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BERLUSCONI HA DECISO:: “IL PDL E’ FINITO, SI TORNA A FORZA ITALIA”, LISTE SEPARATE DAGLI EX AN

Ottobre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

L’EX PREMIER CONVINTO CHE GLI ITALIANI VOTANO GRILLO PERCHE’ “NON HANNO UN’OFFERTA POLITICA CREDIBILE” E AGGIUNGE “SAREMO NOI A OFFRIRGLIELA”

Daniela Santanchè è su di giri, soddisfatta perchè la sua posizione di azzerare il Pdl è stata confermata in pieno da Silvio Berlusconi.
«Esco da una riunione con il presidente rafforzata nella mia convinzione che il Pdl è finito. Si torna a Forza Italia e allo spirito del ’94», spiega l’ex sottosegretaria dopo aver lasciato villa San Martino dove ieri ha incontrato l’ex premier.
Per Alfano la situazione si complica e di molto perchè evidentemente al Cavaliere i suoi progetti di rinnovamento non bastano.
E chi immaginava una soluzione di compromesso, con Berlusconi disponibile a tenere tutti insieme nello stesso partito, rimarrà  deluso.
Questo almeno a sentire la rottamatrice Santanchè, che non solo non è stata sconfessare dal capo, anzi è stata stimolata ad andare avanti.
In sostanza, nei piani di Berlusconi occorre spacchettare il Popolo della libertà  in diverse liste.
Ci sarà  Forza Italia, appunto, una componente della destra, cioè gli ex An che tornerebbero ad unirsi alla Destra di Storace, e poi altre liste civiche.
Tra queste una si dovrebbe chiamare «L’Italia che lavora» composta da imprenditori e artigiani.
Tutti insieme queste realtà  politiche e della società  civile dovranno stringere un patto elettorale e fronteggiare la sinistra di Bersani, Vendola e Nencini.
«Gli italiani vogliono votare Grillo – avrebbe detto Berlusconi – per disperazione, perchè non hanno più un’offerta politica credibile. Noi questa nuova offerta dobbiamo dargliela».
È l’idea del nuovo centrodestra italiano che già  altre volte il Cavaliere aveva proposto al vertice del Pdl ma finora è sempre stato rifiutato dagli ex An La Russa e Gasparri e anche dagli ex Forza Italia che non intendono archiviare il partito e l’esperienza della fusione dei vecchi partiti.
Lo stesso Alfano è contrario ma ora sarà  messo con le spalle al muro.
Oggi, con Berlusconi a Roma per incontrare il premier Monti, vedremo se sarà  convocato un vertice chiarificatore, se il Cavaliere dirà  quello che ieri sera ha detto alla Santanchè anche sul destino di Alfano e suo rapporti con l’Udc di Casini.
«Casini se ci vuole stare ci sta».
E Alfano? «Alfano sta con Berlusconi in Forza Italia», risponde l’ex sottosegretaria. Ma Berlusconi si candiderà  a premier alla testa di questa federazione? «Ancora questo non è stato deciso».
Tutto questo mentre sembrava ripartire il dialogo tra Casini e Alfano.
Un filo che si era interrotto quando il leader dell’Udc aveva stretto un’intesa con Bersani ma poi naufragata con la virata a sinistra verso Vendola.
A quel punto l’ex presidente della Camera ha rilanciato a Chianciano il progetto di unire i moderati rivolgendosi a tutti coloro che vogliono continuare sulla scia dell’agenda Monti.
In quel momento il Pdl era fuori da questa partita centrista e moderata a causa di un ritorno in pista di Berlusconi con il quale Casini non aveva e non ha alcuna intenzione di dialogare.
Da allora le cose sono cambiate ancora una volta: sono cambiate nel Pdl con il finto passo indietro del Cavaliere e le frizioni tra il fondatore del Popolo della libertà  e il segretario.
Berlusconi ora pensa di sbaraccare il Popolo della libertà  e le «cariatidi» della vecchia classe dirigente, per far rivivere Forza Italia.
E Alfano invece vuole rilanciare, rinnovare con nuovi coordinatori regionali e una nuova squadra composto anche di parlamentari finora in seconda fila e di bravi amministratori locali.
Ecco quindi che si è (era) riaccesa la scintilla tra Casini e Alfano che ieri hanno volato insieme in Sicilia dove però sostengono candidati diversi.
«Noi dialoghiamo bene con Alfano e se vince Crocetta lo facciamo ancora meglio. Non con Berlusconi».

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)

argomento: Berlusconi, PdL, Politica | Commenta »

I POZZI SENZA FONDO DELLA CORRUZIONE NELLE ASL E NELLE REGIONI

Ottobre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

NEI NUMERI DELLA COMMISSIONE TUTTE LE CRITICITà€ DEL NOSTRO SISTEMA

La pagella europea è questa: “La corruzione è profondamente radicata in diverse aree della pubblica amministrazione, nella società  civile, così come nel settore privato. Il pagamento delle tangenti sembra pratica comune per ottenere licenze e permessi contratti pubblici, finanziamenti, per superare gli esami universitari, esercitare la professione medica, stringere accordi nel mondo calcistico, ecc. (…)
La corruzione in Italia è un fenomeno pervasivo e sistemico che influenza la società  nel suo complesso”.
Questo è scritto nel Rapporto di valutazione sull’Italia adottato nel 2011 dal Greco, il Gruppo di Stati contro la Corruzione istituito nel ’99 dal Consiglio d’Europa (l’Italia vi partecipa attivamente solo dal 2007) e fatto proprio dalla Commissione per lo studio e l’elaborazione di proposte in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione, istituita dal ministro Filippo Patroni Griffi.
Il punto di partenza è dunque questo, e i 60 miliardi stimati dalla Corte dei Conti come danno netto che annualmente la corruzione produce in Italia.
Un dato generale dentro cui si nascondono dinamiche più complesse.
Vediamone alcune.
FRENO ALLE IMPRESE
Uno studio della Banca Mondiale, ripreso dal rapporto, ci informa che “le imprese costrette a fronteggiare una pubblica amministrazione corrotta e che devono pagare tangenti crescono in media quasi del 25% di meno di imprese che non fronteggiano tale problema”.
Le più colpite sono le più piccole, che in media crescono il 40% in meno.
Il punto è che, visto dalla parte dell’impresa, la tangente può diventare un costo calcolato a fronte di un beneficio più o meno evidente (e di una punizione sempre più irrilevante).
È però, con ogni evidenza, il settore pubblico lo snodo principale della corruzione, soprattutto quando c’è di mezzo una ingente mole di spesa pubblica e forme di controllo blande.
LA SANITà€
Le criticità  nella spesa sanitaria nazionale (112 miliardi di euro l’anno) è ricercata in due fattori di rischio: l’enorme mole dei finanziamenti e la discrezionalità  con cui questa spesa viene gestita da direttori generali delle Asl spesso di diretta emanazione politica e da istituzioni e da “decisioni amministrative, che si rinnovano frequentemente, perciò esposte ai tentativi di condizionamento illecito, che possono assumere varie forme: spese inutili, contratti conclusi senza gara, gare svolte in modo illegale, assunzioni e inquadramenti illegittimi, falsità  e irregolarità  nella prescrizione di farmaci e simili, inadempimenti e irregolarità  nell’esecuzione dei lavori e nella fornitura di beni”.
APPALTI PUBBLICI
Anche qui la torta è appetitosa: 106 miliardi di euro l’anno (il 31% per lavori, il 41% per servizi, il 28% per forniture, si specifica).
Questi soldi sono spesi da un numero impressionante di “stazioni appaltanti” (circa 30 mila) che contribuiscono a costituire 60 mila “centri di costo”.
Ancora una volta sotto l’occhio di chi conosce leggi e procedure vanno a finire le leggi speciali: quelle per le emergenza di Bertolasiana memoria e gli appalti secretati, propri di una certa parte della pubblica amministrazione (già  peraltro condannati da una lunga relazione della Corte dei Conti).
Ancora, poi, sul banco degli imputati finisce la “variante in corso d’opera”, che fa lievitare il costo dell’appalto a cifre fuori mercato.
Ciò è dovuto anche alla scarsa capacità  di controllo delle tante stazioni appaltanti.
Di più: “L’impresa corruttrice, informata dell’intenzione della stazione appaltante di cambiare o integrare il progetto originario, può arrivare a calibrare adeguatamente la propria offerta nella fase di aggiudicazione, coprendo i costi delle tangenti con i futuri guadagni supplementari”.
ENTI LOCALI
È l’altro punto dolente.
Qui, un passaggio interessante è quello sui segretari generali dei comuni: “Il principale aspetto critico nel ruolo attualmente assegnato ai segretari comunali è che attualmente essi sono soggetti ancora al sistema dello spoils system. Il Sindaco infatti, in caso di mancata conferma non ha alcun obbligo di motivazione di tale atto. Ciò ovviamente espone tali figure a subire le scelte dell’organo monocratico (sindaco) che potrebbe decidere di non confermare l’incarico anche in quei casi in cui il Segretario comunale abbia svolto con scrupolo il proprio ruolo, rilevando le illegittimità  degli atti amministrativi adottati dall’organo che ha il potere di confermarne la nomina”. Seguono le proposte e l’epitaffio del rapporto del Greco: “L’Italia non ha un programma anticorruzione coordinato. Nessuna metodologia è al momento in vigore per stimare l’efficienza delle misure anticorruzione specificamente indirizzate alla pubblica amministrazione”.

Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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TERREMOTO, GLI SCIENZIATI USA CONTRO LA CONDANNA DEI COMPONENTI LA COMMISSIONE GRANDI RISCHI: “INTERVENGA NAPOLITANO”

Ottobre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

IL COMUNICATO DELLA UCS STATUNITENSE: “SENTENZA ASSURDA E PERICOLOSA”

Gli scienziati americani della Union of Concerned Scientists, una influente Ong statunitense, si schierano contro la sentenza di condanna dei sette membri della Grandi Rischi per il terremoto dell’Aquila.
Si tratta di una decisione «assurda e pericolosa», si legge nel comunicato emesso dall’associazione: «Il presidente Napolitano dovrebbe» intervenire.
INDIGNAZIONE
Secondo i professori americani condanne di questo genere rischiano di «scoraggiare scienziati e funzionari dal consigliare i loro governi o persino dal lavorare nel campo della sismologia o della valutazione del rischio sismico».
Indignato Tom Jordan, il responsabile del Centro terremoti per il sud della California e che aveva fatto parte di una commissione internazionale riunitasi dopo il sisma abruzzese del 2009. «Per me è incredibile – ha detto – che scienziati che stavano solo tentando di fare il loro lavoro siano stati condannati per omicidio colposo. Il sistema aveva delle falle ma il verdetto seppellisce qualsiasi tentativo di migliorare le cose».
L’ASSOCIAZIONE
Critica anche l’Associazione americana per l’avanzamento della Scienza (AAAS) per la quale anni di ricerche hanno dimostrato che «non c’è un metodo scientifico accettato per la previsione dei terremoti che possa essere usata in modo affidabile per avvertire i cittadini del disastro imminente».
Di qui il pericolo che le condanne «rallentino le ricerche e blocchino il libero scambio di idee necessario per il progresso scientifico».

argomento: Giustizia, terremoto | Commenta »

FINMECCANICA, ARRESTATO POZZESSERE CON L’ACCUSA DI CORRUZIONE INTERNAZIONALE SU FORNITURE ALL’ESTERO

Ottobre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

PERQUISITA LA SEDE DEGLI INDUSTRIALI DI NAPOLI… L’IPOTESI DI REATO IN CONCORSO CON VALTER LAVITOLA

Un nuovo arresto eccellente apre l’ennesimo   capitolo dell’affaire Finmeccanica.
Su richiesta dei pm napoletani Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock è stato eseguito un provvedimento di custodia in carcere per Pasquale Pozzessere, ex direttore commerciale della holding di Stato e ora impegnato per la stessa holding nel ruolo di senior advisor per i rapporti con la Russia.
Contemporaneamente è scattata una perquisizione anche a carico di Paolo Graziano, l’attuale presidente di Confindustria Napoli, ai piani alti di Palazzo Partanna, nella qualità  di amministratore delegato della società  Magnaghi.
L’accusa per Pozzessere: corruzione internazionale in concorso con Valter Lavitola, l’ex editore de L’Avanti nonchè super-consulente di Finmeccanica.
Le indagini condotte dalla Digos di Napoli e dai carabinieri del Noe di Roma   –   è sottolineato in una nota a firma del procuratore aggiunto di Napoli, Francesco Greco – “hanno riguardato le forniture effettuate da tre società  del gruppo Finmeccanica Agusta Westland, Telespazio e Selex, al governodi Panama nell’ambito degli accordi stipulati con lo Stato italiano”.
Il coinvolgimento di Pozzessere risale già  all’estate del 2011.
Poco dopo, scattano le sue dimissini come direttore commerciale.
Sono i giorni in cui esplode il “bubbone” Lavitola-Tarantini, e la Procura di Napoli   ipotizza il ricatto portato avanti dall’editore de L’Avanti! e dall’imprenditore barese ai danni dell’ex premier Silvio Berlusconi.
Affiora dall’inchiesta il sospetto di “affari opachi”, uno scenario di corruzione internazionale dietro le commesse di Finmeccanica, in particolare sull’asse Roma-Milano-Panama, dove Lavitola, grazie soprattutto ai rapporti personali con il presidente panamense Martinelli e in qualità  di consulente di Finmeccanica, diventa l’interfaccia di ogni fornitura che interessi l’Italia.
Emergono intercettazioni in cui il manager Pozzessere, al telefono con una delle consulenti di Finmeccanica, Debbie Castaneda, parla con disinvoltura di accordi, di quote. In una telefonata del 17 maggio, tra Pozzessere e Castaneda, si parla tra l’altro della conclusione “di un contratto del valore di 600 milioni per il quale sarebbe prevista una commissione pari al 5%, di cui l’1,5 destinato a Debbie Castaneda”.
E dal contenuto delle intercettazioni, rilevano gli inquirenti, si intuirebbe che l’uomo che sta concludendo l’affare avrebbe tagliato fuori la donna “la quale avrebbe così perso 6 milioni di euro”.
Sono conversazioni durante le quali gli interlocutori si lasciano andare anche a commenti poco teneri con l’allora governo Berlusconi.
Pozzessere decide di fare un passo indietro,     “pur confermando la propria totale estraneità  ai presunti fatti illeciti”.
La decisione del manager venne resa nota con una nota ufficiale di Finmeccanica, al fine di “tutelare la reputazione della società  in relazione all’esposizione mediatica alla quale il Gruppo e la sua persona sono stati esposti”.
Era 13 mesi fa.
Prima che il groviglio di presunte tangenti e corruzione internazionale spingesse Lavitola a costituirsi dopo la lunga latitanza all’estero; e prima che l’inchiesta colpisse addirittura il vertice di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, indagato nell’ambito di un altro filone, poi trasferito da Napoli a Busto Arstizio.
Per quanto riguarda Graziano, leader degli industriali partenopei, sarebbero emersi rapporti tra lui e i manager accusati di corruzione internazionale, relativamente, si legge nella nota della Procura, “ai rapporti posti in essere dalle società  Finmeccanica e Fincantieri con il governo del Brasile per la fornitura di alcune navi militari”, un pacchetto di fregate già  all’attenzione della Procura di Napoli.

Dario Del Porto e Conchita Sannino
(da “La Repubblica“)

argomento: Giustizia | Commenta »

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