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MODENA, OPERAZIONI AL CUORE E TANGENTI: “COSI’ FACCIAMO UN BOTTO DI SOLDI”

Novembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

SENZA VERGOGNA: NELLE INTERCETTAZIONI I COLLOQUI TRA MEDICI: “SEGNALATECI LE CAVIE”

Il giochino, a sentire gli stessi protagonisti, funzionava alla grande: remunerativo e non particolarmente faticoso.
Finchè ha retto. «Sono soldini, facendo una cosa e n’altra, arrivo a portà  cinquemila euro a casa, capito? Senza spremermi tanto, piglio i soldi sotto banco, un bordello di soldi, li fatturo ad una onlus, perchè porto avanti studi clinici e c’ho le aziende che mi propongono contratti…» confida al telefono (intercettato) il 16 giugno 2011 il medico Alessandro Aprile, 37 anni, che all’epoca frequentava un master in quel reparto di cardiologia del Policlinico di Modena dove, secondo le indagini dei Nas e della Procura, aveva messo radici «un modello delinquenziale sperimentale» che, attraverso studi di natura cardiologica non autorizzati o totalmente inventati, falsificazioni di cartelle cliniche e utilizzo di materiale sanitario spesso difettoso, giocava di sponda con alcune aziende private italiane ed estere del biomedicale, che, in cambio dell’uso da parte dei medici dei dispositivi da loro prodotti, con conseguente pubblicità  su riviste specializzate, hanno versato tra il 2009 e il 2011 su 3 onlus fittizie somme di denaro pari a un milione di euro (già  sequestrati).
La benzina che faceva girare questo sistema erano i tantissimi pazienti con problemi cardiaci, che, arruolati a decine, e sempre a loro insaputa, si trasformavano loro malgrado in una sorta di cavie per sperimentazioni che, secondo il quadro accusatorio, «sfuggivano a qualsiasi controllo da parte del competente Comitato etico».
Dei nove medici arrestati, alcuni dei quali da tempo non lavorano più al Policlinico, le due figure di spicco che emergono dall’ordinanza firmata dal gip Paola Losavio sono il primario Maria Grazia Modena, 60 anni, prima donna a presiedere la Società  italiana di cardiologia, e Giuseppe Sangiorgi, 47 anni, all’epoca responsabile del laboratorio di emodinamica della cardiologia (l’unico finito in carcere).
Il loro sodalizio, iniziato nel 2009, è l’origine di tutto, secondo gli inquirenti: «È la dottoressa Modena che, sapendo dei legami di Sangiorgi con le aziende farmaceutiche, gli mette a disposizione il reparto da lei diretto, dandogli piena delega a trattare con le imprese».
I due mettono in piedi una squadra di «fidati collaboratori, facendo vincere loro concorsi e ammettendoli al Policlinico, pur se in alcuni casi privi di idoneo titolo».
Tale è il legame tra Modena e Sangiorgi che, quando nel marzo 2011 quest’ultimo viene allontanato dal Policlinico sulla base delle «inadeguatezze e criticità » riscontrate e denunciate nel reparto di cardiologia dalla commissione scientifica inviata dalla Regione Emilia-Romagna, la Modena (è il 20 giugno 2011) non si vuole rassegnare: «Tu – dice, parlando al telefono con Sangiorgi – sei sempre nella mia mente, io voglio tornare al passato, non ti mollo». E aggiunge: «Io voglio che la facoltà  ti chiami!».
In questo scenario, il rapporto con i pazienti resta sullo sfondo, assolutamente residuale e unicamente finalizzato all’arruolamento per poter effettuare il più alto numero possibile di sperimentazioni.
Alcune, secondo il gip, contemplavano interventi invasivi all’insaputa dei malati. Sangiorgi, l’11 luglio 2011, parlando con Carlo Briguori, responsabile di emodinamica a Napoli, si lamenta delle difficoltà  di convincere i pazienti a mettere il catetere, fondamentale per certi tipi di ricerche: «Mi dicono: perchè mi devo cateterizzare? E tutte queste puttanate qui! Siamo riusciti a fare a 7 casi… si sono fatti cateterizzare…».
Due giorni dopo, il medico Luigi Politi, 34 anni, ora ai domiciliari, sembra aver trovato una soluzione: «Sto aspettando di beccare un paziente che ha già  il catetere – dice a Sangiorgi – e poi vado di nascosto a prendergli il piscio. Ho anche detto ai ragazzi di cui mi posso fidare: “Quando vedete uno con un catetere, mi fate uno squillo, segnali di fumo”…».
Nell’assenza di controlli e protocolli, l’accusa punta anche il dito su alcune autopsie «illecite» effettuate durante una particolare ricerca, come emerge da un’email di Sangiorgi a un’impresa di biomedicale: «Perchè è un casino per sezionare ‘sti cazzi di arterie renali, vedere i nervi e cose varie…».
Alcune sperimentazioni sembrano essere del tutto finte: «Tanto alla ditta gli va bene, tanto lo pubblica…».
Il primo luglio 2011, al telefono con la specializzanda Raffaella Marzullo, Sangiorgi afferma: «Adesso vedo, tanto qui bisogna inventarsi i dati…».

Francesco Alberti
(da “il Corriere della Sera“)

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“ITALIANI ATTENTI, LA RICETTA TEDESCA VI FARA’ FINIRE COME LA GRECIA” : INTERVISTA A ROBERTO LAVAGNA, IL MINISTRO DEL MIRACOLO CHE HA RISOLLEVATO L’ECONOMIA DELL’ARGENTINA

Novembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

“PRIMA DI TAGLIARE IL WELFARE COLPIRE I SETTORI IMPRODUTTIVI”… DOPO IL CRAC DEL 2001 RIFIUTO’ I DIKTAT DEL FMI: “BLOCCAMMO GLI SFRATTI PER NON MANDARE SOTTO I PONTI MIGLIAIA DI PERSONE”      

“Attenzione, se continuate a fare quello che vi chiede la Germania rischiate di fare la fine della Grecia”. Roberto Lavagna   è l’economista che traghettò l’Argentina fuori dalla drammatica crisi esplosa nel Natale del 2001.
Fu lui a governare l’emergenza.
Nominato ministro dell’economia subito dopo il tracollo di Buenos Aires — con il Pil precipitato del 20%, i conti correnti congelati dalle banche e buona parte della classe media finita a rovistare nei cassonetti della spazzatura — riuscì a risollevare le sorti di un Paese dato ormai per spacciato, applicando ricette economiche finalizzate innanzitutto a restituire potere d’acquisto alla popolazione.
“El ministro milagro” lo chiamano (anche i nemici) a Buenos Aires.
Ora dice di noi: “Tagliare il welfare non vi farà  uscire dalla crisi, o andate a disturbare settori improduttivi e prendete i soldi da lì, o vi ritroverete come Atene”.
Quali settori improduttivi?
Voi non potete giocare con la svalutazione della moneta come facemmo noi nel 2002 in Argentina perchè avete l’euro e fate bene a tenervelo caro.
Però potete decidere di avere il coraggio di intervenire con tagli molto precisi e molto decisi nei settori meno legati alla crescita.
Penso per esempio alle spese per la Difesa. Solo quando c’è potere di acquisto c’è aumento della domanda e come si esce dalla recessione se non si pensa ad aumentare la domanda di beni e servizi da parte della popolazione?
Quale senso economico ha distruggere il welfare state per tutelare gli interessi di settori di potere che non producono ricchezza?
Pensare che uscirete dalla crisi attuando le politiche che vi raccomanda la troika è un errore gravissimo. Credere che si recupera competitività  riducendo il potere di acquisto della popolazione è folle. Vi va male? Se seguite quelle ricette vi andrà  peggio.
Quali delle richieste della Banca centrale europea, dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale non la convincono?
Finora mi pare che l’unica cosa concreta fatta in Europa sia stata il salvataggio delle banche. Guardate la Grecia. Lì c’è stato un drastico intervento europeo. Eppure Atene va verso un 2013 con il Pil precipitato, gli indici di disoccupazione e di povertà    vanno peggio di come andavano prima del drastico intervento europeo.
Perchè non viene messa in discussione l’efficacia dell’intervento?
Si chiede al governo greco invece di aumentare la politica delle lacrime e sangue.
Cosa ha salvato lì il piano di salvataggio europeo? Ha salvato l’esposizione di alcune banche.   L’esposizione delle banche in Grecia è diminuita del 60%. E’ l’unica cosa che è stata fatta.
Si è privilegiato il salvataggio di quel settore. Si è fatta una scelta specifica, si è salvato l’interesse di un particolare settore di potere.
Era possibile non farlo?
Con la quantità  di soldi che si è spesa si poteva salvare parte dell’economia al collasso.
Ma guardate quanto si è speso per salvare le banche dei Là¤nder tedeschi che stavano messe male tanto quanto le Caixas spagnole.
Perchè si parla tanto dei buchi delle Caixas spagnole e non di quelli enormi delle banche dei Là¤nder tedeschi ripianati dalla signora Merkel? Mistero.
Che cosa contesta esattamente alla gestione tedesca della crisi europea?
L’egoismo e la miopia. La sintesi della situazione europea l’ha fatta Helmut Kohl quando ha detto: ‘Finora si trattava di europeizzare la Germania, ora si sta tentando di germanizzare l’Europa’. Che voi seguiate la strada indicata dalla Germania conviene alla Germania, non a voi.
Ma davvero crede che il welfare così come l’abbiamo conosciuto finora possa essere mantenuto?
Ci sono sprechi ed eccessi nel welfare europeo, certo. Ma non si può cominciare a tagliare da lì. Chi va a tagliare i costi del welfare, per farlo con autorevolezza, deve essersi reso prima credibile politicamente prendendo i soldi ai settori di potere improduttivi.
Non ci vuole un genio dell’economia per fare cassa tagliando salari pubblici e pensioni.
Quali degli strumenti usati in Argentina per uscire dal tracollo del 2001, ritiene utili nella crisi europea attuale?
Lasciamo perdere le ovvie differenze e guardiamo alle similitudini tra le due situazioni. Sinceramente, le somiglianze tra la Grecia di oggi e l’Argentina di allora sono preoccupanti. La troika chiede ad Atene, e rischiate che tra poco chiederà  a voi, le stesse cose che il Fmi chiese a noi dieci anni fa.
Se l’avessimo seguito alla lettera, non ci saremmo mai più ripresi. In Argentina la prima richiesta del Fmi durante la crisi economica fu di ridurre le spese per i salari pubblici e per le pensioni del 13%.
La prima richiesta fatta alla Grecia è stata di tagliarli del 14%. Noi avemmo il coraggio di dire no a richieste pressanti che ci arrivavano dagli organismi internazionali.
Quali?
Banche e imprese straniere ci chiedevano il pagamento di un’indennità , il “seguro de cambio”, che serviva a rimborsare i profitti persi a causa della svalutazione della moneta.
Pagarlo a una sola impresa avrebbe voluto dire sborsare 500 milioni di dollari dalla cassa statale. Dicemmo di no.
Altro esempio: decidemmo di sospendere gli sfratti nei casi di unica abitazione. Il Fmi ci disse che era una violazione del principio capitalistico della difesa della proprietà .
Trovo che sia un assurdo economico, oltre che un grave attentato alla sicurezza sociale, mandare a vivere sotto ai ponti migliaia di persone.
Comunque una decisione simile, pochi anni più tardi fu applicata negli Stati uniti senza scandali. Perchè in casi di crisi, l’eterodossia diventa regola. Solo che negli Stati uniti sono stati più abili di noi e la decisione non ha fatto scandalo. Anzi, non ha fatto neanche notizia.

Angela Nocioni
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SONDAGGIO MANNHEIMER: “MONTI UN ANNO DOPO, CON LUI IL 46% DEI CITTADINI”

Novembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

IL GRADIMENTO PER IL GOVERNO E’ PIU’ BASSO: 4 ITALIANI SU 10 SONO DELUSI

Tra qualche giorno il governo presieduto da Mario Monti compirà  un anno.
Si è trattato di un’esperienza inconsueta nella tradizione politica del nostro Paese: un esecutivo «tecnico», quindi non espressione del voto popolare e, per questo, sorretto da una «strana» maggioranza, costituita da partiti sino a poco fa schierati l’uno contro l’altro (e già  oggi, in vista delle elezioni, su posizioni antitetiche).
Qual è il giudizio degli italiani sull’esperienza di questi 12 mesi e quello sul presidente del Consiglio in particolare?
La figura di Mario Monti come persona è apprezzata da una parte consistente della popolazione.
Se si domanda di esprimere un voto da uno a dieci, come a scuola, più del 46% dichiara un giudizio sufficiente o più.
È vero che una percentuale ancora maggiore (53%) dà  invece un responso negativo, ma è vero anche che raramente si è visto in passato un presidente del Consiglio che, pur avendo chiesto così tanti tagli e rinunce al Paese, abbia ottenuto una quota di consensi di questa misura.
Risultano più favorevoli a Monti i più giovani (51% di giudizi positivi), i laureati (56%) e gli elettori di centrosinistra (58%).
La valutazione risente dunque di una polarizzazione politica che vede i votanti per il Pd più decisamente schierati a favore del presidente del Consiglio e quelli del Pdl più avversi: anche tra questi ultimi, comunque, il 43% (contro il 57% di contrari) manifesta un voto sufficiente.
Ma il quadro cambia se dalla valutazione per la figura di Monti si passa a quella sull’operato del governo nel suo insieme.
In questo caso, infatti, i pareri positivi si diradano, pur restando relativamente consistenti, e superano di poco il 40%.
Non solo: quest’ultimo dato è rilevato domandando una valutazione sul «governo Monti».
Se si richiede un parere sul governo in quanto tale, senza citare il nome del presidente, i consensi scendono al 33%.
L’immagine di Monti risulta quindi un elemento importante per il consenso, mentre i giudizi sull’operato dell’esecutivo sono più critici.
Secondo molti osservatori, questa circostanza è inevitabile, alla luce della politica di rigore che ha connotato l’azione di governo: considerando quest’ultima, un consenso del 30-40% appare già  un risultato straordinario.
Tutto ciò spiega l’atteggiamento degli italiani nel tracciare il bilancio complessivo di questi mesi. Che è, tutto sommato, positivo.
È vero che solo il 3% dichiara che il governo ha operato in maniera «eccellente».
Ma un altro 34% giudica la sua azione «abbastanza bene».
E la maggioranza relativa (41%) lo descrive come «un po’ deludente rispetto alle aspettative».
Che nel novembre dell’anno scorso erano effettivamente molte.
C’è però più di un italiano su cinque (21%) che condanna nettamente l’esecutivo, sostenendo che, in quest’anno di vita, «ha operato molto male». Ancora una volta, appaiono più favorevoli i giovani e i laureati, i residenti al Nord e gli elettori del centrosinistra.
Nel complesso, dunque, i cittadini sembrano apparire relativamente comprensivi verso l’esecutivo.
Più del 20% dichiara che «più di così era impossibile fare».
E un altro 14% sostiene addirittura che il governo «ha fatto più di quanto mi aspettassi».
Ma, come si è visto, la maggioranza relativa (42%) esprime un po’ di disincanto.
E il 20% sostiene che l’esecutivo «ha fatto poco e male».
Non sorprende che solo un terzo degli italiani promuova nettamente un esecutivo che è stato così severo.
E la quota (circa un quinto) di chi lo condanna risulta inferiore a quanto molti ritenevano.
La percentuale maggiore degli intervistati (40%), senza esprimere un giudizio completamente positivo o negativo, si dichiara solo «un po’ delusa».

Renato   Mannheimer
(da “il Corriere della Sera”)

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L’ANNO CHE HA CAMBIATO L’ITALIA E GLI ITALIANI: L’AVVENTURA DEI TECNICI AL GOVERNO

Novembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

OLTRE A MISURE INCISIVE E SGRADITE, MONTI HA PROVATO A TRASMETTERE UN NUOVO SENSO DELLO STATO

Gli abitanti del Palazzo lo capirono sin dal primo giorno: Mario Monti arrivava da un altro mondo.
Era il 17 di novembre di un anno or sono, tra i velluti scarlatti di Palazzo Madama, il professore fece il primo discorso parlamentare della sua vita e i senatori lo applaudirono col contagocce.
Lui fece intuire quel che sarebbe accaduto nei mesi successivi con una frase allusiva, ignorata dai media: è arrivata l’ora – disse – di rinsaldare quel «senso dello Stato, che evita la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell’appartenenza alla comunità  in localismo, del senso di partito in partitismo».
Sembrò una di quelle frasi barocche che i leader democristiani elargivano per coprire il loro sottogoverno, ma lì dentro c’era un programma di legislatura.
E così è stato.
In un anno il governo guidato dall’algido Professore è riuscito a imporre misure incisive e sgradite: le pensioni in età  più avanzata e col sistema contributivo per tutti; una robusta patrimoniale-immobiliare; una approfondita revisione della spesa pubblica; una lotta all’evasione fiscale supportata da blitz plateali-esemplari.
Ha indotto le èlites di tutto il mondo a ricredersi sulla governabilità  degli italiani; ha provato a disboscare i parassiti che da anni paralizzano la crescita, anche se finora senza inversioni di tendenza; ha imposto al mondo politico una «rieducazione» lessicale e di stile, ma anche una piccola rivoluzione comunicativa.
Capovolta, a guardar bene, rispetto all’impressione iniziale: oramai Monti esterna con una frequenza che lo ha reso il premier più loquace nella storia della Repubblica.
Una bulimia comunicativa – accompagnata da movenze ed eloquio di scuola gesuitica – che il Professore si è imposto, per supportare la mission che compendia tutte le altre: «Spero di cambiare il modo di vivere degli italiani», ha detto in febbraio al «Time».
Una vocazione pedagogica che distingue Monti dai professori che lo hanno preceduto: Fanfani, Amato e Prodi volevano «educare» il mondo politico, lui la società  civile.
L’avventura del governo aveva avuto inizio il 9 novembre, forse il giorno più difficile nella storia della Seconda Repubblica: per la prima volta era andata in frantumi la soglia dei 500 punti per lo spread, schizzato a quota 574.
Quella sera Giorgio Napolitano aveva telefonato a Monti, gli aveva annunciato la sua intenzione di nominarlo senatore a vita, gli aveva fatto capire che la sorte del governo Berlusconi era segnata.
Tre giorni dopo il Cavaliere si dimette.
Da quel momento il governo è «costretto» a mietere record: l’esecutivo si forma in pochissimi giorni (tre), la prima fiducia al Senato è la più larga nella storia della Repubblica (il 91,8% di sì), la squadra è all’osso (17 ministri), appena dodici giorni dopo la fiducia, il governo partorisce il decreto Salva-Italia, con l’Imu e la riforma delle pensioni. Il 20 gennaio il Cdm vara il decreto sulle liberalizzazioni e il 23 marzo è la volta della riforma del mercato del lavoro, osteggiata da Confindustria e Cgil.
Una raffica di provvedimenti, ma lo spread se ne frega: prima di Natale risfonda quota 500, si decongestiona, per poi tornare ad impennarsi ad aprile, non appena le banche europee smettono di acquistare titoli di Stato con i soldi quasi regalati dalla Bce.
Monti si rende definitivamente conto che una volta «fatti i compiti a casa», bisognerà  farli fare anche ai tedeschi, convincendoli a trovare armi comuni per piegare gli speculatori.
E così dopo la «fase-1» del governo (dedicata al fronte interno), dalla primavera 2012 scatta la fase-2, quella dell’offensiva diplomatica in Europa. Soltanto gli storici troveranno le prove, se ci sono, delle «spintarelle» date da Obama, Merkel e Sarkozy per allontanare Berlusconi.
Ma una volta preso il potere, il Professore ha saputo farsi apprezzare dai principali leader (Obama in primis), ma anche dalla stampa internazionale, impegnata in una gara adulatoria: «Il leader più importante d’Europa» (Financial Times); «Ha cambiato la politica europea » (Economist); «Se Monti fosse francese…» (Figaro).
Eloquente era stato l’esordio: il 24 novembre nella prefettura di Strasburgo, Merkel e Sarkozy si erano dati appuntamento con l’unico scopo di legittimare davanti ai mercati il nuovo premier italiano e lui pensò bene di ricordare pubblicamente a francesi e tedeschi che proprio loro erano stati i primi a sfondare i parametri.
L’indomani sul «manifesto» il professor Alberto Asor Rosa scriveva: «Quando Monti è apparso per la prima volta in tv, mi sono sorpreso a pensare quanto fossero buffi il francese Sarkozy e la germanica Merkel di fronte alla eleganza dignitosa e riservata dell’italiano».
Anche grazie ad una task force diplomatica di prim’ordine (guidata dal ministro degli Affari Europei Enzo Moavero), sullo scudo anti-spread Monti smuove i tedeschi al vertice di fine giugno, anche se il sigillo lo metterà  70 giorni dopo, il Governatore della Bce Mario Draghi con la disponibilità  ad acquisti illimitati di titoli di Stato.
Nel frattempo il premier inaugura la fase-3 del suo governo: quella del consolidamento.
Provvedimenti anti-casta (riduzione Province, legge anti-corruzione, presidente e direttore Rai, tagli ai costi della politica), ma anche la legge di stabilità .
L’idea di dare un segnale sul piano delle tasse (anche per l’infelice istruttoria dell’alta burocrazia, come nel caso-esodati) finisce male: «Il governo – come sostiene l’ex ministro Renato Brunetta, critico attento dell’esecutivo – aveva scritto un testo molto brutto, che in cambio di uno spruzzo di riduzione dell’Irpef, metteva le dita negli occhi di tutti. Io e Baretta, abbiamo dato una prova di maggioranza e ci siamo detti: la riscriviamo».
Ma l’ex presidente della Fuci, Giorgio Tonini, senatore Pd, per il «compleanno» del governo propone un consuntivo con argomenti originali: «Monti ha preso un Paese schiacciato sul passato (per gli interessi sul debito), con un patrimonio privato più alto dei tedeschi e un reddito più basso ed ha agito: l’Italia è passata dall’ultimo al secondo posto in Europa sulle tasse patrimoniali, ma soprattutto ha sfatato il mito, secondo il quale gli italiani sono incapaci di capire.
Era già  capitato col referendum sulla scala mobile: gli italiani compresero che l’inflazione era peggio di 20.000 lire in più in tasca».

Fabio Martini
(da “La Stampa”)

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