Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON HA CONSIDERATO LA NUOVA NORMATIVA CHE VIETA LA COSTRUZIONE DI INFRASTRUTTRURE NELLA “ZONA DI ATTENZIONE” FISSATA PER LE FAGLIE ATTIVE… LA STRUTTURA RICADE IN UN’AREA TOTALMENTE NON EDIFICABILE
Il 2 giugno scadrà il termine dei 60 giorni per le osservazioni al piano degli espropri depositato dalla società Stretto di Messina al ministero delle Infrastrutture, propedeutico alla realizzazione del fantomatico ponte.
Un tema sul quale il Comune di Villa San Giovanni – facente parte della Città metropolitana di Reggio Calabria – ha tenuto oggi un Consiglio comunale aperto, nel quale il grande protagonista è stato lo studio firmato dall’ingegnere Paolo Nuvolone che il Comune depositerà al ministero insieme alle altre osservazioni.
Secondo quanto anticipato da La Repubblica, infatti, lo studio mostra che «a norma di legge il Ponte sullo Stretto non si può fare. Sul versante calabrese la struttura ricade per intero nella fascia di non edificabilità stabilita nel 2015 all’esito gli approfondimenti avviati dall’Ispra sulle faglie attive in Italia. I punti di ancoraggio, il pilone, il pontile e gli svincoli previsti ricadono esattamente nell’area di totale inedificabilità indicata per legge».
Si tratta dell’ennesimo, enorme problema per un’opera contestata in blocco dagli ambientalisti e non solo, che ancor prima di nascere si presenta come inutile, costosa e molto rischiosa, come spiegato sulle nostre pagine da Mario Tozzi con dovizia di particolari.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
“OGGI I MEDIA PIU’ FORTI SONO QUELLI CHE OPERANO IN NICCHIE PROFONDE E RISTRETTE. BISOGNA COSTRUIRE UNA CONNESSIONE DIRETTA COL PROPRIO PUBBLICO”
La trasformazione dei media è al centro del libro Traffic (Altrecose) di Ben
Smith, 48 anni, giornalista americano che di redazioni ne ha attraversate tante: da Politico alla direzione di Buzzfeed news, alla rubrica da editorialista sui media del New York Times. Due anni fa ha fondato Semafor, uno dei siti globali più innovativi.
Perché media come Buzzfeed o Vice basati sui clic sono crollati?
«Hanno fallito per ragioni fondamentalmente economiche. La loro scommessa era che i media digitali sarebbero stati strutturati come tv via cavo. Pensavano che i nuovi canali come Facebook, YouTube, Snapchat e altri, sarebbero stati in competizione tra loro pagando le società di media per contenuti migliori, e che Buzzfeed e Vice avrebbero potuto essere le nuove Cnn, Mtv o Espn dell’era digitale. Ma le piattaforme non la pensavano così: preferivano, per ragioni commerciali e ideologiche, contenuti personali gratuiti e trattavano con creator o influencer piuttosto che con le aziende».
Lei ha lavorato come editorialista sui media al New York Times, com’è cambiata la Signora in grigio?
«Il Times è in una posizione commerciale estremamente forte, avendo ricreato il vecchio pacchetto di newsletter: grandi temi, questioni locali, cucina, sport e giochi. Le persone hanno molti motivi diversi per abbonarsi e penso che sia il business più salutare al mondo. Il giornale sta prendendo una strada per ridimensionare la politica interna e ritirarsi dall’attivismo dell’era Trump».
Quali sono i media più forti oggi?
«Sono quelli che operano in nicchie profonde e ristrette: che si tratti di pubblicazioni commerciali su tutto, dal cibo alla gestione dei rifiuti, o di una categoria come Semafor, la mia impresa attuale, che cerca di parlare alla classe dirigente su argomenti specifici e vendere pubblicità alle aziende che vogliono raggiungerla».
Traffico, newsletter, abbonamenti, eventi, presenza sui social, cosa funziona davvero?
«La ricetta giusta cambia di continuo e ci sono molte strade verso il successo, ma in questo momento secondo me conta costruire una connessione diretta col proprio pubblico».
I siti web di informazione dovrebbero essere tutti a pagamento?
«Non credo, dovrebbero esserci una serie di approcci diversi».
Qual è il limite da non oltrepassare tra giornalismo e pubblicità?
«Su questo mi sento molto tradizionale: gli inserzionisti non devono avere alcuna voce in capitolo sul contenuto del giornalismo».
C’è stato un momento nella sua carriera in cui hai perso la speranza?
«Onestamente no, avviare testate giornalistiche richiede un ottimismo fanatico e penso che questo sia un mio difetto personale. Sembrava folle pensare che Politico potesse sfidare il Washington Post o che Buzzfeed, inizialmente un sito di gattini, potesse diventare un editore di notizie. Devo dire che Semafor ha molto più senso, ma fare giornalismo richiede sempre una sorta di sospensione dell’incredulità in se stessi».
Perché i social media, che sono stati creati per aprire la società, finiscono per incoraggiare polarizzazione e populismo?
«I social media e le informazioni diffuse velocemente sul web da un lato hanno degradato le competenze e dall’altro hanno permesso alle persone di notare i difetti delle istituzioni e dei leader, che ci sono sempre stati ma restavano più nascosti. Tutto questo ha favorito il populismo di chi cercava di dimostrare di non appartenere all’élite con affermazioni oltraggiose che sfondavano sui social media».
(da La Stampa)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
L’UOMO SORPRESO NEL SONNO, HANNO DATO FUOCO ANCHE AI SUOI VESTITI… I SEI RIFIUTI UMANI IDENTIFICATI E DENUNCIATI, MA NON GLI FARANNO UN CAZZO, COME SEMPRE… I LORO CATTIVI MAESTRI, I PREDICATORI DI ODIO SEMPRE A PIEDE LIBERO
Sei giovani, tutti minorenni, hanno aggredito e picchiato selvaggiamente un clochard di origine romena che dormiva nei locali abbandonati di un centro di formazione professionale, riprendendo con i loro cellulari le varie fasi del pestaggio.
É accaduto a San Costantino Calabro, nel Vibonese. I responsabili sono stati individuati dai carabinieri e denunciati alla Procura della Repubblica per i minorenni di Catanzaro con l’accusa di maltrattamenti, percosse e lesioni, con l’aggravante dei futili motivi.
Il clochard è stato sorpreso nel sonno dai minori e picchiato con calci, pugni e schiaffi. I giovani responsabili dell’aggressione hanno anche dato fuoco agli oggetti che il romeno aveva con sé, compresi gli effetti personali ed i vestiti. A fare scattare le indagini che hanno portato all’identificazione dei sei aggressori è stata la denuncia presentata dallo stesso senzatetto alla caserma di San Costantino Calabro dei carabinieri.
Il sindaco del centro del Vibonese, Nicola Derito, ha condannato l’accaduto. “Episodi del genere . ha detto Derito – sono assolutamente da censurare e certamente danneggiano l’immagine della nostra comunità, che nella stragrande maggioranza è fatta di persone perbene. Si tratta di un fatto gravissimo anche perché commesso ai danni di una persona che non poteva difendersi. San Costantino Calabro, comunque, non è un paese violento. Ci tengo a ribadirlo”.
(da Dagoreport)
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