Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
IL PD SI SVEGLIA: ORA DEVE DIMETTERSI… L’IMPUTATO: “GIUDICATEMI SUBITO, SONO INNOCENTE”
Bastano sette pagine ai pm di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia, per riassumere quasi due anni di indagini e chiedere il processo per Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, e per altri 22 indagati.
Nella richiesta di rinvio a giudizio, accuse che abbracciano oltre dieci anni di politica, a Sesto San Giovanni e in Provincia, e una mole di affari sospetti che vanno dalla riqualificazione dell’area ex Falck agli appalti della Serravalle.
«Sono estraneo alle accuse – insiste Penati – chiederò il processo immediato». Se però il gup lo rinvierà a giudizio lui e il suo ex capo di gabinetto Giordano Vimercati, dovranno rispondere di concussione, corruzione e finanziamento illecito.
La procura li definisce il «direttorio finanziario democratico» con un «peccato originale» da scontare: «Gli ingenti finanziamenti percepiti che condizionano le decisioni di Penati».
Con loro ci sono l’ex segretario della Provincia, Antonino Princiotta, l’imprenditore Piero Di Caterina, accusatore del “Sistema Sesto”, banchieri e imprenditori.
Insieme a Udc, Sel e Idv, anche il Pd in Regione chiede le dimissioni.
«Se il gup decretasse il rinvio a giudizio per gravi ipotesi di reato, siamo certi che Penati per primo ne trarrebbe le immediate conseguenze».
L’AREA EX MARELLI
Penati, Vimercati e Di Caterina dovranno rispondere di concussione per la riqualificazione della ex Marelli.
Secondo i pm, avrebbero «indotto» l’imprenditore Giuseppe Pasini «a una permuta di terreni a condizioni inique», con «un conguaglio di un miliardo 250 milioni di lire a Di Caterina» come «condizione per l’attuazione dell’intervento sull’area».
L’IMPOSIZIONE DELLE COOP
Chiesto il processo per concussione anche per Omer Degli Esposti, il vicepresidente del Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, che per i lavori sull’area ex Falck avrebbe imposto due consulenti, Francesco Agnello e Giampaolo Salami, anche loro indagati, pagati per «attività inesistenti » oltre due milioni. Per Pasini, era la «condizione per compiacere la controparte politica nazionale».
LA FINTA CAPARRA
Di Caterina dice di aver “prestato” denaro a Penati sin dagli anni ’90, da restituire grazie alle tangenti incassate da Pasini.
I pm hanno una mail inviata da Di Caterina a Penati e Bruno Binasco. «Ho cercato di tornare in possesso dei soldi senza successo».
Per i pm, viene escogitato il preliminare di vendita con Binasco, gruppo Gavio, che non esercita l’opzione di acquisto e fa incassare a Di Caterina due milioni.
Chiesto il processo per Renato Sarno, «intermediario nella trattativa», Norberto Moser, ad di Codelfa, Massimo Di Marco e Gianlorenzo De Vincenzi, di Serravalle.
LA TERZA CORSIA DELLA A7
La Codelfa è indagata per aver incassato dalla Provincia «oltre 18 milioni di euro con un provvedimento illegittimo della Provincia» per la terza corsia della A7. Per i pm, i due milioni a Di Caterina sono «corrispettivo per il riconoscimento » per i 18 milioni.
I FINANZIAMENTI ILLECITI
Per 368mila euro a Fare Metropoli, definita «mero schermo destinato ad occultare la diretta destinazione delle somme a Penati», sono indagati per illecito finanziamento Pietro Rossi e Carlo Parma, responsabili dell’associazione; Massimo Ponzellini, ex presidente di Bpm; Enrico Corali, presidente di Banca di Legnano, nominato da Penati in Expo 2015.
Rischiano il processo anche Enrico Intini, coinvolto nell’inchiesta sugli appalti nella sanità barese, che ha versato 30mila euro, e Roberto De Santis (versati 20mila), ex socio di D’Alema del veliero Ikarus.
I NUOVI FRONTI DI INDAGINE
La procura scava ancora sulla Serravalle. La supervalutazione del 15% venduto alla Provincia dai Gavio, con una plusvalenza di 179 milioni; le consulenze milionarie all’architetto Renato Sarno, indicato come «il collettore di tangenti » per Penati; le tangenti per la vendita della nuova sede ad Assago. «C’è ancora molta carne al fuoco » dice un investigatore.
Sandro De Riccardis
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
DUE EMENDAMENTI PER FAR ASSOLVERE BERLUSCONI
Una salva-Ruby non si nega a nessuno. Tantomeno a Berlusconi. 
Una alla Camera l’aveva proposta Sisto, un Pdl. Ma cadde a giugno nel nulla.
Due senatori sempre Pdl, Compagna e Galloni, si precipitano a riproporla al Senato.
Non s’accontentano. Mettono su carta pure la salva-Ruby/2.
L’Ansa la scopre nel librone degli emendamenti. Non ha chance d’essere approvata perchè salterebbe la maggioranza. Ma tant’è. Conta il gesto. E le benemerenze.
Il trucco è ormai sperimentato.
Aggettivi, avverbi, che fanno smottare la norma precedente.
Qui è in ballo il reato di concussione. Articolo 317 del codice penale. Testo chiarissimo.
Il pubblico ufficiale che costringe uno indebitamente a dare o promettere denaro o altra utilità è punito col carcere.
Il Guardasigilli Severino crea un secondo reato, ma mantiene sia l’avverbio “indebitamente” che la ricompensa.
Che fa il Pdl? Propone di cambiare «indebitamente» con «illecitamente» e pretende che la concussione scatti solo se c’è un’utilità «patrimoniale».
È ovvio che se passassero malauguratamente queste due modifiche il reato sarebbe un altro, non ci sarebbe più quella stessa condotta che i giuristi dicono sia necessaria per evitare di far evaporare i processi.
Invece questo vuole il Pdl, che svanisca quello di Berlusconi per concussione a Milano per aver premuto sul funzionario di polizia Ostuni per liberare Ruby. Ora.
Dice il vice presidente dei senatori Pdl Quagliariello che «se Severino presentasse emendamenti che modificano i due punti che abbiamo indicato, traffico di influenze e corruzione tra privati, noi ritireremmo i nostri».
Non si fa alcun cenno alle salva-Ruby, segno che non è su di esse che il Pdl punta per approvare la legge.
Certo, come dice il capogruppo Pd in commissione Della Monica, «c’è sempre il rischio di un blitz visto che loro, con la Lega, sono più di noi».
Ma che interesse può avere il Carroccio di Maroni, proprio in questo momento politico, a fare un favore del genere a Berlusconi?
Potrebbe servire solo per far saltare il governo Monti.
Per star tranquillo il Pd ribadisce – ormai da una settimana – che il ddl anti-corruzione va approvato «con la fiducia» proprio com’è uscito dalla Camera. Insistono il capogruppo Finocchiaro, il responsabile Giustizia Orlando, la capogruppo alla Camera Ferranti.
L’Idv, con Belisario e Li Gotti, chiede che si fermi «la politica dei ricatti». È un coro.
Ma il ministro della Giustizia Severino, nella sua riservatezza divenuta ormai proverbiale, lavora a via Arenula per produrre un maxi-emendamento che, se il consiglio dei ministri di giovedì sui costi degli enti locali non dovesse durar troppo, potrebbe essere già presentato nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali nel pomeriggio.
Altrimenti se ne riparla martedì. La via è segnata.
Le salva- Ruby, tranne sorprese, non hanno chance, soprattutto perchè, come sostengono molti tecnici, il nuovo reato di corruzione per induzione (punito fino a 10 anni) già così aiuta Berlusconi e naturalmente anche l’ex pd Penati, appena richiesto di un rinvio a giudizio per concussione.
Potrebbe salvarli dai loro processi, checchè ne dicano sia Severino che Ghedini, visto che è una norma diversa, più favorevole, quindi impugnabile.
Tempi.
Il presidente Schifani spinge sull’acceleratore («sono ottimista»), ma il presidente della Giustizia Berselli lo frena, «qui stiamo andando a 300 all’ora, guarda che deragliamo».
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
L’EX SOTTOSEGRETARIO ALL’AGRICOLTURA A GIUDIZIO PER LE SOMME STANZIATE DAL COMUNE E DALLA PROVINCIA DI VERCELLI ALLA SOCIETA’ “TERRE D’ACQUA” DA LUI PRESIEDUTA
L’ex sottosegretario all’Agricoltura e deputato Pdl, Roberto Rosso, deve rispondere al Tribunale di Vercelli di associazione a delinquere e peculato, per i fondi pubblici stanziati dal Comune di Trino Vercellese e dalla Provincia di Vercelli, alla società , da lui presieduta, Terre d’Acqua.
Firme false e feste di promozione culturale che si sono trasformate, secondo i magistrati della Procura vercellese, in veri e propri comizi, queste le accuse lanciate dai primi testimoni del processo alla società Terre d’Acqua.
Otto gli imputati.
Il Comune di Trino Vercellese e la Provincia di Vercelli hanno fornito, tra il 2005 e il 2010, diversi milioni di euro alla società Terre d’Acqua.
Secondo gli inquirenti la società ha speso meno di quanto stanziato, ma i soldi avanzati sarebbero spariti.
Tra gli imputati anche l’ex assessore al Bilancio trinese Alessandro Giolito, che avrebbe fatto assumere la moglie falsificando le firme di quest’ultima.
Rosso nei giorni scorsi è tornato sulle prime pagine dei giornali dopo che ha denunciato su Telelombardia come un suo amico consigliere regionale del Piemonte si sia fatto rimborsare dall’ente la settimana bianca passata come ospite da lui
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
ACCUSATO DI PECULATO PER L’UTILIZZO INDEBITO DI SOLDI PUBBLICI… SI SAREBBE APPROPRIATO DI 1,3 MILIONI DI EURO
L’inchiesta sui fondi della regione Lazio finiti nelle tasche dei consiglieri Pdl fa il salto di qualità . 
Franco Fiorito, ex capogruppo regionale del Popolo della Libertà , è stato arrestato dagli uomini del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza.
E’ indagato per peculato per l’utilizzo illecito dei fondi destinati ai suoi colleghi eletti alla Pisana. Lo scandalo, che ha travolto il partito di Silvio Berlusconi, ha portato alle dimissioni della presidente Renata Polverini.
A indagare sugli sprechi e le ruberie dei consiglieri è la Procura di Roma.
Anche se sui fondi è stata aperta una inchiesta anche dalla Procura di Viterbo, in cui Fiorito è indagato per i reati di falso e calunnia.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Stefano Aprile su richiesta del procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti.
Il politico è stato portato nel carcere di Regina Coeli.
Gli uomini della Fiamme gialle stanno eseguendo anche diverse perquisizioni negli uffici e abitazioni riconducibili all’ex capogruppo chiamato “Er Batman”.
L’ordinanza di arresto è stata motivata per il pericolo di fuga e il rischio di inquinamento delle prove.
La procura gli contesta l’appropriazione di una somma superiore a quella che era stata resa nota nei giorni scorsi ovvero quasi un milione e 300 mila euro. ”Stiamo valutando le motivazioni addotte dai magistrati”, ha commentato l’avvocato Enrico Pavia, uno dei legali di Fiorito.
I primi accertamenti degli inquirenti e degli investigatoti avevano attestato a un milione di euro l’ammontare di fondi passati dai due conti del gruppo regionale del Pdl a quelli di Fiorito.
Dopo essere stato ascoltato dalla Procura di Viterbo la settimana scorsa, il consigliere regionale aveva annunciato la sua ricandidatura alle prossime elezioni regionali.
In una intervista al Fatto Quotidiano Fiorito aveva “confessato” che i soldi, che dovevano essre destinati ai consiglieri per la loro attività politica, venivano spesi in “festini” e “gnocche”.
A scandalo deflagrato però Fiorito aveva detto di aver la coscienza tranquilla e che avrebbe restituito il maltolto.
Nel corso degli interrogatori aveva anche puntato il dito contro i compagni di partit0, indicati come dei veri e propri stalker: “Ero perseguitato, tutti mi chiedevano soldi”.
Fiorito agli inquirenti aveva raccontato che su 17 consiglieri che formavano il gruppo Pdl alla Regione sette avrebbero presentato fatture false.
Il consigliere aveva consegnato anche le ricevute rimborsate agli ex colleghi durante l’interrogatorio con gli inquirenti durato sette ore.
Le indagini all’inizio si erano concentrate su gli oltre 100 bonifici che avevano portato 753mila euro dalle casse del partito su conti esteri intestati al consigliere o ai familiari, ma la contestazione presente nell’ordinanza fa lievitare di quasi il doppio la somma dei soldi “rubati”.
Nell’ambito dell’inchiesta è stata sentita l’ex fidanzata Samantha Reali cui erano stata bonificata una somma come compenso per il suo impegno in campagna elettorale.
La donna, però, ha dichiarato di non sapere da dove provenissero i soldi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
DALLE START UP ALLE SEMPLIFICAZIONI… AI PRECARI PAGA MEDIA DI 945 EURO, IL 28% IN MENO RISPETTO AI LAVORATORI GARANTITI
Anagrafe, sanità , scuola e giustizia online, un nuovo regime d’impresa per le piccole aziende impegnate nella ricerca, la defiscalizzazione delle grandi infrastrutture, nuove semplificazioni per le piccole e medie imprese, le norme a difesa dei consumatori nei contratti per le polizze rc auto.
Il nuovo pacchetto di misure messe a punto dal governo per favorire lo sviluppo e l’attività delle imprese è ormai pronto.
Il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare giovedì il decreto con le misure a favore delle «start-up», l’attuazione dell’Agenda digitale e un nuovo alleggerimento degli oneri burocratici delle imprese, ha detto il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, ospite ieri della trasmissione «Che tempo che fa» di Rai 3.
Passera si è detto fiducioso che il trend negativo dell’attività economica possa fermarsi nel corso del prossimo anno. «Confermiamo la nostra attesa che l’Italia possa annullare la recessione» ha detto il ministro, soffermandosi anche su alcuni nodi della politica industriale.
Dalla Fiat Passera ha detto di aspettarsi che dimostri che anche dall’Italia si possono fare macchine di successo in Europa», aggiungendo che «se come pubblico possiamo fare qualcosa per agevolare le esportazioni, purchè siano cose ragionevoli, lo faremo». Passera non ha nascosto le difficoltà indotte dalla crisi Alcoa in Sardegna, augurandosi che «gli altri soggetti interessanti non chiedano condizioni impossibili: non intendiamo andare oltre le regole, anche se dovremo trovare con le amministrazioni locali altre occasioni di sviluppo».
Dal decreto all’esame del Consiglio di giovedì Passera ha invece detto di attendersi occasioni di crescita per le imprese e semplificazioni per la vita dei cittadini. Innanzitutto con la spinta sull’informatica, col completamento della banda larga e la garanzia che tutti i cittadini abbiano connessioni ultraveloci in pochi anni.
Partiranno la tanto attesa carta d’identità elettronica, il fascicolo degli studenti, le cartelle cliniche e le prescrizioni mediche digitali, mentre la pubblica amministrazione trasferirà atti e procedure online.
Nel decreto ci sono nuove semplificazioni per le piccole e medie aziende e misure specifiche per favorire fiscalmente la creazione di nuove imprese impegnate nella ricerca, anche con particolari contratti di lavoro.
Proprio ieri, intanto, l’Isfol ha diffuso i dati sui redditi dei lavoratori precari, che nel 2011 sono stati pari in media 945 euro, appena un euro in più rispetto al 2010.
La differenza del salario medio tra i lavoratori precari e quelli con il posto fisso, che è pari a 1.313 euro, è del 28% in meno.
Mario Sensini
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
IN LIBRERIA IL NUOVO LIBRO DI CORRIAS, PEZZINI E TRAVAGLIO SUL SENATUR… PUBBLICHIAMO UNA PARTE DELL’INTRODUZIONE
Umberto Bossi ha avuto tre vite. La prima è stata uno spasso, la seconda un trionfo, la terza
una tragedia.
È venuto su nel verde assoluto di Soiano, frazione di Cassano Magnago, provincia agricola di Varese, quando ancora c’erano i carri trainati dai buoi, l’acqua si prendeva dal pozzo e il granturco asciugava nelle aie al sole.
Per quarant’anni ha impiegato il tempo sgocciolandolo via senza curarsene troppo.
“Mai studiato in vita sua, mai lavorato un giorno” dicono di lui i paesani.
Ma si sbagliano, quel disfare è stato il suo apprendistato.
Compresa la mitica Scuola Radio Elettra di Torino — “Fu la prima tappa nella mia marcia di avvicinamento alla cultura” —, che in realtà fabbricava diplomi per corrispondenza e alibi per gli studenti più svogliati.
E poi i lavori da due lire, il barista, il fattorino, l’installatore di antenne, l’impiegato all’Aci, il supplente, l’infermiere, il finto medico, persino il cantante.
E nei mesi da disoccupato, battitore libero dei biliardi di zona, ad assorbire le chiacchiere da nulla degli amici e degli avventori al bancone, che poi sono il racconto quotidiano di quella terra, di quella gente — fatto con parole semplici: la famiglia, la casa, i figli, le donne, le tasse, i meridionali, il lavoro — che ha ascoltato nei bar e nelle bocciofile di Cassano, di Samarate, di Besnate, su fino a Sesto Calende, dove il cielo d’alta Lombardia entra nel Lago Maggiore e i piccoli sogni dei laghèe diventano la malinconia del tempo immobile che fugge.
Da laggiù Umberto Bossi ha scalato Roma e poi l’Italia intera nominandosi guerriero del Nord, narratore di una rivoluzione sempre imminente, di una battaglia che non si vedeva ancora a occhio nudo ma che lui sentiva nel pugno e nel cuore.
Una lotta che nei primissimi anni della sua marcia gli capitava di dettare ai fogli del ciclostile in forma di vaticinio, anzi di minaccia: “Si avvicina l’anno del Samurai, quando la Lega taglierà la gola al Sistema da orecchio a orecchio”.
Così, straparlando da finto guerriero, finì per trovarsi un vero esercito di delusi disposto a seguirlo. E, seguendolo, a infiammarsi.
Da quella polvere di parole — “Basta! È il momento di liberare la Lombardia dalla vorace e soffocante egemonia del governo centralista di Roma ladrona!” — Bossi ha inventato una nuova lingua politica fatta di punti esclamativi, invettive, insulti, semplificazioni di massima efficacia compresa la pernacchia, il gestaccio, la chiamata alle armi per la “lotta di liberazione da Roma!”.
Ha inventato uno stile, battezzato barbarico, che esibiva le giacche stazzonate e la canottiera come simbolo di purezza popolana, e il dito medio come scettro del nuovo Regno che avrebbe liquidato il vecchio.
Ha inventato un territorio da difendere e uno da sconfiggere: il primo immaginario, la Padania, il secondo tanto vero da coincidere con lo Stato unitario.
Si è attribuito la protezione di un dio che scorre nel Grande Fiume e nell’Ampolla.
La titolarità di un colore sacro, il verde della Pianura.
Un inno con cui commuoversi, un destino da condividere.
E anche se il destino era fatto con gli elastici del rancore sociale, lo spago della rivolta antitasse e la vernice spray con cui di notte, per anni, ha disegnato sui cavalcavia della pedemontana le lettere immense e bianche di lega nord, a certificarne un’esistenza almeno visiva, quattro milioni di italiani adulti gli hanno creduto.
Perchè comunque quel destino immaginario e immaginifico era meglio del nulla che passava la vecchia Italia dei partiti e dei Palazzi, dell’assistenzialismo meridionalista e del pubblico impiego fannullone.
Perchè sollecitava un ideale puro, la “Libertà del Popolo!”, che sembrava più attraente delle vuote promesse della politica.
Perchè i partiti sguazzavano negli scandali, mentre la gente annegava in un mare di tasse pagate senza vantaggio.
Perchè quel destino era una identità . Era l’idem sentire che tornava a declinarsi coerente ai vincoli del sangue e del suolo, negli stessi anni in cui l’economia globale, governata dai misteriosi poteri forti che sovrastano persino gli Stati centralisti, quei vincoli iniziava a triturarli, mischiando geografia e culture, cancellando orizzonti antichi, abitudini, sicurezze, tradizioni, fino a trasformare la lingua e il territorio.
La prima minacciata dall’arrivo dei forestieri, “prima i terroni, poi gli africani”, che la corrompevano fino a renderla irriconoscibile.
Il secondo alterato dalle speculazioni, dalla crescita sregolata, oppure malamente abbandonato, e comunque violentato fino a sfigurarlo, a renderlo spesso ostile, se non addirittura estraneo.
Al punto da innescare quella furente malinconia che genera lo spaesamento, quella paura orizzontale, quotidiana, di chi non si sente più, come ai bei tempi andati, “padrone a casa propria”.
Per dissigillare quei tempi andati Bossi ha promesso la chiave.
Affidandola alle avanguardie del risarcimento, i militanti della Lega, detta anche la Potentissima, l’Imbattibile, la Padrona del Nord.
Il territorio e la lingua sarebbero stati restituiti ai legittimi proprietari: il popolo.
E anche l’anima, anche lo spirito: un immenso conguaglio politico che aveva bisogno di una sola parola magica per diventare vero, bastava pronunciarla e pronunciarla bene, scandendo le sillabe come nei mantra: “Fe-de-ra-li-smo!”.
Elezione dopo elezione, dai 186.255 voti raccolti nel 1987, passando ai 3,4 milioni del 1992, fino ai 4 milioni e rotti del 1996, Bossi ha trasformato quel primo movimento di eccentrici, fabbricato con gli scampoli del vecchio autonomismo regionale, nel più dinamico tra i nuovi partiti della Seconda repubblica e il quarto per consistenza numerica. Capace di diventare la compatta colonna della destra di governo, la dura guarnigione della protesta al Sistema e infine il caposaldo del berlusconismo trionfante — anni 2001-2006 —, che è stato insieme l’apogeo della sua storia e l’inizio del suo declino.
Pino Corrias, Renato Pezzini e Marco Travaglio
Edizioni Chiarelettere pag. 208 Euro 13
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
SVOLTA STORICA NEL 2011: “E’ LA RISPOSTA RCOLOGICA DEGLI ITALIANI ALLA CRISI”
Non l’avevano prevista nemmeno i Maya.
Nel 2011 in Italia si sono vendute più biciclette che automobili. Un sorpasso storico che non accadeva dal Dopoguerra.
Le auto immatricolate sono state 1.748.143, le bici vendute 1.750.000.
Quasi duemila pezzi in più.
Uno scarto minimo, se la si butta in matematica.
In realtà simbolico di come le due ruote stiano marciando alla conquista del cuore degli italiani. Perchè è vero, la crisi, e sì, c’è maggiore attenzione all’ambiente, ma quel dato racconta una rivoluzione degli stili di vita.
Rivoluzione positiva, se ha senso quel che ripeteva in continuazione lo scrittore inglese di fantascienza Herbert George Wells: “Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per il genere umano ci sia ancora speranza”.
La fantascienza è diventata realtà , la bicicletta oggi si vende più della macchina.
E anche se dall’altro lato della medaglia si scorge la più grave crisi del settore automobilistico degli ultimi decenni (il mercato è ripiombato ai livelli del 1964, ad agosto si è avuta la nona contrazione consecutiva a due cifre, con un meno 20 per cento di vendita rispetto al 2011), qualcosa si muove in avanti.
Anche perchè alle biciclette vendute vanno aggiunti 200 mila restauri.
Racconta Pietro Nigrelli, direttore del settore cicli di Confindustria Ancma: «Sempre più gente decide di recuperare vecchi modelli ritrovati in garage o in cantina. Con 100-150 euro i negozi specializzati, ce ne sono 2700 sparsi in Italia, ti propongono un restyling completo, seguendo le mode del momento: manubrio dritto, ruote colorate con lo scatto fisso (senza movimento libero dei pedali, ndr), telaio riverniciato. Così si valorizzano bici vecchie ma che erano fatte su misura, con telai d’acciaio».
Insomma, ci piacciono talmente tanto che andiamo a recuperarle tra i bauli e la polvere delle cantine.
Ma perchè? Cos’è cambiato?
La crisi, il prezzo della benzina arrivato a 2 euro al litro e i 7 mila euro all’anno (calcolati da Federconsumatori) per mantenere l’auto ci hanno sicuramente convinto a pedalare di più.
«Ma non è solo questo – sostiene Nigrelli – il segreto del successo sta nel fatto che la bici è easy, facile da usare, costa poco, è maneggevole, comoda, oggi anche hi-tech nelle versioni ibride ed elettriche. Su un tratto di 5 km batte qualsiasi altro mezzo». Sarà per questo che è l’unico mezzo di trasporto privato che non ha subito un crollo di vendita.
I produttori ne fanno di pieghevoli, a tre ruote, rètro, anfibie, senza pedali, placcate d’oro e in pelle di struzzo per chi vuole sì pedalare, ma con glamour.
Si usa per andare al lavoro, per spostarsi in città , per fare le gite.
Eccolo, un altro motivo del successo: la vacanza a pedali.
«La tendenza è quella di ricercare sempre di più il “turismo personalizzato” – dice Franco Isetti, presidente del Touring Club Italiano – le persone scelgono da sole mete e itinerari non omologati, che uniscono la visita ai beni culturali, il tour enogastronomico e il contatto con l’ambiente e i centri storici. La bicicletta è il mezzo ideale, il più semplice per coniugare tutto questo. Oltretutto, con i modelli ibridi la pedalata assistita e la possibilità di sfruttare anche il motore elettrico, si è aperto il mercato ai più anziani».
Il sorpasso della bicicletta sull’automobile è avvenuto anche in Germania.
C’era da aspettarselo, lì le città sono decisamente “bikefriendly”, grazie al record europeo: 40 mila km di piste ciclabili.
In Italia l’ultimo finanziamento ad hoc risale a 13 anni fa.
«Questo rinnovato amore – ragiona Antonio Della Venezia, presidente della Federazione italiana amici della bicicletta – aprirà la mentalità a chi ha sempre usato soltanto l’auto. Non credo che l’Italia tornerà ai livelli di vendita di auto precedenti al 2008. È l’occasione per cambiare stile di vita».
Fabio Tonacci
(da “la Repubblica“)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
LA VICENDA DEL TESORETTO DIROTTATO DENUNCIATA DA TURIGLIATTO
Prima che sia troppo tardi. 
Roberto Cota sa che una volta alzato il coperchio, dalla pentola può uscire di tutto.
Se il Piemonte non è mai stato innocente, come tutti sapevano e dicevano da anni, meglio prenderne atto senza aspettare le carte, e le comunicazioni dei pubblici ministeri, che ci metteranno mesi a incrociare scontrini e bonifici con l’attività dei consiglieri regionali.
Il governatore ha già chiesto ai gruppi che sorreggono la sua maggioranza gli stessi documenti che la Procura ha acquisito o chiesto di acquisire.
Una specie di indagine interna che potrebbe portare alla pubblicazione delle carte più compromettenti.
Sono in tanti a correre il rischio della gogna.
Anche il grande accusatore, il deputato Pdl Roberto Rosso, che con le sue dichiarazioni ha dato il via all’inchiesta. Oggi sarà in tribunale a Vercelli, per reati contro la Pubblica amministrazione.
L’indagine della procura di Torino invece è conoscitiva, come hanno spiegato i magistrati.
Dietro a questa definizione c’è la volontà di capire un sistema dei rimborsi ai politici e alle loro liste, fatto di regolamenti a molte vie di uscita e da consuetudini ormai scolpite nel tempo.
Le verifiche non si limiteranno all’attuale giunta governata da Cota, vincitore delle elezioni nel 2010, ma andranno a ritroso, come dimostra la richiesta di documenti risalenti a 5-6 anni fa.
Storie vecchie e nuove, come nuvole nere sul ceto dirigente torinese che in questi giorni ha riscoperto la virtù del silenzio.
Mariano Turigliatto (non parente) è uno strano tipo di politico.
Professore di lettere, inventore di quel progetto Scuola 2.0 che sta facendo il giro d’Italia.
È stato sindaco di Grugliasco, quarantamila abitanti alle porte di Torino, per due legislature. Alle Regionali del 2005 la futura governatrice, ingolosita dalla sua popolarità sul territorio, lo inserisce al 23esimo posto nell’ormai celebre listino Insieme per Bresso.
I suoi voti si rivelano decisivi per la vittoria della zarina.
Turigliatto entra in Regione, esponente unico della lista, a sua insaputa inserito in quell’elenco che comprende i Maurizio Lupi e i Michele Giovine dei quali si è tanto parlato, artisti delle remunerative liste fai da te.
Il consigliere solitario scarta di lato. Prende carta e penna e comunica la sua rinuncia al rimborso di 110.728,33 Euro per ogni anno di legislatura, cifra complessiva di 553.641,65 Euro.
È l’unico eletto, se non presenta lui la richiesta non può farlo nessuno.
Ma nel 2008 scopre che ormai da tre anni una associazione che porta il nome della lista, della quale lui ignorava l’esistenza, percepisce i rimborsi erogati dalla Camera dei deputati.
Lui non vede un euro. Viene tenuto all’oscuro dell’importo e soprattutto della destinazione del denaro.
Nel febbraio 2012 decide di scrivere al presidente della Camera (competente per questi rimborsi), Giancarlo Fini, chiedendo lumi sulla sorte di quel gruzzolo che lui aveva rifiutato. Nessuna risposta.
Ovvio che i rapporti tra l’ex sindaco di Grugliasco e Bresso siano andati a male. «Come unico patrimonio ho la mia faccia e la mia rispettabilità , quindi cerco di tutelarla in ogni modo. Ecco perchè ho reso pubblica la vicenda dopo averle provate tutte, senza venire a capo di niente».
Dal mistero del presunto tesoretto della passata legislatura alle spese di oggi. L’avvocato Alberto Goffi è un consigliere regionale dell’Udc folgorato sulla via della lotta a Equitalia.
Diventa un fustigatore seriale del governo Monti, scrive un libro «contro le tasse-killer», si avvicina al Movimento per la gente, creatura di Maurizio Zamparini, il presidente del Palermo noto per pasteggiare ad allenatori.
Casini non gradisce la svolta, lo rimuove dalla carica di segretario generale Udc.
Lui non lascia il gruppo e prosegue nella nuova missione.
In questi giorni la città era tappezzata dai manifesti con il suo volto, che annunciavano una serata al teatro della Concordia, presente Zamparini e ospiti assortiti.
In basso, quasi invisibile all’occhio umano, si leggeva la dicitura «In collaborazione con il gruppo regionale Udc».
Quasi la fotocopia dei poster dell’anno precedente per una serata sullo stesso tema.
Al netto delle spese per le affissioni negli spazi a pagamento, tra i più alti d’Italia, fanno 4.000 euro per ognuna delle due campagne, con il forte sospetto che per legittime iniziative private siano stati utilizzati fondi del gruppo consiliare Udc, che non risulta essere il partito più ostile all’attuale premier.
«Per chi fa tanto, a volte i soldi possono essere pochi».
La premessa di Goffi suona come una ammissione. «Vero, le spese di affissione sono state pagate dal gruppo. Ho spiegato le mie esigenze all’ufficio di presidenza, che me le ha autorizzate. I fondi regionali mi servono anche per aiutarmi nella mia attività contro Equitalia, ma quello di Zamparini è un movimento culturale, non politico. Io sono un uomo molto attivo, e sono furioso con l’attuale situazione da caccia alle streghe, che finisce con il premiare chi non fa niente. Attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio».
L’ultima frase ha un fondo di verità .
Quando le pentole si scoperchiano, e di puri se ne vedono pochi in giro, è quello il problema.
Marco Imarisio
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
DALL’ALIMENTARE AI FRIGORIFERI, LA TRASFORMAZIONE DELL’INDUSTRIA DAL BOOM ECONOMICO AD OGGI
Quest’anno, a Natale, niente panettone Galup.
La storica azienda di via Finestrelle, nel centro di Pinerolo, ha firmato l’accordo con il sindacato per la messa in mobilità dei lavoratori. Le banche hanno staccato la spina. Sembrano lontani anni luce i caroselli interpretati da Erminio Macario, l’artista torinese per eccellenza: raccomandava il panettone di monsù Ferrua e ci avvertiva che venivano a comprarlo anche da Torino, fino da Mondovì, non prima di aver salutato madamin Rosa e la sua «bela carusseria».
La Galup, nata come pasticceria in un piccolo forno di mattoni rossi nel cuore della cittadina piemontese, è stata la prima a produrre il panettone basso ricoperto di glassa alle nocciole delle Langhe e nel 1937 aveva ottenuto il brevetto di «fornitore della Real Casa».
A Torino (ma anche a Genova, con un altro impasto) il panettone basso, a Milano, con Motta e Alemagna, il panettone alto, alto come il Duomo.
Un’altra storica azienda dell’alimentare chiude i battenti.
Il destino sembra già scritto: il capannone, 10 mila metri quadrati nel centro di Pinerolo, fa gola agli immobiliaristi, che infatti hanno già manifestato interesse all’acquisto.
Il marchio, forse, se lo contenderanno altri produttori di panettoni, che vorrebbero usarlo per i loro prodotti di alta gamma.
Galup è parola dell’infanzia: in piemontese vuol dire «goloso» e veniva usato quasi sempre in senso negativo per sgridare qualche ragazzo che si mostrava, appunto, troppo goloso, troppo ingordo.
Ma era anche un marchio di qualità : quando di un cibo si diceva che «a l’è propri galup» era come assegnarli le stelle Michelin.
La Galup si era trasformata in fabbrica nel 1948, quando monsù Pietro Ferrua aveva messo in piedi una piccolo laboratorio industriale.
E, a partire dagli anni 70, fino al trionfo degli 80, i panettoni Galup si erano affermati in tutto il mondo.
Grazie anche alla televisione, agli spot interpretati da Macario, a sottolineare la piemontesità assoluta del prodotto.
Già , a ben pensarci, dopo Motta, dopo Alemagna, dopo Galup sta finendo l’industria italiana legata a Carosello.
L’industria del boom economico, l’industria che ha fatto grande l’Italia: i frigoriferi, i televisori, gli aspirapolvere, le lavatrici, i detersivi, gli aperitivi e tutto quell’universo merceologico che ha accompagnato per mano gli italiani nel processo di modernizzazione, ne ha rispecchiato i problemi e le aspirazioni all’emergere della società dei consumi.
Quello spazio pubblicitario ha avuto molti meriti, si è subito proposto come una sorta di galateo del consumo.
Se si scorre l’elenco dei vecchi spot pubblicitari è come leggere degli epitaffi, percorrere un ideale viale di Spoon River.
Magari i marchi esistono ancora, sono stati assorbiti da qualche multinazionale, ma hanno perso senso e storia.
Ogni rèclame sembra raccontare una vita, un’impresa, la fatica di affermarsi, l’identità italiana, la gioia del benessere, abitudini tenaci, profondi affetti, ma ora, sotto la polvere di qualche teca, «tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina».
Aldo Grasso
(da “il Corriere della Sera”)
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