Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
IL PD: “VERGOGNA, SI DIMETTA”
È polemica per le frasi pronunciate dal ministro
dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, durante il Question time di ieri alla Camera.
Nell’interrogazione del senatore leghista Giorgio Maria Bergesio, il ministro di FdI ha detto: «Per fortuna quest’anno la siccità ha colpito alcune zone del Sud e la Sicilia in particolare. E per fortuna molto meno le zone dalle quali lei proviene, ma che producono un valore del vino eccezionalmente rilevante».
L’ennesima gaffe, quella di Lollobrigida, che ha scatenato le critiche dell’opposizione: «Come se non bastasse il progetto di autonomia differenziata per spaccare il Paese voluto dal governo Meloni ecco Lollobrigida affermare che la siccità quest’anno colpirà “per fortuna” di più il Sud. È un’ affermazione deplorevole e offensiva di cui un ministro della Repubblica si dovrebbe quanto meno vergognare», ha detto il segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo.
Per il dem le parole di Lollobrigida mostrano «non solo l’evidente inadeguatezza del governo a individuare soluzioni concrete ma pure la beffa della compiacenza del governo perché non piove nel Mezzogiorno». «Non servono ulteriori riprove, Lollobrigida deve fare una cosa e una soltanto: dimettersi con effetto immediato – conclude Barbagallo – E provare vergogna per quanto affermato nel silenzio – tanto imbarazzato quanto complice – di tutti i rappresentanti del suo partito e dell’intero centrodestra».
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
CHI SONO LE CONTESTATRICI DEL MINISTRO ROCCELLA
Chi sono le contestatrici di Eugenia Roccella? Ieri, 9 maggio, la ministra della Famiglia del governo Meloni ha abbandonato gli Stati Generali della Natalità dopo che erano stati alzati cartelli all’inizio del suo intervento. Poi i cori.
I contestatori sono attivisti di collettivi studenteschi come Collettivo Transfemminista, Assemblea Aracne e Collettivo Artemis. Roccella ha parlato di «censura» ai suoi danni e ha ricevuto la solidarietà del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni. Mentre alcuni studenti hanno lanciato acqua all’indirizzo delle contestatrici. Che hanno criticato il governo per le politiche «che mettono a rischio il diritto all’aborto» e che vogliono che «il fine ultimo della donna» sia «la maternità».
Collettivo Transfemminista e Assemblea Aracne
Il collettivo Artemisia aveva annunciato la protesta su Instagram: già il 25 marzo una prima riunione sull’evento. Poi l’annuncio della protesta: «Ci vediamo per discutere tutti insieme del convegno “Stati generali della maternità” annunciato dal ministro Valditara», avevano scritto le attiviste. Ieri l’organizzatore Gigi De Palo ha smentito: «È un’iniziativa della Fondazione per la Natalità. Che non ha nulla a che vedere nemmeno con i Pro vita». Il collettivo Aracne prende il nome dal mito greco della ragazza trasformata in ragno. È un’assemblea transfemminista studentesca romana. «Non siamo macchine da riproduzione ma corpi in lotta per la rivoluzione», avevano scritto sui social. Quando Roccella ha detto «grazie a tutti» all’inizio del suo intervento è partita la contestazione con i cartelli: «Sul mio corpo decido io».
La studentessa Caterina
Repubblica intervista oggi la studentessa Caterina, che fa parte di Aracne. «La censura è un’altra cosa, la nostra è protesta, dissenso. La base di qualunque società democratica», spiega. «La nostra era solo un’azione forte di disturbo contro le assurde affermazioni sull’aborto e sulle famiglie omogenitoriali», aggiunge. Spiegando poi che sul palco volevano dire «che contestiamo l’idea che questo governo ha dei figli, visti come capitale umano, sociale e lavorativo. L’idea che le donne siano macchine da riproduzione e che la nostra massima aspirazione sia quella di diventare madri. Essere spinte, in quanto giovani, ad avere figli in quanto c’è il calo demografico. Senza tra l’altro occuparsi delle condizioni economiche e sociali in cui le faremmo. È una negazione della libera scelta».
(da Open)
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Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
CONTESTATO ANCHE IL REATO DI FINANZIAMENTO ILLECITO… LE SEGNALAZIONI DI BANKITALIA SULLE OPERAZIONI SOSPETTE… IL MODO PER COMPENSARE I FAVORI RICEVUTI
Due milioni di euro sotto la lente. Sono quelli che gli
imprenditori hanno versato a Giovanni Toti a partire dal 2016. Il governatore della Liguria arrestato nell’inchiesta sulla corruzione in Liguria vede ora passare al setaccio i contributi sopra i 40 mila euro.
Al centro c’è la Fondazione Change. E il reato contestato è diverso: finanziamento illecito. Pietro Colucci, imprenditore delle discariche, ha versato 195 mila euro tra il 2016 e il 2020. In alcuni casi senza registrazione. Ma gli investigatori non trovano una contropartita. Intanto i pm indagano anche sulle cene elettorali di Toti. Per partecipare il prezzo si è abbassato: da mille a 450 euro. Ma il numero dei commensali in compenso è cresciuto. Vengono organizzate dal Comitato del presidente dopo le segnalazioni di Bankitalia sulle operazioni sospette. E secondo la procura erano anche il modo per compensare dei favori ricevuti.
L’altra inchiesta
Il fascicolo sulla corruzione, spiega oggi Repubblica, nasce da un’altra indagine per finanziamento illecito. Ma per questo gli inquirenti hanno passato al setaccio i due milioni arrivati in questi anni. Tra questi ci sono i 20 mila euro di Luigi Amico, presidente della Amico&Co, leader nella ristrutturazione dei superyacht. Anche lui è indagato per corruzione. Colucci invece ne ha versati 195 mila. Maurizio Rossi, editore di Primocanale, è indagato per finanziamento illecito. Mentre Francesco Moncada, consigliere di amministrazione di Esselunga, vede contestata nei suoi confronti anche la corruzione. I due trovano un accordo per finanziare Marco Bucci, sindaco di Genova non indagato, attraverso una pubblicità di Esselunga sui led di Primocanale. Tra i finanziatori ci sono anche i 100 mila euro di Vincenzo Onorato, armatore, o quelli dei petrolieri come Costantino di Europam. Ma anche Gianluigi Aponte, patron di Msc.
Le cene del presidente
Poi ci sono le cene del presidente. Secondo la procura servivano anche per compensare favori ricevuti. In quella del 10 marzo 2023 Aldo Spinelli deve ripagare Toti per un aiuto in una speculazione edilizia, quella di Punta dell’Olmo a Celle Ligure. Secondo la Gip Paola Faggioni si poteva partecipare anche per interposta persona, con quote minime e spezzettate per non rendere tracciabili i finanziamenti. Secondo la gip con l’avvicinarsi delle scadenze elettorali aumentavano i bisogni di Toti. E lui per il raggiungimento della vittoria sua o delle liste e candidati sostenuti dal suo movimento, sarebbe stato pronto a «svendere la propria funzione e la propria attività in cambio di finanziamenti, abdicando in tal modo ai propri importanti doveri istituzionali».
600 invitati
L’ultima, che risale ad aprile 2024, aveva 600 invitati. Per partecipare era prevista una sottoscrizione di 450 euro a persona e il tutto esaurito arrivò già il giorno prima dell’evento. Nel 2023 la quota pro capite per la cena era piuttosto elevata (450 euro). Nell’ordinanza del gip Faggioni è riportato che il 6 marzo del 2023 viene fatto un accredito di 900 euro «proveniente dal conto corrente intestato a Centro servizi Derna srl (Gruppo Spinelli), riferibile alla quota di partecipazione di due persone».
Mentre il 10 marzo «è stato registrato un accredito di euro 2.700 proveniente dal conto corrente intestato alla Spinelli srl, riferibile alla quota di partecipazione per n. 6 persone». Gli stessi importi, per complessivi euro 3.600,00, si legge poi, «risultano annotati anche sul Registro dei soggetti erogatori di contributi al Comitato Giovanni Toti Liguria per il mese di marzo 2023».
(da Open)
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Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
SI RIDUCE LA FORBICE CON FDI (IN CALO) A UN MESE DALLE EUROPEE
Trend positivo per il Pd, che riduce sensibilmente il divario con i Fratelli d’Italia. Secondo la Supermedia Agi / Youtrend, ricavata con una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, il Partito democratico si attesta al 20,6%. Si tratta del risultato più alto nell’ultimo anno, sotto la guida di Elly Schlein. Solo nelle ultime due settimane l’impennata è stata di mezzo punto percentuale. Un’ascesa alla quale fa da contraltare la flessione significativa del principale partito di centrodestra: FdI ha perso quattro decimi ed è sceso al 27,2% che costituisce il punto di consenso minimo da quando la leader Giorgia Meloni è a capo del governo. Quando manca un mese alle Europee, la forbice tra i due partiti, che guidano saldamente la classifica delle liste, è ora inferiore ai sette punti percentuali, uno in meno rispetto a quella rilevata quindici giorni fa.
Alle spalle del Pd, il M5s di Giuseppe Conte scende sotto il 16% per la prima volta nel 2024, mentre il testa a testa tra i partiti di governo vede ancora Forza Italia-Noi moderati in vantaggio sulla Lega, entrambi hanno fatto registrare un segno positivo, il divario ora è dello 0,2%.
Guadagnano qualcosa anche tutti i partiti in lotta per superare la soglia di sbarramento, con Stati Uniti d’Europa al 4,7% e AVS e Azione sul filo del fatidico 4%.
FdI 27,2% (-0,4%), PD 20,6% (+0,5%), M5S 15,9% (-0,4%), Forza Italia-NM 8,6% (+0,1%), Lega 8,4% (+0,3%), Stati Uniti d’Europa 4,7% (+0,1%), Verdi/Sinistra 4,1% (+0,1%), Azione 3,9% (+0,1%)Libertà 2,1% (=), Pace Terra Dignità 2,0% (+0,2%)
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile
“DA ANNI IL MANTENIMENTO DEL POTERE AVVIENE ATTRAVERSO LA DISTRIBUZIONE DI FAVORI E FONDI PUBBLICI A PRIVATI CHE POI FINANZIANO LE CAMPAGNE ELETTORALI”… “DA ASSESSORE RICEVETTI DELLE PRESSIONI E TOTI MI SCRISSE: ‘PER FARE IL BENE BISOGNA COLTIVARE IL MALE’”
E pensare che Elisa Serafini, assessora alla Cultura al comune
di Genova per un anno con il centrodestra (giugno 2017- luglio 2018), dopo essersi improvvisamente dimessa aveva vuotato il sacco: con un esposto del 2019 prima e con un libro uscito nel 2020 (Fuori dal Comune: Dietro le quinte della politica locale per capire il Paese e costruire il futuro), aveva raccontato i metodi di governo della destra ligure, a livello regionale e comunale. A rileggere quelle pagine, c’era già scritto tutto. Oggi vive e lavora come giornalista a Bangkok e ha creato una start up, “politically”, per raccogliere fondi in politica trasparenti.
Qual era il modello di amministrazione che lei vide da dentro?
«C’erano e ci sono delle dinamiche molto note agli addetti ai lavori fatte di corruzione e conflitti di interessi, tra politica, regolamentatori pubblici e in parte i media locali, che da anni danneggiano la democrazia a Genova e in Liguria. Ciò che leggo nelle carte delle inchieste è esattamente ciò che ho visto coi miei occhi, denunciato e scritto pubblicamente in prima persona.
Vedo che si parla di fatti del 2020, ma le stesse cose si sono verificate nel 2018, sono comportamenti reiterati che hanno lo scopo del mantenimento del potere attraverso la distribuzione di favori e fondi pubblici e vantaggi per dei privati che poi sono i finanziatori di campagne elettorali. Questo fa da barriera anche agli investitori internazionali, perché è palese che a Genova bisogna sottostare a una logica corruttiva».
Lei ricevette questo messaggio da Toti: “Per fare il bene bisogna coltivare il male, altrimenti la politica è solo testimonianza”, le scrisse il presidente di Regione oggi ai domiciliari. Perché?
«Gli avevo spiegato che mi avevano fatto delle pressioni su alcuni provvedimenti, cose incompatibili con la mia coscienza e con la legge e lui mi aveva risposto in quel modo. Si parlava della richiesta di erogazione di finanziamenti ad alcuni soggetti.
Scrissi su Fuori dal Comune che nel 2018 la giunta comunale fu obbligata a votare una delibera di giunta di modifica di una destinazione d’uso di un’area portuale, un provvedimento fuori sacco, arrivato all’ultimo secondo, che nessuno aveva letto, e che aveva l’unico scopo di accontentare Aldo Spinelli, già finanziatore delle campagne elettorali locali, che aveva interesse in quell’area».
Ma il suo esposto come andò?
«Lo presentai a Milano perché temevo inquinamenti e poi sparì per mesi. Sollecitai coinvolgendo un avvocato penalista. Allora un pm fece partire l’indagine, ma nel frattempo decadde l’abuso di ufficio come reato».
E quando pubblicò il suo libro che reazioni ci furono?
«Nessuno mi ha mai querelato, il libro è sempre lì, ma ho avuto ritorsioni: avevo quote di start up che non hanno più lavorato a Genova, poi da giornalista ho percepito che quel territorio non era più accogliente per me. Dopodiché il fatto che Spinelli donasse alla fondazione Change era noto, che Primocanale prendesse centinaia di migliaia di euro l’anno dalla Regione anche».
Che sensazioni ha provato quando sono uscite le ultime notizie?
«Di restituzione di dignità e di verità. In uno stato di diritto è giusto fare degli esposti e difendersi»
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile
TRA IL 2016 E IL 2020 I COMITATI ELETTORALI DI GIOVANNI TOTI AVREBBERO INCASSATO 195MILA EURO DA SOCIETÀ CHE TRATTANO RIFIUTI, LEGATE ALL’IMPRENDITORE CAMPANO PIETRO COLUCCI. FINANZIAMENTI CHE NON SAREBBERO STATI MAI DICHIARATI
Una nuova accusa di corruzione emerge a carico di Giovanni Toti: 195 mila euro versati tra il 2016 e il 2020 ai suoi Comitati elettorali da società che trattano rifiuti, legate all’imprenditore Pietro Colucci. Da questo fascicolo sono partite le intercettazioni che hanno portato martedì ai domiciliari il governatore e a provvedimenti restrittivi per altre 9 persone. Oltre ai 25 nomi già fatti c’è un’altra decina di indagati tra cui, per abuso d’ufficio, Paolo Piacenza, commissario straordinario dell’Autorità Portuale i cui uffici sono stati perquisiti dalla Finanza.
Nell’estate del 2021, quando l’inchiesta era nelle fasi iniziali, c’erano elementi di contatto con un altro fascicolo […] in cui Colucci era iscritto per violazione della legge sul finanziamento dei partiti e dal quale, si legge negli atti, spuntavano a suo carico e del governatore «indizi» di corruzione.
In un’intercettazione, Matteo Cozzani (capo di gabinetto di Toti, ai domiciliari) parla con il presidente della «roba della discarica di Colucci», imprenditore che gestisce questa attività in provincia di Savona tramite le società Green up ed Ecosavona.
Da una segnalazione di operazioni sospette della Banca d’Italia risultava che tra il 2016 e il 2020 le società di Colucci, nonostante fossero in gravi difficoltà economiche, avevano versato ai Comitati Change e Giovanni Toti 195 mila euro senza dichiararli, contrariamente a quanto previsto dalla legge sul finanziamento dei partiti.
Lo stesso Colucci aveva versato personalmente 9 mila euro. Secondo il gip Faggioni, in questa vicenda Toti ha avuto un «ruolo attivo e concreto» a favore di Colucci che è costato a entrambi l’iscrizione per l’ipotesi di corruzione, anche se poi non sono emersi ulteriori riscontri.
Un filone dell’ indagine in corso a La Spezia su un giro di corruzione connesso a quello del capoluogo riguarda Saverio Cecchi, presidente del Salone nautico di Genova, interdetto dal gip dall’incarico. Al centro c’è una generosa legge regionale che aumenta i finanziamenti al Salone da 350mila a 780mila euro, mentre lo stesso Salone affida al fratello del capo di gabinetto di Toti una fornitura di confezioni di acqua in tetrapack da 10 mila euro.
(da Il Corriere della Sera)
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Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile
L’ANAC L’HA MESSA GIÀ NEL MIRINO, E NELLE INTERCETTAZIONI DI ALDO SPINELLI E PAOLO SIGNORINI SE NE PARLA INDIRETTAMENTE… L’OBIETTIVO DI SPINELLI È VENDERE LE QUOTE DELLA SOCIETÀ DEL TERMINAL RINFUSE, CHE GRAZIE AL PROGETTO VEDRÀ MOLTIPLICATO IL SUO VALORE… I GUAI PER IL GOVERNO E SOPRATTUTO PER SALVINI: VOLEVA APPLICARE IL “MODELLO GENOVA” ANCHE AL PONTE SULLO STRETTO
Il progetto per la più importante opera italiana del Pnrr, la
nuova e colossale diga del porto di Genova dal costo di un miliardo e 300 milioni compie il suo primo anno di cantieri e sembra spaventare le forze governative e quelle imprenditoriali assai più della retata che a Genova ha portato in carcere l’ex presidente del porto Paolo Emilio Signorini […] e ai domiciliari il presidente della Regione Giovanni Toti e l’imprenditore portuale Aldo Spinelli.
Intanto, per dare un’idea dell’importanza della nuova diga (l’infrastruttura servirà per poter accogliere le mega navi che in questo momento sono soprattutto quelle di Msc), ecco l’intercettazione dell’ottobre 2022 in cui Spinelli invita Signorini all’ennesima gita a Montecarlo al volante della sua nuova Audi e gli prospetta un futuro roseo: «… belin hai fatto la diga puoi fare quello che vuoi… Paolo… perché qui… questi tre anni li devi usare bene… poi te l’ho detto, tu…noi ti facciamo un contratto con un ufficio a Roma di 300 mila euro all’anno».
L’idea di Spinelli è quella di vendere quote del 55% della società (il 45% è di Gianluigi Aponte patron di Msc) che ha la concessione del Terminal rinfuse — ottenuta con la corruzione secondo la procura — e che grazie alla diga vedrà moltiplicato il suo valore.
Spinelli è ipereccitato nonostante le sue 84 primavere: «…te lo faccio (il contratto, ndr ) con chi subentrerà insieme a noi perché noi manteniamo sempre la regia e la maggioranza qualsiasi dei tre compri… ammettiamo che ci facciano una proposta oggi siamo già sopra ai 500… Roberto dice vendiamo a 600- 700 (si parla di migliaia di container , ndr )… io ci ho detto guarda io non vendo, io vendo dopo che abbiamo la diga foranea perché dopo che abbiamo la diga foranea e il progetto da un milione e quattrocento mila contenitori, che io te lo faccio vedere che lo andiamo a presentare a febbraio… ma quello lì è un terminal che non ce n’è… Faccio novanta milioni di utili…».
E Signorini consapevolmente: «…quando io faccio l’avvio lavori della diga… da quel momento a avanti puoi vendere…». Quella disinibita disponibilità dell’ex vertice dell’Autorità portuale — anche il suo successore Paolo Piacenza è indagato anche se per il solo abuso d’ufficio — che sembra emergere con prepotenza dalle carte dell’inchiesta, sta generando forti tensioni a Roma.
Per due motivi. Il primo è legato al cantiere per la diga: 6 chilometri e 290 metri di lunghezza con profondità di 50 metri mai raggiunta prima al mondo. L’Anac, l’Autorità Anticorruzione, a marzo, ha concluso i suoi accertamenti durati due anni con una delibera di 50 pagine in cui contesta ad Autorità portuale e Commissario per la diga — entrambi i ruoli furono ricoperti da Signorini prima del suo passaggio in Iren — le procedure seguite, o meglio non seguite, per l’assegnazione dell’appalto.
«Anomalie e distorsione della concorrenza», scrive Anac, sui lavori affidati senza gara al consorzio Breakwater guidato da Webuild, nonché la possibilità per Webuild stessa di ottenere automaticamente delle varianti
L’Autorità anti corruzione ritiene talmente viziato da irregolarità e illeciti il caso diga da aver trasmesso l’incartamento alla procura di Genova e a quella europea dell’Eppo (European public prosecutor’s office) che ha come compito quello di vigilare sul corretto utilizzo dei fondi Pnrr.
E poi c’è il secondo capitolo delle preoccupazioni romane. Il “modello diga” di Genova, in particolare l’affidamento diretto e in deroga a tutta una serie di norme e regolamenti, potrebbe essere replicato anche nell’appalto per il ponte sullo stretto di Messina.
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini pensa di affidarlo con una procedura in deroga al consorzio Eurolilnk, con capogruppo di nuovo Webuild. Comunque, di diga di Genova e ponte sullo stretto di Messina se ne saprà di più il 14 maggio, quando il presidente di Anac Giuseppe Busia sarà alla Camera dei Deputati per l’annuale relazione sull’attività del 2023 del suo ufficio.
(da Repubblica)
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Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile
ORA, QUEL CANTIERE È STATO SEQUESTRATO… LO SCANDALO DEL RED CARPET, LA GUERRA AGLI AMBIENTALISTI E I SELFIE GASTRONOMICI DEL GOVERNATORE
La Liguria, secondo Giovanni Toti, doveva diventare «una nuova Florida» e la piccola, petrosa, isola Palmaria, patrimonio Unesco dell’Umanità, «come Capri». La voglia di grandeur del presidente della Regione si manifestò subito, fresco di primo mandato in Liguria, nel 2016, partendo dove tutto, alla fine, si è incagliato: a Portovenere, nello Spezzino, proprio su quell’isoletta di capre e gabbiani, inaugurando il quasi decennio di annunci e photo opportunity per operazioni edilizie, imprenditoriali o di manovra politica a tema ambientale che suscitarono, fin dall’inizio, la riscossa di associazioni e comitati a difesa del territorio.
E non stupisce che le prime reazioni all’arresto del presidente Toti siano arrivate da Legambiente, visti i tanti fronti aperti. Dal Parco nazionale di Portofino, che rischia di essere il più piccolo d’Italia a forza di ridurre i confini, all’autorizzazione a poter edificare negli alvei dei rivi, alla volontà di installare la nave rigassificatrice Golar Tundra nel pieno della riserva marina, a Bergeggi.
Pochi mesi dopo la sua prima elezione, a marzo 2016, Toti festeggiò il trasferimento dell’isola Palmaria dal Demanio al Comune di Portovenere, dove era sindaco Matteo Cozzani, cui Toti consegna le chiavi dell’operazione. «Un paradiso che creerà moltissimi posti di lavoro», ripete Toti, e stanzia un milione di euro (per metà fondi europei) e organizza una cabina di regia sui lavori. Sarà «un’isola resort», assicura, con stabilimento balneare e piscine. Cozzani, poi diventato capo di Gabinetto di Toti, anche lui arrestato il 7 marzo anche per corruzione e turbativa d’asta, si vantava di interessi degli Emirati Arabi sull’operazione Palmaria.
La Regione varò un masterplan, partirono i cantieri con la regia del Comune di Cozzani e l’isoletta si è trasformata nel terreno di scontro con gli ambientalisti: con esposti alla Procura della Spezia, nel 2018, “per violazione delle norme ambientali”, azioni dell’autorità giudiziaria che arrivò a sequestrare il cantiere, fino a un anno fa quando, in 300 hanno manifestato sull’isola, davanti agli scavi, non in regola con le autorizzazioni.
Il Comune continuava a seguire l’andamento dei lavori, forse un po’ troppo, è la tesi degli inquirenti, visto che si parla di «attività amministrativa ad hoc», con delibere per rendere più flessibile il Piano urbanistico comunale, mentre il Parco, il cui ente gestore è lo stesso Comune, rinuncia alla prelazione proprio sull’area della Palmaria, aprendo la strada all’attività di due imprenditori milanesi, Raffaele e Mirko Paletti, già proprietari del Grand Hotel a Portovenere. E le indagini parlano di «abuso d’ufficio e falso».
Il primo effetto delle inchieste che hanno portato all’ondata di arresti in Regione, martedì, è stato proprio il sequestro preventivo da parte dei carabinieri forestali del cantiere sulla Palmaria. E Portovenere è balzata sulle cronache, e sul tavolo del ministero della Cultura, anche nell’estate del 2017: protagonisti sono ancora il presidente Toti e il sindaco Cozzani. Inaugurano il Red carpet, idea di marketing di Toti per lanciare il turismo in Liguria.
Ventisette tappeti rossi, cinquanta chilometri di passerelle di plastica pelosa stesi in 32 Comuni delle Riviere. L’obiettivo è fare sentire vip tutti i turisti. A Portovenere, il tappeto viene fissato con borchie al selciato antico che porta alla chiesa medievale, documentato da selfie spavaldi di Toti e Cozzani. L’imbarazzo è enorme, il ministero attraverso la Soprintendenza della Liguria, è costretto a intervenire imponendo a Toti di rimuovere il Red carpet da tutti i monumenti e così il presidente è costretto a riarrotolare il tappeto, rimuovendolo dalla chiesa di Portovenere, dalla chiesa di Cervo e dal castello di Dolceacqua.
(da La Repubblica)
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Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile
È LUI CHE PASSA SPINELLI AL GOVERNATORE, IL 17 SETTEMBRE 2021. E IL PRESIDENTE TRANQUILLIZZA L’IMPRENDITORE: “IL 29 VA LA TUA ROBA. RICORDATI CHE IO STO ASPETTANDO ANCHE UNA MANO EH?” … LE LAMENTELE SU UN ARTICOLO DEL “FATTO” CHE “ROMPE I COGLIONI” E LE MANOVRE PER LA VENDITA DEL QUOTIDIANO GENOVESE: L’ACQUISIZIONE DA PARTE DI APONTE È A UN PASSO (CON LA REGIA DI TOTI…)
C’è un momento in cui l’accordo che la Procura di Genova
ritiene “corruttivo” tra Giovanni Toti e l’imprenditore Aldo Spinelli, potrebbe essersi sostanziato sul telefono di un giornalista del Secolo XIX. Proprio nei giorni i cui i protagonisti di questa vicenda si lamentavano degli articoli del Fatto Quotidiano.
È il 17 settembre 2021 e Spinelli sta aspettando una notizia fondamentale da Giovanni Toti: il rinnovo della concessione delle aree ex Enel e la trasformazione della spiaggia di Punta dell’olmo.
Quel giorno l’imprenditore chiama un cronista del Secolo XIX, Simone Gallotti (estraneo all’indagine), esperto di cose portuali. I due discutono di un’intervista a Spinelli che, a detta dell’imprenditore, avrebbe irritato il manager dell’autorità Portuale, Paolo Emilio Signorini e vorrebbe una precisazione. “Ma Signorini è incazzato, dice che me la son presa con lui!”, dice Spinelli, a cui replica Gallotti: “Ma no (…) ma l’hai spronato bene”.
A un certo punto si affaccia Giovanni Toti. È un’occasione pubblica: “Ho Aldo al telefono, vuoi parlargli?”. Il cellulare passa in mano al governatore: “Il 29 va la tua roba… – dice Toti a Spinelli – ricordati che io sto aspettando anche una mano eh?”. E Spinelli: “Si va bene, ma digli che metta anche l’enel, digli che metta l’enel, che è tutto a posto pure lì”.
E Toti: “Sì, ma ci dobbiam vedere dai…”. Secondo i pm “da tale conversazione si comprende chiaramente che Spinelli e Toti allargano esplicitamente l’accordo corruttivo già stipulato il 1.9.21”. “Ero a moderare un evento di Gedi. Mi ha chiamato Spinelli, per tagliare la telefonata gli ho passato Toti e sono andato a fumare una sigaretta”, ha chiarito Gallotti al Fatto.
Nel pomeriggio del 8 marzo 2022, notano gli inquirenti negli atti dell’indagine “sul sito internet del Fatto Quotidiano veniva pubblicato (…) un articolo nel quale si riportava che, a soli cinque giorni dall’ottenimento del rinnovo della concessione demaniale del Terminal Rinfuse, erano state disposte erogazioni liberali a favore del “Comitato Giovanni Toti-liguria” da parte di quattro imprese riconducibili ad Aldo Spinelli, per un totale di 40.000 euro”.
Quello stesso giorno, intercettati, Spinelli dice a Toti: “C’è La Verità che rompe i coglioni”. “No… no, ma è Il Fatto”, lo corregge Toti. E Spinelli: “perché abbiamo fatto 40.000 euro di finanziamento. Gli ho detto: ‘Ma cosa cazzo volete? Come vivono i partiti? Gli ho detto: ‘ringraziamo Dio, ringraziamo Dio che abbiamo un trio a Genova, che per 30 anni hanno dormito, abbiamo Toti Signorini e Bucci che finalmente Genova diventerà la capitale europea, non dell’italia, con tutti gli investimenti che (…)”. “Anzi (…) A proposito di finanziamenti, mo ti devo venire a trovare”, dice, beffardamente Toti.
Genova, i suoi poteri forti e la stampa, dunque. Non è un caso se in questi mesi Il Secolo XIX sia nelle mire dei grandi imprenditori che hanno interessi nel porto. Come Gianluigi Aponte, patròn di Msc, che in questa partita è rivale di Spinelli ma che non ha minori interessi nel porto
Aponte è a un passo dall’acquisizione dello storico quotidiano genovese dal gruppo Gedi. Anche qui, l’armatore si è dovuto scontrare con la concorrenza di Spinelli, che tra febbraio e marzo si è incontrato con l’ad di Gedi, Maurizio Scanavino […]. “Mi è bastato fare il presidente del Genoa, al massimo mi interessa l’aeroporto”, replicò lui, provando a smentire.
Fatto sta che l’operazione di vendita del Secolo vedrebbe proprio la regia di Giovanni Toti, cui non piace la linea della direttrice Stefania Aloia.
(da agenzie)
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