Aprile 16th, 2024 Riccardo Fucile
UN BONIFICO DA UN MILIONE DI EURO, LE FATTURE RETRODATATE E I SOLDI DELL’EMERGENZA COVID USATI PER L’AUMENTO DI CAPITALE DI VISIBILIA
Una relazione di Bankitalia accusa Daniela Santanchè di aver falsificato i bilanci delle sue società. Che hanno ricevuto due prestiti dalla Banca Popolare di Sondrio per un totale di 2 milioni e 740 mila euro. Proprio su richiesta in un caso e con il supporto di una lettera della ministra del Turismo del governo Meloni. Con quei prestiti Santanchè è riuscita a ottenere fondi di garanzia da parte dello Stato. Dichiarando investimenti e pagamenti di fornitori mai effettuati. La relazione, insieme ad altre due firmate da Marco Pacini e Stefano Guarnieri di via Nazionale, è stata depositata l’11 aprile. Ed è finita agli atti dell’inchiesta di Milano in cui Santanchè insieme ad altri 16 amministratori del gruppo Visibilia è accusata di aver falsificato per sette anni i bilanci delle società.
Un bonifico da un milione di euro
La Stampa scrive che tra i vari bonifici ce n’è uno da un milione di euro. Effettuato a favore della D1 Partecipazioni di cui Santanchè è proprietaria al 90% e Visibilia al 10%. Secondo la relazione dopo il no alla richiesta di 3 milioni di euro di finanziamento Santanchè, come amministratrice unica, ha firmato la domanda di nuovo prestito «sostenendo falsamente» che la società fosse una start-up. Evitando così di dover presentare bilanci in perdita. E limitandosi a presentarne uno di previsione che si è rivelato irrealistico. Così Visibilia è riuscita a ottenere 2 milioni di euro di mutuo «assistito dal fondo pubblico per le Pmi gestito da Mediocredito Centrale, controgarantito da fondi comunitari». Allegando 103 fatture di investimenti da effettuare con i soldi garantiti all’80% dal fondo pubblico.
Fatture retrodatate
Ma le fatture erano tutte retrodatate. Alcune dal 2009 e dal 2010. I soldi sono finiti a Società Europea di Edizioni Spa (l’editrice de Il Giornale) e a Media Enterprise Spa (che porta in edicola il free press Metro). Quotidiani di cui Visibilia faceva la raccolta pubblicitaria. E ancora verso altre banche e la D1 Partecipazioni. Nel 2014 solo 390 mila euro sono stati usati per pagare i fornitori. Nel novembre 2020 poi è la Concessionaria a ricevere 740 mila euro di finanziamenti. Sempre dalla Popolare di Sondrio. E beneficiando della garanzia dello Stato per l’emergenza Covid-19. Anche qui la società veniva dichiarata start up. I soldi sono stati usati per l’aumento di capitale di Visibilia Editore Spa. E per ripianare la situazione debitoria nata prima dell’emergenza.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2024 Riccardo Fucile
“DOVETE CONVINCERE FIORELLO A RIMANERE”… ALLA FINE RIMARRA’ SOLO LEI E LA SUA CORTE DEI MIRACOLATI
Una telefonata da Palazzo Chigi dopo l’addio di Amadeus. Con
protagonisti la premier Giorgia Meloni e l’attuale direttore generale Giampaolo Rossi. E un argomento: Fiorello. Lui è l’ultima trincea di viale Mazzini. Anche se ha detto che con Amedeo Sebastiani non fanno mica tutto insieme. E che Discovery non si può permettere anche lui. Ricordando alla fine di essere libero, nel senso che «non ho mai fatto contratti con Mediaset, Sky… solo a progetto. Io posso decidere sempre». Ma per la presidente del Consiglio Fiorello sembra davvero l’ultima linea del Piave. E non perché da giovane Giorgia fu la tata della figlia Olivia. Anche se, avrebbe detto, forse questa antica frequentazione può far sì che possa intervenire in prima persona. Magari parlandoci lei.
«Ci parlo io…»
A parlare della telefonata di Giorgia Meloni a Giampaolo Rossi è oggi Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera. Rossi sarà presto l’amministratore delegato di viale Mazzini. E dovrà fare i conti anche con i veleni suscitati dall’abbandono del conduttore che ha fatto guadagnare tanti soldi alla Rai con Sanremo e gli altri suoi programmi. Ovvero 227 milioni di euro in cinque anni per la sola kermesse. Più i 40 dell’access prime time con Affari Tuoi. Ma, ricorda il quotidiano, andandosene il conduttore non ha smentito le voci circolate nei giorni scorsi. Ovvero quelle che registravano pressioni sulla presenza di Povia a Sanremo, sull’ospitata per Hoara Borselli, sul pranzo con Pino Insegno e sulla supervisione di Mogol ai testi. E che la Rai ha bollato come «false notizie». Amadeus ieri ha detto di aver avuto sempre autonomia in Rai. Ma nella stessa frase si è riferito soltanto a Lucio Presta e a sua moglie Giovanna Civitillo.
Le pressioni su Amadeus
«…senza che io abbia mai fatto alcuna richiesta per favorire i miei familiari o per escludere miei passati collaboratori, a dispetto di quanto è stato fatto circolare sulla stampa negli ultimi giorni», ha detto ieri. Il quotidiano aggiunge che Fiorello aveva e ha un grande feeling con l’attuale amministratore delegato Roberto Sergio. Che è un democristiano di razza, mentre Rossi viene da un’altra cultura. Quella di Giorgia, visto che è «il filosofo di Colle Oppio» che ragionava di Pasolini, Almirante e Tolkien. Fiorello sapeva tutto delle trattative con Nove dell’amico. Lo “stipendio” a Discovery, emerge oggi, sarà di 2,5 milioni di euro l’anno per quattro anni per un totale di dieci milioni. Mentre saranno un centinaio quelli che complessivamente investirà Warner Bros Italia nei progetti del conduttore. Che comprendono un programma quotidiano e un format musicale.
L’anno sabbatico di Fiorello
Secondo La Stampa invece Fiorello è intenzionato a prendersi un anno sabbatico dopo la fine di Viva Rai2!. Mentre altri grandi nomi di viale Mazzini sono pronti a salutare. Sigfrido Ranucci è ai ferri corti con la Commissione di Vigilanza Rai e i suoi scontri con Maurizio Gasparri potrebbero far saltare il banco. E il conduttore di Report potrebbe fare le valigie. Mentre Francesca Fagnani è corteggiata da Mediaset. Ma anche da Nove, che potrebbe così fare un en plein. Federica Sciarelli potrebbe salutare dopo lo “sgarbo” di Far West, trasmissione simile alla sua mandata in onda sulla Rai.
Sanremo
Infine c’è Sanremo. Che è della Rai fino al 2025, anno in cui scade la convenzione con il comune. Che costa alla tv pubblica 5 milioni l’anno, di cui 2,3 per l’affitto del teatro Ariston. La concorrenza si fa avanti, anche se le tv via satellite sembrano escluse perché il festival va trasmesso in chiaro. Il pericolo qui sarebbe sempre Mediaset. Intanto c’è anche confusione sulla conduzione del prossimo. I nomi più gettonati sono quelli di Carlo Conti e Paolo Bonolis. Poi ci sono Alessandro Cattelan e Stefano De Martino.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2024 Riccardo Fucile
LA RETE DEGLI ENTI CONTROLLATI IN CUI HA NOMINATO DIRIGENTI DI FDI, AMICI E FEDELISSIMI
Una gaffe, come quando parlando di femminicidi disse che «le donne non si dovrebbero toccare nemmeno con un fiore e invece tratterò un argomento che è quello della produzione dei fiori», e una nomina. Una provocazione, come quando si è sorpreso «del perché uno è convinto che pagare 30 euro per una bottiglia di vino a tavola, che dura un’ora, sia cosa normale, e quando dovesse pagare la stessa cifra per un litro d’olio lo vede come un furto con scasso», e ancora una nomina. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida nel secondo anno dell’era meloniana sui giornali è finito spesso per alcune sue uscite. Ma nel frattempo, senza fare molto clamore, ha ridisegnato la rete degli enti controllati del suo dicastero nominando dirigenti di FdI, amici della destra e fedelissimi. Nel governo lo chiamano «merito» perché, come ha detto la premier e cognata di Lollobrigida, Giorgia Meloni, «è finita l’era dell’amichettismo di sinistra». Ed ecco allora le carte del “merito” giocate dal cognato-ministro.
L’ultima arrivata nella galassia delle società pubbliche dove ha un ruolo il ministero dell’Agricoltura è la Acque del sud: nuova spa voluta dal governo Meloni per rimpiazzare il carrozzone dell’Eipli, l’ente per l’irrigazione in Puglia e Basilicata. Il presidente della neonata “stella” pubblica è Luigi Giuseppe Decollanz, avvocato pugliese coordinatore del partito Fratelli d’Italia a Bari, che il ministro aveva già indicato come commissario liquidatore dell’Eipli. E nel consiglio dovrebbe a breve arrivare anche Marco Renzi, capo segreteria di Lollobrigida.
All’Ismea, l’importante Istituto per i servizi al mercato agricolo, il presidente è Livio Proietti, ex segretario provinciale del Movimento sociale a Roma. Nell’ente Crea, che si occupa di ricerca nell’ambito dell’agricoltura, nel cda siede Giancarlo Righini, assessore regionale nel Lazio che cura, per volere di Arianna Meloni (moglie del ministro e al vertice del partito), anche i rapporti tra FdI e il governatore Francesco Rocca. A guidare l’ente Crea è stato scelto invece Andrea Rocchi, docente universitario vicino al ministro Orazio Schillaci, entrato nel governo su suggerimento di Lollobrigida.
Un ente che conta, e molto, è l’Agea: la cassaforte che eroga i finanziamenti alle imprese agricole. Lollobrigida al vertice dell’ente ha voluto Fabio Vitale, ex dirigente Inps che nelle Marche aveva scoperchiato la pentola dei “furbetti” del reddito di cittadinanza: uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Meloni. A proposito di Vitale: il suo nome è in pole per la successione del dimissionario Alessio Rocchi nella società Sin, anche questa controllata del ministero. Ma tornando in area Agea, in Agecontrol, società che si occupa del controllo dei prodotti dell’ortofrutta, è stato nominato amministratore Lorenzo Giachini, in passato collaboratore dell’ex sottosegretario Antonio Buonfiglio di Alleanza nazionale. Nel cda di un’altra sigla della galassia ministeriale dell’agricoltura, la Agricat, siede invece Massimo Tabacchiera, manager noto alla destra romana essendo stato presidente dell’Atac durante le giunte Alemanno. Il ministro cognato d’Italia ha poi nominato il suo vicecapo di gabinetto, Donato Monaco, a presidente di Unirelab, la società del ministero che cura i controlli antidoping nel mondo dell’ippica.
Nomine e scelte di area che in poco più di un anno e mezzo di governo hanno consentito al ministro di completare la sua rete in tutti gli enti controllati. Il merito non è stato proprio il “faro” nelle decisioni: la vicinanza sì, eccome. Come quella dei suoi consulenti, gratuiti, che dal ministero fanno la spola con il parlamento: il deputato di FdI Angelo Rossi e l’ex deputato, di Fdi chiaramente, Dario Bond.
(da La Repubblica)
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Aprile 16th, 2024 Riccardo Fucile
PROLISSO COME IL PARENTE REAZIONARIO CHE TI TROVI ALLA CENA DI NATALE
Vedi Vannacci e poi muori? Si ma di noia. Me ne sono accorto
la scorsa settimana andando a Pistoia per assistere a una conferenza del chiacchieratissimo generale. Non chiedetemi perché, l’ho fatto e basta, volevo vedere da vicino il fenomeno mediatico più nazionalpopolare dell’ultimo anno.
L’arrivo prometteva bene: mezzi dei carabinieri e della polizia (letteralmente decine di agenti), con aggiunta della municipale; un dispiegamento di forze che nemmeno un capo di Stato.
Poi la triste realtà: nella struttura che ospitava l’evento molti anziani in carrozzina scortati dalla Misericordia locale e un sacco di polizia in borghese. Sembrava una gita del reparto di geriatria, con tutto il rispetto per la categoria.
Al cancello una sorta di bodyguard con i Ray-Ban a specchio, segnava i nomi di chi entrava su un foglietto volante. Così, un po’ a voler sembrare seri ma senza esserlo davvero. Contestatori, centri sociali etc? Nessuno.
Beh, visto da vicino Vannacci è molto chiaro. Esiste solo perché la sinistra e la stampa lo hanno fatto esistere, demonizzandolo e parlandone di continuo. Contenuti: zero. Posizioni: vaghe, mai nette. Parla come lo zio destrorso alla cena di Natale che si lancia andare a qualche gaffe.
Uno si aspetta di andare a sentire Vannacci e trovarsi a una sorta di raduno di fan di Trump che sparano in aria…Macchè. Vannacci è quasi democristiano, non si sbilancia mai, è prolisso e viene adulato in modo quasi imbarazzante dal conduttore della tv locale agli uomini col borsello e le Hogan che gongolano ad ogni sua battuta.
La destra può anche candidarlo perché gli porterà (forse) voti, ma sa di una fiamma che si spegne subito dopo il clamore mediatico.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2024 Riccardo Fucile
LA DITTATURA DI UNA MINORANZA SULLA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI
Il sospetto è forte. E si va facendo sempre più forte in vista delle europee, che sono un bel busillis e un banco di prova.
Ma la maggioranza dice che, se la maggioranza è maggioranza, qualcosa dovrà pur contare.
Quindi ha approvato un salvacondotto per i governanti affinché non abbiano restrizioni di tempo sulle reti radiotv pubbliche in campagna elettorale per il voto dell’8 e 9 giugno. Il ragionamento è stato: è diritto dei governati, cioè dei cittadini, sapere per filo e per segno cosa è stato fatto e cosa si farà per loro. Ma se l’è visto di fatto bocciare dall’Agcom, che ha ricordato i termini di legge sulla par condicio.
Non ci sarà perciò un Matteo Salvini che mette il primo mattone di qualcosa da qualche parte, e abbia tempi e spazi d’informazione in più in Rai? Non dovrebbe. A meno di non rischiare una bella multa.
A fare da “baco” nella forzatura di maggioranza (ma Maurizio Gasparri si è autodefinito “pacificatore”), ci si è messa Forza Italia, che non aveva interesse a consentire al governo di strafare e ha ricordato la legge sulla par condicio.
Altro esempio di maggioranza strabordante ogni regola è stato il salario minimo. Presentata dalle opposizioni la misura di un salario minimo legale a 9 euro l’ora, era in aula alla Camera nel mese di luglio scorso. Poi il governo votò un rinvio di tre mesi, quindi parere del Cnel, ritorno in commissione Lavoro, infine approvazione di un emendamento sostitutivo del disegno di legge per trasformarlo in delega al governo. E tanti saluti al salario minimo che la maggioranza non vuole. Da qualche parte la delega giace.
Sulla sbandieratissima autonomia leghista si va a colpi di acceleratore. Il federalismo “ à la carte”, ovvero ogni Regione si prende le competenze che vuole delle 23 a disposizione (dalla scuola alle reti di energia alle infrastrutture), è in corsa contro il tempo per approdare nell’aula della Camera il 29 di aprile. Data simbolica, prima che finisca il mese.
Ma sempre in base a un accordo di maggioranza – al di là delle rimostranze dell’opposizione – l’approvazione definitiva dell’autonomia potrebbe slittare immediatamente dopo le europee. Anche perché pure il premierato, orgoglio meloniano, è in mezzo al mare parlamentare. Resta il fatto. La tendenza della destra a far sentire la voce del padrone, che la si chiami dittatura della maggioranza o solo “faccio come mi pare e chissenefrega”, è inesauribile.
(da La Repubblica)
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Aprile 16th, 2024 Riccardo Fucile
EVACUATO ANCHE IL PARLAMENTO
La borsa di Copenaghen è crollata questa mattina a seguito di
un incendio. Uno degli edifici simbolo della capitale danese è stato distrutto dalle fiamme, divampate intorno alle 8 del mattino.
§Circa un’ora dopo, la torre con i Dragoni che lo sovrastava è collassata, distruggendo l’edificio, in un boato che ha lasciato sconvolti tutti quanti hanno assistito.
Decine di uomini e mezzi dei vigili del fuoco sono intervenuti sul posto, insieme all’esercito. Nei pressi dell’incendio si sono ritrovati centinaia di Danesi sconvolti da quanto successo. Sono stati anche evacuati il Parlamento e il governo del paese scandinavo, che si trovano a cento metri di distanza dalla borsa. Non è ancora chiaro quale siano state le cause dell’incendio.
Sui social molti politici danesi sono intervenuti con messaggi di cordoglio, piangendo la distruzione di uno degli edifici più antichi e importanti del Regno. Anche a seguito del crollo, le fiamme non sono state ancora domate. Sono ben visibili mentre languiscono l’interno del complesso. La borsa era da mesi sottoposta a un importante processo di ristrutturazione, ed è tuttora circondata dalle transenne. Nel frattempo, una enorme colonna di fumo nero si erge dal complesso, con i pompieri che stanno cercando di domarla con gli idranti.
“Borsen” in danese – era stata costruita a metà del 1600 per volontà di Cristiano IV di Danimarca, uno dei più importanti re della storia danese che aveva avviato un massiccio pacchetto di opere pubbliche per aumentare il blasone della capitale del suo regno sorge in pieno centro, sull’isola di Christiansborg.
(da agenzie)
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