Novembre 30th, 2009 Riccardo Fucile
A DISTANZA DI UN ANNO, BILANCIO NEGATIVO PER LA CARTA SOCIALE: SOLO UN TERZO DI QUANTI PREVISTI NE HA USUFRUITO…CARICATI 306 MILIONI, SPESI 240….INIZIATIVA A COSTO ZERO PER LO STATO, VISTO CHE IRI ED ENI HANNO DONATO 250 MILIONI….REQUISITI TROPPO STRETTI E PROCEDURE INCASINATE
Istituita il 25 giugno 2008, la social card parte ufficialmente il 1 dicembre 2008. Chi ne può fare richiesta? Pensionati e coppie con figli al di sotto dei tre anni in stato di “assoluto bisogno”.
Rigidi i requisiti di accesso: avere un reddito inferiore a 6.000 euro l’anno o a 8.000 se si ha un’età pari o superiore a 70 anni, avere un Isee (indicatore della situazione economica equivalente) inferiore a 6.000 euro, non essere intestatario di più di una utenza elettrica o del gas, non essere proprietario di più di un autoveicolo, non detenere una quota superiore al 10% di immobili non a uso abitativo ( neanche quindi un orto o una cantina).
Quanti sono alla fine i “fortunati” che hanno vinto questa social card?
Il 26 novembre 2008, il ministro dell’ Economia, Giulio Tremonti, annunciava che i richiedenti sarebbero stati 1.300.000 e dava il là all’invio di 780.000 lettere ad altrettanti possibili beneficiari.
Costo dell’operazione previsto: 450 milioni di euro il primo anno.
Tralasciamo il caos iniziale con la scarsità di negozi convenzionati e il ritardo delle ricariche, con una carta su tre che risultava senza credito e gente imbufalita.
Oggi, a distanza di un anno, che bilancio si può trarre?
I numeri ufficiali parlano di 830.000 richieste pervenute, 627.000 accolte con una incidenza maggiore dei pensionati ultra65enni rispetto ai genitori con figli sotto i tre anni.
Se si va poi a guardare nel concreto i dati sono chiari: i beneficiari della carta sono in realtà circa 450.000, i soldi caricati sulle carte 306 milioni di euro, quelli spesi 240 milioni per nove milioni di acquisti effettuati. Continua »
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Novembre 30th, 2009 Riccardo Fucile
IL GOVERNO VUOLE VENDERE ALL’ASTA GLI IMMOBILI SEQUESTRATI ALLE COSCHE, INVECE CHE RESTITUIRLI ALLA COLLETTIVITA’ COME STABILITO DALLA LEGGE LA TORRE … IL RISCHIO REALE E’ CHE L’ACQUISTINO DEI PRESTANOME DEI CLAN….META’ DEI 8446 IMMOBILI SONO ANCORA BLOCCATI
Ad Altofonte, paese natale del boss Mimmo Raccuglia, c’è una villa a tre piani confiscata al
mafioso Michelangelo Camarda: avrebbe dovuto tramutarsi nella nuova caserma dei carabinieri, ma, indovinate un po’, mancano allo Stato i soldi per ristrutturarla.
Con la nuova norma che il Senato ha approvato come emendamento alla Finanziaria, questa villa ora potrebbe finire all’asta e i mafiosi, secondo il sindaco, se la ricomprebbero immediatamente, attraverso prestanomi dalla fedina penale pulita.
La possibilità di mettere all’asta i beni sottratti ai mafiosi sta creando polemiche a non finire, per molti segna un passo indietro nella strategia di lotta ai patrimoni illegali che le Procure ritengono strumento indispensabile nella lotta alla mafia.
Questi beni, secondo molti politici, dovrebbero servire a tutto e all’incontrario di tutto: con questi si pagherebbero, a seconda dei giorni, incentivi e assunzioni nelle forze dell’ordine, ricambi alle autoblindo per le missioni di pace, persino sostegni ai precari, tra un po’ anche i cateteri per gli ospedali. Quando non sanno cosa dire, ecco il politico che evoca “i beni dei mafiosi”.
E l’opinione pubblica se la beve e dice “ma che bravi”.
Peccato che questi immobili in realtà siano solo 8.446, di cui 4.372 destinati e consegnati e oltre 4.000 ancora bloccati.
Sono 7.152 quelli confiscati nelle regioni del Sud.
Fino ad oggi in base alla legge La Torre questi beni erano destinati alle attività delle istuzioni locali o di associazioni come Libera che, con la loro gestione, hanno creato un circuito virtuoso di economia legale. Continua »
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Novembre 29th, 2009 Riccardo Fucile
RICAVI IN DISCESA LIBERA, CREDITO SEMPRE PIU’ CARO, TASSE ALTE…GLI ARTIGIANI DENUNCIANO: L’IRAP E’ UNA TASSA INIQUA, COLPISCE I DEBITI, NON L’UTILE….GLI STUDI DI SETTORE SONO ANCORA TARATI SU PERIODI DI GRANDE SVILUPPO: “CI FANNO PAGARE PER UTILI MAI FATTI”
Sempre più incazzati, gli artigiani italiani: altro che crisi finita, dicono dal congresso di
Casartigiani Lombardia,14mila iscritti, per le imprese lombarde la crisi c’è sempre ed è durissima da sostenere.
Ecco perchè tornano a chiedere con forza una revisione dell’Irap e degli studi di settore: non vogliono pagare delle tasse su utili mai fatti e soprattutto con dei soldi che non hanno.
Vengono snocciolati i dati del sondaggio condotto su un ampio campione: 1.034 imprese del settore, sicuramente rappresentativo dell’intera realtà italiana, dati che si commentano da soli e che smentiscono gli ottimisti.
Ben l’ 83% delle imprese artigiane ha registrato una contrazione vistosa del fatturato.
Per 3 su 10 si è trattato di un vero e proprio crollo dei ricavi che si sono dimezzati.
Un altro 8% ha fatturato il 40% in meno rispetto al 2008.
Nessuna inversione di tendenza in vista: anche dopo la pausa estiva un artigiano su quattro non ha registrato alcun miglioramento.
I cali delle entrate sono di tale portata da spingere in basso i bilanci di metà delle imprese di settore.
E le prospettive peggiorano ulteriormente alla luce di quanto sta accadendo nell’accesso al credito.
Contrariamente ai dati diffusi dalle banche, il 64% degli artigiani sostiene che le condizioni imposte dagli istituti di credito per prestare denaro sono più sfavorevoli. Continua »
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Novembre 27th, 2009 Riccardo Fucile
QUALCUNO CHIAMA IN QUESTURA PER SAPERE SE C’E’ UN VIDEO COMPROMETTENTE CHE LO RIGUARDA….ALTRI SEMBRANO IMPEGNATI SOLO DA PROCESSI BREVI, LEGITTIMI IMPEDIMENTI, IMMUNITA’ E PRESCRIZIONI….IL TEST CHE RILEVA SE UNO USA COCAINA NON LO FA NESSUNO…LA CLASSE POLITICA DEL CASINO’ ITALIA
Fioccano le telefonate in Questura a Roma: molti personaggi importanti da un paio di giorni sondano gli amici che hanno tra le forze dell’ordine per avere indiscrezioni, circa la loro presenza nelle foto e nei filmini ritrovati nel computer di Brenda, la transessuale ritrovata senza vita nell’appartamento di via Due Ponti, a Roma.
Il pc viene trattato come materiale quasi radioattivo, superprotetto e scortato: il suo contenuto è stato trasferito su un hard disk esterno.
Esiste una sola copia che il dirigente della squadra mobile ha preso dalle mani del perito nominato dal pm e trasferito negli uffici giudiziari.
Nessuno ha potuto dare un’occhiata, l’hard disk è “blindato” dal divieto categorico del procuratore di accedervi.
Il materiale trovato è pari a 130 gigabyte, diviso in 61.000 file, pari a 44 video di 90 minuti, tanto per dare un’idea.
Un 5% dei dati erano stati cancellati dalla memoria visibile, ma saranno recuperati dagli esperti dalla scheda madre.
Al di là della vicenda giudiziaria, resta un primo elemento sconcertante: un presidente di Regione coinvolto in uno scandalo, testimonianze di trans che confermano la presenza di politici di alto livello tra i loro “frequentatori abituali”, con festini a base anche di cocaina.
Non è un caso se sono in molti ora a cercare di sapere se in quei video non sono per caso “protagonisti”.
La gente comune si chiede: ma come è possibile che in Italia vi siano politici di livello che si fanno filmare in incontri di quel genere, quando già il solo frequentare certi ambienti li rende potenziali vittime di ricatti? Continua »
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Novembre 26th, 2009 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO IPSOS LO CONFERMA: IL 51% E’ CONTRARIO AL DECRETO SUL PROCESSO BREVE, IL 74% ALLA SOSPENSIONE DEI PROCESSI, IL 90% AL RITORNO DELL’IMMUNITA’ PARLAMENTARE…. DISAGIO DIFFUSO TRA L’ELETTORE DI CENTRODESTRA CHE LA PENSA DIVERSAMENTE DAI SUOI PARTITI DI RIFERIMENTO E DAL PREMIER
Abituati come siamo a prendere posizioni scomode, ma anche ad anticipare e segnalare gli
“umori popolari”, non essendo a libro paga di nessuno, quando opinioni da noi espresse trovano conferma nei dati reali non sappiamo se esserne lieti o rattristarci.
Non volendo appartenere a quella genia italica del “io l’avevo detto” (magari il giorno dopo la disfatta), non ci fa piacere trovare conferma degli errori che sta commettendo il centrodestra e che denunciamo inascoltati da tempo.
Purtroppo, avendo una concezione della politica come servizio al nostro popolo e non come interesse a incassare privilegi, ci rendiamo conto che ciò mal si concili con una classe dirigente di “miracolati” da Berlusconi e quindi proni e zitti ai suoi tragici errori.
Ma grazie a voi, lettori dallo spirito “libero”, che ci seguite a centinaia ogni giorno, comunque la pensiate, queste pagine hanno successo proprio perchè non amiamo (come voi) il “pensiero unico” e cerchiamo di interpretare il pensiero di tanti, di riflettere, ascoltare, capire.
Tutto l’opposto di quello che fa una Casta di privilegiati che pensa solo a risolvere i propri problemi, a rimpinguare i conti all’estero, a godersi il “momento di gloria” nel salire sull’auto blu, a non presentarsi al controllo antidroga di Giovanardi, a scattare sull’attenti agli ordini del sultano.
C’è chi fa carriera piegato sulla scrivania, chi sotto.
E per fortuna c’è anche chi non si piega davanti a nulla e mantiene la propria dignità , le proprie idee, i propri valori.
E noi a questi ultimi facciamo riferimento.
Nel caso specifico che andiamo ad affrontare (e non sarebbe la prima volta), sembra che in sintonia con il popolo italiano e con l’elettorato di centrodestra ci siamo più noi che il governo.
Quanto scriviamo da tempo trova infatti regolare conferma nel sondaggio Ipsos che peraltro era stato già illustrato a Ballarò da Nando Pagnoncelli. Continua »
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Novembre 25th, 2009 Riccardo Fucile
DUE SENATORI PRESENTANO UNA PROPOSTA PER GARANTIRE MINIMI DIRITTI A 300.000 COPPIE DI FATTO: SEPARAZIONE BREVE E PENSIONE DI REVERSIBILITA’…. I CAPICASERMA DEL PDL: “INACCETTABILE, PRIMA IL QUOZIENTE FAMILIARE”… E PERCHE’ NON LO FATE? IL QUOZIENTE ERA NEL PROGRAMMA, LE LEGGI AD PERSONAM NO
Diritti alle coppie di fatto da inserire in Costituzione, separazione breve per i coniugi senza figli minori e pensione di reversibilità anche per i conviventi. Due senatori del Pdl, Ida Germontani, di area finiana, e Salvo Fleres, forzista di area laico-repubblicana, hanno presentato tre disegni di legge per legittimare le 300.000 coppie italiane che oggi convivono senza matrimonio. Ma due ore prima della conferenza stampa di presentazione a Montecitorio, arrivano, come a Teheran, le guardie della rivoluzione ( peraltro mai fatta) in moto, nelle vesti dei capigruppo-colonnelli del Pdl che bloccano tutto.
I due senatori vengono chiamati a rapporto dai due rispettivi capimanipolo, Gasparri e Quagliarello, che li sottopongono al “processo interno”, contestando loro la mancata comunicazione dell’iniziativa, come se un parlamentare dovesse chiedere loro il permesso per svolgere i compiti per cui è stato eletto dagli italiani.
I due capigruppo a quel punto ricordano che “in campagna elettorale abbiamo promesso il quoziente familiare, per essere credibili dobbiamo realizzarlo e aiutare la famiglia tradizionale, prima di riconoscere diritti ad altre forme di unione”.
Concordiamo: non siete credibili, di quoziente familiare ne parlate da anni durante le campagne elettorali, non avrebbe certo un costo devastante e aiuterebbe più equamente le famiglie con figli a carico, ma poi ve ne dimenticate.
Salvo usarlo come alibi ridicolo: prima il quoziente familiare? E fatelo, siete voi al governo, non altri. Chi cazzo lo deve approvare? Continua »
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Novembre 12th, 2009 Riccardo Fucile
SI TORNA A RICHIEDERE IL RIPRISTINO DELL’IMMUNITA’ PARLAMENTARE… PERALTRO GIA’ ESISTE ANCORA OGGI PER ARRESTI, PERQUISIZIONI E INTERCETTAZIONI….ADESSO SI VORREBBE DI NUOVO ESTENDERE ANCHE ALL’APERTURA DI UN PROCEDIMENTO PENALE….CON LA SCUSA DEL “PARTITO DELLE TOGHE”, LA CASTA SA SOLO PRETENDERE PRIVILEGI
Erano gli ultimi giorni di aprile del 1993: quelli dell’assedio al Raphael, del lancio di
monetine, del drammatico discorso di Craxi alla Camera, delle sedi socialiste e democristiane presidiate dalla polizia, delle manifestazioni di piazza, delle occupazioni di protesta delle Università .
Giorni che segnarono, insieme alla fine della Prima Repubblica, l’abolizione della immunità parlamentare.
Dopo decenni di governo del centro o del centrosinistra, gli italiani si accorsero che in Parlamento sedevano un po’ troppi disonesti e imposero a furor di popolo la fine di questo privilegio.
Ad agitarsi erano anche esponenti dell’attuale Pdl (soprattutto gli ex missini) e i leghisti al grido di “ladri di regime” e “mafiosi”.
Si arrivò fino allo scontro fisico in Parlamento.
Fu Giorgio Napolitano, in veste di presidente della Camera, a officiare la cerimonia che diede il colpo di scure all’art. 68 della Costituzione, ovvero che cancellò la famosa autorizzazione a procedere da concedersi dopo aver vagliato un possibile “fumus persecutorio” dei magistrati.
I padri costituenti lo avevano inserito per evitare non solo che la magistratura potesse ridurre i poteri del parlamento, prevaricandone i diritti, ma soprattutto per garantire a ogni deputato la libera espressione di opinione.
Si veniva da un periodo di dittatura e assicurare la libertà di parola ai rappresentanti del popolo era un segnale indispensabile.
Ma è anche vero che la immunità parlamentare nei primi anni serviva giusto a garantire alle minoranze qualche eccesso verbale, senza per questo essere indagati per reati di opinione.
Fu col passare del tempo che invece di imputazioni “politiche”, il parlamento vedeva recapitate ai propri uffici, da parte delle Procure, richieste di autorizzazione a procedere per reati comuni o a sfondo corruttivo.
I tempi stavano cambiando e la politica non seppe anticipare l’indignazione dei cittadini verso i reati della Casta. Continua »
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Settembre 22nd, 2009 Riccardo Fucile
D’ALEMA LO DISSE DI BERLUSCONI, ORA SILVIO DI ALTRI, MA NESSUNO HA FATTO NULLA PER EVITARE CHE 18 PARLAMENTARI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA SIEDANO IN PARLAMENTO… DUE MINISTRI ( BOSSI E MARONI), 10 DEPUTATI DEL PDL, 2 DELLA LEGA, 2 DEL PD, 1 DELL’UDC… E ORA RIPRESENTANO PURE COSIMO MELE
Era il luglio del 1998 quando Massimo D’Alema, in un’intervista a “Repubblica”, disse che “Berlusconi è un farabutto”.
Passati 11 anni è toccato al premier, in occasione delle “celebrazioni” sul terremoto da “Porta a Porta”, sostenere, in termini più vaghi, che “ci sono troppi farabutti in politica”, senza precisare meglio di chi parlasse.
Che si riferisse ai 18 parlamentari condannati in via definitiva e che siedono ugualmente tra Camera e Senato?
Quelli che Beppe Grillo avrebbe voluto cacciare raccogliendo 350.000 firme a sostegno della sua proposta?
Certo che se il premier si fosse riferito a questi “magnifici diciotto” saremmo stati di fronte sicuramente a una crisi di governo.
Intanto perchè vi sono due ministri della Lega: Umberto Bossi, il moralizzatore federalista condannato a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito proveniente dalla maxitangente Enimont, e Roberto Maroni, condannato a 4 mesi e 20 giorni per oltraggio a pubblico ufficiale, durante una perquisizione della polizia alla sede della Lega.
Onestamente il reato di Maroni è più leggero e diremmo “politico”, quindi perdonabile, ma forse era il meno adatto a essere indicato proprio come Ministro dell’Interno uno che aveva oltraggiato le forze dell’ordine… Continua »
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Luglio 4th, 2009 Riccardo Fucile
LA CASTA TIENE DURO, NONOSTANTE LE DIRETTIVE DI FINI CHE DAL 1° LUGLIO HA VIETATO L’INGRESSO ALLA CAMERA A CHI NON E’ IN REGOLA… TANTE GIUSTIFICAZIONI, MA SONO 405 I DEPUTATI LATITANTI E SOLO 225 QUELLI CHE HANNO ASSUNTO IN REGOLA
Sono 225 su 630 i deputati che hanno depositato presso gli uffici della Camera
il regolare contratto stipulato con il proprio assistente parlamentare.
Che potrà pertanto continuare ad avere acceso alla segreteria del datore di lavoro senza restrizioni. Ma in realtà la notizia è un’altra: sono ancora 405 gli onorevoli che non hanno messo in regola il portaborse.
La vicenda ormai si trascina da diverse legislature: molti avevano giustamente rimarcato che era assurdo che proprio nella sede istituzionale per eccellenza si permettesse il lavoro nero e lo sfruttamento dei collaboratori parlamentari, pagati poco e in nero, con orari spesso lunghi, sempre a disposizione del deputato di riferimento.
A scandalo si sommava poi altro scandalo: quando un parlamentare non veniva più confermato si cercava in tutti i modi di assicurare un posto sicuro e magari anche fisso al suo collaboratore, tramite agganci vari e leggine ad hoc. Continua »
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