COSA SI NASCONDE DIETRO I TEST DI PUTIN: “SAGGIA IL TERRENO PRIMA DI MUOVERSI”
ADVISOR DEL CREMLINO EVOCANO PER LA PRIMA VOLTA UNA GUERRA SENZA VITTORIA TOTALE E SAGGIA LE REAZIONI DI UCRAINA, EUROPA E NATO… CONTI PUBBLICI SOTTO PRESSIONE E DIVISIONI INTERNE
I crescenti squilibri interni alla Russia si riflettono in una strategia a doppio test del
Cremlino: da un lato, verificare la reazione di élite e cittadini all’ipotesi di una pace senza gli obiettivi massimalisti dichiarati; dall’altro, aumentare la pressione militare per misurare la tenuta di Kyiv e dei partner europei.
In questa logica si inseriscono tanto l’ultimo sanguinoso barrage sulle città ucraine quanto episodi ambigui come il drone che ha colpito un condominio in Romania: lo sconfinamento può essere accidentale. Ma colpire obiettivi a ridosso del confine NATO, accettando il rischio e osservando le reazioni, non lo è.
La contraddizione è forse solo apparente: intensificare i bombardamenti per migliorare la posizione negoziale prima che il costo economico e politico del conflitto diventi ancora più difficile da sostenere.
Gli stessi test potrebbero però indicare alla leadership russa che esistano ancora margini per proseguire la guerra.
Leadership spaccata sulla spesa militare
“Nel tentativo di gestire i suoi squilibri, la Russia potrebbe trasformarsi internamente in un sistema pienamente totalitario e diventare più radicale e aggressiva sul piano internazionale”, dice a Fanpage.it l’accademico russo Pavel Luzin, internazionalista ed esperto delle forze armate di Vladimir Putin.
Gli stress strutturali legati alla guerra, intanto, creano fratture ai piani alti del potere. I ministeri economici e la Banca centrale hanno avvertito Putin che l’attuale livello di spesa militare rischia di rendere insostenibili i conti pubblici – secondo quanto ricostruito dal Financial Times e poi da Bloomberg, che cita funzionari di massimo livello e documenti visionati.
Il deficit nei primi quattro mesi dell’anno è salito a oltre metà del target annuale, mentre le riserve del Fondo sovrano sono di circa il 60% sotto i livelli pre-invasione. Il ministero delle Finanze propone tagli alla Difesa. I militari invece chiedono 3 trilioni di rubli aggiuntivi (circa 36 miliardi di euro).
Al Cremlino molti sostengono che ridurre la spesa bellica colpirebbe un’economia dipendente dalle commesse militari.
Putin per ora ha ordinato di cercare tagli in altri settori del bilancio. Sanità pubblica, educazione e pensionati contano meno di missili e droni.
Petrolio e gas non bastano
Il rincaro del greggio non basta a far quadrare i conti. L’apprezzamento del rublo sul dollaro, dovuto agli alti tassi d’interesse con cui la Banca di Russia cerca di combattere l’inflazione, riduce i margini di profitto della vendita di idrocarburi: i costi di produzione sono in rubli, l’incasso è in dollari.
Washington ha rinnovato la moratoria sulle sanzioni riguardanti il petrolio già imbarcato. Ma la Francia continua a sequestrare le petroliere ombra russe. Mentre sempre più frequenti ed efficaci attacchi contro le raffinerie hanno costretto Mosca a sospendere fino a novembre l’export di carburante per aerei.
Sui social russi, si discute ancora del discorso pronunciato a una conferenza nella capitale dall’economista Robert Nigmatullin: “Siamo sull’orlo del collasso per i costi della guerra, la corruzione onnipresente e il degrado del tenore di vita”, ha
detto l’accademico. Auspicando riforme strutturali e una nuova leadership politica e imprenditoriale.
Ora, è vero che le previsioni, soprattutto occidentali, su presunti collassi dell’economia del più grande Paese al mondo si susseguono da un quarto di secolo senza realizzarsi. La Russia ha capacità di tenuta da record.
Ma al di là della validità delle analisi, quello che colpisce, in questi giorni, è l’emergere di un dibattito interno. Volto a capire come verrebbe preso un disimpegno dal conflitto e dai suoi scopi dichiarati. E almeno in parte pilotato, sostiene chi conosce da dentro i meccanismi del sistema Putin.
A Putin piacciono i test
“Putin, in politica, procede così: saggia il terreno prima di muoversi. Lo fa quasi sempre. Fa parte del suo metodo di lavoro”, spiega a Fanpage.it Abbas Gallyamov, politologo laureato all’Accademia dell’amministrazione presidenziale russa e che per due anni ha lavorato gomito a gomito con Putin, scrivendogli i discorsi.
Gallyamov si riferisce a un articolo scritto da un advisor del presidente, Vasily Kashin, su Russia in Global Affairs, vetrina della politica estera del Cremlino.
Nell’articolo si sostiene che la Russia potrebbe non essere più in grado di raggiungere gli obiettivi originari dell’“operazione militare speciale” e dovrebbe invece cercare una pace alle condizioni discusse al vertice di Anchorage, come alternativa pragmatica a un’ulteriore escalation.
Significherebbe un cessate il fuoco prima di ogni accordo comprensivo, con il fronte congelato lungo le linee di combattimento esistenti. Mosca ha sempre rifiutato. Finora . “È un test”, commenta Gallyamov. “Se è stato pubblicato, significa che lo ha voluto il Cremlino. Potrebbe essere parte di una campagna per capire che succederebbe se si decidesse di cercare la pace a costo di compromessi”.§Putin procede per gradi: “Fa una mossa, osserva la reazione e, se il costo è basso, passa alla successiva. È così che un test può diventare una linea politica. Ma se la resistenza è forte, il processo si ferma”.
La pubblicazione dell’articolo di Kashin non significa che qualcosa di importantstia per accadere. Ma neppure lo esclude.
Prove di pace (o di escalation)
Kashin è un pezzo grosso: Direttore del Centro per gli Studi europei e internazionali alla Scuola Superiore di Economia di Mosca. È nel team che ha consigliato a Putin di utilizzare le atomiche e che ha riscritto la dottrina nucleare russa, allentando le regole ufficiali di ingaggio. Lo abbiamo intervistato più volte durante questi anni di guerra. Non ha risposto alla richiesta di un suo commento per questo articolo.
Kashin non è solo. Dmitry Trenin, nuovo presidente del Russian International Affairs Council (RIAC), ha recentemente invitato il Cremlino a correggere alcune “distorsioni” della propria politica estera.
Un altro esponente dell’establishment strategico russo rilancia il messaggio: Ivan Timofeev, direttore generale del RIAC e figura di peso del Valdai Club, scrive che senza modernizzazione la Russia “è destinata a perire”, implicando che si deve favorire lo sviluppo tecnologico invece dell’economia di guerra.
Ancora più clamoroso un articolo comparso a fine maggio su Moskovsky Komsomolets, giornale più che allineato con il regime. Titolo: “Straordinarie sconfitte”. Vi si legge che “le peggiori disfatte geopolitiche sono state più utili
brillanti vittorie, nella storia della Russia”. Perché hanno portato a riforme necessarie e sempre rimandate, allo sviluppo economico, a una società migliore.
Se sono test per una possibile pace, ci saranno sviluppi. Meglio non illudersi. L’articolo sulle sconfitte è già sparito dal sito di Moskovsky Komsomolets. Error 404. Altri quotidiani hanno discreditato e stigmatizzato l’economista “disfattista” Nigmatullin. Il capo-negoziatore di Putin Yury Ushakov ha detto di non sapere cos’è lo “Spirito di Anchorage” a cui si riferisce Kashin parafrasando il distensivo e quasi pacifista “Spirito di Locarno”, che seguì agli accordi tra ex belligeranti firmati nella città svizzera nel 1925. Quegli accordi non servirono a evitare la Seconda guerra mondiale.
Anche il drone russo sulla Romania era un test, secondo Pavel Luzin: “Non è il primo. La Russia sonda la NATO. È parte delle preparazioni per un potenziale scontro militare diretto”.
Se sono test, avranno conseguenze per Kyiv e l’Europa. Una reazione letta come segnale di debolezza potrebbe non aumentare le possibilità che Putin accetti una pace “ridimensionata”. Convincerlo invece che esistano ancora margini per continuare a premere. Se non per alzare il livello dello scontro.
(da Fanpage)
Leave a Reply