Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile
AI MICROFONI DE “LA ZANZARA” L’ESPONENTE DI FLI AGGIUNGE: “SPERO CHE NON VADA IN GALERA PERCHE’ MI DEVE ANCORA DEI SOLDI PER UNA CAUSA CHE HO VINTO”
“Sallusti? Un pregiudicato che lavora per Berlusconi. Spero che non vada in carcere perchè mi deve dei soldi per una causa in tribunale”.
Sono le parole rilasciate da Italo Bocchino ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio 24. “C’è anche Capezzone che mi deve 4mila euro per una causa civile”, prosegue il vicepresidente di Fli, che sul direttore de “Il Giornale” aggiunge: “Ha fatto di tutto per far applicare una legge che difficilmente viene applicata. Su questa vicenda della condanna ci marcia un po’“.
Bocchino dà una stoccata anche a Belpietro: “Libero, come Il Giornale, è il ventriloquo di Berlusconi. E’ lui il puparo. Il cavaliere dice di non controllarli e fa finta di lamentarsi ma sa tutto il giorno prima della pubblicazione degli articoli“.
Il politico fornisce una spiegazione “psichiatrica” dell’ossessione di Libero per Fini: “Il leader di Fli ha portato in Parlamento il loro editore, Angelucci“.
E puntualizza: “Si chiama ‘sindrome rancorosa del beneficato’, un caso studiato nei manuali di psicopatologia. La persona che ha avuto un beneficio si convince che ne aveva diritto ma si trova a disagio perchè sa che ti deve ringraziare. E allora matura un rancore”
Gisella Ruccia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile
SE VINCE BERSANI NON SI RIPRESENTERA’: “POTRO’ FARE PIU’ POLITICA, CON PIU’ LIBERTA'”…”RENZI E’ VAGO NELLE PROPOSTE, NON HA STILE E NON RISPETTA I VALORI DELLA SINISTRA”
«Se vincerà Bersani, non chiederò deroghe, e il rinnovamento lo agevolerò. Ma se vince
Renzi sarà scontro, e sarà uno scontro politico».
Massimo D’Alema annuncia a «Otto e mezzo» su La7 (anticipando un’intervista a «l’Unità ») la sua rinuncia alla candidatura in Parlamento in caso di vittoria del segretario del Pd alle primarie.
Una mossa ad effetto, quella del presidente del Copasir, che ha spiegato – in una durissima polemica politica e personale con il sindaco di Firenze – che «nel 2001 Berlusconi venne nel mio collegio di Gallipoli a dire “rottamiamolo”. Mi dispiace averlo sentito di nuovo nel mio partito».
Non sarà più in Parlamento, l’ex-premier, ma fa capire con nettezza che ha tutt’altro che in mente di ritirarsi dalla politica.
«Anzi – spiega – potrò fare ancora più politica con più libertà », non necessariamente solo in Italia.
Quel che è certo è che nella conversazione con Lilli Gruber D’Alema lancia un durissimo attacco a Matteo Renzi, accusato di non avere stile («e chi non ha stile non ha la stoffa di un leader»), di voler dividere il partito, di non rispettare i valori della sinistra, di una tardiva rivalutazione del liberismo, di esprimere una totale vaghezza nelle proposte di merito che riguardano i problemi del Paese.
E insieme, difende Pier Luigi Bersani come l’uomo del rinnovamento, «l’uomo che unisce»
«È aberrante questo modo di pensare e dire “io metto o io tolgo questa persona” – ha detto D’Alema citando l’esempio di Obama e Hillary Clinton – va contro i fondamentali della democrazia».
L’atteggiamento di Renzi è popolare e riscuote consensi?
Colpa anche della legge elettorale, ma «gli applausi – avverte – li misureremo alla fine, quando si voterà alle primarie».
Al sindaco di Firenze, che tanto poco dice sui programmi, D’Alema dice che «chi si candida a guidare l’Italia, una persona che pretende domani di essere al posto di Monti ha il dovere di proporre qualcosa di più che insulti a D’Alema. Dovrebbe proporre qualcosa».
Il «rottamatore», invece, riflette il difetto tradizionale del centrosinistra, cioè «la divisione. Ma lui non è il rimedio, è il male, perchè è un elemento di divisione».
In realtà , gli attacchi di Renzi avevano convinto il presidente del Copasir a fare marcia indietro rispetto alla decisione – già annunciata e concordata con Bersani – di non ripresentarsi alle elezioni.
«A quel punto, forse sbagliando – dice – ho pensato di non dover cedere all’aggressione».
Ma adesso il dado è tratto: se Bersani vincerà , niente più Parlamento.
Il che non significa ritirarsi dalla politica, perchè ora «io sono mobilitato: tutte le volte che il Paese ha vissuto una fase difficile io mi mobilito!», esclama D’Alema. Mobilitazione per Bersani, «l’uomo che unisce».
E per la vittoria del centrosinistra, che significa – pur riconoscendo i meriti di Monti – «volere qualcosa di più: giustizia sociale, dignità del lavoro».
Dunque si salda nettamente il fronte tra D’Alema e Pier Luigi Bersani.
Non è un caso che in mattinata il segretario avesse chiarito che «io non rottamo nessuno – aveva detto Bersani – ma punto a rinnovare assieme. D’Alema, per come lo conosco sono sicuro che sul concetto di rottamazione combatterà fino alla morte, e sul rinnovamento sono sicuro che c’è. E quindi faremo il rinnovamento tutti insieme».
Roberto Giovannini
(da “La Stampa”)
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Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile
E’ DI AREA COMUNIONE LIBERAZIONE, PRIMO DEGLI ELETTI PDL A BERGAMO… DIVENTANO COSI’ QUINDICI I CONSIGLIERI INDAGATI
E siamo a quindici, su ottanta consiglieri.
Si estende a macchia d’olio, nel mare in burrasca che sta travolgendo per via giudiziaria la Regione Lombardia, l’inchiesta sulla discarica di amianto di Cappella Cantone (Cremona) coinvolgendo ora anche l’assessore regionale all’Ambiente del Pdl Marcello Raimondi, indagato per corruzione come i due esponenti della «Compagnia delle opere» di Bergamo, il braccio economico di Comunione e liberazione, perquisiti martedì dalla Gdf di Milano.
È il quindicesimo consigliere lombardo a finire sul registro degli indagati, il secondo assessore della giunta Formigoni dopo Domenico Zambetti, arrestato giorni fa per aver pagato i voti della ‘ndrangheta.
Primo degli eletti a Bergamo, Raimondi è legato a Comunione e liberazione, movimento di cui fa parte Roberto Formigoni.
Anche il governatore è indagato per corruzione, ma nell’inchiesta sulla Fondazione Maugeri per i benefit in viaggi, soggiorni lussuosi ai Caraibi e uso di yacht ricevuti, secondo i pm, dall’amico Pierangelo Daccò, il faccendiere «apriporte» in Regione per la struttura sanitaria pavese e socio del ciellino doc Antonio Simone, altro amico del governatore, ex assessore alla Sanità negli anni 90 e poi consulente in legislazione sanitaria. Raimondi è coinvolto nell’indagine del procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dei sostituti Paolo Filippini e Antonio D’Alessio perchè avrebbe tentato di accelerare l’iter amministrativo per l’autorizzazione della discarica culminato nella delibera numero 1.594 approvata dalla giunta regionale il 20 aprile 2011 su proposta diretta del governatore Formigoni.
Una delibera che superava la legge regionale e l’opposizione della Provincia di Cremona, che temeva che i rifiuti pericolosissimi potessero inquinare la falda acquifera.
Atto peraltro mai pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione.
Sono una decina gli indagati di questa inchiesta approdata da Brescia a Milano per competenza territoriale dopo l’arresto a novembre 2011 dell’ex assessore e poi vice presidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani (Pdl), pizzicato con una mazzetta da centomila euro sganciata dall’imprenditore Pierluca Locatelli proprio per ottenere l’autorizzazione ad aprire la discarica di Cappella Cantone.
Tra i nomi iscritti a Milano per concorso in corruzione ci sono alcuni dei dieci arrestati dalla procura di Brescia (Nicoli Cristiani, Locatelli e sua moglie Orietta Pace Rocca) ai quali Robledo-Filippini-D’Alessio hanno aggiunto quelli del presidente della Cdo di Bergamo Rossano Breno (dimessosi ieri dopo essere stato perquisito) e l’ex suo vice Luigi Brambilla, che si dimise quando il suo nome emerse dagli atti dell’inchiesta bresciana.
Sono accusati di aver preso da Locatelli circa 210 mila euro (25 mila in contanti, il resto per consulente fittizie) come «pagamento delle promesse corruttive» e di aver poi fatto da «mediatori presso i pubblici ufficiali della Regione» favorendo «atti contrari ai doveri d’ufficio».
Se i soldi a Breno e Brambilla, secondo l’impostazione dei pm, dovevano servire a pagare i politici, per ammansire i funzionari regionali, sui quali si sta indagando, l’imprenditore contava invece sui buoni uffici dei vertici della Cdo e del movimento cattolico.
Per questo avrebbe eseguito gratuitamente lavori di ristrutturazione per un milione di euro nella scuola della Fondazione Imiberg di Bergamo legata a Cl.
Ai pm l’imprenditore ha dichiarato di aver pagato anche se «l’autorizzazione era un atto dovuto» e «legittimo».
Di Raimondi, soprannominato «Nano ghiacciato», parlavano al telefono, intercettato, Brambilla e Andrea David Oldrati, anche lui consulente di Locatelli.
È il 18 maggio 2011, giorno in cui l’Arpa deve fare un sopralluogo nella discarica. «Vedo “Nano ghiacciato” stamattina» e «gli dico che va tutto bene e gli do l’ennesimo input sulla velocità », dice Brambilla.
Due giorni dopo, Brambilla e Oldrati commentano la resistenza fatta da funzionari regionali, alcuni dei quali sono stati interrogati dai magistrati milanesi: «Il nemico è quella banda di funzionari – dice Brambilla – comunque il “Nano Ghiacciato” mi ha detto che in 11 anni di Regione non ha mai visto una resistenza così da parte dei funzionari».
Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera”)
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Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile
LA REGIONE SICILIA SPENDE TANTISSIMO PER QUELLE VOCI CHE LA REGIONE LOMBARDIA HA INVECE RIDOTTO: CONSULENZE, TRASFERTE, MANUTENZIONE IMMOBILI, CANCELLERIA, TRASLOCHI, ARREDI
La spesa del Consiglio regionale della Lombardia per il 2012 è stata ridotta del 7,18 per
cento passando da 71 a 67 milioni di euro.
Anche se Milano non è più la capitale morale d’Italia, considerati i 14 indagati su 80 consiglieri regionali, i conti del Consiglio regionale rimangono tra i più virtuosi d’Italia.
167,7 milioni di euro sono invece previsti nel bilancio preventivo 2012 dell’Ars che, grazie ai tagli di ottobre, sono diventati 163,4 milioni.
Una riduzione, pensata in extremis dal presidente uscente Cascio, che ha riguardato, però solo, il 2,4 per cento del Bilancio preventivo 2012.
L’Ars spende tantissimo per quelle voci che invece il Consiglio Lombardia ha ridotto: consulenze, trasferte per scambi culturali ma anche trattamento economico dei dipendenti, manutenzione immobili, cancelleria, traslochi e arredi. In totale 95,7 milioni di € in più che non ci possiamo più permettere.
SPESE PER IL PALAZZO ANTICO
Il Palazzo reale sede dell’Ars richiede una manutenzione costosissima.
“Non potete immaginare — ha detto Francesco Cascio in una recente intervista a Radio 24 — quanto possa costare solo riscaldare le stanze del Palazzo antico”.
Noi ci chiediamo, in verità , come mai non si decide di tagliare i costi di riscaldamento, del resto più di mille anni fa si viveva nelle stanze del Palazzo senza riscaldamenti e tra l’altro moltissime sono le scuole in Sicilia dove alunni e insegnanti sono senza riscaldamenti.
Si scopre, infatti, che tra i prelievi del cospicuo fondo di riserva per spese impreviste (che nel 2012 all’Ars ammonta a 1,3 milioni di euro, mentre quello del Consiglio della Lombardia ammonta addirittura a 80 mila euro) all’Ars nel 2011 (vedi conto consuntivo) ben 68.500 euro sono state spese per “interventi straordinari negli impianti tecnologici” e 44.500 euro solo per “riattamento del giardino”.
Da queste voci si capisce poi come si fa ad arrivare a 167 milioni di euro di bilancio preventivo che, grazie ai tagli di ottobre, sono diventati 163,4 milioni.
Una riduzione, pensata in extremis dal presidente uscente Cascio, che ha riguardato il 2,4 per cento del Bilancio preventivo 2012, mentre il Consiglio della Lombardia ha praticato rispetto al 2011, come abbiamo detto, tagli per il 7,18 per cento , tra l’altro nell’ambito di una filosofia di riduzione della spesa già applicata nel 2010 con una riduzione dell’8,5% della spesa rispetto al 2009.
VESTIARIO DI SERVIZIO
Ancora più eclatante è la spesa per il vestiario che al Consiglio è preventivata per il 2012 di 50 mila euro, all’Ars, invece, di 360 mila euro, più di sette volte tanto, eppure è stata abbassata di 40 mila euro!
TRASFERIMENTI AI GRUPPI
Al capitolo VI del bilancio dell’Ars, per i “Trasferimenti ai gruppi parlamentari”, erano previsti prima dei tagli di ottobre 12,6 milioni di euro che sono stati ridotti di 810 mila euro, per diventare 11,8 milioni che però vanno ad aumentare nel 2013 a 11,9 milioni.
Il Consiglio della Lombardia destina al contributo per il funzionamento dei gruppi consiliari 1 milione 650 mila euro, cifra identica a quella del bilancio di previsione 2011.
I gruppi Ars vengono foraggiati più di sette volte tanto rispetto ai gruppi consiliari della Regione Lombardia.
È su questa voce che si misurano le spese esagerate dell’Assemblea e anche sui fondi riservati.
Per cerimonie di rappresentanza, contributi e beneficenza al presidente dell’Ars sono riservati 342 mila euro, al presidente del Consiglio regionale della Lombardia la metà 180 mila euro.
FONDI RISERVATI PER SPESE IMPREVISTE
Poi ci sono i fondi riservati per spese impreviste pari all’Ars a 1,3 milioni di euro, mentre al Consiglio Lombardia sono pari a 80 mila euro, più di 16 volte di meno!
La differenza enorme tra le spese totali dell’Assemblea regionale siciliana e del Consiglio Lombardia, 163,4 milioni l’una e 67,7 milioni l’altro, pari a 95,7 milioni è dovuta al peso che grava sul Bilancio dell’Ars degli oneri non ripartibili pari a 11,3 milioni dove pesano di più imposte e tasse per 11 milioni di euro (voce assente nel bilancio consiglio lombardia).
CONSULENZE, STUDI E RICERCHE
Poi ci sono le consulenze insieme a studi e ricerche che toccano 3 milioni di euro, mentre la Lombardia se ne esce con 300 mila euro, dunque 2,7 milioni in meno e siamo già a 13,7 milioni di differenza.
SPESE PER IL PERSONALE
La voce spese per il personale del Consiglio è pari a 17,7 milioni di euro, mente il capitolo corrispondente del bilancio dell’Ars è di 40,3 milioni nonostante l’Ars abbia una cinquantina di dipendenti in meno.
Risultato: noi spendiamo 22,6 milioni in più solo per il personale.
Ricordiamo che il Consiglio della Lombardia non ha il peso del pagamento delle pensioni.
L’unica voce in merito (contributi previdenziali ed assistenziali a carico del Consiglio) è inglobata nei 17,7 milioni di spese per il personale. Invece l’Ars non solo ha da versare 5 milioni di conferimenti al fondo di previdenza per il personale delle quote maturate per il trattamento previdenziale, ma anche c’è da dire che questa è solo una voce di un capitolo a parte che si chiama “Competenze personale in quiescenza” e che pesa per 44,8 milioni di euro. Già spiegati 81 milioni e 100 mila euro in più.
SPESE VARIE DI FUNZIONAMENTO
Le spese varie di funzionamento del Consiglio della Lombardia di 4,5 milioni di euro all’Ars sono sparse in vari capitoli (Biblioteca e archivio; Servizi informatici, servizi ausiliari e di supporto, manutenzione ordinaria, beni di consumo e servizi vari) per un totale che raggiunge 9 milioni di euro.
Basti pensare che per la gestione dell’autoparco, il noleggio vetture e benzina il Consiglio Lombardia spende 30 mila euro, l’Ars 350 mila euro, più di dieci volte tanto.
PREMI ASSICURATIVI E SPESE LEGALI
E ancora se la Lombardia nel suo Consiglio per Inail e altri premi assicurativi spende 100 mila euro, 35 mila per le spese legali e 300 mila per Spese per consulenze studi, totale 435 mila euro, all’Ars per quelle voci si vedono premi assicurazione per 85 mila euro, spese legali 200 mila, collaborazioni esterne 2,8 milioni, studi e ricerche 270 mila euro, totale circa 3,4 milioni di euro.
SPESE PER I DEPUTATI
Già con tutte le voci che abbiamo indicato si arriva ad una differenza di spesa in più dell’Assemblea di 88,6 milioni.
Da ultimo ci sono le spese per le indennità dei deputati, per i vitalizi e per l’indennità di cessazione di mandato, più elevate fino a tre volte di più. Infatti, per esempio, per gli assegni vitalizi si legge nel bilancio preventivo del Consiglio Lombardia una cifra di 7,6 milioni, invece per gli stessi all’Ars 20,5 milioni!
Ecco come l’Ars, dunque. regala 95,7 milioni, che se si allineasse ai conti virtuosi del Consiglio Lombardia, potrebbe risparmiare.
Ma la prima mossa dei nuovi deputati dovrebbe essere quella di abrogare la legge di equiparazione al Senato (L.r. 44/65). Senza questa mossa, qualsiasi altra sarebbe inutile.
Lucia Russo
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Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile
SI SPENDONO 438 EURO PRO-CAPITE ANNUI CONTRO I 531 DELLA MEDIA EUROPEA, LONTANI DAI 754 DEL REGNO UNITO… IL TASSO DI INSERIMENTO LAVORATIVO FERMO AL 17% CONTRO IL 36% DELLA FRANCIA
L’Italia agli ultimi paesi in Europa per risorse destinate alla protezione sociale delle persone con disabilità .
Si spendono 438 euro pro-capite annui contro i 531 della media europea, ben lontani dai 754 del Regno Unito.
Secondo una ricerca promossa dalla Fondazione Cesare Serono e realizzata dal Censis, in Francia si arriva a 547 euro, in Germania a 703 euro e solo la Spagna, con 395 euro, si colloca più in basso del nostro Paese.
La spesa per i servizi in natura, pari a 23 euro pro-capite annui, risulta meno di un quinto della media europea e inferiore anche al dato della Spagna.
Ma oltre le risorse economiche, quello che manca sono le politiche di inserimento lavorativo: il modello italiano resta assistenzialistico e le responsabilità sono scaricate sulle famiglie.
Le capacità delle persone con disabilità o malattie croniche non vengono valorizzate e l’autonomia non è promossa.
In Francia risulta infatti occupato il 36% dei disabili con un’età compresa tra 45 e 64 anni, mentre in Italia il tasso si ferma al 18,4% tra i 15-44enni e al 17% tra i 45-64enni.
Così, è occupata meno di una persona Down su tre dopo i 24 anni, meno della metà delle persone con sclerosi multipla tra i 45 e i 54 anni, e il 10% degli autistici con più di 20 anni.
Quanto all’inclusione scolastica, lo studio — presentato da Ketty Vaccaro, responsabile del settore Welfare del Censis e dal presidente Giuseppe De Rita — rileva che “l’esperienza italiana rappresenta un’eccellenza” per l’obbligo imposto alle scuole ad accettare alunni con disabilità , ma le risorse dedicate alle attività di sostegno e di integrazione degli alunni “appaiono spesso inadeguate”.
“Nell’anno scolastico 2010-2011 circa il 10% delle famiglie degli alunni con disabilità ha presentato un ricorso al Tribunale civile o al Tribunale amministrativo regionale per ottenere un aumento delle ore di sostegno”.
La ricerca evidenzia che le misure economiche erogate dall’Inps a favore di persone che hanno una limitata o nessuna capacità lavorativa sono pari a circa 4,6 milioni di prestazioni pensionistiche, di cui 1,5 milioni tra assegni ordinari di invalidità e pensioni di inabilità e 3,1 milioni per pensioni di invalidità civile, incluse le indennità di accompagnamento, per una spesa complessiva di circa 26 miliardi di euro all’anno. Il modello assistenzialistico lascia però alle famiglie il compito di provvedere ai bisogni delle persone con disabilità , senza avere l’opportunità di rivolgersi a strutture e servizi adeguati.
Secondo lo studio “accanto ad alcune best practice legate a scelte coraggiose compiute in anni passati” vi sono “ampie zona d’ombra”; in alcuni territori sono cresciute “esperienze di eccellenza” ma quello che colpisce è “la disuguaglianza profonda tra territorio e territorio” ed “una generale e cronica carenza di servizi assistenziali in natura” e “una trasversale” ristrettezza di risorse.
Tra le ombre lo studio sottolinea anche la carenza di un dibattito pubblico sui diritti delle persone con disabilità : il tema ottiene con estrema difficoltà l’attenzione dei media e appare nelle agende pubbliche quando si immaginano recuperi di spesa anzichè nuovi investimenti.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile
I CONTRATTI A TERMINE ITALIANI CRESCONO PIU’ CHE NEGLI ALTRI PAESI
Costruire una società non incardinata sul posto fisso e sulle raccomandazioni, ma orientata
alla flessibilità e al rinnovamento.
Questo è il mondo del lavoro preferito dal premier Mario Monti, come ha spiegato in un’intervista sul blog dell’esperto di politiche giovanili Michele Karaboue.
Un mondo del lavoro migliore di quello di oggi, dove flessibile fa rima con precario e non con dinamico.
Pieno di lavoratori a termine “involontari”, partite Iva e collaborazioni fittizie, inquadramenti part time (per far risparmiare il datore). In una parola: giovani. Che tentano di inserirsi in un contesto dove si urla «largo ai giovani» ma si sussurra «io il mio posto me lo tengo stretto finchè campo». Secondo un’indagine condotta dal centro studi Datagiovani che analizza l’andamento del precariato giovanile negli ultimi otto anni, nel 2009 è avvenuto il sorpasso tra percentuale di occupati adulti rispetto ai giovani, con un divario che nel primo trimestre del 2012 si attesta intorno ai 5 punti percentuali.
Il segnale di deterioramento del mercato del lavoro giovanile è rappresentato proprio dalla crescita del precariato, la cui incidenza tra gli under 35 è raddoppiata in otto anni, passando dal 20% del 2004 al 39 del 2011 e nel primo trimestre 2012 si sarebbe già sfondato il muro del 40%.
Un giovane su due con meno di 24 anni è precario, circa il 23% tra i 25 e i 34 anni, contro percentuali pressochè dimezzate per le classi d’età più mature.
Un fenomeno più evidente tra le donne, dove la crescita, negli ultimi otto anni, è quasi doppia rispetto agli uomini.
L’indagine fa una distinzione tra le tipologie di precariato: degli oltre 3,5 milioni di precari italiani nel 2011 (il 15,5% degli occupati totali) i lavoratori a termine involontari (che vorrebbero cioè un contratto a tempo indeterminato) sono circa 2,2 milioni; i lavoratori part-time involontari sono oltre 1,1 milioni, quasi l’80% donne; in calo il fenomeno dei dipendenti “mascherati” da collaboratori (162mila) o partite Iva (77mila)
La laurea non è più un lasciapassare per accedere a un’occupazione stabile.
Almenochè non si tratti di una laurea “tecnica”: oggi il “saper fare” conta più del semplice “sapere”.
Infatti i laureati in ingegneria, architettura o scienze mediche hanno una probabilità di precarizzazione intorno al 10%, pari alla metà dei laureati in discipline umanistiche o dei diplomati in istituti magistrali, licei artistici e linguistici.
Per chi si è diplomato in un istituto tecnico la probabilità di precarizzazione è del 12,6%, non distante da quella di un medico o un ingegnere.
L’altro scotto da pagare per i precari è la disparità di salario: un precario percepisce dal 20% al 33% in meno nella retribuzione netta mensile rispetto a un collega non precario.
Sarà per questo che le aziende italiane sembrano così allergiche ai contratti “definitivi”, agevolate da leggi nate per aumentare la cosiddetta flessibilità .
Datagiovani ha rilevato che l’Italia rispetto a tutti i principali Paesi europei partiva nel 2001 da una incidenza di contratti a termine molto più bassa: 9,6% nel complesso, contro il 12,4% della Ue a 27 e della Germania, il 14,9% della Francia e il 32% della Spagna.
Nella fascia 15-24 anni eravamo ampiamente sotto la media dell’Unione: il 23,3% contro il 35,9%.
Poi nel 2004 il giro di boa.
Con l’entrata in vigore della legge Biagi, il numero dei contratti a termine è cresciuto in modo vertiginoso, fino ad arrivare al 50% dei contratti nel 2011.
Un aumento di quasi il 27%. Giovani, poveri e senza certezza.
Non era questo il mondo del lavoro, flessibile, che aveva in mente Marco Biagi.
Nè quello che vuole Mario Monti.
Agnese Ananasso
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile
BRUXELLES PRESUME CHE «LE AGEVOLAZIONI NON SI LIMITINO A COMPENSARE IL DANNO SUBITO»
La Commissione europea ha avviato «un’indagine approfondita» sulle agevolazione fiscali e previdenziali concesse dall’Italia a imprese basate in zone colpite da calamità naturali con il sospetto che «le agevolazioni non si limitino a compensare il danno realmente subito,» secondo quanto si legge in una nota distribuita dall’Esecutivo europeo.
L’indagine si riferisce alle leggi che hanno consentito aiuti generosi a seguito delle calamità naturali che hanno colpito l’Italia dal 1990 fino al 2011, dal terremoto in Sicilia del 1990 fino al terremoto in Abruzzo nel 2011.
L’INDAGINE
«La Commissione teme che non tutti i beneficiari degli aiuti siano imprese che hanno subito realmente un danno causato da una calamità naturale, che in alcuni casi il danno non sia stato causato unicamente da una calamità naturale e che gli aiuti non si limitino sempre a compensare questo danno,» precisa la nota.
La Commissione tiene in considerazione il fatto che nel 2002-2003 «l’Italia ha introdotto misure che riducono del 90% il debito fiscale e contributivo delle società interessate».
Inoltre, tra il 2007 e il 2011 l’Italia ha adottato altre leggi simili che prevedono agevolazioni del 60% a favore delle società situate nelle zone colpite da altri terremoti, come quelli dell’Umbria e delle Marche nel 1997, di Molise e Puglia nel 2002, e dell’Abruzzo nel 2009.
Cavicchi Stefano
(da “Il Corriere della Sera”)
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Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile
DAL 25 OTTOBRE RIPARTE LA STAFFETTA CON FORMIGLI: IL MAESTRO PIU’ FUSTIGATORE, L’ALLIEVO PIU’ COOL
La polemica è così pretestuosa da risultare perfetta per il centrodestra. Servizio Pubblico
riparte 25 ottobre. Su La7.
Lunedì prossimo ci sarà la conferenza stampa.
Michele Santoro non ama le anticipazioni, ma qualcosa si può intuire. O constatare. Ad esempio la capacità di generare discussione.
Uno degli spot è finito sotto accusa. Troppo giustizialista, addirittura “brigatista”. Nelle sequenze dello scandalo, Giulia Innocenzi si aggira per le strade con un cartello: “Loro rubano, e tu che fai?”.
Le rispondono alcuni cittadini: “E io mi incazzo”, “E noi li buttiamo fuori a calci”, “Io? Io l’ammazzerei”.
Fino alla frase incriminata: “Fidati che prima o poi invece di incendiarsi, di darsi fuoco, di salire sul cupolone di San Pietro per protestare, prima o poi qualcuno ‘na schioppettata gliela dà ”.
Ovviamente la polemica non esiste.
Lo staff di Santoro, un po’ per dovere di reporter e non meno perchè certo di urticare i benpensanti, si è limitato a registrare gli umori della g(gg)ente.
Santoro è il primo a non ignorare affinità e divergenze con il post-Tangentopoli. Affinità , perchè anche allora gli elettori erano delusi dalla casta (che allora non si chiamava così).
Divergenze, perchè nel ’92 la rabbia appariva più propositiva e adesso venata di rancore e impotenza.
Ieri c’erano i quesiti referendari, oggi Grillo, che a Santoro piace in quanto fenomeno democraticamente aggregante, ma non convince per linguaggio e tendenza alla generalizzazione.
In questo goffo (nonchè ennesimo) “dagli al Michelino- chi”, sono stati sottovalutati o ignorati alcuni aspetti.
Lo “spot della schioppettata” era già stato accantonato lunedì sera. Non per autocensura, ma perchè così previsto.
Era il terzo spot di cinque complessivi.
Nel quarto, da oggi su La7, ci sarà una vignetta di Vauro (e forse un messaggio di Marco Travaglio).
Nel quinto e ultimo, visibile da lunedì prossimo, comparirà Santoro.
La trovata del cartello è poi una citazione. Dell’avvocato avellinese Luongo. Chi era costui?
Un personaggio — scomparso — che spuntava nel bel mezzo di eventi particolari. Ad esempio le visite del Papa.
Mostrava sempre il medesimo cartello: “È colpa tua se i figli non ti obbediscono, è perchè hanno troppi soldi in tasca”.
I primi spot dovevano infatti suonare così: “È colpa tua se i politici hanno troppi soldi in tasca”.
Servizio Pubblico riparte con la stessa squadra, anche se il ruolo di Giulia Innocenzi cambierà .
È mutato il contesto, anche se parte della filosofia sottesa alla multipiattaforma 2011/2012 rimarrà . Anzitutto lo streaming gratuito sul sito del Fatto Quotidiano, parte integrante del progetto Servizio Pubblico.
La sensazione è che Santoro abbia scelto La7 e non Sky (dove si è trovato benissimo) perchè nella stagione delle elezioni aveva particolarmente bisogno di una platea vasta. Insistere con il progetto “pirata” in coincidenza con il voto sarebbe parso, oltre che faticoso, un po’ masochistico.
Santoro desidera esperienze nuove: film, documentari. Sky sembra più adatta, ma non era l’anno giusto.
E La7 ha garantito indipendenza totale. C’è curiosità per gli ascolti.
Corrado Formigli è ormai fisso al 7 per cento di share. Molto.
Se Santoro farà di meno, anzi se non otterrà risultati decisamente migliori, verrà da più parti massacrato.
Servizio Pubblico si alternerà con Piazza pulita : due tranche stagionali a testa.
Anche questo rientra nei desideri di Santoro: più avrà tempo libero, più potrà dedicarsi a progetti paralleli (che lo attraggono maggiormente).
Un anno fa il pubblico era costretto a scegliere tra i due migliori programmi di approfondimento politico: o l’uno o l’altro. Un’assurdità .
È vero che Formigli e Santoro, allievo e maestro, sono diversi.
Il primo, che anche ieri ha dichiarato (a Parodi Live) di sperare che D’Alema si ricandidi “perchè ha grandi competenze”, dà a volte la curiosa sensazione di essere più duro con il Movimento 5 Stelle che con la Polverini.
Formigli si sta sintonizzando, con bravura crescente, nella parte del conduttore critico-ma-non-troppo con il Pd: una sorta di Floris 2, però più cool.
Proseguendo la semplificazione, Santoro incarna, invece, l’antagonista: il capopopolo, il fustiga-casta.
La loro lontananza editoriale è un valore aggiunto, per la rete e per chi guarda. Andrebbe poi ricordato che il primo a proporre Formigli a La7 come conduttore fu Santoro.
Più di un anno fa (e La7, all’inizio, non rispose “Formigli chi?” ma quasi).
Già allora, Santoro inseguiva l’alternanza.
Forse più stimoli: accontentato.
Andrea Scanzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile
L’AZIENDA PRESENTA IL PIANO INDUSTRIALE
La prima ripresa del match Alitalia-sindacati si chiude con un pareggio: l’azienda mette sul tavolo un taglio netto da 690 dipendenti (più l’addio a 500 contratti a tempo determinato) mentre dal fronte opposto Cgil, Cisl, Uil e Ugl respingono la proposta al mittente.
Il piano di Alitalia punta in sostanza a risparmi e revisioni del network per un totale di 150 milioni di euro da “generare” entro il 2013.
In dettaglio, secondo i vertici della compagnia, per evitare il tracollo serviranno ricavi complessivi per 3,7 miliardi a fine anno e 4,2 miliardi il prossimo.
Nel 2014 il “fabbisogno” sarà di 4,5 miliardi di euro e nel 2015 di 4,9 miliardi.
Solo in questo modo si potrà raggiungere quanto meno il pareggio operativo.
In mancanza di un risultato positivo, l’ad Andrea Ragnetti avrebbe detto di essere pronto a chiudere anzitempo, e quindi dopo la presentazione di un eventuale bilancio 2013 in perdita, la sua avventura alla guida del vettore
Ecco quindi come gli esuberi sbandierati ieri rappresentino il primo passo di un piano industriale che, soltanto alla voce “tagli”, porterà a risparmi pari a 30 milioni di euro.
Soldi necessari per mantenere la barra dritta anche in un 2012 che si profila negativo sotto il profilo dei conti.
Al momento le opzioni sono due: o si espellono 690 dipendenti dalla produzione, oppure all’interno di Alitalia si dovranno cercare soluzioni alternative, peraltro già paventate, come maggiore produttività o contratti di solidarietà . In soldoni, tanto per fare un esempio, si chiederà agli assistenti di volo di fare meno ferie durante l’estate, il momento di maggiore stress per la compagnia, spostandole in momenti meno “caldi” della produzione.
E mentre in superficie le dichiarazioni di guerra tra le parti seguono ormai faticosamente una trama forse logora che vede la solita contrapposizione iniziale tra Alitalia e sindacati, dietro le quinte si lavora per salvare i 700 posti di lavoro tagliando gli sprechi e incrementando i ritmi di lavoro.
Difficile, tra l’altro, ipotizzare un percorso netto senza l’intervento del governo e del ministero dello Sviluppo.
Peccato che sia il ministro Corrado Passera (ex numero uno di Intesa Sanpaolo, istituto che ha di fatto rimodellato la compagnia nel 2008 dopo il fallimento) sia il sottosegretario Guido Improta ( dipendente di Alitalia in aspettativa) potrebbero entrare nel mirino del sindacato proprio per la loro precedente “attività ” in conflitto di interesse.
Una partita difficile per il ministero che non dovrà fare i conti soltanto con i possibili esuberi e una cassa integrazione che rischia di far arrivare nelle tasche dei lavoratori meno del 50% dello stipendio attuale (dopo la riforma Fornero): a breve l’Enac darà il via al nuovo contratto di programma per Aeroporti di Roma che porterà ad un incremento di 7,20 euro per passeggero, per metà a carico degli utenti Alitalia: una cifra pesante che rappresenta un nuovo handicap nel percorso a ostacoli da qui a fine 2013.
Un anno cruciale, con la ricapitalizzazione che incombe, con i piccoli soci di Cai che si tirano indietro e i grandi decisi a tenere chiuso il portafogli.
Tutto questo mentre scarseggiano cavalieri bianchi e l’ipotesi di un intervento della Cassa Depositi e Prestiti – più volte tirata in ballo resta un sogno nel cassetto visto che Cdp non può entrare in società che non siano in bonis
Lucio Cillis
(da “La Repubblica”)
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