Ottobre 14th, 2012 Riccardo Fucile
IL CASO DEL CAPOGRUPPO IN REGIONE LAZIO ACCUSATO DI PECULATO PER AVER SOTTRATTO 780.000 EURO FA INFURIARE GLI ELETTORI DIPIETRISTI
“Non voterò mai più l’Italia dei valori e sceglierò te solo se andrai via da quel partito…”. 
È il testo di un sms — firmato da un elettore — arrivato in queste ore ad Alessandro Cardente, consigliere circoscrizionale del IV municipio di Roma.
Un segnale chiaro — tra i tanti pervenuti in questi giorni — dei malumori nella base dell’Idv. L’indagine su Vincenzo Maruccio, capogruppo regionale Idv, accusato di peculato dalla procura di Roma per aver sottratto 780 mila euro, dalle casse del gruppo, ha indignato la base del suo partito.
Secondo gli inquirenti, i fondi destinati al funzionamento dei gruppi, sarebbero stati trasferiti su conti personali dello stesso Maruccio.
Ricordiamo che il partito di Antonio Di Pietro riceveva — per i suoi cinque consiglieri regionali — un rimborso (per il funzionamento del gruppo) pari a 1 milione e 200mila euro.
Questa notizia — pubblicata circa due settimane fa — aveva già creato malumori, nella base dipietrista che — completamente ignara — ha chiesto più volte, al gruppo laziale dell’Idv, di fare chiarezza su quelle cifre.
Due giorni prima dell’avviso di garanzia a Maruccio si era svolta una riunione dei sostenitori Idv, in cui l’ex capogruppo (presente all’incontro) venne pesantemente contestato dalla platea per non essersi opposto all’aumento dei fondi ai gruppi regionali.
“Quando a gran voce — racconta un militane — durante l’assemblea è stato chiesto a Maruccio, di spiegare in che modo era stato usato quel contributo altissimo, lui ha parlato d’altro, della sua busta paga, scatenando l’ira di tutti ”.
Situazione peggiorata negli ultimi giorni: l’ipotesi al vaglio dei pm, infatti, è che i movimenti continui e anomali di Maruccio, sui suoi dieci conti, servissero a far perdere traccia della loro effettiva destinazione.
Non ostentava — come il collega Fiorito -spese per Suv, cene, vacanze e feste ma, svuotando poco a poco le casse del gruppo regionale, avrebbe fatto operazioni di piccolo cabotaggio.
“Se Vincenzo Maruccio è colpevole, deve ritirarsi dalla politica per tutta la vita”, dice Alessandro Cardente, consigliere del IV municipio di Roma.
Quando Roberto Soldà , segretario romano Idv da cinque anni e mezzo, scopre che anche nel suo partito si è abbattuto un nuovo “caso Fiorito” cade dalla sedia.
E’ incredulo da ciò che legge sui quotidiani: “Abbiamo lavorato gomito a gomito fino all’altro ieri — dice Soldà — non so che dire, sono sconcertato”.
Poche migliaia di euro in questi due anni e mezzo ha visto la base del partito romano, erano sempre in affanno.
“In questi giorni — precisa il segretario del partito- c’è un appuntamento importante, la presentazione dei referendum e non sappiamo cosa dire a chi, da volontario, faceva volantinaggio e piantonava i banchetti per la raccolta delle firme”.
E se c’è chi — come Soldà — non sa cosa dire ai volontari del partito, c’è anche chi, come Andrea Palma, tesoriere dell’Idv regionale, non intende dare spiegazioni.
E tra i più indignati, c’è il giovane Andrea Montanari, vice coordinatore Idv del XIX municipio della capitale che tra i componenti del gruppo laziale, non fa distinzioni: “Da una parte c’era chi banchettava a sproposito con i soldi pubblici, dall’altra c’era chi faceva i banchetti, tra la gente, per raccogliere le firme per l’abolizione dei costi della politica”.
Per Montanari molti sostenitori dell’italia dei valori, alle prossime elezioni voteranno il Movimento cinque stelle e la responsabilità è di tutti i consiglieri Idv della Pisana: “ Dov’erano i cinque signori (consiglieri regionali Idv, ndr) quando venivano decuplicati i fondi per i gruppi? Non possono dire di essersi distratti un attimo”.
Non si risparmia neanche il nuovo capogruppo, Anna Maria Tedeschi, che invece ha mostrato sempre fiducia sul comportamento di Maruccio e commenta: “Sono accordi verbali — dice Tedeschi — presi in commissione bilancio e in ufficio di presidenza, di cui non faccio parte”. Sa molto bene che la base è infuriata con loro e la soluzione per il neo capogruppo è quella di mettere online periodicamente tutti i bilanci.
“Anche le candidature —spiega Tedeschi- devono essere online, per il vaglio degli utenti della rete, ma questa è solo un’ipotesi nascente”.
Loredana Di Cesare
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 14th, 2012 Riccardo Fucile
A ROMA IL RECORD NEGATIVO: SU 6.000 PIANTE SOLO 2.000 SOSTITUITE
Sempre meno alberi nelle città italiane. Gli abbattimenti aumentano vertiginosamente, le ripiantumazioni sono invece insufficienti, complice anche il profondo rosso delle casse comunali.
A Roma, negli ultimi due anni, sono stati sradicati 6.647 esemplari, appena 2.198 sono stati sostituiti.
A Palermo, il punteruolo rosso ha decimato 10mila palme, sono solo duemila quelle piantate. Un parassita del legno ha aggredito betulle, aceri, platani e pruni a Milano: 133 gli abbattimenti, la promessa è di seminarne altri.
Promesse, appunto.
Ma intanto l’Italia butta via il patrimonio arboreo delle sue città .
La Capitale guida questa triste classifica.
Nelle strade e nei parchi di Roma si registra un saldo negativo di oltre quattromila fusti. Il trend dei dati forniti dal Servizio Giardini dal 2010 al 2012 non si discosta molto da quello degli anni precedenti.
Il rischio è che avremo una metropoli con sempre più cemento e meno verde poichè i numeri non lasciano spazio a dubbi: 1.900 alberi in meno ogni anno.
«Il patrimonio arboreo pubblico di Roma è stimato in circa 300mila alberi, almeno secondo l’ultimo censimento del 2002 – sottolinea Nathalie Naim, consigliera dei Verdi del Municipio Centro storico di Roma – e se si mantiene questa media fra 150 anni non rimarrà un solo albero pubblico».
La distruzione degli arbusti negli ultimi tempi ha colpito quasi tutti i quartieri. Il centro storico ha perso 476 esemplari, l’area dei Parioli e del Flaminio altri 428.
Il caso Roma fa scuola su come cambia il volto verde delle città .
I platani e i pini che sono i simboli verdi della Città Eterna (basti ricordare quelli di piazza Venezia che sono stati rasi al suolo per la costruzione della nuova metropolitana), ora non vengono più piantati.
Il Comune opta per il frassino che devasta meno l’asfalto, il pero e le robinie.
A questi numeri si vanno a sommare gli abbattimenti nei giardini privati che, con il pretesto della mancata approvazione di un regolamento del verde, sono stati liberalizzati con una circolare del 2011.
E da allora sono aumentati in modo esponenziale. «Si tratta di diverse migliaia di alberi tagliati per lasciare spazio a un posto auto o a un pratino all’inglese», conclude Naim.
Se la Capitale batte ogni primato, i dati sono allarmati anche nelle altre città italiane.
L’attacco del punteruolo rosso ha decimato la palme Canariensis di Palermo.
Sono stati abbattuti 10mila esemplari nelle zone più prestigiose della città dal lungomare Foro Italico a via dell’Olimpo, una delle strade che porta alla spiaggia di Mondello.
Di queste, ne sono state sostituite solo il 20%.
A Bologna, il caso di piazza Minghetti ha provocato una sommossa popolare. Il progetto di restyling, assai criticato, ha fatto sì che fossero rasi al suolo 12 alberi (sostituiti con sole due magnolie), sacrificati per rendere ben visibili i palazzi delle due banche.
A Varese, le motoseghe hanno fatto capitolare 18 arbusti a Casbeno, di fronte al palazzo della Provincia, per la costruzione di un parcheggio.
Critica la situazione a Milano dove 133 alberi sono stati tagliati perchè contaminati dal tarlo asiatico.
L’amministrazione ha ordinato «l’abbattimento di ulteriori piante non sintomatiche nel raggio di 20 metri da quelle infestate». Una morìa.
Nella lista dei fusti sono finite le betulle e gli aceri in via Novara, i filari di platani in via Diotti al confine con Settimo Milanese, gli aceri e pruni in via Taggia vicino all’ospedale San Carlo. «Le alberature stradali rappresentano corridoi ecologici utili agli uccelli per la riproduzione – spiega Matilde Spadaro del comitato Verde urbano – Si tutelino queste vite e si mettano regole vincolanti nei comuni d’Italia».
Laura Serloni
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 14th, 2012 Riccardo Fucile
TASSE SCOLASTICHE E BADANTI, LA FRANCHIGIA SALE DA 129 A 250 EURO… IL TETTO DI 3.000 EURO DI DETRAZIONE NON SI APPLICHERA’ A SPESE SANITARIE E RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE
Alla fine sarà meno pesante del previsto la stretta sugli sconti fiscali per spese sanitarie,
contratti d’affitto a canone agevolato e ristrutturazioni edilizie.
A 48 ore dal varo della legge di stabilità comincia ad avere contorni più definiti l’altro volto della manovra fiscale, quello meno amico dei contribuenti, che dal prossimo anno vedranno alleggerite le agevolazioni che oggi rendono meno pesanti buste paga e dichiarazioni dei redditi. I tecnici hanno continuato a lavorare freneticamente intorno al capitolo deduzioni e detrazioni fiscali e il nuovo testo sembra meno severo di quello in entrata sugli sgravi fiscali.
Una manovra che vale comunque 2 miliardi nel 2013 e uno a regime a carico di oltre il 75% dei contribuenti, all’incirca 15 milioni di italiani, quelli con reddito superiore a 15mila euro, limite entro il quale tutto rimarrà come prima.
Tra dare e avere qualcosa in tasca ai contribuenti comunque dovrebbe restare.
L’ufficio studi della Cisl ha infatti calcolato che tra taglio di un punto dell’aliquota Irpef sui primi due scaglioni di reddito e minori sconti fiscali per una famiglia monoreddito e un figlio a carico il risparmio sarà alla fine di 162 euro.
La stretta sulle detrazioni
Il fisco consente oggi di sottrarre all’Irpef da pagare il 19% di diverse spese di contenuto più «sociale», come quelle per la salute, il mutuo, la scuola, le assicurazioni e tutta un’altra serie di voci elencate all’articolo 15 del Testo unico sulle imposte.
Ora su parte di queste spese «tutelate» dal fisco la legge di stabilità introduce un «tetto» massimo di 3.000 euro, oltre il quale non sarà possibile alleggerire l’Irpef e in più introduce una franchigia di 250 euro, somma entro la quale non ci sarà alcuno sconto.
Per il mutuo esiste già oggi un tetto di 4.000 euro, il che vuol dire che se ora si possono risparmiare fino a 760 euro (il 19% di 4.000 appunto), il risparmio scenderà a non oltre 570 euro.
A sorpresa però nel testo finale non rientreranno nel tetto tutte le spese sanitarie (si temeva più di una esclusione), che potranno essere detratte per intero ma sulle somme superiori a 250 euro. Stesso discorso vale per i costi degli interpreti dei sordomuti e dei cani guida per i non vedenti. Non rientrano nè sotto la tagliola del tetto di 3.000 euro nè sotto quella della franchigia le spese di ristrutturazione edilizia, le detrazioni per gli affitti agevolati, i veicoli per disabili e le spese per risparmiare energia nelle nostre case.
Le nuove deduzioni fiscali
Le spese deducibili sono quelle che si possono detrarre dal reddito sul quale paghiamo le tasse. Ora però il governo ha introdotto una franchigia di 250 euro che di fatto elimina i mini-sconti fiscali su tutta una serie di spese.
Ma nel testo messo a punto ieri si salvano dalla limatura delle deduzioni i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori, quelli per la pensione integrativa e gli oneri contributivi per colf e badanti, le donazioni a favore di no-profit e istituzioni religiose.
Non saranno invece deducibili i primi 250 euro per assegni al coniuge, contributi per la sanità integrativa, spese per l’adozione di minori stranieri, spese mediche generiche o di assistenza specifica per i portatori di handicap, tasse scolastiche, asili nido, badanti, assistenza paramedica e assicurazione sulla vita e l’invalidità .
Alcune di queste voci erano però già soggette a franchigia, anche se di importo minore.
Per esempio sulle spese sanitarie era di 129,11 euro e l’aumento a 250 – ha calcolato l’ufficio studi della Cisl – comporterà un aggravio medio per contribuente di 23 euro.
Quello sulle tasse scolastiche sarà invece di 73 euro, sulle badanti di 47,5, mentre per le spese sull’assicurazione vita la franchigia annulla di fatto lo sconto fiscale dato dalla detrazione del 19% se si ha un solo figlio, mentre in caso siano due o più si ha un aggravio di 47,5 euro.
Gli effetti sulle famiglie
La Cisl ha calcolato che su una famiglia monoreddito con un figlio a carico e più di 28mila euro di reddito, tra taglio delle aliquote Irpef sui primi due scaglioni di reddito ( 280 euro di risparmio), minori sconti sulle tasse scolastiche ( -47,5 euro), minore detraibilità degli interessi sul mutuo ( altri 47,5 euro in meno), minori detrazioni scolastiche per 23 euro il saldo finale della manovra fiscale è comunque in attivo per 162 euro annui.
Per una famiglia con due redditi da 28mila o più euro, sempre con un figlio a carico, un mutuo e tasse scolastiche da pagare più spese sanitarie da scaricare alla fine il guadagno sale a 371 euro l’anno.
Cosa ne rimarrà dopo aver fatto i conti della spesa con l’aumento dell’Iva a luglio ce lo dirà un altro studio.
Paolo Russo
(da “La Stampa“)
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Ottobre 14th, 2012 Riccardo Fucile
LA CAMPAGNA DEL FAI PER RILANCIARE LA PIU’ GRANDE RICCHEZZA DE PAESE
Noi italiani siamo ricchi, i più ricchi del mondo.
L’affermazione non è un paradosso, siamo lì, a guardare il nostro declino, seduti su un mare di petrolio che aspetta solo d’essere trasformato in benzina di sviluppo: un patrimonio storico-artistico che rappresenta il 70% di quello del Pianeta.
C’è la concretezza delle cifre a testimoniare quanto questo «soft power» dell’Italia potrebbe innescare una spirale virtuosa: come osserva Magda Antonioli, direttore del Master in Economia del Turismo alla Bocconi, «la domanda di cultura cresce anche nei periodi congiuntura economica sfavorevole: considerate le ricadute dirette e indirette, l’impatto giornaliero di un turista culturale risulta di circa 400 euro, il triplo rispetto a quello d’un visitatore tradizionale, che supera di poco i 130».
I 400 euro rappresentano una valutazione fatta di recente analizzando alcune mete turistiche siciliane: in altre realtà , come le città d’arte o importanti circuiti turistici, la spesa è più cospicua: «Merito del fascino dell’Italia: i tour operator europei vi indirizzano il 30% dei clienti. Una percentuale che sale a 85 se consideriamo le grandi agenzie di Paesi lontani come Cina o Giappone. Ma non basta».
È questa contabilità di numeri ed emozioni a innervare la presentazione della campagna di raccolta fondi «Ricordati di salvare l’Italia» lanciata dal Fai che ha come testimonial Pierfrancesco Favino: per sostenere l’iniziativa basta inviare un Sms del valore di 2 euro al 45503.
«Grazie a tanti piccoli gesti di persone comuni e con il contributo dei nostri partnership aziendali – spiega Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai – speriamo di raggiungere il traguardo di 700 mila euro. E non finisce qui: il 21 ottobre in 70 città ci si potrà iscrivere con soli 6 euro a una “maratona culturale” attraverso luoghi storici restaurati con i proventi del gioco del Lotto».
Dei 99 milioni di turisti approdati nel Bel Paese durante il 2010, 35 hanno visitato le città d’interesse storico-artistico aggiungendosi ai 15 milioni di italiani che hanno fatto la stessa scelta.
Se si traducono questi arrivi in presenze, ossia in notti trascorse tra alberghi e pensioni, si tocca la cifra di quasi 94 milioni: proviamo a moltiplicarla per 400 euro e otterremo circa 38 miliardi, il valore, solo indicativo per le numerose e complesse variabili, del turismo culturale.
Una goccia di benzina rispetto all’enorme giacimento di cui disponiamo e che anche la Commissione Europea ci ha rimproverato di non sfruttare adeguatamente.
È impossibile stimare con certezza di quanto potrebbe aumentare questa cifra con un migliore supporto politico-logistico.
Un dato è certo: l’Italia viaggia al minimo.
Nella classifica dei Paesi più visitati è quinta dopo Francia, Usa, Cina e Spagna. Sintetizza Magda Antonioli: «Le nostre risorse sono uniche, l’appeal internazionale è forte, latitano le politiche territoriali e di marketing. È possibile non avere ancora un Piano di sviluppo per il turismo?».
Costante il Leitmotiv degli studiosi: serve promuovere l’esistente, è autolesionistico fermarsi alla conservazione.
Secondo Walter Santagata, docente di economia dei Beni e delle Attività culturali all’Università di Torino, la vera manovra Salva-Italia consisterebbe nel sostenere la cultura «del saper vivere, del made in Italy, un comparto che vale l’1,2% del Pil ed è gestito in modo frammentario e inefficace».
Spiega Pier Luigi Sacco, economista della Cultura allo Iulm: «In Francia non si vendono solo Louvre e Tour Eiffel, ma anche le filiali sparse sul territorio dello stesso Louvre o del Pompidou. Da noi manca una strategia del contemporaneo e le città d’arte rischiano di diventare sclerotici parchi a tema del passato».
Renato Rizzo
(da “La Stampa“)
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Ottobre 14th, 2012 Riccardo Fucile
SONO PROPRIO COLORO CHE FINO A POCO TEMPO FA ERANO SUOI ALLEATI E COMPLICI O CHE PER RIBELLARSI HANNO ASPETTATO CHE IL POTENTE CADESSE NEL FANGO
Con tantissimi di coloro che manifesteranno anche domani “contro Formigoni” condividiamo la
speranza che la chiusura del ventennio formigoniano possa coincidere con l’apertura di una stagione finalmente democratica a partire dalla Lombardia.
Sono certo che avrebbero partecipato volentieri in questi anni ai solitari presidi radicali contro Firmigoni e il Consiglio regionale abusivo, se soltanto i capi dei loro partiti e i tenutari della disinformazione televisiva nazionale non glieli avessero nascosti.
Proprio in ragione delle tante speranze che abbiamo in comune con coloro che si preparano a manifestare, come Radicali non saremo presenti nelle tante piazze velocemente convocate dai capi dei partiti dell’opposizione ufficiale, nella speranza che la nostra assenza — per quel poco o nulla che ci sarà consentito di spiegarla — serva da monito e avviso ai manifestanti: diffidate dei tanti che per “ribellarsi” e invitare alla ribellione hanno aspettato che il potente cadesse nel fango.
Molti di loro che invocano e convocano la piazza (non tutti, certo, e continueremo a riconoscere e onorare le eccezioni) hanno contribuito al — e beneficiato dal — protrarsi ventennale del sistema di potere che ruotava attorno a Comunione e Liberazione, Compagnia delle Opere e cooperative di ogni colore, agli appalti di cementificazione e asfaltizzazione della Lombardia, alla condizione di illegalità e corruzione sistematica del sistema Lombardia. Spesso sono gli stessi che hanno ostacolato, anche dall’”opposizione” oltre che dalla palude del potere giudiziario, l’azione radicale per annullare le elezioni Regionali a causa della truffa elettorale del 2010.
PS. Un avviso speciale a chi vorrà gridare “a Hammamet!”: pensateci bene, perchè a tirare monetine a Craxi c’era il giovane militante Franco Fiorito. Capita che gli sputatori finiscano sputati.
Marco Cappato
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 14th, 2012 Riccardo Fucile
RILEVATE LE QUOTE DI LUCA RISSO, COMPAGNO DI RUBY, NELLA DISCOTECA EX ALBIKOKKA… GRANDE DISPONIBILITA’ DI DENARO E INVESTIMENTI IN LOCALI
Il primo amore non si scorda mai.
L’ex tesoriere della Lega Nord, ed ex sottosegretario del governo Berlusconi, il genovese Francesco Belsito, riparte dalla passione per le discoteche.
E per rimettersi in pista, incrocia la sua nuova vita con quella di un altro pezzo da Novanta nel crepuscolo del forzaleghismo.
Si tratta di Luca Risso, compagno di Ruby Rubacuori,supertestimone l’altroieri al processo sui festini organizzati da Silvio Berlusconi ad Arcore.
Belsito, indagato dalla Procura di Milano, da quella di Napoli e dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria a vario titolo per riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita, ha deciso di rilevare, anche con la collaborazione di fiduciari, le quote di Risso nel “KimKamea”, discoteca a strapiombo sul mare di Genova Quarto, nota in città soprattutto come ex “Albikokka”.
E’ il posto dove la Rubacuori, inseguita dai giornali di mezzo mondo nel periodo caldo del Rubygate, festeggiò il diciottesimo compleanno e dove aveva mosso i suoi primi passi nella “mondanità ” cittadina.
La notizia dell’affare è stata confermata da qualificati consulenti vicini a entrambi i protagonisti.
Fra i due è già stato formalizzato un primo accordo scritto e a stretto giro il passaggio dovrebbe essere ratificato pure negli archivi della Camera di commercio.
Il club, nell’ultimo anno e mezzo, era stato a sua volta al centro di rivolgimenti giudiziari e sottoposto per un certo periodo a sequestro cautelativo.
Matteo Indice e Marco Menduni
(da “Il Secolo XIX”)
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Ottobre 14th, 2012 Riccardo Fucile
“COTA E ZAIA NON RISCHIANO” SI AFFRETTANO A PRECISARE A PALAZZO GRAZIOLI, ANCHE PERCHE’ IN PIEMONTE E IN VENETO NEL PDL NON SI DIMETTEREBBE NESSUNO… MARONI FA LA FIGURA DEL PIRLA E CADE NELLA TRAPPOLA DI BOSSI
La battaglia è perduta, forse pure la guerra. 
Per cui nessuno nel Pdl (tantomeno il Cavaliere) si accanisce nel difendere l’Indifendibile, cioè Formigoni.
Quattro righe di sostegno da parte del coordinatore nazionale La Russa, davvero il minimo sindacale.
Senza seguito la disperata minaccia lanciata dal Governatore, una bomba nucleare con le polveri bagnate: se la Lega mi farà cadere noi per ritorsione manderemo a casa i leghisti Zaia in Veneto e Cota in Piemonte…
Facile a dirsi, impossibile in pratica (e Maroni figurarsi se ci può cascare). Primo, perchè se da Roma partisse l’ordine «dimettetevi dalle giunte delle due Regioni», nessun assessore Pdl obbedirebbe.
Di questi tempi si tengono stretta la loro poltrona e, alcuni insinuano, anche lo stipendio.
Dunque i governatori della Lega non rischiano nulla.
In ogni caso, se pure loro venissero travolti da una vendetta trasversale, quale concreto vantaggio ne ricaverebbe il Pdl?
Zero, spiegano sconsolati ai piani alti del partito.
Anzi, un gravissimo danno. Perchè nelle due Regioni si andrebbe alle urne e il centrodestra non avrebbe alcuna speranza di vincere.
Sconfitta sicura.
Invece aspettando la normale scadenza del 2015, magari, mai dire mai…
E poi c’è una terza singlare considerazione che aleggia, sebbene a via dell’Umiltà ne parlino malvolentieri: la Lega in fondo non ha «tradito».
Mica si sta buttando a sinistra.
Semplicemente prende atto che Formigoni e la sua giunta non si reggono in piedi per un cumulo di fatti giudiziari.
Per il timore (secondo alcuni la certezza) che altre inchieste si aggiungano e per la conseguente ansia di fuggire prima del crollo.
Maroni ha cambiato le carte in tavola, è l’accusa di alcuni, aveva preso accordi diversi con Alfano salvo rimangiarseli, di lui non ci si può più fidare. Per altri che sono la maggioranza, invece, il segretario della Lega è stato lui stesso vittima della vecchia volpe Bossi, che prima ha consigliato a Formigoni di resistere, salvo pugnalarlo non appena Bobo e Angelino si sono stretti la mano.
Così va la politica.
Nel giudizio dei vertici Pdl, Maroni e la Lega possono ancora tornare utili in prospettiva, sbagliatissimo rompere.
Semmai il timore dei quadri dirigenti è che con la Lega Berlusconi possa rivelarsi troppo generoso.
Al punto che se il Carroccio chiedesse di esprimere il candidato presidente della Lombardia, offrendo in cambio un’alleanza nazionale, l’ex-premier non esiterebbe a metterci la firma.
Con il solo 5 per cento dei voti, ragiona perplesso il piemontese Osvaldo Napoli, «Maroni allungherebbe le mani sulle tre più grandi regioni del Nord». Ma prima il fato di Formigoni si deve compiere fino in fondo.
Deve togliersi di mezzo. L
a Santanchè glielo consigliava da tempo, «si dimetta prima che la Lega gli dia gli 8 giorni». Il mutismo del Cavaliere alimenta i sospetti che, in cuor suo, l’esito non gli sia così sgradito.
Tre sere fa Berlusconi si è informato distrattamente con Alfano sul suo colloquio con Maroni, lungo tutto il corso della giornata non aveva nemmeno avuto la curiosità di chiamare.
Ieri Berlusconi aveva un diavolo per capello.
Non per la Lombardia, bensì per certi articoli di giornale che lo dipingono più alto grazie ai tacchi e gli attribuiscono come fidanzata la giovane e piacente deputata Pascale.
Ma soprattutto si è sdegnato con il presidente del Palermo calcio Zamparini, secondo il quale Silvio si fa «la punturina» laddove una pillola basterebbe per restituirgli nuova linfa.
C’è un’ultima interpretazione, ancora più tremenda, del silenzio berlusconiano: come per Formigoni, pure per il Pdl l’ex padre padrone sta adottando la tattica del «laissez-faire».
Non si cura di quanto accade sul territorio, delle roccaforti perdute una dopo l’altra, del senso di un generale «rompete le righe», dei sondaggi in caduta libera ormai sotto il 15 per cento, delle sirene centriste e di Italia futura che cominciano a far breccia tra i gerarchi, del modello lombardo tanto decantato che rischia di rovesciarsi nel suo contrario…
Il Cavaliere osserva silenzioso in quanto convinto che non ci sia più speranza di salvare il partito.
Sta progettando di farne uno nuovo sotto forma di lista civica, dunque lascia che quello vecchio vada alla deriva per poter dire al momento buono: «Basta, si ricomincia. Da me».
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
LA CORTE DEI CONTI INDAGA SUL LEGHISTA DIEGO CAGNATO…E C’E’ CHI LO ACCUSA: “E’ SOLO UN ESCAMOTAGE, IN REALTA’ VIVE QUI VICINO”
Padroni a casa nostra, consiglieri a casa vostra.
Ma per raggiungervi, prego rimborsare biglietto.
Diego Cagnato è un consigliere leghista della Provincia di Venezia e, come tutti i suoi colleghi, per raggiungere la sede dell’amministrazione provinciale si fa rimborsare le spese di trasporto tra casa e bottega.
Niente autobus, tram o vaporetto: Cagnato si muove con la sua Mercedes Sport Cupè.
Tutto in regola?
Certo, se non fosse che nell’arco del 2011 i suoi spostamenti sono costati ai veneziani più di tredicimila euro.
E che per i soli primi sei mesi del 2012 il conto sfiora già quota diecimila.
Come è possibile?
Semplicissimo: Cagnato risiede a Verzegnis, a due passi da Tolmezzo ma a 187 chilometri da Venezia. I
n un’altra provincia. Addirittura in un’altra Regione.
Lo scorso anno – secondo le richieste di rimborso presentate – ha percorso quel tragitto 121 volte, macinando qualcosa come 42.617 chilometri.
Ma quest’anno rischia di superare ogni record: da gennaio a giugno di quest’anno il contachilometri della sua Mercedes ha aggiunto altro 26.959 Km.
Di questo passo, a fine anno, si avvicinerà ai 54 mila chilometri percorsi.
Con quel che costa la benzina al giorno d’oggi, sarebbe meglio trovargli un monolocale in Laguna.
Indaga la Corte dei Conti
Una decina di giorni fa «Il Corriere del Veneto» ha segnalato la vicenda a dir poco anomala. Ora la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo per chiarire eventuali irregolarità .
Anche perchè è vero che ai consiglieri è consentito di farsi rimborsare le spese di trasporto per il tragitto da casa a palazzo, ma è anche vero il caso del consiglieri che vive fuori dai confini regionali è più unico che raro.
«Tutto secondo regolamento» sbotta il diretto interessato, che però preferisce non commentare: «Non voglio passare per il capro espiatorio, non mi va di diventare un mostro da sbattere sui giornali».
Sarà , ma i malumori si sono sollevati non soltanto tra i rivali politici.
Anche i Giovani Padani se la sono presa con il compagno di partito: «In un momento di crisi come questo – hanno detto – anche la politica deve fare dei sacrifici».
Il doppio incarico e i sospetti
Di sacrifici, viste le ore passate al volante, Cagnato ne fa abbastanza.
«Tutto per passione – va ripetendo da settimane – non per i soldi, anche perchè con questi ritmi la mia auto si usura in fretta».
In Provincia, in effetti, lo descrivono come uno stakanovista: «Non si perde neanche una commissione», giurano.
Eppure c’è un altro aspetto che ha alimentato i sospetti delle malelingue:
Cagnato non è solo consigliere in Provincia, ma anche vicesindaco a Meolo, piccolo comune del Veneziano.
Ma il problema, in questo caso, non è il doppio incarico.
Piuttosto il fatto che riesca a seguire tutti i lavori del consiglio provinciale e ad amministrare un Comune di quasi settemila abitanti standosene in riva al Tagliamento.
«Ma quale Tagliamento – sussurrano i nemici – quello se ne sta a Meolo, il paese di cui è originario».
«Vivo a Verzegnis dal 1990 – la replica seccata – il paese di mia moglie. A Meolo mi ci fermo solo ogni tanto a dormire quando faccio tardi e rimango a casa di mia madre».
E sapeste quanti soldi di benzina fa risparmiare ai veneziani quel punto d’appoggio…
Marco Bresolin
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Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
SECONDO I PM LA “VISIBILIA” HA AVUTO PRESTITI DALLA BPM PER MILIONI DI EURO SENZA ADEGUATA ISTRUTTORIA E LA SUA RICHIESTA VENNE VALUTATA DA UN SEMPLICE DIRETTORE E NON DAL CDA, COME SOSTENUTO DALLA SANTANCHE’
Il problema non è che Daniela Santanchè dica in tv, a chi le pone una domanda sui suoi conflitti di
interesse di imprenditrice-politica a caccia di soldi dalla Banca Popolare di Milano: “lei è uno stronzo!”.
Il problema è che Daniela Santanchè “spara cazzate”, come dice lei ai giornalisti che le rinfacciano le sue richieste di credito alla Bpm.
L’ex sottosegretario mente quando dice in tv di essere stata svantaggiata dalla Bpm in quanto politico perchè “quando viene deliberato qualsiasi atto [in banca, ndr] prima di fare qualcosa con un imprenditore che è anche un politico, noi abbiamo sopra il comitato un altro controllo”.
E mente quando dice: “I soldi non me li ha dati la Bpm”.
Ieri il Fatto ha pubblicato le intercettazioni nelle quali Santanchè (non indagata) parla con Antonio Cannalire, il consulente dell’ex presidente della Banca Popolare di Milano Massimo Ponzellini, poi finito ai domiciliari come lui a maggio in un’inchiesta sui fidi facili in Bpm nella quale è contestata l’associazione a delinquere dal pm della Procura di Milano Roberto Pellicano.
La Guardia di Finanza ha intercettato l’allora sottosegretario del governo Berlusconi nell’ottobre-novembre del 2011, quando Andrea Bonomi prende il comando della banca.
Il 22 ottobre Bonomi conquista Bpm e Santanchè esulta al telefono con Cannalire: “Vinto! Il primo gol è andato in porta”.
Quale sarà il secondo lo si comprende il 2 novembre: un funzionario della banca chiama Cannalire per riferirgli il suo colloquio con Luigi Lucca, dirigente della divisione crediti.
Lucca, scrivono le Fiamme Gialle: “Gli ha detto che un conto è dire ‘abbiamo il 75% di fatture emesse non incassate’ un conto è dire 35/40%. Molteni dice che il problema esiste”.
La società Visibilia di Daniela Santanchè è una concessionaria che vende spazi pubblicitari ai giornali come il Giornale della famiglia Berlusconi e ottiene credito dalla Bpm presentando le fatture da pagare.
Il pm Pellicano ha chiesto al suo consulente Michele Lo Coco, un ispettore di Banca d’Italia, di verificare cosa c’era nelle relazioni interne della Bpm su Visibilia.
Si scopre così che “la percentuale di insoluti [sulle fatture presentate dalla società di Santanchè, Ndr] nel 2010 si è attestata al 32%, nel giugno 2010-maggio 2011: 56% e in ulteriore peggioramento negli ultimi 4 mesi: da febbraio 2011 a maggio 2011: 79,6%”.
Chi darebbe credito a una società se presenta fatture che 8 volte su 10 non sono pagate?
Eppure il consulente del pm scrive: “Dai dati dell’ultima Centrale Rischi disponibile (30 novembre 2011) l’esposizione di Bpm verso il gruppo è di 2,8 milioni di euro con sconfinamento di 120 mila euro.
Il sistema è invece esposto per 14,7 milioni di euro (485 mila euro lo sconfinamento)”.
Poi la relazione al pm ricostruisce la vicenda delle due società operative — Visibilia 2 e Visibilia Pubblicità — e della capogruppo Visibilia (ex Adv Srl).
“I rapporti con il gruppo si instaurano nel dicembre del 2009 con l’affidamento a Visibilia 2 srl per 4 milioni di euro (anticipo fatture per 3,7 milioni e 300 mila euro apertura di credito)”.
“Visibilia pubblicità Srl viene affidata nel maggio 2010 con apertura di credito di 200 mila euro e anticipo fatture di 2 milioni”.
A differenza di quanto ha affermato Santanchè ad Agorà , la sua pratica non è stata sottoposta a un livello superiore per il suo ruolo politico: “Nonostante nella relazione di agenzia si segnalasse la necessità di innalzare la competenza deliberativa a livello di cda in funzione della carica parlamentare [rectius politica ndr] ricoperta dalla signora Santanchè. Il fido è stato deliberato dal Direttore Crediti.
Unica garanzia richiesta una lettera di patronage non impegnativa della capogruppo ADV srl”.
In pratica, Santanchè garantisce alla banca la sua solvibilità e ottiene credito sulla parola, senza garanzie.
Insomma, secondo il consulente del pm Visibilia ha avuto credito senza adeguata istruttoria: “Il processo istruttorio rivela talune debolezze soprattutto in relazione a un adeguato scrutinio del merito creditizio del cliente. Infatti vengono concessi affidamenti a una start up con una dotazione patrimoniale del tutto modesta, struttura finanziaria estremamente aggressiva e con l’acquisizione di garanzie di natura meramente ‘morale’”.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: la casta | Commenta »