Destra di Popolo.net

IL GOVERNO NON SOSTIENE LA MATERNITA’ E POI HA IL CORAGGIO DI PARLARE DI ABORTO

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

CI VOGLIONO RISORSE, NON CHIACCHIERE IDEOLOGICHE: MELONI CACCI 2.000 EURO AL MESE FINO A 18 ANNI E VEDRA’ CHE GLI ABORTI SI DIMEZZERANNO (FACCIA PAGARE LE TASSE AGLI EVASORI)

A Roma tornano gli Stati generali della natalità, a cui partecipano anche diversi membri del governo e dove è protagonista la retorica tutta meloniana sul valore della genitorialità e in particolare della maternità. Ma è davvero la “narrazione” il motivo per cui si fanno pochi figli in Italia?
Se così fosse, non si spiegherebbero questi dati: secondo l’Istat, il 45,4% delle donne in età compresa tra i 18 e i 49 anni non ha figli, ma soltanto il 17,4% di loro non ha intenzione di averne perché non rientrano nei propri progetti di vita. Il restante 27% delle donne non va convinto con una storiella accattivante sulla necessità di mettere al mondo un figlio, perché lo vuole già ma evidentemente non lo può avere.
Se ci fossero condizioni di vita migliori, se gli stipendi fossero più alti, se i contratti fossero a tempo indeterminato, se esistesse una rete di welfare efficiente, se i fondi per gli asili nido non fossero stati ridimensionati, gli italiani farebbero tutti i figli che desiderano (cioè tanti, secondo l’Istat).
E li farebbero come coppie e come famiglie, senza scaricare la responsabilità della denatalità sulle sole donne.
Ogni volta che questo governo mette bocca sull’autonomia delle loro scelte, sembra pensare che le donne possano essere semplicemente convinte a rivedere le priorità della loro vita. Se non vuoi figli, una fiction Rai ti può far cambiare idea mostrandoti quanto è cool la maternità.
Se vuoi interrompere una gravidanza, devi prima passare da una serie di figure autorizzare dal governo che ti fanno terrorismo psicologico su ciò che ti stai perdendo.
E allora via, con le tavole rotonde, i convegni, i regolamenti, addirittura gli “Stati generali” per capire come organizzare al meglio questa opera di convincimento.
Ma quel 17,4% di donne non cambierà idea sulla maternità perché glielo suggerisce lo Stato o un panel di giornalisti. Pensare di poter modificare le scelte riproduttive delle donne agendo sulla narrazione, in altre parole sulla propaganda, forse è attuabile in regimi illiberali come quello ungherese. Un Paese democratico, invece, farebbe di tutto per far sì che le persone che già hanno progetti di genitorialità possano realizzarli davvero.
(da Fanpage)

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“È UN RAGAZZETTO SACCENTE CHE VUOLE SOLO VISIBILITÀ. SI COMPRA COME UNA CARTA UNTA” : GIOVANNI TOTI ERA FURIOSO CON ANDREA LA MATTINA, AVVOCATO DELLO STUDIO BONELLI-EREDE, CHE NON VOLEVA FIRMARE LA CONCESSIONE TRENTENNALE DEL TERMINAL RINFUSE PER ALDO SPINELLI

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

“SI COMPRA CON TRE FAVORI PIDOCCHIOSI” (LA MATTINA FARÀ DIETROFRONT DANDO L’OK ALLA CONCESSIONE)… IL NO ARRIVA DA RINO CANAVESE: “LA DELIBERA È FASULLA. HO AVUTO PRESSIONI MA NON MI SENTO DI VOTARLA”… IL GIORNALISTA GIORGIO CAROZZI, INIZIALMENTE CONTRARIO, DICEVA AL TELEFONO: “HAN PRESO IN TANTI LA STECCA CHE FACEVANO DI TUTTO PER FARLA PASSARE, E’ UNA DELIBERA TRUFFA”. MA POI CAROZZI DISSE SI’

“Il membro del comitato portuale non vuole firmare la concessione a Spinelli? È un ragazzetto saccente che vuole solo visibilità. È uno che si compra come carta unta». È il 13 ottobre del 2021 e per Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, è un momento di tensione e fatica. Da una parte ci sono i contributi di Spinelli che riempiono il portafoglio del suo comitato elettorale, ma dall’altra c’è l’assoluta necessità di accontentare l’amico imprenditore. Che non transige e vuole la concessione trentennale del terminal Rinfuse.
La parola decisiva spetta ai tre saggi del comitato portuale che dovranno pronunciarsi proprio la mattina successiva ma Andrea La Mattina, avvocato dello studio Erede Bonelli che nel board rappresenta la Regione Liguria, non ne vuole sapere di firmare l’ok alla concessione. Toti è agitato. Convoca proprio La Mattina per un pranzo. Sceglie il ristorante Santa Teresa di via Porta Soprana, si fa accompagnare dal suo fidato Pietro Paolo Giampellegrini.
Del contenuto dell’incontro i militari del nucleo di polizia economica e finanziaria della guardia di finanza vengono a conoscenza grazie alla telefonata che Toti ha con il presidente del porto Paolo Emilio Signorini. Lo definisce un ragazzino «saccente», lo deride dandogli del «professore». In realtà lo scopo è convincere il presidente dell’Autorithy ad incontrare proprio La Mattina «per dargli un po’ di “considerazione».
«Sperava di entrare in autorità portuale e di avere un mimino di visibilità», insiste Toti con Signorini. Uno che si può comprare con «tre favori pidocchiosi». Toti è particolarmente nervoso. Accusa il presidente Signorini di «dare scarsa visibilità alla Regione». «Ci avete invitato i ministri – attacca il governatore – e non ci avete neanche invitato, del porto non caga nessuno».
E ancora. «Ho chiesto una cagata per conto dei miei. Non so se Benveduti (Andrea, ex assessore allo sviluppo economica ora in Ansaldo) e Rixi (Edoardo, viceministro al trasporti ndr) su una associazione di pescatori…Piacenza (Paolo, direttore generale Autorità Portuale ndr) non mi ha mai risposto. Micragnose piccolezze». Signorini è in balia di Toti, quasi si scusa. E promette lunedì di «prenderci un caffè».
Toti rincara la dose, lo incita ad assecondare ogni sua possibile richiesta proprio per ammorbidire la posizione del membro del comitato che si è maggiormente imputato: «Se c’è tre piaceri pidocchiosi da fare su tre gozzi da spostare da qualche banchina di Pra’ per Edoardo Rixi dagli un interlocutore che glielo faccia fare…uno che non faccia figure di merda». L’incontro ci sarà e La Mattina rivedrà la sua posizione dando l’ok alla concessione trentennale per Spinelli.
A dire sì sono l’avvocato e Giorgio Carozzi (ex giornalista de Il Secolo XIX) che nel board rappresenta il Comune. Il no arriva da Rino Canavese che è il referente per Savona e che la mattina dopo parla duramente proprio con la Mattina. «Sono molto preoccupato per quella delibera – dice- non ci sta, è fasulla. Anche io ho avuto pressioni ma non mi sento di votarla». Definisce la documentazione presentata da Spinelli: «Una presa per il culo». «Sono piani industriali – spiega – che non stanno né in cielo né in terra perché sono fasull», attacca. Anche Carozzi è scettico prima del voto.
«Ma è totalmente chiara questa porcata -dice a La Mattina – che solo Piacenza ci poteva cadere come un… E Toti perché poi non so per quali motivi non mi interessa neppure saperlo». Al telefono Carozzi rincara la dose parlando con un giornalista: «han preso talmente in tanti la stecca che facevano di tutto per farla passare, che è una cosa allucinante da ogni punto di vista…». Carozzi la definisce «una delibera truffa». E aggiunge: «Signorini ha spinto fino all’ultimo, lo ha fatto però su indicazione di Toti».
E ancora: afferma che l’entourage dell’Autorithy era composto da «pazzi, venduti, corrotti, incapaci» e rimarca il concetto con un «c’è… tutto e di più». I tre sembrano così contrari alla decisione favorevole Spinelli che Signorini in una call li prende in giro per le loro posizioni. Li definisce: «I tre dell’Ave Maria». Ma la pratica voluta dal governatore va avanti. E nel frattempo La Mattina dopo l’incontro con Toti e Signorini in un certo senso si ammorbidisce, cambia parere rispetto alla fase iniziale quando non ne voleva sapere di cedere a Spinelli la concessione trentennale.
Precisa di non aver avuto pressioni particolari e di aver meglio compreso il contesto di quel pronunciamento proprio dopo un incontro con il Governatore. «Ma guarda io non ho ricevuto pressioni particolari – ammette – semplicemente mi è stato meglio spiegato il contesto e il senso di certe cose». Alla fine la concessione finirà allo società riconducibile ad Aldo Spinelli e in cui Msc di Gianluigi Aponte ha il 45 per cento delle quote. Votano tutti a favore il comitato portuale (compresi proprio Carozzi e La Mattina) ma non Rino Canavese che, invece, resta sulle sue posizioni iniziali.
(da Il Secolo XIX”)

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IL RE SOLA GIOVANNI II, UN AMMORBIDENTE DA BERLUSCONI AL GRANDE BOTTO

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

TOTI SI E’ MONTATO LA TESTA FINO A PERDERLA, COME ACCADE AI MONARCHI

Anche da Re Sole della Liguria, Giovanni Toti, detto l’Ammorbidente, non ha mai perso la faccia da scolaro con il grembiule bianco e il fiocco blu, seduto al primo banco nella classe che fu di Silvio Berlusconi, il mentore della sua vita, che tra una barzelletta e l’altra, tra una pupa in tacchi a spillo e uno scandalo ad personam, insegnava la grammatica del potere, l’apoteosi pubblicitaria del consenso, gli oscuri traffici di denari e altre utilità, che i teorici d’alta politica contemporanea chiamano “sangue e merda”, indispensabili ingredienti a confezionare pasti caldi per il pregiato pubblico degli elettori. I liguri, in questo caso, che dal 2015 si sono stesi al sole del Re Sole. Anche se non tutti, a onor del vero.
Non è mai elegante dire “io l’avevo detto”, ma l’ostinato Ferruccio Sansa, ex giornalista del Fatto, nonché consigliere regionale di opposizione in Liguria, oggi ha tutto il diritto di alzare il dito, schiacciare il tasto Rewind e mettere in fila i cinque anni di dichiarazioni quotidiane, settimanali, mensili, su e contro il regno decennale di Giovanni Toti.
I favori ai supermercati Esselunga. Gli abbracci conturbanti con l’Autorità portuale di Genova. La predilezione per la Sanità privata. L’idiosincrasia per quella pubblica. La permanente sponsorizzazione politica, anzi sentimentale, di Primocanale, la tv locale che regna incontrastata sulla intera fetta d’anguria della Liguria e che parlava del governatore con tutti i violini della devozione. E pure noialtri liberi dispensatori di ritratti concludevamo – cinque anni fa – le nostre tre cartelle dedicate a Toti, segnalando che i troppi guai della Regione “rischiavano di lasciarlo senza rete”, circondato da nemici seduti intorno al suo seggiolone, “ad aspettare il botto”.
Il botto è arrivato l’altro giorno un po’ prima delle 7 del mattino, la stessa ora in cui le agenzie – una trentina d’anni fa – battevano i nomi degli arresti di giornata, durante il lungo bradisismo di Tangentopoli che pure Toti Giovanni, all’epoca redattore semplice del Tg4, annotava con l’inchiostro televisivo del cronista. E oggi che l’arresto lo riguarda, non è cambiato neppure il copione di polvere e parole che viene dopo le manette. In primis quelle dell’avvocato difensore che dichiara: “Il presidente è tranquillissimo”, beato lui. E tutti i suoi colleghi politici in coro: “Siamo garantisti, aspettiamo che l’inchiesta faccia il suo corso” salmodiato specialmente a Roma, insieme con il segno della croce e un segreto pensiero che dice: mamma mia che guaio.
Perché a forza di esercitare la quotidiana ginnastica contro i magistrati matti & malvagi, contro le inchieste a orologeria, contro l’abuso di ufficio diventato “arbitrario abuso di potere”, contro il codice degli appalti che va abolito, anzi disintegrato, contro le intercettazioni troppo facili, facciamole a cronometro, arriva questo colpo di scena che è come una secchiata di acqua fredda, che si porta via tutti i chiodi a tre punte che va spargendo il volenteroso Carlo Nordio, il ministro di Giustizia, che da ex pm ha in uggia tutti i pm, e prima o poi dovrebbe seguire il consiglio di Nicola Gratteri, fare i test psicoattitudinali, antidoping compreso.
In quanto al malcapitato governatore, riassumiamo la sua vicenda umana. Toti non è un refuso e non ha mai giocato al calcio. Nasce a Viareggio nell’anno formidabile del 1968, padre albergatore, madre casalinga. Infanzia e adolescenza attutite dalla sabbia del litorale. Studia poco, ma sempre il giusto. Si iscrive a Scienze Politiche alla Statale di Milano dove fa tutti gli esami meno uno. Gli piace viaggiare, bere, mangiare. Cresce contento degli anni 80. Dice: “Io credo che il riflusso, l’individualismo e il disimpegno siano stati fattori positivi”. Per questo diventa craxiano, “anche se moderatamente”, oltre che “paninaro” nel tempo libero. E siccome gli piacciono “la competitività aziendale e il merito”, nei primi anni 90 entra in Mediaset raccomandato dal padre della fidanzata per arruolarsi nella battaglia anti-giudici. Che Toti pratica fino all’apoteosi de La guerra dei vent’anni, anno 2013, uno speciale tv in difesa di Silvio B e delle sue cene eleganti che andrebbe studiato in ogni scuola di giornalismo, come modello esemplare di disinformazione pop.
La prestazione gli vale i galloni di caporedattore, poi vicedirettore, infine doppio direttore. Prima di Studio Aperto, poi di Rete 4, dove sgombera l’anziano Emilio Fede con la sua zavorra di Meteorine e meteoriti come Lele Mora e Valter Lavitola. Da “Bianco Gabibbo” (Striscia la notizia, dixit) diventa il Delfino.
Incoronato su un balcone di Villa Paradiso, una di quelle cliniche dove si fabbricano lattughe per la dieta, direttamente con un abbraccio del Capo che gli conferisce lo scettro di plastica di Forza Italia, immortalando quella investitura in una fotografia che ancora oggi fa molto ridere. Era il 2014 e a tutti sembrava una buona idea sostituire le fiamme peccaminose che Ruby ancora emanava, con le guance illibate dello scolaro.
Non funzionò. Volato in Europa con 150 mila preferenze, l’angioletto Toti cominciò a studiare da satanasso. Ricevute in dono da Berlusconi le mappe della intera Liguria – che dai tempi del Boom economico mastica cemento, devasta le sue coste, i suoi borghi, nel cupio dissolvi del progresso esentasse – Toti s’avvale dell’alleato migliore, la solita sinistra divisa in tre liste, e nell’anno 2015 diventa governatore. Fabbrica il suo regno a suon di appalti, amicizie, propaganda. Si mette nella scia di Matteo Salvini, ma solo fino al disastro del Papeete, salendo sul salvagente che gli offre l’ex democristiano Maurizio Lupi, quello del Rolex. Dichiara: “La Liguria diventa il laboratorio nazionale dei moderati”.
Ma il laboratorio si inceppa. L’economia della Regione rallenta, i giovani non fanno figli, e quando possono, emigrano. Le panchine davanti al mare si riempiono di concittadini “non indispensabili allo sforzo produttivo”. A ogni cambio di stagione arriva la frana, l’incendio, l’alluvione a rallentare il bed & breakfast collettivo. A rinsaldare quel che la politica divide, arriva la tragedia nazionale del Ponte Morandi che distribuisce le carte della rinascita. Il cantiere è un successo. L’orgoglio della inaugurazione diventa la nuova fanfara del governatore che ormai frequenta solo le grandi barche e i grandi affari. Si è montato la testa, come capita ai re, che qualche volta all’improvviso la perdono.
(da il Fatto Quotidiano)

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EUGENIA ROCCELLA CONTESTATA AGLI STATI GENERALI DELLA NATALITA’, LA MINISTRA NON RIESCE A PARLARE E SE NE VA

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

CORI CONTRO LA MINISTRA: “VERGOGNA, VERGOGNA”

La ministra della Famiglia Eugenia Roccella è stata contestata stamattina in apertura degli Stati Generali della Natalità, l’evento annuale promosso dalla Fondazione per la Natalità a Roma.
Nel momento in cui Roccella ha preso la parola per il suo indirizzo di saluto iniziale, in platea sono stati alzati dei cartelli a formare la scritta «Decido io» e sono partiti gli analoghi cori: «Sul mio corpo decido io» e «Vergogna, vergogna», ha urlato un gruppo di giovani. Roccella a quel punto si è alzata e ha provato a interloquire con i dimostranti: «Ma guardate che io sono d’accordo con voi, è proprio quello che diciamo. Le donne oggi non sempre decidono del proprio corpo, se vogliono fare figli».
La contestazione è proseguita. A quel punto il “padrone di casa” Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, ha dato la parola a una delle ragazze che protestavano.
La giovane, salita sul palco, ha letto un volantino con le rivendicazioni femministe: «Sui nostri corpi decidiamo noi. L’attuale governo decide di convocare questo convegno mentre nessuno del governo, in un anno, ha risposte alle nostre richieste. Non ci stiamo alla triade Dio-padre-famiglia». A dire il vero «l’evento e’ convocato da una Fondazione e non dal governo», ha precisato De Palo a quel punto. Quando la ragazza ha terminato di leggere il volantino ed è scesa dal palco, la ministra Roccella ha provato di nuovo a pronunciare il suo intervento ma a quel punto sono ripresi i cori «Vergogna, vergogna! dei giovani. La ministra a quel punto se n’è andata dall’Auditorium della Conciliazione dove si tiene l’evento in programma oggi e domani
Chi sono e cosa vogliono i contestatori
Dopo la contestazione i ragazzi e ragazze che hanno interrotto la ministra sono stati identificati dalla polizia e fatti uscire dalla sala convegni. Sono attivisti di collettivi studenteschi come “Collettivo Transfemminista, Assemblea Aracne e Collettivo Artemis. «Non siamo macchine per la riproduzione, ma corpi in lotta per la rivoluzione», è lo slogan stampato a caratteri cubitali sui loro volantini.
(da Open)

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I BONIFICI ALLA LEGA PER IL PORTO E IL NO DI TOTI ALLE DIMISSIONI

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE NON VUOLE MOLLARE LA POLTRONA… I SOLDI TROVATI A CASA DI SPINELLI E L’INDAGINE SUI RIFIUTI… NELLE INTERCETTAZIONI GLI ELETTORI ARRABBIATI PER IL LAVORO PROMESSO E MAI ARRIVATO

Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti non haintenzione di dimettersi. Lo ha detto ieri al suo avvocato Stefano Savi nella casa di Ameglia dove trascorre gli arresti domiciliari.
Ma l’inchiesta sulla corruzione in Liguria intanto punta sui soldi dalle ditte dei rifiuti. Dalle quali il governatore avrebbe ricevuto 195 mila euro in quattro anni. E mentre Fratelli d’Italia è orientata ad attendere almeno un mese prima di chiedere le dimissioni di Toti, si apre un altro fronte politico. Che coinvolge la Lega. Sotto la lente ci sono due erogazioni da 15 mila euro cadauna dell’imprenditore Aldo Spinelli al Carroccio tra maggio e agosto 2022. In una conversazione intercettata Spinelli parla con il presidente dell’Autorità Portuale di Genova Paolo Signorini e dice: «Alla Lega ho fatto un bonifico».
La resistenza di Toti
Toti per ora non ha intenzione di lasciare la poltrona di governatore. «Io sono tranquillo riguardo il mio operato ma non posso sapere come si muovono tutte le persone che sul territorio si muovono a mio nome», è uno dei pensieri riportati oggi dal Corriere della Sera. E ancora: «Non prendevo tangenti, non ho perseguito alcun interesse privato. Se ci sono stati equivoci, li chiarirò».
L’ex Mediaset vuole rispondere alle domande della Giudice delle indagini preliminari Paola Faggioni durante l’interrogatorio di garanzia, in programma per domani. Vuole farlo per presentare poi un’istanza sulla libertà personale. E poi eventualmente un appello al Tribunale del Riesame. Sarebbe il primo passo per ottenere di nuovo l’agibilità politica. La Stampa dice che con lui c’erano la moglie Siria Magri. «Non erano tangenti, ma governavo», avrebbe detto sempre in sua difesa. «Ogni cosa che ho fatto è stata per migliorare la Liguria», è la sua tesi.
I bonifici alla Lega
Dalle intercettazioni intanto si delinea meglio il quadro che riguarda Spinelli. Il Fatto Quotidiano riferisce di un progetto dell’imprenditore con la Msc di Luigi Aponte (non indagato) per ripartirsi le aree del Terminal Rinfuse al porto di Genova. Spinelli è al 55%, Aponte al 45%. L’idea è quella di smantellarlo accorpandone il lato ovest alle aree già di Spinelli e l’est a quelle di Msc. Il progetto costa però 190 milioni di euro. I due auspicano l’intervento del Pnrr. E parlano di un incontro con Giancarlo Giorgetti, all’epoca ministro dello Sviluppo. «Lui è pronto a farcelo da solo (il progetto, ndr)», dice Spinelli. Che, quando Signorini si dimostra scettico, replica: «Gli abbiam fatto un bonifico anche a loro, poi gliene facciamo un altro, tranquillo». In effetti alla fine al Carroccio arriveranno 30 mila euro tra maggio e agosto.
I 200 mila euro a casa di Spinelli
Intanto la Guardia di Finanza ha trovato a casa di Spinelli 200 mila euro in contanti. Si tratta di una parte dei 570 mila di cui la Gip aveva disposto il sequestro. Nell’ordinanza si legge che tra i finanziatori di Change, la fondazione che faceva capo a Toti, e il Comitato Giovanni Toti, oltre agli imprenditori portuali ci sono anche quelli che si occupano di rifiuti e discariche. Come Pietro Colucci, imprenditore campano che nel 2021 gestiva alcune discariche nella provincia di Savona destinate allo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi con recupero di materiali e di energia elettrica da biogas. Secondo gli investigatori tra il 2016 e il 2020 Colucci, tramite le sue società, aveva finanziato con 195 mila euro Toti.
In quello stesso periodo «le società riconducibili al gruppo Colucci – si legge nell’ordinanza – avevano avuto come interlocutore istituzionale la Regione Liguria, competente al rilascio di autorizzazioni in materia di gestione delle discariche. Tutti i finanziamenti provenienti dalle società del gruppo riconducibile a Colucci e diretti al Comitato Change e al Comitato Giovanni Toti Liguria non erano stati deliberati dai rispettivi organi sociali e, in alcuni casi, non erano neppure stati inseriti in bilancio».
Gli elettori arrabbiati per il lavoro promesso
Nelle carte si leggono anche le lamentele per il lavoro promesso e non arrivato in cambio del voto. G.S., che fa parte della comunità riesina, lo chiede al consigliere comunale Stefano Anzalone, che ha contribuito a far eleggere.
Una serie di messaggi che vanno da settembre 2020 a febbraio 2021. « Ciao Stefano, grazie per l’impegno a farmi contattare dalla Global Service ma purtroppo col mio problema di mal di schiena e sciatica non posso svolgere quel tipo di mansioni. Io, mia moglie e mio figlio siamo a casa senza lavoro. Io e parenti e amici ti abbiamo sostenuto, 32 voti sicuri! Mi servirebbe un posto sicuro per stare tranquillo e un salario dignitoso. Grazie ai voti che ti ho fatto prendere ti sei sistemato. In famiglia siamo tutti a casa. Spero che rifletterai su questo. Non ti ho mai disturbato, a casa sono indietro tra affitti e bollette. Ti imploro in ginocchio se mi aiuti a trovare un lavoro dignitoso», scrive lui. Anzalone non gli risponde.
(da Open)

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PALLE MELONIANE: VI RICORDATE LA TASSA SUGLI EXTRAPROFITTI DELLE BANCHE SBANDIERATA DAL GOVERNO? NON L’HA PAGATA NESSUNO

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

LA PREMIER AVEVA DETTO CHE I PROFITTI ERANO INGIUSTI, IERI IL MINISTRO GIORGETTI HA AMMESSO CHE NON E’ ENTRATO NEANCHE UN EURO (GRAZIE ALL’ESCAMOTAGE CHE SI SONO INVENTATI I SOVRANISTI)

Vi ricordate? Subito dopo il varo della tassa sugli extraprofitti delle banche il governo sosteneva che sarebbero entrati 2-3 miliardi dagli istituti di credito. La premier Giorgia Meloni addirittura diceva che i profitti erano «ingiusti». E che lei non difendeva le «rendite di posizione». L’imposta, pari al 40% avrebbe dovuto essere calcolata in parte sulla differenza tra interessi passivi e attivi tra il 2021 e il 2022, con una franchigia del 3%.
L’altra parte si sarebbe dovuta calcolare sull’eccedenza del 6% maturata tra 2021 e 2023. Avrebbe dovuto essere versata entro il 30 giugno 2024. Poi, a settembre, dopo le critiche della Bce e della Banca d’Italia, l’esecutivo aveva cambiato idea. E con un emendamento aveva per
messo agli istituti di mettere i soldi a riserva invece di darli allo Stato.
L’escamotage
L’escamotage è servito. Nel senso che già le previsioni dicevano che nelle casse dello Stato non sarebbe entrato neanche un euro. Nonostante i 43 miliardi di utili del settore nel 2023. E Meloni è rimasta all’asciutto. Esattamente come il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il quale ha ammesso il flop durante il Question Time alla Camera: «Al momento non risultano essere pervenuti versamenti, esattamente come previsto dalla relazione tecnica». Poi il responsabile di via XX Settembre si è difeso: «Ricordo che a bilancio del non è mai stata iscritta alcuna somma connessa all’attuazione di tale disposizione, sia nel testo originale sia in quello novellato, come del resto già previsto nella relazione tecnica allegata alla disposizione. In sede di conversione, al fine di rafforzare la struttura patrimoniale degli istituti di credito, è stata introdotta la facoltà di non versare l’imposta, destinando un importo non inferiore a due volte e mezza l’imposta dovuta a una riserva non distribuibile».
Il Fatto Quotidiano calcola che il totale degli extraprofitti delle banche grazie al rialzo del costo del denaro ammonta a 21,5 miliardi.
(da agenzie)

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CASO TOTI, NELLE CARTE I BONIFICI DI SPINELLI PER LA LEGA

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

DUE VERSAMENTI DA 15.000 EURO CIASCUNO

“Gli abbiam già fatto un bonifico anche a loro eh, ma poi gliene facciamo un altro stai tranquillo”.
Aldo Spinelli, l’imprenditore genovese agli arresti domiciliari come il governatore ligure Giovanni Toti, e il suo capo di gabinetto Matteo Cozzani, nell’inchiesta per corruzione della Procura di Genova, si riferisce alla Lega Liguria per Salvini Premier alla quale nel maggio e nell’agosto 2022 ha fatto due bonifici da 15 mila euro ciascuno a titolo di erogazione liberale.
Da quanto si legge nell’ordinanza della gip Paola Faggioni, Spinelli, al telefono con Paolo Emilio Signorini, ex presidente dell’Autorità i Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, l’unico tra i molti indagati ad essere in carcere in quanto, secondo l’ipotesi, sarebbe stato corrotto con soldi, benefit e altre utilità per circa 500 mila euro, non solo il Comitato Toti ha ricevuto soldi.
Spinelli, che “concepisce i finanziamenti ai partiti non come erogazioni liberali (sganciate da qualsiasi interesse patrimoniale) ma – annota il giudice – come lo strumento per ottenere provvedimenti amministrativi vantaggiosi” discute del suo progetto di smantellare il Terminal Rinfuse, la cui concessione gli era stata rinnovata dal Governatore per 30 anni in cambio di “una mano”, aveva ottenuto da Toti il rinnovo della concessione trentennale per farne un’area di deposito e stoccaggio container.
Un progetto, si legge, di cui era “sicuro che il Ministro Giorgetti avrebbe finanziato”. “Ma io tanto finanzio il partito…ma io Paolo…io ho mandato al partito quindici…a lui e quindici a Toti…”.
(da il Secolo XIX)

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DOPO LA CENSURA A SCURATI, TELEMELONI AVVIA PROCEDIMENTO DISCIPLINARE CONTRO SERENA BORTONE: A QUANDO I RASTRELLAMENTI?

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

I SOVRANISTI STANNO AFFOSSANDO LA RAI, TRA POCO LA VEDRANNO SOLO I FAMILIARI DEI SOVRANISTI A PIEDE LIBERO

In commissione di Vigilanza Rai della Camera dei deputati l’amministratore delegato Roberto Sergio ha annunciato di aver avviato un procedimento disciplinare contro la giornalista Serena Bortone, protagonista nella vicenda del monologo di Antonio Scurati del 25 aprile.
In quella occasione, la giornalista e conduttrice di CheSarà annunciò che l’intervento dello scrittore era stato annullato senza spiegazioni, e aveva deciso comunque di leggerlo durante la sua trasmissione.
La premier Giorgia Meloni, per rispondere a chi accusava il governo di ingerenze nella tv pubblica, aveva risposto pubblicando il monologo.
A distanza di alcune settimane, l’azienda avrebbe quindi deciso di indagare sul comportamento della sua giornalista. Lo annuncia all’Ansa Daniele Macheda, segretario del sindacato Usigrai, che ha attaccato l’ad Sergio. «E cosi l’ha fatto: Roberto Sergio, l’uomo che da dirigente Rai, direttore della radiofonia attaccava pubblicamente sui social il Giornale Radio Rai, ora da Amministratore delegato fustiga a colpi di procedimenti disciplinari chi, anche attraverso i social, difende la propria libertà e professionalità da un sistema di controllo “asfissiante” sul lavoro dei giornalisti della Rai», le parole del sindacalista, «i provvedimenti annunciati sulla vicenda Scurati sono dunque arrivati ma alla persona sbagliata. Il procedimento disciplinare aperto contro Serena Bortone è inaccettabile. Anche basta».
L’incontro in commissione di Vigilanza Rai arriva dopo lo sciopero di Usigrai, in parte boicottato dalle redazioni di alcuni telegiornali con il sostegno del nuovo sindacato di centrodestra UniRai.
(da agenzie)

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FERRUCCIO SANSA: “DA ANNI DENUNCIO IL SISTEMA TOTI, A DESTRA FARANNO A GARA A CHI LO MOLLA PER PRIMO”

Maggio 9th, 2024 Riccardo Fucile

IL CONSIGLIERE REGIONALE: “TOTI E’ STATO FINANZIATO DA SOCIETA’ VICINE A ESSELUNGA”… “IL DOMINUS DELLA SANITA’ PRIVATA LIGURE E ‘UN ALTRO FINANZIATORE DI TOTI”

Ferruccio Sansa è un consigliere regionale della Ligura, che da anni denuncia quello che lui stesso ha chiamato il Sistema Toti. Intervistato dal Fatto Quotidiano, Sansa ha parlato della questione.
«Ho fatto una battaglia per sapere se Toti avesse agito nell’interesse dei cittadini o dei suoi finanziatori. La lezione è che quando credi in una causa giusta, devi portarla fino in fondo. Credo che lo scaricheranno. Ho parlato con alcuni del centrodestra, iniziano a fare a gara a chi lo molla per primo. Aspetteranno qualche settimana e poi lo lasceranno solo».
«Non sono contento che Toti sia stato arrestato, non bisogna mai essere felici che una persona sia arrestata. Ma non nascondo di aver provato un senso di solitudine. Avrò fatto quasi 100 interventi in consiglio regionale, due anni fa sono stato anche dai carabinieri a denunciare quello che sapevo su Esselunga e sul porto, oltre che sulle spese folli della campagna elettorale di Toti. Per me era la battaglia delle battaglie».
«Toti è stato finanziato da società vicine a Esselunga e oggi la Liguria è la regione italiana con il record di ipermercati, molti dei quali proprio Esselunga. Poi c’è il porto: Spinelli non ha finanziato solo Toti, ma pure il Comune di Genova, poi ha ottenuto spazi portuali da Signorini, che è espressione di Toti. Infine c’è la sanità privata genovese: il dominus è un altro finanziatore di Toti. Per accorgersi di questi intrecci non erano necessarie le manette».
(da Globalist)

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