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ESODATI, SI’ ALLA COPERTURA PRELEVANDO IL 3% SUI REDDITI ALTI

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

IN COMMISSIONE LAVORO ALLA CAMERA TUTTI I GRUPPI HANNO VOTATO UN EMENDAMENTO SU CUI IL GOVERNO AVEVA ESPRESSO PARERE NEGATIVO….TASSARE I REDDITI OLTRE I 150.000 EURO

La commissione lavoro della Camera ha approvato all’unanimità  un emendamento alla Legge di Stabilità  che amplia le garanzie per gli esodati. La proposta, che ora dovrà  essere esaminata dalla commissione Bilancio di Montecitorio, è passata con il no del governo e al voto non ha partecipato il solo deputato del Pdl Giuliano Cazzola.
L’emendamento tende a salvaguardare, nel biennio 2013/14, coloro che sono rimasti senza stipendio e senza pensione per effetto della riforma pensionistica.
In particolare l’emendamento mira a regolamentare e definire un fondo per gli esodati comprensivo dei finanziamenti già  individuati con precedenti decreti, con lo stanziamento del fondo di 100 milioni di euro previsto nella legge di stabilità  e un ulteriore somma individuabile sulla base di un contributo di solidarietà  una tantum riguardante gli alti livelli di reddito e pensionistico nella quota parte in cui superano i 150 mila euro.
Il parere contrario dell’Esecutivo è stato dato per ragioni di coperture finanziarie.
L’emendamento approvato in commissione Lavoro, che ora dovrà  essere sottoposto all’esame della commissione Bilancio come tutti gli altri emendamenti alla Legge di Stabilità , è a prima firma del presidente della commissione Silvano Moffa ed è stato sottoscritto da tutti gli altri capigruppo.
Tra i deputati presenti in commissione l’ex ministro del lavoro Cesare Damiano: “Confido che questo emendamento vada buon fine. Grazie alle nuove norme — dice Damiano — vengono salvaguardati tutti i lavoratori licenziati nel 2011 e quindi spero che questo tema sia inserito tra le priorità  della discussione sulla Legge di Stabilità ”.
L’unico assente al voto sull’emendamento bipartisan è stato Giuliano Cazzola, che non nasconde la sua contrarietà : “L’ampliamento delle garanzie per gli esodati approvato dalla commissione Lavoro della Camera crea diritti soggettivi e ha bisogno di coperture”.
Cazzola ha presentato una proposta diversa, che secondo lo stesso parlamentare “ha il pregio di non aver bisogno di nuovi fondi. Io — dice infatti — gioco sui risparmi e affido a un decreto del presidente del Consiglio la possibilità  di destinare eventuali risparmi a una serie di categorie. Loro invece — sottolinea — creano diritti soggettivi”.

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DE GREGORIO A BERLUSCONI: “HAI FIRMATO UN PATTO, VOGLIO UNA POLTRONA”

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

UN DOCUMENTO FIRMATO NEL 2009 ANCHE DA VERDINI GARANTISCE 11 POSTI IN PARLAMENTO AI MICRO LEADER DEI PARTITINI, DALLA MUSSOLINI A PENATI A ROTONDI

Era il 27 marzo 2009. Il congresso fondativo del Popolo delle libertà .
È un tempo che sembra a distanza siderale e che invece riporta alla luce documenti capaci, oggi, di compromettere il percorso di rinnovamento che dice di voler avviare lo stesso Alfano, segretario dal 2011.
Perchè Silvio Berlusconi, in quel 2009, ha siglato un patto di ferro con tutti i piccoli movimenti politici che, in qualche modo, avevano garantito il successo elettorale del centrodestra alle elezioni.
Ma come nelle migliori tradizioni della casa di Arcore, il Cavaliere ha promesso molto.
Soprattutto, ha garantito la rielezione. Non solo ai leader di questi movimenti, ma anche ai loro sottoposti. E con qualsiasi legge elettorale possibile.
Insomma, comunque vada, anche se non ci sarà  più il Pdl, ma un altro soggetto, per Berlusconi non ci sarà  via d’uscita possibile: dovrà  lasciare undici posti in Parlamento ai piccoli leader di questi movimenti.
E oltre a questi garantire anche altri diciannove posti a “parlamentari di loro rappresentanza” che potranno arrivare fino a 27 in caso di vittoria (improbabile) alle prossime elezioni politiche del 2013.
Mica facile, ora, la vita per Angelino Alfano.
Che si troverà  comunque un listino bloccato già  in parte impegnato da gente come Mario Baccini o Alessandra Mussolini, Francesco Nucara o Francesco Pionati.
Senza nemmeno poter protestare perchè “carta canta” e l’ha firmata anche Denis Verdini.
Che, in verità , è stato il vero regista dell’operazione.
Il patto è valido fino a tutto il 2013.
E fa capire con chiarezza anche perchè, in questi giorni, nella discussione sulla nuova legge elettorale, si faccia grande attenzione a preservare una parte bloccata delle liste, il famoso “listino” che dovrebbe comprendere un terzo dei nomi.
Sarà  in questo luogo di garanzia che troveranno ancora posto in Parlamento Mario Baccini (Cristiano Popolari), Sandro Biasotti (Movimento per la Liguria), Luciano Bonocore (Destra Libertaria), Stefano Caldoro (Nuovo Psi), Sergio De Gregorio (Italiani nel Mondo), Lamberto Dini (Liberaldemocratici) Carlo Giovanardi (Popolari Liberali), Alessandra Mussolini (Azione Sociale), Francesco Nucara (Partito Repubblicano) Francesco Pionati (Alleanza Democratica) Gianfranco Rotondi e Mario Cutrufo (Nuova Dc) assieme ai loro “parlamentari di rappresentanza”.
Altro che casta.
Stiamo parlando di movimenti politici e leader inesistenti con percentuali talmente basse da non venire neppure rilevate dai principali istituti di sondaggio.
E che senza questo accordo mai avrebbero potuto solo sperare di potersi riaffacciare a Montecitorio o a Palazzo Madama.
Invece, nel 2013, saranno di nuovo tutti lì. Tutti, in verità , tranne uno. Sergio De Gregorio.
Che non ha voluto far valere questo accordo di ricandidatura e ha scritto a Berlusconi un’accorata lettera in cui dice di voler “contribuire all’azione di rinnovamento” inaugurata dal segretario Alfano.
Gli altri, però, ci saranno. A cominciare da Carlo Giovanardi. Che tanto per non perdere tempo, subito dopo le parole forti pronunciate l’altro giorno da Daniela Santanchè con quel suo “fuori tutti”, ha voluto ricontrattare di persona con il Cavaliere il patto siglato nel documento, perchè non ci possano essere dubbi sulle “questioni che vanno tutelate”.
Anche quando si perde e con qualsiasi legge elettorale.
Nel testo, si vede anche come Verdini abbia fatto sì che questi piccoli leader avessero agibilità  politica, rappresentanza e partecipazione all’interno degli organismi nazionali del partito.
Ma soprattutto che il Cavaliere, come è suo solito, d’altra parte, si sia impegnato a “riconoscere ai suddetti sottoscrittori, rappresentanti di partiti e movimenti politici, risorse economiche specifiche per sviluppare iniziative tese a integrare le differenti culture politiche nel nuovo partito”.
Per ringraziarli del contributo dato alla fondazione pidiellina, Berlusconi non solo gli ha garantito il seggio per almeno due legislature, ma li ha anche adeguatamente foraggiati.
Nell’accordo, però, non c’è scritto quanto e come.

Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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INDAGATA PER TRUFFA AGGRAVATA LA STORICA SEGRETARIA DI BERSANI

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

ZOIA VERONESI, STORICA COLLABORATRICE DEL LEADER PD AVREBBE PERCEPITO INDEBITAMNETE SOLDI DALLA REGIONE

Zoia Veronesi – la storica segretaria del’attuale leader del Pd, Pierluigi Bersani – è indagata per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia-Romagna nell’ambito di un’inchiesta nata nel 2010 da un esposto del deputato di Futuro e Libertà , Enzo Raisi. Nei giorni scorsi il pm, Giuseppe Di Giorgio, le ha inviato un avviso di garanzia con l’invito a rendere interrogatorio.
Veronesi, assunta dalla Regione Emilia-Romagna, venne distaccata da viale Aldo Moro a Roma per intrattenere rapporti con il Parlamento.
Secondo l’esposto di Raisi il distacco a Roma sarebbe stato deciso ad hoc per consentire alla Veronesi di seguire nella capitale il segretario ed ex presidente della Regione Emilia-Romagna.
Le indagini della Guardia di Finanza non hanno però trovato traccia del tipo di attività  che avrebbe svolto per conto della Regione tra il 2008 e il 2009.
Di qui l’ipotesi d’accusa: Veronesi avrebbe percepito indebitamente soldi dalla Regione per circa un anno e mezzo.
Dopo l’esposto del parlamentare finiano e l’apertura dell’inchiesta, la segretaria di Bersani si licenziò dalla Regione per poi essere assunta dal partito a Roma.
La donna, difesa dall’avvocato Paolo Trombetti, sarà  interrogata a breve: «Andremo senz’altro all’interrogatorio perchè abbiamo interesse a chiarire che non c’è stata alcuna irregolarità  da parte della signora Veronesi alla quale non può essere rimproverato nulla», ha spiegato il legale.
«Sono un garantista», dice Enzo Raisi che si presentò in Procura alla vigilia delle elezioni regionali, nel marzo del 2010, per segnalare quattro casi a suo dire di «malgoverno»: gli altri riguardavano la società  Lepida, l’agenzia di comunicazione Pablo e Bruno Solaroli, allora capo di Gabinetto del presidente della Regione, Vasco Errani.
«Sono l’unico – ironizza Raisi – ad aver fatto esposti sulla Regione senza essere mai stato eletto in viale Aldo Moro. Ho adempiuto al mio ruolo istituzionale e riferito di casi che mi erano stati segnalati. E continuerò a farlo».

(da “Il Corriere della Sera”)

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DISABILI GRAVI IN SCIOPERO DELLA FAME E DEI FARMACI: A QUESTO SIAMO RIDOTTI IN ITALIA

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

PARTITA LA PROTESTA DI 43 DISABILI PER CHIEDERE IL RIPRISTINO DEI FONDI PER L’ASSISTENZA DOMICILIARE DI CHI HA BISOGNO DI CURE 24 ORE SU 24

Protestano da ieri 43 disabili gravi e gravissimi di tutta Italia, tra
La protesta mira a chiedere per l’ennesima volta al Governo il ripristino dei fondi per l’assistenza domiciliare per le persone che hanno bisogno di cure 24 ore su 24.
La sospensione graduale dell’alimentazione è già  cominciata e i disabili sono pronti ad andare fino in fondo, fino alla sospensione di qualsiasi forma di alimentazione.
La lista delle 43 persone è stata consegnata al Governo nei giorni scorsi.
Molte le motivazioni che inducono i disabili e le loro famiglie a questa scelta, tanto coraggiosa quanto rischiosa, giacchè dei 43 disabili che aderiscono alla protesta, tutti hanno patologie neurodegenerative progressive, tipo SLA, distrofia muscolare e sclerosi multipla, quasi la metà    è allettata, paralizzata, con tracheotomia e PEG e vivono collegati a macchine salvavita.
“Aderiamo a questa protesta — si legge in una nota alla stampa – perchè i malati gravi e gravissimi non hanno l’assistenza di 24 ore su 24 ore, per 7 giorni su 7; perchè le nostre proposte, ripetutamente fatte pervenire al Ministro al Welfare Fornero e al Presidente del Consiglio Monti, oltre a garantire qualità  della vita, le cure domiciliari costano meno alla Pubblica Amministrazione dei ricoveri in strutture ospedaliere; perchè in Italia non c’è il riconoscimento della figura del care-giver; perchè la politica economica del Governo in merito all’assestamento di bilancio è indirizzata solo e solamente contro le fasce più deboli ed in particolar modo contro i disabili; perchè si continua a procrastinare il diritto all’assistenza e si continua a giocare a rimpiattino sulla pelle dei disabili gravi e gravissimi; perchè il Governo ha deciso di dedicare parte dei 658 milioni di euro dell’art. 23 comma 8, legge spending review, alla non autosufficienza, in particolare ai disabili gravi e gravissimi ma a tutt’oggi, vi è la mancanza assoluta di un piano organico per la non autosufficienza; perchè i partiti che sostengono questo Governo si trincerano davanti all’ineludibile fatalismo di votare tutti i tagli proposti senza reagire ai tagli orizzontali e senza proporre una sacrosanta patrimoniale con convinzione; perchè abbiamo presentato un progetto organico, a costo zero, che include il finanziamento citato, muove 1.650 milioni di euro, crea 90.000 posti di lavoro: aspettiamo una risposta ed una convocazione”.
Una rappresentanza dei 43 disabili aderisce e partecipa alla manifestazione “No Monti day” del 27 ottobre a Roma e organizza un presidio permanente davanti ad un ministero con sciopero della fame totale.

(da “il Redattore Sociale“)

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DEBITO PUBBLICO RECORD: PEGGIO DI NOI SOLO LA GRECIA

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

NEL SECONDO TRIMESTRE DEL 2012 E’ SCHIZZATO AL 126,1% DEL PIL

Nuovo record per il debito pubblico italiano, che nel secondo trimestre del 2012 è schizzato al 126,1% del Pil.
Sono i dati resi noti da Eurostat.
Nel primo trimestre aveva già  raggiunto il picco di 123,7%, il più alto dal ’95 quando era al 120,9%.
L’Italia si conferma seconda solo alla Grecia, il cui debito è ora al 150,3%.
Nel secondo trimestre, il debito dei governi dell’area euro è salito al 90% del Pil dall’88,2% del primo trimestre.
In totale – segnala l’Eurostat – si tratta di 8.517 miliardi di euro.
Considerando l’Unione a 27 membri, il debito è salito dall’81,4% all’84,9% del Pil a 10.840 miliardi.
Nel periodo aprile-giugno, il debito è salito in 20 dei 27 Stati dell’Unione Europea fra cui l’Italia dove ha raggiunto il 126,1% del Pil (1.982 miliardi) dal 123,7% del primo trimestre.
Il Paese più indebitato resta la Grecia con il 150,3% sul Pil dal 136,9% del primo trimestre anche se in termini assoluti si tratta di 300 miliardi.
L’Italia occupa la seconda posizione seguita da Portogallo (117,7% a 198 miliardi) e Irlanda (111,5% a 180 miliardi).
I Paesi più virtuosi sono Estonia (7,3% del Pil), Bulgaria (16,5%) e Lussemburgo (20,9%).
Per quanto riguarda la Germania, il debito tedesco è superiore a quello italiano in valori assoluti (2.169 miliardi), ma in rapporto al Pil si attesta all’82,8% (era 81,1% nel primo trimestre).
La Francia è appena sotto la Penisola in termini assoluti a 1.832 miliardi, ma rispetto al Pil la percentuale è del 91% (era 89,1% nel primo trimestre).
La Spagna ha un debito di 804 miliardi con un’incidenza sul Pil del 76% dal 72,9%.
Il Regno Unito, infine, è fra i pochi Paesi ad essere riuscito a ridurre il debito nel trimestre portandolo dall’86,1% all’86% del Pil per un totale di 1.318 miliardi di sterline.

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PATTO DELLA CROCCHETTA CONTRO ALFANO: ORA MICCICHE’ FA VOTARE CROCETTA

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

LA FARSA DELLE ELEZIONI SICILIANE: SIA MICCICHE’ CHE LOMBARDO ORA CHIEDONO IL VOTO DISGIUNTO, UNO ALLA LORO LISTA E UNO AL CANDIDATO DEL CENTRO-SINISTRA PER IMPEDIRE LA VITTORIA DI MUSUMECI (E QUINDI DI ALFANO)

Il nome lascia già  intendere l’inciucio che nasconde.
A Palermo l’hanno ribattezzato «patto della Crocchè», che tradotto dal siciliano suona come l’accordo della «crocchetta».
In realtà  si tratta della crasi tra Rosario Crocetta, europarlamentare e candidato alla presidenza della Sicilia alle regionali per il Partito democratico e l’Unione di centro e Gianfranco Miccichè, candidato alla Regione alla guida di una coalizione in cui coabitano il Grande Sud, il partito dell’ex governatore Raffaele Lombardo e i finiani di Futuro e libertà .
A fronte degli ultimi sondaggi secondo cui l’elezione è un affare tra Crocetta e Nello Musumeci, candidato del Popolo della libertà , Lombardo e Miccichè avrebbero stretto un patto affinchè i loro voti siano dirottati sul candidato del Pd.
Con l’obiettivo di impedire la vittoria dell’uomo del segretario del Pdl Angelino Alfano, che in Sicilia si gioca una bella fetta di credibilità .
Tanto che in caso di sconfitta del partito di Silvio Berlusconi non sono escluse le dimissioni dell’ex delfino del Cavaliere.
L’accordo ideato da Miccichè e Lombardo sa di vendetta nei confronti di Alfano, che da giorni va ripetendo che in Sicilia la sfida è tra «Musumeci e Crocetta».
E che qualcosa si stia muovendo in Sicilia lo hanno confermato anche i diretti interessati.
Il candidato del Pdl ha infatti ammesso che «Lombardo sta facendo votare Crocetta».
Il braccio destro dell’ex governatore siciliano, il senatore Giovanni Pistorio, ha però negato l’esistenza dell’accordo: «Nulla da spartire con Crocetta», ha dichiarato.
Tuttavia c’è chi nel Movimento per l’autonomia di Lombardo è stato visto in incontri sospetti.

(da “Lettera 43“)

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“NON DITE NULLA DELL’ELICOTTERO CHE ABBIAMO VENDUTO A PUTIN”

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

LAVITOLA AL MANAGER ARRESTATO: “FAMMI FARE A ME, CHE IL BERLUSCONISMO LO PARLO BENISSIMO”

Valter Lavitola sta discutendo al telefono con Paolo Pozzessere, manager di Finmeccanica.
A un certo punto, il faccendiere napoletano introduce l’argomento della sua quota di provvigione per l’affare delle commesse del gruppo Finmeccanica a Panama.
E sbotta: «Lui, quando sa che è una cosa tua, deve rimanè sempre con un po’ di pathos, fammi fa’ a me, che io il berlusconismo lo parlo benissimo».
L’elicottero di Putin
Partiamo dalla fine di questa inchiesta che ha portato ieri all’arresto di un dirigente Finmeccanica, Paolo Pozzessere, per corruzione internazionale.
E cioè dai nuovi scenari investigativi che stanno portando gli inquirenti napoletani a indagare sugli affari di Finmeccanica in Russia. A Mosca.
Siamo nei giorni dell’arresto (aprile scorso) di Valter Lavitola per corruzione internazionale.
Per gli affari a Panama, con il presidente di quel Paese, Ricardo Martinelli. Marco Acca, responsabile delle vendite del settore militare dell’AgustaWestland è a Panama, da Martinelli, e contatta l’amministratore delegato di AgustaWestland, Bruno Spagnolini, per avere la disponibilità  a poter rilasciare una dichiarazione nella quale Agusta sostiene di non aver pagato alcuna commissione.
In una seconda telefonata, Spagnolini dice: «Quando parlate di, se doveste dire che ci volano (sui nostri elicotteri, ndr) vari Capi di Stato non menzionate Putin, siccome me l’ha detto il Presidente…».
Sostiene il gip che il riferimento è a «Orsi Giuseppe, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica»: «I pm evidenziano che fu lo stesso Orsi a dare notizia dell’acquisto di un elicottero da parte di Putin, con una intervista al “Sole 24ore”: quindi, l’unica spiegazione plausibile di questo cambio di atteggiamento è, secondo i pm, da ravvisare nell’esigenza di tenere riservati gli affari di Finmeccanica con Putin e la Russia in generale».
Pozzessere a Mosca  
Va aggiunto che secondo Alessandro Pansa, direttore finanziario di Finmeccanica, sentito il 4 ottobre scorso dai pm, «Paolo Pozzessere, dopo gli articoli di stampa che lo avevano riguardato e che determinarono le sue dimissioni dalla posizione di direttore commerciale, ha assunto la nuova posizione di senior advisor dell’ad di Finmeccanica in Russia, per decisione del nuovo amministratore delegato ingegner Orsi. In tale posizione Pozzessere riferisce direttamente all’ad Orsi». L’uomo di Orsi ha preso casa a Mosca, nello stesso edificio dove abitano il ministro della Difesa e il capo dei Servizi.
Uomo di Stato in incognito  
Valter Lavitola non solo risolveva i problemi «personali» del presidente Berlusconi, come Gianpi Tarantini, ma in realtà  era l’uomo di Berlusconi per gli affari in America Latina, a Panama, in Brasile, in Argentina.
Scrive il gip che «Lavitola, senza averne alcun titolo, era una sorta di “Uomo di Stato in incognita”».
E dopo aver sudato sette camicie per le commesse a Panama, il faccendiere in carcere dall’aprile scorso, ha chiesto di essere pagato: «Forse, a meno che non succedano ulteriori stronzate, io riesco a raggiungere un accordo con Martinelli in base al quale io mi piglio il 35% di sta società , quindi mi incasso il 35% della commissione».
Panama da dividere  
L’inchiesta che ha portato all’arresto di Pozzessere, riguarda in particolare le commesse di tre società  (Selex, Telespazio, AgustaWestland) del gruppo Finmeccanica, per 180 milioni di euro con Panama.
Commesse garantite grazie alla missione della delegazione guidata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha sottoscritto il 30 giugno del 2010 un accordo intergovernativo con il presidente di Panama, Ricardo Martinelli.
«In data 9 agosto del 2010, Selex Sistemi Integrati firmava un contratto del valore di 90,5 milioni di euro per la fornitura di un sistema di vigilanza costiera; in data 19 novembre del 2010, Telespazio Argentina stipulava un contratto del valore di 15,7 milioni di euro per la fornitura della cartografia di base del territorio. Il 7 dicembre del 2010 Agusta concludeva un contratto dal valore di 76,9 milioni di euro per la fornitura di sei elicotteri».
Per queste commesse, attraverso «oneri per assistenza e consulenza alla società  “Agafia Corp Sa”, riconducibile a Ricardo Martinelli» le aziende italiane dovevano garantire una provvigione del 10%, 18 milioni di euro. Lavitola al telefono con Pozzessere spiega che ottenendo il 35% della società  «Agafia», intasca circa sei milioni di euro di provvigione.
Sistema corrotto
L’inchiesta dei pm napoletani Enzo Piscitelli e John Henry Woodcock racconta il «sistema» Finmeccanica che il gip Dario Gallo censura pesantemente: «È emerso, con riferimento a varie vicende, il preoccupante ricorso da parte di Finmeccanica e società  collegate, a pratiche corruttive per l’acquisizione delle commesse di governi stranieri», «in favore dei pubblici ufficiali stranieri preposti all’acquisto di prodotti industriali».
Probabilmente così fan tutti.
Ma intanto se davvero i sospetti della procura di Napoli dovessero trovare conferme (per Panama gli inquirenti napoletani ritengono di avere le prove, per l’India sta procedendo Busto Arsizio), Finmeccanica ne uscirà  malridotta.
Il 9 luglio del 2010, Finmeccanica conferisce alla «VL Consulting», di Valter Lavitola, costituita il 16 giugno di quell’anno, un incarico di consulenza per la promozione della immagine di Finmeccanica in Brasile, Argentina, Panama. Mette a verbale Elena Napolitano, responsabile dell’Unità  operativa processi commerciali di Finmeccanica: «Per quanto riferitomi da Pozzessere Paolo, la genesi del rapporto tra Finmeccanica e Lavitola è legata al rapporto che Lavitola aveva con Silvio Berlusconi, che appunto lo ha “segnalato”».
Mi manda Silvio  
Ma per l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, il ruolo di Lavitola è nello stesso tempo quello di consulente Finmeccanica e di rappresentante di Silvio Berlusconi.
Dice Bono ai magistrati: «Mi recai a Palazzo Grazioli e lì venivo ricevuto da Berlusconi e Lavitola. Il quell’occasione Berlusconi mi disse, alla presenza del Lavitola, di tenere ben presente che il Lavitola era il suo fiduciario per il Brasile».
Caselli ingordo  
È il 7 giugno del 2011 quando l’ex presidente del Consiglio Berlusconi chiama Pozzessere: «Sono qui con il nostro senatore, Esteban Caselli… c’è la possibilità  di una vendita di aerei da trasporto fabbricati da voi per 600 milioni di dollari all’Aeronautica militare indonesiana… questo signore dice che può organizzare una riunione da tenere a Giakarta…».
Caselli in realtà  pretendeva una tangente di «10 milioni di dollari in anticipo». E la trattativa non è mai partita.

Guido Ruotolo
(da “La Stampa“)

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TANGENTI FINMECCANICA, LE TELEFONATE DI BERLUSCONI: PER I PM PROMESSI 18 MILIONI AL PRESIDENTE MARTINELLI E AL FACCENDIERE LAVITOLA

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

MAZZETTE & ARMI, ALTRI GUAI PER GLI AFFARI FINMECCANICA… BERLUSCONI RACCOMANDà’ LAVITOLA E CASELLI ALLE IMPRESE DI STATO

Un ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, accusato di chiedere mazzette da spartire con il collega deputato Massimo Nicolucci e con l’allora ministro della difesa brasiliano Jobim per piazzare undici fregate di Fincantieri al Brasile.
L’allora direttore commerciale di Finmeccanica Paolo Pozzessere che da ieri è in carcere, accusato di corrompere insieme a Valter Lavitola il presidente di Panama Ricardo Martinelli.
E un presidente del consiglio come Silvio Berlusconi che interpretava il suo ruolo come quello di un brasseur d’affaires che da un lato cerca di sponsorizzare il senatore italo-argentino Esteban Caselli come mediatore per vendere elicotteri all’Indonesia, dall’altro spinge l’amico Valter Lavitola come suo fiduciario per gli affari di Fincantieri in Brasile ed entrambi gli amici del Cavaliere poi battono cassa per milioni di euro.
Come se non bastasse l’inchiesta che coinvolge il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi in persona per le presunte mazzette da 51 milioni di euro volate tra Italia e India insieme a una commessa di elicotteri Agusta, ieri è arrivata un’altra ondata di perquisizioni, avvisi di garanzia e l’arresto di Pozzessere, che radono al suolo quello che era rimasto della credibilità  del nostro paese.
Sarà  davvero difficile per l’Italia vendere un radar, un elicottero, una nave militare a un paese straniero d’ora in poi.
Paolo Pozzessere dai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco della Procura di Napoli è stato arrestato perchè avrebbe promesso al presidente di Panama Ricardo Martinelli e ad altri politici 18 milioni di dollari per “procurare alle società  del gruppo Finmeccanica forniture per complessivi 180 milioni di euro” da identificare.
La super mazzetta sarebbe girata “attraverso il pagamento da parte delle societa’ Telespazio Argentina, AgustaWestland e Selex sistemi integrati di consulenze alla società  Agafia Corp SA allo scopo costituita e di fatto riconducibile a Ricardo Martinelli, benche’ formalmente rappresentata e amministrata da Karen Yizzel De Garcia Castro”, la compagna panamense di Valter Lavitola.
Pozzessere, Lavitola e Berlusconi rappresentavano un terzetto molto affiatato, come si evince dalle telefonate nelle quali i tre dialogano di affari, politica e talvolta anche di donne.
Il 7 giugno 2011 Berlusconi chiama Pozzessere mentre il Cavaliere sta con Esteban Caselli, senatore del Pdl eletto in Argentina e dice: “Senti io sono qui con il professore, il nostro senatore, che è Esteban Caselli che mi porta una lettera del signor James Seslichi (il nome è storpiato dall’ex premier Ndr) che è il presidente della Iached limited, una società  che dice di avere la possibilità  di una vendita di aerei da trasporto fabbricati da voi all’aeronautica militare indonesiana (…) ecco questo signore dice che può organizzare una riunione da tenere a Jakarta con il nuovo capo dell’aeronautica indonesiana e un emissario italiano di alto livello (…) quindi dice che questa vendita è fondamentale che non contempli alcun elemento di agenti locali perchè”, dice Berlusconi altrimenti “possono nascere degli scandali”.
Pozzessere conferma: “è vietato”.
Quindi agenti locali no. Ma agenti italiani, magari senatori, forse sì.
Questo è almeno quello che Pozzessere scoprirà  essere il disegno di Caselli.
Interrogato l’11 novembre scorso dai pm di Napoli, l’ex direttore commerciale parla della richiesta di denaro da parte di Caselli: “a tale Tsatsiky” . Pozzessere.
Dice Pozzessere: “un mio collega responsabile di Finmeccanica a Londra, Alberto De Benedictis, mi disse di aver incontrato Tsatsiky il quale gli aveva detto che il senatore Caselli gli aveva chiesto dei soldi per farlo incontrare con me e per avere un mandato di agenzia da Finmeccanica, o meglio da Alenia”.
Paolo Pozzessere, indignato, prende carta e penna e scrive a Berlusconi una lettera che poi non invierà  per spiegare che Caselli avrebbe chiesto: “l’ottenimento di un mandato di agenzia da parte di Finmeccanica e pagamento di 10 milioni di dollari in anticipo. Ovviamente la risposta è stata negativa”.
L’ex direttore centrale Lorenzo Borgogni ha raccontato i retroscena del fallito affare brasiliano delle navi di Finmeccanica e Fincantieri.
Il 10 novembre 2011 Borgogni mette a verbale: “Pozzessere mi disse che il dott. Giuseppe Bono, (amministratore delegato di Fincantieri Ndr) e Paolo Graziano (imprenditore che lavora nell’indotto a Napoli Ndr) gli avevano chiaramente detto di aver trovato un ‘canalè tra l’Italia e il Brasile tale da agevolarli nei rapporti con l’allora ministro della Difesa brasiliano Jobin (Nelson Jobim Ndr) , ‘canalè trovato da Graziano”.
Borgogni chiede e ottiene conferme. “Graziano mi disse – prosegue Borgogni – che il ‘canale privilegiato tra Fincantieri e il governo brasiliano era rappresentato dall’onorevole Claudio Scajola e dal parlamentare napoletano, della corrente di Scajola, on. Massimo Nicolucci, e ciò perchè Scajola era molto legato al ministro della Difesa brasiliano Jobin; (…) Scajola, contattato attraverso Nicolucci, si era impegnato ad intervenire su Jobin appunto per favorire Fincantieri”. “Pozzessere mi disse di aver appreso da Bono, o comune da Fincantieri, che in cambio delle agevolazioni era stato pattuito un ‘ritornò che avrebbe dovuto pagare la stessa Fincantieri quale contratto di agenzia dell’ammontare dell’ 11 per cento dell’affare complessivo, pari quest’ultimo, per la sola parte di Fincantieri, a 2,5 miliardi di euro. Tale cifra di ritorno percentuale, secondo quanto riferitomi da Pozzessere, doveva essere parzialmente destinata tra Scajola e Nicolucci da una parte e Jobin dall’altra”.
Borgogni, non si fida e chiede al suo presidente dell’epoca, che conferma: “Guarguaglini, evidentemente messo a parte da Pozzessere, mi disse che era stata chiesta anche a noi di Finmeccanica la stessa percentuale di ‘ritornò dell’11 per cento (…); Guarguaglini mi disse di aver detto a Pozzessere che la percentuale massima di ‘ritornò che lui era disposto a pagare era quella del 3 per cento”.
Claudio Scajola nega e sostiene di avere sempre operato alla luce del sole per favorire Finmeccanica.
Fincantieri precisa che un contratto di agenzia fu stipulato ma nel 2008 e rescisso quando iniziarono i contatti istituzionali.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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A BOLZANO “SPESE CON I SOLDI PUBBLICI”: NON SI SALVA NEANCHE IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DURNWALDER, INDAGATO PER PECULATO

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

NEL MIRINO 72.000 EURO L’ANNO DI FONDI RISERVATI… IN VENTI ANNI SAREBBERO STATI SPESI 1, 3 MILIONI IN VIAGGI, FESTE, REGALI, FRUTTA, CARAMELLE E LIBRI

La procura del tribunale di Bolzano ha formalmente indagato il governatore altoatesino Luis Durnwalder per peculato in riferimento all’utilizzo del suo fondo spese riservato.
La scorsa settimana la Corte dei conti aveva acquisito alla Provincia autonoma documentazione sul fondo spese di Durnwalder.
L’iscrizione sul registro degli indagati, come è stato precisato dalla procura, è un atto dovuto in seguito alla segnalazione fatta dal procuratore della Corte dei Conti, Robert Schuelmer.
La Corte dei Conti, dopo avere analizzato la documentazione relativa alla gestione dei fondi riservati dal 1994 ad oggi, ha depositato la segnalazione alla procura penale, indicando le ipotesi di reato.
Nel mirino della procura è finita dunque la gestione di 72 mila euro l’anno che costituiscono i fondi riservati a disposizione del presidente della Provincia.
Ma secondo le accuse, in quasi vent’anni il presidente della provincia di Bolzano avrebbe speso un milione e 300mila euro in viaggi, feste di compleanno, regali di natale, medicine, tasse per il canone Rai e sulla casa, frutta, caramelle e libri.
Lui ha smentito tutto e ha minacciato querele.
“Non ho mai fatto pagare e neppure anticipare spese private dal mio fondo riservato. Al contrario: sono io che anticipo di tasca mia le offerte e le spese che poi mi vengono rimborsate”, aveva ribadito ieri Durnwalder in conferenza stampa.

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