Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile
NIENTE DATI PROGRAMMATICI, MEGLIO CHE GLI ITALIANI NON SAPPIANO… PRIMA VOTA, POPOLO BUE
Sarà un Documento di Economia e Finanza al buio. Ufficialmente, in modo «snello e assai asciutto», si limiterà a fornire i dati di bilancio tendenziali, ovvero le previsioni del governo sulla crescita. Senza scoprire le carte su quelli programmatici, che dicono come ha intenzione di intervenire l’esecutivo sulla politica economica.
Perché i conti pubblici sono in difficoltà, come ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. A causa soprattutto di quel Superbonus 110% di cui tutta la politica italiana è stata sponsor nelle varie fasi e sul quale Meloni & Co. sono già intervenuti per decreto. Ma soprattutto perché «siccome dal quadro programmatico non verranno fuori dei numeri particolarmente buoni per mantenere le promesse dei tagli di tasse, allora si vogliono ritardare le brutte notizie a dopo le elezioni europee», spiega l’economista Carlo Cottarelli.
Il quadro tendenziale e quello programmatico
Nel Def che oggi varerà il Consiglio dei Ministri la crescita è stimata in uno 0,9% nel 2024 e all’1,5 nel 2025. Previsioni al ribasso invece per Bankitalia, che punta su un incremento dello 0,6% del Prodotto Interno Lordo. Il deficit arriverà all’8% dopo il boom del 2023. Il debito pubblico sarà intorno al 140%, forse qualche decimale al di sotto. Giorgetti ha sostenuto che il Def «light» e senza previsioni servirà ad approfondire meglio le nuove regole europee: «Non ci sono ancora istruzioni sulla nuova governance. Quando ci saranno – ovvero intorno all’estate – faremo il piano strutturale come chiesto da queste nuove regolazioni». C’è anche un altro pericolo che però l’inquilino di via XX Settembre non ha nominato: la procedura per deficit eccessivo che nei giorni scorsi lo stesso Giorgetti dava per scontata. Si rischia una correzione dei conti dello 0,5% annuo, ovvero 14 miliardi di Pil.
Il deficit e il debito
Il Corriere della Sera ricorda che in base alla Nadef (Nota di Aggiornamento al Def) il deficit dovrebbe attestarsi intorno al 4,3% del Pil quest’anno e al 3,4% il prossimo. Quindi il dato tendenziale oggi dovrebbe essere in una forchetta tra il 4,3% e il 4,7%. Ma c’è da segnalare che la Legge di Bilancio 2024 contiene una serie di provvedimenti una tantum, cioè finanziati soltanto per quest’anno. Per esempio l’accorpamento degli scaglioni Irpef, il differimento di alcune tasse, il taglio del costo del canone Rai. Così come il credito d’imposta per le Zone Economiche Speciali del Mezzogiorno e il rifinanziamento della legge Sabatini per gli investimenti delle imprese. Il Def con i dati tendenziali elimina dal calcolo del deficit e del debito l’impatto di queste misure per il 2025. Che dovrebbe essere intorno ai 19 miliardi, ovvero quasi un punto in più di deficit e debito.
La trattativa con Bruxelles
È improbabile che il governo lasci cadere tutte le misure varate nel 2024 per sostenere i conti. Quindi quei soldi da qualche parte dovranno uscire. In più c’è una trattativa che si svilupperà dopo l’8 e il 9 giugno: un nuovo sforamento dei vincoli di bilancio. Almeno 8-10 miliardi in più rispetto ai numeri di partenza che Giorgia Meloni vorrebbe utilizzare per coprire la Legge di Bilancio 2025. Ma sul tavolo c’è a questo punto anche la procedura per disavanzo eccessivo a cui andrà incontro l’Italia. E che dovrebbe invece costare un taglio dello 0,5% del deficit strutturale. A questo va aggiunta la copertura per famiglie e natalità e le spese indifferibili. Di tutto questo nel Def non ci sarà traccia. L’esecutivo le potrà varare nella Nadef prevista in autunno. Ma dovrà comunque tenerne conto.
Le brutte notizie
Per questo, spiega oggi Cottarelli a La Stampa, è difficile credere che siano le nuove regole europee a frenare il governo dal varare un Def completo: «Ormai sono chiare, sono state approvate, anche se manca ancora formalmente un ultimissimo passaggio. Perché allora attendere? Forse perché, come ha notato qualcuno, siccome dal quadro programmatico non verranno fuori dei numeri particolarmente buoni per mantenere le promesse di ulteriori tagli di tasse, allora si vogliono ritardare le brutte notizie a dopo le elezioni europee».
Secondo l’economista nemmeno la procedura in arrivo è una scusa valida: «Non credo perché quando si apre la procedura poi si inizia a discutere come intervenire nella seconda parte dell’anno. Perciò l’eventuale aggiustamento riguarderà la legge di Bilancio per il 2025»
Un paradosso e un vantaggio
«Paradossalmente la procedura di infrazione per deficit eccessivo ci avvantaggia perché ci obbliga sì a ridurre di mezzo punto l’indebitamento strutturale, ma ci concede la possibilità di derogare all’impegno di tagliare subito il debito di un punto di Pil», aggiunge Cottarelli. Che poi spiega come il governo possa forse pensare al fatto che la scomparsa del Superbonus dai conti porterà a una forte riduzione del deficit strutturale. «Immagino che il governo voglia negoziare la flessibilità nel 2025 facendo leva su questo punto», dice. Per l’economista la priorità dell’Italia «è la crescita. Il problema è che il Pnrr non mi sembra che per ora abbia portato quei cambiamenti che sarebbero necessari per rendere l’Italia un Paese dove si investe più facilmente. Sugli investimenti pubblici siamo indietro; per spingere quelli privati è stata fatta la riforma della giustizia, ma la semplificazione burocratica sarebbe la cosa fondamentale. Purtroppo siamo ancora molto lontani da quel che dovrebbe essere fatto».
(da Open)
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Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile
ACCANTO AI GENITORI DI GIULIO ANCHE LA SEGRETARIA DEL PD ELLY SCHLEIN
Importante udienza stamani, martedì 9 aprile, del processo sul
caso di Giulio Regeni, scomparso il 25 gennaio 2016 al Cairo. Verranno interrogati Claudio Regeni, padre del ricercatore friulano, un colonnello dei carabinieri del Ros che ha indagato sulla vicenda e una compagna di studi di Giulio. L’udienza era fissata per le ore 9.30 ma a causa di un problema tecnico (non funzionano i microfoni) è slittata alle 10.20.
Nei confronti dei quattro imputati, il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamal e Uhsam Helmi e il maggiore Magdi Ibrahim Abdel Sharif, la Procura contesta, a seconda delle posizioni, il concorso in lesioni personali aggravate, omicidio aggravato e sequestro di persona aggravato.
Al centro del procedimento anche le torture a cui è stato sottoposto Giulio per nove giorni prima dell’omicidio.
«Essere catturato da ufficiali dei servizi segreti egiziani – hanno ricordato nelle precedenti udienze i legali di parte civile in aula – è già una innegabile violenza fisica e mentale. In quei 9 giorni Giulio non ha potuto parlare con la nostra ambasciata e men che meno con un avvocato: pensiamo che negare questa sofferenza sia discutibile».
All’esterno della cittadella giudiziaria per mostrare vicinanza ai genitori anche la segretaria del Pd, Elly Schlein.
«Ancora una volta siamo qui al fianco alla famiglia Regeni – afferma – Questo è un processo importantissimo ed è una questione che riguarda la nostra Repubblica e non solo una singola famiglia. Non dobbiamo dimenticare che questo processo ha incontrato enormi ostacoli anche per i rapporti con l’Egitto».
La testimonianza del padre Claudio: “Con i nostri figli abbiamo molto viaggiato, interessati a capire nuove culture e a parlare diverse lingue”
In tribunale il padre Claudio tratteggia la vita del figlio, e racconta. «Dai 4 ai 14 anni io ho vissuto in Australia. Anche con i nostri figli abbiamo molto viaggiato, interessati a capire nuove culture e a parlare diverse lingue. Abbiamo cresciuto anche i nostri figli con questa apertura mentale. Siamo stati molte volte nel sud della Francia, Spagna, Portogallo, Capo Nord, passando per Finlandia, Norvegia, Danimarca. Nel 1999 restammo per un mese in Australia affinché Giulio e Irene conoscessero i miei luoghi. Entrambi appassionati di storia e lingua. Giulio parlava bene inglese, arabo, spagnolo e tedesco e stava studiando francese».
Da ragazzo coordinava i giovani di Fiumicello e accoglieva i ragazzi stranieri. «Era molto rispettoso degli altri. È andato via da casa per gli Stati Uniti a 17 anni, a Montezuma, per frequentare un corso di studi che consentiva accesso a università di tutto il mondo. Andò, dal 2007 al 2011, nel nord dell’Inghilterra e l’ultimo anno in Egitto al Cairo. Studiava scienze politiche internazionali e cultura araba. Andammo a trovarlo al Cairo. Il master lo fece a Cambridge e si occupò di Paesi in via di sviluppo nel Mediterraneo, in particolare l’Egitto. Nel 2011 ci fu la primavera araba e approfondì questo tema. Parallelamente ha avuto esperienze anche in Siria».
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile
LA BANCA D’ITALIA REGISTRA UN CALO DELLE RIMESSE DELLO 0,4%
L’economia italiana rallenta e questo ha finito per pesare anche sul bilancio delle rimesse dei cittadini stranieri residenti nel nostro Paese verso quello d’origine. Secondo le statistiche elaborate dalla Banca d’Italia, nel quarto trimestre dello scorso anno le somme di denaro inviate all’estero dai lavoratori stranieri presenti sul territorio sono diminuite del 2,4%, mentre il calo complessivo per tutto il 2023 si attesta attorno allo 0,4%.
Una contrazione che viaggia di pari passo con l’andamento economico del Paese, che attualmente si trova in una condizione di “crescita frenata”. Rispetto infatti al +3,7% del 2022, legato alla fase di ripresa post-pandemia, nello scorso anno il Pil è cresciuto solo dello 0,7%. Questa situazione di stagnazione ha influito anche sui trasferimenti di denaro degli stranieri residenti in Italia che nel 2023 sono scesi a quota 8,1 miliardi di euro contro gli 8,2 dell’anno precedente. Le variazioni maggiori hanno riguardato i flussi verso l’Africa sub-sahariana e verso l’Unione Europea, in calo rispettivamente del 7,8% e del 4,7%
In generale, quasi tutte le regioni italiane hanno riportato una crescita negativa o pressoché nulla delle rimesse inviate all’estero nel 2023, fino a picchi del 7,7% come in Sardegna. Il calo ha coinvolto anche Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna, da cui provengono circa la metà dei flussi di denaro inviati dai cittadini stranieri verso i loro Paesi di origine (con variazioni rispettivamente dello 0,3%, 1,2% e 0,2 %). A fare eccezione è la Toscana che ha riportato una crescita dell’1,5% e risulta tra le prime cinque regioni più importanti in termini di rimesse. Variazioni positive si sono registrate anche in Molise e Basilicata, rispettivamente +5,8% e +4,1%, anche se il loro contribuito sul totale del denaro diretto all’estero è molto basso. L’incidenza delle due regioni sulle rimesse degli immigrati verso i loro paesi d’origine infatti si ferma allo 0,4% per la Basilicata e allo 0,1% per il Molise, seguita solo dalla Valle D’Aosta.
Per quanto riguarda i Paesi beneficiari delle rimesse provenienti dal nostro paese nel 2023, i dati di Bankitalia confermano i numeri dell’anno precedente: Bangladesh, Pakistan e Filippine restano i primi tre paesi destinatari dei flussi, con quote rispettivamente del 14,3%, 8,3% e 7,3%.
(da Fanpage)
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Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile
CONTRO DI LUI LE TESTIMONIANZE DI UNA DECINA DI PENTITI: RUSSO ERA IN AFFARI CON COSA NOSTRA E COMPRAVA LE PREFERENZE CON DENARO, BUONI DI BENZINA, POSTI DI LAVORO
I carabinieri hanno arrestato l’ex consigliere comunale di Palermo
di Fratelli d’Italia Mimmo Russo. L’esponente politico, storico referente dei precari palermitani, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio politico-mafioso, concorso in estorsione aggravata e concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. L’inchiesta è stata coordinata dalla Dda di Palermo guidata dal procuratore Maurizio de Lucia.
Insieme all’esponente di Fdi sono indagati Gregorio Marchese, definito dal gip la “costola” del politico e figlio dello storico killer della famiglia mafiosa di Corso dei Mille, Filippo Marchese, e il consulente d’azienda Achille Andò. Per entrambi, accusati a vario titolo di corruzione ed estorsione, sono stati disposti i domiciliari. L’indagine è stata condotta dai carabinieri.
L’indagine che oggi ha portato all’arresto per mafia e voto di scambio dell’ex consigliere comunale di Fdi Mimmo Russo nasce da alcune intercettazioni a carico di un gruppo imprenditoriale impegnato nella realizzazione di due centri commerciali. E’ emersa così l’esistenza di un comitato d’affari che si stava occupando della costruzione a Palermo, nel quartiere Roccella, di un ipermercato. Padre politico del comitato era Russo che si è attivato per sbloccare la variante del piano regolatore per destinare i terreni su cui doveva sorgere la struttura, destinati fino ad allora a verde agricolo.
“Lo scopo finale di questa manovra – secondo il gip – sarebbe stato quello di consentire a Russo di appuntarsi il merito della costruzione del centro commerciale con gli imprenditori ed i professionisti interessati, in cambio del quale avrebbe potuto promettere assunzioni presso il medesimo centro commerciale in occasione delle elezioni comunali del 2022 alle quali si è presentato come candidato”. Il meccanismo era consolidato: i posti di lavoro incassati da soggetti a cui aveva fatto favori venivano usati insieme a denaro, buoni benzina o cibo, come merce di scambio con esponenti mafiosi, per avere in cambio voti.
“Grazie al suo ufficio pubblico – scrive il gip – prometteva agli imprenditori e ai professionisti interessati ad investimenti nel Comune di Palermo che si sarebbe attivato per far aprire loro tutte le porte dell’amministrazione comunale. Di converso, otteneva da questi imprenditori e professionisti un pacchetto di assunzioni da usare come merce di scambio in campagna elettorale.
“La particolarità del metodo usato da Russo – si legge nel provvedimento – consiste nel fatto che i posti di Iavoro venivano promessi in particolare a soggetti di interesse della criminalità organizzata, che così veniva ulteriormente coinvolta nella realizzazione del progetto”. Tra i progetti edilizi a cui l’indagato si sarebbe interessato quello del centro commerciale di Rocella che stava a cuore alle società Building Plot e Building Plot II e la gestione dell’ippodromo.
Sono una decina i pentiti che accusano Mimmo Russo, l’esponente di Fdi arrestato oggi tra l’altro per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico mafioso. Dichiarazioni pesanti che vengono da ex mafiosi di diversi mandamenti palermitani: dallo Zen, dove Russo avrebbe stretto un patto elettorale col boss Sandro Diele, al Borgo Vecchio dove l’ex consigliere comunale, secondo i collaboratori, vantava rapporti con Salvatore Cucuzza.
I pentiti raccontano che Russo pagava a Cosa nostra le preferenze con denaro, buoni di benzina, posti di lavoro. Di Russo parla ad esempio Fabio Manno: “Tutto il Borgo dava i voti a Mimmo Russo perché lui prometteva i posti di lavoro”, racconta il pentito. E Salvatore Giordano dello Zen riferisce che il candidato si era offerto di pagare la festa del quartiere in cambio dell’appoggio elettorale, salvo poi tirarsi indietro lamentando che nessuno aveva sostenuto la sua candidata.
“E un politico che fa avere posti di lavoro, promette posti di lavoro”, ha spiegato Giordano. E ancora Francesco Chiarello rivela che l’ex consigliere comunale metteva a disposizione dei mafiosi per l’ affidamento in prova alternativo al carcere il suo Caf. Circostanza confermata dal pentito Antonino Siragusa che della disponibilità del Caf di Russo ha approfittato riuscendo a uscire dal carcere. “Lui dava un tot di soldi oppure di buoni benzina e loro li dividevano a qualche persone per fargli dare il voto”, dice Siragusa di Russo.
(da agenzie)
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