Gennaio 18th, 2014 Riccardo Fucile
LA MINORANZA PD: “GOVERNO A RISCHIO”… IL SEGRETARIO: “BASTA VETI, L’INTESA CON FORZA ITALIA ANDRA’ BENE ANCHE AD ALFANO”
Si vedranno domani pomeriggio. L’incontro è fissato all’ora del the nella sede nazionale del Partito
Democratico.
L’atteso vertice tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi sulla legge elettorale è confermato nonostante abbia scatenato il cataclisma all’interno del Pd e rischi di minare la stabilità della maggioranza di governo.
LA CONFERMA IN TV
L’annuncio lo dà Renzi stesso, ospite alle “Invasioni barbariche” su La7: «Lo vedo domani pomeriggio alle 16 nella sede del partito. Per Forza Italia ci sarà Berlusconi e Letta zio, con me ci sarà Guerini», ha spiegato il segretario.
Renzi è ottimista: «Se si trova un accordo tra Pd e Forza Italia, è probabile che converga anche il Ncd». Ma i tempi sono stretti: «Sono 20 anni che l’Italia fa figuracce – incalza Renzi -, siamo al bivio: o la classe politica romana organizza un grande suicidio di massa oppure le riforme le facciamo davvero».
IL CAVALIERE A CASA DEL PD
In barba a tutte le polemiche – sul risvolto simbolico ma anche e soprattutto politico di un incontro per trattare con il nemico numero uno a sinistra – Renzi tira dritto: bisogna «trattare con Forza Italia per non andare al governo con Forza Italia», dice.
Alfano attacca e dice che l’accordo con Berlusconi porta alla caduta del governo e insiste sul sindaco d’Italia? «Secondo me se c’è un accordo vero tra Pd e Forza Italia anche Alfano ci sta».
È arrivato il momento di cambiare, è il mantra renziano, e io «sto mettendo la faccia su una cosa che non sono riusciti a fare quelli di prima».
Dunque si gioca il tutto per tutto e visto che l’obiettivo è un sistema in cui si fermi «il ricatto dei partitini» («Non faccia il bullo», è la replica che gli arriva da Sc) e chi vince debba rispondere solo ai cittadini, «ecco perchè è importante che Forza Italia decida». Insomma, si tratta con il Cavaliere sperando, dice il sindaco che possa aprire anche alla proposta sul Senato.
ALLEATI SUL PIEDE DI GUERRA
Ma a poche ore dal cruciale incontro tra Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale, alzano la voce gli alleati di governo.
Gli alfaniani di Ncd fanno fronte comune con i montiani di Sc e i popolari di PI, per provare a sventare l’intesa tra il segretario Pd e il Cavaliere sul sistema spagnolo.
E mentre scendono in campo i “governativi” del Pd per una mediazione in extremis su uno “spagnolo modificato”, si mettono di traverso anche i bersaniani, che minacciano di far mancare i voti all’accordo col Cav.
La tensione, già alta, nella maggioranza, è salita a livelli di guardia dopo l’incontro di giovedì sera a Palazzo Chigi tra Letta e lo stesso Renzi: nessun passo avanti e volti tesi.
A metà giornata i gruppi parlamentari di Ncd, Sc e PI chiedono a Renzi la «convocazione immediata» di un vertice di maggioranza per evitare «una crisi al buio». È in gioco la vita del governo, è il messaggio degli alleati a Renzi.
PD DIVISO, SI TENTA L’ULTIMA MEDIAZIONE
La tensione sale anche nelle file del Pd.
I “governativi”, come il lettiano Francesco Russo, avvertono il segretario che se fa l’intesa con Forza Italia diventa «inutile» anche mettere mano al contratto di coalizione.
Perciò per tutta la giornata gli sforzi si concentrano sulla legge elettorale (nodo pregiudiziale alla discussione sulla riforma del Senato).
Nella sede del partito il sindaco vede i ministri Dario Franceschini e Graziano Delrio, ma anche, per oltre un’ora, Maurizio Lupi.
Il ministro alfaniano gli ribadisce che per Ncd un’intesa su un modello come lo spagnolo che Denis Verdini sta scrivendo con il politologo Roberto D’Alimonte, è inaccettabile.
Ma intavola anche una discussione che porta a quella «apertura» che fa ben sperare Gaetano Quagliariello. È il tentativo estremo di mediazione, alla vigilia dell’incontro con Berlusconi.
Ci lavorano i governativi del Pd, nel confronto con agli altri partiti della coalizione e con lo stesso D’Alimonte. Si tratterebbe di un sistema “spagnolo modificato”, con l’ipotesi di liste bloccate corte e l’assegnazione dei seggi su base nazionale, una soglia di sbarramento (ipotesi 5%) e un premio di maggioranza.
48 ORE DI TEMPO, LUNEDI’ IL VOTO IN DIREZIONE
Il tentativo – difficile – è quello di far incontrare i desiderata di Alfano con quelli di Berlusconi. E di Renzi, naturalmente.
Agli alleati il sindaco darà una risposta nel secondo giro di “consultazioni” che ha promesso di svolgere dopo il vertice, sempre più determinante, con Berlusconi.
Una decisione deve arrivare entro 48 ore: il Pd la voterà nella direzione convocata per lunedì alle 14.
Ma intanto i bersaniani si fanno forza di interposizione rispetto a un accordo tra il segretario e il Cav. Denunciano il rischio di «resuscitare» Berlusconi e far «finire la maggioranza» già domani.
E dichiarano, con Alfredo D’Attorre, che il sistema spagnolo è «invotabile». Non lo voteranno.
Un nuovo appello a Renzi perchè trovi un accordo nella maggioranza lo rivolge Gianni Cuperlo, anche se i cuperliani spiegano che faranno di tutto per evitare l’intesa con Forza Italia, ma poi seguiranno le decisioni nella maggioranza.
Meglio non metterli alla prova, l’esperienza del 110 franchi tiratori di Prodi insegna….
(da “La Stampa”)
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Gennaio 18th, 2014 Riccardo Fucile
POI SI APRIREBBE UNA TRATTATIVA CHE IMPATTI SUL DOSSIER GIUSTIZIA, QUELLO CHE STA A CUORE AL CAVALIERE PER NEUTRALIZZARE GLI EVENTI GIUDIZIARI CHE LO RIGUARDANO
Lo scambio che Silvio Berlusconi offrirà a Matteo Renzi va ben oltre le tecnicalità elettorali.
La disponibilità a votare l’abolizione del Senato elettivo in cambio del modello spagnolo è solo il primo passo di una manovra più ampia.
Che mira ad arrivare a “un governo di scopo”. Che nelle intenzioni del Cavaliere dovrebbe essere guidato proprio da Renzi: “Se ci accordiamo sullo spagnolo — è il ragionamento di Berlusconi — il governo salta il minuto dopo”.
Ed è a quel punto che si porrà il discorso su un “governo per la legge elettorale”, di scopo appunto.
Che consenta di evitare le urne col proporzionale. E magari di aprire una trattativa con Renzi su una misura che impatti sul dossier giustizia.
Perchè manca un mese alla decisione su servizi sociali e domiciliari. E da palazzo Grazioli trapela “l’ansia” e la preoccupazione dell’ex premier, timoroso di cattive notizie da Milano ma anche dalle altre procure in azione.
È su questo che si sta sviluppando la trama di Berlusconi: un grande scambio con Renzi sulla pelle del governo, nel ruolo di interlocutore privilegiato.
Da Denis Verdini ha ricevuto più di una conferma sul fatto che Renzi “regge”, al netto dell’insurrezione del suo partito.
E Renzi “regge”, così risulta nella war room del Cavaliere, anche nel caso salti il tavolo del governo.
Anzi, aleggia nelle stanze berlusconiane un ragionevole alone di certezza sul fatto che in verità l’obiettivo del sindaco sia proprio quello di mandare a casa questo esecutivo. A costo di andare a votare col proporzionale se non si dovesse siglare un accordo sulla legge elettorale.
Insomma, per la prima volta lo schema di gioco è cambiato davvero.
E il Partito democratico non è più “commissariato” dal Quirinale. Ecco perchè l’ex premier non ha nascosto ai suoi l’ottimismo su un accordo che considera a portata di mano: “Renzi vuole chiudere sullo spagnolo perchè non ha intenzione di farsi lessare da Alfano e Letta”.
La bozza discussa per settimane da Verdini con gli sherpa del sindaco prevede uno spagnolo “modificato”: proporzionale con il turno unico, circoscrizione piccole (con liste bloccate corte), ma con una ripartizione dei seggi su base nazionale, soglia di sbarramento non inferiore al 5 per cento e un premio di maggioranza.
Un’intesa su questo aprirebbe uno scenario win win, per Berlusconi, all’insegna del suo grande ritorno e della metamorfosi in Statista del Condannato: o si vota col proporzionale o si fa un nuovo governo.
Anche il luogo scelto per l’incontro al quale Berlusconi si presenterà col solo Gianni Letta è un segnale che l’aria è cambiata e per Renzi la trattativa è politica. E senza tabù.
Altrimenti non accetterebbe di fargli varcare la soglia di quel Nazareno dove il Cavaliere viene vissuto come Belzebù.
E allora, eccola la strategia immaginata nelle riunioni fiume di Berlusconi con i suoi. Prevede che l’accordo si farà . E che Renzi, parola di Verdini, lo sbatterà sul tavolo della direzione del Pd di lunedì.
Per la serie: “La maggioranza più ampia ce l’abbiamo con lo spagnolo e poco importa se è con Berlusconi. È una maggioranza ampia. Punto”.
È chiaro che, a quel punto, “tutto può succedere” per dirla con l’inner circle.
Ed è proprio su quel che può succedere che si parlerà già nell’incontro col segretario del Pd: “Un pezzo di Pd — ragiona un azzurro di rango — affossa l’intesa nel voto segreto? Allora si apre la crisi di governo, Renzi è stato chiaro. Quindi: o si vota col proporzionale e senza di noi non si fa il governo o si fa un governo di scopo”.
Nel mondo dei sogni del Cavaliere la personalità più adatta a guidarlo sarebbe proprio Renzi, anche se realisticamente viene considerato difficile, e non poco: “Gli esplode il partito”.
Ma, come si dice in questi casi, un mese fa nessuno avrebbe immaginato il grande ritorno di Berlusconi.
Per il Nostro ora è davvero tutto possibile.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 18th, 2014 Riccardo Fucile
SHOW DEDICATO ALL’EURO E SI PAGA IN EURO: “TE LA DO IO L’EUROPA”
Grillo torna a calcare i palcoscenici d’Italia. Ma questa volta non per un comizio, o almeno non
ufficialmente.
Gli spettacoli annunciati dal comico ricominceranno già nei prossimi mesi.
Se manca una data precisa per la partenza, di sicuro il ritorno dello show del comico, ora anche leader del Movimento 5 Stelle sarà prima delle elezioni Europee.
Una sfida che lo costringerà a portare avanti in contemporanea campagna elettorale per Bruxelles e esibizioni personali a pagamento.
Lo spettacolo si chiamerà , scrive il settimanale L’Espresso, “Te la do io l’Europa“.
Lo produce l’agenzia milanese Marangoni e sono previste alcune date in tutta Italia. L’ultima tournèe del comico risale al 2011 con lo spettacolo: “Beppe Grillo is back“. Ma il vero bagno di folla è avvenuto negli ultimi anni con la discesa in politica e le piazze piene dallo Tsunami Tour alle elezioni regionali e amministrative in giro per la penisola.
In quei casi si parlava di politica, voti e rivoluzioni.
Il ritorno dello show del comico sarà una scommessa. Dei tanti annunci avvenuti in questi mesi sul nuovo debutto, questo sembra quello destinato a non ricevere smentite.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 18th, 2014 Riccardo Fucile
ENTRATA NEL CIRCOLO XENOFOBO E’ SEMPRE PIU’ LONTANA DALLA DESTRA REPUBBLICANA EUROPEA: LE ALTRE DESTRE ITALIANE PERCHE’ NON PRENDONO LE DISTANZE?
La Lega ha infranto ogni dubbio e dissolto ogni ambiguità .
Non è più quel movimento, osservato con troppa comprensione anche da sinistra, che rappresentava i bisogni del popolo ed esprimeva le pulsioni, confuse ma fattive, della classe produttiva della mitica padania.
È un partito che è entrato a pieno titolo nel circolo del neopopulismo xenofobo di estrema destra.
L’incontro del segretario leghista Matteo Salvini con Marine Le Pen azzera la speranza-illusione che la Lega post-Bossi sia un partito più “istituzionalizzato”.
La virata estremistica del Carroccio, per ora non contestata in alcun modo nemmeno dalle espressioni più moderate del leghismo, in primis il sindaco di Verona Flavio Tosi, non solo radicalizza in maniera vistosa il discorso politico (e gli attacchi razzisti al ministro Cècile Kyengene sono la prova), ma pone un problema “sistemico”.
Come è possibile infatti che un partito che si sta alleando con l’estrema destra di tutta Europa governi il cuore produttivo del nostro paese, Piemonte, Lombardia e Veneto.
Il semplice fatto che un partitino del 3- 4% abbia in mano le chiavi di queste Regioni è un insulto al buon senso prima che a criteri di equa rappresentanza.
Passi per il Veneto dove nel lontano 2010, un’altra era geologica ormai, la Lega aveva strappato la prima posizione con il 35% dei voti; ma il controllo del Piemonte (farlocco in quanto ottenuto grazie al supporto di una lista falsa e fantasma) e della Lombardia, dove un anno fa il Carroccio ha preso metà dei voti del Pd, offende ogni logica.
Questo sfondamento è stato possibile grazie alla sintonia, profonda e di pelle, che si è stabilita negli anni tra Berlusconi e Bossi, tanto da dar vita a quello che Edmondo Berselli definì il «forzaleghismo».
La sintonia tra Lega e Pdl non è mai venuta meno nonostante l’opposizione leghista al governo Letta-Berlusconi.
Ora, alla destra in tutte le sue componenti – Nuovo centrodestra di Alfano, e anche Fratelli d’Italia – spetta prender posizione sull’abbraccio del Carroccio con il Front National francese.
In Francia nessun leader politico di destra, nonostante ricorrenti tentazioni, si sognerebbe mai di incontrare Marine Le Pen e di avviare accordi con lei.
Già nel lontano 1998 il presidente Jacques Chirac, leader del partito gollista, non esitò a espellere tutti quei dirigenti che dopo le elezioni regionali vendettero l’anima al Front National di Le Pen padre pur di salvare la poltrona.
Con quella scelta i gollisti rinunciarono a molte posizioni di potere, però l’onore politico fu salvo.
Questo perchè esiste in Francia una “destra repubblicana” che non transige sui valori fondanti del regime democratico.
In Italia, l’indulgenza per le mille sfumature del “razzismo differenzialista” – quella riformulazione del razzismo che ha abbandonato l’idea di razze superiori e inferiori per sostituirla con il rifiuto del contatto e della convivenza tra etnie e nazionalità diverse – ha attraversato tutto il campo del centro-destra storico.
Si ricorderà quante urla di sdegno tra i suoi alleati sollevò Gianfranco Fini quando nel 2003 propose il voto agli immigrati nelle elezioni locali.
E quanta comprensione per le volgarità bossiane perchè «non aveva studiato a Oxford» ripetevano in coro Berlusconi & Co.
Con le elezioni europee che incombono non è più tempo di indulgenze.
Già il passaggio della Lega, nel novembre scorso, all’eurogruppo dell’Alleanza Europea per la Libertà , insieme all’Fpà¶ austriaca del fu Jà¶rg Haider, al Vlaams Belang fiammingo e, ovviamente, al Fn della Le Pen, aveva indicato la direzione di marcia. Se ora la Lega sceglie definitivamente di apparentarsi con l’estrema destra europea, tutti i partiti devono trarne le conseguenze ed esprimersi, con parole nette e precise: con i nemici della democrazia, con i cantori del razzismo differenzialista, con gli emuli del principio del capo, il Fà¼hrerprinzip, (una sottile tentazione che attraversa anche terreni democratici di questi tempi) non ci possono essere intese.
I governi delle grandi regioni del Nord in quelle mani sfregiano l’immagine dell’Italia.
Quel che resta del Pdl, da una parte o dall’altra, è chiamato a un gesto di responsabilità e chiarezza.
Isolare gli estremismi in un contesto di tensioni economiche sociali che finora, per fortuna, non sono mai degenerate è una priorità sistemica.
Piero Ignazi
politilogo
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 18th, 2014 Riccardo Fucile
L’AVVOCATO FUSTIGATORE DEI SALOTTI NAUFRAGA TRA MUTANDE, CRAVATTE E DVD
Doveva essere la rivoluzione della provincia, la rivolta delle campagne pulite contro la città corrotta. È
finita in “underwear”.
Non è la prima volta che la parabola di un politico cade sulla biancheria intima.
Ma fino ad ora le mutande erano simbolo evocativo di notti bollenti e fughe precipitose, vuoi nella versione più raffinata che ci offre in questi giorni l’Eliseo, vuoi in quella più pecoreccia dell’utilizzatore finale di via del Plebiscito.
La parabola dell’avvocato di Novara Roberto Cota, libero professionista sventatamente prestato alla politica dalla supponenza del centrosinistra piemontese, costituisce invece una sorta di novità : per la prima volta al mondo un politico scivola sulle mutande intese proprio come capo di abbigliamento, senza allusioni, strizzatine d’occhio, rimandi a lettoni e docce saffiche.
E in questo scandalo di provincia, in questo furto di basso profilo ai danni del contribuente sta la cifra del cotismo, se proprio si vuole regalare al governatore in mutande l’onore di un neologismo.
L’ASSALTO AL SALOTTO
All’inizio fu la zarina. Così il centrodestra piemontese (e in confidenza anche un pezzo del centrosinistra) definiva Mercedes Bresso, la professoressa del Politecnico di Torino diventata Presidente del Piemonte.
Accusata di non aver mai abbandonato quell’atteggiamento educativo di chi mette le mutande al mondo (ironia dei nomi) che le era rimasto dai tempi della cattedra e che non la rendeva simpatica quando doveva spiegare le linee della sua politica.
La Lega fece il resto: «Dobbiamo far contare il Piemonte, basta con le scelte imposte dai salotti di Torino», gridava Cota nei comizi della provincia arringando le folle nelle cantine sociali contro Torino ladrona.
L’avvocato di Novara, fedelissimo di Bossi al punto da reggergli il posacenere (in una foto simbolo indimenticata), vinse le elezioni del 2010 a sua insaputa.
Per 9.000 voti, una bazzecola. Soprattutto vinse all’insaputa del centrosinistra che ancora una settimana prima del voto diceva con la Presidente: «Vinco io, è sicuro» e tracciava sul taccuino dei cronisti le percentuali di quel trionfo immaginario.
ARRIVANO I BARBARI
La notte della vittoria i leghisti festeggiarono nel centro di Torino come i Longobardi alla conquista di una città dell’Impero.
«Governeremo nell’interesse dei piemontesi e non delle banche e dei poteri forti», prometteva Cota nelle prime conferenze stampa.
Ma pochi mesi dopo arrivarono le prime grane.
Gli scandali si portarono via il vice del governatore, Roberto Rosso di Forza Italia, mancato sindaco di Torino, noto per vantare pubblicamente una lontana parentela con don Bosco, santo fondatore dei salesiani.
Non aveva molti santi in paradiso nemmeno Caterina Ferrero, titolare dell’assessorato chiave della sanità , caduta per una complessa vicenda giudiziaria che non spiacque all’entourage del governatore.
«La sanità va governata con criteri di efficenza, basta con i politici, è ora che arrivino i manager», aveva promesso Cota nei giorni di quello scandalo.
L’arrivo di Paolo Monferino, manager Fiat, sembrava la chiusura del cerchio. Cota si accreditava al Lingotto e affidava a un tecnico la gestione della patata bollente sanitaria.
FINE DELLE ILLUSIONI
Da metà 2012 gli scandali giudiziari hanno finito per andare a braccetto con i fallimenti politici.
Contro lo scetticismo di una parte del centrosinistra, Mercedes Bresso ha coltivato ricorsi legali contro la lista «Pensionati per Cota », guidata da tal Michele Giovine, uno dei molti soldati di ventura che si offrono ai partiti alla vigilia del voto con liste di supporto più o meno farlocche.
Farlocca, perchè nata con firme false, è certamente quella che ha appoggiato il governatore leghista ottenendo 27 mila voti, tre volte la differenza tra Cota e Bresso. La scoperta dei falsi del quarantunenne Giovine, già consigliere regionale di centrodestra per il gruppo Consumatori, poteva essere l’occasione buona per staccare la spina di una giunta politicamente al capolinea.
Almeno da quando, nel 2013, l’unico esperimento politico del governatore leghista, la scelta di un manager per mettere ordine nella sanità , è miseramente naufragata.
Paolo Monferino ha alzato bandiera bianca per manifesta impossibilità di applicare le sue ricette, a dimostrazione del fatto che è facile criticare i politici quando si sta seduti in un consiglio di amministrazione mentre è molto più difficile mettersi nei loro panni cercando di risolvere i problemi.
FINALE DI PARTITA
L’ultima tegola sul governatore in verde è del 2013 con l’indagine sui rimborsi dei consiglieri regionali.
Indagine certamente bipartisan che ha messo alla berlina un consigliere della lista Bresso accusato di aver acquistato con il denaro del contribuente un tosaerba difficile da definire «materiale per attività politica».
Ma è un fatto che gran parte delle spese bislacche sono del centrodestra e dei leghisti che volevano risanare i salotti corrotti di Torino.
Borse di Borbonese, regali di nozze agli amici, addirittura i giocattoli donati in beneficenza ai bambini malati. Tutto finiva sul conto di Pantalone.
Cota, il moralizzatore, deve giustificare spese indebite per 25.410,66 euro. Nel suo conto c’è di tutto, dalle cravatte, ai dvd, al libro dello statista genovese dell’Ottocento Gerolamo Boccardo.
Ma soprattutto ci sono scontrini per tre cene in tre ristoranti diversi nella stessa sera, ciò che dà l’idea non bella di una pesca a strascico delle ricevute.
E poi ci sono loro, le mutande verdi, acquistate in un negozio di Boston.
Mai la città dei Kennedy, delle avventure in barca di John e degli incontri con Marylin, avrebbe immaginato di poter provocare indirettamente, con un solo paio di mutande, il tramonto di un politico dall’altra parte dell’Atlantico: Robert Cota, Piedmont’s governor, il rivoluzionario travolto da uno scontrino.
Paolo Griseri
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
“ATTENTO CHE VAI A SBATTERE”: CONTRO RENZI NCD, SCELTA CIVICA E POPOLARI…VOCI DI INCONTRO RENZI-BERLUSCONI STASERA A MILANO
Ormai la diga si è aperta: se Matteo Renzi stringe un accordo con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale, se se la intendono sul cosiddetto ‘Verdinum’ come viene chiamato il sistema spagnolo che risulterebbe da un’eventuale intesa tra il segretario e il Cavaliere, si apre la crisi di governo.
Tertium non datur.
La minaccia stringe d’assedio il segretario del Pd da ieri notte, quando gli è stata esposta da Enrico Letta nella cena a Palazzo Chigi, cena andata malissimo, servita solo ad aprire di fatto le ostilità .
Stamane il sindaco ha avuto modo di parlarne con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini e poi con il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi di Ncd.
Stesso mantra: “Se riabiliti Berlusconi, si sfascia la maggioranza”, i ‘piccoli’ Ncd, Scelta e Popolari per l’Italia aprirebbero di fatto la crisi, con la nemmeno tanto subdola minaccia di un ritorno al voto col proporzionale, l’attuale sistema consegnato dalla Consulta.
Ma Renzi resta convinto della necessità di andare avanti sulla strada del dialogo con Berlusconi, continua a preparare il fatidico incontro con il Cavaliere.
Colloquio che a questo punto potrebbe tenersi anche oggi stesso, magari stasera a Milano — secondo alcune voci.
In effetti Renzi si recherà nel capoluogo lombardo perchè ospite della trasmissione di Daria Bignardi, ‘Le invasioni barbariche’, che viene trasmessa dagli studi milanesi di La7.
La nota diffusa stamattina dal Nuovo Centrodestra di Alfano, Scelta Civica e Popolari per l’Italia certifica il fatto che la cena di ieri a Palazzo Chigi è andata malissimo. “Attento che vai a sbattere”, è l’avvertimento di Letta a Renzi.
Dove quel “sbattere” è riferito alla scivolosa strada dell’intesa con Berlusconi, interlocutore inaffidabile per Palazzo Chigi. Di più.
La nota dei ‘piccoli’ conferma che nemmeno gli incontri di oggi tra Renzi e Franceschini e poi con Lupi abbiano risolto granchè.
Situazione invariata, ferma al tornante più pericoloso nella breve vita del governo Letta.
“I gruppi parlamentari del Nuovo centro destra, di Scelta civica e dei Popolari per l’italia, in ordine alle consultazioni che il segretario del Pd ha avviato sulla riforma della legge elettorale con tutte le forze politiche e in particolare con quelle di opposizione, ritengono urgente un incontro di maggioranza per evitare che il sottile equilibrio su cui si regge il Governo, anche per le tensioni interne al Pd stesso, provochi una crisi di Governo al buio”, recita la nota.
In calce, le firme di Enrico Costa, Maurizio Sacconi, Andrea Romano, Gianluca Susta, Lorenzo Dellai, Lucio Romano.
Sostanzialmente il messaggio che da Palazzo Chigi recapitano a Renzi è che la maggioranza non reggerebbe un accordo con Berlusconi.
Sia perchè significherebbe “riabilitare il Cavaliere pregiudicato”, ma soprattutto perchè si è capito che l’intesa sarebbe basata sul sistema ispanico, che di fatto ammazza i piccoli partiti.
E’ da qui che arriva la levata di scudi. E’ il terrore di scomparire che spinge i piccoli alla fronda comune, anche a costo di far cadere il governo e tornare al voto con questo sistema: proporzionale puro con una preferenza.
Per Renzi sarebbe “un ritorno all’inciucio della prima repubblica, le larghe intese a vita o peggio l’ingovernabilità assoluta”.
Lo ha spiegato ieri alla direzione Pd, fermo nell’intenzione di combattere il “potere di veto dei piccoli partiti”, mettendo a fuoco il “derby in corso”, che non è tra sostenitori dei vari sistemi proposti. Bensì tra proporzionalisti e maggioritari: “e il mio Pd sta nel secondo gruppo”.
Ecco perchè è deciso ad andare avanti e stringere con Berlusconi su un pacchetto che oltre all’ispanico comprenda l’abolizione del Senato e la riforma del Titolo V della Costituzione (più poteri alle Regioni).
Ma a questo punto, se davvero i piccoli si spingono fino ad aprire una crisi di governo, il piano può saltare.
Si aprirebbe la strada per il voto anticipato col proporzionale.
Oppure un governo di scopo con l’appoggio di Berlusconi, di difficilissima se non impossibile composizione.
Tutto da vedere. Ma davanti c’è un bivio. Secco: tertium non datur.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
ABBUFFATA CON I SOLDI PUBBLICI, RINVIO A GIUDIZIO PER IL GOVERNATORE PIEMONTESE
Mutande verdi e borse di Hermès, selle per cavalli, gadget della Juventus e bombole gpl. 
La maggioranza guidata da Roberto Cota in appena due anni ha bruciato 1,7 milioni di euro di fondi pubblici a scopo meramente personale.
Ieri i pm torinesi Andrea Beconi, Giancarlo Avenati Bassi ed Enrica Gabetta, hanno chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di peculato per 39 consiglieri tra cui i capogruppo di Lega, Pdl, Udc, Idv, Gruppo Misto, Progettazione, e per il governatore Cota.
Tre consiglieri, inoltre, hanno truffato la Regione fornendo una residenza fittizia, così da intascare indebitamente rimborsi chilometrici.
Mentre Maurizio Lupi, portacolori dei “Verdi per Cota” , avrebbe assunto la figlia 25 enne con una retribuzione di 75 mila euro in un periodo in cui però la ragazza era a Parigi per uno stage alla L’Oreal.
“Io sono limpido, farò valere le mie ragioni”, garantisce Cota, ma dopo l’annullamento delle elezioni da parte del Tar la richiesta di rinvio a giudizio, per quanto attesa, annuncia il sipario sulla sua carriera politica.
Dalla medesima inchiesta sulle spese pazze in Regione, del resto, Mercedes Bresso e 17 consiglieri di centrosinistra ne escono con la richiesta di archiviazione.
“Un caso singolare”, attacca l’avvocato di Cota e della Lega maroniana, Domenico Aiello; mentre Davide Bono del Movimento 5 Stelle invoca le elezioni immediate: “Questo epilogo è un’onta da lavare con il voto”.
Di fatto l’intera maggioranza è coinvolta nella rimborsopoli.
Il gruppo della Lega e 20 consiglieri del Pdl hanno chiesto persino il pagamento dei gratta e vinci. Avranno vinto?
Fatture false
Roberto Boniperti, eletto nel Pdl e poi passato a Progettazione, è riuscito a ottenere rimborsi da entrambe i gruppi spingendosi anche a presentare “fatture materialmente false” per circa 20 mila euro.
Non solo, dal Pdl s’è fatto pagare, oltre ai soliti bar e ristoranti (32 mila euro), anche l’acquisto di tv, frigoriferi, congelatore e lavatrice (3.500 euro).
La cura del giardino e dei fiori di casa, invece, l’ha chiesta un anno al Pdl l’anno dopo al gruppo Progettazione. Insieme a scontrini di ingressi in discoteca, ad acquisti in gioielleria e ai costi di riparazione della bicicletta per 1.700 euro.
Convegno fantasma
Angiolino Mastrullo, tra 40 mila euro di pasti, 3.700 mila per i vestiti, 2.500 per articoli casalinghi (tra cui tv e cuffie Bose) e altrettanti per la manutenzione della propria autovettura, ha chiesto un rimborso di 13.300 euro per una trasferta di quattro giorni e tre notti a Roma per il congresso Pdl che però, annotano gli inquirenti, non è mai avvenuta. Mastrullo, in tutto, ha ottenuto 69.507,47 euro.
Reputazione online
La giovane consigliera del Pdl, Augusta Montaruli, ha chiesto e ricevuto rimborsi che non le spettavano per 41.550 euro. Metà in ristoranti, bar e cibi da asporto, mille per casa e abbigliamento, il restante per lo più è stato destinato a due voci: un corso per usare i social network (4.800 euro) e un monitoraggio della reputazione online (6 mila euro).
Il suo collega di partito, Franco Maria Botta, ha speso 13.900 euro per un corso di public speaking e relativi aggiornamenti; 2 mila in profumi e 41 mila in cibo e vino. Marco Botta, invece, sempre Pdl, ha lasciato 3.500 euro a Hermes e ne ha spesi 4mila tra parrucchiere, doccia solare, fiori, articoli per fumatori, mazze da golf e multe per infrazioni al codice della strada. In tutto 54 mila euro.
Catering del battesimo
I consiglieri piemontesi della Lega Nord hanno invece un debole per i catering. Federico Gregorio ne organizza uno solo di gelato e fa pagare alla Regione 1.982 euro. Gianfranco Novero, invece, chiede e ottiene 2.321 euro per il rimborso del servizio catering al convegno “Come vivere meglio in montagna” e 7.621,23 per il catering che gentilmente offre ad amici e parenti in occasione del battesimo della nipote.
Oltre a un bel corso professionale sulle piante officinali, una bardatura per cavalli e acquisti vari in selleria, Novero distribuisce anche 2.779 euro di ricariche telefoniche a “persone non identificate”. Non basta.
Il consigliere leghista beffa la Regione anche sui rimborsi chilometrici dichiarando un domicilio più lontano di quello reale e procurandosi così “l’ingiusto profitto” di 28 mila euro.
Come Antonello Angeleri. Massimo Giordano, invece, si fa pagare il noleggio di un traghetto (841 euro), Michele Formagnana, tra bombole di Gpl, frullatori, piante, gratta e vinci, fiori e ristoranti arriva a prelevare direttamente 8.500 euro in contanti. Magari erano avanzati, perchè non usarli?
Infine il governatore Cota, cui sono contestati 25.410 euro di rimborsi, tra cui dvd, regali di nozze, sigarette, libri antichi, cravatte.
E una Regione in mutande.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
“FORSE LI VOGLIONO TUTTI PRINCIPIANTI”
«Il no di Grillo mi ha sorpreso, avevo parlato con lui. Sapeva tutto». Il professor Gianni Vattimo al telefono con Rcd, commenta il no di Grillo alla sua autocandidatura per il M5S alle prossime Elezioni europee.
«Due giorni fa ho parlato con lui, su questa storia deve essere stato preso in contropiede- spiega il professore torinese già esponente dei Ds poi passato all’Idv – con lui non abbiamo mai accennato al doppio mandato. Sapeva che ero stato già due volte eletto al Parlamento europeo, non capisco. Certo, stamattina mi sono sentito un po’ ..io ci ho messo la faccia».
“Gianni Vattimo non è candidato nè candidabile alle elezioni europee con il Movimento 5 Stelle“. Risponde così Beppe Grillo all’offerta del filosofo Gianni Vattimo, ex Italia dei valori e attualmente eurodeputato al Parlamento di Bruxelles, che solo poche ore prima si era detto disponibile a mettere il suo nome in lista per le elezioni del prossimo maggio.
Tra gli ostacoli, il fatto di aver già completato due mandati e l’iscrizione molto recente che contrasta con le regole del Movimento per le candidature.
Reagisce però il filosofo e, intervistato da Corriere tv, afferma: “Sono stato preso in giro, Beppe sapeva tutto“.
Ad Agorà (Raitre), Vattimo chiede le “consultazione in Rete” sulla sua candidatura.
“Nel 2014 — si leggeva sul blog dell’intellettuale sul nostro sito — avrei anche il diritto dovere di pensionarsi, ma non ne ho voglia: ho ancora impegni politici, anzitutto la lotta No Tav”.
E siccome “il futuro dell’Idv in Italia sembra legato alla possibilità di ritornare nell’area Pd”, cosa cui Vattimo “non è interessato”, “l’unica via verosimile, provare con i Cinque Stelle, visto che sono l’alternativa ai due schieramenti di regime. Vattimo, in terza persona, dichiara che “al Movimento si sente legato da simpatie e solidarietà No tav, oltre che dalle originarie tematiche dipietriste e dalla opposizione che ha sempre professato (e manifestato con il voto in Europa) al fiscal compact e alle misure dell’austerità napolitan-montiana”.
Valentina Baldisserri
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
ALFANO PASSA A SALUTARE, IL MARITO BOCCIA FA IL “MUSONE”
Era l’appuntamento clou di questa settimana: il ministro Nunzia De Girolamo che si difende alla
Camera da accuse pesanti e fastidiose.
Ma è venerdì (e in più 17) e a Montecitorio nemmeno l’arrivo dei deputati del Movimento 5 stelle è riuscito a scalfire le abitudini della fuga del week-end.
E cosi quando alle 10 del mattino il ministro delle Politiche agricole prende la parola per il suo discorso più importante ad ascoltarla non ci sono che una manciata di onorevoli assonnati.
Settanta? Ottanta? Non arrivano a cento.
Non c’è il pienone nemmeno tra i banchi del partito del ministro.
E persino il leader, il vicepremier Angelino Alfano, abbandona il suo posto mentre il ministro parla con il cuore tra le dita.
Una desolazione che neanche il cartello di Franco Bordo riesce a ravvivare: «Non mi occupo di agricoltura ma di Asl e di bar», inneggia il deputato di Sel nell’indifferenza anche del suo gruppo. È venerdì.
E per Francesco Boccia è decisamente un venerdì 17, almeno a giudicare dal suo broncio in aula.
Il deputato del Pd, marito del ministro, segue il discorso della moglie dal suo banco, lassù nelle ultime file dell’emiciclo di Montecitorio, il sorriso con le pieghe in giù.
Accanto a lui la deputata Stefania Covello, silenziosa, più giù gli altri compagni di partito, quelli che hanno presentato l’interpellanza e che non saranno soddisfatti delle spiegazioni di sua moglie.
Tre quarti d’ora di spiegazioni con il fiato tirato: non bastano agli interpellanti del Pd, come dice Andrea De Maria, ricordando al ministro De Girolamo le dimissioni del ministro Josefa Idem.
Ma ad ascoltarlo, alla fine, ci saranno, forse, una cinquantina di onorevoli del week-end.
(da “il Corriere della Sera“)
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