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IVAN ZAYTSEV: “SONO STANCO E INCAZZATO, LA STORIA NON SI CANCELLA, MA IL RAZZISMO SI’, BASTA VOLERLO”

Agosto 14th, 2024 Riccardo Fucile

LE REAZIONI DELLA PALLAVOLO AL MURALE SU EGONU DETURPATO: IL SILENZIO DELLE COMPAGNE, LA LINEA DELLA FEDERAZIONE, LA SOLIDARIETA’ DI GIANNELLI

Se c’è un pallavolista che può comprendere fino in fondo quello che Paola Egonu vive ormai da anni, questo è Ivan Zaytsev, alter ego al maschile dell’azzurra fino all’Olimpiade di Tokyo per la grandezza del personaggio che trascendeva l’atleta. Lui, ex capitano della Nazionale nato a Spoleto da genitori russi (il papà è stato uno dei più grandi palleggiatori dell’Unione Sovietica), mai banale nel suo prendere posizione, come quando si schierò a sostegno delle campagne vaccinali.
Zaytsev: «Stanco degli attacchi a un’atleta come Paola Egonu»
«Sono stanco, stufo e incazzato — le sue parole — di vedere costantemente attaccata un’atleta eccezionale come Paola, orgoglio della nostra Nazionale di volley femminile campione olimpica».
Una rabbia che monta man mano che le parole prendono forma: «Qualcuno dirà che sono pochi ma rumorosi, che sono solo ignoranti o invidiosi, ma la verità è che mai nessuno mi ha offeso per il colore della mia pelle o per i miei capelli biondi tipicamente “italiani”».
E ancora: «Sono nauseato da questi ipocriti e ignoranti tentativi di destabilizzazione, divisione e profonda ingratitudine. Vorrei solo godermi il capolavoro sportivo di queste straordinarie tredici atlete italiane e del loro superlativo staff senza che qualche imbecille cerchi la sua visibilità. La storia non si cancella ma il razzismo, quello sì, lo cancelleremo eccome a suon di alzate di voce, di scudi e di schiacciate nel cuore».
Forte, potente come le schiacciate che da questa estate ha cominciato a scagliare contro la sabbia nella sua nuova vita nel beach volley.
Il capitano dell’Italvolley maschile Giannelli: «Non ti curar di loro»
Forte e potente come è la voce dell’attuale capitano dell’Italvolley Simone Giannelli, un altro personaggio capace di andare oltre il suo ruolo in campo: «Le persone che hanno fatto questo non meritano di essere chiamate tali: senza cuore, senza dignità e senza umanità. Paola Egonu, non ti curar di loro. Chi di dovere ci penserà (spero proprio). Tu sei tanta roba, campionessa olimpica».
Federvolley e Lega volley femminile scelgono il silenzio
E se Federvolley e Lega volley femminile hanno deciso all’unisono di non parlare per non dare ulteriore voce al gesto, è la presidente del Vero volley Milano Alessandra Marzari, che, dall’anno scorso, ha accolto Egonu in squadra, a dare altre parole di conforto alla sua giocatrice: «Lasciali perdere, Paola, li combatteremo con i fatti».
E aggiunge un pensiero condiviso da tutti quelli che hanno scelto di dire qualcosa: «È un gesto deprecabile e da condannare con fermezza — prosegue — ma allo stesso tempo credo non meriti nemmeno quella pubblicità che alimenta l’ego di chi l’ha compiuto. A Paola vorrei dire di guardare avanti, anche perché per una persona che pensa queste idiozie, ce ne sono milioni che le vogliono bene, la sostengono e sono solidali con lei. Purtroppo, però, in situazioni come questa, la voce di uno (che sono convinta parli solo per sé) fa più rumore di quella di tantissimi altri che la pensano in maniera opposta».
Piano: «Giusto che Paola sia tra i simboli di questa Italia»
Pensiero condiviso da un altro campione, Matteo Piano, anche lui ex capitano azzurro, legato a Paola Egonu da una forte amicizia: «Già il vandalismo in sé sarebbe estremamente triste, ma deturpare un’opera d’arte dalla valenza simbolica così potente rende il gesto ancora più grave. Da un lato sono triste perché non abbiamo cura né dei luoghi, né della storia, dall’altro perché queste ragazze hanno fatto qualcosa di davvero grande e Paola è giusto che sia uno dei simboli di questa Italia. Questi atti vandalici logorano la speranza di poter costruire un mondo migliore, ma non possiamo darla vinta a loro».
(da agenzie)

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MURALE SU EGONU DETURPATO, INDAGINI NEGLI AMBIENTI DI ESTREMA DESTRA, MA GLI ISTIGATORI ALL’ODIO RESTANO A PIEDE LIBERO

Agosto 14th, 2024 Riccardo Fucile

I VIDEO SONO AL VAGLIO DEGLI INQUIRENTI… M5S: “DELINQUENTI SOBILLATI DA CHI HA USATO PAROLE VERGOGNOSE SULL’ITALIANITA’ DI PAOLA”… SCHLEIN: “IL RAZZISMO FA SCHIFO E VA CONTRASTATO”

«Non commento, sinceramente non saprei cosa dire», è la reazione a caldo del generale Roberto Vannacci, europarlamentare della Lega, in evidente imbarazzo, a cui pure tutti ieri si sono rivolti dopo che la notte scorsa in viale Tiziano, sulla facciata del palazzo del Coni e delle Federazioni sportive, mani ignote hanno profanato il murale di Laika, street artist romana, intitolato «Italianità» e dedicato 24 ore prima a Paola Egonu, la campionessa italiana di volley, medaglia d’oro domenica a Parigi 2024 con la squadra di Julio Velasco.
Il colore della pelle di Egonu sul muro è stato cambiato dai vandali con la vernice rosa fino a renderla irriconoscibile e anche il pallone della schiacciata è stato cancellato con le sue belle scritte sopra: «Stop al razzismo, alla xenofobia, all’odio».
Le reazioni del mondo della pallavolo all’atto vandalico
Il capogruppo alla Camera M5S, Francesco Silvestri, è durissimo: «Chi ha imbrattato a Roma il murale è un delinquente sobillato da chi in questi giorni ha usato parole vergognose sulla italianità di Paola Egonu», dice con chiaro riferimento a Vannacci che domenica scorsa, dopo la vittoria dell’oro olimpico, aveva ribadito le frasi del suo libro Mondo al contrario sollevando ancora polemiche: «Continuo a dire che i tratti somatici di Egonu non rappresentano la maggioranza degli italiani».
Lo sdegno della politica per quanto accaduto in viale Tiziano è grande e bipartisan: dal ministro per lo Sport, Andrea Abodi («Cara Paola, sempre insieme per sconfiggere ignoranza, inciviltà e insensibilità») alla segretaria del Pd Elly Schlein («Il razzismo fa schifo e va contrastato. Per noi chi nasce o cresce in Italia è italiana o italiano e continueremo a batterci per cambiare la legge sulla cittadinanza»).
La leader dem riapre quindi la partita sulla cittadinanza e il Pd ha già una mozione — a firma dei deputati Mauro Berruto e Ouidad Bakkali — per rilanciare lo ius soli che verrà discussa a settembre in Parlamento. Sulla stessa linea, a favore di una legge, anche Matteo Richetti di Azione. E l’ex campionessa di calcio Carolina Morace oggi europarlamentare M5S: «Se con certi gesti si prova a mettere in dubbio l’essere italiane di atlete come Paola vuol dire che in Italia abbiamo ancora tanto da fare»
Perentorio il commento del governatore del Veneto, Luca Zaia, indicato da molti come possibile candidato per il dopo Malagò al Coni e leghista come Vannacci ma non proprio sulle sue stesse posizioni: «Questo atto di vandalismo non rappresenta solo un attacco a Paola Egonu, icona dello sport nazionale, ma colpisce tutti noi e i nostri valori».
Eppoi il ministro degli Esteri Antonio Tajani (FI): «Becero razzismo». E la ministra (FdI) per il Turismo, Daniela Santanchè: «Gesto vigliacco, ogni forma di razzismo va denunciata e combattuta». Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: «Oltre ad essere un gesto razzista è anche un affronto all’Italia». A proposito di razzismo, il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, avverte gli ultrà di Roma e Lazio a pochi giorni dall’inizio del campionato: «In caso di striscioni razzisti o discriminatori siamo pronti a sospendere le partite».
Gli investigatori, per dare un nome agli autori del blitz dell’altra notte, avrebbero già in mano i filmati delle telecamere agli angoli dell’edificio del Coni, con le immagini di quanto accaduto. S’indaga negli ambienti dell’estrema destra. Ieri pomeriggio, però, una misteriosa passante (street artist anche lei?) si è fermata in viale Tiziano a ridipingere sul muro con un pennarello il colore della pelle di Paola Egonu. L’esponente Avs, Angelo Bonelli, l’ha ringraziata pubblicamente.
(da agenzie)

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COSI’ L’UCRAINA E’ RIUSCITA A SFONDARE IN RUSSIA: “VELOCITA’ E SORPRESA, I SOLDATI DI MOSCA ERANO SBALORDITI”

Agosto 14th, 2024 Riccardo Fucile

GLI UFFICIALI HANNO APPRESO L’OBIETTIVO DELLA MISSIONE SOLO TRE GIORNI PRIMA, I SOLDATI SEMPLICI 24 ORE

Per la prima volta dopo molti mesi le cittadine e i villaggi ucraini della regione di Sumy lungo il confine russo di Kursk dormono sonni tranquilli. Era dallo scorso autunno che le artiglierie nemiche li prendevano di mira notte e giorno. Non c’è nucleo urbano che non mostri i segni dei bombardamenti. E gli abitanti rimasti adesso fanno il segno di vittoria ai tank e alle colonne cariche di soldati che entrano in territorio russo.
Martedì 6 agosto poco dopo le cinque di mattina, per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa 30 mesi fa, sono stati gli ucraini dell’esercito regolare ad attaccare al di fuori dei loro confini. Alcuni reporter stranieri a Kiev, tra i quali quello del New York Times, hanno avuto accesso alle zone dello sfondamento alla dogana della cittadina russa di Sudzha, dove transita il più importante gasdotto verso l’Europa. Le immagini della zona doganale mostrano edifici distrutti, macerie, strade segnate dai colpi di mortaio e cannonate.
I rari soldati che accettano di parlare raccontano di intensi combattimenti iniziali, ma durati poco. I russi non erano pronti, sono stati colti assolutamente di sorpresa. Le scene rammentano quelle della fuga russa da Izium nell’autunno 2022, quando gli ucraini fecero incetta di prigionieri, trovarono depositi di munizioni intatti, fecero irruzione negli accampamenti abbandonati in fretta e furia, con i piatti del rancio colmi ancora in tavola e i sacchi a pelo nelle baracche.
Sappiamo che i comandi ucraini sono stati molto attenti a mantenere il segreto. Si addestravano nelle foreste poco distanti alla zona dell’avanzata, ma non sapevano che avrebbero operato verso Kursk, credevano che sarebbero stati mandati nel Donbass, dove è il centro della guerra. Gli ufficiali hanno appreso l’obbiettivo della loro missione a soli tre giorni dall’ora x, i soldati semplici 24 ore prima.
La strategia è nota: dovevano correre, specie le teste di ponte, sfondare e continuare in avanti. «Abbiamo incontrato i soldati russi sbalorditi. Un gruppo beveva il caffè nel suo campo tra gli alberi, si sono arresi senza sparare un colpo», raccontano. Superata la prima linea russa, per un paio di giorni hanno trovato il nulla a fermarli. Più tardi hanno dovuto fare i conti con l’aviazione e i droni nemici, ma le unità di terra si erano dileguate o addirittura non c’erano mai state. È la conferma per l’ennesima volta del vecchio detto per cui la miglior difesa è l’attacco. Come per i soldati israeliani durante la guerra del Kippur nel 1973. Allora Israele era stato colto di sorpresa dall’attacco arabo, stava perdendo uomini e mezzi come mai era accaduto. Poi Ariel Sharon attraversò all’improvviso il Canale di Suez, prese gli egiziani alle spalle e il quadro bellico subì un totale rovesciamento.
In questo caso, tuttavia, la situazione ucraina resta molto più precaria. Ed è difficile che l’attacco rappresenti una svolta decisiva nel quadro generale. Lo spiega al Corriere da Kiev l’esperto militare Roman Svitan. «La nostra avanzata a Kursk dipende interamente dalle decisioni dello Stato maggiore russo. Devono trasferire le riserve dal fronte del Donbass, bastano 1.500 o 2.000 tra i veterani spostati a Kursk. Certo loro fermeranno l’offensiva del Donbass, ma noi saremo costretti a ritirarci da Kursk, magari a tornare alle linee di partenza sul confine internazionale. Se però non lo facessero, e per ora non vediamo movimenti significativi, allora noi potremmo avvicinarci alla centrale nucleare, o allargarci a Belgorod e Bryansk».
Quanto alle limitazioni all’uso delle armi alleate, Svitan sottolinea che sono vietati solo i missili a lungo raggio in territorio russo: Atakam, Taurus, Scalp, Storm Shadow. E considera i divieti italiani poco rilevanti. «Non abbiamo molto materiale bellico italiano utile per questa offensiva — commenta —. È importante il sistema anti-aereo SAMP-T, ma è italo-francese e non lo posizioniamo certo entro i confini russi».
(da Il Corriere della Sera)

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CITTA’ INTASATE DA STRANIERI E SPIAGGE SEMIVUOTE: LA STRANA ESTATE ITALIANA: A LUGLIO E AGOSTO SI SEGNALA UN CALO DI PRESENZE DI TURISTI NEL NOSTRO PAESE, SOPRATTUTTO NELLE LOCALITÀ BALNEARI DEL CENTRO-SUD

Agosto 14th, 2024 Riccardo Fucile

NELLE GRANDI CITTÀ CONTINUA UN FENOMENO OPPOSTO: L’OVERTOURISM, CON UNA MAREA DI VISITATORI INTERNAZIONALI, SU TUTTI AMERICANI… MANCA ALL’APPELLO UNA GROSSA FETTA DI VACANZIERI ITALIANI CHE, A CAUSA DELL’AUMENTO DEI PREZZI, È COSTRETTA A RESTARE A CASA O HA SCELTO METE ESTERE LOW-COST

Un calo di presenze di turisti in Italia, nel mese di luglio e agosto c’è. Soprattutto al Centro e al Sud, e nelle località balneari, mentre nelle grandi città, a eccezione di Napoli (dove si calcola una perdita del 20%), continua un fenomeno di segno opposto: l’overtourism, con una presenza numerosa di turisti internazionali, soprattutto americani.
Per ora mancano dati esatti sulla stagione turistica in corso, ma è certo che dopo il boom del 2023 l’industria delle vacanze comincia a mostrare i primi segni di frenata, colpita dalla diminuzione del potere d’acquisto degli italiani e dall’aumento dei prezzi. Si spera nelle prenotazioni last minute e nella scelta di periodi diversi.
I primi cali si sono registrati a luglio, poi ad agosto, quando sono venuti meno soprattutto i turisti italiani, colpiti appunto dall’onda lunga della inflazione. In alcuni casi l’arrivo di un maggior numero di stranieri ha alleggerito la situazione, non riuscendo però a compensare le perdite. Parla di una flessione Confindustria Alberghi: «Ci sono meno italiani – confermano – Su alcune destinazioni compensano i viaggiatori internazionali che sono presenti durante tutto l’anno. Ecco, quella destagionalizzazione che abbiamo sempre sognato, sta arrivando e ciò aiuta anche ad alleviare la forte pressione turistica dell’anno passato. Gli italiani sono diminuiti poiché possono spendere meno e poi perché i prezzi sono aumentati».
In Campania,il rallentamento è tangibile. Napoli e provincia, compreso isole e costiera sorrentina, segnano in media un -20% di presenze concentrato nel periodo a cavallo del ferragosto, quindi in questi giorni. «Agosto di solito è il mese degli italiani che quest’anno sono diminuiti. In parte sono cresciuti gli arrivi di stranieri – segnala Gianna Mazzarella, responsabile della sezione turismo dell’Unione industriali di Napoli – Prevediamo di ripartire a settembre con flussi più consistenti».
Anche in Sicilia mancano all’appello gli italiani e l’aumento degli arrivi di stranieri non è bastato a compensare, soprattutto ad agosto. Tengono le mete storiche: Taormina, Erice, Cefalù: «Ad Agrigento – spiega Vittorio Messina, presidente nazionale di Assoturismo-Confesercenti – possiamo stimare un calo del 25% dovuto a due fattori. Il primo: c’è chi ha rinviato la visita nella Valle dei Templi all’anno prossimo quando Agrigento sarà capitale della cultura. Il secondo: la siccità. Un calo simile si registra nella provincia di Ragusa».
Stessa storia in Liguria: calano gli italiani in vacanza e scende anche la loro capacità di spesa. È quanto emerge incrociando i dati forniti da istituzioni e associazioni datoriali. Ma la stagione regge, grazie alle presenze straniere. L’assessore regionale al turismo, Augusto Sartori, spiega che, a giugno, si è registrata «una diminuzione delle presenze, rispetto allo scorso anno: del 4%. Fattore decisivo: il cattivo tempo. Il mese di luglio invece, è andato molto bene; a ferragosto si prevede una percentuale di occupazione degli hotel al 98-99%».
Dati non in linea con quelli sciorinati dal presidente di Federalberghi Liguria, Aldo Werdin. «A luglio – afferma – le presenze italiane sono diminuite del 5-6% rispetto al 2023. E perfino gli italiani che frequentano le strutture a cinque stelle consumano e spendono di meno. In agosto, prevediamo un calo più contenuto di italiani: -2%».
In Toscana gli hotel segnano, tra luglio e agosto, sottolinea Daniele Barbetti, presidente di Federalberghi, «un calo di circa il 10% delle presenze di italiani. Poi, può darsi che facendo la somma totale tra la dinamica delle città d’arte, con gli americani e un ritorno di cinesi e coreani, e quella delle locazioni turistiche, la Toscana raggiunga un segno più. Ma si teme che non sarà un Ferragosto da “tutto esaurito”. Mentre nelle zone con clientela a capacità di spesa alta, come Forte dei Marmi, i numeri sono analoghi al 2023».
In Puglia, gli operatori si sono allarmati in luglio, quando si aspettavano una grande affluenza stimolata dall’evento del G7. Ma ad agosto il trend è decisamente migliorato e in questi giorni si parla di sold out. Reggono meglio le località di lusso. «Gli eventi dimostrano grande capacità di attrazione», racconta Beatrice Lucarella, presidente della sezione cultura di Confindustria Puglia.
In agosto si sgomita di più tra le mura di Bologna che sulla Riviera romagnola: la città dotta è stracolma di turisti, il tasso di occupazione delle camere ha toccato punte del 90% tra giugno e luglio (+5% sul 2023).
Il Veneto è in controtendenza. Ferragosto si presenta con tassi di occupazione alberghiera elevati, con un trend ancora in crescita spinto da un meteo stabile e da una propensione sempre più accentuata alle prenotazioni last minute. Per Ferragosto il mare è all’88,1%, la montagna al 72,6%, il lago all’82,4%, le città d’arte al 56,6%, le terme al 73,6%.
(da Il Sole 24 Ore)

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“NIENTE PIU’ PROROGHE PER I BALNEARI”, IL GOVERNO POTREBBE ADEGUARSI ALLA LINEA UE, FITTO PUNTA SUGLI INDENNIZZI

Agosto 14th, 2024 Riccardo Fucile

INDENNIZZI AI BALNEARI? SONO LORO CHE DOVREBBERO INDENNIZZARE GLI ITALIANI PER TUTTI GLI ANNI CHE HANNO PAGATO ALLO STATO UN CANONE DI OCCUPAZIONE DELLA SPIAGGIA INFERIORE A UN DECIMO DEL VALORE REALE

«Sui balneari l’Europa ha il coltello dalla parte del manico»: questa è l’opinione di Raffaele Fitto, esplicitata a più riprese nel corso degli incontri a palazzo Chigi che precedono la pausa estiva. Il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr preferirebbe evitare di chiedere altre proroghe: piuttosto, scrive La Stampa, preferisce trattare con Bruxelles sulle modalità con cui far partire le gare. Il quotidiano torinese ricorda che a influenzare la sua posizione potrebbe essere anche la sua candidatura a diventare commissario europeo. Un incarico che non può rischiare di essere pregiudicato dalle richieste dei balneari.
Le indiscrezioni
Se nessuna conferma ufficiale sembra arrivata riguardo l’accordo con Bruxelles, non viene smentita l’ipotesi che la premier potrebbe proporre solo il nome di Fitto alla presidenza dell’esecutivo Ue (la conferma ufficiale dovrebbe arrivare al ritorno dalle vacanze). E dunque, ai parlamentari della maggioranza sarebbe stato richiesto dalla Presidenza del Consiglio di «tenere basse» le dichiarazioni contro l’Europa sulla questione dei balneari. Una fonte di centrodestra avrebbe commentato: «Fitto è diventato il più europeista degli europeisti, crede più lui nella direttiva Bolkestein del signor Bolkestein in persona».
I due binari
In sostanza, a poco servirebbe la bozza fatta uscire recentemente sul tema, che prevede la proroga fino al 31 dicembre 2027 delle concessioni nelle aree in cui la superficie ancora concedibile risulta essere inferiore al 25%. E un ritardo di ulteriori due anni, fino al 2029, se ci sono spazi liberi da mettere a concessione per una quota superiore al 25%. Un provvedimento che dunque ha intenzione di articolarsi su due binari: proroghe per le aree che presentano tratti di costa liberi, e gare dove tutte le spiagge risultano occupate.
I pronunciamenti
Ma la mappatura inviata a Bruxelles a inizio anno è stata presto rispedita al mittente, sottolineando come nel 67% “libero” fossero comprese rocce e posti inaccessibili. Negli ultimi mesi, però, il governo Meloni ha fatto orecchie da mercante nei confronti degli svariati pronunciamenti di Tar e Consiglio di Stato, appellandosi al fatto che secondo la mappatura delle coste sarebbe risultato occupato solo il 33% delle aree del litorale. E sostenendo che la direttiva Bolkestein fosse inapplicabile alle concessioni demaniali esistenti.
L’Antitrust
In seguito alle repliche di Bruxelles, l’Italia ha promesso di revisionare il documento. Ma se i presupposti rimangono questi, l’esito più prevedibile è che la proposta italiana riceverà una bocciatura dalle autorità europee, e si procederà dunque con il deferimento alla Corte di Giustizia. In più ci si mette anche l’Antitrust, chiedendo – in una segnalazione inviata a Comuni e Regioni – la fine dei rinnovi automatici che violano la concorrenza. L’AGCM ha chiesto anche di accelerare le procedure selettive, addirittura per assegnare le concessioni già entro dicembre 2024. Soglia che Palazzo Chigi spera di prorogare almeno fino al 2025.
I lavori in corso
Fitto ambisce, secondo la Stampa, a portare a casa gli indennizzi per chi perde la concessione. Un provvedimento già ipotizzato da Draghi, che all’epoca ottenne però il semaforo rosso del centrodestra. E di una sentenza della Corte Ue, secondo cui le «opere inamovibili» costruite sulle spiagge possono essere espropriate dallo Stato alla scadenza della concessione. Adesso si ipotizza che i suddetti indennizzi possano essere pagati dai nuovi concessionari e determinati da una perizia asseverata. Si sta valutando anche un diritto di prelazione per i concessionari uscenti a parità di offerta, o in assenza di manifestazioni di interesse.
La posizione del Quirinale
Si potrebbe intervenire anche sulle graduatorie, concedendo un punteggio aggiuntivo a chi ha un’esperienza alle spalle e ha assunto personale negli stabilimenti. L’opzione degli indennizzi, e dunque l’abbandono della battaglia sulle proroghe, contribuirebbe anche a distendere i rapporti con il Quirinale. Il Presidente Sergio Mattarella ha già messo in chiaro, seppur informalmente, che non accetterà di firmare una norma di legge in cui si prevedano altri rinvii, esponendo così il Paese a una sentenza della Corte di Giustizia europea.
(da La Stampa)

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6,5 MILIONI DI ITALIANI NON PARTIRANNO PER LE VACANZE QUEST’ESTATE. PIÙ DELLA METÀ (3,7 MILIONI) RIMARRA’ A CASA PERCHÉ NON PUÒ PERMETTERSI LE FERIE

Agosto 14th, 2024 Riccardo Fucile

L’AUMENTO DEI PREZZI HA SCORAGGIATO MOLTI CONNAZIONALI: RISPETTO AL 2023 UNA SETTIMANA AL MARE PUÒ ARRIVARE A COSTARE QUASI IL 10% IN PIÙ, IN MONTAGNA +4%. I RINCARI MAGGIORI CI SONO STATI PER GLI HOTEL (+17%), I VOLI (+12%) E I RISTORANTI (+7%)

Sono 6,5 milioni gli italiani che non partiranno per le vacanze quest’anno, più della metà (3,7 milioni) perché non hanno le risorse economiche per permetterselo. Lo evidenzia un rapporto congiunto di Facile.it e Consumerismo no profit.
L’aumento dei prezzi ha scoraggiato molti connazionali: rispetto al 2023 una vacanza di una settimana al mare può arrivare a costare quasi il 10% in più, in montagna +4%. I rincari maggiori sono stati per gli hotel (+17%), i voli (+12% su tratta nazionale, +13% internazionale), i viaggi in treno (+10%) e i ristoranti (+7%). Ma sono più cari anche gli stabilimenti balneari (+5%) e i musei (+2,1%).
Perfino i campeggi costano di più, con un aumento del 24% per le piazzole. I rincari non risparmiano nemmeno il prezzo del gelato, aumentato del 30% negli ultimi 3 anni. A fronte di questi rincari, aumenta la quantità di finanziamenti legati ai prestiti per le vacanze, soprattutto per gli under 30, e cresce anche la richiesta di assicurazioni di viaggio (+10% tra giugno 2023 e giugno 2024).
(da agenzie)

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IL CORTO CIRCUITO DELLA RAI: NON È CHE GIAN MARCO CHIOCCI, IL DIRETTORE DEL TG1 VOLUTO DA GIORGIA MELONI, VIENE SABOTATO DAI DIRIGENTI DELLA TELEMELONI?

Agosto 13th, 2024 Riccardo Fucile

IL TG1 CALA NEGLI ASCOLTI E, NELL’ESTATE DELLO SPORT DI RAI2, CON I NUMERI POMPATI DELLE OLIMPIADI, IL TG DELLA RETE AMMIRAGLIA SI È RITROVATA CON IL TRAINO MOSCIO DI “REAZIONE A CATENA” CONDOTTO DALL’AMICO DELLA DUCETTA, PINO INSEGNO, CHE PERDE 2.5 PUNTI RISPETTO ALL’EDIZIONE DELL’ANNO SCORSO TARGATA LIORNI… IL CDR SI LAMENTA, LA REDAZIONE RIVELA CHE CHIOCCHI SI SENTE ISOLATO

Fratelli, chi? Fratelli, loro? Il Tg1, il tg del direttore voluto da Giorgia Meloni, lo “stanno sabotando i dirigenti Rai di Meloni”? Lo pensa la redazione, il cdr, che ha chiesto al direttore Gian Marco Chiocci perché questo tg deve elemosinare redattori, perché venga umiliato con uno dei peggiori traini possibili.
Il cdr si è sentito rispondere dal direttore, e si riportano le frasi esatte del comunicato, che le scelte “di programmazione aziendale stanno penalizzando la testata”. Chiocci, e lo raccontano al Tg1, se n’è lamentato più volte con i vertici Rai. Si parla di scarsa attenzione verso il Tg1, di strategie di palinsesto da fuoco amico. Ma come? Non erano tutti amici della premier?
Può il Tg1, il tg della rete ammiraglia, e si scrive a prescindere dalle scelte editoriali, dai contenuti di chi lo guida, dal tipo di tg che si può ritenere scadente, essere trattato come la succursale di Rai news, una rete che quando va bene arriva allo 0,6 per cento di share, che dispone di 220 giornalisti, cento in più del Tg1 che di share fa il 24?
Meloni, lo sa che nella sua Rai i fratelli lavorano contro i fratelli? Il Tg1 ha chiesto un incremento di unità (sono tutte informazioni comunicate dal direttore al cdr) ma queste unità non sono mai arrivate.
Il Tg1, come tutti i telegiornali generalisti (a eccezione di La 7) sta calando negli ascolti, calo fisiologico, spiegano in Rai, ma è un calo che penalizza la rete, che fa male all’intero mondo Rai 1. Il Tg1 paga la campagna feroce, l’etichetta di Tg di “Tele Meloni” (etichetta che Meloni ha voluto smontare in prima persona) ma paga anche, e lo denuncia la comunità dei suoi redattori, la scelta di spostare il grande sport, finali di tennis, Europei di calcio, da Rai 1 a Rai 2. Stessa cosa per le Olimpiadi.
È una decisione presa dai vertici, da Rai pubblicità, e serve a rivitalizzare una rete morente, Rai 2, una rete “drogata” negli ascolti, dallo sport. È una scelta contestata dal direttore del Tg1, dalla redazione che lamenta “scelte incomprensibili”.
A parti invertite, Mediaset, anche solo per ragioni commerciali, avrebbe dato le olimpiadi a Italia 1? Non è solo lo sport. Lo sanno tutti che un Tg ha bisogno di un traino forte. La7, di Urbano Cairo, per aiutare e sostenere Mentana, che certo non ha bisogno di essere sostenuto, ha chiamato Flavio Insinna e gli ha affidato il quiz preserale. Qual è il traino del Tg1?
Il traino che la Rai di Meloni ha scelto per il Tg1, per questa estate, un’estate decisiva, è “Reazione a catena”, e lo ha consegnato a Pino Insegno che perde due punti e mezzo a sera rispetto agli ascolti dell’anno precedente, quando il programma era condotto da Marco Liorni. Cosa devono pensare i giornalisti del Tg che passa per essere il Tg di Meloni, se la programmazione della sera, così come quella del mattino, è immaginata per penalizzarli?
Pensano che c’è un direttore che è poco fratello dei fratelli di Rai e che forse “si gioca al boicottaggio”. Naturalmente negano, nega Chiocci: ma che dite? Quali frizioni? Negano e dissimulano. E fanno male.
Quando si era deciso di sperimentare il programma di Fiorello, “Viva Radio 2”, su Rai2, il dg del prime time, Angelo Mellone, un altro fratello di Rai, aveva giustamente chiesto di ripensare la mattina di Rai 1. Fiorello è andato via ma per il prossimo anno si punta, ancora una volta, sulla mattina di Rai2. Il non detto è che per i giornalisti del Tg1 si tratta di un favore a Forza Italia, una sorta di “teniamoli buoni”, la carezza al direttore (quota Tajani) Antonio Preziosi e in particolare a Simona Agnes, la sarà presidente Rai, targata FI, sempre più in bilico.
Ma non si era detto che Chiocci fosse il direttore voluto dalla premier? E invece, e lo racconta questa redazione che non è certo amica della destra, sarebbe ora lui a denunciare la solitudine: gioco di squadra zero, risposte burocratiche, preoccupazioni inascoltate. […] guidare la Rai mettendosi contro la redazione del Tg1, e anche il direttore, voluto da Meloni, è una novità. La Rai di Meloni ha dunque i fratelli, i fratellini, e poi c’è il suo Tg, il Tg che passa per il Tg di Meloni boicottato dai dirigenti di Meloni. Si facciano chiamare come vogliono ma almeno in Rai non abusino della parola Fratelli.
(da Foglio)

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E MENO MALE CHE ARIANNA MELONI NON “SI INTERESSAVA” DELLE DINAMICHE RAI: È LEI A VAGLIARE CURRICULUM E FARE COLLOQUI IN VIA DELLA SCROFA

Agosto 13th, 2024 Riccardo Fucile

IN UN VERTICE “DI GUERRA” CON IL MARITO LOLLOBRIGIDA, FAZZOLARI E GIORGIA, È STATA DECISA LA LINEA: DIFENDERE SEMPRE E COMUNQUE I CAMERATI CHE SBAGLIANO. ERGO: ROSSI SARÀ AD NONOSTANTE GLI SCAZZI, E MELLONE E CORSINI RESTANO AL LORO POSTO (DAY TIME E APPROFONDIMENTI)

Mercoledì scorso Giorgia Meloni, tornata da poche ore dalla Cina, ha riunito a Palazzo Chigi le menti “politiche” di Fratelli d’Italia per parlare della trattativa sulle nomine Rai: i vertici del governo e del partito si sono trovati per decidere la linea da tenere nelle trattative che dovranno portare al voto per il Consiglio di amministrazione calendarizzato per il 12 settembre in Parlamento. Con un obiettivo chiaro: tutelare i propri fedelissimi in Viale Mazzini nonostante alcuni “disastri” (così li chiamano a Palazzo Chigi) del primo anno in Rai.
Una sorta di gabinetto di guerra a cui hanno partecipato la premier, la sorella Arianna Meloni, il ministro dell’Agricoltura (e responsabile delle trattative politiche con gli alleati) Francesco Lollobrigida e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, responsabile comunicazione del governo.
La sorella della premier, che non ha un ruolo di governo ma è semplicemente responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia, rivendica spesso di non partecipare alla decisione sulle nomine […] ma negli ultimi mesi ha avuto un ruolo attivo nella decisione dei vertici della Rai: ha vagliato curriculum, fatto colloqui in via della Scrofa e ora Meloni le ha delegato le principali trattative sulla televisione di Stato.
Al termine della riunione la linea decisa sarebbe stata quella dell’intransigenza: confermare tutti i dirigenti in quota Fratelli d’Italia nelle posizioni di vertice di Viale Mazzini.
Questo nonostante Palazzo Chigi non sia contento dell’operato di Rossi – che per settimane ha addirittura smesso di rispondere al telefono alla presidente del Consiglio e a Fazzolari – e dei suoi sottoposti. Non è un caso che i vertici di Fratelli d’Italia nelle ultime settimane abbiano spesso fatto trapelare di preferirgli il direttore del Tg1, Gian Marco Chiocci.
Ma un dietrofront adesso avrebbe del clamoroso e sarebbe un’ammissione di sconfitta per la premier. Così con Rossi si ripeterà un mantra dei primi (quasi) due anni del governo Meloni: non abbandonare i fedelissimi che sbagliano.
Così non solo Rossi sarà promosso amministratore delegato, ma la linea dei vertici di Fratelli d’Italia è quella di tutelare anche Paolo Corsini (a capo degli approfondimenti) e Angelo Mellone (direttore del Day Time).
I tre rimarranno al loro posto nonostante l’offensiva leghista che ha già chiesto a Rossi di nominare un direttore generale (Roberto Sergio) e mira agli approfondimenti per sostituire Corsini, il dirigente che ad Atreju fece un comizio da militante di partito (“Noi di Fratelli d’Italia”).
La linea dura, decisa dall’ala più intransigente dentro Fratelli d’Italia, è quella di minacciare il Carroccio: se proverà a non votare la nuova governance della tv di Stato, a quel punto Fratelli d’Italia rivendicherà la direzione dei Tg regionali che oggi è in mano a Alessandro Casarin che entrerà nel Consiglio di amministrazione Rai proprio in quota Lega. […]
L’altra decisione è quella di evitare un accordo “organico” con le forze di opposizione per far passare la presidente Agnes (in quota Forza Italia, spinta da Gianni Letta). Per eleggerla servono i due terzi della commissione di Vigilanza Rai e la maggioranza cercherà di ottenere i voti sparsi di renziani, calendiani e dei sudtirolesi. L’ordine di scuderia di Palazzo Chigi è quello di evitare la lottizzazione con i partiti dell’opposizione a cui, comunque, verrà lasciata la direzione del Tg3
(da il Fatto quotidiano”)

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INTERVISTA A MYRIAM SILLA: “VANNACCI? NON SO COSA HA DETTO E NON MI INTERESSA. IO SONO TORNATA AL COLLO CON UNA MEDAGLIA D’ORO E VALE PIÙ DI MILLE PAROLE”

Agosto 13th, 2024 Riccardo Fucile

MYRIAM SYLLA SFANCULA IL GENERALE IGNORANDOLO: “SIAMO IL RIFLESSO PRECISO DELL’ITALIA DI OGGI. QUESTO SIAMO NOI, CHE LO VOGLIANO O NO. NON ABBIAMO BISOGNO DI SPIEGARE NULLA

È il simbolo incandescente dell’Italia del volley. Nata a Palermo, figlia di ivoriani, trasferita a cinque anni a Olginate, in provincia di Lecco, presto assorbita dalla cantera della nazionale di volley in cui tutte sognano quel che è successo domenica.
Myriam Sylla ha ancora la voce rauca. Tanta festa, tanta gioia, tanta pressione sulle corde vocali. Si è sgolata durante e dopo la finale, ha preso il premio di miglior schiacciatrice dell’Olimpiade senza darci troppo peso, perché quel che conta è la squadra.
Ha avuto accanto il fidanzato Alessandro Cappelletti, play della Dinamo Sassari, e suo padre Souleymane, che da anni si è trasferito per lavoro in Lussemburgo ma è riuscito a raggiungerla per la finale.
Poi, appena atterrata a Linate, ha ignorato le parole di Vannacci sui tratti somatici italiani: «Non so neanche cosa ha detto e sinceramente non mi interessa. Io ho questa al collo e ne vado fiera». Questa è una delle medaglie d’oro più prestigiose delle Olimpiadi.
Myriam, com’è stato l’incontro con suo padre?
«Aspettavo da tanto questo momento, e mi sono augurata che mio padre potesse vedermi dal vivo realizzare un sogno. È andata così, lui si è goduto la partita, me la sono goduta anch’io, e alla fine ci siamo abbracciati felici. Ora papà è ripartito».
Se ne è accorta? Ha vinto l’oro come un suo idolo, nella stessa Olimpiade.
«LeBron James? È quel che ci siamo dette con le altre ragazze, “abbiamo la stessa medaglia di LeBron”. Diciamo che sono due sport completamente diversi, per noi sarebbe stato un onore prendere qualsiasi medaglia mentre per lui ne esisteva una sola. Avevo la stanza tappezzata di due immagini, ma mi ha ispirato molto di più Tai Aguero».
Ha temuto di perdere in azzurro la sua amica Paola Egonu, dopo i contrasti di un anno fa?
«Non pensavo avesse l’idea di smettere completamente: è giovane e la sua carriera sarà molto lunga, quindi no. Ho gioito nel vederla felice».
Ha colpito molto lo scambio di medaglie tra lei e Anna Danesi.
«Non l’abbiamo fatto per qualcuno o qualcosa, ma per la nostra amicizia, per il percorso fatto insieme da quando eravamo piccole. Era il modo migliore per ringraziarci dopo aver lasciato casa con un sogno».
Qualche anno fa, molto prima che Velasco parlasse della rivoluzione della donne, ha detto: “Non siamo più le ragazzine terribili di allora, ora siamo le donne terribili”.
«Quelle che erano ragazzine nel 2024 sono diventate donne. Mi auguro che questa squadra sia un esempio per tutte le giovani e per le future donne: tutte quante abbiamo il diritto di fare la qualunque, di decidere noi stesse cosa fare. Simbolo o meno, mi auguro che saremo di esempio o d’ispirazione per qualcuno».
Ha detto che Velasco “ha aperto il vaso e fatto sprigionare tutto quel che noi avevamo dentro”.
«Julio è speciale, è sempre stato in grado di toccare le corde giuste, lo ringraziamo. Ci ha insegnato a non pensare troppo a quel che verrà, a fare cose semplici e raggiungere l’obiettivo senza sprecare troppe energie. Ha una personalità importante, la sua storia si conosce, io non lo avevo mai incontrato di persona ma non sono mai stata in soggezione di fronte a lui».
Le hanno chiesto di Vannacci: avete vinto con una nazionale che ha radici in tanti Paesi, dalla Germania a Costa d’Avorio e Nigeria: può un’Olimpiade aiutare a cambiare la società?
«Noi come gruppo siamo il riflesso preciso dell’Italia di oggi. Questo siamo noi, che lo vogliano o no. Non abbiamo bisogno di aggiungere o spiegare nulla. Aver portato a casa una medaglia così importante vale più di mille parole».
Nel suo libro Tutta la forza che ho scrive: “Integrare in cosa se casa mia è questa?”: sembra che il presidente Mattarella l’abbia ascoltata, ogni volta la chiama “la mia concittadina”.
«Mi fa sorridere, ormai l’ha presa come un’abitudine. Devo dire che non mi dispiace: lui parla com’è giusto che sia».
Che idea si è fatta del caso Khelif?
«Mi ha dato tanta tristezza, perché credo che col passare degli anni stiamo diventando più cattivi e meno comprensivi col prossimo. È come se avessimo davanti delle macchine, ci dimentichiamo che di fronte a noi abbiamo uomini e donne fatti di carne e ossa».
Dopo la finale ha parlato di un figlio: arriverà dopo Los Angeles?
«Ma io ho quasi trent’anni. Le prossime Olimpiadi? Non lo so. Devo pensare sinceramente a cosa fare del mio futuro»
(da La Repubblica)

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