Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
IL DECRETO FITTO CANCELLA I FINANZIAMENTI PRONTI DA TEMPO… CON LA MINISTRA CARFAGNA, IL GOVERNO DRAGHI AVEVA AVVIATO IL PERCORSO PER LE RISORSE AL SUD
Il governo conferma il taglio di oltre 3 miliardi e mezzo di euro
destinati al Mezzogiorno per la costruzione di strade, aeroporti, acquedotti. Ma anche per la riduzione dei gap sui servizi per la scuola e la sanità. Nessuna marcia indietro sulla cancellazione dell’apposito fondo messo a disposizione per le infrastrutture al Sud.
Dietro la propaganda si svela il volto di una destra che osteggia il Meridione. E, mistificando i fatti, Giorgia Meloni racconta addirittura di aver stanziato delle risorse. In un video, diffuso sui suoi canali social, parla «dell’istituzione del fondo perequativo infrastrutturale». Solo che il fondo è stato solo rinominato per essere svuotato. E cancellato per sempre.
«Con il governo Meloni siamo oltre il gioco delle tre carte. Da mesi denunciamo il taglio del fondo perequativo infrastrutturale e oggi il governo rilancia con orgoglio la nascita di un fondo perequativo infrastrutturale. Peccato che non sia nulla di diverso rispetto al vecchio fondo in cui era rimasto circa un miliardo di euro, che continua a non essere rifinanziato», ribadisce a Domani Marco Sarracino, deputato del Pd.
ADDIO SOLDI
L’operazione era stata orchestrata in legge di Bilancio. L’esecuzione è maturata solo ora, tra aprile e maggio, nel decreto Coesione, uno degli ultimi provvedimenti approvati in Consiglio dei ministri. A oggi non è stata decisa la destinazione delle risorse tagliate.
Resta agli atti il battage di Matteo Salvini e degli alleati sul Ponte sullo Stretto per inseguire una maxi opera dai tempi indefiniti, a discapito di cantieri che potevano essere aperti fin dai prossimi mesi. La firma ufficiale sul taglio di oltre 3 miliardi e 600 milioni di euro è stata apposta dal ministro Raffaele Fitto, competente per materia, che pure ha la sua roccaforte elettorale nel Meridione.
Il testo del decreto Coesione, approvato la scorsa settimana, mette nero su bianco il progetto della destra meloniana: viene abrogata definitivamente la dotazione di 4,6 miliardi di euro prevista da una legge del 2009. La disposizione è stata firmata da Roberto Calderoli, che l’aveva confezionata per dare attuazione al federalismo fiscale varato dal governo Berlusconi.
Le risorse avrebbero dovuto garantire, dal 2022 fino al 2033, degli interventi per costruire o potenziare le infrastrutture di vario tipo nel Mezzogiorno. Al posto di quel fondo il governo Meloni ne ha effettivamente istituito un altro, con lo stesso nome, e che sostituisce il precedente.
La differenza è nella sostanza: ci sono 940 milioni da spendere in totale per il prossimo decennio. Un raffronto impietoso rispetto ai precedenti stanziamenti. Nel 2024 il plafond, indicato dal governo in carica, ammonta a 50 milioni di euro e a 140 milioni nel 2025, calando a 100 milioni annui fino al 2033.
Nella precedente versione, lo stanziamento era di 300 milioni di euro all’anno dal 2024 fino al 2027, per salire a 500 milioni annui dal 2028 al 2033. La cifra che Meloni mette sul piatto in totale vale meno di un triennio rispetto al fondo precedente. Insomma, una mannaia che si abbatte sullo sviluppo del Sud, spazzando via preziose risorse.
Questa volta non funziona nemmeno lo scaricabarile su chi c’era prima, una strategia perseguita costantemente sul Pnrr. Il governo Draghi aveva lasciato una buona eredità, dando la possibilità di rendere esecutivi gli investimenti e recuperando i ritardi accumulati negli anni precedenti.
La norma, in effetti, era stata lasciata a bagnomaria da vari governi ed è stata recuperata dall’allora ministro Francesco Boccia, durante il Conte II. Ma ancora di più Mara Carfagna, da ministra del Sud, ha dato impulso alla ricognizione infrastrutturale prevista dalla legge. Lo scopo era di indicare le priorità degli interventi e collocare le risorse su progetti concreti per offrire delle risposte tempestive. Una sorta di Pnrr in miniatura ante litteram.
BANDIERA AMMAINATA
Così, nel giugno del 2022, i decreti attuativi erano dati in dirittura d’arrivo per stabilire una volta per tutte il riparto pluriennale delle risorse. Si attendevano, dunque, gli ultimi passaggi formali. Le tensioni politiche nella maggioranza di larghe intese hanno però bloccato tutto.
La caduta del governo Draghi e le conseguenti elezioni hanno messo il fondo in stand-by. Dalla destra meloniana, che ha sempre sventolato la bandiera del rilancio del Sud, si attendeva però la ripresa di quel filo. Magari con maggiore vigore. La storia è andata diversamente. Nella manovra, come svelato da Domani, il fondo perequativo risultava già depotenziato.
Il partito di Meloni ha sempre negato, nonostante l’evidenza. «I tagli non rappresentano un definanziamento della crescita del Sud, ma fanno parte di una riprogrammazione delle risorse che riguarda anche i fondi del Pnrr», aveva dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini. Nei fatti occorreva il colpo del ko al fondo arrivato nel decreto Coesione.
«Altro che patrioti. Dopo il taglio del reddito di cittadinanza, il no al salario minimo, l’accentramento della zes, la cancellazione di “decontribuzione sud” e l’autonomia differenziata, siamo dinanzi all’ennesimo atto e all’ennesima presa in giro nei confronti del Mezzogiorno», incalza Sarracino.
Insomma, l’ennesimo sgarbo al Sud.
(da editorialedomani.it)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
QUANDO UNA DEMOCRAZIA DEBOLE LASCIA A PIEDE LIBERO LA FECCIA NEONAZISTA
La politica socialdemocratica tedesca Franziska Giffey, ex sindaca di Berlino e oggi senatrice della città, è stata aggredita nel pomeriggio di martedì 7 maggio da ignoti. Giffey era in una libreria del quartiere di Neukoelln, a Berlino, è stata aggredita improvvisamente alle spalle da un uomo con uno zaino che conteneva oggetti pesanti, con cui l’ha colpita alla testa e al collo, secondo quanto ricostruito ieri sera dalla polizia della capitale tedesca. Subito dopo l’aggressore si è dato alla fuga. Giffey, che è stata anche ministra della Famiglia con Angela Merkel in passato, è andata poi in ospedale per essere medicata e sottoporsi ad accertamenti, che paiono aver escluso comunque ferite o danni gravi. La nuova aggressione ad un’esponente politica progressista scuote però la Germania, ad appena quattro giorni dall’agguato di cui è stato vittima a Dresda il capolista dell’Spd ed europarlamentare Matthias Ecke. A colpirlo mentre appendeva manifesti un gruppo di giovani, ancora non identificati, con ogni probabilità gli stessi che poco prima avevano aggredito pure un militante dei Verdi.
Si sospetta una matrice di estrema destra, ma le indagini sono ancora in corso. Tra un mese esatto si vota per le elezioni europee: largamente in testa nei sondaggi è la Cdu, con il 30% circa delle intenzioni di voto, ma il secondo partito potrebbe diventare l’Afd (tra il 17 e il 18%), partito euroscettico e zeppo di nostalgici dell’epoca nazista. L’Spd del cancelliere Olaf Scholz è data al momento solo terza nei sondaggi, a poco più del 15%
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
LE TELEFONATE TRA IL GOVERNATORE E IL MANAGER PAOLO EMILIO SIGNORINI, IL PRESSING PER LA PROROGA TRENTENNALE DELLA CONCESSIONE AL PORTO AL GRUPPO SPINELLI CHE POI VIENE APPROVATA… IL GIP: SPINELLI SALDÒ CON 15 MILA EURO LE SPESE PER IL BANCHETTO NUZIALE DELLA FIGLIA DI SIGNORINI … TUTTI I REGALI DELL’EX PRESIDENTE DEL GENOA AL MANAGER: SOGGIORNI DI LUSSO A MONTECARLO, GIOIELLI E MASSAGGI HOT
È il 1° settembre del 2021 e su Genova soffia scirocco. Sullo
yatch degli Spinelli, ribattezzato “Leila 2” c’è il governatore della regione Liguria Giovanni Toti che dopo una serie di chiacchiere sul clima “introduceva un argomento di grande interesse per gli imprenditori”.
Telefonava a Paolo Emilio Signorini, dal 2 dicembre 2016, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale: «Quando gliela portiamo la proroga in comitato» domanda il politico. Replica: «Digli di stare tranquillissimo: in due settimane facciamo tutto».
Annota il gip che la proroga finita nelle cuffie dell’antimafia “era da ricondurre all’istanza di rinnovo della concessione, scaduta il 31 dicembre 2020 dell’area demaniale marittima di 97.803 mq sita tra ponte Rubattino e Ponte ex Idroscalo lato levante del porto dì Genova, impiegata per le operazioni e servizi portuali dell’impresa Terminal Rinfuse Genova, facente capo, in via maggioritaria, agli imprenditori Aldo e Roberto Spinelli, (con il 55%) e solo dopo alla lussemburghese Itaterminaux per il restante 45%, quest’ultima facente capo all’imprenditore Gianluigi Aponte”.
Il 17 ottobre 2019 la Terminal Rinfuse aveva presentato all’ente presieduto da Signorini una richiesta di rinnovo quarantennale della concessione.
“La richiesta di agevolare la positiva trattazione della pratica – si legge agli atti dell’inchiesta – verrà avanzata dall’imprenditore sia a Toti che a Signorini al quale Toti “in una successiva telefonata” dice chiaramente “Portiamo quella roba lì in comitato il prima possibile che mi fa comodo anche a me”. Scrivono gli investigatori: “Non solo Signorini e Toti hanno promesso la proroga a Spinelli, ma ne danno per scontata l’approvazione”. Tanto da dire (Signorini) intercettato: «Ma è una cosa solo burocratica, lui è apprensivo, ma stai tranquillo».
Il comitato di gestione dell’autorità portuale viene finalmente convocato per il 29 settembre. Ed è Signorini che lo annuncia a Spinelli che – entusiasta, cosìreplica: «Belin, sto numero stasera me lo gioco al lotto!». Tre componenti del cda sono contrari.
Due saranno convinti con un’invidiabile operazione di moral suasion e il 2 dicembre l’operazione va in porto. Seguiranno bonifici al comitato elettorale di Toti almeno due da 15 mila euro tra giugno e ottobre 2021.
Ora c’è da accontentare Signorini, l’uomo del porto, che peraltro “si interesserà all’assegnazione al gruppo Spinelli delle aree dell’ex Carbonile e al tombamento di Calata Concenter:
L’altra lucrosa contropartita per convincerlo sono stati “i soggiorni di lusso a Montecarlo (con connesse regalie alle accompagnatrici dello stesso Signorini) offerti da Spinelli, diventate d’abitudine – dice il gip – (22 fine settimana per un totale di 42 notti all’hotel De Paris dal 31 dicembre 2021 al 19 febbraio 2023) sempre con l’accortezza di non essere scoperti”.
Signorini se ne preoccupa e lo confida al suo benefattore: «Ma a Montecarlo…se controllano il tuo conto…perché sai». Spinelli lo fulmina: «Ma non controllano a Montecarlo, stai tranquillo che lì non esce niente Paolo».
I soggiorni includevano “anche extra quali servizi in camera, massaggi e trattamenti estetici, posto tenda nella spiaggia della struttura alberghiera durante il periodo estivo (“Monte Carlo Beach”) e partecipazione ad eventi esclusivi, quali la finale del torneo internazionale di tennis “Rolex Monte Carlo Masters” o serate a tema con annesso spettacolo musicale, riservate ai clienti più importanti del Casinò di Monte Carlo”.
Tali servizi – scrive la guardia di Finanza – “sono stati offerti da Spinelli mediante la linea di credito di cui gode l’imprenditore, per se stesso e per i propri ospiti, nelle strutture ricettive della Monte Carlo Sociètè Des Bains de Mer387, in quanto cliente di prestigio del Casinò monegasco”.
Signorini apprezzerà molto: «Sai cosa ho detto a B…(la sua compagna)? Guarda, sarà uno dei Capodanni migliori, perché Aldo è una persona normale, che ti dà energia e una serata così la passi… naturale perché con tanti coglioni che girano». Intanto, per esempio, dall’1 al 5 giugno il soggiorno costerà 22 mila euro. A spese di Spinelli ovviamente.
A un imprenditore così generoso come l’ex presidente del Genoa Calcio si possono chiedere – in cambio della proroga trentennale del porto – anche “15 mila euro in contanti per saldare le spese del matrimonio della figlia”.
Altri 660 specificatamente erogati “per il banchetto nuziale li riceverà dall’imprenditore Mauro Vianello”. In cambio di cosa?
“Dell’aumento della tariffa oraria per l’impresa di Vianello che opera nel porto con servizi dedicati alla sicurezza dello scalo. In definitiva, scrivono i pm “nel giro di pochi mesi, il Presidente Signorini si trovava così “legato” agli interessi dì Spinelli da arrivare a “ignorare” le occupazioni abusive delle aree demaniali dello stesso”.
E quando qualcuno del comitato di gestione solleverà legittimi dubbi su quel rinnovo “così pre-confenzionato e quindi invotabile” verrà messo in minoranza. Forse perché ha capito cosa sta accadendo. Dirà un componente contrario alla delibera. «Qui hanno preso tutti la stecca. L’hanno presa talmente in tanti che facevano di tutto per farla passare ‘sta delibera».
Di fronte a tali rimostranze Signorini si comporta in maniera “totalmente asservita a Spinelli”. E una volta incassato il sì a maggioranza parte per Montecarlo con Toti, Spinelli e compagne al seguito. Spenderanno 1800 euro (“sarà la prima e unica notte di 42 successive pagate da Signorini e non da Spinelli) a carico dell’imprenditore. Sarà Spinelli a sugellare la festa con un regalo alla signora: «Le ho comprato una borsa Chanel, sai com’è? È meglio sempre…»
C’è ancora il progetto di un lussuoso Capodanno a quattro a Las Vegas. Spinelli e Signorini ne parlano al telefono. Si discute – per intenderci – di un appartamento a due camere con salone e di una suite. La linea di credito aperta dall’imprenditore è di 500 mila euro («tanto non li spendo». Signorini però avrà un problema personale e addio America: “Ripiegheranno su Montecarlo” chiosa il giudice.
(da La Stampa)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
ILARIA CAVO (CHE NON RISULTA INDAGATA) NON VUOLE FARSI VEDERE CON I DUE ESPONENTI DI FORZA ITALIA, HA PAURA DI INNUMEREVOLI RICHIESTE DI FAVORI
«È come la mortadella: poca spesa tanta resa. Dieci giorni dopo ci sono le elezioni, te una volta che hai fatto quello blocchi il numero, grazie e arrivederci», consiglia Cozzani in un’intercettazione a Ilaria Cavo, ex volto Mediaset e candidata che non vuole farsi vedere a una cena elettorale con i riesini (i fratelli Testa, ndr). Anche se ci saranno 300 persone.
Lei, non indagata, ha paura che la presentazione si risolva in innumerevoli richieste di favori. E Cozzani per convincerla le spiega il meccanismo. I due fratelli gestiscono l’associazione Riesini nel mondo e attraverso quella convogliano i voti nei territori. Poi attraverso Cozzani ottengono assunzioni presso Cospe, l’azienda che lavora per Iren. E in una successiva riunione in cui si parla della campagna elettorale di Bucci, sindaco di Genova, Cozzani dice che «Mi squartano», facendo riferimento al risentimento per le promesse mancate sui posti di lavoro.
A quel punto Toti risponde: «Ma perché non gli abbiamo dato dei soldi?». Al governatore non è contestata l’aggravante mafiosa. Anche se proprio lui, rivolgendosi ai Testa, durante una cena elettorale dice: «So che siete dei bulldozer, fammi dare un po’ di voti alla Ilaria Cavo». Alla fine il voto per la regione sarà un trionfo: Toti prende il 56% delle preferenze, supera il candidato unitario di Pd e M5s Ferruccio Sansa e consolida la sua supremazia sulla Liguria.
La spiaggia di Punta dell’Olmo è un problema ancora più difficile da risolve. Stavolta la famiglia Spinelli ha acquistato un’ex colonia sul promontorio tra Celle Ligure e Varazze. Vuole farci 48 appartamenti di lusso investendo 100 milioni. Ma la spiaggia davanti è libera. E allora bisogna privatizzarla. «Sto pranzando con l’intera famiglia di Spinelli. bisogna trovare una soluzione per la spiaggia. Razionalizziamo le libere che ci sono, accorpiamo spostiamo».
(da Open)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
DONZELLI SOTTOLINEA: “IN PASSATO LA NOSTRA SINDACA DI TERRACINA È STATA ARRESTATA E SCELSE DI DIMETTERSI” – FRATELLI D’ITALIA PENSA A GIA’ AL DOPO TOTI (CON MASSIMO NICOLÒ, EX VICESINDACO DI GENOVA, CHE SCALDA I MOTORI)
“Credo che prima di parlare di elezioni ci debbano essere i
tempi necessari. Toti dice che non ha nessun coinvolgimento, diamogli il tempo di dimostrarlo. Noi chiediamo massima chiarezza in questo caso come l’abbiamo chiesta in Puglia e Piemonte. Massima attenzione perché quando si parla della cosa pubblica ci deve essere la massima trasparenza”.
Lo ha detto il responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli a margine di una conferenza. Donzelli ha ricordato: “Abbiamo avuto in passato la nostra sindaca di Terracina stata arrestata e scelse di dimettersi. Poi non è stata nemmeno rinviata a giudizio, su richiesta della Procura”.
«Le dimissioni? Decide Toti ». La linea obbligata del centrodestra viene sancita in una serie di telefonate fra i leader a ora di pranzo.
Che coinvolge ovviamente anche Giorgia Meloni, in missione in Libia.
Tutti, nella maggioranza, alla fine sono costretti a esprimere la fiducia al governatore finito agli arresti domiciliari. Ma è una solidarietà dovuta, quasi d’ufficio, perché l’ex delfino di Berlusconi ha prontamente fatto sapere di non avere alcuna intenzione di lasciare l’incarico, per ora. Il progetto è quello di resistere almeno due o tre mesi.
Nel frattempo le sue funzioni passano al vicepresidente leghista Alessandro Piana, come previsto nei casi di “impedimento temporaneo”.
Di certo, le preoccupazioni non mancano, dalle parti di Palazzo Chigi, per gli sviluppi dell’inchiesta e per quanto può ancora emergere dalle carte. Soprattutto, si apprende, nella parte più “calda” che riguarda l’appoggio ricevuto dalla cosca siciliana dei Cammarata.
Meloni fa buon viso a cattivo a gioco, avrebbe preferito un passo indietro immediato di Toti, per spegnere sul nascere l’incendio. La presidente del Consiglio non ha proprio voglia di essere trascinata in un vortice di polemiche nel mezzo di una campagna elettorale che la vede correre in prima persona.
Soprattutto non vuole farlo per effetto di una vicenda che riguarda un esponente politico con cui non ha mai avuto grande feeling. Se è vero che, malgrado le insistenze, la premier nell’ultimo anno e mezzo non ha mai aperto le porte di Fratelli d’Italia a Toti, che con il suo ultimo movimento, Italia al Centro, è infine approdato — a novembre — sulle sponde di «Noi moderati» di Maurizio Lupi, di cui ora è presidente del consiglio nazionale.
Il garantismo sbandierato nasconde ansia, insomma.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
LA PERQUISIZIONE NELL’ABITAZIONE DELL’EX PRESIDENTE DEL GENOA, ORA AGLI ARRESTI DOMICILIARI… VENERDI’ L’INTERROGATORIO DI TOTI
La guardia di finanza ha sequestrato 220 mila euro in contanti e valuta estera all’imprenditore Aldo Spinelli nell’ambito dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari per corruzione il presidente della regione Liguria Giovanni Toti. La somma, tenuta in cassaforte, è una parte dei 570 mila euro del sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari Paola Faggioni. L’inchiesta che accusa il governatore di aver svenduto «la propria funzione e i propri poteri» prevede anche un filone di corruzione elettorale aggravato proprio dalla finalità mafiosa in cui è coinvolto il suo capo gabinetto Matteo Cozzani. Mentre l’intreccio descritto dalla procura riguarda anche due supermercati Esselunga in regione e un appalto su una spiaggia libera che diventa privata per le necessità degli imprenditori locali.
Gli interrogatori di garanzia
Il giudice ha disposto il sequestro anche nei confronti dell’allora presidente dell’autorità portuale Paolo Signorini e del figlio di Spinelli, Roberto. Secondo il gip «sarebbero il profitto dei reati di corruzione contestati». Inoltre a casa di Aldo Spinelli sono stati trovati due fucili ad aria compressa, su cui bisognerà valutare la potenzialità, e tre da caccia. Le armi, una eredità della suocera, erano state denunciate dalla signora fino al 2015. L’imprenditore però non ha rinnovato la segnalazione in Questura e pertanto, in un fascicolo a parte, risponde di omessa denuncia. Il gip ha fissato intanto per venerdì l’interrogatorio del governatore della Liguria. L’imprenditore della logistica Spinelli e il capo di gabinetto di Toti Matteo Cozzani verranno invece interrogati sabato.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
LE INFILTRAZIONI DEI CLAN COINVOLGONO ANCHE I FRATELLI MAURIZIO E ARTURO TESTA, ESPONENTI DI FORZA ITALIA IN LOMBARDIA (VICINI A MARTA FASCINA)… L’ATTUALE CAPO DI GABINETTO DI TOTI MATTEO COZZANI DICE: “NON VORREI TROVARMI ADDOSSO LA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA” –
Mazzette e mafia in Liguria. Questa volta tra gli arrestati,
finito ai domiciliari, c’è anche Giovanni Toti, il presidente della regione, accusato anche di corruzione elettorale. Uno dei filoni d’indagine riguarda le infiltrazioni dei clan di mafia nell’ultima competizione elettorale in Liguria, dietro al boom elettorale della lista Cambiamo! ci sarebbe l’attivismo di soggetti legati al clan Cammarata, con feudo a Riesi, in provincia di Caltanissetta.
Insieme a Toti è indagato pure il suo capo gabinetto, Matteo Cozzani, al quale viene contestata anche l’aggravante mafiosa, avrebbe promesso posti di lavoro in cambio di pacchetti di voti.
Nel 2020 alle regionali, Toti aveva ottenuto con la sua lista, il 22 per cento di consensi, superando i partiti storici del centrodestra, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Un successo che avrebbe avuto anche l’apporto della criminalità organizzata che avrebbe fatto convogliare voti, almeno 400, verso Toti e il candidato consigliere, poi eletto, Stefano Anzalone, anche quest’ultimo indagato. Un ruolo lo avrebbe avuto anche un sindacalista della Cgil, Venanzio Maurici, indagato e considerato referente del clan di mafia a Genova.
Con Forza Italia le infiltrazioni della mafia nelle regionali coinvolgono anche altri esponenti politici, in particolare due fratelli, dirigenti di Forza Italia e ora sospesi dal partito, si tratta di Arturo Angelo Testa e Italo Maurizio Testa. Sono molto vicini al coordinatore regionale del partito azzurro, Alessandro Sorte, che fa parte della corrente di Marta Fascina, compagna di Silvio Berlusconi.
Era proprio Sorte, non indagato, a suggerire a Cozzani di coinvolgere Testa nelle elezioni perché in grado di coinvolgere la comunità riesina a Genova che vale quasi 500 voti. I fratelli sono accusati del reato di corruzione elettorale aggravato dall’aver agevolato la mafia, segnatamente il clan Cammarata. Nelle carte però emergono anche personaggi collegati alla ‘ndrangheta, che in questo territorio la fa da padrone.
I Testa, insieme al fedelissimo di Toti, avrebbero promesso posti di lavoro, un alloggio di edilizia popolare in cambio dei voti da indirizzare a Toti e al candidato Anzalone. Durante le trattative di avvicinamento con i Testa in vista della possibile candidatura, Cozzani non manca di riferire una qualche preoccupazione mentre ride al telefono: «Me ne frega soltanto che un bel giorno….una mattina non vorrei trovarmi la Dia (direzione investigativa antimafia, ndr) in ufficio».
(da per Domani)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA SU TOTI E LA CORRUZIONE IN LIGURIA, LA PAURA DEL VICE: “MI SQUARTANO”
Nelle 654 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato agli arresti domiciliari il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti c’è anche la mafia.
L’inchiesta che accusa il governatore di aver svenduto «la propria funzione e i propri poteri» ha uno sfondo da cui emerge, non per lui, un filone di corruzione elettorale aggravato proprio dalla finalità mafiosa. Mentre l’intreccio descritto dalla procura di Nicola Piacente e dal gip Paola Faggiani va a toccare anche i supermercati Esselunga. Per due supermercati a Sestri Ponente e a Savona sono arrivate le pubblicità su Primo Canale. E l’indagine per finanziamento illecito nei confronti dell’editore. E la storia di una spiaggia libera che diventa privata per le necessità degli imprenditori.
Il pacchetto di voti
L’inchiesta su Toti parte proprio da un’indagine sul voto di scambio. La procura di La Spezia lavora su un pacchetto di voti destinato al governatore e proveniente da persone che sono originarie di Riesi in provincia di Caltanissetta. A promettere i voti sono i fratelli Italo Maurizio e Arturo Angelo Testa. Che sono esponenti di Forza Italia in Lombardia, tanto da essere considerati vicini al coordinatore regionale Alessandro Sorte. In cambio dei voti, secondo l’accordo, dovrebbero arrivare posti di lavoro. L’attuale capo di gabinetto di Toti Matteo Cozzani discute di Arturo Angelo Testa come candidato, ma poi una sua foto mentre fa il saluto romano vicino a un busto di Mussolini fa saltare tutto. Poi, quando i presenti decidono di dirottare i voti sulla lista di Toti, Cozzani dice: «Non vorrei trovarmi addosso la Direzione Investigativa Antimafia». A Cozzani e ai Testa la Dda contesta l’aggravante mafiosa.
La mortadella
«È come la mortadella: poca spesa tanta resa. Dieci giorni dopo ci sono le elezioni, te una volta che hai fatto quello blocchi il numero, grazie e arrivederci», consiglia Cozzani in un’intercettazione a Ilaria Cavo, ex volto Mediaset e candidata che non vuole farsi vedere a una cena elettorale con i riesini. Anche se ci saranno 300 persone. Lei, non indagata, ha paura che la presentazione si risolva in innumerevoli richieste di favori. E Cozzani per convincerla le spiega il meccanismo. I due fratelli gestiscono l’associazione Riesini nel mondo e attraverso quella convogliano i voti nei territori. Poi attraverso Cozzani ottengono assunzioni presso Cospe, l’azienda che lavora per Iren. E in una successiva riunione in cui si parla della campagna elettorale di Bucci, sindaco di Genova, Cozzani dice che «Mi squartano», facendo riferimento al risentimento per le promesse mancate sui posti di lavoro.
«Mi squartano»
A quel punto Toti risponde: «Ma perché non gli abbiamo dato dei soldi?». Al governatore non è contestata l’aggravante mafiosa. Anche se proprio lui, rivolgendosi ai Testa, durante una cena elettorale dice: «So che siete dei bulldozer, fammi dare un po’ di voti alla Ilaria Cavo». Alla fine il voto per la regione sarà un trionfo: Toti prende il 56% delle preferenze, supera il candidato unitario di Pd e M5s Ferruccio Sansa e consolida la sua supremazia sulla Liguria.
La spiaggia di Punta dell’Olmo è un problema ancora più difficile da risolve. Stavolta la famiglia Spinelli ha acquistato un’ex colonia sul promontorio tra Celle Ligure e Varazze. Vuole farci 48 appartamenti di lusso investendo 100 milioni. Ma la spiaggia davanti è libera. E allora bisogna privatizzarla. «Sto pranzando con l’intera famiglia di Spinelli. bisogna trovare una soluzione per la spiaggia. Razionalizziamo le libere che ci sono, accorpiamo spostiamo».
Il supermercato
Poi batte cassa: «Guarda che abbiamo risolto il problema a tuo figlio, ora facciamo la pratica, si può costruire… Quando mi inviti in barca? Così parliamo un po’ che ora ci sono le elezioni, abbiamo bisogno di una mano». Nel racconto delle vicende di Esselunga c’è anche spazio per una vicenda curiosa. Francesco Moncada, consigliere di amministrazione e marito di Sylvia Caprotti, telefona in viva voce a Renato Brunetta, allora ministro della pubblica amministrazione, dall’ufficio di Toti che è presente. «Senti Renato io sono nelle mani di Giovanni per questi due supermercati qua e… per cui se vogliamo mettere il tuo vino devi parlare con Giovanni». E Giovanni, ovvero Toti, fa arrivare il il supermercato Esselunga a San Benigno.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
DOV’E’ FINITO IL CONCETTO DI SERVIRE LO STATO “CON DISCIPLINA E ONORE”?
Immaginate di lavorare a contatto con il presidente di
un’azienda pubblica (per esempio Paolo Emilio Signorini arrestato ieri in Liguria) e di accorgervi che vive come un piccolo oligarca, collezionando soggiorni in grandi alberghi e nei casinò di Montecarlo e Las Vegas con il corollario di bracciali d’oro e borse firmate in omaggio. Possibile che, dal presidente all’autista, nessuno se ne accorga e, accortosene, non senta il bisogno di intervenire?
La magistratura, quando arriva, arriva comunque dopo. Mentre una società sana, o un po’ meno guasta, dovrebbe avere dentro di sé gli anticorpi per fermare certe infezioni prima che sia troppo tardi. Specie se si tratta di una società finanziata dai contribuenti. Non è moralismo né invito alla delazione, ma l’articolo 54 della Costituzione: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore». Se non lo fanno, chi sta loro accanto dovrebbe ricordarsene e magari ricordarglielo.
Invece la reazione classica consiste sempre in un «e vabbè…» in cui si mescolano servilismo, menefreghismo e rassegnazione a un andazzo che non scandalizza più nessuno perché nessuno pensa davvero che possa cambiare.
Quanti di coloro che in queste ore staranno spettegolando sulla vita da nababbo di quel manager pubblico ne erano perfettamente al corrente anche l’altro ieri, ma hanno sempre tacitato gli scrupoli di coscienza dicendosi «e vabbè…?
(da il Corriere della Sera)
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