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SCONTRO IN RAI SULLA CENSURA A SCURATI, LA PRESIDENTE SOLDI SMENTISCE L’AD SERGIO: “RACCONTO PARZIALE, LA SITUAZIONE E’ PIU’ COMPLESSA”

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

E LA CASA EDITRICE FELTRINELLI AFFERMA CHE SERGIO DICE IL FALSO SULLA NATURA PROMOZIONALE DELL’INTERVENTO DELLO SCRITTORE

Davanti alla commissione di Vigilanza Rai l’ad Roberto Sergio ha ricostruito il caso Scurati, portando la versione dell’azienda e annunciando il procedimento disciplinare aperto nei confronti della conduttrice di CheSarà Serena Bortone.
Sergio ha assicurato che né i vertici né il governo hanno vietato la partecipazione dello scrittore o la lettura del suo monologo. Il problema sarebbe stato di natura economica e non editoriale: «Non è stato annullato il contratto. Si era d’accordo con il valore economico, ma quando si è scoperto che si trattava di una promozione è stato invitato a titolo gratuito».
Promozione che avrebbe riguardato la graphic novel La seconda mezzanotte, che era prenotabile dal 19 aprile, e una fiction tratta dalla sua opera.
Ma è Feltrinelli a smentire questa ricostruzione, negando che ci sia stato alcun accordo di promozione nel programma di Bortone. E sulla vicenda è poi intervenuta anche la presidente Rai Marinella Soldi, secondo cui la versione di Sergio in Commissione non fa «giustizia alla vicenda né tantomeno alla Rai».
La presidente Rai prende le distanze
Secondo Soldi, l’intervento dell’ad «racconta in modo parziale» quanto accaduto, e sarebbero rimasti fuori «aspetti di rilievo».
Invita quindi ad aspettare il risultato delle verifiche interne: «Ferme restando le policy aziendali, il cosiddetto caso Scurati è ancora oggetto di verifiche da parte della direzione Internal Audit aziendale, per la quale la Presidente ha le deleghe. Le risultanze in bozza di tale audit sono state visionate sia da me sia dall’ad ed evidenziano una situazione molto più complessa di quella descritta dall’ad, che richiede un approccio più completo».
Proprio perché la questione non è esaurita, le opposizioni hanno chiesto che la Commissione convochi un nuova audizione nella quale possano essere sentiti la giornalista Bortone e il direttore dell’approfondimento Paolo Corsini, al fine di «fare chiarezza sul caso». Secondo i capigruppo di Pd, M5s, Iv, Azione e Avs, «è emersa una ricostruzione dei fatti molto distante da quella nota senza che i vertici Rai fornissero la documentazione necessaria che dimostrasse la veridicità di quanto da loro sostenuto», esprimendo la propria preoccupazione «riguardo alla possibilità che l’amministratore delegato e il direttore generale Rai abbiano fornito informazioni non veritiere alla commissione di vigilanza». In merito a questa richiesta, ha risposto la presidente della commissione Vigilanza Barbara Floridia: «Ho convocato per il prossimo mercoledì 15 maggio l’ufficio di presidenza della commissione. In quell’occasione si prenderà una decisione sulla calendarizzazione delle audizioni di Serena Bortone, come richiesto dai gruppi di opposizione, e dei rappresentanti dei sindacati dei giornalisti Rai».
(da agenzie)

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“ALLA LEGA HO FATTO UN BONIFICO”, L’INCHIESTA SU TOTI SI ALLARGA: IN UNA INTERCETTAZIONE L’IMPRENDITORE SPINELLI PARLA CON IL PRESIDENTE DELL’AUTORITÀ PORTUALE DI GENOVA PAOLO SIGNORINI E TIRA IN BALLO IL CARROCCIO – SOTTO LA LENTE CI SONO 2 EROGAZIONI DA 15 MILA EURO ALLA LEGA

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

SPINELLI RACCONTA L’INCONTRO CON GIORGETTI, ALL’EPOCA MINISTRO DELLO SVILUPPO, SUL PROGETTO PER RIPARTIRSI LE AREE DEL TERMINAL RINFUSE DEL PORTO… “GLI ABBIAMO FATTO UN BONIFICO ANCHE A LORO, POI GLIENE FACCIAMO UN ALTRO, TRANQUILLO” …L’INCHIESTA DEMOLISCE IL DISEGNO DI SALVINI CHE VOLEVA IL FEDELISSIMO RIXI AL POSTO DI TOTI

I finanziamenti a Giovanni Toti non sono gli unici ad apparire nei documenti della Procura di Genova. Dalle intercettazioni emergono pure due erogazioni da 15 mila euro l’una che Spinelli Srl effettuò il 25 maggio e il 31 agosto 2022 alla Lega Liguria per Salvini Premier. È lo stesso Spinelli a spiegarne a Paolo Signorini, allora presidente dell’Autorità portuale, la ragione in una conversazione del 27 maggio.
L’oggetto è il progetto che Spinelli ha elaborato con la Msc di Gianluigi Aponte (non indagato) per ripartirsi le aree del Terminal Rinfuse (di Spinelli al 55%, di Aponte al 45%) per le quali i due hanno da pochi mesi ottenuto la proroga trentennale della concessione. La “divisione del pane e dei pesci” (copyright Spinelli), a conferma delle ipotesi degli inquirenti sulla vera finalità della proroga del Rinfuse, è smantellare questo terminal accorpandone il lato ovest alle aree già di Spinelli e l’est a quelle già in mano a Msc, per raddoppiare i rispettivi spazi dedicati ai container.
IL PROGETTO, è però costoso (190 milioni di euro) perché richiede il riempimento delle calate portuali Concenter, Giaccone e Inglese (gli spazi che oggi separano le banchine in concessione a Spinelli, Terminal Rinfuse e Msc). Spinelli auspica con Signorini l’intervento pubblico (“l’importante è che vada nel Pnrr”) e gli riferisce dell’incontro del giorno prima con Giancarlo Giorgetti (estraneo alle indagini, ndr), allora ministro dello Sviluppo economico, dicendosi sicuro, riportail Gip, “che il ministro Giorgetti avrebbe finanziato il progetto in questione (‘lui è pronto a farcelo da solo ha detto’”). Allo scetticismo di Signorini, Spinelli replica: “Gli abbiam già fatto un bonifico anche a loro, poi gliene facciamo un altro, stai tranquillo”.
Cosa che, come rilevato dall’ordinanza, avviene. E nelle settimane successive, Spinelli centra il primo obiettivo. Ad annunciarglielo il 20 luglio è Signorini: “Quella lì l’abbiamo risolta, eh? Andiamo in Comitato il 29”. Il riferimento è al riempimento di Concenter, che viene decretato dall’Autorità portuale il 29 luglio, come aggiornamento del piano straordinario delle opere che l’ente, previa approvazione del commissario per la ricostruzione del Morandi (e sindaco) Marco Bucci (non indagato, ndr), può attuare con le deroghe previste per quest ’ultimo.
Per l’altro pezzo del puzzle, Spinelli dovrà attendere l’inizio del 2024. Come svelato dalFatto, il riempimento delle altre calate è previsto da Bucci nel masterplan Genova 2030 presentato a inizio marzo. Piacenza, a cui compete formalizzare la cosa, non s’è opposto ed è difficile lo faccia: per il riempimento, Bucci userà le terre di smarino del tunnel subportuale, megaopera che Bucci e Toti (con avallo del governo Draghi e oggi del Mit di Matteo Salvini e dal vice, il genovese Edoardo Rixi) accettarono da Autostrade per l’Italia (barattandola con lo sconto sui pedaggi) quale risarcimento alla città per il Morandi.
Se Aspi non potrà smaltire le terre riempiendo le calate di Spinelli e Aponte, avrà diritto a ribaltare in tariffa circa 600 milioni di euro, prospettiva spaventosa per Salvini&Rixi, che non hanno risposto alla richiesta del Fatto di fornire la loro versione sui versamenti di Spinelli alla Lega. La stessa che il campione del modello Genova Bucci – ha rivelato– sosterrà alle Europee: “Voterò per chi ci aiuta a Roma a seguire i nostri obiettivi”. Per chi voteranno Spinelli e Aponte, che avranno il terminal pagato col risarcimento del Morandi?
(da Il Fatto Quotidiano)

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GIORGIA MELONI DA’ SOLO UN MESE DI TEMPO A TOTI (ASPETTERA’ IL TRIBUNALE DEL RIESAME) E POI, PASSATE LE EUROPEE, NE CHIEDERA’ LE DIMISSIONI

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

VUOLE CHE LA LIGURIA PASSI SOTTO IL CONTROLLO DI FRATELLI D’ITALIA (CIRCOLA ANCHE IL NOME DEL CANDIDATO: L’ATTUALE ASSESSORA ALLE PARI OPPORTUNITÀ E ALLO SPORT SIMONA FERRO)… LA DUCETTA S’E’ INCAZZATA PER LA DIFESA DEL GOVERNATORE FATTA DA SALVINI: A DESTRA CRESCE IL TIMORE CHE L’INCHIESTA SI ALLARGHI

Se Matteo Salvini difende al massimo delle sue possibilità Giovanni Toti, è altrettanto vero che pubblicamente Giorgia Meloni non ha chiesto le dimissioni del governatore agli arresti domiciliari. Fratelli d’Italia si mostra freddo, ma ancora non reclama apertamente la testa del Presidente di Regione. Eppure, lo strappo politico c’è, si va allargando.
Perché la premier preferirebbe un passo indietro di Toti, in nome dell’interesse superiore dei liguri, e dunque non ha apprezzato la difesa così appassionata del leghista. Vorrebbe chiudere al più presto questa storia, per evitare danni elettorali al centrodestra. Ed è per questo che i vertici di Fratelli d’Italia hanno tracciato una linea rossa, nelle ultime ore.
In caso di conferma della misura cautelare dopo l’interrogatorio di garanzia, i meloniani sono disposti ad attendere le eventuali decisioni del riesame.
E questo, va sottolineato, sempre che il presidente della Liguria faccia appello (non è scontato, perché un diniego avrebbe un costo politico enorme). In ogni caso, l’intero iter può durare al massimo 25 giorni. Si arriverebbe ai primi di giugno, a meno di una settimana dalle elezioni: impossibile decidere, a quel punto. E dunque, ecco il termine che si è dato Palazzo Chigi per gestire politicamente questa partita: il giorno dopo le Europee.
Sempre che, ovvio, non arrivino prima altre notizie dell’inchiesta tali da rendere la situazione insostenibile. Il timore, che rimbalza da Genova a Roma, è infatti quello che prima o poi l’inchiesta in qualche modo si allarghi e che i dossier sotto la lente dell’attività degli inquirenti svelino altri coinvolgimenti politici.
Nel frattempo batte pubblicamente un colpo Salvini. Le sue parole hanno colpito la presidente del Consiglio per la loro nettezza. «Dal mio punto di vista, dimettersi sarebbe una resa […] Perché domani qualunque inchiesta, avviso di garanzia o rinvio a giudizio porterebbe alle dimissioni di un sindaco. Non sono nelle condizioni di suggerire niente a Giovanni, che ritengo un ottimo amministratore. In Italia e in tutti i Paesi civili qualcuno è colpevole se condannato in tre gradi di giudizio. Non basta una inchiesta».
Né si espone contro Toti il leader di Forza Italia, Antonio Tajani: «È una vicenda giudiziaria che risale a circostanze di parecchi anni fa. Forse si poteva intervenire due mesi fa, il giorno dopo le elezioni… Però questo non ci turba, non ci preoccupa».
Chi invece si mostra assai più cauto è il partito di Meloni. Parla Giovanni Donzelli, il più alto in grado a via della Scrofa. «Credo che prima di parlare di elezioni ci debbano essere i tempi necessari. Toti dice che non ha nessun coinvolgimento, diamogli il tempo di dimostrarlo. Noi chiediamo massima chiarezza, la stessa reclamata in Puglia e Piemonte. C’è attenzione, perché quando si parla della gestione della cosa pubblica deve esserci totale trasparenza».
A dimostrare che la situazione è in bilico è anche la riunione d’emergenza convocata ieri dai coordinatori regionali del centrodestra. Si ragiona di tutti gli scenari, compreso il dopo Toti. Al termine, viene diffuso un comunicato in cui non si cita mai il governatore e si ribadisce la continuità della Regione e la fiducia nell’attuale vicepresidente, Alessandro Piana. In realtà, i meloniani nutrono dubbi sull’opzione che possa davvero essere lui a gestire i prossimi dodici mesi. E d’altra parte, Meloni è pronta a reclamare la guida della Liguria proprio per FdI: in ascesa, nelle ultime ore, sarebbe l’opzione di schierare in caso di elezioni anticipate l’attuale assessora alle Pari Opportunità e allo Sport Simona Ferro.
(da La Repubblica)

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GIORGETTI NON FA CHE APPIOPPARE A CONTE E DRAGHI LE COLPE PER IL COSTO DEL BONUS EDILIZIO, ARRIVATO A 160 MILIARDI DI EURO. MA IL GOVERNO MELONI, TRA DEROGHE E PROROGHE, HA FATTO AUMENTARE IL BUCO NEI CONTI PUBBLICI

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

NEL 2022, DALL’OPPOSIZIONE GIORGIA MELONI TUONAVA: ‘IL SUPERBONUS È UNO STRUMENTO MOLTO UTILE’. ALLA FINE DRAGHI CEDETTE E IL 110% FU RIFINANZIATO SENZA CAMBIAMENTI. UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI, HA CAMBIATO IDEA

Il Superbonus è diventato il peggiore incubo del governo Meloni: «Un mostro che ha distrutto le condizioni della finanza pubblica», «la più grande patrimoniale al contrario mai fatta».
L’osservatorio britannico Oxford Economics l’ha definito «la peggiore misura di politica fiscale attuata in Italia negli ultimi dieci anni». E allora vediamola tutta la storia e i conti del Superbonus, introdotto con il «decreto Rilancio» dal governo Conte II a maggio 2020, in pieno lockdown.
Il provvedimento
Ideato per contrastare gli effetti della pandemia sulla chiusura di quasi tutte le attività, il Superbonus prevede una detrazione del 110% in 5 anni per interventi di efficientamento energetico e modifiche antisismiche sugli edifici. Significa che se spendi 100 puoi scalare dalle imposte dovute 110.
Ma se i soldi ti servono subito puoi vendere il credito con uno sconto a una banca (cessione del credito) o a chi te lo compra, ad esempio alla ditta che porta a termine la ristrutturazione (sconto in fattura). Il credito si può girare illimitatamente a più soggetti che a loro volta possono detrarlo dalle tasse o rivenderlo. La misura è temporanea, scade a dicembre 2021 e la previsione di spesa è di 33,6 miliardi
Esplosione dei prezzi, agevolazioni e frodi
Le richieste di agevolazioni partono lentamente e nel primo anno non superano i 6 miliardi di euro. Ma già a dicembre 2021 schizzano a 16,2 miliardi di euro. Cosa è successo? Siccome paga tutto lo Stato, salta lo stimolo a negoziare sul prezzo, i costi esplodono e il meccanismo si estende a tutta la filiera dei fornitori.
Al governo c’è Mario Draghi che impone la modifica della norma sulle verifiche (Decreto antifrode) e con la legge di bilancio 2022 propone di rivedere il provvedimento: il Superbonus ha un costo troppo alto, favorisce i ricchi e ha un effetto distorsivo, a cominciare da un forte aumento dei prezzi dei componenti legati alle ristrutturazioni.
Draghi propone per le case unifamiliari di limitare il bonus ai proprietari con un Isee sotto i 25 mila euro. I Cinque Stelle, ideatori della misura e principale forza politica a sostegno del governo, fanno muro e minacciano la crisi di governo. La Lega di Salvini si batte perché non sia imposto «nessun tetto Isee per il Superbonus»; Forza Italia rilancia e chiede che «sia esteso tal quale fino a tutto il 2023».
Il Pd è favorevole all’incentivo e tenta una mediazione tra premier e Cinque Stelle. Giorgia Meloni tuona dall’opposizione: «Il Superbonus è uno strumento molto utile per rilanciare l’economia e sostenere un settore in difficoltà, fatto in gran parte da piccole e medie imprese». Alla fine Draghi cede e il 110% è rifinanziato senza cambiamenti.
Cambia il governo e si va in deroga
A fine 2022 le richieste salgono di altri 46,3 miliardi. Nel frattempo si insedia il governo Meloni, e la premier ha cambiato idea sul Superbonus: lo considera un fallimento ed è «pronta ad archiviare la logica dei bonus».
A novembre riduce la soglia al 90% per il 2023 (art.9 decreto aiuti quater) e annuncia il blocco della cessione del credito a partire da febbraio 2023 (decreto 11/2023). Ma concede deroghe e proroghe: continuano a godere del 110% per tutto il 2023 i condomini che hanno già iniziato le ristrutturazioni o che hanno presentato il documento di inizio lavori (CILA) entro fine 2022.
Stessa sorte per le villette adibite ad abitazione principale, a condizione che il proprietario abbia un Isee sotto i 15 mila euro e che entro il 30 settembre del 2022 abbia portato a termine il 30% dei lavori.
La cessione del credito resta tal quale per le spese effettuate nel 2023 dai condomini che hanno avviato le ristrutturazioni o che hanno approvato la delibera assembleare di inizio lavori e presentato la CILA prima del 17 febbraio 2023. Risultato: a marzo 2024 il conto sale di altri 54,7 miliardi.
Dai 33 miliardi iniziali si passa a 160
Tirando le somme l’Agenzia delle entrate stima che ad aprile i crediti fiscali legati al Superbonus abbiano raggiunto 160,5 miliardi, di cui 7 miliardi sono da annullare perché legati a frodi, errori e duplicazioni.
Il ministro dell’Economia Giorgetti, alla presentazione del Def dichiara che il Superbonus avrà un «effetto devastante» sul deficit dei prossimi anni (nel 2024 stimato al 4,3% del Pil) e contribuirà «pesantemente» all’aumento del debito pubblico (137,8% rispetto al Pil). Tradotto vuol dire che non ci saranno soldi per fare altri investimenti.
Dal 2024 i rimborsi del Superbonus sono ridotti al 70% e poi al 65% dal 2025, detraibili dalle tasse in 4 anni. Però il ministro Giorgetti, per dare ossigeno ai conti pubblici, ha recentemente proposto di spalmarli su dieci anni per decreto. E su questo tutti i partiti sono d’accordo.
Quanto è ritornato nelle casse pubbliche?
Un effetto del Superbonus sull’economia è stato quantificato. L’istituto per la ricerca economica Prometeia ha stimato una crescita del Pil annuale dello 0,8% all’anno, ovvero 86 miliardi in più di Pil cumulato in tre anni, e 100 miliardi di maggiori investimenti.
Dal 2020 al 2023, conferma l’Istat, il settore delle costruzioni ha registrato un +35%, e nel biennio 2021-22 ha beneficiato di 16,5 miliardi di investimenti residenziali in aggiunta a quelli che sarebbero stati comunque effettuati (qui pag. 38): è il comparto che ha maggiormente trainato la crescita, superando ampiamente i ritmi degli altri Paesi europei.
Il Superbonus ha inciso sull’occupazione. Secondo lo Svimez tra il 2021 e il 2024 ha dato lavoro a 429 mila unità: 322 mila al Centro-Nord, 107 mila nel Mezzogiorno. L’Osservatorio sui Conti pubblici stima che con il Superbonus «per ogni 100 euro di spesa ne rientrano circa 20 sotto forma di maggiori imposte e contributi sociali»: su 160 miliardi, il rientro sarebbe di circa 32 miliardi. Infine nelle casse delle Stato sono tornati 13,95 miliardi con il Pnrr.
A vantaggio delle famiglie più agiate
In quattro anni, fra abitazioni singole e condomini, gli edifici che hanno usufruito del Superbonus sono 493.398, più 8 castelli. L’investimento medio per i condomini è stato di 593 mila euro, per le ville 117 mila, per i castelli 242 mila. Sono stati efficientati il 4,1% di tutte le abitazioni italiane.
Gli investimenti sono andati soprattutto alle famiglie più agiate visto che il 50% degli interventi ha riguardato villette contro il 26,8% di condomini. Lo conferma anche la Corte dei conti (qui pag.29) sottolineando come la misura abbia favorito «i proprietari più dotati di risorse finanziarie».
Boomerang per i conti pubblici
Nonostante il contributo alla ripresa economica, la differenza tra costi e benefici resta notevole: «Nato come una misura emergenziale condivisibile sia per la finalità sia per l’impatto diretto sulla domanda interna e il basso contenuto di importazioni, il Superbonus è diventato un boomerang per i conti pubblici in seguito alle numerose deroghe sulla scadenza e i potenziali beneficiari – spiega a Dataroom una nota di Prometeia -.
Gli indubbi benefici in termini di crescita del Pil vanno commisurati non solo al costo per le finanze pubbliche, ma anche al contro-shock inevitabile nei prossimi anni e alle politiche fiscali restrittive necessarie per compensare quell’eccesso di spesa».
A far esplodere i costi, nell’ultimo anno, sono stati i ripetuti annunci di norme volte a contenere il bonus che hanno spinto sempre più proprietari ad accelerare i lavori, e poi le eccezioni imposte dalla maggioranza ai decreti che avrebbero dovuto limitare le agevolazioni.
(da Il Corriere della Sera)

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LA COMMISSIONE EUROPEA SMASCHERA IL GOVERNO MELONI; “IL NUOVO ASSEGNO DI INCLUSIONE AUMENTA LA POVERTA'”

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

“IL NUOVO STRUMENTO PROVOCHERA’ UN AUMENTO DELLA POVERTA’ ASSOLUTA E INFANTILE, RISPETTIVAMENTE DI 0,8 E 0,5 PUNTI PERCENTUALI”… E’ LA DESTRA ASOCIALE, SERVA DELLE LOBBY E DEI POTERI FORTI

L’analisi condotta dalla Commissione Europea nell’ambito del semestre europeo rivela che l’assegno di inclusione introdotto in Italia determinerà un aumento dell’incidenza della povertà assoluta e infantile, rispettivamente di 0,8 e 0,5 punti percentuali, rispetto al regime precedente. Questo è quanto emerge dal rapporto sulla convergenza sociale dedicato al nostro Paese, in cui si evidenzia il rischio di una diminuzione dell’impatto nel contrasto alla povertà a causa di criteri di ammissibilità più stringenti introdotti con il nuovo regime. L’analisi della Commissione Europea si è focalizzata su più ambiti, dall’istruzione all’occupazione, dalla povertà alla questione meridionale, mettendo in luce potenziali rischi per la convergenza sociale nel paese. Nonostante sforzi e progressi, soprattutto nell’ambito dell’occupazione, viene sottolineato che con ulteriori azioni l’Italia potrebbe affrontare meglio le sfide che incombono nell’ambito del mercato del lavoro, della protezione sociale, dell’inclusione e dell’istruzione.
«Il Decreto Lavoro? Insufficiente»
Per quanto riguarda il lavoro, la Commissione Europea segnala che, nonostante lievi miglioramenti nel 2023, «la percentuale di contratti a tempo determinato rimane tra le più elevate nell’Unione Europea». Questo, combinato con l’alta incidenza di forme di lavoro non standard (tra cui il lavoro stagionale), «contribuisce a una diminuzione del numero di settimane lavorate all’anno e alimenta l’ineguaglianza e la volatilità dei guadagni annuali». Le recenti riforme, come il decreto Lavoro, non sono ancora considerate sufficienti nel risolvere il problema dei contratti precari.
I salari bassi
Anche le retribuzioni, «strutturalmente basse», rappresentano una grande criticità, con una crescita inferiore rispetto alla media dell’Unione europea e un potere d’acquisto in diminuzione. «Tra il 2013 e il 2022, la crescita dei salari nominali per occupato è stata del 12%, metà della crescita a livello dell’Ue (23%), e mentre il potere d’acquisto nell’Ue è aumentato del 2,5%, in Italia si è ridotto del 2%», si legge nel report. «La stagnazione salariale, la bassa intensità di lavoro e i bassi tassi di occupazione, insieme a un’elevata percentuale di famiglie monoreddito, comportano significativi rischi di povertà lavorativa», nota l’esecutivo Ue.
(da agenzie)

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PONTE SULLO STRETTO, NON CI SARA’ L’APERTURA DEI CANTIERI NEL 2024 ANNUNCIATA DA SALVINI: “SERVONO ALTRI MESI PER RISPONDERE AI RILIEVI”

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

L’AD AMMETTE: “SERVONO APPROFONDIMENTI CON INDAGINI DI CAMPO”

Slitta ancora l’iter di approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto caro al ministro Matteo Salvini.
Con una nota ufficiale il presidente della società Stretto di Messina Pietro Ciucci chiede al ministero dell’Ambiente una sospensione di quattro mesi per rispondere alle oltre 270 richieste di chiarimento fatte dalla commissione Via-Vas al progetto consegnato dai privati e approvato dal cda della Stretto di Messina. Richieste di chiarimenti su cose fondamentali, come i materiali, le prove antisismiche e del vento, i piano di cantieri, lo smaltimento die rifiuti, il rischio inquinamento dell’area.
“Risponderemo in tempi brevi”, aveva assicurato il ministro. Ma i 30 giorni previsti dalla commissione Vis-Vas del ministero dell’Ambiente non bastano più.
“Alcuni approfondimenti prevedono indagini di campo, come ulteriori rilievi faunistici terrestri, batimetrici e subacquei, ai quali la Società intende dedicare la massima attenzione utilizzando pienamente i tempi consentiti dalla normativa”, dicono dalla Stretto di Messina.
La fretta all’iter per realizzare il Ponte impressa dal governo Meloni e in particolare dal ministro Matteo Salvini che puntava ad aprire i cantieri questa estate si scontra con la realtà di un progetto aggiornato in pochi mesi e vecchio di oltre dieci anni.
Adesso solo avere le autorizzazioni per il progetto definitivo non se ne parla prima dell’inizio del prossimo anno e per quello esecutivo i tempi sono altri 90 giorni almeno.
Significa che i cantieri non apriranno prima della fine del prossimo anno. Forse.
Scrive in una nota Sdm: “La società Stretto di Messina, nell’ambito della procedura in corso di valutazione di impatto ambientale, di concerto con il Contraente Generale Eurolink, ha ritenuto opportuno di richiedere al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica – MASE, ai sensi della normativa vigente una sospensione di 120 giorni dei termini per la presentazione della documentazione integrativa richiesta che, con i nuovi termini temporali, sarà consegnata entro metà settembre 2024”.
“La decisione – spiega l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci – è motivata dalla eccezionale rilevanza dell’opera e riflette la volontà e il massimo impegno della Società nel fornire puntuali ed esaurienti risposte alle richieste di integrazioni e chiarimenti sugli elaborati tecnici del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina, presentate dalla Commissione VIA e VAS del MASE. Alcuni approfondimenti prevedono indagini di campo, come ulteriori rilievi faunistici terrestri, batimetrici e subacquei, ai quali la Società intende dedicare la massima attenzione utilizzando pienamente i tempi consentiti dalla normativa”.
(da agenzie)

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IN GERMANIA NEL 2023 CI SONO STATE 2.790 AGGRESSIONI AD OPERA DI NEONAZISTI AD AVVERSARI POLITICI. QUATTRO ANNI PRIMA ERANO MENO DI 200

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

LE ULTIME TRE NELL’ULTIMA SETTIMANA: L’EX MINISTRA E SINDACA DI BERLINO, FRANZISKA GIFFEY, L’EURODEPUTATO MATTHIAS ECKE, 41 ANNI, CAPOLISTA SPD ALLE EUROPEE, E UNA POLITICA DEI VERDI

Nuovo attacco ai politici, stavolta nella capitale. L’ex sindaca di Berlino, Franziska Giffey, è stata aggredita alle spalle martedì pomeriggio da un uomo che l’ha colpita con una sacca riempita di oggetti pesanti. Giffey, 46 anni, è stata medicata e le ferite sono lievi.
L’aggressore, 74 anni, è noto per «precedenti crimini d’odio». Ma l’episodio ha avuto un’ampia eco. Perché Giffey (Spd) è nota, ex ministro di Merkel e tuttora super-assessora all’economia a Berlino. Soprattutto però perché è il terzo attacco ai politici in meno di una settimana, e l’improvviso clima di aggressività — che era rimasto sottotraccia, confinato ai social e semmai discusso dagli attivisti — sembra essere uscito alla vista di tutti.
Venerdì scorso è stato attaccato l’eurodeputato Matthias Ecke, 41 anni, capolista Spd alle europee in Sassonia: picchiato da un gruppo di quattro teenager mentre attaccava manifesti a Dresda, ha riportato molteplici fratture che hanno richiesto un intervento chirurgico.
I quattro sono stati identificati: sono membri del gruppo Elblandrevolte (Rivolta nella terra dell’Elba, ndr), fazione che aderisce a Heimat (patria), a sua volta organizzazione giovanile del partito neonazi Ndp. E sempre martedì, un’altra politica verde è stata picchiata mentre faceva volantinaggio. Il cancelliere Olaf Scholz ha definito l’aggressione a Giffey «rivoltante e codarda».
Lei stessa ha scritto un post su Instagram, dicendo che c’è un limite chiaro che non si può superare, ed è «la violenza contro le persone che esprimono un’opinione diversa, per qualsiasi motivo e in qualsiasi forma».
(da agenzie)

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“I SOLDI DONATI DAI RIESINI VANNO RITIRATI A MANO E NON CON BONIFICO”: GIOVANNI TOTI SAPEVA CHE I FINANZIAMENTI ELARGITI DALLA COMUNITÀ ORIGINARIA DI RIESI (IN SICILIA), ATTRAVERSO I GEMELLI ITALO MAURIZIO E ANGELO ARTURO TESTA, AVESSERO UNA PROVENIENZA OPACA (I TESTA RISULTANO VICINI AL CLAN CAMMARATA)

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

IN UNA RIUNIONE PER LE AMMINISTRATIVE DI GENOVA DI FEBBRAIO 2022, TOTI IMMAGINA DI CHIEDERE UN AIUTO AI TESTA E IL SUO CAPO DI GABINETTO, MATTEO COZZANI, CHE AVEVA DISATTESO LA PROMESSA DI ASSUMERE UNA PERSONA A LORO VICINA, TREMA: “QUESTI MI SQUARTANO”

Che i finanziamenti elargiti dalla comunità “riesina” di Genova attraverso i gemelli Italo Maurizio e Angelo Arturo Testa avessero una provenienza quantomeno opaca doveva essere chiaro un po’ a tutti. Probabilmente anche al governatore della Liguria Giovanni Toti, visto che al suo capo di gabinetto Matteo Cozzani aveva precisato che i «possibili» soldi donati da quell’ambiente «vanno ritirati a mano» e non con bonifico, come si fa per tracciare le erogazioni a sostegno politico-elettorale.
Il problema dei fratelli Testa è che risulterebbero intrecciati a doppio filo con ambienti mafiosi, in particolare con il clan Cammarata del Mandamento di Riesi (Sicilia), sodalizio che ha infiltrato tutta la provincia di Genova anche attraverso la comunità “riesina”, particolarmente numerosa in Liguria.
I Testa sono uno snodo fondamentale nei presunti accordi politici con i clan di cui risponde solo Cozzani, accusato di corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Eppure, in una riunione del 13 febbraio 2022 sembra che la loro provenienza sia abbastanza nota agli interlocutori. Un particolare che emerge dagli atti della Procura di Genova che martedì ha svelato la presunta rete corruttiva all’interno della Regione Liguria.
A quell’incontro di febbraio, svoltosi nell’ufficio regionale del presidente, partecipano con Toti e Cozzani il sindaco di Genova Marco Bucci ma anche la segretaria e la portavoce di Toti, Marcella Mirafiori e Jessica Nicolini. Gli investigatori della Guardia di finanza ascoltano tutta la conversazione grazie alle cimici ambientali. I quattro — riassumono i magistrati — discutono sulla «pianificazione della imminente campagna elettorale in favore della ricandidatura del primo cittadino», Bucci.
Il «cuore della conversazione» riguarda «la quantificazione del budget necessario per la campagna elettorale, stimato in circa 250mila euro». Si ragiona su come reperire quel denaro, sulle cose da fare e si pensa a «cene a pagamento, che vedrebbero la partecipazione del sindaco» destinate a una rete di «grandi e piccoli finanziatori».
Sempre nel corso della riunione del 13 febbraio, il governatore, scrivono i pm, «chiedeva agli interlocutori di valutare anche il sostegno dei “riesini”». Un’affermazione che per i magistrati avrebbe provocato «una reazione preoccupata» nel capo di gabinetto Cozzani, che esclama «oh mio Dio». Lo stesso, inoltre, ricorda a Toti «stacci lontano da quelli lì ci mettono in galera…i Riesini quelli di…», con il governatore che risponde «…i Testa!».
Secondo la Nicolini, però, i Testa avevano già partecipato a una precedente cena elettorale, tanto che lo stesso Toti «raccomanda che — riassumono gli investigatori — possibili erogazioni avrebbero dovuto essere prelevate “a mano” (“vanno ritirati a mano”)».
Tuttavia, continua ancora la Nicolini, ad occuparsi del rapporto con i Testa non poteva più essere Cozzani, che aveva disatteso la promessa di assumere una persona a loro vicina, tanto che lo stesso capo di gabinetto esclama «se no mi squartano», con il governatore che risponde «ma perché non gli abbiamo dato dei soldi?».
Ma qual era esattamente il rapporto tra Cozzani e i Testa? Per chiarirlo bisogna andare indietro di due anni, al 2020, in occasione delle elezioni regionali vinte da Toti. Cozzani, attraverso l’onorevole Alessandro Sorte — deputato di centro-destra tra il 2018 e il 2022, nonché presidente dell’associazione riesini nel mondo — entra in contatto con i fratelli Testa. Dal contenuto degli atti e delle intercettazioni […] «si comprendeva chiaramente che Cozzani agiva su mandato di Toti».
I fratelli Testa avrebbero avuto un ruolo determinante nel far convergere su Toti i voti «contigui ad ambienti della famiglia di Riesi, consorteria mafiosa radicata a Genova». Un sistema di presunte «corruttele elettorali» per ottenere voti in cambio di promesse di posti di lavoro rivolte a persone vicine alle consorterie.
Così è per l’assunzione di Gaetano Genco, fidanzato di Anna Maurici, figlia di Venanzio Maurici, fratello di Vincenzo Maurici, sindacalista «legato da vincoli di parentela con la famiglia Cammarata». Di tutto questo sistema opaco che passava dai Testa e dalla comunità di Riesi a Genova, Cozzani sembra esserne a conoscenza. Nel 2020, infatti, ne parla con l’onorevole di centro-destra Manuela Gagliardi, deputata tra il 2018 e il 2022.
Cozzani, è riassunto negli atti, «palesava a Gagliardi una certa preoccupazione, evidentemente rappresentandosi una possibile contiguità dei suoi interlocutori con ambienti mafiosi, tanto da confidarle “me ne frega soltanto che un bel giorno…una mattina non vorrei trovarmi la Dia in ufficio”».
(da agenzie)

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PROMEMORIA PER GLI ORBANIANI CHE ACCUSANO LE RAGAZZE CHE OGGI HANNO CONTESTATO LA MINISTRA ROCCELLA: LA PROCURA DI TORINO HA GIA’ ARCHIVIATO UNA DENUNCIA PER UN PRECEDENTE ANALOGO AL SALONE DI TORINO

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

“NESSUNA TRACCIA DI MINACCE E INTIMIDAZIONI, SOLO CORI LEGITTIMI DI PROTESTA PER CONTESTARE LE TESI DELLA MINISTRA”…. ANCHE OGGI STESSA SITUAZIONE, NESSUNO HA OBBLIGATO LA ROCCELLA AD ANDARSENE, E’ STATA UNA SUA SCELTA PER POTER POI FARE LA VITTIMA

Era solo una protesta, legittima, contro un’esponente politica. E’ la motivazione, in estrema sintesi, per la quale la Procura di Torino ha deciso di archiviare le 23 denunce per violenza privata alle attiviste di Extinction Rebellion, Non Una Di Meno e Fridays for Future scattate dopo la contestazione alla ministra per le Pari Opportunità Eugenia Roccella al Salone del libro, il maggio scorso.
All’arrivo della ministra attivisti dei movimenti si erano alzati in piedi, intonando cori e reggendo dei cartelli con scritto “Giù le mani dai corpi e dalla terra”, interrompendo di fatto l’intervento di Roccella. “Una protesta – ricordano le associazioni – volta a denunciare le posizioni anti-abortiste della ministra e le politiche climatiche e sociali del governo nazionale e regionale”.
Le motivazioni dei giudici sottolineano: “Non vi è traccia di condotte implicitamente o esplicitamente minacciose, violente o intimidatorie poste in essere dalle manifestanti” e “non è stato posto in essere nessun comportamento latamente minatorio, se non intonare cori e sovrastare con la propria voce la voce dei relatori”.
“È passato un anno, Torino tra qualche settimana ospiterà – afferma Extinction Rebellion – il G7 Energia, clima e ambiente. Mentre l’Italia annuncia l’ennesimo piano di investimenti in combustibili fossili in Africa, si parla già di zona rossa e di intere città militarizzate. Non sembrano essere i ministri coloro a cui viene tolta la parola. E questa vicenda ne è l’ennesima conferma”.
“L’inserimento del finanziamento alle associazioni antiabortiste nel decreto Pnrr – proseguono i movimenti – rafforza le motivazioni di quella protesta, l’evidenziare lo squilibrio tra il potere di chi legifera sul corpo delle donne e lo sfruttamento del pianeta e chi ha solo la propria voce e il proprio corpo per esprimersi”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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