Destra di Popolo.net

L’ANTITRUST HA AVVIATO 11 PROCEDIMENTI PER “PRATICHE SCORRETTE” NEI CONFRONTI DEI BIG DELL’ENERGIA

Aprile 18th, 2024 Riccardo Fucile

QUATTRO MILIONI E MEZZO DI UTENTI SONO STATI DANNEGGIATI DA MODIFICHE UNILATERALI DEI CONTRATTI DI FORNITURA DI LUCE E GAS ED AUMENTI VERTIGINOSI DELLE BOLLETTE… AZIONI CHE, NELL’ULTIMO ANNO, SONO COSTARE ALMENO UN MILIARDO DI EURO AGLI ITALIANI

Le pratiche aggressive delle società energetiche, con decine di migliaia di modifiche unilaterali dei contratti di fornitura di luce e gas ed aumenti vertiginosi delle bollette, nell’ultimo anno sono costate all’utenza almeno un miliardo di euro, ha stimato il Garante del mercato e della concorrenza Roberto Rustichelli nella sua relazione annuale presentata ieri.
In tutto l’Antitrust ha avviato 11 procedimenti, denunciando pratiche scorrette: quelli che si sono chiusi con impegni hanno consentito il ripristino delle condizioni iniziali di contratto a favore di 500.000 consumatori ai quali sono stati restituiti oltre 115 milioni di euro.
Le condotte oggetto di procedimenti chiusi con accertamento dell’illecito hanno invece interessato 4,5 milioni di consumatori e micro-imprese col miliardo e più di danni stimati in via prudenziale dall’Agcm.
Il Garante ha infatti rilevato una serie di «condotte illegittime, che in una fase già segnata da importanti tensioni inflazionistiche, possono acuire la vulnerabilità economico finanziaria delle fasce più deboli».
Su 11 istruttorie aperte 6 si sono concluse con un accertamento degli illeciti (e 15 milioni di euro di sanzioni) e 5 con accoglimento degli impegni. Nei confronti di Enel Energia, Eni Plenitude, Acea Energia, Dolomiti Energia, Edison Energia e Iberdrola Clienti Italia è stata accertata l’adozione di pratiche commerciali aggressive volte a condizionare i consumatori ad accettare modifiche unilaterali peggiorative dei prezzi di luce e gas.
In particolare, è risultato che Enel Energia e Eni Plenitude hanno modificato unilateralmente i prezzi, sfruttando la clausola contrattuale secondo la quale, dopo la scadenza dell’offerta, avevano la facoltà di prorogare le tariffe «fino a nuova comunicazione».
Acea Energia e Dolomiti Energia hanno invece proceduto all’applicazione di un termine di preavviso anticipato, inviando più di 350 mila comunicazioni di modifica unilaterale dei prezzi.
Gli altri procedimenti avviati nei confronti di A2A, Hera, Engie, E.ON e Iren sono stati chiusi invece accogliendo di una serie di impegni che l’Autorità ha ritenuto idonei a superare le criticità emerse
(da agenzie)

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IN CISGIORDANIA I COLONI SONO LA VARIABILE IMPAZZITA NELLA CRISI MEDIORIENTALE: OGNI GIORNO SI CONTANO ATTACCHI CRIMINALI CONTRO I VILLAGGI DEI PALESTINESI

Aprile 18th, 2024 Riccardo Fucile

NEGLI ULTIMI SEI MESI I MORTI SAREBBERO 500, MA GLI ATTACCHI RIMANGONO IMPUNITI E IL GOVERNO ISRAELIANO FOMENTA LE ASPIRAZIONI DEI COLONI, PIANIFICANDO NUOVI INSEDIAMENTI

Dici «coloni ebrei» e immediatamente riveli un universo fatto di estremismo nazionalista e religioso montante. Una variabile impazzita nella crisi mediorientale, alimentata da fanatici che, in nome della legittimità derivante dall’auto-dichiarato status di «vittime universali» e dal messianismo del «ritorno alla terra dei padri», motiva ogni tipo di violenza e abuso ai danni della popolazione palestinese.
Sono mezzo milione (oltre ai 250.000 che vivono nelle zone annesse da Israele a Gerusalemme est) e tra loro i più radicali non superano i 100.000, ma il loro numero è in crescita dopo l’eccidio del 7 ottobre, con una forte componente di neo-immigrati, specie dalla diaspora Usa.
Ormai non passa giorno che dalla Cisgiordania non giungano notizie di attacchi di coloni contro i villaggi palestinesi nella totale impunità, che comprendono violenze e minacce per scacciare i beduini, strade chiuse in modo del tutto arbitrario, sradicamento metodico di uliveti e piantagioni, danni alle fonti idriche, abitazioni bruciate e persino ferimenti e assassinii di civili con armi da guerra.
Secondo il ministero della Sanità dell’Autorità palestinese a Ramallah, i civili uccisi da soldati e coloni negli ultimi 6 mesi sarebbero quasi 500, i feriti migliaia. Il governo israeliano attuale fomenta le aspirazioni dei coloni e, pur in questo periodo di guerra a fronte dell’amministrazione Biden che chiede moderazione, continua a pianificare nuovi insediamenti al cuore di quelle stesse regioni che dovrebbero fare parte di un ipotetico Stato palestinese.
C’è di più. Negli ultimi anni le organizzazioni dei coloni più radicali hanno infiltrato i quadri alti dell’esercito e ora interferiscono nella catena di comando. Ci sono alti ufficiali, anche inquadrati nei battaglioni che operano a Gaza, che pare si facciano pochi problemi a «coprire» i soldati troppo violenti. Anzi, spesso sono loro stessi ad aizzarli.«Per molti di loro l’operazione a Gaza è diventata la prova generale per svuotare tutti i territori occupati nel 1967 della loro popolazione araba», hanno scritto i maggiori editorialisti del quotidiano liberal israeliano Haaretz.
L’amministrazione Usa è spaventata: preme su Netanyahu affinché li controlli, ma sa bene che lui stesso dipende da loro per la sua sopravvivenza politica.
I diplomatici europei non sanno che fare, divisi tra la solidarietà allo Stato ebraico dopo l’eccidio del 7 ottobre e la necessità di bloccare un movimento che ormai boicotta ogni possibilità di pace e minaccia le radici della democrazia israeliana. Un recente rapporto di Human Rights Watch accusa i coloni di avere commesso una sorta di pulizia etnica contro «centinaia di beduini» scacciati dalle loro terre nella valle del Giordano in autunno
«Almeno 7 comunità sono state espulse dopo il 7 ottobre», specifica. Il Guardian denuncia la scelta israeliana di intensificare la costruzione di migliaia di abitazioni per gli ebrei nelle zone occupate di Gerusalemme est e proprio nel cuore di quartieri densamente popolati dai palestinesi come Beit Safafa e Ras el Amud. Il giornale britannico cita l’organizzazione umanitaria israeliana Bimkom, che riporta che alcuni dei progetti erano nell’aria da tempo, ma sono stati approvati «solo poche ore dopo l’attacco di Hamas». Il disegno politico che li sottintende resta quello delle destre nazionaliste di impedire la nascita di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme est. L’approvazione finale dei progetti edilizi sarebbe avvenuta il 4 gennaio .
(da il Corriere della Sera)

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TAGLIATI 32.500 POSTI LETTO NEGLI OSPEDALI DAL 2020 AL 2022

Aprile 18th, 2024 Riccardo Fucile

OLTRE 11.000 MEDICI HANNO LASCIATO LE STRUTTURE PUBBLICHE FRA IL 2019 E 2022

Dal 2020 al 2022 negli ospedali italiani sono stati tagliati 32.500 posti letto e fra il 2019 e il 2022 oltre 11.000 medici hanno lasciato le strutture pubbliche.
Diminuiscono anche i nosocomi: in 10 anni ne sono stati chiusi 95 (9%).
E le risorse sono sempre meno: nel 2024, il finanziamento del Fondo sanitario è aumentato in termini assoluti rispetto al 2021 ma è diminuito rispetto al Pil ed è eroso dall’inflazione.
I dati sono presentati dalle 75 Società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari (FoSSC), che chiedono al governo una “grande riforma strutturale e misure urgenti per salvare il Ssn. A rischio le cure per tutti”.
In appena due anni, durante l’emergenza Covid, rileva il coordinatore del Fossc (Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri ed Universitari Italiani) Francesco Cognetti, il numero dei posti letto “è diminuito, e ne sono stati tagliati 32.508: nel 2020 erano 257.977, ridotti a 225.469 nel 2022.
Si stima che, negli ospedali italiani, manchino almeno 100mila posti letto di degenza ordinaria e 12mila di terapia intensiva”.
Ed ancora: “l’età media dei medici è sempre più elevata, con ben il 56% che ha più di 55 anni rispetto al 14% della Gran Bretagna, ed entro il 2025, andranno in pensione 29.000 camici bianchi e 21mila infermieri, senza un sufficiente inserimento di nuovi professionisti, e sempre più giovani, formati a spese dello Stato (circa 150mila euro ognuno) vanno all’estero, dove ricevono stipendi anche tre volte superiori”.IN 10 ANNI SONO STATI CHIUSI IL 9% DEI NOSOCOMI
Diminuisce anche il numero dei nosocomi: in 10 anni ne sono stati chiusi il 9%. Nel 2012 erano 1.091, nel 2022 sono calati fino a 996, con una riduzione più consistente per quelli pubblici (67 in meno, da 578 a 511). Non solo. Nel 2024, afferma, “il finanziamento del Fondo sanitario nazionale è aumentato in termini assoluti rispetto al 2021, ma è diminuito rispetto al Pil, e queste risorse sono state in larga parte utilizzate per aumenti contrattuali irrisori del personale, che non sono in grado di contenere l’esodo dei medici”.
I LIVELLI LEA NON SONO RISPETTATI IN 12 REGIONI SU 21
Oggi in conferenza stampa a Roma, nella sede della rappresentanza in Italia del Parlamento e della Commissione Europea, la Fossc denuncia la situazione critica del Ssn: “E’ indispensabile il potenziamento degli ospedali”, è la richiesta delle società scientifiche. Cognetti sottolinea inoltre che “i Livelli essenziali di assistenza Lea, cioè le cure considerate fondamentali, non sono rispettati in 12 Regioni su 21. E si tratta – precisa – dei Lea attualmente in vigore che risalgono addirittura al Dpcm 29 novembre 2001, aggiornati con il Dpcm 12 gennaio 2017, ma mai attuati”.
(da agenzie)

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COME HA FATTO UNO DEI CRIMINALI PIU’ RICERCATI DI NEW YORK AD ARRIVARE IN PIAZZA SAN PIETRO, A ROMA, CON TRE COLTELLI? FORSE LA POLIZIA DI PIANTEDOSI ERA IMPEGNATA ALLA SAPIENZA?

Aprile 18th, 2024 Riccardo Fucile

MOISES TEJADA, 54ENNE AMERICANO, NEGLI USA È CLASSIFICATO COME “ESTREMAMENTE VIOLENTO”: È RIUSCITO A PARTIRE DA NEW YORK E ATTERRARE A ROMA: COME È STATO POSSIBILE CHE NESSUNO SI SIA ACCORTO DI CHI FOSSE?… TEJADA E’ STATO FERMATO IN VATICANO, PER CASO

Cosa ci faceva un americano armato come un macellaio a Roma? Cosa ci faceva uno dei più pericolosi e ricercati criminali dello Stato di New York, nella top twelve dei “most wanted”, armato sino ai denti a Piazza San Pietro e arrivato direttamente dall’Ucraina? Moises Tejada, cinquantaquattrenne statunitense, negli Usa è “classificato come estremamente violento”, così è scritto sul sito del New York State Department of Corrections and Community Supervision’s Office of Special investigations.
Le avvertenze che compaiono sulla pagina governativa sono corredate da una sua foto, con le indicazioni di peso, altezza, data di nascita e segni particolari seguiti da un altro monito: se lo vedete chiamate subito le forze dell’ordine, non cercate di fermare questi soggetti da soli poiché sono particolarmente pericolosi.
I nostri poliziotti, ispettorato Vaticano, l’hanno notato mercoledì 10 aprile in Italia, nell’Urbe. Non un giorno qualsiasi, poiché piazza San Pietro era affollatissima per l’udienza generale del Papa.
Gli agenti senza sapere chi fosse, grazie anche al loro intuito, non gli hanno mai levato gli occhi di dosso, nemmeno per un secondo, fino a decidere di fermarlo e, infine, perquisirlo. L’istinto aveva dato loro ragione.
La scoperta delle armi che hanno trovato addosso all’americano gli ha lasciati interdetti: perché andare in giro con tre coltelli, uno con la doppia lama, da venti centimetri ciascuno?
Per farne cosa? Ma questa è solo l’ultima parte di questa storia, e questi sono solo alcuni degli interrogativi intorno alla strana figura di Tejada che, ha spiegato ai magistrati che ne hanno disposto l’arresto, di essere arrivato dal fronte ucraino, in guerra contro i russi.
Ma partiamo dall’inizio. Moises Tejada è planato sull’Urbe una decina di giorni fa, così hanno potuto verificare gli investigatori attraverso l’analisi del passaporto, dalla Moldavia dove era da poco arrivato da Kiev. In commissariato, in manette, con l’accusa di porto abusivo d’armi e resistenza, gli agenti hanno scoperto che negli Usa, precisamente nello stato di New York, è considerato un “most wanted”.
Insomma, più che un criminale tutto tondo, una persona fuori controllo degna però di essere inserita tra i maggiori ricercati dello Stato. A questo punto investigatori e inquirenti si sono domandati: come mai uno degli uomini più ricercati a New York è riuscito a lasciare il Paese in aereo e dirigersi a Kiev?
A febbraio del 2022 ha abbandonato gli Usa e si è diretto in Ucraina (come emerge dal suo passaporto) dove ha spiegato ai magistrati di aver combattuto, gli ha perfino mostrato delle foto in mimetica, armato di pistole e fucili.
(da agenzie)

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VOLANO GLI STRACCI TRA LEGA E FORZA ITALIA IN REGIONE VENETO: GLI AZZURRI FUORI DALLA MAGGIORANZA DI ZAIA

Aprile 18th, 2024 Riccardo Fucile

LE PAROLE DI TAJANI SULL’AUTONOMIA NON SONO PIACIUTE A ZAIA CHE HA SBATTUTO FUORI TRE CONSIGLIERI DI FORZA ITALIA

“Sull’autonomia non c’è nessuna frenata”, e “se a livello nazionale qualcuno interpreta l’azione in Parlamento con la parola ‘vigileremo’, io la voglio interpretare come la volontà di fare bene”, dice il presidente del Veneto, Luca Zaia.
Ma in realtà le parole del segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, (“Vigileremo sull’Autonomia”) hanno avuto conseguenze. Gli azzurri sono stati cacciati dalla maggioranza di centrodestra. Scintille tra Lega e FI in Veneto a un mese e mezzo alle elezioni europee e amministrative.
Da questa settimana, dunque, i tre consiglieri regionali forzisti sono usciti dalla maggioranza. Non ci sono assessori azzurri nella giunta Zaia e tenuta della coalizione sembra tenere.
Ma a livello politico la spaccatura è ormai evidente. A far accendere la miccia e le polemiche sarebbe stata la frase del vicepremier Antonio Tajani: “Vigileremo sull’autonomia”. Parole che Zaia non ha gradito: “Il Parlamento è sovrano. Lo è nella tempistica e nelle modalità di trattazione. L’autonomia è un progetto costituzionale, riconosciuto da una sentenza della Corte e un progetto, di trasparenza estrema, per il quale ci vuole rispetto nei confronti di chi è andato a votare, tra cui 2 milioni e 328 mila veneti. Attendiamo il Parlamento”, ha commentato il governatore veneto.
A rincarare la dose e a far salire ancora di più la tensione tra i due partiti alleati sono state le parole di Flavio Tosi, deputato e coordinatore veneto di Forza Italia: “Sull’autonomia abbiamo lavorato a un testo equilibrato condiviso da Meloni, Tajani e Salvini, quindi anche dalla Lega. Testo che diventerà legge e su cui nessun partito di maggioranza, men che meno noi, ha presentato emendamenti. Anzi è proprio Forza Italia la garante dell’autonomia, perché partito nazionale che esprime presidenti di regione sia al nord che al sud e non pone questioni di contrapposizione territoriale – ha precisato Tosi – Perciò non si capisce la polemica sterile e immotivata di Zaia, che strepita senza un perché. Non so, forse Luca si sente politicamente in difficoltà, però ultimamente tende a perdere le misure… Gli è capitato anche sul fine vita, quando ha alzato la tensione nella sua maggioranza e ha fatto naufragare la proposta di legge…”.
A ogni modo, per Tosi, “contano i fatti e non le chiacchiere. Se in Veneto c’è stato il referendum è grazie a Forza Italia, che presentò il disegno di legge che sbloccò la consultazione. Ricordo invece che quello della Lega fu cassato perché incostituzionale. E se oggi, dopo quasi sette anni dal referendum, siamo davvero vicini al traguardo, è grazie a noi e alla maggioranza parlamentare di centrodestra che sostiene il governo Meloni, governo nel quale il nostro segretario Tajani è vicepremier e ministro”.
Ora il deputato e coordinatore veneto di Forza Italia sminuisce la decisione del governatore leghista: “Noi non siamo mai stati coinvolti nella maggioranza di Palazzo Balbi, perché per decisione di Zaia Forza Italia non ha nessun assessorat. Una scelta, quella di Zaia che rompe clamorosamente con la storia del centrodestra. Infatti, quando i rapporti di forza erano invertiti, Berlusconi e Forza Italia hanno sempre riconosciuto a ciascun alleato, grande o piccolo che fosse, dignità e rappresentanza. Noi invece oggi non siamo rappresentati in Giunta e non esprimiamo nemmeno una presidenza di Commissione in Consiglio regionale”.
(da agenzie)

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LA MAGGIORANZA SI SPACCA SULL’ABORTO: META’ DEL GRUPPO DELLA LEGA ALLA CAMERA SI ASTIENE SUI PRO-LIFE NEI CONSULTORI VOLUTI DA FDI

Aprile 18th, 2024 Riccardo Fucile

PD HA BUON GIOCO: “GOVERNO CONTRO LE DONNE”

La Camera ha respinto con 93 voti favorevoli, 117 contrari e 18 astenuti l’ordine del giorno presentato dal Pd al decreto Pnrr con il quale i dem chiedevano di assicurare che l’emendamento presentato da FdI sull’aborto (che prevede la presenza dei comitati Pro Life nei consultori) non creasse nessuna limitazione alla piena attuazione della legge 194.
Dai tabulati, però, emerge una spaccatura nella maggioranza.
Ben 15 dei 37 deputati leghisti presenti si sono astenuti sul testo presentato dai dem, compreso il capogruppo Riccardo Molinari.
Che spiega: “Sui temi etici abbiamo lasciato libertà di coscienza e quindi c’è stato chi ha seguito le indicazioni del governo e chi si è astenuto”.
Tra i 18 astenuti figura anche il deputato di FI Paolo Emilio Russo, insieme a Giuseppe Castiglione di Azione, Dieter Steger del Misto e i leghisti Laura Ravetto, Edoardo Ziello, Giorgia Andreuzza, Davide Bellomo, Davide Bergamini, Ingrid Bisa, Vanessa Cattoi, Rebecca Frassini, Andrea Giaccone, Dario Giagoni, Simonetta Matone, Giovanna Miele, Tiziana Nisini, Attilio Pierro.
“Non ci stupisce” il parere negativo del governo all’odg, che “chiedeva di assicurare la piena attuazione della 194 affinché non venisse ridotto il diritto delle donne ad accedere all’interruzione di gravidanza. Governo e maggioranza hanno gettato la maschera”, ha detto nell’Aula della Camera la deputata dem Ilenia Malavasi dopo che il governo ha ribadito il parere negativo all’ordine del giorno, poi bocciato, di cui ieri aveva chiesto l’accantonamento.
“Cosa vi hanno fatto di male le donne? Avete smantellato Opzione Donna, aumentato l’Iva su prodotti infanzia e assorbenti, tolto i vincoli di occupazione femminile e giovanile dal Pnrr, oggi i bonus nidi sono bloccati. Il tema della natalità non si affronta attaccando la 194”, ha continuato Malavasi che ha puntato il dito contro “un attacco continuo alla libertà di scelta delle donne”.
Accorato intervento in Aula della deputata democratica Michela Di Biase. La dem definisce quella della maggioranza “una vera e propria tortura psicologica” nei confronti delle donne che vogliono o vorrebbero praticare l’aborto.
“Se veramente volete così tanto la piena applicazione della legge 194 – afferma Di Biase, capogruppo Pd in commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza – cosa fortemente voluta anche dal Pd, allora perché vi accanite solo su questo punto e non vi focalizzate anche su tanti altri punti della legge che vengono completamente disapplicati? Perché non investite risorse per completare la rete dei consultori? Perché non sentite l’esigenza di lavorare sull’obiezione di coscienza? A queste domande la maggioranza non risponde perché l’obiettivo principale e la vera volontà è quella di torturare le donne psicologicamente, dovreste aiutarle le donne alla pratica dell’aborto e non ostacolarle”.
(da agenzie)

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IL FOGLIO: “ILARIA SALIS HA ACCETTATO LA CANDIDATURA CON AVS”

Aprile 18th, 2024 Riccardo Fucile

L’INSEGNANTE OGGI DOVREBBE FIRMARE I DOCUMENTI IN CARCERE…SARA’ CAPOLISTA NEL NORD-OVEST

Non una candidatura qualunque, ma il posto da capolista nella circoscrizione del Nord-Ovest.
Il Foglio torna oggi, 18 aprile, sull’indiscrezione che vorrebbe Ilaria Salis pronta ad accettare l’inserimento in lista con Alleanza verdi sinistra. Anzi, Salis «ha accettato», scrive Simone Canettieri, anticipando che la firma dei documenti necessari alla candidatura alle Europee avverrà oggi stesso, nel carcere di Budapest. Dovrebbe essere il corpo diplomatico italiano a occuparsi dell’autenticazione. Da quanto risulta al Foglio, «le procedure burocratiche, già avviate nei giorni scorsi, si concluderanno oggi pomeriggio».
Salis si trova reclusa nel carcere di Budapest e sarà il corpo diplomatico italiano, spiegano al Foglio fonti di Sinistra italiana incrociate con altre del governo, ad autenticarle oggi la firma per l’accettazione della candidatura. Per lei è il pronto il posto di capolista nel nord ovest. Fonti diplomatiche confermano a questo giornale che l’iter è partito da giorni e che oggi si concluderà. Anche il Pd, per cercare di farla uscire dal carcere, ha tentato nelle settimane scorse di proporle la corsa nelle liste dem, ma il tentativo è sfumato. Oggi la svolta.
(da Il Foglio)

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IL SENATORE LEGHISTA CENTINAIO PICCHIA DURO: “NEL MERIDIONE C’È UN PROBLEMA DI SELEZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE” (IL PROGETTO SALVINIANO DI ESPANSIONE DEL CARROCCIO NEL MEZZOGIORNO STA FALLENDO)

Aprile 18th, 2024 Riccardo Fucile

A INGUAIARE IL CAPITONE C’E’ANCHE L’INCHIESTA CHE HA TRAVOLTO IL RAS CATANESE LEGHISTA LUCA SAMMARTINO

«Le nostre chat ribollono: mi saranno arrivate decine di messaggi indignati», dice a fine serata Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato e volto storico della Lega. Sdraiato su una poltrona, prima di entrare negli studi di Metropolis, Centinaio ha poca voglia di parlare ma sul tema del giorno non si sottrae. Domanda: c’è un problema di selezione della classe dirigente nel Sud? Il big del Carroccio allarga le braccia: «Beh, è evidente».
Va così, in queste ore di tumulto attorno alla corte di Matteo Salvini. Nelle stanze del gruppo parlamentare della Camera non si parla d’altro che dell’inchiesta che ha travolto il ras catanese del voto Luca Sammartino. Con l’oggettivo imbarazzo legato al fatto che quelle stanze sono frequentate anche da Valeria Sudano, deputata della Lega e compagna di vita di Sammartino.
Andrea Crippa e Claudio Durigon, fedelissimi di Matteo Salvini, timidamente, alludono a una giustizia a orologeria, alla “strana coincidenza” di un provvedimento giunto alla vigilia delle Europee.
Ma si fa fatica a nascondere un dato acclarato: il progetto salviniano di espansione della Lega nel Meridione sta fallendo. Allo stesso tempo il Nord, vittima di un’emorragia di consensi, ormai è in rivolta, si sente abbandonato, si ritrova nelle bordate del vecchio capo Umberto Bossi: «Non mi pare che Salvini abbia mostrato attenzione per la questione settentrionale: alla Lega serve un nuovo leader». Sottovoce, ma neppure tanto, esponenti di primo piano del partito negli ultimi giorni avevano mostrato perplessità per le ultime manovre volte, tra l’altro, ad arruolare il democristianissimo molisano Aldo Patriciello, poi le trattative (fallite) con l’Mpa di Raffaele Lombardo. Il caso Sammartino ha fatto traboccare il vaso.
E sì che il viaggio verso il Meridione del Carroccio aveva premiato Salvini, contribuendo al clamoroso 34 per cento delle Europee 2019. Quell’operazione è stata possibile grazie al massiccio reclutamento di esponenti della vecchia classe dirigente (o i loro eredi), spesso e volentieri con guai giudiziari. Un peccato originale che si è ripetuto in ogni regione. Fino a trasformarsi in un boomerang.
(da La Repubblica)

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UNA FARMACIA DI TROPPO, IL CARABINIERE CORROTTO E UNA CANDIDATA PD DA AIUTARE: TUTTE LE ACCUSE AL LEGHISTA SAMMARTINO

Aprile 18th, 2024 Riccardo Fucile

L’ESPULSO DALLA LEGA ATTACCA SALVINI: “LO AVEVO AVVISATO DEL PERICOLO SAMMARTINO, NON MI HA PIU’ RISPOSTO AL TELEFONO”

Nell’ordinanza del tribunale di Catania il nome di Luca Sammartino compare più di un migliaio di volte. Il giudice Carla Aurora Valenti lo ha sospeso per un anno dai pubblici uffici. L’odontoiatra diventato assessore e vice-governatore della Regione Siciliana è indagato per la quarta volta, dopo aver portato a casa 66 mila preferenze ed essere passato negli anni dall’Udc al Partito Democratico e poi da Italia Viva alla Lega. E secondo un pentito ha incontrato Vito Romeo, affiliato della cosca Santapaola-Ercolano.
Ma nelle carte non c’è solo questo. Sammartino è accusato di aver cercato e trovato un accordo con Mario Ronsisvalle per far confluire voti alle elezioni europee 2019 a Caterina Chinnici, candidata del Partito Democratico (estranea all’indagine). E di aver corrotto un carabiniere per farsi bonificare l’ufficio e ricevere informazioni riguardo alle indagini su di lui.
La farmacia di troppo
Tutto comincia da una farmacia di troppo. A Tremestieri Etneo ce ne sono sette e ce ne vorrebbero sei. Soprattutto secondo Ronsisvalle, che è titolare di una di queste e vede come il fumo negli occhi l’apertura della settima nel territorio. E allora chiede al sindaco Santi Rando, a Giuseppe Monaco, a Pietro Alfio Cosentino e proprio a Sammartino di cancellare una delibera che decide l’apertura di un nuovo esercizio in zona Ravanusa-Parco Cristallo. Tutti fanno la loro parte. Sammartino chiedeva all’assessorato alla sanità regionale e sull’Asp di Catania di certificare che le farmacie sono troppe. In consiglio comunale fa approvare una delibera contraria di riduzione facendo contento Ronsisvalle, il quale in cambio deve però portare voti a Chinnici per le Europee del 2019, quando Sammartino era ancora nel Pd. E si vede, visto che nelle intercettazioni parla male della Lega.
Caterina Chinnici
Caterina Chinnici è la figlia di Rocco, che diede vita al pool antimafia con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e fu ucciso da Cosa Nostra nel 1983. «Lei è presidente del tribunale dei minori di Palermo, è stata procuratore europeo per i diritti dei minori, quantomeno è una persona preparata che sa il fatto suo. Ha una storia, ha un significato, è la Sicilia che non abbassa la testa. Che ormai siamo diventati tutti terra di… per i leghisti che ci devono venire a raccontare a noi siciliani come funziona il mondo», dice Sammartino intercettato. «Salirà a bomba perché… 750 contatti ma tutti con il cuore aperto», gli risponde Cosentino. Chinnici, che non è indagata, verrà eletta nelle file del Pd ma a fine 2023 è passata nel Partito Popolare Europeo e con Forza Italia. Perché «il gruppo dei Socialisti e democratici nel tempo si è spostato sempre più a sinistra. Troppo, per me. In particolare le posizioni su gender, diritti, Gpa mi mettono in difficoltà».
Il carabiniere
Poi c’è il carabiniere. Si chiama Antonio Battiato e lavora alla polizia giudiziaria di Catania. Ma evidentemente vuole anche arrotondare, visto che per appena 400 euro esegue «operazioni di bonifica» degli uffici di Sammartino. E si porta persino qualche strumento tecnico per cercare eventuali microspie. Non solo: Battiato si adopera anche per effettuare «direttamente ovvero tramite terzi militari e funzionari della procura della Repubblica di Catania attualmente non identificati» accessi e tentativi di accesso ai sistemi informatici dell’ufficio per violare il segreto istruttorio e far sapere a Sammartino a che punto sono le indagini su di lui. La parte curiosa della vicenda è che l’intera operazione di bonifica, eseguita insieme a un luogotenente dei carabinieri in pensione che si chiama Antonino Cunsolo, viene registrata da un’intercettazione ambientale.
Le intercettazioni
Segno che la bonifica non si sta effettuando in maniera così professionale. E la trascrizione integrale finisce proprio nell’ordinanza che accuserà i tre di corruzione.
BATTIATO: questa è la stanza di lui?
CUNSOLO: uhm… questa è la sua stanza (vari rumori tipo spostamento di mobilia).
BATTIATO: qua c’è sempre quella frequenza che passa… in questo punto c’è qualche frequenza che attraversa.
CUNSOLO: sarà qualche cavo di rete, qualcosa no!? Anche se qua non lui non ha computer, non ha un cazzo (inc.) dovrebbero essere tutti gli stessi i cavi – tratto incomprensibile in quanto copertoda rumori -… aspetta vediamo.
BATTIATO: come cazzo l’hanno fatta questa cosa (nel frattempo si sentono rumori come se qualcuno stesse scoprendo o smontando qualcosa)… (inc.) chiusa (continuano i rumori) c’è questo punto qua… (inc.) sempre fatto… c’è una frequenza che attraversa qua…
CUNSOLO: che si può aggiudicare a che cosa?
BATTIATO: può essere qualche Wi-Fi, può essere…
CUNSOLO: ma il segnale è cosi o è più forte quando…
Il fondatore della Lega in Sicilia
Fabio Cantarella, di recente espulso dalla Lega, dice oggi in un’intervista al Fatto Quotidiano di aver provato ad avvertire Matteo Salvini del pericolo Sammartino, ma senza risultati. «Gliel’ho detto in più occasioni. “Matteo scusami stai mettendo dentro questa gentaglia che domani cambierà partito di nuovo e nel frattempo hai perso la base che era con te per i valori”.
Durante il direttivo regionale a fine 2023 ho detto che da coordinatore provinciale dovevo firmare liste fatte da un altro. Mi dimisi dicendo che così procedendo avremmo fatto una brutta fine». E ancora: «Su tutto quello che di importante in Sicilia Salvini decideva prima chiamava me. Da quel momento non mi ha più risposto al telefono».
(da Open)

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