Aprile 3rd, 2024 Riccardo Fucile
DALLE BALLE MELONESCHE EMERGE UN DISEGNO POLITICO INFAME: LA PRIVATIZZAZIONE DELLA SANITÀ
È quasi impossibile parlare del proprio passato senza
favoleggiare, esagerare, idealizzare o addirittura raccontare delle frottole, ma Giorgia Meloni fa eccezione: non attende che la sua giovinezza sia trascorsa, per raccontare balle. Alla Camera, dieci giorni fa, ha affermato che il suo governo non ha tagliato i fondi alla sanità. Quest’ennesima bugia è stata smascherata dalla corte dei Conti: il taglio è di un miliardo.
Lo denuncia la Cgil, bruciando sul tempo il Tg1.
La Meloni ha addirittura mentito mentre stava mentendo: il fondo per l’edilizia ospedaliera, da cui secondo lei saranno attinte certe integrazioni, in realtà è già stato destinato. Come un affresco resuscitato dal limbo dell’imbiancatura, dalle balle melonesche emerge così un disegno politico infame: la privatizzazione della sanità.
Le destre amano trasformare i diritti in servizi a pagamento (i politici di destra sono i maggiordomi del capitalismo: continuate a votarli, mi raccomando), ma si sperava che la lezione del Covid fosse stata assimilata. Poi i lombardi hanno rieletto Fontana, e così tutti hanno capito perché da anni preferisco starmene in Spagna. Il decreto legge del 2 marzo n. 19 certifica l’abbandono della sanità territoriale e lo spostamento di risorse a quella privata
“il Fatto quotidiano”
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Aprile 3rd, 2024 Riccardo Fucile
ALTRO CHE FLAT TAX, QUOZIENTE FAMILIARE O QUOTA 41: MANCANO LE COPERTURE… ATTRAVERSO ESCAMOTAGE E VIRTUOSISMI CONTABILI, NEL DEF IL DEBITO NON SUPERERA’ IL 140%. E COSI’ MELONI POTRA’ GRIDARE VITTORIA
Un Def delle promesse mancate. È quello che arriverà tra dieci giorni sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il documento più importante dell’anno sarà anche tra i più difficili per il governo Meloni. Per quanti sforzi possa fare per piegare i numeri – e le prime ipotesi che circolano vanno oltre ogni più ottimistica previsione, con il Pil all’1% trainato da un Pnrr quasi fantasma – la realtà per ora non sembra contemplare interventi importanti su fisco, famiglia, pensioni. Riforme neanche l’ombra. Altro che flat tax, quoziente famigliare, flessibilità in uscita o Quota 41.
La narrazione che Palazzo Chigi e ministero dell’Economia si apprestano a fare è quella di un Paese che va meglio degli altri in Europa. Cresce meno di quanto atteso – l’1% anziché l’1,2 preventivato a settembre – ma sempre oltre il livello dello scorso anno (0,9). E più di quanto i grandi previsori hanno messo nero su bianco: 0,7% per Commissione Ue, Ocse, Fmi e addirittura 0,6% per Bankitalia, praticamente crescita dimezzata. Un cielo grigio. Non per il governo Meloni.
Ma la vera sorpresa sarà su deficit e debito. Gli allarmi lanciati a più riprese dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sul Superbonus che ha gonfiato a dismisura i conti pubblici («Voi non vi rendete conto», dice ai parlamentari che lo tirano per la giacchetta, chiedendo deroghe all’ultima stretta) sembrano già rientrati.
Le ultime ipotesi sul quadro tendenziale – l’andamento delle principali variabili economiche senza interventi “programmatici” del governo – vedono un deficit poco sopra quanto preventivato per quest’anno, tra due e quattro decimi in più. Significa che anziché il 4,3% avremo 4,5-4,7%. In ogni caso sotto il 5%. Un risultato sorprendente, visto che nel 2023 siamo schizzati al 7,2% per via del bonus edilizio
La spiegazione cozza con le recenti lamentazioni: «L’onda del Superbonus è alle spalle, ora lo sconteremo a rate sul debito, non più sul deficit», dice un tecnico al lavoro sulle tabelle. […
Il governo nel frattempo tira dritto. E anzi sarebbe orientato a mettere nel Def del 10 aprile un livello di debito un filo più basso del previsto, quindi poco sotto il 140,1%. Sfruttando così il ricalcolo Istat molto favorevole che nei primi di marzo aveva abbassato di quasi tre punti il debito del 2023 (anche grazie all’inflazione) al 137,3% del Pil. Il debito quindi di fatto salirà, ma senza superare la soglia prevista del 140%.
Tanto basta al governo per gridare vittoria. Escamotage contabili, virtuosismi, effetti ottici: si possono chiamare in mille modi. Ma alla fine l’esecutivo Meloni brinderà: Pil a gonfie vele, deficit e debito in discesa (seppur da un livello previsto elevatissimo). C’è poco da festeggiare, però. Solo le elezioni europee di inizio giugno salvano l’Italia da una manovra correttiva già ora, in primavera. Prima o poi Bruxelles aprirà la procedura per deficit eccessivo contro l’Italia. Atto dovuto visto che il disavanzo dello scorso anno era sopra il 7%. Ma grazie alle urne, nessun sacrificio alle viste. Non ora.
Appuntamento a fine settembre con la Nadef, la nota che rivede e aggiorna il Def, attualmente in preparazione. E poi la manovra per il 2025, a metà ottobre con due mine enormi: 15 miliardi da trovare per non alzare le tasse (taglio del cuneo e dell’Irpef da rinnovare) e nuovo Patto di stabilità europeo che ci impone la dieta al deficit (verso il 3%) e al debito
Snodi decisivi per il Paese. Ma anche per il governo e la sua tenuta politica che entrerà in fibrillazione già nel dopo urne di giugno. Non è un mistero che la premier Giorgia Meloni guarda a un rimpasto nella compagine ministeriale che rispecchi il risultato elettorale. Lo stesso ministro dell’Economia Giorgetti potrebbe firmare il Def di aprile, ma non la Nadef di settembre e la manovra di ottobre. Lui stesso avrebbe chiesto alla premier un passaggio in Europa, da commissario.
(da La Repubblica)
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Aprile 3rd, 2024 Riccardo Fucile
PER PROVARE AD AUMENTARE L’AFFLUENZA ALLE PROSSIME EUROPEE, A BRUXELLES STANNO PENSANDO DI COINVOLGERE I MANESKIN E ROSALIA CHIEDENDO LORO DI LANCIARE DEGLI APPELLI AI PIU’ GIOVANI PER ANDARE A VOTARE
L’Italia vuole, e può, diventare il Paese europeo in cui nel voto di
giugno si raggiunge il massimo della partecipazione alle urne. Anche oltre il 55 per cento degli elettori che è, al momento, la cifra prevista per le consultazioni continentali. Ma è in tutta la Ue che sta per scattare la campagna contro l’astensionismo e contro la propaganda anti-europeista che la Russia, tramite tutti i suoi canali compresi quelli dei partiti sovranisti e di estrema destra, ha cominciato ad allestire e sono tutti preoccupati, anche i nostri servizi segreti, per questo.
C’è da dare un segnale a Putin, dicono a Bruxelles, e l’alta partecipazione, soprattutto da parte dei giovani, alle Europee sarebbe il segnale più forte di modernità politica e di identità liberale che si può dare all’autocrate di Mosca e al mondo intero.
Il 9 maggio, festa dell’Europa, è la data clou. La campagna congiunta tra Commissione Ue ed Europarlamento a un mese dal voto del 9 giungo metterà in campo iniziative ovunque e anche in Italia, dove tra l’altro sono stati avviati contatti con Rai, Mediaset e le altre reti per spot in favore della partecipazione al voto (già al festival di Sanremo sono state portate sul palco le matite per dire: lasciate nelle urne un segno a favore dell’Europa).
Intanto, a livello europeo, l’ideona è questa: chiedere – e lo stanno già chiedendo anche se la star americana non è da tutti apprezzatissima e nella faida in corso tra lei e Kanye West il rapper sembra avere la meglio almeno in Europa – a Taylor Swift, in tour in Europa in questa primavera, di lanciare nei suoi concerti inviti ai giovani a votare alle elezioni di giugno. Swift, icona dei democrat statunitensi e in prima fila nella campagna anti-trumpiana per il voto Usa di novembre, nelle scorse elezioni presidenziali si spese molto per portare i ragazzi alle urne e il suo impegno è stato considerato fondamentale.
Ma c’è di più: l’idea brusselese – se ne sta occupando direttamente la Commissione Ue – è coinvolgere i Maneskin e Rosalia, la popstar, cantautrice, discografica e attrice spagnola, nella campagna per far votare i giovani. Che sono stati quelli, per dirne una, che cercarono di impedire nel referendum inglese, perdendo però, la Brexit. Questa volta, oltretutto, per la prima volta avranno il diritto di voto anche i sedicenni in alcuni Paesi: Germania, Belgio, Austria, Malta.
Altra smossa, riferita all’Italia, per far votare i ragazzi il 9 giugno. È quella che vedrà protagonista lo spazio multimediale di Piazza Venezia a Roma intitolato a David Sassoli. È stato chiesto quattro giorni fa, dalle istituzioni europee ai dirigenti dei partiti, di partecipare a forum con i giovani per spiegare loro i valori europei e l’importanza della Ue. Le risposte non sono ancora arrivate ma nel Pd e in Forza Italia la disponibilità è completa.
E ci saranno ad aprile e nel maggio pre-elettorale Elly Schlein e i colleghi azzurri – inutile dire del super europeismo, non dogmatico, di Antonio Tajani che è stato presidente dell’Europarlamento e commissario Ue – a questi eventi in un luogo al centro di Roma, la città dei Trattati del 57 che furono l’atto di nascita della famiglia europea, che è molto frequentato da scolaresche e da studenti universitari.
A fine febbraio, altro segnale dell’importanza che si attribuisce alla partecipazione dei ragazzi alle elezioni del 9 giugno, il Parlamento italiano ha approvato all’unanimità una norma secondo cui i nostri studenti all’estero possono votare lì dove temporaneamente risiedono, senza troppe complicazioni burocratiche.
(da Il Messaggero)
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