Agosto 21st, 2023 Riccardo Fucile
“IN UNA DEMOCRAZIA, I SOLDI SI RECUPERANO NON PER CONTO DELL’IMPERATORE, MA A VANTAGGIO DELLA COLLETTIVITÀ. COMPRESI COLORO CHE LE TASSE NON LE PAGANO”
Il governo ha firmato la convenzione con l’Agenzia delle Entrate fissando, tra gli obiettivi che l’ente guidato da Ernesto Ruffini dovrà raggiungere entro il 2025, l’incasso di 2,8 miliardi in più dalla lotta all’evasione fiscale.
«Abbiamo spostato l’asticella in alto. E non mi riferisco al contrasto all’evasione – dice Ruffini -. Il nostro lavoro sarà valutato anche e soprattutto sull’incremento dei servizi telematici, sulla accelerazione dei rimborsi, sul contenzioso».
Come si è arrivati a definire l’obiettivo di 2,8 miliardi?
«Recuperando capacità operativa, grazie a un ambizioso piano di reclutamento di 11 mila funzionari. Un cambio di paradigma, se pensa che a fine 2022 eravamo sotto organico del 40%: 28 mila dipendenti invece di 44 mila».
Meno di tre miliardi a fronte di un’evasione di 100 miliardi l’anno. Non si poteva fare di più?
«Bisogna considerare che questo incremento è aggiuntivo rispetto ai risultati già conseguiti. Una decina di anni fa il livello di evasione fiscale “in senso stretto”, ovvero relativa a Irpef, Iva, Irap, Ires, senza considerare quella sui contributi previdenziali, si aggirava sugli 85 miliardi.
Ma già nel 2019, grazie anche all’introduzione della fatturazione elettronica, era scesa a 75. Accanto a questa riduzione, c’è l’azione di contrasto vero e proprio dell’Agenzia, che nel 2022 ha recuperato la cifra più alta di sempre. E già quest’anno assicureremo 1,3 miliardi in più rispetto a quanto previsto dalla scorsa convenzione. Ora, il nuovo obiettivo alza l’asticella di circa il 15%».
Resta il fatto che tra le modifiche al Pnrr chieste dal governo c’è l’abbandono degli obiettivi iniziali di riduzione del tax gap, ovvero la differenza tra tasse che si dovrebbero incassare senza evasione e quelle che entrano effettivamente. Una resa agli evasori o cosa?
«La riduzione del tax gap è un obiettivo condizionato da tanti fattori, non solo fiscali. […] Per quanto riguarda gli obiettivi affidati dal Pnrr all’Agenzia, oltre a quelli già raggiunti sulla precompilata Iva e le banche dati, abbiamo ancora due attività da chiudere entro fine 2024: l’invio di oltre 3 milioni di lettere di compliance, per un incasso di 2,77 miliardi. La buona notizia è che li raggiungeremo interamente già a ottobre, con più di un anno di anticipo, avendo già realizzato il 99% degli incassi».
Da un lato abbiamo il governo che firma una convenzione per assicurarsi più entrate. Dall’altro la premier ha criticato il modus operandi dell’Agenzia quando per raggiungere questi obiettivi si scatena in una caccia al gettito a tutti i costi. Si è mai sentito nei panni di chi chiede il «pizzo di Stato»?
«L’Agenzia si limita ad applicare la legge. E nella convenzione ci sono obiettivi di finanza pubblica, non di caccia al gettito. Anche perché non sono riconosciuti incentivi economici in base agli accertamenti svolti e ai soldi incassati, come ancora mi capita di leggere, ma in base ai servizi erogati.
Da cattolico, so che fin dai tempi del pubblicano Levi la figura dell’esattore, comprensibilmente, non ha mai riscosso particolare simpatia. Ma oggi, in una democrazia, i soldi dell’evasione si recuperano non per conto dell’imperatore, ma a vantaggio della collettività. Compresi coloro che le tasse non le pagano.
Oltre l’80% del totale dell’evasione riguarda chi non presenta la dichiarazione dei redditi o la presenta in modo infedele; meno del 20% la cosiddetta evasione da versamento, cioè di chi presenta la dichiarazione, ma poi non salda quanto deve. Non dimentichiamo che la stragrande maggioranza dei contribuenti è onesta e paga sempre tutto, fino all’ultimo centesimo, anche se non naviga nell’oro. Se vogliamo garantire i diritti fondamentali come sanità, istruzione, ordine pubblico, servono risorse. Ed è questo che fa l’Agenzia».
Che risultati si attende dai controlli incrociati con l’anagrafe finanziaria?
«In prospettiva, l’Archivio dei conti correnti è una risorsa fondamentale perché consente di intercettare, ad esempio, i soggetti con residenza fittizia all’estero ma che hanno conti correnti nel nostro Paese.
Le prime estrapolazioni basate su dati pseudonimizzati, cioè inizialmente anonimi e poi utilizzabili in base a informazioni aggiuntive, riguarderanno il 2017 e consentiranno di individuare, ad esempio, i soggetti che avevano grandi movimentazioni sui propri conti correnti ma non hanno presentato la dichiarazione dei redditi».
Quando partiranno queste estrapolazioni?
«Stiamo già partendo. E presto avremo i primi risultati».
(da Corriere della Sera)
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Agosto 21st, 2023 Riccardo Fucile
MARCO TRAVAGLIO: “IL SISTEMA PAGOGIORGIAMAT NON SI LIMITERÀ AL CONTO DI 80 EURO NON SALDATO DA QUATTRO SCROCCONI, MA SI RIPETERÀ PER ALTRI CONTI BEN PIÙ SALATI NON PAGATI DA CONNAZIONALI BEN PIÙ VICINI A LEI”… “METTERÀ MANO AL PORTAFOGLI PER RIFONDERE LA REGIONE PIEMONTE DEI 25 MILA EURO FREGATI DA AUGUSTA MONTARULI. POI RESTITUIRÀ ALLO STATO I 49 MILIONI DI FINANZIAMENTI PUBBLICI INDEBITI RUBATI DALLA LEGA”
Il sistema PagoGiorgiamat, pratico e immediato, inaugurato dalla
premier in Albania non si limiterà al conto di 80 euro non saldato da quattro scrocconi italiani nel ristorante di Berat.
Il beau geste della Meloni – che almeno gli 80 euro a scopo propagandistico-elettorale li prende dalle tasche sue e non dalle nostre (diversamente da un noto statista ora decaduto) – si ripeterà per altri conti ben più salati non pagati da connazionali ben più vicini a lei.
L’ha lasciato chiaramente intendere lei stessa quando ha dichiarato: “Mi sono vergognata: l’Italia che voglio rappresentare non fa parlare di sé all’estero perché non rispetta il lavoro altrui o pensa di essere divertente fregando gli altri”.
E con noi sfonda una posta aperta. Soprattutto se, come fa trapelare Palazzo Chigi, il prossimo beau geste sarà quello di risarcire di tasca sua i dipendenti di Visibilia lasciati senza stipendio né contributi da Daniela Santanché, evidentemente refrattaria al “rispetto del lavoro altrui”.
Dopodiché la premier provvederà a risarcire i creditori delle società della sua ministra del Turismo, indebitate col fisco per 1,2 milioni e con le banche per 4,5 milioni; ma anche l’Inps che le versò la cassa integrazione Covid per addetti che continuavano a lavorare.
Subito dopo, metterà mano al portafogli per rifondere la Regione Piemonte dei 25 mila euro fregati da Augusta Montaruli, vicepresidente FdI della commissione di Vigilanza Rai, che si fece rimborsare con soldi pubblici spese private tipo capi Hermès, borsa Borbonese, cristalli Swarovski, gianduiotti, omaggi floreali natalizi, orecchini, Swatch, lavanderia, sigarette, ristoranti di lusso, piadinerie, gelaterie, fast food, pub e due libri: Mia suocera beve e Sexploration. Giochi proibiti per coppie
Poi, per non farsi parlar dietro e dare uno schiaffo morale al vicepremier Matteo Salvini, romperà il salvadanaio e restituirà allo Stato i 49 milioni di finanziamenti pubblici indebiti rubati dalla Lega.
Alla fine userà il PagoGiorgiamat per restituire agli automobilisti i 4 miliardi di extragettito a colpi di accise e di Iva sui carburanti, imposte dal suo governo dopo aver vinto le elezioni promettendo abolirle, o almeno di tagliarle. Non sia mai che qualcuno, in Albania o in Italia, accusi proprio lei di taglieggiare gli italiani con il “pizzo di Stato”.
Marco Travaglio
(da “il Fatto quotidiano”)
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Agosto 21st, 2023 Riccardo Fucile
QUELLA DESTRA COMPLESSATA CHE DA “VOGLIAMO I COLONNELLI” ORA SI ACCONTENTA DI UN “VOGLIAMO UN GENERALE”… I SERVI DEL PENSIERO UNICO SONO LORO
C’è qualcosa che spaventa la destra politica nel successo, peraltro mediaticamente molto pompato, del libro e del pensiero del generale Roberto Vannacci: l’implicita accusa di tradimento che quelle 373 pagine contengono. Tradimento di una visione del mondo, una Weltanschauung si sarebbe detto una volta. Tradimento della storica missione evocata dal titolo del saggio, cioè rimettere finalmente a posto il «mondo al contrario» e combattere a viso aperto le oscure centrali della cultura woke. La destra impegnata a farsi accettare in Europa, la destra che rinuncia alle belluine denunce contro la sostituzione etnica, la normalizzazione delle unioni gay, le bubbole alla Greta Thumberg sul cambiamento climatico, è una destra che tradisce, ci dice implicitamente il generale.
E si capisce bene perché, dopo il primo e nettissimo intervento del ministro Guido Crosetto, diversi e titolati esponenti di FdI siano scesi in campo a difesa del diritto di parola del militare, avviando un’operazione di ri-legittimazione delle sue tesi e della sua persona.
Vannacci non è una voce nel deserto. Non è un qualsiasi Antonio Pappalardo con i suoi squinternati forconi e gilet arancioni, folcloristico interprete della famosa pancia del Paese. È un ex capo della Folgore, la brigata militare che da sempre scalda il cuore della destra. È un combattente di teatri difficili, Somalia, Iraq, Afghanistan, Ruanda, Yemen. Nell’immaginario di quel mondo è il Colonnello Mathieu della Battaglia di Algeri, è il Comandante Kurtz che racconta l’orrore dalla giungla cambogiana. E il suo lungo anatema contro «i servi del pensiero unico» (espressione che ricorre nelle recensioni dei fan su Amazon) è un richiamo politico molto evidente al popolo sovranista, un allarme che intercetta il crescente sentimento di delusione per l’allineamento della destra politica al mainstream europeista e occidentale.
Gianluca Nicoletti, ieri, ha giustamente osservato che l’accuratezza dell’editing del libro, la sua larga circolazione in formato digitale nelle chat sovraniste e persino la premessa (dove l’autore si dissocia «da qualsiasi tipo di atti illeciti possano derivare» dallo scritto) avvalorano il sospetto di un’opera collettiva e politicamente finalizzata più che di una riflessione solitaria. È una possibilità molto concreta.
La gara per intestarsi un nuovo movimentismo alla destra di FdI è aperta da un pezzo. Ci sta pensando Matteo Salvini, con la ripetuta conferma dell’alleanza con Marine Le Pen. Ci pensa, dichiaratamente, Gianni Alemanno con le sue interviste assai critiche per il posizionamento del governo Meloni sull’Ucraina. Ma uno come Vannacci, oltre i blandi dinieghi del momento («sono un militare, non ho fatto progetti per altre attività»), sarebbe l’asso pigliatutto di un’operazione di questo tipo. Il condottiero perfetto per una versione ultras del racconto valoriale della destra.
E allora diventa chiaro perché, nelle ultime ventiquattr’ore, dirigenti, parlamentari, giornali dell’area conservatrice si siano affannati per «riportare a casa» il generale e trasformare il suo saggio (indifendibile sotto il profilo della disciplina militare, che richiede l’autorizzazione per ogni pubblico intervento) in un caso di libertà di pensiero ostracizzata, anche a costo di lasciare solo il ministro della Difesa che se ne è giustamente irritato. Nessun nemico a destra. Mai, ma soprattutto se quel potenziale nemico, per il suo status, la sua biografia, le sue stellette, può utilizzare con credibilità la fatale accusa di tradimento dell’Idea con la maiuscola: un’imputazione che fin dai tempi di un altro generale, Pietro Badoglio, costituisce l’arma fine-di-mondo di ogni dibattito interno alla destra.
(da La Stampa)
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Agosto 21st, 2023 Riccardo Fucile
IL RIFERIMENTO È ALL’AMPIA FRANGIA DI FRATELLI D’ITALIA CHE HA BOLLATO COME UN CEDIMENTO AL “POLITICAMENTE CORRETTO” LA DECISIONE DI DESTITUIRE IL GENERALE
Adesso, dopo 72 ore di tweet, note ufficiali, un certo attivismo e
una certa prontezza decisionale, raccontano di un Guido Crosetto parecchio amareggiato. «Siamo diversi, e molto», scrive sempre sul social di Elon Musk, rispondendo a chi lo critica da sinistra e da destra per tutta la sua gestione dell’affare Vannacci. Se nel primo caso la diversità era ovvia, nel secondo le parole hanno il sapore di uno sfogo.
Il ministro infatti si era mosso con il consenso del Quirinale, cioè con il capo delle forze armate. Del resto Sergio Mattarella, quando nel 2000 era ministro della Difesa, rimosse un generale a pie’ pari per una intervista in cui faceva delle critiche alla politica militare italiana in Kosovo, quindi ha ben chiari la delicatezza e il contesto.
E invece, sia in privato sia in pubblico con le parole di Giovanni Donzelli e Galeazzo Bignami, Crosetto si è trovato sotto attacco dai compagni di partito per aver ceduto al cosiddetto “politicamente corretto”. Scoppiato il caso, il ministro della Difesa aveva bollato i contenuti del libro del generale come «farneticazioni» e poi, il giorno dopo, ne aveva benedetto la rimozione dal comando dell’Istituto geografico militare decisa dallo Stato maggiore dell’Esercito.
Crosetto non si aspettava però i distinguo di due pezzi da novanta di FdI che condividono con la presidente del Consiglio un lungo percorso, una lunga militanza, più della sua per intenderci. E che difficilmente si espongono senza prima essersi confrontati con la presidente. Visto il tutto dal proprio punto di osservazione, però, non si poteva fare altrimenti: l’Esercito ha regole e prassi che ne garantiscono la tenuta; il saggio autopubblicato del generale è uscito il 10 agosto, la sua comunicazione ai superiori — e senza allegare alcuna bozza — sarebbe avvenuta quattro giorni prima, in cui si annunciava l’uscita di un generico volume dai contenuti personali.
Vannacci nel libro parla in termini più che positivi della Russia, cita Nato e Ucraina, argomenti doppiamente sensibili in questa fase. Anche da dentro le forze armate Crosetto aveva ricevuto delle sollecitazioni ad intervenire perché le parole di Il mondo al contrario mina(va)no la credibilità stessa dell’Esercito.
Ma la crepa tra il ministro e i maggiorenti della fiamma tricolore ha delle ragioni di consenso. Siccome il mondo militare è assai eterogeneo, quello più vicino a FdI — l’ardimentoso Vannacci non ne è certo estraneo, perlomeno culturalmente — a propria volta ha protestato perché «bisogna avere idee forti e non subire timorosi le decisioni, come quelle di Von der Layen e Mattarella, nume tutelare della sinistra», è il messaggio inviato da un alto ufficiale ad alcun big del partito.
Racconta un dirigente di spicco di FdI: «Le chat di base sono esplose, i social sono pieni di nostri elettori che attaccano Crosetto per essere stato troppo sbrigativo, basandosi solo su quello che era uscito sui giornali, senza aver letto il libro. Per i nostri significa agire sotto dettatura della sinistra. Le uscite di Donzelli e altri servono a riequilibrare a destra senza comunque scaricare il ministro».
Non solo: da una parte l’attivismo di Vannacci dopo il gran baccano, e anche l’idea che sia stato aiutato nello scrivere il saggio. Dall’altra le proposte di candidatura dell’estrema destra che gli sono state recapitate.
FdI sente il fiato sul collo di una concorrenza da destra, movimenti e aree pronte ad approfittarsi del governismo e dai toni giocoforza meno strillati del passato di Meloni e compagnia. Il generale che ora può solo dipingersi come scomodo, inviso ai “poteri forti”, è un’ottima carta per un elettorato di destra deluso e alla ricerca del nuovo uomo forte che dice-le-cose-come- stanno. La manovra Vannacci come una Opa ostile insomma, con primo sospettato Gianni Alemanno.
(da La Repubblica)
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Agosto 21st, 2023 Riccardo Fucile
OGNUNO HA I COMPAGNI CHE SI MERITA
Ieri il ministro Crosetto è stato costretto a precisare di essere diverso da chi lo attacca da una parte all’altra. Tutti i nomi di chi, in FdI, non condanna il militare. E non difende il numero uno della Difesa
La difesa di Giovanni Donzelli, quella di Vittorio Sgarbi, ma anche quella di Augusta Montaruli e di altri esponenti di Fratelli D’Italia.
Nel centrodestra spicca chi sostiene Roberto Vannacci, l’ex comandante della Folgore diventato celebre il suo libro in cui attacca omosessuali, sulla pallavolista Paola Egonu e i migranti. Libro per il quale è stato destituito dall’incarico, come fortemente voluto dal ministro della Difesa Guido Crosetto.
Chi si schiera a favore e chi contro
Il Messaggero li raccoglie tutti in un pezzo. A partire dal primo ad intervenire, Giovanni Donzelli, uno dei parlamentari fedelissimi di Meloni. «Non è compito della politica le sue parole vagliare la correttezza morale dei contenuti degli scritti. Né del governo, né di un partito di minoranza. Se stabilissimo che compito della politica è decidere la bontà delle idee sarebbe la fine della democrazia», ha dichiarato.
A unirsi al coro il sottosegretario ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi: «Nella garanzia dei diritti non ci sono gerarchie. Abbiamo visto che è riconosciuto legittimo dai vertici dell’Esercito il matrimonio di due persone dello stesso sesso. È un affare privato ma si consente che l’unione si compia in divisa. Non lo discutiamo ma, parimenti, dev’essere consentito non in divisa, ma in un libro, scrivere le proprie idee, tra l’altro legate a profondi principi cristiani senza patire sanzioni».
E ancora: «In caso contrario, come è avvenuto, non si fa altro che confermare le idee e i pensieri che si intende punire. Ogni posizione e ogni libertà garantita dalla Costituzione non può essere censurata. Il pensiero progressista non può autoritariamente mortificare e spegnere il pensiero conservatore. Dopo il trattamento subito il generale Vannacci potrà ancora scrivere e parlare o dovrà essere umiliato dalla dittatura della minoranza attraverso l’autorità dello Stato? Questo è regime».
Parole che hanno costretto ieri il ministro Crosetto a una precisazione. Il ministro ha affermato «di essere diverso, e molto, da chi mi attacca da una parte e dall’altra». «Vedo che il ministro della Difesa Crosetto ha preso la mia posizione come una critica alle sue dichiarazioni», ha risposto il sottosegretario Sgarbi. «Quanto alle misure – aggiunge – egli sa meglio di me che non possono venire da un ministro ma da una gerarchia militare cui il generale Vannacci risponde. A quella, non a lui». Anche la vicecapogruppo di FdI alla Camera, Augusta Montaruli ha detto la sua sul caso: «La sinistra che fa polemiche sulle parole di Donzelli ammette di volere un proprio ruolo di censura non solo su di noi ma sugli italiani. Ciò li conferma più soviet che democratici ed è questa la strana concezione dei diritti costituzionali su cui qualcuno dovrebbe interrogarsi anziché elevarsi a professore».
Con lei anche il capogruppo Tommaso Foti: «È bastato che l’onorevole Donzelli toccasse un nervo scoperto del Pd, e cioè il tentativo di volersi sostituire alla autorità gerarchicamente competente a giudicare il comportamento del generale Vannacci, e contro di lui si è concentrato l’attacco dei fedeli e degli accoliti vari della Schlein».
Alemanno in difesa di Vannacci
E oggi al coro dei pro generale interviene anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Su Repubblica dichiara in un’intervista che il ministro Crosetto ha sbagliato. «A mio parere ha fatto due errori – spiega – il primo è quello di piegare la testa al politicamente corretto prima ancora di conoscere quello che davvero era stato scritto dal generale Vannacci. E poi ha offeso uno dei migliori ufficiali dell’esercito che viene dai corpi speciali e che era stato già censurato per avere avuto il coraggio di dire cosa pensava dell’uranio impoverito alla commissione parlamentare. Questo gli aveva causato l’esilio all’istituto geografico militare». E ancora: «Non credo che Vannacci sia omofobo, ma che abbia espresso una critica all’ideologia gender in modo semplicistico. Ma nel suo libro c’è ad esempio, una presa di posizione a favore della campagna vaccinale sul Covid su cui noi siamo molto critici».
(da Open)
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Agosto 21st, 2023 Riccardo Fucile
UN GRUPPO DI RAGAZZINI CONTRO MAX CHE “VOLEVA SOLO GIOCARE CON LORO”… PULIZIA ETICA CONTRO LA FOGNA CRIMINALE
Un cane di un anno è stato brutalmente aggredito con calci e pugni
e ferito al fianco con un coltello da un gruppo di ragazzini. È successo nella villa comunale di Crispiano, in provincia di Taranto, e vede vittima il piccolo Max.
A far scattare la brutalità dei giovani sarebbe stato il tentativo del cagnolino di voler giocare rincorrendo il loro pallone. A riferire quanto accaduto è stata l’associazione
La casa di Luna Odv che ha soccorso l’animale ferito a seguito di una segnalazione che parlava della presenza di un cane sofferente nella villa. «Alcuni giorni fa siamo state contattate da alcuni cittadini che avevano visto Max nella villetta: era abbattuto e si nascondeva. Un comportamento anomalo per lui, che è docile, molto giocherellone soprattutto con i bambini e va incontro alle persone che gli offrono del cibo. Facciamo famiglia intorno ad un essere vivente ferito nel corpo e nell’animo», dichiara la presidente Nadia Todisco.
L’associazione ha denunciato
«Abbiamo sporto denuncia , e grazie alla presenza della telesorveglianza cercheremo di capire chi è questo “capobranco da riformatorio”», aggiunge su Facebook. L’associazione è riuscita a ricostruire i fatti grazie ad alcune testimonianze.
«Dai racconti dei ragazzi – si legge in un post nel gruppo de La casa di Luna – abbiamo ricostruito che Max, dopo aver tentato di giocare con un pallone di ragazzini diabolici, sia stato aggredito a calci e pugni e in ultimo ferito con un coltellino. Ma che razza di bestie educhiamo in questo paese? Ma lo sapete che quello che hanno fatto al cane avrebbero potuto farlo a un bambino?». Ora il cane si trova al riparo con le volontarie. Dopo la diffusione di quanto accaduto, sono arrivate tante richieste di adozione, che l’associazione sta valutando.
(da agenzie)
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Agosto 21st, 2023 Riccardo Fucile
LA PROCURA ANNUNCIA RICORSO: “DEVE RESTARE IN CARCERE, AUTORE DI VIOLENZA EFFERATA”
«C’ero anche io quella notte». Con queste parole il minorenne del gruppo dei sette ragazzi del Foro Italico, accusati di stupro di gruppo ai danni di una 19enne loro conoscente, ha confessato durante l’interrogatorio del gip. Quest’ultimo, dato «l’atteggiamento collaborativo» dell’indagato, ha deciso di disporre la sua scarcerazione e affidarlo a una comunità.
Sulla partecipazione del giovane c’erano già pochi dubbi. Nel cellulare di uno degli arrestati, infatti, è stato trovato un video del reato in cui appare chiara la presenza e la violenza efferata del minore.
La scarcerazione decisa dal gip è in totale disaccordo con la Procura dei minori. La procuratrice Claudia Caramanna ha annunciato che presenterà ricorso, considerato che si tratta di reati molto gravi che necessitano della misura del carcere. Oltre al fatto che dal video pare che il minore sia stato tra i più violenti del gruppo.
Altri tre dei sette giovani arrestati venerdì scorso saranno interrogati nelle prossime ore dal gip. E dovranno spiegare cosa è successo la notte del 7 luglio scorso quando, come ricostruito dalle autorità, hanno violentato a turno la giovane dopo averla fatta ubriacare.
(da agenzie)
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Agosto 21st, 2023 Riccardo Fucile
LO SPUTTANAMENTO ARRIVA NEGLI USA: “GLI STESSI TURISTI ITALIANI COSTRETTI A FARE VACANZE ALTROVE”
Non è più una polemica (solo) italiana. La lunga lista di scontrini
«folli» dell’estate 2023, che riportano sovrapprezzi per i più svariati servizi di ristorazione, ha fatto letteralmente il giro del mondo ed è finita anche sui grandi media statunitensi. In un lungo reportage pubblicato nel weekend, infatti, la Cnn si è scagliata contro l’Italia, accusata di imbrogliare «vergognosamente» i turisti stranieri e nazionali.
Per l’emittente Usa la stagione estiva di questo anno «diventerà una delle più costose della storia» a causa degli «scandali dei prezzi in bar e ristoranti» del Belpaese. Il taglio del toast a 2 euro sul Lago di Como; il sovrapprezzo per il biberon scaldato nel microonde a Ostia e il pagamento per un piatto vuoto a Portofino: sono solo alcuni degli esempi citati dalla Cnn per descrivere la situazione dei «prezzi pazzi» nei locali. In Italia, sottolinea ancora l’emittente Usa, i prezzi sono «diventati così fuori controllo» – circa il 240% rispetto ad altre destinazione del Mediteranno – che molti turisti stanno optando per Paesi come Albania e Montenegro che «non offrono lo stesso fascino e la cucina italiana, ma almeno sono abbordabili».
Come d’altronde – si legge ancora nell’articolo – ha fatto anche la premier Giorgia Meloni. «Il fortissimo aumento dei prezzi nei settori del trasporto aereo, degli alloggi e dei pacchetti vacanza ha profondamente modificato le abitudini di vacanza degli italiani», ha affermato Furio Truzzi dell’Osservatorio dei consumatori Assoutenti, citato dell’emittente. Ma non solo i ristoratori hanno rimesso mano al listino dei prezzi per «allinearsi», più o meno lealmente, all’inflazione. Tra le categorie interessante ci sono anche i proprietari degli stabilimenti balneari, definiti dalla giornalista della Cnn, «veri delinquenti».
In Puglia, riporta l’esempio l’emittente, il noleggio giornaliero di due lettini e un ombrellone durante la settimana è in media di 50 euro, e quasi il doppio nel fine settimana, ma più a nord il prezzo per sedersi in prima fila può essere il triplo. «Sharm el Sheik costa meno», conclude Paolo Manca della Federalberghi.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2023 Riccardo Fucile
LA MELONI AVEVA STIGMATIZZATO LO ZELO DELL’ISTITUTO GUIDATO DA RUFFINI, DEFINENDOLO “PIZZO DI STATO”, ORA PERÒ DI QUEL GETTITO HA UN DISPERATO BISOGNO E ALLORA HA CAMBIATO IDEA
Stigmatizza lo zelo dell’Agenzia delle entrate definendolo “pizzo di stato”. Però lamenta d’essere stata fraintesa. “Intendo dire che quando si quota all’inizio dell’anno quanto si prevede di ricavare dalla lotta all’evasione fiscale, e quindi si devono incassare quegli importi a tutti i costi perché altrimenti non si hanno i soldi per coprire i provvedimenti, si fanno cose bizzarre che sono più simili alla caccia al gettito che alla lotta all’evasione fiscale, e questo secondo me non è giusto”. Così parlò Giorgia Meloni.
La quale, coerentemente, ha appena ottenuto che l’Agenzia delle entrate s’impegni col governo a garantire una cifra esatta dalla lotta all’evasione. E non solo per l’anno in corso, ma anche per quelli a seguire. “Cose bizzarre”, direbbe dunque la premier. Ma benedette, invece, per Giancarlo Giorgetti. Perché l’istituto guidato da Ernesto Maria Ruffini si è impegnato a riscuotere ben 2,8 miliardi in più tra il 2022 e il 2025: e sono risorse che garantiranno al governo un minimo di respiro in più in vista della definizione della Nadef.
Insomma, quella Meloni che condannava il calcolo preventivo dei proventi della lotta all’evasione deve rallegrarsi che il suo governo non segua le cose che lei dice, e faccia diversamente. Ed ecco dunque la nuova convenzione triennale che il Mef ha stipulato con l’Agenzia delle entrate: firmata da Ruffini e il viceministro Maurizio Leo, meloniano evidentemente “bizzarro”, lo scorso 7 agosto. E – notiziona! – il pizzo di stato aumenterà.
Per il 2023, infatti, nella convenzione appena stipulata si prevede di riscuotere almeno 18,1 miliardi, con un maggiore recupero di 1,3 miliardi rispetto all’anno passato. Altri 400 milioni in più […] arriveranno nel 2024, quando l’Agenzia delle entrate conta di intercettare 19,3 miliardi. Fino ad arrivare al 2025, quando l’attività di riscossione dovrà dare, rispetto al 2024, ulteriori 300 milioni, per un totale di 19,6 miliardi.
(da agenzie)
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