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IL GARANTE DELLA CONCORRENZA: “BASTA PROROGHE PER LE CONCESSIONI DEI LIDI, GARE E ASSEGNAZIONI ENTRO IL 2024”

Agosto 12th, 2024 Riccardo Fucile

“INGIUSTIFICATE RENDITE DI POSIZIONE DEGLI ATTUALI TITOLARI”… VERGOGONSO CHE IL GOVERNO CONTINUI A RINVIARE L’APPLICAZIONE DELLA LEGGE PER FARE UN FAVORE A UNA LOBBY AMICA

Evitare ulteriori proroghe e rinnovi automatici, ricorrendo invece “a modalità di assegnazione competitive delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali”.
E’ il richiamo che l’Antitrust, garante della corretta competizione, invia all’Anci e alla Conferenza Stato-Regioni. Nel parere, l’Antitrtust sottolinea che “il continuo ricorso” alle proroghe viola i principi della concorrenza e “favorisce gli effetti distorsivi connessi a ingiustificate rendite di posizione attribuite ai concessionari”.
L’Autorità sollecita quindi gli enti “affinché tutte le procedure selettive per l’assegnazione delle nuove concessioni siano svolte quanto prima”, con una assegnazione dei nuovi titoli “non oltre il 31 dicembre 2024″
Il rinvio al 2025
Nella segnalazione pubblicata sul proprio bollettino settimanale, l’Autorità ricorda che il Milleproroghe del 2022, disponendo la proroga al 31 dicembre 2024 delle concessioni in essere, ha anche previsto la possibilità di spostare ulteriormente il termine al 31 dicembre 2025,
Questo, “nel caso in cui le amministrazioni non riescano a completare nei termini le procedure di gare per motivate ragioni oggettive”. Alla luce di queste norme, molte amministrazioni hanno deciso di adottare provvedimenti di proroga al 31 dicembre 2024 motivandoli con
– la complessità del quadro giurisprudenziale e normativo;
– l’impossibilità di espletare le gare prima del riordino delle concessioni e prima che fossero dati chiarimenti sulla scarsità o meno della risorsa demaniale.
La disapplicazione
L’Antitrust precisa quindi di aver fornito pareri motivati, in cui chiariva che le amministrazioni concedenti “avrebbero dovuto disapplicare la normativa nazionale” perché il contrasto con la Direttiva Servizi dell’Unione europea, e procedere alle gare.
In numerose occasioni, inoltre, l’Autorità ha contestato gli argomenti degli enti a sostegno della proroga, “considerata l’infondatezza degli stessi”.
La norma infatti “circoscrive la possibilità di differire ulteriormente la durata delle concessioni a ipotesi del tutto eccezionali connesse a specifiche circostanze che impediscono la conclusione della procedura selettiva”.
Ma “in nessuno dei casi esaminati dall’Autorità le amministrazioni concedenti avevano avviato una procedura selettiva per l’assegnazione delle concessioni”.
Con riferimento alle proroghe, del resto, anche il Consiglio di Stato ha riaffermato il principio per cui si può ritenere compatibile con il diritto dell’Unione solo la proroga “tecnica” limitata per il tempo strettamente necessario allo svolgimento delle gare, specifica ancora il Garante.
Un bene scarso
L’Antitrust “condivide peraltro le conclusioni cui sono pervenuti il giudice amministrativo nazionale e la Commissione europea secondo cui è evidente l’attuale situazione di notevole scarsità (in alcuni casi inesistenza) che caratterizza le aree demaniali a disposizione dei nuovi operatori”.
La penuria di spazi liberi “è ancor più pronunciata se si considerano gli ambiti territoriali comunali o comunque si prendono come riferimento porzioni di costa ridotte”.
Il concetto di scarsità “deve essere interpretato in termini relativi e non assoluti, tenendo conto non solo della “quantità” del bene disponibile, ma anche dei suoi aspetti qualitativi e, di conseguenza, della domanda che è in grado di generare da parte di altri potenziali concorrenti”.
(da agenzie)

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IL DEPUTATO ANDREA DE BERTOLDI LASCIA IL GRUPPO DI FRATELLI D’ITALIA ALLA CAMERA: “LA MIA DECISIONE È FRUTTO DI UN LUNGO PROCESSO DI DISSENSO POLITICO DAL PARTITO, NATO PER DIFENDERE LE RAGIONI DELLA MIA PROVINCIA AUTONOMA DALLA VOLONTÀ DI ACCENTRAMENTO DECISIONISTA DEL PARTITO”

Agosto 12th, 2024 Riccardo Fucile

“È UNA SCELTA NETTA E NON PIÙ RINVIABILE”

“Ho rassegnato con effetto immediato le dimissioni dal gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia. Alla ripresa dei lavori farò assieme alla mia famiglia politica le valutazioni per individuare la mia prossima allocazione, che non potrà che essere improntata ai valori della moderazione, e del cattolicesimo liberale.
La mia decisione è frutto di un lungo processo di dissenso politico dal partito nata per difendere le ragioni della mia Provincia autonoma dalla volontà di accentramento decisionista del partito. Ho inoltre più volte chiesto chiarezza su alcuni importanti temi, che da cattolico mi stanno a cuore, ma non sempre ho osservato la risposta che speravo. Mi sono spinto ad aprire un dibattito, che però è caduto nel vuoto”.
Lo dichiara in una nota Andrea de Bertoldi, deputato eletto nel collegio uninominale del Trentino- Alto Adige. “L’unica risposta – aggiunge – è arrivata dai probiviri, con un’indagine strumentale e senza alcun fondamento, su fatti che ho già avuto modo di chiarire ampiamente. Oggi arrivo a leggere che ci sarebbe un provvedimento di espulsione. La mia libertà politica e professionale mi hanno consentito una scelta netta che non è più rinviabile. Su questa vicenda sono peraltro pronto ad agire in ogni sede opportuna a tutela della mia reputazione e della mia integrità personale e professionale”.
(da agenzie)

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SOLO IN ITALIA… IL COMUNE DI PALERMO COMPRA 125 AUTOBUS ELETTRICI, MA…MANCA IL “CARICABATTERIE” E QUINDI I PRIMI VEICOLI CONSEGNATI (35) SONO FERMI

Agosto 12th, 2024 Riccardo Fucile

88 MILIONI DI EURO, FONDI DEL PNRR, SONO STATI DESTINATI ALL’ACQUISTO MEZZI “GREEN”. LA GARA D’APPALTO PER LA COSTRUZIONE DELLE COLONNINE DI RICARICA NON SI È MOSSA VELOCEMENTE COME L’AZIENDA TURCA CHE HA COSTRUITO I BUS, CONSEGNATI E FERMI A PRENDERE POLVERE IN UN’AUTORIMESSA (ALMENO FINO IN AUTUNNO)

Pochi giorni fa la Commissione europea ha pagato all’Italia la quinta rata del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza: 11 miliardi di euro destinati al raggiungimento di altri 53 obiettivi. Più o meno nelle stesse ore, la nostra Sandra Figliuolo, su Dossier PalermoToday, ha scoperto dove sono finiti 88 milioni dello stesso Pnrr: nei garage di una concessionaria.
Quei soldi sono infatti stati destinati all’acquisto di 125 autobus elettrici da mettere in servizio entro giugno 2026. E i primi 35 mezzi sono stati puntualmente consegnati al Comune del capoluogo siciliano. Solo che la gara d’appalto per la realizzazione delle colonnine di ricarica non si è mossa con la stessa velocità. Così la costosa flotta di pullman (704 mila euro ciascuno) è costretta a rimanere parcheggiata nell’autorimessa. Mancando, letteralmente, il caricabatterie.
La storia, piuttosto grottesca, dimostra quanto sia a volte complesso il processo di transizione verso una mobilità verde. Ma, a essere ottimisti, i 35 pullman elettrici, più tutti gli altri che eventualmente saranno consegnati, non si muoveranno da dove sono prima di ottobre.
“Gli autobus sono stati acquistati attraverso Consip – spiega a Dossier Roberto Biondo, dirigente della pianificazione mobilità nell’ufficio Traffico del Comune e responsabile unico del procedimento, chiamando in causa la centrale appalti del ministero dell’Economia -.
Proprio in virtù delle procedure particolarmente snelle previste dal Pnrr, i primi mezzi sono arrivati molto velocemente”. Forse troppo. Dei 35 pullman già consegnati, 27 sono lunghi otto metri, 8 bus sette metri e sono stati tutti costruiti dall’industria turca Otokar.
Ora si attende la realizzazione del grande impianto di ricarica dentro il deposito dell’Amat, l’azienda pubblica di trasporto, e di altre stazioni per la ricarica veloce lungo i percorsi. I manager del Comune sperano di avviare il servizio entro l’autunno. “Le due procedure sono partite insieme – assicura Roberto Biondo -. Ma per ordinare gli autobus è bastato un clic. Per gli impianti di ricarica è stata invece tutta un’altra storia. Servono decine di gare d’appalto per realizzare le colonnine e ogni step, se va tutto bene, dura quattro o cinque mesi”.
(da Today)

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GIOVANNI MALAGÒ, FORTE DEI RISULTATI DELL’ITALIA ALLE OLIMPIADI DI PARIGI, VA ALLA GUERRA CON IL GOVERNO

Agosto 12th, 2024 Riccardo Fucile

PRIMA REPLICA STIZZITO AL MINISTRO DELLO SPORT ABODI: “È STATO FUORI LUOGO A PARLARE DELLA SCADENZA DEL MIO MANDATO”. POI FA CAPIRE CHE LE FEDERAZIONI STANNO CON LUI: “L’INDICAZIONE DEL MONDO DELLO SPORT È MOLTO CHIARA”… IL GOVERNO VUOLE NEGARGLI IL QUARTO MANDATO, MA LA SCADENZA È TROPPO IN PROSSIMITÀ DEI GIOCHI DI MILANO-CORTINA

Giovanni Malagò ha un foglietto per le mani, con scritti, in grande, tutti i numeri in modo da non poter sbagliare: 40 medaglie, 20 discipline, 12 ori, il primato per i quarti posti. Come sempre le cifre hanno però diversi piani di lettura e, in questo caso, il presidente del Coni non vuole parlare di medagliere ma di politica: dopo mesi passati ad annusarsi e a cercare un compromesso, forte dei risultati sportivi, Malagò è pronto a un muro contro muro con il Governo Meloni qualora la maggioranza non gli conceda una proroga al limite dei mandati (Malagò è al terzo).
«L’indicazione del mondo dello sport è molto chiara: ci sono consensi per una certa governance del Coni» dice. Un muro contro muro che potrebbe essere sanguinoso perché, come ha fatto notare il presidente, le procedure di rinnovo delle cariche si concluderanno qualche mese prima dell’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano- Cortina.
«Possiamo sostenerlo?» si è chiesto ieri Malagò nel mezzo della conferenza stampa a Casa Italia, una specie di circolo di Roma Nord (c’è il ristorante stellato, gli arazzi e i vini scelti dagli amici del presidente) ricreato nel mezzo del Bois de Boulogne, il parco di Parigi assediato dalle prostitute.
I toni scelti da Malagò – uomo felpato, navigatore esperto – hanno sorpreso tutti, a Parigi e soprattutto a Roma. Ha abbandonato i convenevoli ed è andato allo scontro diretto con il ministro dello Sport, Andrea Abodi: «È stato fuori luogo a parlare della scadenza del mio mandato», ha detto. «Non è solo un problema di stile. Io non l’avrei mai fatto».
La scadenza naturale della carica di Malagò è a maggio del 2025: è al terzo mandato e la legge non consente un ulteriore rinnovo. «Ma quella legge è stata cambiata per due volte negli ultimi dieci mesi» ha detto ieri il presidente del Coni, consentendo ai presidenti delle singole federazioni per esempio un quarto mandato qualora il 75 per cento dei delegati siano d’accordo.
Malagò chiede lo stesso trattamento per il Coni ma fino a questo momento la maggioranza (e in parte anche l’opposizione) non hanno offerto sponde. Da qui, l’ombra su Milano-Cortina, che sta molto a cuore di Malagò: l’ex ad Vincenzo Novari, indagato, ha raccontato di aver ricevuto 500 curricula dal presidente.
«Il mandato del Coni scade il 30 maggio del 2025 – ha spiegato Malagò – ci sono ancora 10 mesi. Non è che il primo giugno, uno si siede e inizia a dire facciamo questo o quello: c’è tutta una dinamica elettorale che passa dal Quirinale, da Chigi, dalla Corte dei Conti. Quante volte ci sono state delle nomine e l’operatività è avvenuta molto dopo? A quel punto siamo a circa 90 giorni dall’inaugurazione di Milano-Cortina, il 6 febbraio 2026. Il rappresentante del Coni è la persona che inaugura la sessione che apre i Giochi Invernali. Faccio fatica a trovare qualcuno che sa dove mettere le mani su Milano- Cortina».
Proprio per questa coincidenza temporale c’era chi aveva ventilato l’ipotesi di un rinnovo biennale ma il Governo non ha alcuna intenzione.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e quello dello Sport, Andrea Abodi, sono convinti che la norma non vada cambiata. Fino a qualche ora fa c’era l’idea di poter arrivare a una successione in qualche maniera concordata con Malagò, con una figura come quella della vicepresidentessa vicaria, Silvia Salis, che piace anche alla premier Giorgia Meloni.
Alla Lega non dispiacerebbe entrare a gamba tesa, da qui l’ipotesi di Luca Zaia, raccontata ieri da questo giornale. C’è però la difficoltà dei voti: il presidente lo scelgono le Federazioni, oggi completamente in mano a Malagò, anche sulla base di un curriculum sportivo che Zaia non ha. Qualcuno ha immaginato di svuotare ulteriormente le competenze del Coni (andando però a un rischio conflitto con il Cio), rafforzando Sport e Salute, a cui non a caso ieri Malagò ha riservate parole di carta vetrata, seppur senza mai citarla.
Qualcosa si muove anche all’interno del Coni: i due grandi oppositori, Angelo Binaghi della Federtennis e Paolo Barelli della Federnuoto sarebbero due candidati naturali, «ma abbiamo troppi nemici» scherzavano loro stessi nei giorni scorsi. Si fanno i nomi di Franco Chimenti della Federgolf, che ha 85 anni. E di Marco di Paola, presidente degli Sport equestri. Sarà un anno lungo. E non ci saranno secondi e terzi posti.
(da Il Corriere della Sera)

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CALATO IL SIPARIO SU PARIGI 2024, MACRON FESTEGGIA: “E’ STATO UN SUCCESSO”

Agosto 12th, 2024 Riccardo Fucile

COSA HA FUNZIONATO E COSA NO… I NUMERI DANNO RAGIONE AL PRESIDENTE FRANCESE

Come la tregua olimpica, che questa volta non c’è stata, termina alla fine dei Giochi, così anche la pax interna e l’entusiasmo ecumenico per lo sport evaporano appena la torcia passa di mano per iniziare il suo nuovo viaggio. C’è da aspettarsi che sarà così anche per le Olimpiadi di Parigi 2024. Ma il ritorno alla normalità non potrà cancellare ciò che le Olimpiadi 2024 hanno rappresentato per la Francia, che le ha ospitate: un successo. Lo dicono i numeri, i primi che è possibile reperire a poche ore dalla cerimonia di chiusura – fastosa e impermeabile alle polemiche, al contrario di quella di apertura -, e alcune considerazioni che è possibile fare mentre sulla competizione cala il sipario, che si riaprirà tra quattro anni a Los Angeles. Senza dimenticare cosa era in gioco a Parigi 2024 e perché non deve stupire che tante polemiche abbiano accompagnato lo svolgimento della manifestazione. «Sono fiero dei francesi. C’è soltanto uno sconfitto, lo spirito dei perdenti», ha detto Emmanuel Macron, «tutti quelli che ci hanno spiegato, per 7 anni, che era una follia ospitare le Olimpiadi, che la cerimonia di apertura sulla Senna era un’incoscienza dal punto di vista della sicurezza, che non avremmo avuto abbastanza medaglie, che sarebbe stato finanziariamente una voragine, che non saremmo riusciti a tuffarci nella Senna: alla fine, invece, ci siamo riusciti, l’abbiamo fatto! È straordinario ed è il frutto di un lavoro collettivo. È la dimostrazione che la Francia, quando è unita, sa fare grandi cose».
Parigi 2024, i numeri del successo
Nell’edizione che ha ospitato nella sua capitale, a 100 anni dall’ultima volta, la Francia si impone come regina europea del medagliere. Un successo sportivo che si evidenzia anche nel nuovo record nazionale di medaglie collezionate in una singola edizione dai cugini d’Oltralpe: 64, quasi il doppio di Tokyo 2020, con 16 ori, come mai prima d’ora se si esclude Parigi 1900. Gli atleti Bleus sono stati trainati anche dall’entusiasmo del proprio pubblico, che ha riempito stadi, palazzetti, lungo Senna e altri spalti segnando il record di biglietti venduti alle Olimpiadi per assistere alle centinaia di competizioni.
I ticket staccati sono stati attorno ai 10 milioni, acquistati a non meno di 100 euro e fino a 1.500 per le cerimonie di apertura e chiusura. Il pubblico televisivo, ha fatto sapere il presidente del Cio Thomas Bach, è stato di 4 miliardi di persone, con metà della popolazione mondiale che ha assistito ad almeno una gara dei Giochi.
Numeri che si convertono poi in denaro tra sponsorizzazioni, diritti venduti, licenze, partnership commerciali, nelle Olimpiadi più seguite di sempre. Anche all’insegna della sportività, come racconta chi ha vissuto da vicino il tifo la Francia nella semifinale maschile del volley contro l’Italia, che è stata un incitamento ai propri atleti senza insulti agli avversari, e come è stato riscontrato in tantissime altre competizioni. E ancora
Le stime negative sulla presenza turistica nelle due settimane delle Olimpiadi, con un calo delle prenotazioni degli alberghi di circa il 15%, vanno lette però anche alla luce del +19% (1,73 milioni) di turisti stranieri sullo stesso periodo del 2023, come riporta la Repubblica, e del più 400% di prenotazioni su Airbnb. Secondo le stime dell’ente nazionale di statistica francese, l’Insee, tutto ciò si tramuterà in una crescita del Pil di 0,3-0,4 punti percentuali tra luglio e settembre.
Se si guarda poi oltre le polemiche, la cerimonia di apertura di Parigi 2024 rimarrà nella storia per la sua originalità. La sfilata degli atleti sulle imbarcazioni nella Senna, con i meravigliosi monumenti della Ville Lumière a far da sfondo, è stata tra le immagini più evocative dei Giochi. Senza contare che quelle scenografie, dalla Tour Eiffel al Pont Alexandre III, dal Grand Palais a Les Invalides fino a Versailles, sono state le cornici di tantissime gare, dal fioretto, al nuoto, al beach volley. Vinta anche la sfida della sicurezza: il lavoro di intelligence, sorveglianza e ordine pubblico, per garantire l’incolumità di pubblico e atleti alla fine ha dato i suoi frutti e non si sono verificati incidenti. Le paure legate al terrorismo si sono sublimate solamente nei sabotaggi dei treni dei primi giorni messi in atto dagli ambientalisti radicali, e Macron ha lodato le forze di sicurezza che hanno ostacolato «centinaia di azioni» potenzialmente pericolose.
Parigi 2024, cosa non ha funzionato
Questo non vuol dire che tutto sia stato perfetto, perché non è così. L’azzardo di far gareggiare i nuotatori nelle acque della Senna è rimasto tale, e probabilmente sarebbe stato meglio evitarlo. Cibo e assenza di aria condizionata hanno indispettito diversi atleti, che dovrebbero essere gli unici protagonisti dei Giochi, ma una parte di loro ha bocciato il Villaggio olimpico green all’insegna della sostenibilità. L’immagine di Sergio Mattarella e dei capi di Stato sotto la pioggia nella cerimonia di apertura mentre Macron era all’asciutto è stata una sbavatura che si doveva affrontare con maggiore cura. Mettiamoci anche gli errori arbitrali, contestati a gran voce soprattutto in Italia, e che pure non sono responsabilità del Paese ospitante. Quello che non deve sfuggire però è che si trattava di un mega evento, con una preparazione di anni e una coda di settimane, anche per le Paralimpiadi, e che in due settimane concentrava centinaia di manifestazioni sportive a cui hanno preso parte oltre 10mila atleti di più di 200 Paesi del mondo, con al seguito staff e famiglie. E che non è stato perfetto proprio come non lo sono state le 32 edizioni precedenti, ognuna con le sue polemiche e problematiche. Il bilancio però alla fine sembra sorridere a chi l’ha voluto e organizzato.
Parigi 2024, le polemiche strumentali
Menzione a parte meritano poi almeno due grandi polemiche che hanno accompagnato i Giochi di Parigi. Vanno annoverate tra le questioni strumentalizzate per intorbidire – più della Senna – il dibattito attorno a queste Olimpiadi che, non si può dimenticare, erano connotate da una forte simbologia. Perché celebrate nel cuore d’Europa e ospitate da un presidente apertamente europeista come Emmanuel Macron. Alle polemiche legittime, si sono aggiunte fake news e disinformazione per provare a dipingere Parigi 2024 come un fallimento, ma anche criticare l’Occidente in crisi di valori, un tasto continuamente battuto da certa propaganda. E così è stato alimentato e ingrossato all’inverosimile lo scandalo dell’Ultima cena queer nella cerimonia di apertura, che però non era l’Ultima Cena ma una festa pagana-dionisiaca, e il caso della pugile algerina Imane Khelif, di cui si è scritto e detto tutto e il contrario di tutto. E sulla cui pelle si è combattuta una battaglia di potere tra l’Iba dell’oligarca russo Umar Kremlev e il Cio che ha sospeso l’affiliazione dell’associazione di boxe con il Comitato nel 2019 per scandali amministrativi e di corruzione. Ma se l’obiettivo era oscurare lo spettacolo e adombrare lo spirito Olimpico, alla fine si può dire che il tentativo sia fallito.
(da Il Corriere della Sera)

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ANGELUCCI E FASCINA RECORD DI ASSENZE ALLA CAMERA: ECCO LA CLASSIFICA DELLE PRESENZE IN PARLAMENTO

Agosto 12th, 2024 Riccardo Fucile

I PIU’ VIRTUOSI I DEM FORNARO E CASU E IL FORZISTA BATTILOCCHIO… TRA I LEADER DI PARTITO MAGLIA NERA A RENZI E CALENDA

Il Parlamento chiude per la pausa estiva ed è tempo di bilanci. E di pagelle. Anche in termini di presenze. Sul podio dei più assenteisti a Montecitorio ci sono, al primo posto, Umberto Bossi, condizionato però da anni da problemi di salute; al secondo, il leghista e patron delle cliniche romane, Antonio Angelucci, che, dall’inizio della legislatura e cioè dal 13 ottobre 2022, ha disertato nel 99,85% delle volte le sedute d’Aula partecipando, tanto per rendere l’idea, a 13 votazioni sulle 8.777 indette; al terzo, l’esponente di Forza Italia ed ex compagna di Silvio Berlusconi, Marta Fascina mai alla Camera nel 93,87% delle votazioni.
I deputati più virtuosi
I deputati più virtuosi, invece, sono, senza dubbio, Alessandro Battilocchio di Forza Italia, con appena lo 0,05% di assenze, il vicepresidente di Avs Marco Grimaldi che è stato fuori dei radar di Montecitorio solo nello 0,16% delle volte e Italo Tremaglia (FdI) con lo 0,24%. Al terzo posto, quasi a pari merito, i dem Federico Fornaro e Andrea Casu che non sono stati registrati nell’emiciclo della Camera, rispettivamente: solo nello 0,50% e nello 0,64% delle convocazioni.
La classifica dei capigruppo alla Camera
Tra i presidenti dei gruppi parlamentari, il più presente è senz’altro quello della Lega, Riccardo Molinari con lo 0,88% delle assenze. Segue la capogruppo di Avs Luana Zanella, con il 3,50%. Al terzo posto, ma con un certo distacco il rappresentante di deputati di FdI Tommaso Foti che ha ‘marcato visita’ l’8,10% delle volte.
I senatori più presenti
Decisamente più presenzialisti al Senato, anche se spesso il numero delle sedute è inferiore rispetto a quello della Camera. Il record assoluto spetta a tre parlamentari: i due leghisti Giorgio Maria Bergesio e Mara Bizzotto e Antonio Iannone di FdI. Ciascuno può vantare il 100% di presenze a Palazzo Madama. A contendersi il secondo posto sono Gianni Berrino (FdI), Costanzo Della Porta (FdI), Sergio Rastrelli (FdI), Paola Ambrogio e Maria Cristina Cantù (Lega) con il 99,9% delle presenze. Un distacco minimo li separa dai ‘terzi’ classificati: Marco Lisei (FdI) e Vita Maria Nocco (FdI) con il 99,3%. C’è poi il caso del senatore leghista Claudio Borghi, con un percentuale di presenze del 35,10%, con però un buon numero di congedi e missioni per cui è presente per l’87,57 %, essendo un membro del Copasir.
I senatori più assenti
I senatori che si vedono di meno a Palazzo Madama sono Guido Castelli (FdI), con il 14,38% e Francesca La Marca con il 37,3% delle volte in cui hanno preso parte ai lavori d’Aula.
La classifica dei capigruppo al Senato
Nella classifica dei capigruppo è in testa il leghista Massimiliano Romeo con il 99,84%, che ha, in realtà, un distacco minimo dal 5 Stelle Stefano Patuanelli (99,12%) e da Lucio Malan (FdI) (99,06%).
Discorso a parte meritano i senatori a vita. Chi risulta non aver mai messo piede nell’Aula di palazzo Madama per esprimere il proprio voto dall’inizio della legislatura è l’architetto Renzo Piano (0%). Ma Carlo Rubbia non è da meno con lo 0,04% di presenze. Anche in questo caso il distacco con Mario Monti è irrisorio. L’ex premier vanta appena lo 0,81% di partecipazioni in Assemblea. A ‘disertare’ di meno l’Aula è Elena Cattaneo. La biologa registra il 32,40% di volte che ha preso parte ai lavori parlamentari. Mentre Liliana Segre c’è stata nell’1% delle sedute.
I ministri
Ulteriore capitolo a parte è quello degli esponenti del governo, che spesso risultano in missione. Tra loro, i ministri che risultano più attivi in Parlamento sono Giancarlo Giorgetti (assente nell’1,34% delle votazioni) e Raffaele Fitto (2,83%)
I leader di partito
Mentre tra i leader di partito a varcare di meno il portone di Palazzo Madama sono Carlo Calenda, presente solo nel 50,5% delle volte e Matteo Renzi (55,53%).
(da agenzie)

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SIRIGNANO, BABY GANG ACCERCHIA E PICCHIA UN COETANEO, POI LO COSTRINGONO AL BACIAMANO. MA PER IL SINDACO SONO SOLO “COSE DA RAGAZZI”

Agosto 12th, 2024 Riccardo Fucile

INVECE DI CONDANNARE LA TEPPAGLIA CHE HA PURE GIRATO UN VIDEO PER VANTARSI DELL’IMPRESA DA VIGLIACCHI, IL PRIMO CITTADINO LI DIFENDE PERCHE’ “SONO DI BUONA FAMIGLIA”

Lo accerchiano, lo aggrediscono, lo minacciano, e poi lo costringono a baciar loro le mani: è questo il siparietto, a metà tra l’inquietante e il patetico tentativo di scimmiottare i rituali criminali degli adulti, messo in atto da un branco di bulli a Sirignano, un piccolo paese tra l’Avellinese e il Napoletano.
I ragazzini, tutti tra i 12 e i 13 anni, dopo aver attaccato la vittima mettendola al muro e riempendola di schiaffi e pugni, hanno deciso che valesse la pena immortalare l’impresa. Hanno così girato un video di tre minuti e mezzo che, diffuso anche dal parlamentare napoletano di Avs Francesco Emilio Borrelli, sta facendo non poco discutere.
La difesa del sindaco
Ma se sono in molti a condannare, nei commenti, la vigliacca impresa, la gang di aspiranti malavitosi ha anche chi spezza una lancia a loro favore. E non una persona qualsiasi, bensì il sindaco del paese, Antonio Colucci: «Non è successo niente di che, cose di ragazzi, hanno litigato e fatto un filmino», ha commentato a La Stampa. Ma il video l’ha visto? No. «Non l’ho visto, mi ha informato il vigile. Mi ha detto che i ragazzi stavano giocando e poi hanno litigato, tutto qua. Cose di bambini», ha proseguito Colucci.
Il commento di Borrelli
Bambini che dopo il pestaggio intimavano: «Se lo dici a tua madre ti appendiamo come Cristo in croce». Colucci ha minimizzato appellandosi a due argomentazioni: i ragazzini sono di buona famiglia, e vanno in classe insieme. «Li conosco, hanno 12-13 anni, sono tutti figli di brave persone. La violenza? Eh, ma i ragazzi ogni tanto fanno qualche “male servizio”, si sa, ma non sono bulli, macché. È stato un piccolo litigio. Vanno a scuola insieme, fanno le medie», ha spiegato. Di diverso avviso Borrelli, che in una nota ha sottolineato l’urgenza di «contrastare il bullismo e il cyberbullismo, fenomeni in crescente espansione che hanno già causato gravi danni in passato».
Il fenomeno
E ancora: «Bisogna identificare i bulli e sanzionarli come meritano insieme alle loro famiglie che, auspico, non si sottraggano alle loro gravi responsabilità». D’altronde il bullismo e il cyberbullismo sembrano ancora troppo difficili da estirpare. Secondo il dossier dell’Osservatorio Indifesa, realizzato qualche mese fa da Terre des Hommes in collaborazione con la polizia postale e OneDay group, in occasione del Safer internet day, il 65% dei giovani intervistati (tra i 14 e i 26 anni) ha dichiarato di aver subito una qualche forma di violenza. Tra loro, il 63% ha subito atti di bullismo e il 19% di cyberbullismo.
(da agenzie)

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DUE RAGAZZE TRANSGENDER AGGREDITE E PICCHIATE DA UN GRUPPO DI DIECI GIOVANI TEPPISTI NEL VITERBESE

Agosto 12th, 2024 Riccardo Fucile

“NESSUNO CI HA AIUTATO IN UNA PIAZZA AFFOLLATA”… NESSUNA PIETA’ PER LA SOLITA FOGNA OMOFOBA CHE POI PIAGNUCOLA IN TRIBUNALE…5 ANNI DI GALERA E GLI PASSA LA VOGLIA: IN ALTERNATIVA SEI MESI IN OSPEDALE

Accerchiate, aggredite e pestate da un gruppo di almeno una decina ragazzi. È quanto accaduto a Giulia e Alessia, due ragazze vittime di un’aggressione transfobica da parte di un gruppo composto da alcuni giovanissimi. Dopo essere state massacrate di botte, hanno deciso di denunciare sui social l’accaduto, raccontando la vicenda mentre si trovavano ancora nell’ospedale Belcolle di Viterbo. “Prima ci hanno rivolto degli apprezzamenti, poi hanno detto che eravamo vestite troppo provocanti e ci hanno picchiate. Nessuno ha fatto niente per aiutarci: si chiedevano soltanto se fossimo ragazze trans”.
I fatti sono avvenuti qualche sera fa durante una festa di paese a Castiglione in Teverina, nella provincia di Viterbo, durante la Festa del Vino. “Siamo state aggredite da un branco di ragazzi – scrivono sui social poche ore dopo l’aggressione – Il più grande avrà avuto 20 anni”.
I fatti, secondo quanto raccontato nel post, sarebbero avvenuti in piazza, davanti ad altre persone. Ma non sarebbe intervenuto nessuno: “L’unica domanda che si facevano le pecore era capire se fossimo donne o trans”, aggiungono ancora.
“Dopo aver chiamato i carabinieri e la sicurezza nessuno è stato in grado di fermare mezzo coglione del branco, soffermandosi sul fatto che avevamo un aspetto provocante: educate i vostri gran figli e insegnategli a rispettare donne come noi, non solo come fate voi, uomini di merda, negli appartamenti, ma anche per strada in una festa. Fate schifo”, hanno poi concluso.
La reazione di TusciaPride
Non appena appreso dell’accaduto, è arrivato il commento da parte del TusciaPride, l’associazione LGBT+ del Viterbese. “Esprimiamo piena solidarietà alle nostre sorelle aggredite, condanniamo con fermezza quanto accaduto e chiediamo a tutte le istituzioni e a tutte le realtà democratiche di fare lo stesso. Per l’ennesima volta i nostri volti sono stati sfregiati, le nostre identità attaccate e le nostre esistenze delegittimate, ma ora basta – scrivono sui social – Non siamo più dispostɜ a subire violenza sui nostri corpi e non mancheremo di gridarlo con forza nei Pride, nelle piazze e ovunque tutti i giorni”.
Non ha tardato ad esprimersi anche l’Arcigay di Viterbo: “Un chiaro episodio di violenza transfobica che non può essere considerato e quindi derubricato quale una semplice lite – hanno fatto sapere – Ci siamo subito messi in contatto con le vittime della violenza, fornendo tutto il supporto necessario. Ci auguriamo che gli autori della vile aggressione vengano identificati al più presto”.
Poi hanno aggiunto: ” Questa escalation di violenza nei confronti delle persone LGBT+ è un evidente segnale di degenerazione sociale e di un’inarrestabile spirale di odio che sta dilagando alimentata da una chiara narrazione politica che guarda alle diversità come un pericolo e non come una ricchezza”.
(da Fanpage)

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MICCICHÉ DOPO 30 ANNI DICE ADDIO A FORZA ITALIA: “BERLUSCONI NON SI RICONOSCEREBBE PIÙ IN QUESTO PARTITO”

Agosto 12th, 2024 Riccardo Fucile

“MELONI HA TRADITO I VALORI DEL CONGRESSO DI FIUGGI, LA SUA E’ UNA DESTRA ILLIBERALE, TAJANI E’ SUCCUBE, UN LIBERALE RIFORMISTA CHE CI STA A FARE IN QUESTO PARTITO?”… “L’AUTONOMIA DIFFERENZATA SARA’ LA ROVINA DEL SUD, IO NON VOGLIO ESSERE COMPLICE. SCHIFANI E’ UN VILE A NON DENUNCIARLO”

Trent’anni in Forza Italia. Adesso Gianfranco Micciché, uno dei pionieri del partito di Berlusconi, decide di lasciare. Perché?
“Facciamo un salto indietro, proprio al 1994, a quell’idea del Cavaliere di riunire attorno a un unico progetto le forze liberali, laiche, socialiste, riformiste. Berlusconi nel giro di pochissimi mesi aprì alla destra, con la proposta di votare Fini come sindaco di Roma. Fini prese un impegno che allora mantenne: provare a costruire una destra che si liberasse dalla nostalgia del fascismo, liberale e moderna. Lui, Tatarella, Fisichella, ebbero il coraggio di fare quel passo. Cancellato dalla destra di oggi”
E oggi?
“Oggi, all’interno della coalizione di centrodestra, non si può più neppure parlare di diritti civili. Vietato. Quella di Meloni è una destra che sta rimuovendo i valori del congresso di Fiuggi. Sta facendo repressione. E’ ovvio che la maggior parte degli esponenti di Forza Italia che hanno una concezione riformista e liberale della vita stia male”.
Parla così anche perché in Sicilia non ha il potere che aveva fino a due anni fa?
“Vuole sapere se hanno provato a isolarmi? Ci hanno tentato e ci sono pure riusciti. Ci troviamo di fronte a una gestione del partito fondata sulle epurazioni. E sull’accondiscendenza alla segreteria nazionale: vede, io sono juventino ma quando avevo trent’anni andavo allo stadio con Berlusconi e per farlo contento esultavo per finta ai gol di Van Basten. Ora non lo farei più, non devo compiacere nessuno, ho percorso la mia carriera. Schifani non ha più trent’anni però si comporta allo stesso modo. E lo fa con Tajani”.
Episodio ameno. Ma la politica?
“Secondo lei non è politico il fatto che un presidente della Regione non abbia il coraggio di dire no all’Autonomia differenziata, che sarebbe una rovina per il Sud, solo per non dare un dispiacere a Meloni e Salvini?”.
Quindi va via.
“Beh, Berlusconi non avrebbe mai permesso quello che sta accadendo. Io sto dando un segnale: questa FI non è quella di Berlusconi, è anonima e totalmente succube degli alleati di governo. Ma lei li ricorda i nomi dei ministri di Forza Italia? Si conosce solo Tajani, basta questo per dire che c’è qualcosa che non va. Le scelte le fanno gli altri”.
Pesa di più, nel suo percorso, il ricordo del trionfale 61 a 0 del 2001 o il “tradimento” del 2012, quando si mise in proprio e fece perdere il centrodestra?
“Ma quale tradimento: quando creai un mio partito lo feci con l’assenso di Berlusconi, che voleva una Lega del Sud come contraltare a quella di Bossi e Maroni. Andai contro l’allora candidato Musumeci, che perse. Peccato non averlo fatto pure cinque anni dopo, quando invece vinse. Quanto al 61 a 0, fu ottenuto perché Berlusconi fu capace di fare un passo indietro, nei collegi, e accontentare gli alleati. Una generosità che oggi manca a chi gestisce la coalizione”.
(da La Reppublica)

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