Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
NEL 2013 I FINANZIAMENTI DAI PRIVATI SONO CRESCIUTI DI OLTRE 23 MILIONI… LE GRANDI SOCIETà€ DI IMMOBILI E COSTRUZIONI SGANCIANO DI PIÙ
I finanziamenti pubblici stanno per mancare, anni e non mesi di estrema sopravvivenza (forse nel 2017 l’addio), ma i partiti stanno già elaborando il lutto.
Il segreto sono le donazioni dai privati, amici o sodali, minuscole società o multinazionali e tante, tantissime cooperative.
Il 2013 ha segnato una crescita enorme: 61,1 milioni di euro, l’anno prima erano 39 scarsi.
Il documento di 64 pagine, che la Tesoreria di Montecitorio custodisce, può sembrare un elenco telefonico: nome, cognome, cifra.
Può sembrare, appunto.
Il duello a colpi di emendamenti, articoli e raffinati commi, nello scorso dicembre, ci ha illustrato il potere di Sergio Scarpellini, l’imprenditore romano che ospita la Camera, il Comune e un tempo il Senato: affitti milioni, contratti infiniti.
La Milano ’90 di Scarpellini, che si definì un po’ di sinistra, un po’ di destra e un po’ di centro, finanzia con insistenza il movimento di Mario Baccini.
A qualsiasi denominazione, Associazione o Federazione di Cristiano Popolari, corrisponde un bonifico da migliaia di euro per un totale di 38.000.
Milano ’90 ci guida fra centinaia di sigle e parlamentari, più o meno conosciuti, più o meno facoltosi, e finiamo alla voce Ugo Sposetti, leggendario amministratore dei Democratici di Sinistra che, seppur politicamente tumulati, valgono un patrimonio da (almeno) mezzo miliardo.
A che servono, a Sposetti, i 10.000 euro di Scarpellini?
Il senatore democratico, però, ha stravinto la classifica 2013: in dodici mesi, ha incassato 262.660 euro.
A maggio, Sposetti ha denunciato 37.000 euro ricevuti dalla Federazione Italiana Tabaccai. Non sappiamo se sia un accanito fumatore, ma va segnalata, per coincidenza storica, la presenza di Sposetti a una manifestazione della Federazione Italiana Tabaccai.
Assieme al deputato Alberto Giorgetti (Pdl), il senatore annunciava un emendamento per la regolamentazione delle sigarette elettroniche (che tanto fanno arrabbiare la Federazione).
Se mettiamo insieme Milano ’90 di Scarpellini e Federazione Italiana Tabaccai troviamo Fabio Bellini (Pd), consigliere regionale laziale, componente della commissione ambiente, lavori pubblici, politica della casa e urbanistica.
Oltre ai 10.000 euro dal palazzinaro e dai tabaccai, Bellini ha incassato 20.000 euro da Seci Real Estate, ancora un’immobiliare, sede a Bologna, che ha rapporti con le istituzioni locali.
Quando il pubblico s’è diviso sulla trilogia gli Anni spezzati su Rai1 di Albatross, Maurizio Gasparri su Twitter ha elogiato l’opera televisiva. Un gesto di cortesia.
Il senatore di Forza Italia, che siede in commissione di Vigilanza Rai, proprio da Albatross di Alessandro Jacchia ha ottenuto un finanziamento di 15.000 euro. Gasparri ha raccolto 75.000 euro, fra mattone e farmaci, ma il contribuito più significativo ha la firma di Mario Guidi, presidente di Confagricoltura.
Notoriamente esperto in materia, Gasparri ha partecipato ai convegni su politiche agricole e forestali.
Il mistero curioso riguarda Salvatore detto Totò Cuffaro, in carcere dal gennaio 2011 per una condanna definitiva a 7 anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. L’ex governatore siciliano, il 21 maggio 2013, ha dichiarato una donazione di 220.000 euro da Forza Italia, che in quel periodo era in sonno, ancora non resuscitata da Silvio Berlusconi.
Fra risposte negate e smozzicate, fonti di Fi confermano il pagamento, ma non sanno chi l’ha disposto e perchè.
Agli uffici di Montecitorio è stato motivato come “finanziamento per una candidatura”. Però Cuffaro, pare evidente, non è stato candidato (e neanche un suo omonimo).
TEMA AMICIZIE
La munifica Daniela Garnero in Santanchè ha ricevuto soltanto una donazione: 20.000 euro da Paola Ferrari, giornalista Rai, amica.
Il finanziere Davide Serra, che ha già sostenuto le primarie di Matteo Renzi, ha sponsorizzato con 10.000 euro anche la campagna elettorale di Pietro Ichino.
Tra le numerose aziende che hanno conquistato l’attestato per collaborare con il ministero dei Trasporti, ci sono la Todini Costruzioni Generali (Luisa Todini è in Cda Rai) che ha donato 60.000 euro al gruppo Pdl-Fi e anche l’Impresa Pizzarotti & C. di Parma, 20.000 ad Anna Maria Bernini.
Una pagina è dedicata a Nicola Latorre, il senatore segue a ruota il collega Sposetti con 225.000 euro.
Ci ha rimesso Ilaria Borletti Buitoni, 710.000 a Scelta Civica di Mario Monti.
Mentre i soldi, il Cavaliere li fa girare davvero: a fine aprile, Berlusconi ha versato 17 milioni a Forza Italia.
Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
IL CALCIOMERCATO DEGLI EX AN STA PER CHIUDERE: TUTTI CERCANO UN INGAGGIO… VOLEVANO RICREARE AN, HANNO FINITO PER ALLONTANARE I POCHI SPETTATORI SUGLI SPALTI PER UN GIOCO BOLSO E PER LE TROPPE LITI IN CAMPO
La Destra di Storace potrebbe confluire nella nuova Forza Italia. 
L’indiscrezione è stata lanciata dal giornalista Carlantonio Solimene de Il Tempo, storico quotidiano romano.
«Il leader de La Destra — si legge – secondo rumor che si fanno sempre più insistenti, sarebbe tentato dall’approdo a Forza Italia.
Nelle scorse settimane avrebbe più volte discusso con Silvio Berlusconi dell’opportunità di creare un’ala destra del partito capace di raccogliere i voti della defunta Alleanza Nazionale».
Un’ipotesi che prenderebbe quota dopo il sostanziale arenarsi delle trattative tra i FdI di Giorgia e Ignazio La Russa e La Destra di Storace e Musumeci, finalizzate a concorrere sotto lo stesso simbolo, la fiamma della vecchia An, alle prossime europee del 25 maggio.
Di fronte allo sbarramento del 4% per le Europee e del 5% alle prossime politiche (con un 12% per la coalizione) o un 8% se ci si presenta in solitudine, le prospettive sono pari a zero sia per F:d.I. (che viaggia intorno al 2%) che per la Destra (data all’1%).
La Meloni, come l’orchestrina del Titanic che continuava a suonare mentre la nave affondava, pensa a fare le primarie del condominio, spacciandole per una cosa seria.
Chissà che coda ci sarà a votare per incoronarla leader del nulla…
Il colpo di essersi impossessata del simbolo di An (che inserirebbe all’interno di quello di Fdi) ha avuto un riscontro pari a zero virgola: gli elettori ormai sono stanchi di riciclaggi.
I limiti della Meloni si sono confermati in tutta evidenza di fronte alla legge truffa proposta da Renzi: quello cerca di soffocare i partiti piccoli e lei sa solo replicare che l’importante sono le preferenze.
Il suo tentativo di porsi come leader emergente di una Nuova destra è naufragato per gli evidenti limiti politici: invece che rottamare e rinnovare, ha finito per riciclare vecchi tromboni, affiancare i leghisti su temi beceri, essere perennemente al servizio di Berlusconi e incarnare il vecchio modo di fare politica.
Sotto i marò, il nulla.
Il suo destino? Contrattare a tempo debito con l Cavaliere (o con Alfano) qualche poltrona per sè e qualche conoscente.
La grande “fase costituente” della destra italiana è finita ancor prima di cominciare: come avevamo previsto, gli inviati del Cardinale tornano tutti in Curia.
Ultimo dettaglio tecnico: anche in coalizione con Forza Italia sia Fdi che La Destra se non raggiungono il 5% non eleggono alcun deputato.
Quindi la scialuppa di salvataggio potrà essere solo nominale e riservata a pochi (inseriti nelle liste bloccate di Forza Italia).
Con un esito comico: qualcuno che oggi reclama le preferenze sarà eletto/a solo grazie alla lista bloccata di Papy.
Resta il premio di consolazione: il tesoretto di An…
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Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
IL MENDICANTE PADAGNO STRILLA ALLA LEGGE TRUFFA E POI TRATTA IN SACRESTIA L’ASSOLUZIONE CON DON MATTEO
Primo rinvio per la commissione Affari costituzionali della Camera che oggi alle 14 avrebbe dovuto inziare ad esaminare il testo base della legge elettorale Renzi-Berlusconi.
La seduta slitta di almeno un’ora perchè gli uffici della Camera che assistono il relatore Francesco Paolo Sisto (FI) stanno cercando di confezionare la cosiddetta «norma salva Lega».
Il Carroccio, infatti, con lo sbarramento al 5% per i partiti coalizzati rischia di rimanere fuori dal Parlamento se si andasse a votare con l’Italicum (la legge Renzi-Berlusconi, appunto) visto che alle ultime elezioni di febbraio 2013 il bottino fu assai magro: 3,9% a livello nazionale.
UN AIUTINO PER LA LEGA
ll Porcellum (la legge in vigore dal 2005 cassata dalla Corte costituzionale lo scorso 4 dicembre) prevedeva un paracadute per i partiti regionali.
Una soglia più bassa per i simboli che avessero raggiunto il 10% almeno in tre regioni.
Oggi il problema si ripropone e la Lega ha fatto le sue richieste all’alleato di Forza Italia anche perchè il risultato di febbraio 2012 ha prodotto un esito incerto: tanto da mettere a rischio la stessa costituzione dei gruppi parlamentari della Lega che, non avendo parlamentari e senatori sufficienti, hanno dovuto chiedere in prestito due senatori e due deputati.
LE PLURICANDIDATURE
Un altro problema messo sul tavolo dai rappresentanti del Nuovo centro destra di Angelino Alfano è quello delle multicandidature che però potrebbe presentare profili di costituzionalità .
L’Italicum prevede un meccanismo casuale che non mette direttamente in collegamento i voti espressi e il candidato eletto.
Non sapendo dove scatta il quorum (visto che il riparto dei seggi è nazionale su base proporzionale) il partito di Alfano ritiene irrinunciabile la necessità di poter presentare i candidati forti in più collegi.
SEI MILIONI DI VOTI AL MACERO
Secondo una simulazione prodotta dal deputato Pino Pisicchio (Centro democratico) la legge Renzi-Berlusconi farebbe entrare in Parlamento (se si utilizzano i risultati di febbraio 2012) soltanto 4 partiti: M5S, Pd, Pdl, Scelta civica.
In totale, puntualizza Piscchio, «questi 4 partiti hanno raccolto 27,4 milioni espressi su 34 milioni. Ne consegue che con questo nuovo modello elettorale 6,6 milioni di italiani rimarrebbero senza rappresentanza in Parlamento».
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
“RENZI TRATTA TUTTI DA AVVERSARI INVECE CHE DA INTERLOCUTORI”
«Le dimissioni di Cuperlo? Erano inevitabili, dopo quello che è successo in direzione. Era ovvio da
subito che sarebbero arrivate».
Pippo Civati, deputato del Pd e, nelle scorse primarie, candidato a guidarlo, non è sorpreso dagli atteggiamenti di nessuno dei suoi due ex rivali: «Avevo sconsigliato Cuperlo di accettare la presidenza del partito perchè conoscevo il modo assoluto e decisionista di Renzi di interpretare la leadership».
Decisionismo, o toni offensivi?
«Renzi avrebbe dovuto evitare di trattare Gianni da avversario invece che da interlocutore, di scendere così sul personale… Chi è forte non ha mai motivo di farlo. Però si vede che in lui c’era anche un sentimento di rivalsa, come a dire “prima i prepotenti erano altri, e adesso…”»
È una giustificazione?
«Non mi va di commentare con degli “io avrei detto, io avrei fatto”. Voglio avere un rapporto di dialogo con Renzi, è lui che ha vinto le primarie».
E nel merito della proposta di riforme?
«Renzi ha fatto bene a utilizzare la spinta del successo alle primarie per imprimere un’accelerazione. Però lo schema che ne è scaturito non mi trova d’accordo, è congeniale soprattutto a Berlusconi».
È con lui che Renzi ha scelto di fare un accordo privilegiato .
«Gli elettori del Pd dovevano aspettarselo da lui, chi lo ha votato immaginava già che avesse canali di un certo tipo. Comunque, l’unica soluzione alternativa sarebbe stata se Grillo avesse parlato con Renzi prima di Berlusconi. Invece il Movimento 5 Stelle si chiama sempre fuori da tutto: ha ripetuto adesso l’errore di un anno fa, non c’è stata intelligenza politica. Il postino suona sempre due volte, ma loro non aprono mai la porta».
La scelta di stringere un accordo preventivo con Berlusconi non rischia di procurare danni al Pd, in termini di futuri consensi elettorali?
«Non lo so. Vedo che la cosa è stata vissuta malissimo, peggio di quanto non pensassi. Ma Renzi ha puntato tutto sul risultato».
Ha intenzione di votare il modello di legge elettorale presentato alla direzione?
«Ora non voglio mettere i bastoni fra le ruote, non possiamo certo fermare la riforma del sistema di voto. Spero che, con un dibattito alla luce del sole, in Parlamento sia possibile fare modifiche. Credo che sia difficile, ma vedremo che cosa si potrà fare. Abbiamo la responsabilità verso il Paese di trovare una forma e anche una misura fra di noi. Se salta anche questa, salta tutto».
La legge elettorale è legata alle riforme costituzionali.
«Ecco, questo è il punto. Mi sembra impossibile usare quel tipo di sistema elettorale senza il superamento del Senato. Significa che il governo dovrà restare in carica almeno un anno, e questo non mi vede d’accordo. Sembra di essere tornati al primo discorso di Enrico Letta, quando vincolava alle riforme la fiducia al suo esecutivo. Siamo di nuovo allo stesso punto… Mi preoccupa l’idea di una durata indefinita di questo governo».
Le larghe intese ora sono più forti?
«Sono rafforzate, e la maggioranza è tornata ampia come prima che Forza Italia dichiarasse di andare all’opposizione».
Crede che ci saranno scissioni nel Partito democratico?
«C’è un clima pessimo, un’atmosfera da resa dei conti surreale: ma no, non ci sarà scissione».
Daria Gorodisky
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
FUOCO AD ALZO ZERO INVECE SU SINISTRA PD E ALFANO
Primo, «chiunque dei nostri vada in tv deve difendere Renzi in tutti i modi. Nessuna ironia, nessun attacco contro di lui».
E soprattutto secondo, «la nostra controffensiva mediatica deve essere incentrata contro la sinistra del Pd e contro il governo Letta».
Stavolta nessuna black list . Stavolta, direttamente da Arcore, Silvio Berlusconi impartisce ai suoi le regole d’ingaggio su come tarare la comunicazione forzista, «su cosa dire in televisione» all’indomani dell’accordo sulle riforme.
Poche regole ma chiare. Attacchi contro Renzi no, mirino contro l’ala bersanian-dalemiana del Pd e contro il tandem Letta-Alfano sì.
Tanto che vedendo il vicepremier in tv mentre protestava contro «il Parlamento dei nominati» e chiedeva a gran voce le preferenze, il Cavaliere avrebbe quasi perso le staffe. «Ma di che cosa sta parlando? Ma se l’ho nominato io, lui? Quali preferenze? Avesse almeno la decenza di tacere».
Berlusconi l’aveva detto già la settimana scorsa, durante una cena, che «alla fine dentro il Pd ci sarà la scissione».
E quando lunedì s’è accomodato sulla poltrona per assistere allo streaming della direzione dei Democratici, le sue convinzioni si sono trasformate in certezze.
«Il cammino delle riforme deve essere avviato in Parlamento senza intoppi», ha spiegato ai suoi. E «nessuno di noi deve mostrarsi diffidente o critico. Perchè questi del Pd si separano davvero e, contemporaneamente, lo spazio per partitini di centro sarà cancellato. È la nostra occasione d’oro…».
È per questo che, tra il vertice al Nazareno di sabato e la notte di domenica, Berlusconi s’è rimangiato tutte le perplessità su quel «ballottaggio» previsto dall’Italicum che inizialmente aveva respinto.
«Perchè quello che abbiamo da guadagnare è più di quello che abbiamo da perdere», è stata la spiegazione ufficiosa. Il resto è chiaro.
Difendere il leader Renzi significa acuire lo scontro interno al centrosinistra.
Mantenere il patto siglato nella sede del Pd vuol dire riaccreditarsi come «leader politico» e allontanare – in vista della campagna elettorale – la Grande Ombra della sentenza della Cassazione, di cui non a caso nessuno parla più.
Le «tavole di Arcore» sono state prese alla lettera da tutti. Renato Brunetta, che pure era un acceso sostenitore del Mattarellum e un arcigno censore del sindaco di Firenze, adesso la mette così: «Ho ascoltato Renzi alla direzione del Pd e sono d’accordo con quello che ha detto. L’accordo raggiunto non si può correggere e io mi fido di lui».
Per non parlare di Daniela Santanchè, prima fila dell’ala dei falchi, che adesso di «falco» mostra ben poco: «La legge elettorale sui cui s’è trovato l’accordo con Renzi deve essere approvata così com’è e al più presto».
Mentre Raffaele Fitto, lanciando la kermesse di Forza Italia di domenica prossima in Puglia, parla di un Cavaliere «che ha riaperto scenari di enorme interesse per il Paese».
E questa è soltanto la prima parte del piano.
Per la seconda, cioè gli attacchi ad alzo zero contro l’ala anti-renziana del Pd, basta dare un’occhiata al profilo Twitter del «Mattinale», l’house organ del gruppo forzista alla Camera. «Cuperlo è arrabbiato con Renzi solo perchè gli ha ricordato che si è fatto piazzare sul burro del listino fabbricato per gli ultragarantiti», «Cuperlo si dimette dunque esiste», «Cuperlino listino», «Cuperlativo assoluto», e via dicendo, con attacchi anche a Letta e Alfano.
Perchè, citando (inconsapevolmente) Bettino Craxi, dopo sabato Berlusconi è sicuro di avere in mano «il poker d’assi».
L’ultima rilevazione di Euromedia dà il centrodestra (34) in vantaggio di 0,6 punti sul centrosinistra (33,4).
Un vantaggio che Tecnè rivede addirittura al rialzo, con la coalizione berlusconiana (37,1) che, al contrario degli avversari (33,4), supererebbe il quorum dell’Italicum.
«Con le riforme in Aula, noi possiamo solo crescere. Al contrario del Pd», è la scommessa che fanno ad Arcore.
Non a caso nessuno, tra i berlusconiani, ha in mente ritocchi all’accordo. «Abbiamo dato il via libera a quello. Se salta, per noi salta tutto. E non sarebbe certo colpa nostra…», sorride Paolo Romani.
Come hanno sorriso in serata anche gli avvocati del Cavaliere, quando hanno saputo che la Corte di Straburgo ha dichiarato «ricevibile» il ricorso di un candidato alle regionali del Molise sulla retroattività della legge Severino.
Che potrebbe essere la breccia verso quel muro normativo che l’ex premier conta ancora di sfondare. Per ritornare in campo, in prima persona.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
E LA BINDI LO AVVERTE: “ATTENTO MATTEO A NON TIRARE LA CORDA…”
La vittoria di Matteo Renzi in direzione Pd sulla legge elettorale potrebbe tramutarsi in un Vietnam
in Commissione Affari Costituzionali, dove dovrà avvenire il primo passaggio cruciale per il cosiddetto Italicum.
In Commissione, infatti, i numeri parlano chiaro: Renzi è in minoranza rispetto ai cuperliani. Tredici a otto per Cuperlo, fa i conti il Sole 24 Ore.
Cuperlo può contare su nomi come quelli di Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini, Andrea Giorgis, Maria Gullo, Enzo Lattuca e Giuseppe Lauricella.
Con lui ci sono anche Pier Luigi Bersani (appena uscito dall’ospedale) e Rosi Bindi, che proprio al segretario manda un messaggio di avvertimento: Matteo deve stare attento, “in Commissione abbiamo la maggioranza […] se presenteremo degli emendamenti, il segretario li deve accettare”.
Dalla sua parte Renzi ha Maria Elena Boschi, Matteo Richetti, Luigi Famiglietti e Daniela Gasperini, oltre ai franceschiniani Emanuele Fiano, Gianclaudio Bressa e Ettore Rosato e al lettiano Francesco Sanna.
Un altro lettiano, Marco Meloni, non vuole essere elencato tra i fedelissimi di Cuperlo, ma è comunque critico della proposta di riforma renziana.
“Insieme agli altri partiti, abbiamo la maggioranza”, ha detto ieri Rosi Bindi.
Non solo: su 21 membri democratici della Commissione, solo 9 hanno votato il sindaco di Firenze, mentre gli altri 12 si sono schierati con Cuperlo o non si sono espressi.
“L’Italicum sarà cambiato”, ha assicurato D’Attorre, annunciando che depositerà modifiche per evitare le liste bloccate.
“Sono convinto che alla fine Renzi si convincerà ad abbandonare le liste bloccate e non tradirà il popolo delle primarie”.
A fargli eco è ancora Rosi Bindi: “Se mezzo gruppo parlamentare dovesse firmare emendamenti per cambiare alcuni punti del testo, dovrebbe essere il segretario a prenderne atto e accettarli. Io non voglio spaccare il partito, ma nemmeno lui lo deve fare”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
PRONTO IL SALVAGENTE PER I CLANDESTINI PADANI: “LO SBARRAMENTO NON VALE PER I PARTITI A FORTE RAPPRESENTANZA TERRITORIALE”… DISSENSO ANCHE IN FORZA ITALIA: “CON LA RIPARTIZIONE NAZIONALE FAVORITI I FORZISTI DEL SUD”
«Chiamate Goldrake, più di così non potevo arrivare”. Matteo Renzi accomodato nel salotto di Porta a Porta difende a spada tratta il suo accordo sulla legge elettorale con Silvio Berlusconi.
Sull’assenza di preferenze e sulle soglie di sbarramento.
Anche a costo di “inimicarsi” i piccoli” che lo incalzano per abbassare le soglie di sbarramento, alzare al 40 per cento quella per ottenere il premio.
E soprattutto, il Nuovo centrodestra e la minoranza del Pd, che vogliono inserire le preferenze.
No, replica, il segretario del Pd, l’accordo è questo .
Verrebbe da rispondere: e chi se ne frega, l’hai fatta tu questa legge patacca, non gli italiani.
Spiega che l’accordo con Berlusconi è stato uno scambio: io, dice, ho ceduto sulle preferenze e il Cavaliere ha detto si al doppio turno.
Ma piovono critiche.
A partire da quelle d Gaetano Quagliariello che ieri ha detto: il mio giudizio sul progetto è positivo, ma vedo tre rischi di costituzionalità Il ministro ha indicato il premio di maggioranza che rischia di essere ancora sproporzionato, il destino dei voti dei partiti che in una coalizione non superano il 5 per cento, finirebbero al partito maggiore e l’assenza delle preferenze.
«Ci sono in tutte le altre elezioni, – dice: – il pericolo di controllo mafioso ci sarebbe solo per il Parlamento?».
Ma sul cammino della legge, – che oggi inizia l’iter in commissione e dovrebbe approdare in aula il 29 gennaio, – grava una minaccia meno palese e più strisciante.
I deputati forzisti si sono resi conti che il meccanismo di ripartizione dei voti a livello nazionale, scegliendo i candidati che nelle circoscrizioni avranno i risultati migliori, penalizzerebbe i candidati forzisti del Nord.
Questi, infatti, devono fare i conti con una concorrenza più agguerrita e potrebbero ottenere percentuali più basse dei colleghi del Sud.
Così fra banchi forzisti della Camera ieri serpeggiava un certo malumore sulla proposta di Renzi.
E si parlava molto del possibile voto segreto sulla legge.
Malumore accresciuto dal fatto che il Cavaliere e Verdini si sarebbero presentati all’incontro con l’idea di ripartire i seggi nelle circoscrizioni e ne sarebbero usciti con il collegio unico nazionale.
Intanto spunta una modifica ad hoc che dovrebbe salvare la Lega.
Qualcosa che evita ai partiti con forte rappresentazione locale di sfuggire alla tagliola degli sbarramenti.
Ne parla Renato Brunetta e Renzi non è contrario: «Un sistema di salvaguardia » per partiti tipo la Lega, – dice – «può starci».
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Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
NUOVA BATTAGLIA DEGLI AVVOCATI BOZZI E TANI: “RICORREREMO”
L’esultanza per la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il Porcellum, grazie alla loro
ostinazione, sembra ormai lontanissima.
E “l’Italicum” agli avvocati Claudio Tani e Aldo Bozzi è apparso come uno spettro che può rovinare tutto.
Proprio la loro battaglia giuridica, insieme ai colleghi Giuseppe Bozzi e Felice Besostri, li ha portati prima in Cassazione e poi davanti alla Consulta, che ha dato loro ragione.
Ora, però, il progetto Renzi-Berlusconi li fa infuriare.
“È anticostituzionale”, dicono all’unisono mentre li intervistiamo: “Non è cambiato nulla, anzi l’Italicum è peggio della legge Calderoli”.
E anche se i toni, sia di Tani sia di Bozzi, sono appassionati, l’analisi giuridica non ne risente di certo: “Siamo al bipartitismo totale e assoluto che è in contrasto con la Costituzione, se quello che leggiamo dai giornali dovesse diventare legge produrrà solo due forze politiche di grande dimensione. E con un’operazione puramente aritmetica la coalizione che otterrà il 35% dei voti si accaparrerà un premio di maggioranza del 18%, arrivando al 53%. L’effetto parallelo, negativo, sarà che il 65% di coloro che avranno votato contro la coalizione che incassa un premio , si divideranno solo il restante 47%, le spoglie. Se il divaricatore è di questa natura siamo fuori dalla Costituzione”.
Chiediamo ai due avvocati se l’Italicum ignori la sentenza della Consulta.
Il giudizio è senza appello: “La sentenza se la saranno anche letta ma se ne fregano, per loro è come se non ci fosse stata. Non hanno alcun interesse ad applicarla perchè l’obiettivo non è ridare la parola ai cittadini, non è far pesare ogni voto allo stesso modo, o quanto meno in modo proporzionale, l’obiettivo è l’eliminazione dei piccoli partiti, spazzarli via”.
State parlando di Pd e Forza Italia? “Esattamente. La loro proposta non solo si fa beffa della sentenza della Corte costituzionale, ma è fatta a uso e consumo di quei due partiti, come se tutto il resto del pluralismo politico, sociale, economico e così via non esistesse. Vogliono passarci sopra”.
Per gli avvocati Bozzi e Tani l’Italicum viola l’articolo 49 della Costituzione che stabilisce il diritto dei cittadini di associarsi in partiti. “Dove sta scritto che non devono essere più di due?”.
Ci facciamo spiegare perchè, a loro avviso, la proposta Renzi-Berlusconi ignora la sentenza della Corte costituzionale: “La Consulta ha stabilito che ciascun voto deve contribuire potenzialmente, e con pari efficacia, alla formazione degli organi elettivi e, quindi, il margine di differenza tra voti e seggi non può compromettere il principio dell’uguaglianza del voto”.
I fautori dell’Italicum hanno parlato di proporzionale, quasi a voler evocare la Consulta.
“C’è un grande inganno perchè questo progetto di legge sceglie il proporzionale ma dice che con il 35% una coalizione può arrivare al 53% con un premio di maggioranza. Quindi, rispetto al Porcellum, nella sostanza, non cambia nulla, alla faccia del pluralismo”.
Forse, però, un punto della sentenza della Consulta è stato recepito: liste bloccate ma corte: “In realtà neppure quello perchè la Corte ha detto solo che le liste bloccate corte, riferendosi alla loro formazione in elezioni locali, garantiscono maggiore conoscibilità dei candidati. Ma la stessa Corte ha stabilito con chiarezza che una cosa è la conoscibilità e un’altra è la possibilità di scelta del candidato che — sempre secondo la Corte — deve essere garantita. Il cittadino deve poter scegliere raggruppamento e candidati . Così non è”.
Ancora un Parlamento di nominati? “Esattamente”. E a chi ribatte che le preferenze hanno generato candidati controllati dalla mafia o da altri gruppi di potere, entrambi gli avvocati respingono l’obiezione: “Non ci sono mai stati tanti indagati come da quando è entrato in vigore il Porcellum”.
E se l’Italiacum diventerà legge così com’è, Bozzi e Tani sono pronti a dare ancora battaglia: “Siamo riusciti con gran fatica a passare un vaglio di costituzionalità , ma la causa è ancora pendente in Cassazione. Dunque, se non ci sarà una riforma che rispetti i principi costituzionali, i partiti devono sapere che non è finita. Torneremo a chiedere il ricorso davanti alla Corte costituzionale”.
Partiti avvertiti mezzo salvati.
Forse.
Antonella Mascali
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
IL TESTO DELLA REGISTRAZIONE IN CUI LA DE GIROLAMO STABILIVA A QUALE COMUNE DOVESSE ESSERE ASSEGNATA L’AMBULANZA A SECONDA DELLA VICINANZA POLITICA
Eccole le registrazioni che provano gli interventi di Nunzia De Girolamo per disegnare l’emergenza della sanità della provincia di Benevento non su misura delle esigenze dei malati ma per penalizzare i sindaci che non ‘corrono’ da lei.
Nella conversazione registrata dal manager Felice Pisapia che pubblichiamo oggi il ministro De Girolamo dice ai manager della Asl di non dare l’ambulanza al paese di Foiano Val Fortore e di darne una, ma senza personale, al paese di Ginestra perchè così il sindaco Udeur di quest’ultimo paese, Zaccaria Spina: “deve venire da me e io gli dò”.
Ai manager Asl che chiedono nel luglio 2012 l’assenso della coordinatrice del Pdl sulla soluzione penalizzante per il paese del sindaco Spina, donna Nunzia del Sannio risponde: “Ovviamente dovete dire a Zaccaria: ‘tu rimani senza niente, corri dalla De Girolamo!’”.
Sarà un caso ma è questo proprio il punto esatto sul quale il ministro, messo alle corde dalle domande di Piazza Pulita, ha abbandonato a metà la sua intervista con la giornalista Francesca Biagiotti.
Quando le chiede: “Lei ha mai chiesto di togliere tutto a Zaccaria Spina, sindaco Udeur di Ginestra?”, il ministro risponde: “Ginestra ha un’ambulanza”.
L’inviata ribatte: “sì ma senza personale” e il ministro afferma: “ma questo non dipende da me” poi subito si toglie il microfono e abbandona.
La trascrizione della registrazione della riunione del 30 luglio a casa del padre di Nunzia De Girolamo che pubblichiamo oggi dimostra che il ministro delle ambulanze ‘con o senza’ personale si occupava eccome.
Le registrazioni fatte dal manager della Asl indagato, Felice Pisapia, a casa De Girolamo sono state trascritte da un perito di parte e assommano a 400 pagine ma sono state riportate dalla Guardia di Finanza in un’informativa depositata e pubblicata dal Fatto solo per 9 pagine.
Oggi siamo in grado di pubblicare un’altra mezza dozzina di pagine della parte segreta.
Non è il frutto della trascrizione di un pubblico ufficiale ma è stata consegnata il 19 settembre scorso da Felice Pisapia al pm con le altre.
Partecipano al colloquio Nunzia De Girolamo , allora coordinatore del Pdl beneventano, Michele Rossi, direttore generale della Asl di Benevento; Mino Ventucci, direttore sanitario della Asl; Felice Pisapia (poi sottoposto a misura cautelare dell’obbligo di dimora per truffa e peculato) direttore amministrativo della Asl e Luigi Barone, attuale responsabile del sito del ministero.
Ecco la trascrizione.
Nunzia: Si deve fare quest’operazione qua.
Mino: però io.
Nunzia.: L’ambulanza fisicamente dove deve stare? Si deve decidere.
Mino.: La potremmo mettere a…o a Foiano.
Felice : A Foiano.
Nunzia: Un’altra volta con questa Foiano!
Felice: Eh il baricentro
Mino: Perciò ti sto dicendo a Foiano che è il baricentro o…
Michele: Foiano non le interessa!
Nunzia: No deve venire Zaccaria (Spina, sindaco Udeur Ndr) da me e io gli dò.
Mino: Per questo ti stavo dicendo: potremmo dare la Guardia medica a…
Michele: A Castelfranco.
Mino: A Castelfranco, ad Antonio.
Nunzia: Esatto.
Mino: Non ricordo il cognome.
Nunzia: Antonio Pio Morcone (sindaco di Castelfranco, fedele di Berlusconi, Ndr).
Michele: Che ormai lo ritiene un fatto acquisito, eh!
Nunzia: Sì, sì. Mino: E l’ambulanza con..
Nunzia: (ride) Nn’ cul Michè…
Mino: Da te viene. E l’ambulanza più… E l’ambulanza…
Michele: E l’ambulanza da Zaccaria
Nunzia: A Ginestra.
Mino: A Ginestra. L’ambulanza senza cosa…
Nunzia: Va bene così. Per me va benissimo.
Felice: Oh, tipo Sant’Agata questo qua.
Nunzia: Ovviamente tu devi dire … Dovete dire a Zaccaria: ‘tu rimani senza niente, corri dalla De Girolamo!’. Perchè quello qua mi ha fatto un discorso che non mi è piaciuto per niente. Michele: Eh ma Zaccaria fa sempre così a me non piace… Nunzia: Eh, è molto… Sì, eh non è il mio stile, hai capito? Troppo mastelliano.
Poi ci sono altri passaggi della medesima registrazione nei quali il manager della Asl Ventucci, dice chiaramente che un accorpamento tra presidi può portare voti.
Luigi: Poi dicesti, o tu o Mino, che Limatola si poteva accorpare con l’ospedale di Sant’Agata e che su Benevento si doveva capire se dividerli o lasciarli assieme … ehe ehe
Mino: Io penso che potrebbe essere fatto e tra l’altro, noi potremmo ricavare anche un buon ritorno in termini di voto.
Michele: Sono scelte politiche forti queste eh!
Mino: Eh… ma non potete consentirvi tu e Nunzia di mettervi contro i medici a Benevento.
Mentre più avanti è Nunzia De Girolamo a parlar male del sindaco di Ginestra, il solito Zaccaria Spina che si ostinava a non inchinarsi a Nunzia.
Mimo: A te Ginestra non interessa proprio?
Nunzia: Allora Ginestra, in realtà ti spiego là politicamente Antonio (Morcone, il sindaco di Castelfranco? Ndr) è sicuramenete più vicino a noi.
Mino: Infatti.
Nunzia: Ginestra però crede di essere più intelligente di noi… Mastelliani. Adesso si è allontanato da Mastella però dice: ‘io poi devo capire dove devo andare da chi mi dà di più voti, darmi gli incarichi. Non se ne fotte di come va il territorio, hai capito? Cioè vuole l’incarico di direttore amministrativo nell’Asl, non è che vuole… allora a questo punto (voci sovrapposte sorridono)
Nunzia: Guardare in faccia a (incomprensibile )
Dopo questo lungo discorso si arriva alla decisione di Castelfranco, dove c’è il sindaco Antonio Morcone, vicino a Nunzia De Girolamo.
Michele: Siamo rimasti che si chiude Foiano …che va alla guardia medica di San Bartolomeo, o a Ginestra, o…
Mino: Bisogna dire dove
Michele: A Castelfranco
Luigi: A Castelfranco
Nunzia: Ci conviene
Mino: Lo vedi! Perciò dico!
Chissà a chi conviene. Forse oggi lo spiegherà Felice Pisapia al pm Giovanni Tartaglia Polcini. Il manager è stato convocato per essere interrogato.
Vincenzo Iurillo e Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »