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L’AZIENDA CHE REGALA TRE SETTIMANE DI FERIE AI DIPENDENTI: “NULLA E’ PIU’ PREZIOSO DEL TEMPO”

Aprile 13th, 2024 Riccardo Fucile

SI OCCUPA DI EDILIZIA ECOCOMPATIBILE, HA SPESO UN MILIONE DI EURO PER QUESTO OMAGGIO AI LAVORATORI: “I SOLDI HANNO UN VALORE RELATIVO, QUANDO GLI UTILI AUMENTANO DEVONO BENEFICIARNE ANCHE I NOSTRI DIPENDENTI, NOI SIAMO ATTRATTIVI PER QUESTO”

La cooperativo Edileco in Valle d’Aosta è un’azienda dell’edilizia ecocompatibile. E siccome il 2023 è andato molto bene, il suo consiglio di amministrazione ha voluto premiare soci, dipendenti e collaboratori. Regalando altre tre settimane di ferie extra a febbraio, che si sono sommate ai 7 giorni di chiusura aziendale già previsti. Portando la pausa dal lavoro a un mese tondo tondo. L’azienda di Nus ha speso un milione di euro. Ma il fondatore Davide Trapani dice oggi a La Stampa: «Non c’è nulla di più prezioso del nostro tempo».
Fatturato quintuplicato
La decisione è arrivata pochi giorni prima di Natale. Lasciando i dipendenti felici: «In 30 anni di esperienza non mi era mai successo, all’inizio io come gli altri sono rimasta perplessa. C’è voluto un attimo per metabolizzare l’informazione e capire come usarlo, questo tempo». L’Edileco ha potuto permetterselo perché «negli ultimi anni siamo cresciuti molto in fretta quintuplicando il fatturato tra il 2020 e il 2023 (passato da 6 a 35 milioni di euro, ndr)». E, ricorda ancora Trapani, «abbiamo una lunga storia di welfare aziendale. Questa non è la prima iniziativa che mettiamo in campo: due anni fa abbiamo portato tutti a Tenerife per una 24 ore di corsa. I soldi hanno un valore relativo, teniamo molto ai nostri dipendenti».
Il tutto serve anche ad attrarre lavoratori: «Molte attività si lamentano di non trovare manodopera, noi vogliamo anche dimostrare che vale la pena lavorare per noi, è un fattore di attrattività. Da inizio anno abbiamo già assunto decine di persone». E potrebbero diventare strutturali: «Chissà. Di certo ci inventeremo qualcosa di altrettanto forte».
(da agenzie)

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DALLA GUINEA A LAMPEDUSA, LA STORIA DI MICHEL IVO CERESOLI: “SONO ITALIANO, MI SONO AFFIDATO AI TRAFFICANTI PERCHE’ NESSUNO CREDEVA AI MIEI DOCUMENTI”

Aprile 13th, 2024 Riccardo Fucile

L’ODISSEA DURATA NOVE MESI PER ARRIVARE IN ITALIA: “ERA MIO DIRITTO VENIRE LEGALMENTE IN ITALIA, INVECE MI HANNO OBBLIGATO A METTERE A RISCHIO LA VITA”

Un’odissea durata nove mesi. Prima il viaggio dall’Africa via mare, poi la detenzione in un centro. Una storia simile a tante altre, se non fosse che Michel Ivo Ceresoli risulta, per la legge del Belpaese, italiano. Nato da padre italiano e cresciuto in Guinea, Michel decide di partire per la Sicilia alla ricerca della sua famiglia paterna. «Sono nato nel 1990 in Guinea Conakry. Mio padre è un italiano, era il direttore dei lavori della multinazionale Astaldi che stava realizzando strade», racconta a Repubblica. Quando aveva solo sei anni, suo padre lasciò il Paese. «Ci ha abbandonati – racconta -. Questo sangue italiano nelle vene ci ha ostacolato: con ci consideravano guineani puri e venivamo discriminati».
L’iter burocratico e i documenti mai arrivati
Nel 2006 si convince a lasciare la Guinea, ma da qual momento iniziano i problemi “burocratici”: «Io avevo il mio atto di nascita con il riconoscimento di paternità ufficiale, mi serviva un visto che nessuno mi poteva dare – dice Michel -. Quattro anni dopo, tramite un’amica di mia madre che vive in Italia siamo riusciti a rintracciare mio padre. Lui, al telefono con il console onorario, prima negò di avere dei figli in Guinea. In Italia aveva una moglie, un altro figlio, ma poi richiamò il console e ammise la verità», sottolinea. Dopo un primo contatto, il padre sparì di nuovo. «Il console onorario mi aveva promesso che ai miei 18 anni avrei avuto il passaporto italiano», precisa il giovane. I documenti, però, non arrivarono mai. Nemmeno l’ambasciata italiana, che nel frattempo aveva aperto una sede in Guinea, riuscì ad aiutarlo. «Non capisco perché le autorità italiane non mi abbiano aiutato», afferma.
Il viaggio via mare
L’unica (e ultima) alternativa per arrivare in Italia era affidarsi ai trafficanti. E, così, è stato. Sei mesi di viaggio, in macchina fino al Mali, poi in taxi in Niger. Una volta arrivato in Algeria lo hanno beccato, messo in carcere e riportato nuovamente in Niger. «Lì – racconta – mi sono rifugiato con gli altri migranti in una casa diroccata nel deserto. Non avevamo viveri, pochissima acqua. Un ragazzo mi ha permesso di chiamare la mia famiglia, che ha mandato i soldi ai trafficanti per portarmi in Algeria». Da lì, fino in Tunisia «400 chilometri a piedi», spiega. E, infine, il viaggio sulla rotta del Mediterraneo: «Ci ho provato tre volte, due ci hanno riportato indietro, la terza ce l’ho fatta». Il 4 luglio scorso, Michel è arrivato in Tunisia. «In Guinea ci trattavano malissimo, con razzismo. Non potevo più restare lì. Era mio diritto venire in Italia legalmente, e invece mi hanno obbligato a viaggiare clandestinamente e a mettere a rischio la vita», dice.
«Io sono italiano»
L’odissea sembrava essere giunta al termine. Ma neppure nell’hotspot di Lampedusa credono alla sua storia. «Mi chiamo Ceresoli, non ho i documenti ma sono italiano, ho detto alla polizia. Ma non mi credevano: ho la pelle scura, non parlo italiano. Alla fine mi hanno chiesto da dove venivo e quando ho risposto Guinea hanno messo quel Paese nella mia scheda e mi hanno spedito in un centro di accoglienza in Calabria», racconta.
«Sembra incredibile, ma è così. Volevano farmi fare la richiesta di protezione internazionale. Ma io sono italiano, accidenti. E devo dire grazie al direttore del Cara di Isola Capo Rizzuto, al prefetto e alla polizia che alla fine si sono mossi per ricostruire la mia storia», conclude Michel.
(da agenzie)

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ELEZIONI A BARI, TRA I NOMI PER ROMPERE LO STALLO SPUNTA LA COPPIA DI SUPER MAGISTRATI BARESI: LA SUGGESTIONE CURZIO O TOSTO

Aprile 13th, 2024 Riccardo Fucile

I PONTIERI AL LAVORO PER RICUCIRE LO STRAPPO TRA PD E M5S: SERVE UN SEGNALE DI LEGALITA’

Sono imminenti le elezioni regionali in Basilicata. Eppure l’attenzione della politica nazionale, e quindi dei media, continua a concentrarsi sulla limitrofa Puglia. Con il volano delle inchieste giudiziarie che hanno lambito prima l’amministrazione di Bari, poi il consiglio regionale, il centrodestra ha imbracciato le armi della propaganda per cercare di strappare al centrosinistra il governo di capoluogo e regione, che qui non perde le elezioni da ormai due decenni.
Per le elezioni regionali bisognerà attendere ancora un anno, mentre il successore di Antonio Decaro si deciderà i prossimi 8 e 9 giugno.
Le primarie saltate
Era tutto pronto per svolgere le primarie, quando Giuseppe Conte ha deciso di ritirare il Movimento 5 stelle dalla competizione. Troppi provvedimenti giudiziari hanno colpito l’area del Partito democratico, «non ci sono più le condizioni», ha sentenziato. È così, a meno di due mesi dal voto, resiste lo stallo su chi sarà il candidato del centrosinistra per il Comune. Vito Leccese, sostenuto dal Nazareno, e Michele Laforgia, sponsorizzato dai grillini, non si sono ancora ritirati definitivamente dalla corsa. Ma i pontieri dell’area del centrosinistra sono alla ricerca di un nome terzo attorno a cui la coalizione possa ricompattarsi. Le generalità dei possibili sostituti da candidare sono rimbalzate nelle chat di esponenti locali del centrosinistra. Qualche nome è emerso ed è diventato di dominio pubblico, come quello dello scrittore ed ex magistrato Gianrico Carofiglio.
I nomi
Altri, come quello dell’ex prefetto di Bari, Antonella Bellomo, sono stati sondati con più riservatezza. A Open raccontano che su di lei abbia messo gli occhi Michele Emiliano a fine 2023, quando si pensava che il centrodestra potesse schierarla proprio alle Comunali di Bari. «Per bravura, certo, ma anche per sottrarla ai rivali del centrodestra», dicono membri del Pd pugliese, «Emiliano le ha dato un ruolo in Regione, nominandola nuova coordinatrice del Nucleo ispettivo regionale sanitario». Succedeva a inizio marzo.
Tuttavia, l’ambizione più grande del centrosinistra in Puglia, sembrerebbe quella di non puntare su un nome. Ma su due, marito e moglie. Si tratterebbe della coppia Pietro Curzio e Annamaria Tosto, due tra i più illustri magistrati formatisi all’Università Aldo Moro di Bari.
Chi sono
Curzio è stato presidente della Corte di cassazione dal 2020 al 2023, Tosto procuratrice generale della Corte di appello di Bari dal 2015 al 2022. Secondo le indiscrezioni di politici locali, sarebbero i profili perfetti per le caratteristiche bramate dai dirigenti del centrosinistra per il candidato al Comune: con la raffica di inchieste giudiziarie, la ricerca si è indirizzata verso magistrati o appartenenti a enti di garanzia. Serve dare un segnale.
Si sondano entrambi i nomi, privilegiando a quanto pare quello di Tosto. La magistrata in quiescenza, a inizio 2023, è stata nominata presidente del Cda di Apulia Film Commission. Un ruolo che, nel caso di candidatura e successiva elezione, dovrebbe abbandonare. Non costituisce un problema.
I dubbi
Un dubbio che resta aperto dopo la recente riforma Cartabia, invece, è quello sull’ineleggibilità dei magistrati che prestano, o hanno prestato servizio nei tre anni precedenti, sul territorio per i quali intendono candidarsi. Vale per le elezioni europee, nazionali, regionali, ma anche per le cariche comunali. La legge, tuttavia, non esplicita la casistica della quiescenza. Se la scelta ricadrà su Tosto, a prescindere da come andranno le elezioni, il suo caso farà giurisprudenza
(da editorialedomani.it)

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SALVINI E’ SEMPRE PIU’ SOLO, NELLA LEGA E’ INIZIATA LA GARA A NON CANDIDARSI

Aprile 13th, 2024 Riccardo Fucile

IL SEGRETARIO LEGHISTA STA FACENDO FATICA A COMPORRE LE LISTE PER LE EUROPEE

Il tempo stringe, gli avversari interni alzano i decibel dei mugugni. E gli alleati lasciano Matteo Salvini sempre più all’angolo. Il leader della Lega sta cercando i nomi giusti per compilare le liste delle europee di giugno, ma stenta a ingranare la marcia giusta. Certo, ha incassato l’intesa con l’Udc di Lorenzo Cesa, ma l’operazione è stata giudicata troppo spericolata dai dirigenti del Nord.
La Lega si affida quindi a sortite spot, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia proseguono spediti verso la definizione delle loro squadre. Guidate dai capitani.
LEADER IN CORSA
L’annuncio della candidatura di Antonio Tajani è infatti previsto nei prossimi giorni. La data cerchiata in rosso è il 20 aprile, quando è stato convocato il consiglio nazionale di Forza Italia. Il ministro degli Esteri dovrebbe sciogliere la riserva, nel partito la cosa è data per certa.
La settimana dopo, invece, è attesa la decisione definitiva di Giorgia Meloni. Anche qui nessuno immagina un ripensamento dalla discesa in campo in prima persona. Il suo nome, stando ai sondaggi, rappresenta un traino di qualche punto per Fratelli d’Italia.
Così Salvini resta l’unico leader del centrodestra defilato nella competizione di giugno, nonostante sia quello che rischia maggiormente. L’affanno politico si traduce nella scarsa attrattività del suo partito. Un tempo ci sarebbe stata la fila per candidarsi. Alcuni ci provano dai territori, sebbene siano profili meno noti: dal Friuli-Venezia Giulia arriveranno l’eurodeputata uscente, Elena Lizzi, l’assessore regionale, Stefano Zannier e la sindaca di Monfalcone (Gorizia), Anna Maria Cisint.
La telenovela con il generale Roberto Vannacci ha finora creato solo dissapori, senza alcun valore aggiunto.
Al nord ribolle ancora il magma del malcontento. Dalla sezione di Travagliato, in provincia di Brescia, è stata inviata un’altra lettera a Salvini per chiedere un cambio di rotta. Si tratta di una sezione storica della Lega, fondata nel 1992, e ancora oggi ha una sede fisica (insieme a poche altre nel bresciano).
Prosegue poi la fuga alla spicciolata dal partito di Salvini: il consigliere regionale in Piemonte, Claudio Leone, ha annunciato l’addio. Addirittura Giancarlo Giorgetti, a modo suo, si è fatto portavoce dei malumori sull’alleanza con l’estrema destra in Europa. «Mi sembra che negli ultimi eventi pubblici Alternative für Deutschland non ci fosse, sul palco», ha detto il ministro dell’Economia sollecitato sulla vicinanza della Lega con l’Afd tedesca.
Se al Nord e nell’Ue va male, altrove va anche peggio: in Umbria il capogruppo in consiglio regionale, Stefano Pastorelli, ha salutato il partito, portandosi dietro altri dirigenti locali. Perciò in molti si guardano bene dal mettere la faccia su una corsa con poche chance. Nel partito danno per scontato che non scatteranno eletti nelle isole. L’ex presidente della regione Sardegna, Cristian Solinas, è stato gettato nella mischia come ipotesi.
OPA FORZISTA
Ma dopo la delusione della mancata ricandidatura alle regionali è complicato accettare sfide politiche azzardate. Salvini, intanto, la butta sulle promesse, rilanciando la battaglia per il ritorno all’energia nucleare: «Se vogliamo abbassare la bolletta energetica dobbiamo tornare nel contesto civile e sviluppato del nucleare, che nella forma ultima è assolutamente pulito e sicuro».
Forza Italia invece inanella candidature che stanno proiettando il partito al centro della scena, almeno nella coalizione di centrodestra. L’adesione di Paolo Damilano, ex candidato sindaco civico a Torino, ha rappresentato un colpo apprezzato addirittura dai detrattori di Tajani.
Nel frattempo, il deputato e coordinatore regionale in Lombardia, Alessandro Sorte, ha presentato in pompa magna la candidatura alle europee dell’ex golden boy leghista, Marco Reguzzoni, con FI, completando l’operazione di Forza Nord, il nucleo di ex leghisti migrato sotto le insegne forziste.
«Nessuna opa sulla Lega, abbiamo un’identità che si rifà al Ppe, ai moderati, ai liberalizza i riformisti», ha minimizzato Sorte, che comunque ha rilanciato la sfida anche sull’Autonomia differenziata: «Siamo il partito più autonomista, che tutela l’autonomia locale».
Meloni sta invece valutando le mosse con relativa calma. In lista come big dovrebbero esserci lei e pochi altri, per non lanciare mezzo governo in campagna elettorale.
L’obiettivo è quello di dare spazio ai candidati che possono approdare nell’Europarlamento e garantire piena lealtà alla linea di Fratelli d’Italia. «Daremo davvero spazi ai territori», è la posizione che filtra dal partito della premier. Che sembra una puntura di spillo a chi, come la Lega, sui territori ha fondato la propria ragione sociale.
(da editorialedomani.it)

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LA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO FA QUELLO CHE IL GOVERNO E’ INCAPACE DI FARE: I “CORRIDOI LAVORATIVI” PER MIGRANTI

Aprile 13th, 2024 Riccardo Fucile

300 INGRESSI DA LIBANO, ETIOPIA E COSTA D’AVORIO

“Partono da oggi in Italia grazie ad una iniziativa di Sant’Egidio con l’avallo dei ministeri degli Esteri, dell’Interno, e del Lavoro, i corridoi lavorativi: è un progetto sperimentale che si affianca al decreto flussi per unire la domanda di molti imprenditori italiani che cercano manodopera soprattutto nei paesi extra europei e per favorire questo aggancio tra imprenditori e lavoratori sulla base di una formazione che avviene nei paesi di provenienza, formazione sia lavorativo professionale sia della lingua italiana che sono due grandissimi strumenti di integrazione”. Così spiega Marco Impagliazzo, presidente della Comunità dopo la firma di questa mattina al Viminale.
Ingressi che vanno ad aggiungersi, ma con procedure molto più dirette e semplificate, a quelli previsti dal decreto flussi, al momento solo in via sperimentale. I primi arrivati saranno 300 e saranno distribuiti in Veneto, Lazio e Calabria.
“Le professioni più in sofferenza – aggiunge Impagliazzo – sono quelle a livello infermieristico, a livello del settore del turismo e dell’autotrasporto”.
I paesi di provenienza sono il Libano e poi l’Etiopia e la Costa d’Avorio. Il protocollo ha la durata di un anno.
A differenza di quanto accade per il decreto flussi, i 300 immigrati prescelti saranno formati nel loro Paese d’origine, riceveranno lezioni di italiano e arriveranno in Italia sapendo già dove andare con un’offerta di lavoro avanzata da aziende che, grazie all’intermediazione di Sant’Egidio, avranno modo di conoscere prima il profilo del lavoratore scelto.
(da agenzie)

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NAVALNY SFIDERA’ PUTIN PERSINO DALLA TOMBA: A OTTOBRE USCIRÀ “PATRIOT”, IL LIBRO DI MEMORIE DELL’OPPOSITORE NUMERO UNO DI “MAD VLAD” CHE IN ITALIA VERRÀ EDITO DA MONDADORI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI

Aprile 13th, 2024 Riccardo Fucile

YULIA NAVALNAYA HA EDITATO IL VOLUME CHE NON VERRÀ MAI PUBBLICATO IN RUSSIA: “QUESTO LIBRO TESTIMONIA L’INCROLLABILE IMPEGNO DI MIO MARITO NELLA LOTTA ALLA DITTATURA”

Aleksej Navalny non smette di sfidare il regime di Vladimir Putin nemmeno dalla tomba. L’oppositore russo morto lo scorso febbraio ad appena 47 anni nella colonia carceraria IK-3 dove stava scontando una pena di 19 anni, ha infatti lasciato un libro di memorie alle sue spalle. Un memoir a cui aveva iniziato a lavorare durante la convalescenza dall’avvelenamento del 2020 – quando gli misero un agente nervino nelle mutande.
Dove racconta la propria storia e la propria battaglia in prima persona: la giovinezza, l’attivismo, il matrimonio, la famiglia, l’impegno per la causa della democrazia e della libertà in Russia, minaccia costante per la superpotenza determinata a metterlo a tacere. Il libro sarà intitolato “Patriot” e verrà pubblicato a ottobre negli Stati Uniti edito da Knopf. Poi, a seguire, in altri paesi, tradotto in 11 lingue.
«Rappresenta davvero la sua ultima sfida al regime», ha affermato la vedova Yulia Navalnaya, in una dichiarazione dove si auspica anche che il tomo avrà un effetto galvanizzante per i suoi seguaci. «Questo libro non racconta solo la vita di Aleksej, ma testimonia il suo incrollabile impegno nella lotta contro la dittatura, una lotta per la quale ha dato tutto, compresa la vita», ha detto al New York Times che ieri riportava la notizia.
«Attraverso le sue pagine, i lettori conosceranno l’uomo che io ho amato profondamente: un uomo di profonda integrità e incrollabile coraggio. Condividere la sua storia non solo onorerà la sua memoria, ma ispirerà anche gli altri a difendere ciò che è giusto e a non perdere mai di vista i valori che contano veramente. Lo considero il suo vero testamento morale».
A editare il manoscritto è proprio Yulia. Sarà disponibile anche un’edizione in lingua russa, anche se difficilmente in quel Paese potrà trovare un editore.
(da agenzie)

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QUANTO VALE LA CAMPAGNA ACQUISTI DEL NOVE? UNA MONTAGNA DI SOLDI

Aprile 13th, 2024 Riccardo Fucile

AL VENERDÌ C’È “FRATELLI DI CROZZA” A MACINARE ASCOLTI, CONSACRANDO LA RETE TRA LE PIÙ VISTE DEL PRIME TIME… FABIO FAZIO È RIUSCITO A DIROTTARE IL SUO PUBBLICO SUL NOVE LA DOMENICA SERA…VA BENE “ONLY FUN – COMICO SHOW” CONDOTTO DA ELETTRA LAMBORGHINI E L’ACCESS PRIME TIME CON “DON’T FORGET THE LYRICS”, GAME SHOW CON GABRIELE CORSI CHE HA RIESUMATO IL KARAOKE… E ORA CON L’ARRIVO DI AMADEUS…

Grazie a un’oculata campagna acquisti, la Nove, l’emittente del gruppo Warner Bros Discovery sta riuscendo a coniugare alti ascolti e un’immagine di rete moderna. Al venerdì, per esempio, non ce n’è per nessuno: Maurizio Crozza, con il suo Fratelli di Crozza, porta puntualmente la Nove sul podio delle tre reti più viste in prime time.
Stessa storia la domenica sera, con Che tempo che fa: lo scippo eccellente di Fabio Fazio si è rivelato decisamente fruttuoso, perché gli spettatori non hanno certo abbandonato l’ex talk show della Rai. Basti pensare che a marzo, con l’intervista a Chiara Ferragni, Che tempo che fa ha sfiorato la media record dei 3 milioni di spettatori (precisamente 2,978) e il 14% di share.
La Nove si difende però bene anche nella fascia post tg grazie a Don’t forget the lyrics: un game, condotto da Gabriele Corsi, che ha riesumato il mito del karaoke, diventando un vero e proprio caso tv (mercoledì ad esempio ha registrato 554 mila spettatori e il 2,7% di share con un picco di ascolto pari a 629 mila spettatori). E ancora: è diventato un appuntamento fisso pure Only Fun – Comico show, il programma di cabaret condotto Elettra Lamborghini e i Panpers. Lanciato nel 2022, è arrivato a quota quattro edizioni.
In generale, il gruppo Warner Bros Discovery, di cui fa parte la Nove, è il terzo editore nazionale: nel 2023 (ultimo dato disponibile) aveva una media di share pari all’8,6% nelle 24 ore.
(da La Stampa)

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BERLUSCONI È MORTO E ANCHE IL SUO PATRIMONIO IMMOBILIARE NON STA TANTO BENE: “IDRA”, LA SOCIETÀ CHE POSSIEDE LE PRINCIPALI VILLE DI FAMIGLIA, CHIUDE IL BILANCIO 2023 CON UNA PERDITA DI 144 MILIONI DI EURO. L’ANNO SCORSO IL PASSIVO ERA DI SOLI 95 MILIONI

Aprile 13th, 2024 Riccardo Fucile

COSA È SUCCESSO? CI SONO STATE RETTIFICHE DI VALORE DI NATURA NON RICORRENTE PER 125,6 MILIONI, CHE HANNO RIDOTTO IL BILANCIO DA 412 A 287 MILIONI… I MAGGIORI ASSET SONO ARCORE (NON IN VENDITA) E VILLA CERTOSA

L’ Immobiliare Idra, la società dei Berlusconi che possiede le principali ville di famiglia come Arcore, Macherio e Villa Certosa in Sardegna, ha chiuso il bilancio 2023 con 144 milioni di perdita contro un passivo di 9,5 milioni dell’anno precedente.
Come mai un rosso così acceso? «Il risultato di esercizio – è scritto nel documento – è in gran parte riconducibile a rettifiche di valore di natura non ricorrente per 125,6 milioni di euro, operate per allineare i valori di carico di alcuni immobili alle indicazioni di valore ricevute da esperti del settore immobiliare e/o alle offerte di acquisto».
Ed è così che il valore di bilancio del patrimonio immobiliare (la voce contabile “Terreni e fabbricati”) si è ridotto da 412 milioni agli attuali 287. In quest’ultima cifra ci stanno «dentro» i due principali asset: Arcore che non è in vendita, e la Certosa che invece è sul mercato a un prezzo, presumibilmente, a partire dai 259 milioni della perizia chiesta nel 2021 dal Cavaliere al suo geometra di fiducia. Macherio invece è stata venduta per 25 milioni a Barbara mentre Pier Silvio dovrebbe rilevare Villa Grande a Roma.
Fuori dal perimetro della Idra era invece Villa Campari sul Lago Maggiore (faceva capo direttamente a Silvio Berlusconi) che è stata acquistata da Marina. Quello del 2023 è l’ultimo bilancio dell’Immobiliare Idra nell’attuale configurazione «distaccata» da Fininvest. Infatti la società finirà a breve sotto il controllo della Fininvest Real Estate.
(da Corriere della Sera)

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