Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
ECCO TUTTI GLI SCANDALI NEGLI ENTI IN VIA DI ESTINZIONE
Per la gestione ordinaria delle oltre cento province italiana vendono spesi quasi 11 miliardi di
euro ogni anno.
Gli amministratori di questi enti in via di cancellazione sono oltre 1700.
E molti di loro approfittano dei rimborsi per l’attività politica.
A cominciare dai consiglieri “fuori sede” che hanno diritto al rimborso chilometrico per i loro trasferimenti.
Dall’acquisto di calendari, bandierine e display all’invio di pacchetti di migliaia di sms, dalla fornitura di t-shirt ai cartoncini augurali per Pasqua e Natale, dalle missioni a Malaga (si può forse mancare al “forum delle città euroarabe”?) agli spazi televisivi. Parola d’ordine: attività istituzionale.
Che serve a giustificare anche l’acquisto di uno stock di dizionari Zanichelli, utili magari a un ex assessore passato alla storia per aver definito la Sicilia «un’isola accerchiata dal mare».
Una ricevuta e via, ecco il pagamento a piè di lista.
Ne hanno fatta tanta, di attività istituzionale, i consiglieri provinciali di Catania, se in un anno – come ha rivelato ieri il settimanale “S” – sono riusciti ad accumulare spese per 215 mila euro. Una cifra con la quale, in Sicilia, una famiglia media campa per dieci anni, secondo le stime della Banca d’Italia. Una cifra che, moltiplicata per il numero spropositato di Province (107), dà la dimensione di quanto costi la politica in questi enti intermedi che Monti vuole quasi dimezzare: oltre venti milioni di euro di soli trasferimenti ai gruppi che stanno dando vita a nuovi scandali. Per carità , il presidente dell’Unione Province Giuseppe Castiglione frena e dice che «molte amministrazioni, negli ultimi mesi, hanno cancellato questa voce».
A partire dalla sua, che è proprio quella catanese.
Ma queste spesucce a disposizione di un esercito di amministratori (oltre 1.700) consolidano comunque un budget complessivo, per il personale politico delle Province, che con gli stipendi raggiunge 111 milioni di euro e una spesa complessiva di gestione per 11 miliardi.
E danno il senso di come lo scialo, in questi anni, non ha riguardato solo le Regioni.
RIMBORSI, CHE PACCHIA
Da Pescara a Treviso, da Agrigento a Frosinone, si moltiplicano le spese allegre per gli amministratori “fuori sede”.
In Abruzzo si è gridato allo scandalo quando “il Centro” ha svelato i rimborsi viaggi dei consiglieri: 8.425 eutro ad aprile, un quarto dei quali appannaggio del presidente Giorgio De Luca, che ha irrobustito il suo stipendio con oltre 2 mila euro accordati per percorrere (quante volte?) i 37 chilometri che separano la sua residenza di Manoppello da Pescara.
A Treviso la giunta Muraro ha messo insieme 177 mila euro di rimborsi viaggi in un anno. E in un solo mese, marzo 2011, il vicepresidente Floriano Zambon (Pdl) ha presentato spese per trasferimenti pari a 5.308 euro.
Il Pd ha calcolato che con quella cifra Zambon deve essere andato da casa sua a Conegliano fino in ufficio a Treviso per 32 giorni consecutivi, compresi sabati e domeniche, con una evidente forzatura del calendario.
Il rimborso è solitamente calcolato sulla base di parametri fissati dall’Aci ma basta un’autocertificazione per attestare quanti spostamenti si fanno.
Così le cifre rimborsate variano notevolmente da una provincia all’altra: ad Agrigento 13 mila euro al mese, a Frosinone 8 mila.
Poi ci sono i vantaggi indiretti che giungono da altri tipi di rimborsi: Castiglione rivela di aver segnalato alla Guardia di finanza il caso di alcuni consiglieri provinciali che, dopo l’elezione, hanno ottenuto sospette promozioni nelle piccole aziende o cooperative di cui sono dipendenti. L’ente si è così trovato costretto a pagare ingenti rimborsi ai datori di lavoro per la partecipazione degli stessi dipendenti a sedute d’aula o di commissione.
L’ombra è quella di una truffa: «Ci sono consiglieri che costano tre volte il presidente», afferma Castiglione.
LE PALME E ALTRE SPESUCCE
Di peculato deve rispondere anche Eugenio D’Orsi, presidente della Provincia di Agrigento, sotto processo perchè avrebbe fatto piantare nel giardino di casa 40 palme acquistate dall’ente al costo di 150 euro l’una.
Vicenda tragicomica, che la dice lunga su un certo senso di grandeur – e di impunità – che ha caratterizzato l’attività degli amministratori provinciali.
Come dimenticare sprechi tentati o perpetrati quali l’acquisto da parte della Provincia di Reggio Calabria (poi rientrato fra le polemiche) di un pianoforte a coda da 120 mila euro?
Duemila chilometri più a Nord, un finanziamento da 2.400 euro per un torneo di beach volley (a Bolzano!) è invece costato a Luis Durnwalder una condanna da parte della Corte dei Conti.
Per non parlare dell’inguaribile vizietto del gettone- premio: 32 amministratori e dirigenti della Provincia di Caserta sono sotto inchiesta da parte della Corte dei conti perchè avrebbero concesso ai dipendenti di un’azienda partecipata indennità , premi e permessi non dovuti.
Dodici milioni il danno erariale stimato.
E tutta la giunta della Provincia di Arezzo, a cominciare dal presidente Roberto Vasai, è indagata per aver corrisposto indebiti compensi (17 mila euro) ai responsabili dei tre ambiti di caccia.
Decisamente maggiore – un milione di euro – è la cifra che la magistratura contabile contesta al presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti, per i contratti da “esterni” accordati al suo staff.
IN FESTA SULLA NAVE CHE AFFONDA
Lo sperpero è proseguito, anche quando sulla testa delle Province cominciava ad agitarsi la scure del governo: a dicembre i consiglieri di Siracusa si regalarono 19 tablet con connessione a Internet, non si sa mai.
Noncurante del decreto “Salva Italia” che prevede la soppressione delle giunte provinciali, il presidente messinese Nanni Ricevuto a giugno ha portato a 15 il numero dei suoi assessori: tre in più di Roma.
A Milano è pronto il bando della giunta provinciale per la realizzazione di una nuova lussuosa sede, con tanto di torre di 12 piani, dal costo di 43 milioni.
E ciò malgrado, per effetto della spending review, la Provincia di Milano fra poco più di 400 giorni dovrebbe scomparire a favore della città metropolitana.
Stessa sorte che tocca alla Provincia di Roma, che pure fra le polemiche – e un’inchiesta della Corte dei conti – si appresta a trasferirsi nei nuovi uffici dell’Eur costati non proprio una bazzecola: 263 milioni.
Emanuele Lauria
(da “La Repubblica”)
argomento: la casta | Commenta »
Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
UN’OPERAIA DELLA PATA ERA STATA ALLONTANATA PERCHE’ RITENUTA INIDONEA A CAUSA DEL “GOMITO DEL TENNISTA”…. GRAZIE AL NUOVO PROVVEDIMENTI LAMPO INTRODOTTO DALLA FORNERO E’ TORNATA SUBITO AL SUO POSTO
Nell’arco di tre mesi licenziata e reintegrata.
Patrizia Sinini, operaia della Pata, azienda che produce snack e patatine a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, è fra le prime persone in Italia a beneficiare del nuovo procedimento giudiziario “lampo” in materia di impugnazione dei licenziamenti previsto dall’articolo 1 comma 47 e seguenti della legge n. 92 del 2012, meglio conosciuta come “Legge Fornero“.
I fatti.
Il 4 luglio del 2012 Patrizia Sinini viene licenziata dalla ditta mantovana che dà lavoro a 200 persone.
Il motivo addotto è l’inidoneità alla mansione per cui era stata assunta, ossia cernita, confezione e cartonatrice delle patate.
A stabilirlo una valutazione del medico aziendale che aveva diagnosticato all’operaia una epicondilite acuta, disturbo meglio conosciuto come “gomito del tennista”.
A questo punto la donna, ritenendo ingiusto il licenziamento si è rivolta all’avvocato giuslavorista Arturo Strullato che ha impugnato la decisione dell’azienda ricorrendo al tribunale di Mantova.
Il 28 settembre 2012 la velocissima sentenza in merito al contenzioso, firmata dal giudice Luigi Bettini, viene depositata in cancelleria.
Poco più di tre mesi per dire che il licenziamento è illegittimo e da annullare e che la signora Sinini deve essere reintegrata nel precedente posto di lavoro dall’azienda.
A quest’ultima viene anche ordinato di pagare le spese legali (2225 euro) alla dipendente licenziata ingiustamente e cinque mensilità .
La commissione medica dell’Asl, che ha visitato l’operaia su sua stessa richiesta, ha infatti stabilito, vista la natura transitoria dell’infiammazione che l’ha colpita, la sua idoneità alla mansione, seppure con alcune limitazioni rispetto al passato.
“I tempi di giudizio — spiega l’avvocato Strullato — sono stati rapidissimi perchè abbiamo potuto beneficiare delle nuove norme in materia di impugnativa dei licenziamenti stabilite dall’articolo 1 commi 47 e seguenti della Legge numero 92 del 2012 o Legge Fornero.
In sostanza la nuova legislazione prevede che a seguito della presentazione del ricorso il giudice fissi con decreto l’udienza di comparizione delle parti.
L’udienza deve essere fissata non oltre quaranta giorni dal deposito del ricorso.
La sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dall’udienza di discussione, con evidente abbattimento dei tempi processuali rispetto ai 60 giorni previsti per il deposito della sentenza motivata nel procedimento ordinario del lavoro.
Se avessimo dovuto affrontare questo caso con le vecchie norme saremmo arrivati a sentenza come minimo all’inizio del 2014.
Questo perchè avremmo dovuto affrontare almeno tre udienze distanziate di sei mesi l’una dall’altra.
La legge Fornero, invece, permette al giudice di decidere allo stato dei fatti, basandosi sulle documentazioni fornite dalle parti in causa.
Nel caso specifico il giudice si era limitato a sentire, oltre che le parti in causa, il dottor Roberto Trinco dell’Asl di Mantova”.
Le conseguenze dell’illegittimità del licenziamento sono state valutate dal giudice con riferimento alla disciplina dell’articolo 18 della Legge n. 300 del 1970 o Statuto dei lavoratori, che regolamenta la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato.
Come noto la riforma Fornero ha modificato questo articolo, ma essendo il licenziamento di Patrizia Sinini avvenuto il 4 luglio, ossia prima dell’entrata in vigore della Legge Fornero (18 luglio 2012), la nuova disciplina non è stata applicata.
Probabile che la vicenda, comunque, non sia finita qui e che la Pata ricorra in appello. Il rapporto fra l’azienda e la dipendente è complicato da parecchio tempo e già in un’altra occasione c’è stato bisogno di ricorrere agli avvocati e alle vie legali.
In particolar modo i rapporti fra le parti si erano complicati quando l’azienda, due anni fa, aveva deciso di non pagare più il premio di produzione e di sostituirlo con i buoni pasto.
Decisione mai accettata dalla signora Sinini “rimasta l’unica dipendente della Pata, su 200, iscritta al sindacato” ha detto l’avvocato Strullato, e pronta a dare battaglia su questo fronte pretendendo che le fosse corrisposto il premio.
Anche in quel caso il giudice le diede ragione.
Per questi motivi nell’ultimo ricorso l’operaia della Pata lamentava, oltre che l’assenza di giustificato motivo del licenziamento, anche la natura discriminatoria dello stesso, conseguenza del fatto che era rappresentante sindacale e che aveva più volte fatto valere i propri diritti.
Ma in questo caso il giudice le ha dato torto sentenziando che “non può ravvisarsi alcuna natura discriminatoria nel licenziamento intimato”.
Emanuele Salvato
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Giustizia, Lavoro | Commenta »
Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
SU “AVVENIRE” IL PRESIDENTE DEI DEPUTATI PDL AL PARLAMENTO EUROPEO SPIEGA L’URGENZA DI TROVARE UNA GUIDA PER IL PARTITO…”IL POPOLO E’ OSTILE A CAMPAGNE ELETTORALI FATTE DI DISCUSSIONI SUL NULLA”
L’identikit è chiaro: “serve un candidato capace di dire cose credibili sull’Europa e sul recupero
di competitività nel nostro Paese”.
Altrimenti “meglio archiviare definitivamente il Pdl” e “chiudere bottega”.
Sono dure le parole di Mario Mauro, il presidente del deputati del Pdl al Parlamento europeo legato al movimento di Comunione e Liberazione, che ad Avvenire liquida definitivamente l’era Berlusconi e spiega che il partito “per continuare ad esistere ha un disperato bisogno di un nuovo leader”.
In particolare, aggiunge, ”abbiamo bisogno di qualcuno che non abbia esaurito la sua carica, che non abbia terminato la sua parabola.
Il partito per continuare a esistere ha disperato bisogno di un nuovo leader. Se non lo troviamo, meglio chiudere bottega”.
Adesso, prosegue, “serve un dibattito serio, e non saranno trovate dell’ultimo istante a convincere un popolo oramai ostile a campagne elettorali fatte di discussioni sul nulla”.
E avverte: “Se la nostra mossa a sorpresa fosse cercare di far ricadere sull’Europa la responsabilità per quanto non riusciamo a fare da vent’anni, sarebbe pura follia”.
Il parlamentare commenta anche la figura di Matteo Renzi che, nonostante sia “ancora acerbo”, “esprime un’incredibile voglia di cambiamento”.
“E se poi di là passa il messaggio ‘mai più un partito ex comunista’, di qua dovrà prendere forma un partito nuovo che non sia più una corte e che sappia riscoprire una storia”.
Parole che non sono piaciute a Sandro Bondi, ex coordinatore nazionale del Pdl.
“Non sono d’accordo nè con Mario Mauro nè con Gianni Alemanno“, spiega il deputato criticando anche il sindaco di Roma che nei giorni scorsi aveva chiesto una svolta per rifondare il centrodestra, “una realtà che ha bisogno non solo di valori, che ci sono, e di riferimenti politici, ma che ha bisogno di comportamenti che rendano credibili questi valori”.
Bondi ha aggiunto che in questo momento “la parola d’ordine non deve essere quella di ripudiare la nostra storia e di disconoscere con una certa leggerezza il ruolo del presidente Berlusconi. Auspicare scissioni o nuovi inizi è nel migliore dei casi una illusione foriera di ulteriori imprevedibili problemi”.
Secondo il senatore l’impegno “deve essere positivo e costruttivo, con un lavoro certosino e costante rivolto al rafforzamento, al consolidamento e soprattutto ad un autentico rinnovamento. Bisogna partire dalle difficoltà obiettive, non per smantellare quello che in questi anni abbiamo costruito faticosamente, bensì per sostenere il nuovo corso che con l’elezione di Angelino Alfano il presidente Berlusconi ha voluto imprimere alla vita del partito”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: PdL, radici e valori | Commenta »
Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
L’ULTIMO PROFETA DI UN COMUNISMO DAL VOLTO UMANO SFIDA BERSANI E RENZI PUNTANDO SU DIRITTI E STATO
Alla fine Nichi Vendola ha deciso di candidarsi alle Primarie perchè pensa di poterle vincere.
Che poi ci riesca, questo è tutto da dimostrare, ma in battaglie come queste il piglio che anima i contendenti condiziona la qualità della contesa e puntare al primo posto è diverso che contentarsi di un buon secondo posto.
L’ambizione di Vendola, che trapela dall’entourage del Governatore, è un’ottima notizia: è l’annuncio che le Primarie del centrosinistra saranno vere, verissime.
La stessa convinzione di Vendola, in queste ore, anima gli altri due sfidanti alle Primarie, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Tutti e tre, dati i tempi, non potranno cincischiare, saranno chiamati ad spiegare molto concretamente come immaginano di far uscire l’Italia dalla durissima crisi nella quale si ritrova.
Daranno il “meglio” o il “peggio” di sè? Questo è ancora presto per dirlo.
Ma l’approccio è già chiaro.
Dopo averci rimuginato per mesi, Vendola ha deciso di lanciarsi nella contesa perchè pensa di avere trovato le tre parole chiave per fare l’onda che lo porti per primo al traguardo: no al Monti-bis.
Certo, Vendola, l’ultimo profeta di un comunismo dal volto umano, farà leva sulla sua cultura di sempre: i diritti (sociali ma anche civili) vengono prima di tutto e sicuramente prima dei doveri; l’economia si rianima grazie allo stimolo dello Stato; la spesa pubblica deve restare un buon ammortizzatore sociale.
E’ la cultura post-sessantottina che dagli Anni Settanta è arrivata fino ad oggi e che secondo l’analisi di Mario Monti e non solo sua è corresponsabile dell’imbuto nel quale è finito lo Stivale.
Matteo Renzi – che per candidarsi non ha chiesto il permesso ai guru della sinistra mediatico-imprenditoriale – dice di puntare quasi tutto su una parola e su una pratica che finora è stata tabù a sinistra: merito.
Non è molto e su tante questioni il sindaco resta sul vago, anche perchè Renzi scommette tutto sul discrimine vecchio-nuovo.
Così come Vendola punta tutto, o quasi, su un altro discrimine: Monti sì-Monti no. Pier Luigi Bersani, che in cuor suo contava su una candidatura di Vendola perchè sa che il Governatore della Puglia è in grado di drenare una parte dei voti anti-casta di Renzi, ora è chiamato ad una svolta di chiarezza.
Se non dirà parole più chiare e meno “sentite”, se non spiegherà meglio la sua idea di Paese, la sfida delle Primarie, al di là dei tanti consensi che continuano a gratificare il segretario del Pd, potrebbero polarizzarsi attorno al duo Renzi-Vendola.
E a quel punto Bersani non potrà cavarsela, invocando, come faceva la Dc, un voto al centro contro gli opposti estremismi.
Fabio Martini
(da “La Stampa“)
argomento: elezioni | Commenta »
Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
LO STAFF DELLA GIUNTA DEL PRESIDENTE COTA: PARENTOPOLI LEGHISTA
«Niente sarà più come prima». L’aria dell’assessore appena uscito dal tavolo di concertazione
della Regione Piemonte era sullo sconsolato andante.
Quasi una seduta di autocoscienza, quella di ieri, capigruppo e presidente a decidere di cancellare con un tratto di penna i rimborsi legati all’autocertificazione (591mila euro nel 2011) e la riduzione del venti per cento dei fondi destinati ai gruppi consiliari.
I 19 faldoni che la Finanza ha acquisito venerdì sono sotto chiave.
L’indagine comincerà da quei consiglieri assurti agli onori delle cronache in questi giorni, per via di vicende e autocertificazioni chilometriche di dubbia natura.
«Quel che è certo» spiegano in procura «è che non si può essere contemporaneamente in due luoghi diversi».
Ma ormai il pulsante dell’autodistruzione, almeno sul piano dell’immagine, è stato schiacciato.
Lo stesso prospetto dei collaboratori esterni della giunta, chiesto e ottenuto da Roberto Cota con il proposito di dare vita a una operazione di trasparenza, rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio.
Anticipato in parte dal micidiale Spiffero, il sito di informazione politica che a Torino tutti leggono senza ammettere di farlo, quell’elenco ha subito prodotto agitazione.
Contiene infatti nomi di familiari, amici degli amici, vecchi compagni di partito sistemati per tempo.
Nulla che possa interessare la magistratura, una legge del 1981, ben sfruttata da legislature di diverso colore dell’attuale, consente una spesa da quattro milioni di euro per assumere personale esterno alla Regione.
Solo la conferma che il calvinista Piemonte non è poi molto diverso nella sue pratiche politiche da altre e più celebri istituzioni.
Non si arriva mai ai titolari delle liste fai da te, che hanno assunto nella loro squadra mogli, fidanzate e parenti stretti.
Ma salendo ai vertici della giunta certe volte è solo questione di opportunità , o di contiguità geografica: Isabella Arnoldi, novarese di adozione, dipendente della Regione Piemonte, moglie di Giuseppe Cortese, novarese, portavoce di Cota, ha lavorato per un anno nello staff dell’assessore al Patrimonio Massimo Giordano, grande amico del governatore ed ex sindaco di Novara.
Paola Ambrogio, consigliere comunale Pdl, è moglie di Roberto Ravello, assessore regionale all’Ambiente.
Ha vinto un regolare concorso, ma è stata trasferita – 70mila euro lordi all’anno – nello staff dell’assessore al Commercio William Casoni.
Gli incroci sono tanti.
Michela Carossa, una delle collaboratrici più apprezzate del presidente Cota, è anche figlia di Mario, figura storica del leghismo torinese, consigliere regionale e capogruppo del partito.
Al tempo delle elezioni, maggio 2010, Deodato Scanderebech fece notizia per la decisione di rompere con l’Udc, il suo partito, che appoggiava Mercedes Bresso.
Poi subentrò in Parlamento a Michele Vietti, andato a presiedere il Consiglio superiore della magistratura.
Nell’attesa del viaggio a Roma si accontentò di una collaborazione di tre mesi e da 10.250 euro lordi con l’assessorato allo sviluppo Economico, in qualità di addetto ai rapporti con le istituzioni e con la stampa.
Tutto in famiglia, anche nel senso della comune militanza politica.
Barbara Bonino, titolare dei Trasporti, si fida molto dei suoi ex compagni di An.
A Cesare Formisano, ex presidente di circoscrizione, molto vicino al deputato Agostino Ghiglia, capo indiscusso di questa area politica piemontese, sono andate quattro consulenze, supporto tecnico e progetto info mobilità , per un totale di 47.300 euro.
Altri due consiglieri comunali Pdl, tendenza An, sono entrati come «collaboratori specializzati», 42.000 euro a testa.
Al Lavoro, retto dall’assessore Claudia Porchietto, berlusconiana nei secoli fedele, era invece di casa Andrea Tronzano, capogruppo Pdl al Comune di Torino, nel doppio ruolo di addetto collaboratore e gestore delle pratiche provenienti da privati cittadini, per un totale di quasi 28mila Euro lordi.
Al Bilancio, consulenza biennale da 29.000 Euro per il consigliere comunale Silvio Magliano.
Al Turismo largo a Davide Balena, ex candidato Pdl alla presidenza di circoscrizione, collaboratore specializzato da 51.000 Euro.
Cifre piccole e grandi, assunzioni di specialisti con la passione per la politica.
C’era una volta, se mai c’è stata, la diversità piemontese.
Marco Imarisio Marco Imarisio
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: LegaNord | Commenta »
Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
SOTTRATTA ALL’INPS UNA SOMMA PARI A OLTRE UN MILONE DI EURO… ESAMINATE 30.000 PRATICHE
Nell’ambito di indagini, la Guardia di Finanza di Taranto ha denunciato 650 persone con l’accusa di indebita percezione di indennità di accompagnamento.
LE INDAGINI
Sono accusati di omessa dichiarazione all’Inps dei periodi di ricovero nelle strutture pubbliche e privati per i quali non era prevista l’indennità .
La somma sottratta all’istituto di previdenza ammonta ad un milione e centomila euro. Le accuse sono falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e truffa aggravata.
Le verifiche hanno riguardato tutti quei casi di ricoveri presso strutture sanitarie di riabilitazione o lungodegenza a totale carico dello Stato o di altro ente pubblico, per periodi superiori a 30 giorni.
Per passare al setaccio ogni struttura, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Taranto, hanno acquisito presso la Asl gli elenchi dei soggetti ricoverati nelle strutture della provincia e li hanno incrociati con quelli dei percettori di indennità presso l’Inps. Sono così state individuate 650 persone, su 30mila posizioni controllate, che, pur essendo state ricoverate in strutture sanitarie, hanno omesso l’invio della prevista comunicazione o hanno comunicato dati inesatti, percependo dunque indebitamente l’indennità di accompagnamento anche per quei periodi in cui erano ricoverati a totale carico dello Stato.
Allo stato dei controlli, la Gdf ha accertato che ammonta a un milione e centomila euro, l’entità della somma indebitamente percepita.
Nazareno Dinoi
(da “Il Corriere della Sera”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
FIORITO ARRESTATO “PERCHE’ AVREBBE POTUTO SCAPPARE ALL’ESTERO”
Gli uomini del nucleo valutario hanno arrestato per ordine della procura di Roma l’ex
capogruppo Pdl alla Regione Lazio Franco Fiorito accusato di peculato per aver utilizzato fondi del partito a fini personali.
Nell’ordinanza si evidenzia il pericolo di fuga e l’inquinamento probatorio. Sono in corso perquisizioni nelle sue abitazioni.
Un «depistaggio mediatico» nei confronti di avversari e persone coinvolte nella vicenda, sarebbe stato messo in atto, secondo l’accusa, da Franco Fiorito. Il convincimento è espresso nel provvedimento cautelare del gip Stefano Aprile.
FATTURE NEL TRITACARTE
«Frammenti di fatture destinate al gruppo consiliare del Pdl sono stati ritrovati nel tritacarte e nella pattumiera dell’abitazione di Fiorito» scrive il Gip nell’ordinanza.
Dunque Fiorito, che disponeva «liberamente della documentazione che custodiva», avrebbe di fatto manipolato o distrutto parte della stessa.
La documentazione, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, ha come oggetto «cravatte di seta, sciarpe in lana-seta e portadocumenti in pelle».
NON PRONTAMENTE REPERIBILE
Sempre il Gip contesta a Fiorito «di non essere stato prontamente reperibile in occasione della perquisizione del 14 settembre scorso».
Quel giorno, è scritto nel provvedimento, «la Guardia di Finanza non ha trovato la documentazione sottratta al gruppo Pdl della Regione, che invece lo stesso ex capogruppo ha consegnato cinque giorni dopo».
Secondo il giudice, l’ex capogruppo del Pdl ha utilizzato, in particolare, alcune fatture per «formare dossier riguardanti i suoi più diretti avversari politici nell’ambito del Gruppo consiliare e consegnarli agli organi di informazione».
«POTEVA FUGGIRE ALL’ESTERO»
E Fiorito avrebbe potuto fuggire all’estero: il Gip ne è convinto: «Come emerso dall’esito delle indagini compiute – si legge nel documento – Fiorito dispone di tre immobili a Tenerife e lì è anche titolare di cinque conti correnti. L’indagato può avvalersi di una grande imbarcazione e ha in corso di acquisizione un immobile a Mentone (Francia). Tali circostanze rendono concreto il pericolo che, con l’evolversi delle indagini e disponendo l’indagato di ingenti risorse economiche, possa darsi alla fuga».
DOMICILIARI NON IDONEI
Anche per questo motivo la misura dei domiciliari, per Fiorito, «non è idonea». Ma soprattutto non garantirebbe che « l’indagato non approfitti dei sostanziali margini di libertà per proseguire, anche trasgredendo la prescrizioni fondamentali, la sua illecita attività o comunque per non disperdere i contatti necessari per poterla riprendere in tempi migliori». In casa, infatti, avrebbe disposizione “tutti gli strumenti tecnologici necessari” a tal fine.
L’ORDINANZA
Nell’ordinanza del gip di Roma si spiega che sono 193 i bonifici, per 1,380 milioni di euro, finiti sui conti di Fiorito. La somma, per i pm, è stata sottratta dal conto del gruppo Pdl. Complessivamente Fiorito ha movimentato, in due anni, 6 milioni di euro.
Non corrisponde poi al vero che Fiorito avesse diritto a triplicare la propria disponibilità di fondi in base al cumulo delle cariche.
Lo hanno accertato i pm dopo avere esaminato i regolamenti regionali. In virtù di questa cumulabilità Fiorito percepiva 300mila euro l’anno, oltre lo stipendio, perchè capogruppo e presidente commissione.
LA JEEP
L’ordinanza contiene anche una raccolta delle stravaganze di Fiorito.
Ci sono infatti anche un caldaia per la villa al Circeo e una Jeep acquistata durante l’emergenza neve a Roma tra le spese effettuate da Fiorito con i fondi del gruppo Pdl.
Fiorito, come detto, avrebbe acquistato anche una caldaia per la villa al Circeo.
Pm e Guardia di Finanza hanno accertato che Fiorito ha acquistato il 13 febbraio scorso (nei giorni in cui Roma era alla prese con una storica nevicata) una Jeep per un valore di 35 mila euro.
Gli inquirenti poi definiscono come «vendita singolare» anche il passaggio del suv Bmw e di una Smart dal gruppo Pdl alla Regione Lazio.
Un’operazione in cui l’ex capogruppo risulta sia venditore che acquirente. Le due autovetture furono comprate proprio da Fiorito quando era capogruppo.
Per la procura, tale compravendita appare anomala. Su queste due auto gli esperti nominati dal partito per la gestione del passaggio di consegne tra Fiorito e Battistoni hanno annunciato l’avvio di una azione giudiziale per la restituzione dei due mezzi.
«SONO INNOCENTE»
«Urlo forte la mia innocenza». Queste le prime parole di Fiorito dopo l’arresto al telefono con l’Ansa.
«Su cosa punterò per difendermi? Sulla verita», dice spiegando di essere in attesa della formalizzazione dell’arresto.
«Mi devono prendere le impronte digitali e poi fare la foto segnaletica», ha concluso Fiorito. «Non ho paura del carcere sono un uomo forte e mi sento innocente, sono certo che verrà dimostrato. E poi in carcere non credo che troverò gente peggiore di quella che ho frequentato in regione e nel partito. Anzi».
«L’ordinanza – aggiunge Fiorito – si basa su un ipotetico pericolo di fuga e sul fatto che essendo ancora consigliere e presidente della Commissione bilancio potrei reiterare il reato: ma Consiglio e Commissione sono ufficialmente sciolto. Di certo non mi aspettavo di essere arrestato, e non credo che sia giusto», ha concluso Fiorito.
LA DIFESA
Dura invece la reazione del difensore dell’arrestato, Carlo Taormina: «Al di la di quelle che sono le pressioni mediatiche che reclamano che il capro espiatorio paghi per tutto.
Accanto a Fiorito mancano 70 consiglieri.
Il peculato non è pertinente, quei soldi entrano nelle casse del gruppo che è espressione del partito quindi equiparato a un’associazione privata. Al massimo si può discutere di un’appropriazione indebita».
Fiorito potrebbe essere interrogato dal giudice già domani.
«Faremo le nostre rimostranze nelle sedi opportune», dice Taormina, annunciando così il ricorso al tribunale del riesame contro il provvedimento di arresto del suo assistito.
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Giustizia, Regione | Commenta »
Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
LA GIOVANE EX AN ESCLUSA DAL PDL: “VORREI CAPIRE QUALI SONO NEL PDL I CRITERI DI SELEZIONE”
Carolina Varchi, 28 anni, vice-presidente dei giovani del partitoCarolina Varchi, 28 anni, vice-presidente dei giovani del partito.
Forse è opportuno che inizi lei, presentandosi.
«Mi chiamo Carolina Varchi, ho 28 anni, sono palermitana: completato il biennio di pratica forense, sto cercando di diventare avvocato…
Però la mia grande passione è la politica: ho cominciato a scuola, da ragazza, con i giovani di An, e adesso sono la vicepresidente nazionale di Giovane Italia, il movimento giovanile del Pdl. In pratica, sono la numero tre, dietro ad Annagrazia Calabria e a Marco Perissa. Continuo?».
No, è sufficiente così. Ora entriamo nella baruffa che la vede coinvolta e che, secondo alcuni osservatori, è emblematica per valutare lo stato dei rapporti all’interno del Pdl.
«Ah, beh… la storia è semplice. In Sicilia, il prossimo 28 ottobre, si vota per il rinnovo del Consiglio regionale.
Poichè pagarsi la campagna elettorale per un giovane è spesso impossibile, è abitudine dei partiti valorizzare i propri giovani migliori inserendoli nei cosiddetti listini bloccati, quei listini che ti garantiscono l’elezione in caso di vittoria del tuo schieramento.
E a me, ecco, avevano assicurato un posto nel listino di Nello Musumeci, il candidato a governare l’isola indicato da La Destra di Storace e appoggiato anche dal Pdl, da Pid e da Alleanza di centro.
Sembrava tutto a posto, solo che venerdì, a un’ora dalla presentazione delle liste, mi dicono che sono fuori, che c’è stato un problema».
Quale?
«Al posto mio e di un altro, hanno inserito due donne».
Chi sono?
«Conosco solo i loro nomi: Tiziana D’Anna, che dovrebbe essere della provincia di Catania, e Cettina Spataro, una trapanese che, mi raccontano, è vicina al senatore D’Alì».
Capita, nella politica italiana, d’essere segate all’ultimo.
«Capita, però io vorrei capire quali sono i criteri di selezione all’interno del mio partito, il Pdl.
Qualcuno deve spiegarmi perchè la Minetti può essere candidata al Consiglio regionale della Lombardia e io, che ho studiato, mi sono laureata, che ho un lavoro mio e che faccio politica da sempre, che mi pago i biglietti dei treni per andare a fare iniziative, devo restare fuori dalle liste siciliane: come si valuta una candidata nel Popolo della libertà ? Alfano può gentilmente darmi una spiegazione?».
Le hanno comunque proposto di candidarsi nella lista pdl, e di andarsi a cercare le preferenze come tutti.
«A parte che le preferenze, per com’è il regolamento elettorale siciliano, devi andare in giro a cercartele anche se sei nel listino bloccato di Musumeci: che senso avrebbe avuto candidarmi in solitaria contro i ricchi gattopardi del Pdl?
La loro forza economica, capace di tappezzare la regione con maxiposter, di organizzare feste e festoni, mi avrebbe schiacciata… No, ho preferito stare ferma un giro, ma porre il problema. Anche perchè…».
Anche perchè?
«Beh, insomma… dietro questa storia c’è…».
Coraggio.
«Beh, vede: il mio referente politico, nel Pdl, è Gianni Alemanno… e io, ecco, io pago anche e soprattutto il regolamento di conti in atto a livello nazionale… Pago il tentativo di ridimensionare gli ex An… C’è un progetto preciso, inutile girarci intorno. Ed è così preciso, così studiato a tavolino da procedere senza imbarazzi anche nei giorni in cui si scopre che il capogruppo del Pdl nel Lazio è un tipo che si fa chiamare Batman, con altri consiglieri che organizzano baccanali travestendosi da Ulisse, in un turbine di sprechi e champagne…».
Lei dice che…
«Io dico che, almeno davanti a realtà tragiche come quelle scoperte nel Lazio, un partito serio avrebbe dovuto dire: no, scusate, adesso le liste in Sicilia, che sono il primo appuntamento elettorale, cominciamo a farle seguendo logiche meritocratiche, dando spazio a facce pulite, a giovani che magari un bel lavoro già ce l’hanno, e che se si mettono a fare politica è solo per passione, e non per guadagnare facilmente».
Lei ha detto cose gravi.
«Io le ho raccontato come vengono decise le candidature nel Pdl».
(Finita l’intervista, la dottoressa Carolina Varchi spedisce una e-mail con il suo curriculum. «Così, tanto per farle capire chi sono e che storia ho»).
Fabrizio Roncone
(da “Il Corriere della Sera”)
argomento: elezioni | 1 Commento »
Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
OBIETTIVO DEL CAVALIERE: RESTARE IN MAGGIORANZA GRAZIE AL PAREGGIO
Nel pantano del Senato, dove stanno per essere spedite in aula 46 proposte di riforma
elettorale, Silvio Berlusconi si prepara al blitz in aula.
Il disegno di legge messo a punto da Verdini contempla un Porcellum corretto con un premio non più alla coalizione ma al partito, di un risicato 10 per cento.
È la strada spianata per un Parlamento privo di una maggioranza stabile.
La via del «pareggio», della riproposizione obbligata di Mario Monti e della permanenza del Pdl in maggioranza.
Obiettivo, cancellare dal sistema attuale il premio che ha garantito maggioranze del 55 per cento e dunque ostacolare la marcia di Bersani e Casini verso Palazzo Chigi.
«È la strada giusta, l’unica che dobbiamo percorrere», il mandato affidato dal Cavaliere agli sherpa che stanno conducendo le trattative.
Silvio Berlusconi rientra ad Arcore dopo il compleanno trascorso dalla figlia Marina in Provenza ed è un rientro reso più amaro dai sondaggi.
Il rilevamento pubblicato ieri sera dal Tg di Mentana lo da al 19,3, addirittura inferiore, vicino al 16, quello Ipr pubblicato dal Tg3.
Ma anche il sondaggio settimanale consegnatogli da Alessandra Ghisleri (Euromedia Research) inchioderebbe il partito, segnato dagli scandali regionali, sotto quota 20. Come se non bastasse, gli ex An si sono dati appuntamento domani per decidere una volta per tutte se uscire davvero da quel che resta del Pdl.
A Berlusconi a questo punto è chiaro che la rimonta elettorale, nonostante l’impegno personale, potrebbe rivelarsi impossibile.
Così, un meccanismo elettorale «non ostile» diventa la scialuppa di salvataggio.
Da condurre in porto, al Senato, magari col sostegno della Lega di Maroni.
I numeri in commissione Affari costituzionali non ci sono.
Ma in aula, complice il caos, tutto può succedere.
Le trattative con Pd e Udc sono al palo. Oggi la commissione di Palazzo Madama dovrà stilare il calendario della sua ultima settimana di lavori. Poi tutta la partita si trasferirà in aula. E se lì si areneranno le 46 proposte di riforma, sarà il Vietnam.
Ed è proprio a quel caos che i berlusconiani punteranno.
Lo schema messo a punto da Verdini è stato utilizzato dai tecnici del Pd per simulare cosa accadrà in primavera se i consensi fossero simili a quelli rilevati da Ipsos il 22 settembre.
Il meccanismo è quello con sbarramento al 5 e premio al 10.
Il Pd si aggiudicherebbe alla Camera 237 deputati, il Pdl 127 e il terzo polo 56, ma il Movimento 5 stelle ben 101 seggi.
Maggioranze molto labili, soprattutto al Senato.
Ed è proprio a Palazzo Madama che i berlusconiani prevedono si possa «pareggiare» e costringere tutti a un nuovo governo di larghe intese.
«Quel che è certo è che noi non faremo alcun patto che punti a escludere o a penalizzare il Pd» mette le mani avanti il capogruppo Udc, Gianpiero D’Alia. Bersani ha già detto ai suoi che sotto quota 15 per il premio non ha senso.
È la «linea del Piave» del Pd. Nello scontro, la paralisi.
«Procediamo ormai al buio, la preoccupazione è tanta – avverte Carlo Vizzini, presidente della commissione – Stanno prevalendo troppi calcoli di parte. Se in aula arriveranno 46 ddl il Parlamento ridicolizzerebbe se stesso, sarebbe un disastro».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
argomento: elezioni | Commenta »