Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI APRE LE PORTE A RENZI: “IN QUESTO MODO POSSO ALLONTANARE IL VOTO”
«Ha ragione lui. Dobbiamo cambiare tutto. E io sono pronto a dare il mio contributo». Non pare vero, a
Silvio Berlusconi, di sedere a quel tavolo, finalmente faccia a faccia con Matteo Renzi.
Ha seguito passo passo incollato al video l’intervento del segretario alla Direzione Pd, dopo l’ennesimo pranzo coi dirigenti del partito.
C’è Verdini che torna alla carica, ci sono i capigruppo Romani e Brunetta, stavolta anche Fedele Confalonieri, Gianni Letta e il direttore Giovanni Toti.
In serata poi il leader non può fare a meno di abbandonarsi a elogi verso l’avversario Pd.
È rimasto a Roma, l’ex premier. Perchè – salvo depistaggi, sorprese e clamorosi anticipi ad oggi – domani è il giorno dell’incontro, forse nel pomeriggio, forse a Montecitorio.
Vis a vis che Renzi pretende rigorosamente a due e al quale il Cavaliere invece preferirebbe portare a tutti i costi Denis Verdini, l’unico nell’inner circle a capirci qualcosa di maggioritario, proporzionale, collegi e recuperi dei resti.
Davanti alla diretta tv della direzione, Berlusconi ha perfino soprasseduto sulla battuta sul “de cuius”, riferito a lui. «Ironie per tenere a bada i comunisti», ha minimizzato.
È sulla legge elettorale che il leader di Forza Italia conta di chiudere piuttosto l’accordo e stringere infine in una tenaglia Letta, Alfano, il loro governo e perfino Grillo, se sarà possibile. «Ha ragione Renzi, deve essere bipolare, deve garantire la governabilità , non come è avvenuto in questi anni» è stato il suo commento.
Ecco allora che all’incontro di domani l’ex premier si presenterà con una cartellina in cui è inserito un solo fascicolo, su cui campeggia la scritta: “Spagnolo”.
Perchè fra i tre sistemi proposti dal leader Pd quello è il più “proporzionale”, l’unico che lascerebbe a lui e a Forza Italia la chance di essere ancora una volta determinanti.
Di questo si è convinto Verdini – che ha catechizzato il capo sul punto anche ieri – e questa sarà la linea.
Ma «disponibità piena» sarà offerta da Berlusconi anche sul capitolo riforme e ridimensionamento del Senato. Non a caso. Vorrebbe dire aprire un percorso con tanto di doppia approvazione alle Camere, a un lavoro lungo almeno un anno.
Vitale per un partito in rotta, privo di un candidato premier. Tant’è che è tramontata la clausola lection day Politiche-Europee ventilata giorni fa. Meglio soprassedere.
Quel che il Cavaliere vuole scongiurare è una nuova scissione tra i suoi, dopo le sfuriate dei big di questi giorni contro l’ascesa di Giovanni Toti.
È venuto a Roma anche Confalonieri per blindare la soluzione più gradita all’azienda, nonostante Verdini abbia dato di nuovo battaglia a Grazioli.
«Sembriamo un partito che non fa altro che litigare – è tornato alla carica il leader – Ma io non mi faccio ricattare e se faccio una scelta la porto fino in fondo».
La settimana prossima dunque nominerà il comitato di presidenza, un comitato ristretto di una decina e infine Toti, confermato al ruolo di segretario e portavoce.
Il dibattito in Forza Italia resta aperto. Anche una fedelissima del capo come l’eurodeputata Licia Ronzulli precisa che è «giusto, sacrosanto aprire spazi, ma non a chi diceva “Berlusconi superato”, non a chi si è dimostrato inaffidabile ».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
L’INCONTRO PREVISTO TRA DOMANI E DOMENICA… C’È GIà€ UN’INTESA SUL MODELLO SPAGNOLO, MA A DEMOCRATICI, NCD E COLLE NON PIACE
La resurrezione di Berlusconi è un trionfo ispanico-messicano.
Renato Brunetta, incontenibile, inneggia così sul Mattinale berlusconiano: “Stiamo con Renzi, lo diciamo sommessamente, e non vorremmo farlo sapere troppo in giro, perchè tutto questo non sia usato contro di lui, ma alla maniera dei rivoluzionari messicani ci viene da scandire “Que Viva Matteo!”.
Un falco esultante all’ombra del Cavaliere la mette giù così, alle nove di sera: “Renzi ha bisogno di un killer per far fuori Letta e quel killer è Berlusconi che fa l’accordo con lui sulla legge elettorale. C’è già una bozza sul modello spagnolo. A quel punto Alfano e i suoi faranno cadere tutto”.
Il modello spagnolo, il killer, il grido brunettiano “Que Viva Matteo!”, il patto preparato mentre il premier era in Messico.
Non si può resistere al paragone: Matteo Stalin che ordina a Silvio Mercader di picconare Enrico Trotsky rifugiatosi in Messico. Tutto torna.
A partire dall’incontro che i due, mandante e killer, rispettivamente Renzi e Berlusconi avranno domani a Roma.
C’è anche un’ipotesi per domenica, ma non è prevalente. In merito il cerchio magico di B. è evasivo, per motivi scaramantici: “Domani sera (oggi per chi legge, ndr) Renzi sarà dalla Bignardi a La7 e annuncerà lui tutto”. Ossia: luogo e orario. Dettagli non secondari. Anzi.
La trattativa sul posto è stata estenuante e forse ancora lo è.
Da Piazza San Lorenzo in Lucina, dove c’è la sede nazionale di Forza Italia, nella Capitale, dicono: “In agenda ancora non è stato segnato nulla”.
Sulla location ha fatto tutto Renzi. All’inizio è partito sparato proponendo il quartier generale del Pd. Poi di fronte alle polemiche interne sul “pregiudicato” in visita al Nazareno avrebbe ripiegato su un posto “terzo”. Un albergo o un residence di lusso.
In ogni caso sembra certo che i due si vedranno, si sorrideranno e sigleranno il patto compilato sul modello spagnolo da Denis Verdini e dallo studioso Roberto D’Alimonte, consulente di Renzi sulla riforma della legge elettorale.
Sabato pomeriggio, echi baglioniani per un amore di convenienza tra i due, forse scoppiato già in un incontro segreto alla vigilia di Natale. A Palazzo Grazioli, per il momento, il Cavaliere incassa l’outing del segretario democrat con silenziosa soddisfazione.
I suoi sono raggianti: “Problemi ad andare al Nazareno? Figuriamoci, il presidente ci andrebbe di corsa dopo che il Pd l’ha cacciato dal Senato”
Una resurrezione, appunto. Su cui però gravano un po’ di incognite.
La prima riguarda la tenuta dei gruppi parlamentari del Pd, in cui i renziani sono ancora minoranza.
La legge elettorale si vota infatti a scrutinio segreto e nell’urna, come già accaduto con l’elezione del capo dello Stato, può accadere di tutto.
La seconda variabile è legata al timing del pacchetto riformista che sottoscriveranno “Matteo” e “Silvio”: l’abolizione del Senato oltre al modello spagnolo per salvare il maggioritario e soffocare il Nuovo Centrodestra nella culla.
Aggiungono i falchi: “Berlusconi con questo accordo diventerà il padre della Terza Repubblica”. Ma un percorso del genere, va da sè, potrebbe non avere come sbocco l’election day del 25 maggio, Politiche più Europee, che in realtà sarebbe l’obiettivo vero degli assassini politici del governo. Ce ne sarebbe anche un terzo, che ai forzisti non dispiacerebbe: “Se Grillo fosse della partita, sarebbe tutto perfetto”.
La terza e ultima incognita analizzata a palazzo Grazioli si sofferma sulla linea di resistenza che adotterà il Sistema antirenziano e antiberlusconiano per respingere l’offensiva ispanica.
E più di uno individua un serio indizio nell’intervista di Emanuele Macaluso, amico di Napolitano, al Foglio di ieri: votare con il Porcellum riformato dalla Consulta.
Proporzionale puro, all’ennesima potenza.
Sarà questa la trincea che gli alfaniani inizieranno a scavare per salvare se stessi, con la speranza di radunare una vasta compagnia?
Da domani comincia una nuova era.
Forse.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO PD IN DIREZIONE ATTACCA IL GOVERNO E AVVISA: “UN RIMPASTO NON SERVE A NIENTE”
“O c’è la consapevolezza del dramma dell’urgenza o se si pensa che si possa continuare ad andare
avanti come se niente fosse, saremo spazzati via”.
Perchè finora questo governo ha collezionato “solo fallimenti”.
Nella sua prima volta in direzione da segretario del Pd, Matteo Renzi ingrana la quinta, drammatizza i toni fino all’inverosimile.
“Non mi faccio intimorire”, dice alla minoranza che ha provato a diffidarlo dal trattare con Berlusconi. Nella strettoia più difficile, quella su cui si “gioca la faccia”, portando o non portando a casa la riforma elettorale reagisce andando all’attacco, con tutto il suo peso. Nessuna bozza, chiede al partito un voto sulla sua relazione.
Un mandato a fare l’accordo con Berlusconi, come dice e ribadisce tra le righe.
Lunedì , a faccia a faccia avvenuto, la direzione si riunirà di nuovo.
“Surreale e stravagante la polemica sull’incontro con il ‘pregiudicato’ Berlusconi, come ha detto D’Attorre, quando invece poi ci stavano al governo insieme. E non ho visto ministri dimettersi per la condanna dell’alleato Berlusconi. Li ho visti dimettersi per un ‘chi’”. (ogni riferimento a Fassina non è puramente casuale, ndr).
Il percorso è tracciato, l’aut aut è chiaro. Il faccia a faccia è fissato tra oggi e domenica, a Roma, forse al Nazareno, probabilmente in un albergo.
C’è già un patto pronto sul sistema spagnolo corretto con premio di maggioranza. D’altra parte il sindaco l’ha chiarito: l’importante non è “il doppio turno”, ma “il premio di maggioranza”.
Con buona pace di Enrico Letta, che non a caso ieri alla direzione non va.
I due sono ai ferri corti, una ricomposizione in questa fase sembra impensabile. La situazione la fotografa bene Matteo nella replica: “Le parole di Enrico le prendiamo come i messaggi di Krusciov a Kennedy nella crisi dei missili”.
Renzi continua a dire no a rimpasti e rimpastini. A Napolitano che lunedì ha provato a convincerlo, proponendogli la sostituzione di ministri importanti, ha risposto sostanzialmente che una volta che si comincia a toglierne uno, tocca toglierli tutti. E dunque, “sul rimpasto decida Letta”, ma non serve “cambiare uno o due ministri”, serve “una visione”.
E a conferma che in questo momento con i governativi la situazione è logora, attacca pure Dario Franceschini, ricordando una dichiarazione del 2011 sulla necessità di fare la legge elettorale “non a colpi di maggioranza: è ancora della stessa idea?”.
Per adesso pure l’ipotesi Letta bis sembra lontanissima. Più facile, grazie all’accordo con Berlusconi, la caduta del governo, una nuova legge elettorale e voto a maggio. Oppure, addirittura, un Renzi premier senza passare per il voto.
Anche se l’interessato continua a negare di voler far cadere il governo e derubrica questi scenari a “intrighi”. Lo dice Paolo Gentiloni in un intervento che nella replica il segretario dirà di condividere per filo e per segno: “La natura del governo non cambia se facciamo rimpasto, dovevamo vincere le elezioni per fare il nostro. Non lo boicottiamo ma resta l’ambiguità della situazione e la sua intrinseca debolezza”.
E avverte: “Il governo dura se fa la legge elettorale, non, come ho sentito dire in questi giorni, se la legge non si fa”. Tutti avvertiti: il voto subito con questa legge è possibile. Ma sarebbe “un suicidio del sistema politico”.
Nelle ultime 48 ore si sono moltiplicati tra i democratici gli stop al modello spagnolo e al Mattarellum, gli altolà a un incontro con Berlusconi.
Si è fatta strada tra i democratici l’idea che in fondo ci si potesse tenere il proporzionale: non fosse altro che la maggioranza degli eletti sono stati portati in Parlamento da Bersani e dunque se le liste le fa Renzi rischiano il posto.
Ma ieri in realtà nella minoranza nessuno affonda.
Cuperlo prende la parola per dire che ci vorrebbe un Letta bis e che lui è favorevole al doppio turno.
Speranza insiste che serve “un nuovo patto con Letta”. Orfini (che ha difeso la legittimità della trattativa con B.) sostiene di non essere d’accordo praticamente con nessuno.
Fassina si produce in una (debole) difesa del governo.
D’Attorre ci va giù pesante: “Renzi aveva dato la disponibilità a guidare il governo con Berlusconi”. Ma poco prima della direzione il fedelissimo Dario Nardella va al Colle a spiegare a Napolitano per quale sistema elettorale si sta lavorando.
Proprio lui, l’uomo della trattativa con Forza Italia, quello che per primo ha visto Brunetta. Lui, uno dei più stimati al Quirinale.
Alla fine, la direzione vota sulla relazione del segretario. I 35 cuperliani si astengono. Tutto aggiornato a dopo il faccia a faccia con B.
“Com’è andata? Meglio di così…”, commenta Matteo alla fine.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
IL CASO DEL BARISTA DI MESTRE CHE RIFIUTA LE SLOT E VIENE MULTATO DI 1.400 EURO PER USO ILLECITO DEL CALCIOBALILLA
Se vi dicessero che, per avere installato un calciobalilla gratuito al posto delle slot machine, un barista di Mestre è stato multato di 1400 euro dallo Stato italiano, pensereste di vivere in un posto di pazzi.
Ma se vi capitasse la fortuna di leggere il limpido documento di condanna della prefettura, secondo cui «il titolare di un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande (per gli amici: bar, ndr) deteneva e consentiva l’uso del gioco calciobalilla senza essere in possesso della prescritta autorizzazione», e questo «indipendentemente dalla gratuità o meno del gioco in questione», capireste l’enormità del reato che ci troviamo di fronte.
Il somministratore di alimenti e bevande non si è limitato a detenere un pericoloso calciobalilla clandestino, irto di ometti rossi e blu non meglio identificati, ma ne ha consentito reiteratamente l’uso gratuito agli avventori.
E il fatto che a quel calciobalilla abbia giocato una volta anche Balotelli, episodio citato dall’ingenuo barista come prova di utilità sociale, ne aggrava irrimediabilmente la posizione.
E se una pallina colpita con troppa foga avesse sorvolato il locale e centrato in pieno la nuca di un passante, magari (non sia mai) del relatore del documento prefettizio?
Al barista di Mestre sia almeno di consolazione sapere che nei prossimi giorni lo stesso Paese che gli ha appena dato 1400 euro di multa per detenzione illecita di calciobalilla lo premierà come esercente modello per avere sostituito le slot machine con il medesimo biliardino.
Il finale più autenticamente italiano della storia sarebbe che il premio consistesse in un assegno di 1400 euro.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
RIDURRE GLI ONERI FISCALI PER LE AZIENDE GARANTENDO I DIRITTI DEI LAVORATORI… APRIRE IL MERCATO DEL LAVORO AI GIOVANI DISOCCUPATI SOTTRAENDOLI AL PRECARIATO
A differenza di altri Paesi europei, in Italia è ancora difficile far comprendere a persone giovani
(giustamente lontani dalla percezione di “vecchiaia”), che la pensione integrativa sarà una delle tutele assolutamente indispensabili per l’età non più produttiva. Ci si trova spesso di fronte a una cultura delle nuove generazioni ancora troppo scettica e idealmente distante, nei confronti dei fondi pensione.
Se, con l’inizio dell’attività lavorativa, l’adesione al fondo pensioni integrativo fosse obbligatorio, automaticamente i giovani interessati si troverebbero a doversi informare per poter liberamente decidere la formula da scegliere.
Di fronte a un mercato più ampio esisterebbe anche una maggiore concorrenza degli Istituti preposti (Compagnie di Assicurazioni, Sim, Banche…), con conseguente vantaggio per il lavoratore che potrebbe scegliere tra diverse linee di investimento (controllate dal Responsabile del Fondo e dall’Organo di vigilanza che hanno il compito di verificare che la gestione avvenga nell’esclusivo interesse degli aderenti e nel rispetto di norme, regolamenti e contratti).
Attualmente la disciplina delle forme pensionistiche complementari è regolata dal decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252.
Se il pilastro di base della normale Previdenza è rappresentato dagli Enti obbligatori (INPS, Casse di previdenza dei liberi professionisti), quello della Previdenza Complementare Collettiva è rappresentato dai Fondi Pensione Negoziali e dai Fondi Pensione Aperti ad adesione collettiva (Fondo Settoriale es.: “Cometa” per la categoria dei Metalmeccanici. Fondo Aziendale per i lavoratori per una determinata azienda es.: Mediafond)
Il pilastro della Previdenza Complementare Individuale (volontaria) è invece rappresentato dai PIP (Piani Individuali di Previdenza) e dai fondi pensione aperti (lavoratori dipendenti privati di aziende che attivano un accordo collettivo per l’adesione ad un fondo pensione aperto)
I Piani Individuali Pensionistici (PIP), anche detti Forme Individuali Pensionistiche (FIP) sono strumenti previdenziali che consentono, al pari dei fondi pensione, di erogare prestazioni integrative di natura pensionistica rispetto a quelle del sistema pubblico.
La differenza con i fondi pensione sta nel fatto che l’adesione ai PIP è a carattere individuale e ciò comporta dei vantaggi come la possibilità di interrompere, in seguito eventualmente riprendere, il versamento dei premi prestabiliti senza che il contratto si interrompa o venga penalizzato (versamento minimo mensile di 50 euro).
Chiunque può aderire ai PIP, anche casalinghe e studenti che non hanno posizioni previdenziali aperte con il sistema pubblico.
Le condizioni contrattuali sono uguali per tutti i contratti emessi dalle varie compagnie assicurative e si differenziano tra loro per i costi (caricamento, minimo trattenuto, eccetera) e dal tipo di rendimento.
Il problema principale per far diventare i fondi pensioni individuali il secondo pilastro generazionale, è che si devono abbattere le tassazioni.
Attualmente i contributi versati dall’aderente (inclusi gli eventuali contributi versati dal datore di lavoro ed escluso il TFR) sono deducibili dal reddito complessivo per un importo annuo non superiore a € 5.164,57.
I rendimenti della gestione finanziaria sono tassati in capo al Fondo nella misura dell’11% annuo.
Le prestazioni pensionistiche, le somme erogate per anticipazione a seguito di spese sanitarie di carattere straordinario, i riscatti a seguito di inoccupazione e in caso di decesso dell’aderente durante la fase di accumulo, sono assoggettati a ritenuta del 15%.
Le somme erogate a titolo di anticipazione e di riscatto per motivi diversi da quelli sopra indicati sono assoggettati ad una ritenuta del 23%.
Troppe imposte ne impediscono il decollo.
Nell’ipotesi di assunzioni di giovani dai 18 ai 35 anni senza oneri fiscali (cioè stipendio netto, con versamento di imposta del 10% sul reddito annuale), il Fondo pensioni individuale obbligatorio, diventerebbe unico e non più integrativo.
E’ da studiare anche una forma di versamento in percentuale da riconoscere all ‘Inps, da parte delle Compagnie Assicurative.
L’altro tema, di pari importanza, è l’assicurazione sanitaria privata aggiuntiva a favore dei dipendenti, posta a carico del datore di lavoro che a sua volta beneficerà per questo, di sgravi fiscali.
Le Compagnie di assicurazioni dovranno moderare le tariffe, coprire almeno l’80% (il 20% a carico del lavoratore), delle cure sanitarie e spese per medicinali e non potranno negare una polizza anche se tra i dipendenti, ci saranno persone con patologie croniche.
Secondo questo modello, l’Inps non dovrà più concorrere al pagamento dei giorni di astensione per malattia dal terzo giorno in poi (lo stipendio netto continuerà a maturare nei giorni di assenza), ma garantire sempre e comunque la copertura per l’assistenza d’urgenza (pronto soccorso), il ricovero ospedaliero, la medicina chirurgica (servizi rientranti nel 10% di tassazione sui redditi), la prevenzione.
Controlli medici obbligatori regolari e forme costanti di prevenzione sanitarie in strutture convenzionate aiuteranno a conservare lo stato di buona salute e diminuire i costi.
Superata l’età dei 35 anni, il dipendente rientrerà nelle normative vigenti con ulteriori forme di tutela che lo garantiscono da ipotetici riduzioni di personale.
La nostra proposta che sottoponiamo al dibattito delle forze sociali e imprenditoriali permetterebbe di coniugare istanze diverse: ridurre la pressione fiscale sulle imprese garantendo i diritti dei lavoratori e aprire il mercato ai giovani in cerca di occupazione.
La ripresa dell’economia, “drogata” dai costi del lavoro ridotti di Paesi concorrenti, non può che passare attraverso una riduzione degli oneri a carico delle aziende almeno nel periodo iniziale del rapporto di lavoro.
L’alternativa è solo un costante aumento del tasso di disoccupazione giovanile che ha ormai superato in Italia il 40% .
Rimettersi in gioco ma con regole fisse che garantiscano diritti può essere la svolta per ritornare competitivi nel mercato globalizzato.
Il dibattito è aperto.
Gabriella Gallarati
responsabile organizzativo Nord Italia
Blu per l’Italia
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
SERVIZIO PUBBLICO: L’AVVOCATO DELLA DE GIROLAMO HA PASSATO L’AUDIO A MEDIASET… STAMATTINA ALLA CAMERA L’AUTODIFESA DELLA MINISTRA
Ultimamente il passaggio parlamentare si trasforma in una sorta di autodafè al contrario. Nessuna confessione ma una celebrazione con fiducia inclusa.
Il ministro sfoggia il meglio del suo repertorio oratorio e il Parlamento assolve tutto e tutti, in primis se stesso che sostiene il governo.
Così è accaduto nel caso Alfano-Shalabayeva e in quello Cancellieri-Ligresti.
Il file del colloquio sarà acquisito dai pm
La situazione del ministro De Girolamo però sembra diversa e lo si comprende dalla mossa disperata dell’invio alla redazione del Tg5 del cd audio contenente la parte a lei favorevole di un suo colloquio del novembre 2012 con Felice Pisapia, il manager della Asl che la incontrò e registrò più volte.
Non è chiaro ancora se sia stata lei a registrare quel file. Certo però, se davvero avesse scelto di lottare nel fango con il suo grande accusatore con gli stessi mezzi (registratore nascosto contro registratore nascosto, audio contro audio) questa sarebbe l’ennesima prova della sua debolezza.
L’audio, si è appreso ieri, sarà acquisto dal pm Giovanni Tartaglia Polcini presso la redazione del Tg5.
Sarà interessante vedere se la Procura convocherà il ministro per accertare come sia stato registrato, tagliato e consegnato quel file.
Se fosse provato, come affermato ieri da Michele Santoro a Servizio Pubblico, che è stato l’avvocato di De Girolamo a consegnare l’audio al Tg5 si arriverebbe al paradosso di una registrazione che viene definita dai giornali “illegale” o “abusiva” se consegnata dal difensore di Pisapia.
Mentre diventa la prova regina dell’innocenza e del complotto se la fornisce il legale del ministro.
Tutti i punti oscuri da chiarire
Oggi De Girolamo cercherà di spostare l’attenzione sulle parole di Pisapia, ma dovrebbe rispondere delle sue, in particolare di quelle dette quando non pensava di essere registrata e non parlava come una santarellina.
Le registrazioni effettuate di nascosto nel luglio del 2012, pubblicate sul sito del Fatto, ‘prendono in castagna’ la De Girolamo su quattro questioni.
La prima è la ‘gara bypassata’ per le ambulanze del 118. Un appalto triennale da 9-12 milioni per un servizio che il ministro voleva affidare direttamente.
Nunzia chiede come sia possibile raggiungerequelrisultatonellariunione del 23 luglio 2012 a tre manager della Asl (il direttore generale Michele Rossi, il direttoresanitarioMinoVentuccieil direttore amministrativo Felice Pisapia) quando Pisapia si oppone, lei sbotta: “Tu non la vuoi fare! Non è Michele (Rossi, il dg a lei fedelissimo, ndr) tu trovi (…) queste cazzo di carte”.
La società Modisan e la campagna pro-Pdl
Centrale il ruolo di Giacomo Papa, oggi vice capogabinetto del ministro che insieme a Luigi Barone (oggi curatore del portale web del ministero) enuncia la strategia per arrivare al risultato di “bypassare la gara”.
Con la scusa della partenza a breve del Dipartimento integrato di emergenza, spiega, si può fare la proroga senza gara a chi svolge il servizio attualmente: la società Modisan, proprio quella che secondo Pisapia aveva sponsorizzato la campagna elettorale per il congresso del Pdl di Benevento nel quale aveva trionfato Nunzia.
Secondo le dichiarazioni di Pisapia, sempre in quella riunione gli fu chiesto di consegnare la bozza del capitolato della gara in preparazione a casa dell’avvocato Papa.
Quando poi la ‘gara’ d’urgenza finalmente si svolge nel marzo 2013, vince proprio Modisan, come previsto in tempi non sospetti da un altro manager ‘dissidente’, Arnaldo Falato, in una denuncia profetica al pm. Dopo tutto questo lavorio del direttorio, però Modisan a sorpresa rifiuta. “Probabilmente avevano saputo della mia denuncia”, dice oggi Falato.
La multa da non far pagare al negozio di bufale
Il secondo episodio riguarda le manovre per non far pagare la multa della Asl a un negozio di mozzarelle di un amico del ministro.
In questo caso è Luigi Barone a chiedere un intervento dei manager ma il ministro non si oppone allo sconcio al quale assiste.
Il terzo episodio riguarda l’allocazione di un presidio sanitario per i malati di mente.
Il sindaco di Airola voleva fosse aperto nel suo paese e la discussione dell’allora coordinatore del Pdl con i suoi collaboratori è un piccolo manuale di politica clientelare: De Girolamo nomina una mezza dozzina di sindaci sfogliando la margherita per decidere a chi dare il privilegio. I malati di mente che dovrebbero usufruire del servizio non sono al centro dei suoi pensieri. Nemmeno i sindaci del suo partito. C’è solo il suo tornaconto elettorale.
Quando il suo collaboratore Barone propone: “Se i nostri sindaci non sono interessati si fa ad Airola o a Forchia”. Lei ribatte: “No, preferisco darlo a un sindaco del Pd che poi ci vado a chiedere 100 voti!”.
La questione più grave, anche se meno rilevante economicamente del 118, è quella scoperta dal Fatto: l’ormai famigerato bar dello zio del ministro.
Nunzia De Girolamo dice al direttore generale dell’Asl Michele Rossi: “Michè manda i controlli all’ospedale Fatebenefratelli e vaffanculo”. Il deputato però non si ferma qui e spiega il ‘m ovente’ della sua pressione:“Facciamogli capire che un minimo di comando ce l’abbiamo (…) così si impara il direttore dell’ospedale Giovanni Carrozza” e poi “se fra Pietro sa che c’è un problema di controllo al Fatebenefratelli dà l’ok”.
Cosa sia l’ok lo spiega dopo: “Se tu gli crei un problema di controllo devi vedere fra Pietro (Cicinelli, presidente della Provincia Religiosa del Fatebenefratelli) come gli dice a Carrozza: “A ccelera e fagli il 700”, cioè la procedura legale di urgenza contro il gestore del bar rivale, il cui contratto era scaduto.
Un anno e due mesi dopo fra Pietro firma il contratto di affitto del bar alla cugina di Nunzia.
La deputata ha abusato del suo potere?
Quando parla di ‘accelerare’ grazie ai controlli, De Girolamo è un pubblico ufficiale, in qualità di deputato del Pdl di Benevento.
Le domande che si stanno ponendo gli investigatori sono due: Nunzia De Girolamo ha abusato della sua qualità parlamentare? Ha indotto il Fatebenefratelli a dare indebitamente allo zio l’affitto del bar? Se la risposta fosse positiva potrebbe scattare l’iscrizione nel registro degli indagati per l’articolo 319 quater: induzione indebita a dare o promettere utilità .
Domande difficili alle quali dovrà rispondere il pm Giovanni Tartaglia Polcini.
I parlamentari devono rispondere a un quesito più semplice: Nunzia De Girolamo è degna della sua carica?
Vincenzo Iurillo e Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
PER RIDURRE I COSTI SOCIALI DELLE CONSEGUENZE DELL’USO DI DROGHE E ALCOOL OCCORRE PUNTARE SULLA PREVENZIONE
E’ innegabile che la società occidentale stia vivendo una fase di profondo cambiamento, dovuto
principalmente sia all’imperante crisi che attanaglia l’economia europea (e italiana in particolare) che alla pressione dei flussi migratori provenienti dall’Africa, afflitta da guerre e povertà .
In questo contesto le categorie sociali più deboli sono gli anziani e i giovani, che subiscono gli effetti devastanti di politiche inique, che non affrontano i problemi, ma tendono a sottovalutarli o, peggio ancora, ad ignorarli.
In particolare, le ripercussioni si stanno drammaticamente manifestando sui più giovani attraverso un incremento del consumo di sostanze stupefacenti e di sostanze alcooliche, individuati dai più deboli come estremo rifugio e come fuga da una realtà difficile, costellata spesso da una collocazione incerta nel mondo del lavoro o dalla carenza di attenzione da parte del nucleo familiare.
I tossicodipendenti spesso attribuiscono un alto valore al vivere il presente, prestando scarsa attenzione al loro futuro.
Di conseguenza aumentano i piccoli reati connessi all’uso di stupefacenti e vi sono riflessi negativi su tutti i tipi di “investimenti personali” (es. la formazione scolastica, il lavoro, uno stile di vita sano che includa una corretta alimentazione, l’esercizio fisico e le cure mediche), che vengono considerati meno importanti.
Tutto ciò determina anche un incremento del “costo sociale” per l’ intera comunità .
L’utilizzo di stupefacenti in Italia è in crescita mentre le istituzioni annaspano sia in termini di prevenzione sociale e culturale che in termini repressivi dei grandi interessi economici che tale commercio muove.
Il 19° rapporto Eurispes segnalava gia negli anni scorsi un numero di pazienti consumatori abituali di cocaina, in carico presso le strutture delle ASL, più che raddoppiato.
Al fenomeno è interessata soprattutto la popolazione maschile compresa tra i 25 e i 34 anni, con una tendenza progressiva alla diminuzione dell’età degli utilizzatori, che si è abbassata sotto i 20 anni.
Questo effetto è dovuto alla riduzione costante del prezzo di vendita della cocaina, che ne ha facilitato la diffusione.
Se guardiamo agli Stati che hanno visto “nascere” il fenomeno si può constatare che negli Stati Uniti la cocaina è la seconda sostanza stupefacente maggiormente utilizzata dopo la marijuana, ma è al primo posto per il numero di accessi ai pronto soccorso degli ospedali.
A dimostrazione che l’uso di sostanze stupefacenti si associa spesso ad un elevato ricorso ai servizi sanitari ed a costi in crescita, soprattutto in relazione agli accessi in pronto soccorso.
Da uno studio effettuato da un gruppo di studiosi statunitensi del Department of Epidemiology and Public Health e della Univeristy of Miami School of Medicine, emerge che soggetti affetti da problemi di tossicodipendenza hanno usufruito di cure in ambito ospedaliero per una quantità significativamente più elevata rispetto al resto della popolazione, con un costo di circa 1.000 dollari per individuo.
Questo per evidenzare un aspetto spesso poco considerato dagli analisti, ovvero l’elevato costo sociale del fenomeno.
Un elemento che dovrebbe indurre le istituzioni a investire sulla prevenzione e sulle comunità di recupero, avendo come obiettivo la riduzione del numero dei consumatori che vuol dire anche minori costi per l’intera comunità nazionale.
La formazione di personale qualificato in grado di assistere psicologicamente i giovani dediti all’abuso di alcool (in costate aumento) dovrebbe essere un’altra delle priorità del governo.
Lo sballo del fine settimana porta con sè una lunga serie di incidenti stradali e di lutti per tante famiglie: un fenomeno su cui occorre intervenire con misure a tutela dei giovani, spesso minorenni.
Misure preventive, non solo repressive, attraverso il coinvolgimento di strutture sanitarie, mondo scolastico e famiglie.
Il dibattito in corso sulla liberalizzazione o meno dello spinello non risolve il problema e finisce per essere fuorviante se non si parte dalle radici psicologiche causa-effetto.
La politica troppo spesso si schiera per “rappresentare” mentalità o interessi di parte, dimenticando che il soggetto principale ha bisogno di aiuto, non di giudici di parte.
Blu per l’Italia dovrebbe iniziare dal recupero della libertà del’individuo e dalla sua responsabilizzazione sociale: un approccio diverso che, laddove è stato sperimentato da strutture qualificate, ha dato esiti positivi.
Per una politica al servizio dei cittadini.
Guido Verdi
Referente Lombardia
Blu per l’Italia
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
LA STANZA DI GRASSO ERA VUOTA, FORSE SI SARANNO CHIUSI NEL CESSO USANDO LA CARTA TRICOLORE
Ieri mattina i giornali on line titolavano “Blitz della Lega al Senato: occupato l’ufficio di Grasso”, più precisamente le agenzie scrivevano: “I senatori del Carroccio occupano gli uffici di Grasso per protestare contro lo “svuotacarceri” che contiene anche la cancellazione del reato di immigrazione clandestina.
Qualche giornale vicino alla Lega dettaglia:
“Clamoroso blitz dei lumbard a Palazzo Madama. I senatori del Carroccio hanno occupato gli uffici del presidente Pietro Grasso per protestare contro la ripresa in aula dell’esame dello svuotacarceri, decreto che prevede tra le altre misure anche la cancellazione del reato di immigrazione clandestina.I senatori del Carroccio sono saliti al secondo piano di Palazzo Madama, dove si trovano gli uffici della presidenza, e hanno dato il via all’occupazione.
“Io dormo qua,
devono portarmi via le forze dell’ordine”, ha sottolineato il capogruppo Massimo Bitonci.
Tutti si aspettano di vedere l’orda barbarica bivaccare sui tappeti, le poltrone e la scrivania del presidente del Senato, ma le immagini non arrivano.
Ma ecco che alle 13.30, mentre l’ufficio dovrebbe essere occupato dall’avanguardia rivoluzionaria padagna, arriva una foto scattata pochi minuti prima: l’ufficio del presidente del Senato Pietro Grasso risulta sgombro, lucido, ordinato.
Appare infatti così nella foto che il suo staff ha pubblicato su Twitter, dopo la protesta della Lega sull’occupazione “degli uffici” della seconda carica dello Stato .
La vice presidente del Senato Valeria Fedeli aveva smentito, citando i questori, che fosse in corso un’occupazione, e ora su Twitter arriva la ‘prova’.
Ma dove sono finiti i presunti occupanti leghisti?
Alle 13.45 arriva la verità : “i colleghi senatori della Lega erano seduti nella ‘sala d’attesa’ dell’ufficio del Segretario generale di palazzo Madama”.
Lo precisano, in una nota congiunta, i senatori questori di palazzo Madama, confermando quanto affermato dalla vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli.
La rivoluzione si è fermata nella sala d’attesa del segretario, insomma.
Forse il tempo utile per usufruire a turno dei cessi, utilizzando la carta tricolore che si portano sempre dietro?
Insomma anche questa volta i leghisti l’hanno fatta fuori dal bulacco, a giudicare dalla figura in tinta inequivocabile ritrovata sul posto e che pubblichiamo in esclusiva.
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
IL PROGETTO ANTICIPATO A UN GRUPPO DI ECONOMISTI E BANCHIERI
“Uno shock per non far scivolare il Paese nel baratro. Si può”. 
Corrado Passera torna in campo italianizzando il motto Yes we can, lo slogan della prima campagna elettorale di Barak Obama per la corsa alla Casa Bianca.
Il nuovo movimento politico dell’ex ministro dello Sviluppo economico del governo Monti è ormai pronto.
“Lo annuncerò nei prossimi giorni” – ha anticipato ieri l’ex ministro illustrando il suo progetto a un gruppo selezionato di manager, imprenditori, economisti, banchieri riuniti a porte chiuse dal club Ambrosetti in un grande albergo del centro di Milano.
La cornice era quella degli incontri del ciclo Economic Indicator.
Le prime sfide del ritorno politico di Passera sono tre.
Ridisegnare la macchina dello Stato per tornare ad attirare gli investimenti esteri. Progettare un nuovo welfare.
Una nuova legge elettorale a doppio turno per far tornare agli italiani la passione per la politica.
“La sfida all’antipolitica si vince puntando sulla qualità dei candidati – spiega Passera al termine dell’incontro – Se in lista si candidano persone non di valore, la gente vota da un’altra parte o non vota nemmeno perchè non ha più fiducia nella politica. Il mio progetto è una legge elettorale a doppio turno. Con collegi molto piccoli e liste ridotte al minimo. Possibilmente composte anche da un solo candidato. Nel primo turno si presentano tutti per coinvolgere il massimo numero di elettori. Nel secondo si possono formare le coalizioni”.
Ad ascoltare la conferenza dell’ex banchiere e manager, poi ministro con Monti, ci sono nomi dell’economia e della finanza.
Tra gli altri, l’amministratore delegato del gruppo Hewlett-Packard Stefano Venturi.
Il presidente e ad di Guala Closures Marco Giovannini. Il numero uno del gruppo editoriale De Agostini Alessandro Belloni. L’amministratore delegato di General Electric Italia Sandro De Poli.
Ma anche banchieri come Andrea Soro, responsabile per l’Italia e il Sud Europa di Royal Bank of Scotland. Il direttore generale di Visa Europa Davide Stefanini. Quello della sede italiana del colosso bancario britannico Hsbc, Marzio Perelli, e John Stewart Crowe, dell’omonimo studio di consulenza contabile.
L’uscita dalla recessione è lenta. I volti dei manager sono preoccupati.
Passera sfodera subito il suo programma choc per dare una scossa all’economia.
La prima missione è quella di riportare in Italia gli investimenti stranieri fuggiti all’estero. Per colpa delle troppe regole, del peso della burocrazia, dell’instabilità politica. La parola chiave, però, sembra essere qualità .
A cominciare dai nomi dei candidati da mettere in lista.
“Un grande lavoro per mettere insieme proposte che rimettano in moto questo Paese, che non sono nè di destra nè di sinistra”, aveva detto Passera due mesi fa al forum organizzato dalla Coldiretti a Cernobbio, sul lago di Como.
Nel quale aveva annunciato: “La squadra è ormai pronta”.
Il vero battesimo di questo nuovo cantiere dei moderati è ormai solo questione di giorni. L’obiettivo di Passera sembra essere non solo raccogliere l’eredità del professor Monti, ma di allargare la base del consenso di questa nuova formazione a tutti gli scontenti che non si riconoscono nell’attuale scenario politico.
Parlando dell’addio di Mario Monti a Scelta civica, Passera aveva detto: “Era il mio timore. Per questo, con grande sofferenza, ai tempi dissi di no a entrare in quel partito. In quel progetto è sicuramente mancato il coraggio della proposta radicale e la sufficiente novità della proposta politica”.
Quel coraggio e quella scelta radicale che oggi l’ex ministro del governo Monti conta di aver messo nel suo progetto per un nuovo modello del Paese.
In grado di contribuire ad arrestare il declino dell’economia italiana e ad iniziare a recuperare il tempo perduto.
Alla fine dell’incontro di ieri commenti tutti positivi. Sui volti era perfino tornato qualche sorriso.
A guardare con interesse il progetto politico annunciato da Passera era stata nei mesi scorsi anche Ilaria Borletti Buitoni, ex presidente del Fai, rimasta dentro Scelta civica dopo la scissione e tuttora sottosegretario ai Beni Culturali nel governo presieduto da Enrico Letta.
Andrea Montanari
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