a cercare la premier, a chiedere delucidazioni. E che ha ricevuto in risposta proprio il video “Gli appunti di Giorgia” con cui Meloni ha rivendicato la bontà dell’operazione. Rinnovando la battaglia contro i “margini ingiusti” delle banche. Intanto in Forza Italia tutti si ritrovano a condividere il malcontento.
Il rapporto tra Marina e Giorgia
Oltre a Giorgio Mulè e Licia Ronzulli c’è anche Alessandro Sorte, fedelissimo di Marta Fascina. D’altro canto il rapporto tra Marina e Giorgia fa parte delle pietre angolari di questo governo. Lo è diventato quando le tensioni tra Fratelli d’Italia e Fi sembravano dover scoppiare. Ovvero dopo le dichiarazioni di Berlusconi su Zelensky e Putin. All’epoca la sintonia tra Marina e Giorgia servì a smorzare le tensioni. Oggi forse potrebbe aumentarle. Anche perché intanto c’è Pier Silvio che scalpita. Starebbe, secondo alcuni parlamentari azzurri, portando avanti un’operazione di “costruzione del personaggio” di cui farebbe parte anche la presenza al derby tra Milan e Monza. E proprio oggi il Corriere della Sera racconta che un sondaggio Winpoll trasmesso dal Tg5 dice che il secondogenito del fondatore di Fi gode della fiducia trasversale di quasi il 50% degli elettori di tutti i partiti.
Il sondaggio su Pier Silvio
E che i telespettatori hanno apprezzato la sua svolta contro il trash a Mediaset. Pier Silvio è visto come l’erede del padre in politica dal 68% di chi vota FI, dal 53% degli elettori di FdI, e del 44% della Lega.
«Non sembrava nelle sue corde. Ma dopo la morte del Cavaliere, sembra quasi che in lui si sia fatto forte il desiderio di mostrare quanto valga realmente, che non è solo il “figlio di”…», dicono oggi gli amici. E se Pier Silvio vuole davvero raccogliere l’eredità del padre nel campo più difficile, perché qualcuno in Forza Italia dovrebbe impedirglielo?
(da Open)
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