Luglio 13th, 2010 Riccardo Fucile
GALAN BLOCCA 62 DELIBERE PER 1,7 MILIONI DI EURO DI CONSULENZE DELL’ENCI, DI CUI LUSETTI ERA COMMISSARIO…ECCO I NOMI DEI BENEFICIARI DELLE DELIBERE, “TUTTE CONCORDATE CON ZAIA”…”HANNO VOLUTO FAR FUORI UNO CHE SI STAVA CANDIDANDO A SEGRETARIO DELL’EMILIA”…UNO SPACCATO DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA
La Lega aveva elettoralmente conseguito un buon risultato in Emilia, ma lo scandalo che
è scoppiato in questi giorni rischia seriamente di comprometterne definitivamente l’immagine.
Qualche nostro lettore ricorderà la vicenda del deputato leghista Alessandri che si era fatto pagare le multe dal partito: da lì è iniziato un regolamento di conti che ha visto come vittima Marco Lusetti, vicepresidente vicario della Lega emiliana e vicesindaco di Guastalla, accusato di aver fornito la documentazione alla stampa della prassi poco nobile di Alessandri.
Lusetti di recente aveva rimesso l’incarico di commissario dell’Enci (Ente nazionale cinofilia) ed era stato indicato come possibile concorrente di Alessandri alla carica di segretario nazionale al prossimo congresso della Lega emiliana.
Ora Lusetti è stato improvvisamente espulso dalla Lega su proposta guarda caso di Alessandri.
Secondo Lusetti, “in questi mesi è uscita fuori una immagine della Lega non più coesa e compatta” e “la persona che accentra su di sè tutte le cariche maggiori, ovvero Alessandri, il confronto non lo vuole e ha creato artificiosamente delle documentazioni false per espellermi”.
Lusetti dichiara anche di non aver avuto la possibilità di replicare, dopo aver ricevuto una raccomandata da Alessandri in cui si comunicava la revoca dell’incarico fiduciario di vice segretario nazionale, e di non aver potuto partecipare al direttivo.
L’ormai ex vicesegretario promette di non restare a guardare e dichiara di essere in possesso di “informazioni molto gravi”
Alessandri “aveva dichiarato di avere contro di me 18 punti”, ricorda Lusetti, ma poi “dei 18 punti nemmeno l’ombra”, se erano motivi interni alla Lega, si chiede l’ex vicesegretario, allora perche’ Alessandri e gli altri vertici “hanno convocato una conferenza stampa?”
Lusetti ammette che “un’accusa vera mossa nei miei confronti c’e’: da un anno a questa parte non sono piu’ in sintonia con la linea politica di gestione dell’Emilia”. E quindi “ad un certo punto ho iniziato a dire dei no, non mi stava piu’ bene essere uno yes man”.
Lusetti e’ chiaro: “Non mi stava piu’ bene una gestione del movimento monocratica” da parte di chi, cioè Alessandri, “vuole gestire la Lega Nord Emilia in modo personalistico, verticistico e accentrando tutti i poteri e le cariche”.
Piu’ va avanti, piu’ la difesa di Lusetti si trasforma in contrattacco: “Non mi stava piu’ bene il modo in cui e’ stato gestito in maniera poco trasparente il bilancio regionale della Lega sia nella passata legislatura”, sia in “questi ultimi anni.
Se ci fosse stata “chiarezza e trasparenza”, continua l’ex vicesegretario, “probabilmente non sarebbero emerse le criticita’ relative alle multe di Alessandri e anche ai 500 euro non versati”.
Con una precisazione, sempre relativa al caso delle multe collezionata dal parlamentare: si tratta di “informazioni e documenti che il sottoscritto non ha certamente divulgato”, assicura Lusetti, perche’ non ne era in possesso e “perche’ io ho sempre mosso le mie critiche nelle sedi opportune”.
Detto questo, Lusetti manda questo messaggio: “Sono in possesso di informazioni ben piu’ gravi che attualmente sono al vaglio dei miei legali per la diffusione, relative a comportamenti verso cui mi sono sempre opposto”.
Lusetti annuncia querela nei confronti di Alessandri “perche’ non posso accettare che venga colpita da chiunque l’onorabilita’ della mia persona”.
In attesa di sapere se il ministro Giancarlo Galan abbia o meno riscontrato reati nell’operato di Marco Lusetti quale commissario all’Enci, vale la pena ricordare che la nomina di Lusetti fu decisa dal ministro dell’epoca, il leghista Luca Zaia, e quasi subito contestata dall’Enci, che fece ricorso al Tar del Lazio ottenendo ragione.
Il tribunale amministrativo, al termine di una lunga motivazione, annullava il commissariamento, e anche i compensi decisi per Lusetti, in quanto “illegittimi”, perchè “viziati da violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi aspetti”.
Nononostante la netta sentenza del Tar, la figura del commissario venne inserita nella pletora dei provvedimenti ”milleproroghe” che il parlamento, con imposizione della fiducia, votò nel febbraio scorso, quando Zaia era ancora ministro.
Con questa fiducia, Lusetti veniva riconfermato commissario fino al 30 aprile 2011.
A Zaia, ora governatore del Veneto, doveva interessare molto il commissario Lusetti.
Al punto che nell’estate del 2009 cacciò via dal Cda dell’Enci Marco Ciarafoni, un allevatore nominato rappresentante del governo dal precedente ministro, perchè si era opposto al commissariamento.
Ma, cambiato ministro, sono cambiate anche le sorti di Lusetti: Giancarlo Galan lo ha silurato contestandogli l’irregolarità , e in alcuni casi l’illegittimità , di ben 62 delibere da lui adottate nel maggio scorso, pochi giorni dopo l’insediamento. Continua »
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Luglio 13th, 2010 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PRONTO A SCARICARE IL COORDINATORE DEL PDL: VERDINI AVEVA CHIESTO IL MINISTERO DI SCAJOLA PER VALERSI DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, MA IL CASO BRANCHER HA CONSIGLIATO PRUDENZA…I FINIANI VOTERANNO LA MOZIONE DI SFIDUCIA A COSENTINO
Non è bastato il “ghe pensi mi” del premier a frenare l’emorragia di consensi dell’elettorato di centrodestra.
Le rilevazioni di Renato Mannheimer sul “Corriere della Sera” indicano una chiara tendenza: se ad aprile il 58% degli italiani era ottimista sulla realizzazione delle riforme promesse dal governo, oggi solo il 35% dichiara di crederci ancora.
L’area degli scontenti e degli scettici raggiunge il 20% degli elettori del Pdl e addirittura il 40% di quelli della Lega.
Non a caso Berlusconi ha cercato di allargare la maggioranza a Casini, offrendogli la vicepresidenza del Consiglio e due ministeri (tra cui quello degli Esteri), ma ricevendo un cortese rifiuto.
La Lega si è messa di traverso a cose ormai fatte, comprendendo benissimo che per loro sarebbe finito il bengodi.
Ma altre tegole stanno arrivando: i finiani hanno parlato di “dimissioni inevitabili” da coordinatore del Pdl per Verdini e hanno annunciato che appoggierano la mozione di sfiducia per il sottosegretario Cosentino.
E’ significativo che nel partito non si siano alzate voci a difesa di Verdini, a parte quella di Bondi.
Le varie correnti interne dei berluscones aspettano le decisioni del premier per riposizionarsi e conquistare potere interno, mentre il premier pubblicamente difende Verdini, ma in privato parla apertamente di “leggerezze” da parte del fidato collaboratore.
A ore il premier chiederà a Verdini un passo indietro, ovvero le dimissioni.
Si è saputo che nei giorni scorsi, quando Verdini aveva captato che si stava muovendo un pesante atto di accusa contro di lui (associazione a delinquere volta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali e degli apparati della Pubblica Amministrazione) aveva chiesto a Berlusconi di nominarlo ministro allo Sviluppo economico al posto di Scajola.
Stavolta il premier, scottato dal caso Brancher, aveva preso tempo, evitanto che Verdini potesse usufruire del legittimo impedimento. Continua »
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Luglio 13th, 2010 Riccardo Fucile
LE CIFRE REALI SONO BEN DIVERSE DAI 7.500.000 INTERCETTATI DENUNCIATI DA BERLUSCONI…. I CONTI DELLE SOCIETA’ PRIVATE ESTERNE PORTANO A QUESTE CIFRE…. IL COEFFICIENTE 5.3 E LE “CONVERSAZIONI NON RILEVANTI”
La storia delle intercettazioni e la necessità di una legge che ponga un freno alle
medesime ha in realtà origine nella divulgazione delle telefonate del premier in cui una volta raccomandava a Saccà qualche attrice, un’altra ragionava su feste e ragazze da invitare a palazzo Grazioli con un imprenditore barese, un’altra ancora quando se la prendeva con un commissario dell’Agcom perchè non faceva chiudere “Anno Zero”.
In questo scenario di frasi rubate e poi divulgate, nel contesto di una indagine verso terzi, è iniziato il pressing per mettere un bavaglio alla intercettazioni. Se non ci fosse stato un interesse della politica, nessuno avrebbe mai avuto obiezioni al riguardo.
A questo punto è interessante la guerra dei numeri che si è scatenata per enfatizzare questo strumento di indagine e i suoi possibili eccessi.
Il premier ha parlato il 16 giugno scorso in Tv di 7,5 milioni di italiani intercettati, i magistrati hanno ribattuto che non sono più di 26.000 le persone ascoltate.
Uno studio super partes ora forse risulta più obiettivo, trattandosi di un calcolo lineare.
Le procure per intercettare è noto che si affidano a società esterne private. Quindi è stato più semplice, per gli amministratori delegati di queste società , sentirsi in questi giorni tra di loro e fare una verifica dei lavori in corso.
Ecco i risultati: la società Area ha sotto controllo 5.200 telefoni o telefonini (non persone fisiche quindi).
La società Rcs ne ha 4.500, la Sio 1.500, Radio Trevisan 1.000, Innova 3.000, le altre più piccole in tutto 3.500.
In totale gli apparecchi sotto controllo in Italia sono meno di 19.000. Continua »
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Luglio 12th, 2010 Riccardo Fucile
LA “MAGGIORANZA STABILE” NON ESISTE PIU’, IL PDL PURE…. SONO RIUSCITI A SCONTENTARE TUTTI, NON ERA FACILE… I CASINI INTERNI NON SI TAPPULLANO CON QUELLO DELL’UDC…TROPPI INQUISITI E TROPPE CORRENTI FANNO MALE ALLA SALUTE
Sarà il caldo afoso che sta annichilendo gli italiani, sarà l’aspirazione insita nei cittadini di avere un governo trasparente e dalle porte aperte: certo che l’immagine del Colosseo è quello che più si attanaglia alla politica dei palazzi romani e padani di questi tempi.
Sarebbe interessante ogni tanto andarsi a rileggersi il famoso programma del centrodestra di due anni fa e guardare la situazione che stiamo vivendo. Siamo come la pubblicità della Rai: di tutto di più.
Ci sono ad esempio stati due avvenimenti importanti in questi due anni: il G8 è finito con i massimi vertici della Protezione civile e imprenditori inquisiti e arrestati, il terremoto dell’Aquila è terminato con altri inquisiti e le manganellate ai terremotati al posto della ricostruzione.
Cambiamo inquadratura: “maggioranza solida e coesa”, “ampio margine per governare”.
Siamo alla conta perenne, al voto di fiducia istituzionalizzato, a decine di volte in cui il governo è finito sotto.
Sono arrivati a fare la corte a Casini per 35 miseri voti, per poter tamponare la minaccia dei finiani (gli unici che hanno avuto il coraggio di porre questioni politiche), in un flusso continuo di spot promozionali, promesse mai mantenute, dichiarazioni senza capo nè coda.
Siamo arrivati a definire “riforma della scuola” dei tragici tagli al personale, “riforma della giustizia” le legge ad personam del premier, “riforma federalista” la patacca della sottrazione di soldi alle regioni e la garanzia di nuove tasse locali a breve, “linea dura sulla sicurezza” una politica volta a eliminare gli sbarchi a Lampedusa ( facendo fare il lavoro sporco a Gheddafi per 5 miliardi di dollari), violando le convenzioni internazionali che abbiamo pure firmato, salvo però far entrare in aereo dieci volte gli immigrati che abbiamo respinto in mare.
Il tutto condito con ministri costretti a dimettersi perchè qualche imprenditore gli ha comprato casa a sua insaputa, altri divenuti tali per usufruire del legittimo impedimento e dipartiti il 17° giorno, nonchè sottosegretari con piedaterre incorporato gratuito. Continua »
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Luglio 12th, 2010 Riccardo Fucile
L’ITALIA HA PAGATO 4 MILIARDI DI MULTE ALLE UE E HA RECUPERATO SOLO 320 MILIONI DA CHI HA SFORATO….PER DIFENDERE 70 PRODUTTORI CONDANNATI, LA LEGA HA CREATO UN BUCO DI 3,7 MILIARDI, PARI A UN ANNO DI TAGLI ALLE REGIONI… LA LEGA DELLE MARCHETTE NON HA PIU’ L’APPOGGIO NEANCHE DELLA CATEGORIA DEI PRODUTTORI
Le quote latte rappresentano un prelievo introdotto dal 1984 per ogni chilo di latte
prodotto oltre i limiti.
Dato che i limiti erano noti e prevedevano compensazioni economiche, chi ha sforato tali quote ha commesso un reato comunitario coscientemente, nella convinzione che, come accade spesso in Italia, sarebbe bastata qualche manifestazione di protesta e l’appoggio di un partito politico per vedersi azzerare l’ammenda.
La disciplina tra l’altro è stata rinegoziata nel 2008 con miglioramenti per l’Italia, ovvero fu concesso ai nostri produttori un aumento del 5% della quota. Ora il governo, nonostante il parere contrario del ministro Galan, del Pdl, delle associazioni di categoria e dell’intero parlamento, a parte la Lega, ha pensato bene di far slittare ancora a fine anno il pagamento di quanto dovuto da circa 75 produttori condannati per aver fatto a suo tempo i furbi.
Bossi ha minacciato fulmini non per difendere gli onesti, ma 75 individui che hanno casuato allo Stato italiano una perdita economica enorme.
E ora l’Europa ha avvertito l’Italia: non sarà tollerato nessun rinvio dei pagamenti delle quote latte, pena l’avvio di una procedura di infrazione.
Il commissario Ue all’Agricoltura, Dacian Ciolos, definisce l’emendamento leghista alla finanziaria come “in netto contrasto con il diritto Ue e con i ripetuti impegni assunti dal governo, di imporre una rigorosa applicazione del regime delle quote latte in Italia”.
Il commissario Ue ricorda che “sospendere i pagamenti sarebbe non solo in contrasto con la decisione unanimemente assunta nel 2003, ma priverebbe anche gli agricoltori italiani dei vantaggi finanziari di quel piano, che prevede di poter pagare i prelievi senza interessi in 14 anni, anzichè l’intero debito in un’unica soluzione”.
In pratica la commissione sarebbe costretta ad avviare la procedura d’unfrazione con relativa mega multa.
Vediamo di chiarire due aspetti, premesso che lo Stato italiano nel corso degli anni ha fatto tutto quanto era possibile per ridurre queste giuste sanzioni.
La Lega, in questa battaglia a favore degli evasori condannati, non difende un bel nulla, certamente non gli interessi dei produttori di latte: non a caso tutte le associazioni e le confederazioni di categoria ritengono che chi ha fatto il furbo debba finalmente pagare.
La Lega difende semplicemente una settantina di evasori condannati. Continua »
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Luglio 12th, 2010 Riccardo Fucile
OGNI PARLAMENTARE DELLA LEGA E’ TENUTO A VERSARE UNA QUOTA FISSA DI QUANTO PERCEPISCE, MA NON TUTTI SONO UGUALI… MATTEO BRIGANDI’ IL PIU’ GENEROSO (103.040 EURO), IN FONDO ALLA CLASSIFICA ROBERTO CASTELLI (12.270), SPERONI (21.912) , ROSY MAURO E MARONI ( 29.040)
E’ spesso in Tv il “leghista galantuomo”: è con questo termine che Silvio Berlusconi ha definito Roberto Castelli, 64 anni, lecchese, ex ministro della Giustizia e attuale viceministro ai Trasporti.
E’ uno dei pochi che ha criticato giorni fa la Lega spiegando che “fa poco gioco di squadra”: in molti hanno visto nelle sue dichiarazioni (come in quelle di Speroni) un attacco soft al coordinatore delle segreterie, Roberto Calderoli. A Castelli, la Lega non ha riservato certo una poltrona pesante: Bossi l’ha piuttosto utilizzato per seguire l’Expo, il caso della Malpensa, il Po navigabile, problemi in cui non si può dire che si sia molto distinto.
Prima che Formigoni si ripresentasse, era circolato il suo nome anche per la Presidenza della Regione Lombardia, così come candidato sindaco a Bergamo.
Alla fine l’hanno presentato nella sua Lecco per ricompattare una maggioranza logorata dai dissidi interni, ma è pure uscito sconfitto dalla corsa al municipio.
Vittima di boicottaggi interni al centrodestra, si dice.
Ora un record comunque l’ha conquistato: quello del parlamentare della Lega che ha versato il contributo più basso al partito nel 2009, come risulta a bilancio.
E’ noto che tutti i parlamentari della Lega (e anche degli altri partiti, peraltro) sono tenuti a versare una quota di quanto percepiscono, in ragione del loro mandato, nelle casse di via Bellerio.
Ma non tutti sono puntuali, molti si fanno tirare per la giacchetta, qualcuno aspetta il sollecito, come nella migliori famiglie partitocratiche.
E alla fine, quando viene pubblicata la classifica, qualche sorpresa c’è sempre.
Il blocco dei leghisti col “braccino corto” che hanno versato anche meno della metà di altri, comprende infatti Roberto Castelli con appena 12.270 euro, Angela Maraventano (la ex pasionaria di Lampedusa) con 20.660 euro, l’europarlamentare Francesco Speroni con 21.912 euro, e poi la triade Marco Reguzzoni (nuovo capogruppo alla Camera) , Rosy Mauro (vicepresidente del Senato) e Roberto Maroni , tutti e tre con 29.040 euro.
Se pensate che personaggi meno noti hanno versato 64.200 euro (Nunziante Consiglio), 71.300 euro (Giovanna Negro), 79.040 euro (Piergiorgio Stiffoni) e 82.640 euro (Michelino Davico), qualche perplessità nasce. Continua »
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Luglio 11th, 2010 Riccardo Fucile
ANCHE FEDERCACCIA PARLA DI CIFRE INSOLITE: 2.500 CANI MORTI DURANTE LE BATTUTE, 2.000 FERIMENTI E 900 CASI DI DANNI A PERSONE O COSE….IL TIMORE E’ CHE SIA QUALCHE CACCIATORE A UCCIDERE O FERIRE IL PROPRIO CANE: LA STRANA COINCIDENZA CON LA NUOVA POLIZZA ASSICURATIVA CHE RISARCISCE FINO A 1.800 EURO
Il fedele amico dell’uomo tradito proprio dall’uomo?
Comincia a essere qualcosa di più di una semplice domanda: i cani che restano uccisi o
feriti durante le battute di caccia, nell’ultimo anno, sono diventati troppo numerosi per non destare sospetti.
Una ecatombe.
Le stime di Federcaccia, l’associazione che rappresenta 350.000 dei 750.000 cacciatori italiani, parlano di cifre preoccupanti e immotivate, rispetto agli anni scorsi.
Ben 2.500 cani morti durante le battute di caccia (soprattutto al cinghiale), circa 2.000 ferimenti e quasi 900 casi di danni provocate a persone o cose.
Il tutto bollato ufficialmente come “incidente”, con tanto di firma apposta dal veterinario che certifica il fatto accaduto.
Ma gli incidenti hanno avuto un’incidenza talmente esponenziale che ora qualcuno vuole vederci chiaro, chiedendo delle verifiche.
Il timore è che siano gli stessi cacciatori a uccidere o ferire per soldi il proprio fedele compagno per ottenere un risarcimento, o che si faccia passare una morte naturale per una derivata da una battura di caccia.
II sospetto deriva da una strana coincidenza, ovvero dalla stipula della nuova polizza assicurativa per il 2010 che Federcaccia ha sottoscritto con Ina-Assitalia e Assimoco.
L’assicurazione prevede per la prima volta infatti un risarcimento per la morte del cane che può arrivare fino a 1.800 euro, nella versione Silver (90 euro annui) e Gold (130 euro). Continua »
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Luglio 9th, 2010 Riccardo Fucile
IN 4 ANNI AUMENTATE DEL 300% LE SCOMMESSE SPORTIVE, DEL 580% I GIOCHI ELETTRONICI: IN 10 ANNI IL GIOCO E’ CRESCIUTO DEL 268%….DA UN LATO SI PARLA DI COMBATTERE L’USURA, DALL’ALTRO LA SI INCENTIVA SOTTRAENDO DENARO ALLE FAMIGLIE
Ormai siamo alla diffusione di massa del gioco d’azzardo legalizzato: dal superenalotto alle lotterie, dalle slot al poker on line, sono centinaia di migliaia le famiglie italiane che perdono al gioco cifre tali da mettere in serio pericolo il proprio bilancio.
Nel tentativo di raccattare quattrini, lo Stato biscazziere si è inventato e ha importato giochi a raffica, facendo finta di non comprendere che per molti italiani essi rappresentano l’anticamera del ricorso al prestito usurario.
Da un lato lo Stato è impotente di fronte al dilagare del prestito illegale gestito dalle mafie, dall’altra, anzichè prevenire tutte le cause che generano usura, le incentiva, sottraendo alle famiglie danaro con tecniche sempre più sofosticate.
Attraverso usura ed estorsioni, la Mafia SpA è la prima azienda del Paese con un fatturato (dati del Viminale) di 135 miliardi di euro ed un utile netto annuo di 78 miliardi.
Secondo gli stessi dati, il giro di affari del credito illegale si aggira intorno ai 13 miliardi di euro, i commercianti colpiti da usura nel 2009 sono stati circa 200.000, con un costo di 20 miliardi di euro, quelli vittime di estorsione 160.000.
I dati ufficiali del Ministero parlano chiaro: pagano il pizzo l’80% dei negozi di Catania e Palermo, il 70% delle imprese di Reggio Calabria, il 50% di quelle di Napoli, del barese e del foggiano. Continua »
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Luglio 9th, 2010 Riccardo Fucile
IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE DAL 5,8% DEL 2007 E’ SALITO ALL’8,7%… LA BUSTA PAGA MEDIA IN ITALIA E’ DI 31.462 EURO, CONTRO LA MEDIA UE DI 37.172 EURO…80 MILIONI DI EUROPEI IN DIFFICOLTA’
Partito dal 5,8% a fine 2007, il tasso di disoccupazione nell’area Ocse è cresciuto fino al
punto massimo del dopoguerra, l’8,7%, nel primo trimestre 2010, che corrisponde a 17 milioni di persone disoccupate in più.
Lo denuncia l’Employm ent outlook 2010 dell’Ocse, presentato a Parigi, che sottolinea come questo calo del tasso di occupati sia stato di intensità differente nei vari Paesi membri.
Nel documento si ribadisce anche come i salari italiani siano agli ultimi posti tra quelli dei paesi avanzati.
Nel 2008 si attestano in media a 31.462 euro (-0,1% rispetto al 2007), contro i 37.172 euro dei paesi Ocse (+0,1%) e i 37.677 dei paesi Ue (+0,5%).
Dietro di noi solo Polonia (11.786 euro), Ungheria (12.462), Repubblica Ceca (13.613), Corea (20.838), Grecia (25.177) e Spagna (28.821).
Nettamente meglio Stati Uniti (40.243 euro), Francia (39.241) e Germania(37.203)
“I paesi Ocse devono creare 17 milioni di nuovi posti di lavoro per tornare ai livelli precedenti la crisi, ha detto il segretario generale dell’organizzazione Angel Gurrìa.
“Rudirre insieme la disoccupazione e i deficit pubblici è una sfida molto difficile, ma antrambe le cose sono necessarie. Nonostante i segni di ripresa nella maggior parte dei paesi, rimane il rischio che milioni di persone perdano contatto con il mondo del lavoro. L’alta disoccupazione non può essere accettata come una nuova normalità e bisogna adottare una strategia politica di integrazione”.
Il “job gap”, ha proseguito Gurrìa, varia a seconda dei paesi. Gli Stati Uniti hanno bisogno di creare 10 milioni di nuovi posti, nella piccola Irlanda ne bastano 318.000, ma è un aumento del 20%; in Spagna mancano due milioni e mezzo di posti per tornare ai livelli pre-crisi di fine 2007.
Nel complesso dell’area Ocse i disoccupati sono oggi 47 milioni. Ma aggiungendo le persone che hanno smesso di cercare lavoro o sono a part-time e vorrebbero un impiego a tempo pieno, cioè i sotto-occupati, si arriva alla stratosferica cifra di 80 milioni. Continua »
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