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LA VOLTAGABBANA, QUANDO GIORGIA MELONI VOLEVA ABOLIRE LE REGIONI E USCIRE DALL’EURO: NEL 2014 IL SOLO PENSIERO DELL’AUTONOMIA FACEVA VENIRE L’ORTICARIA ALLA DUCETTA

Giugno 19th, 2024 Riccardo Fucile

DICEVA: “SU ALCUNE POSIZIONI SFIDIAMO SALVINI E LA LEGA. VOGLIAMO ABOLIRE LE REGIONI, PERCHÉ IL REGIONALISMO IN ITALIA HA FALLITO”

Trascrizione del video di Giorgia Meloni contro le Regioni nel 2014, pubblicato su Instagram da Giuseppe Conte
Nessun appiattimento, noi abbiamo delle posizioni nostre che sono posizioni sulle quali sfidiamo anche Salvini, sfidiamo la Lega. Siamo qui stamattina per dire che vogliamo abolire le regioni, perché il regionalismo in Italia ha fallito, perché ha moltiplicato occasioni di malaffare, ha moltiplicato poltrone, ha moltiplicato spesa pubblica.
Facciamo una proposta completamente diversa, 36 distretti e dare più peso ai comuni, restituire autorevolezza allo Stato centrale su questi temi sfidiamo ovviamente anche la Lega, poi su alcuni temi invece facciamo le battaglie comune, quella contro l’euro, quella contro l’eurocrazia e quella contro l’immigrazione incontrollata. Le condividiamo tante altre no.
(da agenzie)

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CANTA ‘FACCETTA NERA’ FACENDO IL SALUTO ROMANO, NELLA BUFERA GIOVANNI MUNDO, CANDIDATO DI FRATELLI D’ITALIA AL CONSIGLIO COMUNALE DI NONANTOLA, VICINO MODENA

Giugno 19th, 2024 Riccardo Fucile

L’AVANSPETTACOLO CONTINUA, OGNI GIORNO UN NUOVO CARATTERISTA NEL CIRCO BARNUM DI FDI

Canta “Faccetta Nera” in un bar della zona di Nonantola, con tanto di saluto romano, inneggia al duce, di cui pubblica, esaltandola, il video della dichiarazione di guerra, e definisce Gheddafi colui che «sapeva gestire le mandrie».
Scoppia il caso su Giovanni Mundo, candidato in Consiglio comunale a Nonantola con la lista di Fratelli d’Italia e che, in caso di vittoria della candidata di centrodestra, Monica Contursi al ballottaggio del 23 e 24 giugno, sarebbe eletto in Consiglio comunale. A sollevarlo è stato il Partito democratico locale, che con una nota ha descritto l’accaduto.
«Un candidato consigliere di Fratelli d’Italia, che risulterebbe eletto in caso di vittoria al ballottaggio, chiariva la sua idea di centro-destra, su Facebook, con la scritta “Dux”, rigorosamente su fondo nero. Spulciando poi tra le pagine personali e quella di “Fratelli d’Italia Nonantola”, si trova un ricco campionario che va dal razzismo al complottismo, fino addirittura a un elogio di Gheddafi che “sapeva gestire le mandrie”. La ciliegina sulla torta un video che ritrae il medesimo candidato al consiglio per la lista dei meloniani mentre canta “Faccetta Nera”, facendo il saluto romano». Si è potuto appurare, quindi, «che non si tratta di episodi isolati, né tantomeno privati o lontani nel tempo (come se questo li rendesse meno gravi).
Tra l’altro, ad alcuni di questi post vediamo reazioni positive di candidati ed eletti di Fratelli d’Italia, tra cui il capolista Grella”
(da Gazzetta di Modena)

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LOLLOBRIGIDA PUÒ DORMIRE TRANQUILLO: PER FORTUNA LA SICCITÀ CONTINUA A COLPIRE SOLO LA SICILIA: NELL’ISOLA GLI ANIMALI NEI PASCOLI SONO COSTRETTI A BERE NELLE POZZE DI FANGO, I TURISTI FUGGONO DAI B&B RIMASTI A SECCO E NELLE CITTÀ SI VIVE CON IL RAZIONAMENTO DELL’ACQUA

Giugno 19th, 2024 Riccardo Fucile

GLI INVASI SONO SATURI DI FANGHIGLIA E LA RETE IDRICA È UN COLABRODO – MA LA MELONI SE NE FOTTE E IGNORA SCHIFANI: LO STATO DI EMERGENZA È STATO DICHIARATO DAL GOVERNO SOLO A MAGGIO E NELL’ISOLA ARRIVERANNO 20 MILIONI A FRONTE DEI 130 CHIESTI

Bisogna arrampicarsi fino alla diga di Rosamarina, fra trazzere scoscese e mucche in cerca di un po’ d’acqua, per capire cosa aspetta davvero i siciliani nelle prossime settimane: una grande sete. Nella parte più interna della valle del San Leonardo scorre solo un fiumiciattolo, e l’invaso che dovrebbe rifornire la provincia e un pezzo del capoluogo sembra ormai un deserto. «Sono rimasti 18 milioni di metri cubi — spiega un tecnico — in tempi normali ce ne sono 73».
L’acqua è davvero poca e per qualche giorno è stata anche piena di fango, all’azienda che si occupa del servizio idrico (l’Amap) non è rimasto che annunciare una possibile emergenza razionamento in undici quartieri di Palermo.
Ogni estate è così in Sicilia, la stagione della grande sete. In tutta l’isola. È un deserto anche la campagna attorno a Caltanissetta: «I nostri animali stanno morendo», è l’appello di Luca Cammarata, titolare di un’azienda agricola biologica. La foto delle sue capre costrette a bere in una pozza di fango è ormai il simbolo dell’ultima emergenza siciliana. Luca Cammarata chiede l’aiuto del prefetto e dell’esercito: «Non c’è altro tempo da perdere.
Prima, la rete del consorzio di bonifica riusciva a garantire una turnazione dell’acqua ogni cinque o sei giorni. Adesso, non sanno più dirci se riusciranno ad aprire i rubinetti». Gli agricoltori di Caltanissetta si stanno organizzando con le autobotti, così come gli albergatori di Agrigento.
L’unica alternativa sembrano davvero solo le autobotti private «Però i costi sono insostenibili, fino a cento euro a viaggio» dice Francesco Picarella, proprietario dell’hotel del Viale di Agrigento
Proprio nel centro storico di Agrigento sono arrivate le prime proteste di turisti che erano ospiti di B&B, rimasti senza acqua per una settimana: sono andati via, interrompendo bruscamente i soggiorni.
«Ma questa non è storia di oggi, il processo di desertificazione di certe zone della Sicilia va avanti ormai da trent’anni», prova a smorzare le polemiche l’ingegnere Gerlando Ginex, il dirigente dell’assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità che tiene sotto controllo le 26 dighe siciliane. «In provincia di Caltanissetta e di Enna gli invasi si sono svuotati anche del 90 per cento», dice. «E non è storia di oggi», ribadisce.
Ma se questa è una storia vecchia, che si ripropone puntualmente ogni anno, perché si interviene sempre in ritardo?
E, soprattutto, perché non si previene la stagione della crisi idrica? Se lo chiede Nello Battiato, presidente della Cna Sicilia, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa: «Gli invasi sono inadeguati, anche perché saturi di fanghiglia; la rete idrica è vetusta: il 50 per cento delle risorse si perde. Eppure non si interviene, se non con provvedimenti tampone».
Il governo Meloni è intervenuto con la dichiarazione dello stato d’emergenza per la siccità in Sicilia solo a maggio, quando c’erano già le prime avvisaglie della crisi. Risultato: sono stati stanziati 20 milioni di euro. Poca cosa. La richiesta avanzata dalla giunta regionale presieduta da Renato Schifani era di 130 milioni subito e 590 nel lungo periodo. Il governatore forzista ha provato a rilanciare con l’istituzione di una “cabina di regia”, per coordinare tutti gli interventi «mai fatti in passato». Ma il vento della protesta per la grande sete cresce giorno dopo giorno.
Quei venti milioni annunciati dall’ex presidente della Regione siciliana diventato ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, serviranno appena per sistemare le cose che dovrebbero funzionare e invece non funzionano.
(da agenzie)

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SE VA TUTTO BENE E L’ECONOMIA ITALIANA È FLORIDA, COME DICE GIORGIA MELONI, PERCHÉ L’UE CI RANDELLA? DAL DEBITO AI BALNEARI, DALLE RIFORME NON PIÙ PROROGABILI AL CUNEO FISCALE: TUTTE LE SFERZATE DELLA COMMISSIONE EUROPEA AL GOVERNO DUCIONI

Giugno 19th, 2024 Riccardo Fucile

L’AVVERTIMENTO SUL PNRR: “ATTUARLO RESTA ESSENZIALE, ULTERIORI SFORZI POLITICI SAREBBERO UTILI. SERVE UN’AZIONE PER RIDURRE IL DEBITO; VANNO ATTUATE RIFORME IN GIUSTIZIA, APPALTI, CONCORRENZA E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE; VA AUMENTATA LA RICERCA E L’INNOVAZIONE E VA MIGLIORATO L’ADEMPIMENTO FISCALE”

La Commissione Ue apre una procedura per deficit eccessivo per Italia, Francia e altri cinque Paesi: Belgio, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia. Dopo i passaggi previsti, spiega, proporrà le raccomandazioni al Consiglio sul rientro del disavanzo nel pacchetto di autunno del semestre europeo. L’esecutivo comunitario ha poi valutato che la Romania non ha preso azioni efficaci per la correzione del deficit chiesta dal Consiglio.
In Italia “permangono vulnerabilità legate all’elevato debito pubblico e alla debole crescita della produttività in un contesto di fragilità del mercato del lavoro e alcune debolezze residue nel settore finanziario, che hanno rilevanza transfrontaliera”. Il rapporto debito pubblico/Pil “notevolmente diminuito” dal picco del Covid “è ancora elevato, pari a oltre il 137% del Pil nel 2023, e si prevede che la tendenza al ribasso si invertirà quest’anno e il prossimo. Questa inversione è attribuita a un ampio aggiustamento stock-flussi che aumenta il debito, a disavanzi pubblici ancora consistenti, anche se in diminuzione, nonché a una minore crescita del Pil nominale”. Lo afferma la Commissione europea. (ANSA).
UE, PRODUTTIVITÀ DELL’ITALIA LIMITATA, SERVONO RIFORME
In Italia “la crescita della produttività è stata nel complesso e in media positiva ma limitata, il che conferma la necessità di riforme e investimenti per superare le carenze strutturali e promuovere condizioni favorevoli alla crescita della produttività”. Lo afferma la Commissione europea nell’ambito del pacchetto di primavera del semestre europeo.
“Le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate negli ultimi anni e non si sono tradotte in pressioni salariali”, afferma ancora la Commissione Ue in merito all’Italia. “I tassi di partecipazione al lavoro sono saliti a livelli record, sebbene siano ancora relativamente bassi. Il settore finanziario si è ulteriormente rafforzato con miglioramenti nella qualità degli attivi bancari e nella redditività, mentre le banche italiane sono ancora considerevolmente esposte nei loro bilanci ai prestiti sovrani e garantiti dallo Stato. L’azione politica è stata favorevole ad affrontare le vulnerabilità, anche attraverso l’attuazione del Pnrr, che tra l’altro promuove la produttività e la crescita potenziale del Pil per contribuire a ridurre il rapporto debito pubblico nel lungo periodo”.
UE, ‘ITALIA AVANZI SUL PNRR, UTILI ALTRI SFORZI POLITICI’
In Italia “mantenere il ritmo di attuazione del Pnrr resta essenziale e ulteriori sforzi politici sarebbero utili”. Lo afferma la Commissione europea nell’ambito del pacchetto di primavera del semestre europeo.
UE, IN ITALIA CHIARAMENTE SERVE AZIONE PER RIDURRE DEBITO
In Italia “sono chiaramente necessarie ulteriori azioni per ridurre l’elevato rapporto debito pubblico”. Lo afferma la Commissione europea. “Il patto di stabilità e crescita riformato, compresa l’applicazione della procedura per i disavanzi eccessivi, offre un meccanismo di sorveglianza adeguato e forte per affrontare i rischi per la sostenibilità fiscale e per integrare la sorveglianza”.
UE, DEBITO ITALIA SENSIBILE A CHOCK, RISCHI A MEDIO TERMINE
Per l’Italia “nel complesso, l’analisi della sostenibilità del debito indica rischi elevati nel medio termine. Secondo le proiezioni decennali di base, il rapporto debito pubblico/Pil aumenta costantemente fino a circa il 168% del Pil nel 2034. La traiettoria del debito è sensibile agli shock macroeconomici. Secondo le proiezioni stocastiche, che simulano un’ampia gamma di possibili shock temporanei alle variabili macroeconomiche, esiste un’alta probabilità che il rapporto debito/Pil sia più elevato nel 2028 che nel 2023”. Lo afferma la Commissione europea.
UE, ITALIA AFFRONTI SFIDA DEMOGRAFIA E RIDUCA CUNEO FISCALE
Secondo la Commissione europea l’Italia deve “affrontare le sfide demografiche per mitigare gli effetti sulla crescita a lungo termine e ottenere finanze pubbliche sostenibili”; “aumentare la concorrenza e migliorare la regolamentazione” in alcuni settori a stimolo della crescita. L’Italia dovrà poi “riformare il sistema fiscale per fornire maggiori incentivi alla crescita, con particolare attenzione alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro”. Sono alcune dei risultati principali del rapporto per il 2024 sull’Italia.
Per la Commissione europea l’Italia dovrà poi “sostenere la convergenza sociale verso l’alto, migliorando i tassi di occupazione delle donne e dei giovani, anche espandendo i servizi di assistenza e migliorando la qualità del lavoro, e fornendo maggiori incentivi per la partecipazione al mercato del lavoro, affrontando nel contempo la povertà lavorativa”.
Il report della Commissione segnala anche come il Pnrr “comprende misure per affrontare una serie di sfide strutturali in sinergia con altri fondi dell’Ue, compresi i fondi della politica di coesione” promuovendo la transizione verde, e misure di efficienza energetica. L’esecutivo comunitario esorta il Paese ad “avanzare la transizione digitale, in particolare nei settori della sicurezza informatica e della pubblica amministrazione, e sviluppare una rete di telecomunicazioni su scala nazionale”.
L’Italia dovrà poi “migliorare il contesto imprenditoriale attraverso riforme e investimenti nel sistema giudiziario, negli appalti pubblici, nella concorrenza e nella pubblica amministrazione, compresi i ritardi di pagamento”; “aumentare la ricerca e l’innovazione”, “rafforzare la resilienza economica e sociale realizzando riforme e investimenti per rafforzare le competenze di base, espandere l’istruzione terziaria e ridurre gli squilibri tra domanda e offerta di competenze con programmi di formazione specifici, nonché misure per ridurre la povertà e dare maggiore autonomia agli anziani e alle persone con disabilità”.
UE, ITALIA RIDUCA EVASIONE FISCALE CON PIÙ DATI E CONTROLLI
Tra le risultanze principali del rapporto della Commissione europea per l’Italia per il 2024 si auspica che il Paese possa “migliorare l’adempimento fiscale aumentando le fonti di dati disponibili per audit e controlli, incoraggiando l’uso dei pagamenti elettronici e riducendo i costi di conformità per i contribuenti”.
UE, PREOCCUPA RITARDO ITALIA SU BALNEARI,COSÌ PERDE ENTRATE
In Italia “sfide di lunga data persistono anche in ambiti specifici, come le procedure per l’affidamento di concessioni marittime, lacuali e fluviali per attività ricreative e turistiche (‘concessioni balneari’): i ritardi nell’attuazione di procedure di aggiudicazione trasparenti e competitive per tali concessioni, così come la loro mancanza di redditività per le autorità pubbliche, rimangono motivo di preoccupazione, in particolare dato che i miglioramenti iniziali apportati con la legge annuale sulla concorrenza 2021 sembrano ostacolati dai successivi interventi legislativi” Così la Commissione Ue nelle raccomandazioni all’Italia
(da agenzie)

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RASSEMBLEMENT NATIONAL TOGLIE DAL SITO INTERNET I PASSAGGI FILO-PUTIN DAL SUO PROGRAMMA POLITICO

Giugno 19th, 2024 Riccardo Fucile

COSA NON SI FA PER CARPIRE VOTI AI PIRLA, L’ITALIA DEI VOLTAGABBANA INSEGNA

Il partito francese di estrema destra Rassemblement National (RN) ha rimosso dal sito internet alcune parti della propria politica che suggerivano il miglioramento dei legami con la Russia, la fine dei progetti con la Germania e l’uscita dal comando militare della Nato, come riportato da Politico.
L’iniziativa sarebbe stata intrapresa in vista delle elezioni anticipate in Francia.
Le parti eliminate si trovavano in uno degli opuscoli pubblicati per la campagna presidenziale del 2022 da Marine Le Pen, leader parlamentare del partito.
L’opuscolo sulla difesa è ancora disponibile, ma non è più collegato al sito internet della formazione politica, secondo quanto segnalato dal quotidiano.
(da agenzie)

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LA COMMISSIONE EUROPEA APRE UNA PROCEDURA D’INFRAZIONE PER DEFICIT ECCESSIVO PER L’ITALIA (E ANCHE PER FRANCIA E ALTRI CINQUE PAESI): IL GOVERNO DUCIONI AVRÀ ZERO SPAZIO DI MANOVRA PER LE PROSSIME LEGGI DI BILANCIO

Giugno 19th, 2024 Riccardo Fucile

IL PIANO DI RIENTRO, ANCORA DA STABILIRE, PREVEDERÀ UN TAGLIO DELLO 0,5% ALL’ANNO DEL DEFICIT: SERVIRÀ TROVARE 10 MILIARDI OGNI 12 MESI…“LA PRODUTTIVITÀ DELL’ITALIA È LIMITATA, SERVONO RIFORME”

La Commissione Ue apre una procedura per deficit eccessivo per Italia, Francia e altri cinque Paesi: Belgio, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia. Dopo i passaggi previsti, spiega, proporrà le raccomandazioni al Consiglio sul rientro del disavanzo nel pacchetto di autunno del semestre europeo. L’esecutivo comunitario ha poi valutato che la Romania non ha preso azioni efficaci per la correzione del deficit chiesta dal Consiglio.
Nella valutazione sugli squilibri macroeconomici per dodici Stati Ue, già nel meccanismo di allerta 2024, la Commissione Ue ha valutato che l’Italia si trova ora in una situazione di ‘squilibrio’, migliorando il giudizio dallo ‘squilibrio macroeconomico eccessivo’ dello scorso anno.
Come l’Italia la Grecia. Non sono più in squilibrio Francia e Portogallo. La Slovacchia entra invece tra i Paesi in squilibrio, dove si confermano Germania, Cipro, Ungheria, Paesi Bassi, Svezia. Solo la Romania ha uno squilibrio eccessivo. Questo monitoraggio è uno degli strumenti di sorveglianza per il coordinamento delle politiche economiche
La Commissione Ue ha sino ad oggi elaborato 46 richieste di pagamento con il Pnrr per 240 miliardi di disborsi legati all’implementazione di riforme e investimenti degli Stati. Lo afferma la Commissione europea in una nota.
In Italia “permangono vulnerabilità legate all’elevato debito pubblico e alla debole crescita della produttività in un contesto di fragilità del mercato del lavoro e alcune debolezze residue nel settore finanziario, che hanno rilevanza transfrontaliera”. Il rapporto debito pubblico/Pil “notevolmente diminuito” dal picco del Covid “è ancora elevato, pari a oltre il 137% del Pil nel 2023, e si prevede che la tendenza al ribasso si invertirà quest’anno e il prossimo. Questa inversione è attribuita a un ampio aggiustamento stock-flussi che aumenta il debito, a disavanzi pubblici ancora consistenti, anche se in diminuzione, nonché a una minore crescita del Pil nominale”. Lo afferma la Commissione europea.
In Italia “la crescita della produttività è stata nel complesso e in media positiva ma limitata, il che conferma la necessità di riforme e investimenti per superare le carenze strutturali e promuovere condizioni favorevoli alla crescita della produttività”. Lo afferma la Commissione europea nell’ambito del pacchetto di primavera del semestre europeo.
(da agenzie)

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I SOVRANISTI SONO BRAVI CON IL BIANCHETTO: LE RIVELAZIONI DI “FANPAGE” SULLA “GIOVENTÙ MELONIANA” DIVENTANO UNA GENERICA “INCHIESTA GIORNALISTICA” NEL COMUNICATO UFFICIALE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

Giugno 19th, 2024 Riccardo Fucile

L’UFFICIO STAMPA, DOVE LAVORA ANTONELLA GIULI, SORELLA DEL MELONIANO ALESSANDRO, NON VOLEVA DARE UN DISPIACERE A “DETTA GIORGIA” ED È RIMASTO SUL VAGO. ALL’INTERROGAZIONE DEL PD RISPONDERÀ IL MINISTRO DEI RAPPORTI CON IL PARLAMENTO, LUCA CIRIANI, E NON QUELLO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI

L’ufficio stampa della Camera è abile nell’arte del bianchetto. Le incredibili rivelazioni di Fanpage sulla “gioventù meloniana”, che hanno fatto scalpore in Italia e in Europa, dove è intervenuta addirittura la Commissione europea, vengono ridotte a una generica “inchiesta giornalistica”. Evidentemente lo staff comunicazione di Montecitorio, dove lavora Antonella Giuli, già portavoce del ministro Lollobrigida e sorella dell’intellettuale melonian-gramsciano Alessandro, ha preferito sfumare la notizia, nel timore di irritare Giorgia Meloni, evitando di dare dettagli più specifici.
All’interrogazione presentata dal Pd sui saluti romani e gli inni al Duce e a Hitler di “Gioventù nazionale”, l’ala giovanile di Fdi, in aula, risponderà il ministro per i Rapporti con il Parlamento Ciriani, e non il ministro dell’interno Piantedosi a cui l’interrogazione è indirizzata.
Ciriani, noto per non essere proprio un fulmine di guerra, sarà in grado di reggere la tensione dell’aula di Montecitorio? Sicuramente i suoi uffici avranno lavorato gomito a gomito con Palazzo, Chigi per dare la versione corretta senza rinnegare i “fascetti” della mejo gioventù meloniana.
(da agenzie)

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UN PIATTO DI LENTICCHIE: VON DER LEYEN PER GARANTIRSI L’APPOGGIO DELLA MELONI, AVREBBE OFFERTO ALL’ITALIA IL COMMISSARIO AL BILANCIO E PNRR

Giugno 19th, 2024 Riccardo Fucile

LA SOLUZIONE È UN APPOGGIO DI FDI SENZA UNA TRATTATIVA PUBBLICA NÉ UN RICONOSCIMENTO POLITICO. COSÌ ANCHE IL TRIO TUSK-SCHOLZ-MACRON NON PUÒ OPPORSI

La Commissione europea dovrebbe adottare il report annuale sullo stato di diritto il 24 luglio, dopo la sessione plenaria dell’Europarlamento dal 16 al 19 luglio che potrebbe confermare il bis di Ursula von der Leyen.
E’ quanto emerge dall’ultimo ordine del giorno della riunione del collegio dei commissari datato 18 giugno. Il rapporto era inizialmente previsto per il 3 luglio. Nei giorni scorsi il report era finito al centro delle polemiche dopo alcune indiscrezioni pubblicate da Politico.eu, secondo cui von der Leyen avrebbe deciso di farne slittare la pubblicazione per garantirsi il sostegno di Roma per assicurarsi il bis.
La delega al Bilancio, al Pnrr e ai fondi di coesione. Ursula von der Leyen prepara questa offerta alla presidente del consiglio, Giorgia Meloni, per convincerla a rientrare nel gioco dei “top jobs”. Non per far parte della maggioranza ufficiale che eleggerà le principali istituzioni comunitarie ma almeno per non arroccarsi in una isolata opposizione. Un ruolo che sembra ritagliato su Raffaele Fitto.
Dopo il summit di lunedì sera, quindi, la trattativa per la presidenza della Commissione e per gli altri incarichi di vertice, è entrata in una fase di stallo. Con il governo italiano ormai sospinto ai margini del processo decisionale. . L’offerta che sta informalmente rivolgendo a palazzo Chigi mira proprio a inserire di nuovo Roma nel circuito del negoziato. «L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione – è il ragionamento – e va inclusa. Tenerla fuori significa anche rafforzare il fronte antieuropeista».
Meloni lunedì sera è stata – racconta uno dei partecipanti alla cena dei leader – «umiliata ed emarginata». La scelta della premier italiana di sottrarsi all’accordo, infatti, è stata imposta e non certo voluta. Determinata dai “negoziatori” di Ppe, Pse e Renew. Anche, appunto, dai due rappresentanti popolari, il premier polacco Tusk e quello greco Mitsotakis.
Ora arriva il contentino, senza, però, una trattativa pubblica. Senza alcun aperto riconoscimento politico. Solo un negoziato “vis a vis” tra loro due.
(da agenzie)

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L’EVASIONE VIAGGIA IN TAXI: SAPETE QUANTO HA DICHIARATO AL FISCO IN MEDIA UN TASSISTA ITALIANO NEL 2022? 15.500 EURO, OVVERO 1.292 EURO AL MESE. SI VA DAI 9.100 EURO A PALERMO AI 19.700 EURO A MILANO

Giugno 19th, 2024 Riccardo Fucile

CIFRE CHE STRIDONO PROFONDAMENTE CON I COSTI SOSTENUTI PER LE LICENZE E PER L’ACQUISTO DELLE AUTO

Archiviati gli anni neri del Covid, i tassisti italiani sono tornati a guadagnare, cento euro più, cento euro meno, quanto percepivano nel periodo 2017-2019: nel 2022 in media 15.500 euro l’anno, cioè 1.292 euro al mese. Con buona pace del boom esploso dopo il lockdown, con il turismo alle stelle e una domanda di trasporto pubblico non di linea mai così alta, plasticamente raccontata dalle file interminabili sotto le pensiline di sosta delle auto bianche in tutte le grandi città della Penisola.
A raccontare l’altra faccia del trasporto in città ci pensano con tutto il rigore dei numeri i dati elaborati dal ministero dell’Economia. E certificano un trend ormai consolidato nelle dichiarazioni dei redditi con codice Ateco 49.32.10 (trasporto con taxi): una platea che dichiara poco più di 15mila euro l’anno tra il 2017 e il 2022, a eccezione dei due tonfi dettati però dalla chiusura per pandemia di un intero paese nel 2020 e 2021.
I dati fiscali
Le ultime rilevazioni che il Sole 24 Ore è in grado di raccontare, ancorché provvisorie, parlano di un 2022 che riassorbe del tutto le gravi perdite subite nel biennio precedente. I tassisti con le dichiarazioni più alte lavorano a Firenze (20.651 euro annuali, 1.720 euro al mese) e a Milano (19.580 euro annuali, 1.631 euro mensili), le più basse a Palermo (9.111 euro l’anno, 760 euro al mese) e a Napoli (10.193 euro, 850 euro).
I costi della professione
Come se non bastasse a stridere con i numeri delle dichiarazioni dei tassisti c’è tutto il capitolo dei costi sostenuti per l’attività. Si tratta di spese non indifferenti, a partire da quelli per le licenze che oggi si arricchiscono di nuove valutazioni presenti in tre bandi di altrettanti Comuni italiani: Roma, Milano e Bologna.
Nella Capitale il bando da 1.000 nuove licenze le valuta 73.000 euro ciascuna, mentre a Milano dove l’amministrazione comunale ha bandito 450 autorizzazioni in più il costo si aggira sui 96mila euro. Licenze alle stelle a Bologna: le 72 messe in palio valgono ciascuna 150mila euro. Senza contare i costi sostenuti per l’acquisto dell’auto di servizio.
Secondo una recente inchiesta del Sole24Ore (20 gennaio 2023, pagina 4) per un veicolo elettrico e ibrido i prezzi variano rispettivamente tra i 45 e i 60mila euro, e tra i 35 e i 45mila euro, al netto di specifiche formule di finanziamento e di eventuali incentivi statali o locali.
E insomma, tra i costi delle licenze e le spese per le auto l’investimento per le attività di taxi non è di certo un peso-piuma. A guardare i dati sui redditi anche poco sostenibili.
(da Il Sole24ore)

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