Destra di Popolo.net

LA LEGGE DELLA CONSULTA: PROPORZIONALE E INCIUCIO

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

DOPO LE MOTIVAZIONI DELLA BOCCIATURA DEL PORCELLUM L’ITALIA TORNA ALLA PRIMA REPUBBLICA, PREFERENZE E NIENTE PREMIO DI MAGGIORANZA

Da ieri sera l’Italia è di nuovo una Repubblica fondata sul proporzionale.
Col deposito delle motivazioni con cui la Corte costituzionale ha bocciato il Porcellum sul premio di maggioranza senza soglia e l’assenza della possibilità  di esprimere almeno “una preferenza”, il sistema elettorale italiano viene ridisegnato in profondità : da stamattina è in vigore la legge scritta dagli ermellini, il cui nome in filigrana è “larghe intese per sempre”.
Cosa resta, infatti, della legge di Roberto Calderoli dopo il passaggio dei giuristi della Consulta? Solo la Prima Repubblica, cioè quella parte proporzionale della legge del 2005 scritta da Pier Ferdinando Casini e dall’Udc (il premio di maggioranza e le coalizioni le volle invece il Cavaliere).
La nuova legge elettorale italiana è la seguente.
I voti vengono ripartiti proporzionalmente: a livello nazionale alla Camera a tutte le liste che superino il 4 per cento e alle coalizioni che superino il 10; a livello regionale in Senato per le liste che vadano oltre l’8 per cento (il 20 per le coalizioni).
Ovviamente l’elettore potrà  esprimere una preferenza: per introdurle non serve nemmeno una legge, mette nero su bianco la Corte, ma basta un semplice regolamento o una circolare del Viminale, se si dovesse andare al voto senza che il Parlamento trovi l’accordo su una nuova legge.
Il sistema “Prima Repubblica” applicato ai risultati di febbraio, ad esempio, significherebbe immaginare un Pd senza quasi un terzo dei suoi eletti alla Camera e parecchi in meno anche in Senato, seggi che sarebbero finiti in larga parte al Movimento 5 Stelle e al Pdl.
Il risultato più ovvio di questa situazione è che oggi Enrico Letta non sarebbe più a palazzo Chigi: la scissione del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, infatti, non sarebbe bastata a tenere in vita l’esecutivo.
Anche coi sondaggi attuali, peraltro, se si votasse ora non ci sarebbe alcuna maggioranza dopo il voto.
Non solo: anche ammesso che il centrosinistra s’avvicini al 40 per cento — come prevedono e sperano ai vertici del nuovo Pd – Matteo Renzi non potrebbe formare il governo se non attraverso un accordo con qualche ex avversario.
Motivo per cui il sindaco di Firenze si gioca molto nelle trattative sulla nuova legge elettorale: la sua immagine di leader giovane e dinamico al limite della frettolosità  si sposerebbe poco con i minuetti necessari a un governo di coalizione in cui ogni voto parlamentare finirebbe per pesare.
Fore anche per questo la Consulta — con uno dei suoi tradizionali giudizi giocati sul filo sottilissimo tra il magistero giuridica e il realismo politico — ha lasciato graziosamente aperta la via alle due principali opzioni sul tappeto: il sistema spagnolo e il Mattarellum.
Entrambi, infatti, prevedendo le liste bloccate potevano essere considerati incostituzionali.
La Corte s’è preoccupata di far capire a Renzi, Verdini, Alfano e chiunque altro giochi questa partita che possono mantenere la mente aperta: le liste del Porcellum con enormi circoscrizioni, a volte regionali, sono una cosa “non comparabile nè con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi (Mattarellum, ndr), nè con altri caratterizzati da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte (lo spagnolo, ndr)”.
Altrimenti, sembrano dire in un inciso gli ermellini, dovremmo considerare incostituzionale “il collegio uninominale”.
Dunque i giochi sono ancora tutti aperti. Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, Silvio Berlusconi predilige il modello adottato in Spagna: si tratta in sostanza di un finto proporzionale, o meglio di un proporzionale che grazie a circoscrizioni molto piccole ha effetti maggioritari fortissimi.
Lo spagnolo è un sistema che piace, ovviamente, ai partiti più grandi (non escluso il M5S, che aveva presentato una bozza di questo tenore anche se poi derubricata ad iniziativa individuale) e anche a quelli radicati territorialmente com’era un tempo la Lega e sono ancora la SVP sudtirolese e l’UV valdostana.
Sel, l’attuale Carroccio, alfaniani, dipietristi e quant’altro non conterebbero niente e probabilmente non entrerebbero in Parlamento (a meno di non lasciare per legge un po’ di seggi al cosiddetto “diritto di tribuna”).
Il Matarellum è, d’altra parte, il sistema che potrebbe mettere tutti d’accordo (più della legge dei sindaci col doppio turno, che ha il grosso problema di applicarsi ad un sistema che non è un premierato, non prevede cioè elezione diretta).
Il vecchio sistema — in vigore per le politiche del 1994, 1996 e 2001 — ha due grandi vantaggi: può entrare in funzione con una leggina di due righe che si limita ad abolire il Porcellum e piace anche ai piccoli e medi partiti perchè costringe quelli grandi a coalizzarsi per forza.
Il rapporto eletto ed elettore sarebbe salvo, ma riavremmo governi sostenuti da maggioranze parecchio eterogenee.

Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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DE GIROLAMO, A MALPENSA GLI AMICI DEL MINISTRO SALGONO SULL’AUTO DELLA FORESTALE

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

AL RITORNO DALLE VACANZE ALLE MALDIVE TRE AUTO ATTENDONO IL MINISTRO CHE CARICA ANCHE GLI AMICI… BOCCIA PRUDENTE PRENDE IL TAXI

Una lunga fila di taxi attende chi atterra a Malpensa. E una navetta ogni sette minuti porta i passeggeri dal terminal 1 al terminal 2.
Tutto questo però a un ministro e ai suoi compagni di viaggio non basta.
Così il 6 gennaio scorso, quando la responsabile dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo (Ncd) torna dalle vacanze alle Maldive, al terminal 1 di Malpensa ci sono tre auto del Corpo Forestale ad attendere lei, la figlia, il marito Francesco Boccia, deputato del Pd, e almeno tre compagni di viaggio.
Il ministro, per tornare a casa, deve prendere un altro volo al terminal 2, non più di cinque chilometri più in là .
De Girolamo ha diritto a una scorta, precisa la Forestale, che dipende proprio dal suo dicastero.
Ma in questo caso vengono impiegate addirittura tre vetture: una panda con insegne più due auto blu, una Lancia Thesis e un’Alfa 159.
E non si capisce perchè i forestali diano un passaggio anche agli amici della De Girolamo.
E’ proprio necessario un tale spiegamento di forze?
“Lei lo sa che ho una bambina piccola di un anno?”, si giustifica il ministro appena salito sulla Lancia.
Sbatte la portiera e l’auto parte, con a bordo anche qualcuno degli amici, come le immagini de ilfattoquotidiano.it dimostrano. Direzione terminal 2.
L’Alfa rimane in attesa di altri passeggeri.
Dov’è finito il marito del ministro, Francesco Boccia? Eccolo, sta venendo anche lui verso le auto della Forestale. E’ al telefono.
Forse lo stanno avvisando della nostra presenza. Una cosa è certa: appena ci vede, si ferma, fa dietrofront e torna indietro.
Tre vetture della Forestale per trasportare famigliari, amici e bagagli da un terminal all’altro? Boccia è spaesato, poi si riprende e risponde: “Evidentemente è stato male informato. Io ho la macchina qui perchè vivo a Milano”.
Come mai ha cambiato direzione? “Sto cercando gli altri che sono con noi. Siamo una decina di persone”.
Si guarda intorno. Prende l’ascensore. Sta per pigiare il pulsante quando uno degli amici lo ferma: “Francesco, dove vai?”. “Sto andando… eeeeeh… mi stanno aspettando giù gli altri”. “No, stanno qua”, lo corregge l’amico.
Boccia cerca una via d’uscita.
Non bastava un taxi? O una navetta?   “Mia moglie è con una bambina di un anno. Domattina deve andare a Bruxelles. E ha fatto quello che può fare, mia moglie non fa mai quello che non si può fare. Dopo di che, come vede, siamo divisi”.
Poi ribadisce: “Io ho casa a Milano”. E dà  di nuovo i numeri della compagnia: “Siamo 15 persone. Non una, siamo in 15”.
Il deputato del Pd si guarda a destra e a sinistra. Cerca di capire se lo stiamo ancora seguendo. Poi va verso i taxi e alla fine si infila in uno di questi. Pochi minuti prima aveva garantito: “Io ho la macchina qui”.
Il fattoquotidiano.it ha chiesto chiarimenti al comando del Corpo Forestale.
A che titolo sono stati impiegati mezzi e uomini per dare un passaggio al ministro e agli amici e per aiutarli a trasportare i bagagli?
“Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali è assegnatario di un livello di tutela disposto dal Prefetto di Roma — ha risposto il comando -. In base alla normativa vigente, legge 4/2011 che ha modificato la legge 133/2002, la tutela disposta nei confronti delle personalità  appartenenti al ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è affidata al Corpo forestale dello Stato. Il ministro deve avvalersi di questa tutela”.
Perchè sulle auto, oltre al ministro, sono salite altre persone?
“A quanto risulta, il marito viaggiava in taxi”, è la risposta.
Che però omette una cosa: sulle auto blu è salito anche qualcuno degli amici. E nulla dice del dietrofront improvviso del marito Boccia.
Contattato da ilfattoquotidiano.it il Sapaf, il sindacato più rappresentativo dei forestali, è duro nel giudicare lo spiegamento di forze a favore del ministro e dei suoi compagni di viaggio: “Sono allibito che il nostro ministro si ricordi dei forestali della Regione Lombardia solo in occasione dei suoi spostamenti personali — accusa il segretario lombardo Fabio Cantoni -. Sono comunque certo che i colleghi abbiano eseguito un ordine impartito dall’alto”.
Per Cantoni la vicenda è una questione di “malcostume all’italiana”.
Non vuole commentare ulteriormente l’accaduto, ma aggiunge: “Solo alla signora ministro compete la nomina del comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato per la Lombardia, che risulta ormai vacante da oltre due anni, nonostante a Roma siano stati già  nominati otto dirigenti superiori con qualifica a ricoprire tale incarico. Tutto questo nonostante la mole di lavoro che è aumentata in vista dell’Expo 2015″.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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SPESE PAZZE, ARRESTATO EX VICEPRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE LIGURIA: SI SAREBBE APPROPRIATO DI 70.000 EURO

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

L’ALLORA ESPONENTE DELL’IDV ERA GIA’ STATO AL CENTRO DELL’INDAGINE SULLE SPESE DEL GRUPPO…PERQUISIZIONI PRESSO ALTRI TRE CONSIGLIERI REGIONALI

L’ex vicepresidente della Giunta regionale della Liguria, Nicolò Scialfa, è stato arrestato nell’ambito dell’indagine sulle spese del gruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio regionale tra il 2010 e il 2012.
A Scialfa (ora consigliere del gruppo Diritti e Libertà , nato dalla scissione interna al partito di Di Pietro), viene contestato dalla Procura di essersi appropriato di 70.000 euro usciti dai fondi del gruppo senza giustificazioni.
In pratica, avrebbe usato fondi del gruppo politico, cioè soldi pubblici, per spese personali, “non pertinenti all’attività  politica”.
In particolare Scialfa, per comprovare l’uscita dei soldi, avrebbe falsificato le firme di consiglieri regionali nonchè del tesoriere Giorgio de Lucchi, anche lui indagato.
Scialfa si è sempre dichiarato innocente.
Esattamente un anno fa, quando la Procura lo iscrisse nel registro degli indagati, l’allora vice presidente della Giunta regionale mise le mani avanti: “Mi sento in un tritacarne ma sono sereno riguardo a quello che ho fatto. Si parla di uso disinvolto dei soldi dei gruppi? In passato certe spese erano legittime e opportune, poi le stesse spese sono diventate legittime ma inopportune. Ne parlerò con i giudici e mi assumerò tutte le mie responsabilità “.
Nei confronti di Scialfa, indagato per peculato, falso e truffa aggravata, sono stati disposti gli arresti domiciliari perchè, come spiegano gli inquirenti, c’era il rischio di reiterazione dei reati.
Perquisite anche le abitazioni dei consiglieri Marilyn Fusco e Stefano Quaini entrambi ex Idv, e Marusca Piredda attuale capogruppo in Regione del partito di Di Pietro.
“Le perquisizioni – ha spiegato il procuratore capo Michele Di Lecce – sono state fatte per trovare eventuali beni di interesse ai fini della nostra inchiesta”.
L’indagine aveva già  indotto alle dimissioni altri due nomi eccellenti anche loro dell’Idv: Marylin Fusco, vicepresidente della Giunta e Rosario Monteleone, presidente del Consiglio regionale.
Le spese fatte dal gruppo regionale ligure dell’Idv nel 2012 erano finite sotto inchiesta della Procura di Genova nell’autunno dello stesso anno.
A gennaio 2013 scattarono gli avvisi di garanzia per peculato per quattro ex consiglieri regionali del partito e due funzionari. La capogruppo Maruska Piredda, l’allora vicepresidente della giunta, Nicolò Scialfa, la ex vicepresidente Marylin Fusco (entrambi oggi in Diritti e Libertà ), il consigliere Stefano Quaini, passato poi in Sel e dimessosi alcuni mesi fa da consigliere regionale.
Furono indagati anche il tesoriere del gruppo, Giorgio De Lucchi e una sua conoscente. Scialfa si dimise da vicepresidente il 31 gennaio.
La Procura indagava su voci di spesa apparentemente lontane da cose che potevano rientrare nelle cosiddette “spese di rappresentanza”: migliaia di euro per viaggi, parrucchieri, giochi, modellini di auto, frigoriferi, divani, casse di vino, oltre che per tablet, computer, capi di abbigliamento, cravatte.
Era emerso che il gruppo aveva già  speso a ottobre l’intera somma a disposizione per il 2012, 230 mila euro, al punto che vi furono problemi per pagare i compensi dei cinque dipendenti del gruppo.
Ci pensò poi di tasca propria uno dei consiglieri indagati, Maruska Piredda.

(da “la Repubblica“)

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“TROPPI SINISTROIDI, NON VI VOTIAMO PIU'”: NEI CINQUESTELLE ORA PROTESTA L’ALA FINTA-DESTRA

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

COMMENTI RAZZISTI SUL BLOG DI GRILLO DEI BALUBI PADAGNI

Militanti del M5s in rivolta sul blog contro l’abrogazione del reato di clandestinità .
Il giorno dopo il referendum in molti, sul Web, si chiedono se i   risultati accreditano uno spostamento a sinistra del Movimento fondato da Beppe Grillo.
Sono stati 15.839 gli iscritti che hanno votato per l’abrogazione; 9.093 per il mantenimento.
Ma sono molti di più, spiegano i Cinque stelle sul blog di Grillo, quelli che avrebbero voluto dire ‘no’ alla deriva a sinistra.
E sui social network, il dibattito sfocia nell’aperta contestazione al leader.
Intanto un nuovo referendum sarà  dedicato alla riforma elettorale.
Il nuovo capogruppo al Senato, Maurizio Santangelo, ha rivendicato da Radio Anch’io che “Noi siamo stati da subito propositivi, tanto che a luglio abbiamo proposto una delle leggi arrivate da uno dei nostri Vday, con preferenze e no ai condannati in Parlamento”.
“Ne parleremo e chiederemo, come abbiamo fatto ieri sul reato di clandestinità , nuovamente il parere degli elettori con un referendum”, ha annunciato.
“Questa volta avete proprio toppato. Vi hanno votato milioni di persone, tra le quali tantissimi di destra che se sapevano che volevate far entrare cani e porci (e poi non sono razzisti… n.d.r.) in Italia certo non vi votavano”, si legge sul blog.
Renato, da Venezia, sempre sul blog si chiede perchè il M5s non abbia scelto di astenersi. “Avete fatto un clamoroso errore politico. Un favoloso regalo al sistema dei partiti! Un regalo al Pd e alla sua politica democristiana dei ‘due forni’: quando serve, voti con Alfano per sostenere il governo, e quando si vuole approvare ‘qualcosa di sinistra’, voti con Grillo. Così Renzi ha risolto il ‘problemino’ di Bersani, e il Pd può governare tranquillo pur senza avere vinto le elezioni. Ma è stato- aggiunge – anche un bel regalo a Berlusconi, che ha avviato una politica di recupero dell’elettorato M5s proveniente dalla destra. Non c’è che dire, complimenti ai 14000 votanti!”.
Il fatto è che ci sono “troppi sinistroidi in questo movimento che non perdono le loro ideologie terzomondiste”, prova a spiegare Fulvio Sparapani.
“E con questa gente – aggiunge – non voglio averci a che fare, neanche involontariamente. Non avrete più il mio voto, nè alle Europee e neanche alle prossime politiche” (deo gratias, torna a casa Lassie… n.d..r.)
C’è anche chi contesta il meccanismo stesso del referendum online.
“Sinceramente a me e alla stragrande maggioranza degli italiani che hanno votato 5 stelle non gli frega niente degli iscritti che esprimono il loro parere – scrive Dani -. A Roma è ormai un casino con gli immigrati. Fra qualche mese ci sono le Europee e il Movimento comincia a tagliarsi le palle. Se Cinque stelle appare uguale a Pd o a Sel è la fine. E rischiamo di far rinascere il condannato Berlusconi. La vedo male. Adios”.
“La maggioranza degli utenti certificati ha deciso secondo me in contrasto con la maggioranza degli italiani. Questa scelta produrrà  certamente un riscontro negativo nel nostro elettorato”, dice Antonio Mignemi, dalla Sicilia. E pronostica: “La strada verso il nostro 51%, la vedo molto difficile”.
Anche sulla pagina Facebook di Grillo, il clima è incandescente.
“I balubba te li porti a casa tua”, gli manda a dire con molta finezza ad esempio Marco Bartolini.
In tanti annunciano che non voteranno più Cinque stelle.
Così fa Roberto Fanizza: “Dopo questa vi saluto mi tolgo dai piedi”.
Andrej Mussa si aggiunge alle voci di chi si dissente anche sul metodo. “Democrazia diretta- spiega- non vuol dire svegliarsi un mattino e decidere: oggi quale referendum mi gira? E proporlo all’improvviso così in mezza giornata. Vi sembra chiaro e corretto? Condivido tutto ma non così! È stato un gioco di gruppo mattutino compresa colazione. Non servirà  a niente questo risultato. Servirà  solo a dare in pasto il nostro Beppe ancora una volta a tutta la stampa italiana. L’avete tradito non più per tre denari. Ma per tre clandestini!” (chissà  se questo sub-umano ha mai pensato che si tratta di uomini come lui…n.d.r.)

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SCELTA DI BUON SENSO PER IL MOVIMENTO

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

GRILLO E CASALEGGIO NON RAPPRESENTANO LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI CINQUESTELLE

Il Movimento 5 Stelle, ieri, ha votato due volte: contro il reato di clandestinità  e, per la prima volta, contro Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Il referendum online di ieri è discutibile sotto vari punti di vista.
Non c’è stato preavviso, gli iscritti hanno dovuto scegliere in poche ore e senza preavviso.
Alcuni parlamentari, tra cui il senatore Buccarella (colui che aveva presentato l’emendamento contro il reato di clandestinità  assieme a Cioffi), hanno lamentato la poca informazione fornita dal blog.
L’esito delle consultazioni online rimane poi gestito interamente da Casaleggio: il liquid feedback, di cui si parla da mesi, garantirebbe trasparenza totale.
A fronte di tali perplessità , il Movimento 5 Stelle ha salvato la “forma”, che nel suo caso è anche sostanza: Buccarella e Cioffi avevano sbagliato nel metodo, più che nel merito. Se il parlamentare è solo un “cittadino portavoce”, non può arrogarsi il diritto di scegliere senza consultare gli elettori.
In questo modo, attraverso la consultazione si è salvato un caposaldo del M5S: “È la Rete che decide”, e dunque il parlamentare non fa che eseguire l’ordine (che arriva dagli elettori, non dai due “leader”).
Anche qui ci sarebbe da discutere.
Grillo e Casaleggio sanno bene che la politica vive di decisioni da prendere sul momento.
La politica, persino in Italia, ha tempi più rapidi del blog di Grillo: i due senatori “dissidenti” non solo non sbagliarono, ma seppero interpretare il presente con una lungimiranza che ovviamente il governo non ebbe.
E seppero dar vita al desiderio della maggioranza degli elettori, come attestato dal voto di ieri.
Un voto che continua a riguardare troppe poche persone: una forza politica che aveva a febbraio quasi 9 milioni di voti non può dipendere dalla scelta (giusta o sbagliata che sia) di 25 mila militanti della prima ora.
Grillo e Casaleggio scrissero un post livoroso, attaccato da quasi tutti e difeso teneramente da due yesman e tre o quattro troll.
I motivi del loro astio erano molteplici: il non aver rispettato il protocollo e il temere che quella decisione “di sinistra” potesse erodere il consenso tra i delusi di destra.
Grillo, guardando i sondaggi, si preoccupò. E Casaleggio, che certo di sinistra non è, temette che il “suo” movimento subisse svolte ideologiche indesiderate.
Il risultato di ieri costituisce un successo anche per loro: non solo hanno fatto sì che le regole interne fossero rispettate, ma hanno anche dimostrato che “uno vale uno”, al punto tale che i due nomi più rilevanti di una forza politica vengano sbugiardati dal loro elettorato (di più: dalla base storica, fino ad oggi duropurista).
La giornata di ieri dice però anche un’altra cosa: Grillo, e più ancora Casaleggio, non sempre — e non necessariamente — rappresentano la maggioranza degli elettori M5S.
Sulla cacciata di Mastrangeli e Gambaro avevano vinto.
Anche la scelta di Rodotà , per quanto non “grillino”, era stata accettata da entrambi con piacere.
Ora il no al reato di clandestinità  è anche un no (circoscritto , ma innegabile) a Grillo e Casaleggio.
Non tanto a loro, quanto al loro dominio. Alla loro onnipresenza.
Alla loro supposta pretesa di ipercontrollo (il controllo ci sta, l’iper no).
Il voto di ieri certifica l’eterogeneità  degli elettori 5 Stelle, a maggioranza palese di sinistra, ed esemplifica la discrasia tra “gruppo dirigente” e base elettorale.
Grillo e Casaleggio, non si sa quanto serenamente, prima o poi dovranno prenderne atto.

Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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REATO DI CLANDESTINITÀ: GRILLO E CASALEGGIO FINISCONO NELLA RETE

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

I DUE LEADER SI ERANO ESPRESSI CONTRO L’ABOLIZIONE MA IL SONDAGGIO ONLINE SCONFESSA LA LORO LINEA… L’APPLAUSO DEI SENATORI AI 16 MILA SàŒ: “ABBIAMO VINTO”

Maurizio Buccarella corre su per le scale, paonazzo.
Fa irruzione nella sala al terzo piano di Palazzo Madama dove i suoi colleghi senatori sono in riunione, come tutti i lunedì.
“Abbiamo vinto”, urla. E i 50 senatori Cinque Stelle si lasciano andare a un applauso liberatorio. Sono le 18:08.
E ufficialmente, tutti loro, si sono appena presi la rivincita su Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
La Rete ha dato ragione a loro, all’emendamento che abolisce il reato di immigrazione clandestina.
E loro possono tornare ad applaudire, come fecero il giorno in cui i due senatori illustrarono la loro idea in assemblea, un lunedì come ieri, tre mesi fa.
Ora si festeggia: viva la democrazia dal basso, altro che regime, ecco da chi arrivano i “diktat”.
Ma per capire la portata del risultato del sondaggio di ieri bisogna tornare a quei giorni di ottobre.
È giovedì 3 quando 366 corpi di migranti in arrivo dal Nordafrica vengono recuperati al largo di Lampedusa.
Uno dei peggiori naufragi del Mediterraneo, una strage che indigna il mondo intero. Ai senatori Cioffi e Buccarella (il secondo, avvocato leccese, prima di approdare in Parlamento si è occupato spesso di queste questioni) viene in mente un emendamento che hanno presentato prima dell’estate.
È l’asso nella manica che può inchiodare i partiti che si sperticano in buoni propositi sul superamento della Bossi-Fini: via questo odioso reato di clandestinità , che intasa i tribunali e non serve a niente.
Il lunedì lo illustrano ai colleghi M5S che lo approvano per acclamazione; il mercoledì è ai voti in commissione Giustizia: parere positivo del governo, sì dai democratici e da Scelta Civica, l’emendamento passa.
Il mattino dopo, il blitz dei Cinque Stelle è l’apertura di tutti i giornali. Grillo e Casaleggio perdono la testa.
E senza pensarci su, battono un comunicato durissimo sul blog, per la prima volta a doppia firma: sconfessano Cioffi e Buccarella (“la loro posizione è del tutto personale”, sono dei “dottor Stranamore senza controllo”), spiegano di non essere “d’accordo sia nel metodo che nel merito”: primo perchè “un portavoce non può arrogarsi una decisione così importante senza consultarsi con nessuno”, secondo perchè “se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità , il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.
Imbarazzo generale, i due senatori costretti al dietrofront, lacrime e urla dei colleghi. Finisce con una decisione salva-tutti: ogni argomento che non sta nel programma, va discusso in Rete.
E finalmente, ieri, è arrivato quel giorno.
Votano in circa 25 mila iscritti al blog (su 80 mila aventi diritto). Quasi 16 mila stanno con Cioffi e Buccarella, solo in 9 mila sposano la linea Grillo-Casaleggio.
Non se lo aspettava nessuno, diciamo la verità .
Tant’è che ieri, prima che venissero diffusi i risultati, era già  pronto a scoppiare il patatrac. Tre senatori (Francesco Campanella, Luis Orellana, Lorenzo Battista) si espongono pubblicamente contro le modalità  del sondaggio: la mail che allerta gli iscritti è arrivata ieri mattina a urne già  aperte, ci sono solo sette ore per votare, non c’è stata nessuna informazione preliminare, sono “dilettanti allo sbaraglio”, Casaleggio usa il blog “come una pistola”.
Dallo staff li liquidano come i soliti dissidenti in cerca di pretesti per fare casino: non c’è stato tempo per fare prima, Cioffi e Buccarella hanno allertato Casaleggio solo giovedì, quando hanno visto che il calendario del Senato tornava a discutere di clandestini e reati proprio oggi.
State tranquilli, assicurano, “la nostra gente è del 2014”, “sta al computer tutto il giorno”, “si è già  fatta un’idea”, “voterà ”.
Non va proprio così: clicca meno di un terzo dei certificati.
Ma è scongiurato il rischio che oggi i banchi dei Cinque Stelle finissero falcidiati da “pipì tattiche” (copyright senatrice Michela Montevecchi), appelli ai “temi etici” (Elena Fattori) e altri escamotage per evitare di rispettare le volontà  supposte della Rete. Defezioni che avrebbero mandato in tilt il gruppo e il principio movimentista del “portavoce”.
Evidentemente ha ragione Vito Crimi quando avverte i giornalisti: “Sottovalutate gli attivisti, vedrete che la nostra base ha una sensibilità  un po’ diversa da quella che pensate”.
E anche da quello che pensano Grillo e Casaleggio.

Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CON LA “STAZIONE INTEGRATA DI SEPARAZIONE, RICICLAGGIO E TERMOVALORIZZAZIONE DEI RIFIUTI” I COSTI DI SMALTIMENTO RIDOTTI DEL 50%

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

MENTRE IN ITALIA SIAMO ANCORA ALLE DISCARICHE A CIELO APERTO, IN GERMANIA GLI INCENERITORI DI NUOVA GENERAZIONE ASSICURANO LA SOLUZIONE AL PROBLEMA DEI RIFIUTI

Le discariche di rifiuti (RSU rifiuti solidi urbani) a cielo aperto sono state fortemente volute dalle autorità  politiche , questo per decenni e per svariati motivi.
La direttiva CEE 75/442 ha sancito (fino dal 1975), alcuni principi fondamentali fra cui quello fissato dall’art. 4 che recita cosiÌ€:: “…le varie misure e procedimenti di smaltimento possono essere adottati senza creare rischi per l’aria, l’acqua ed il suolo, per la fauna e per la flora, senza causare inconvenienti da rumori e odori, senza causare danni al paesaggio ed ai siti di vario interesse (vedi Napoli “campi flegrei”)
La stessa direttiva CEE ha introdotto la “Classificazione dei Rifiuti” introducendo i codici Cer tutt’ora utilizzati e ha sancito poi all’art.7 l’obbligo di redigere i Piani di Smaltimento dei Rifiuti..
Successivamente è uscita la Direttiva CEE N.1999-31 che ha iniziato a introdurre alcune definizioni di primaria importanza fra cui quella di Gas di discarica: tutti i gas generati dai rifiuti in discarica.
Definizione sfuggevole e succinta che però include tutti i gas di discarica e quindi anche il metano, i CFC (cloro fluoro carburi), le diossine e i furani, per essere più chiari.
Qualcuno si eÌ€ finalmente accorto che le discariche a cielo aperto emettono gas serra inquinati in quantitaÌ€ enormi , liberamente, nell’atmosfera.
In veritaÌ€ le discariche di rifiuti a cielo aperto sono un vero e proprio “Assassinio dell’Ambiente”.
Si calcola che da 1 Kg di rifiuto dismesso in discarica si genera fino a 0,5 Kg di sostanze volatili (50% in peso) fra cui gas vari di discarica, generati in profonditaÌ€, dove avviene l’auto-combustione in assenza d’aria a circa 300°C, condizione questa ottimale per la formazione della Diossina e dei Fuarani (le famose sostanze Mutagene)
Questi “Gas di discarica” o “Biogas” , piuÌ€ leggeri dell’aria in quanto costituiti da circa il 50% di metano, solo in piccolissima parte vengono captati in superficie da un sistema di tubazioni (e solo nelle discariche che ne sono dotate! ) e riutilizzati (per lo piuÌ€ per alimentare dei motori a Biogas che producono corrente e anche in questo caso bisognerebbe analizzare se gli scarichi di questi motori poi vengono trattati: di solito no)
La gran parte dei gas di discarica dove va? …ma liberamente in atmosfera e senza alcuna filtrazione… creando inquinamento atmosferico e produzione dei gas serra.
Per la precisione é stato calcolato dai tedeschi che la quantitaÌ€ di Gas metano (inquinato) totale emessa dalle discariche in atmosfera eÌ€ stata solo nell’anno 2000 la seguente: In 27 stati dell’Europa circa 110 milioni di tonnellate, in America Latina : 86 milioni di tonnellate, in America del Nord (Usa): 131milioniditonnellate, in Africa 92 milioni di tonnellate
Questo solo nell’anno 2000 .
Queste quantitaÌ€ enormi e incontrollate possono causare danni enormi all’ambiente incluso il “buco nello strato di ozono” e lo scioglimento dei ghiacci al Polo.
Ma torniamo alla direttiva CEE 1999-31.
Questa all’art.5 e 6 ha finalmente sancito quanto segue (in breve): prima di essere portati a discarica i rifiuti biodegradabili (cioeÌ€ gli urbani) devono essere sottoposti a trattamenti di riciclo, compostaggio, produzione di Biogas, recupero di materiali e/o energia (cioeÌ€ inviati a termovalorizzatori)
Solo i rifiuti trattati possono essere collocati a discarica ( si intende perché ormai sono stati stabilizzati e quindi non emettono più gas serra).
Quindi si introduce il concetto che solo i rifiuti stabilizzati possono essere depositati in discarica. Anche per l’interramento si deve valutare prima se questo possa recare danni all’aria, acqua, suolo.
Quindi le discariche sono ormai una realtaÌ€ in corso di esaurimento in quanto la citata direttiva Europea (cui l’Italia si eÌ€ adeguata nel 2003) le ha relegate alla funzione di puro ricettacolo finale dei rifiuti precedentemente trattati e quindi stabiizzati oppure di materie iinerti non altrimenti recuperabili.
In Italia, per errata interpretazione di un gruppo parlamentare, viene divulgato che la nuova direttiva vietava i forni inceneritori.
Vediamo allora cosa succede negli impianti di recupero voluti: I rifiuti vengono per prima cosa triturati e durante la triturazione rilasciano in atmosfera buona parte dei gas serra che si voleva evitare che fossero emessi .
Solo in pochissimi impianti (qualche Sindaco che ha investito alcuni capitali in più), sono state introdotte delle Biocelle in cui viene caricato preventivamente il rifiuto , che rilascia per maturazione i gas serra (fra cui il metano) che vengono captati e inviati a recupero energetico (motori a Biogas).
Bisogna dire peroÌ€ che é vero siÌ€ che i gas dei motori non vengono filtrati ma almeno , con l’uso delle Biocelle (peroÌ€ solo laÌ€ dove queste sono state montate) si evita la combustione in profonditaÌ€ a 300°C in assenza d’aria come prima avveniva liberamente nelle discariche a cielo libero: almeno non ci dovrebbe essere una cosiÌ€ forte formazione di diossine! (un piccolo progresso)
E i forni inceneritori? In che punto stanno di questo ragionamento?
Diamo innanzitutto la definizione corretta di forno inceneritore
Il forno inceneritore eÌ€ per definizione: “ un forno industriale progettato in modo idoneo per poter effettuare la combustione di combustibili poveri e rifiuti non altrimenti combustibili con efficienza di combustione piuÌ€ alta possibile e fino al 99%, con un rilascio di scorie prive di sostanze organiche residue o incombusti rientranti nelle norme europee EWGA e garantendo la totale assenza di forme batteriche nelle scorie, cioeÌ€ garantendo l’asetticitaÌ€ delle scorie”
Il forno inceneritore eÌ€ di per sé una macchina che distrugge i rifiuti senza lasciare traccia, produce una contenuta quantitaÌ€ di scorie assolutamente asettiche ed inerti (vetrose) e che possono essere recuperate, .lascia assolutamente pulito l’ambiente e produce energia elettrica dalla spazzatura cioeÌ€ da quello che si butta via .
In più oggi ci sono forni inceneritori che possono essere definiti NZEP plants (near to zero emission plants): cioè impianti che non emettono più nulla in quanto sono dotati di una serie di filtri molto spinti che trattengono tutti gli inquinanti gassosi e polverosi presenti negli scarichi aeriformi (fumi)
Addirittura da un nostro Ingegnere Italiano è stato messo a punto un filtro (Bio-filtro) che eÌ€ in grado di ritrasformare parte della CO2 ( gas che non sarebbe velenoso di per sé e quindi potrebbe essere scaricato liberamente, tanto piuÌ€ se prodotto da biomasse) in Ossigeno , per azione di Bio-alghe.
E’ stato detto: non puoÌ€ esistere il livello di “emissioni zero”. Per quanto si possa emettere poco…si emetterà  sempre qualcosa e le diossine..purtroppo (quelle che le discariche emettono liberamente), si accumulano sul suolo in quanto sono pesanti e non sono solubili in acqua.
E le diossine nei rifiuti chi ce le mette ? Proprio con il sistema di raccolta rifiuti voluto e permesso per anni.
E’chiaro che il forno inceneritore eÌ€ una macchina che distrugge tutto ma non puoÌ€ distruggere con il 100% di efficienza. Quindi tutto dipende da cosa ci si butta dentro.
Se la diossina è già presente nei rifiuti conferiti è inevitabile che una parte infinitesimale, per quanto infinitesimale, venga sempre emessa in atmosfera, nonostante i sistemi di filtrazione siano stati progettati ottimamente e funzionino in condizioni di perfetta efficienza e manutenzione; comunque la diossina emessa sarà sempre meno (e moltissimo meno) di quella che prima si permetteva di emettere liberamente con le discariche a cielo aperto.
E quindi perché combattere i forni inceneritori?

LA SOLUZIONE TOTALE DEI RIFIUTI
Basta applicare quello che dicono le Direttive Cee cioè:
Sottoporre preventivamente i rifiuti a pretrattamento con anche pre-maturazione e captazione del Biogas (che viene intanto utilizzato per produrre energia), filtrando anche i gas di scarico dei motori o inviandoli la medesimo impianto di trattamento del forno inceneritore (facendoli aspirare)
Inviare il rifituo stabilizzato a selezione e recupero delle materie seconde che si possono proficuamente recuperare (vetri, metalli, plastiche pregiate etc..)
Produrre un CDR stabilizzato (Combustibile Derivato da Rifiuti)
Inviare il CDR al forno inceneritore o termovalorizzatore o termogassificatore o piroscissore molecolare che sia, secondo le varie tecnologie, per la produzione di energia termica ed elettrica (Cogenerazione) con Emissioni Zero.
In poche parole quello che fanno già i tedeschi in Germania.
Importante eÌ€ che non si parli piuÌ€ di impianto di separazione o riciclaggio soltanto, ma di “STAZIONE INTEGRATA DI SEPARAZIONE, RICICLAGGIO E TERMOVALORIZZAZIONE DEI RIFIUTI”
Questa è la soluzione totale e definitiva dei rifiuti.
In questo modo i costi di smaltimento si abbassano di oltre il 50% rispetto alle gestioni attuali perché il recupero delle materie seconde garantisce un introito aggiuntivo oltre quello derivante dalla produzione di energia termica ed elettrica.
Inoltre il termovalorizzatore fornisce l’energia elettrica gratuita necessaria al funzionamento dei macchinari della selezione , che cosiÌ€ diventano estremamente economici, non avendo piuÌ€ l’elevato consumo che normalmente hanno.

BLU PER L’ITALIA
Organizzazione Nord

argomento: Ambiente | Commenta »

CASO DE GIROLAMO FRA VECCHI VIZI E FAMILISMO

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

NUNZIA, TU CHIAGNI E FOTTI”… GLI ALFANIANI: “CHIARIRà€ IN PARLAMENTO”, MA DA CHIARIRE C’E’ BEN POCO

Nunzia De Girolamo nasconde sotto i suoi quarant’anni non ancora compiuti il curriculum completo dei vizi dell’eterno dominio meridionale.
La propensione ad arraffare il potere e confinarlo in cucina, tramandando nel rito familistico la specie dei brontosauri di provincia.
Portaborse e tirapiedi prendono appunti, eseguono.
Altro che caduta di stile: casa Nunzia è il luogo della diaspora delle passioni, quelle a cui lei si rifaceva in ogni presenza tv avanzando con la sua gioventù il diritto a provare a governare in modo diverso.
E s’è visto il modo! La sanità  tenuta sotto i tacchi del suo scarpino ferrato, dove portantini e primari, nel gioco eterno dell’appartenenza, replicavano i fasti altrettanto intramontabili della servitù politica.
Sull’assenza dell’incriminazione penale lei prospetta un altro indiscusso primato della politica italiana. Agganciare al reato la propria virtù.
Nella certezza, poi, quand’anche venisse contestato, della consueta declaratoria di innocenza. In Italia i processi non finiscono mai e non c’è politico che abbia ammesso l’errore, la responsabilità . Persino quando le prove erano schiaccianti, dimostrate, incontrovertibili.
La colpa più grande e più grave che De Girolamo porta con sè è aver spacciato la sua vecchiaia per giovinezza, l’ineffabile tratto clientelare dei suoi atteggiamenti pubblici per il desiderio di far avanzare la propria terra, di dare, come le piaceva dire, “le risposte alla mia gente”.
Le risposte, in verità , le dava a se stessa e forse alla propria famiglia nella corsa sfrenata ad occupar caselle, chiudere accordi, aprire sedi del 118, deviare corsie di ospedali.
Definisce “abusive” le intercettazioni nell’intenzione di squalificarle. Ma invece rende enorme l’abuso che lei fa del proprio ufficio, e l’abuso, se ci è permesso, del continuo richiamo alla bimba che le cresce accanto, al suo ruolo di madre ripetuto come un clichè pubblicitario, al dolore che le comporta vederla piangere e a quel nervoso, come ha detto, che prova quando la piccola sta male.
Qui non c’è caduta di stile, ma prova abbastanza disumana di quanto la politica restringa persino i confini inviolabili dell’intimità , della felicità , dell’ansia, delle preoccupazioni quotidiane che un’altra vita ci obbliga a trattenere nel nostro corpo.
Di come l’innocenza dell’infanzia debba venire divorata dal reperto dei vizi della stagione adulta.
Ecco il modo feroce in cui le colpe dei padri (e delle madri) si tramandano ai figli.
Non c’è caduta di stile nell’affaire De Girolamo: esiste solo la prova della caduta dello Stato, dei suoi uffici pubblici, dell’interesse generale.
Esiste la prova documentale di quanto sia stato piegato a fini privati nell’eterno ritorno all’antico.
Dove persino la concessione di un bar deve trasformarsi nella esecuzione triste di un diktat politico.
E la complicità  del ceto dirigente del suo partito, come pure degli alleati di governo, provano che non esiste valore, misura, pentimento.
Il governo sarebbe più debole se invitasse il ministro a trarne le conseguenze e quindi si attende.
Meno male che Letta vorrebbe cambiare passo. Inizi ad applicarsi nell’interpretazione della realtà  invece che difendersi con la luce dell’apparenza.
Attende Letta, attende Renzi, anzi proprio fugge dal caso.
In mezzo Francesco Boccia, metà  lettiano, metà  renziano e anche (sembra un’appendice in commedia) marito dell’incolpata.
Tanto, come ha detto Felice Casson (Pd) domenica al Fatto, su Nunzia c’è il patto del silenzio per non far cadere il governo.
Ma giovani si nasce, e non serve la carta d’identità  ma la pratica quotidiana, le cose concrete, come piace dire a Matteo. Invece attendiamo le parole del ministro. E cosa mai potrà  dirci?
“Chiagni e fotti”. La meravigliosa lingua napoletana pittura per metafora l’umana doppiezza e incastra Nunzia, il suo quotidiano “chiagni e fotti”, nella fenomenologia del furbo intramontabile.
La furbizia, elevata a sistema di potere, conduce alla devianza dell’intelligenza non alla riabilitazione.
Mostrarsi vittima in una vicenda che denuncia l’abuso quotidiano e deprimente del potere pubblico, prova l’incoercibile destino della politica a rifugiarsi in una falsificazione sistemica — anche psicologica — della realtà .
Intanto dalle parti del suo partito (Ncd) arriva l’annuncio: “Chiarira tutto in Parlamento”.
Nunzia, tu chiagni e fotti.

Antonello Caporale
(da “La Repubblica”)

argomento: Costume, la casta | Commenta »

IL MINISTRO SENZA ONORE

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

GLI ASPETTI GIURIDICI DEL CASO DE GEROLAMO

I problemi giuridici che solleva il recente caso De Girolamo sono molteplici e, per chiarezza, devono essere esaminati separatamente.
Il primo riguarda la liceità  della registrazione elettronica di una conversazione – alla quale prese parte l’onorevole Nunzia Di Girolamo – relativa sia all’affidamento di una gara d’appalto per il servizio trasporto clienti dell’Asl di Benevento, sia a questioni minori (ma non meno gravi sotto il profilo della gestione della cosa pubblica).
Il secondo riguarda la responsabilità  politica ascrivibile all’onorevole De Girolamo ancorchè le frasi siano state pronunciate in un luogo privato quando non era ancora ministro della Repubblica.
Il terzo problema riguarda la liceità  della diffusione del contenuto di tale conversazione sui mezzi d’informazione.
Sul primo punto.
La registrazione della conversazione fu effettuata da Felice Pisapia, allora dirigente dell’Asl di Benevento, allo scopo di poter dimostrare in futuro di essere un mero ingranaggio del sistema illegale retto da una sorta di «direttorio politico-partitico costituito al di fuori di ogni forma di legge» (così descritto nell’ordinanza del gip, Flavio Cusani).
Poichè la registrazione fu effettuata da Pisapia, presente all’incontro, per i fini anzidetti e non per diffonderne il contenuto, non si applica alla specie nè il divieto di “trattamento” previsto dalla legge sulla protezione dei dati personali, nè il divieto di captazione previsto dall’articolo 615-bis del codice penale (divieti che si applicano, invece, quando chi registra le conversazione sia un “terzo”).
Sul secondo punto.
È bensì vero che, per i fatti di cui alle conversazioni registrate, l’onorevole De Girolamo non è, al momento, indagata. Ma quand’anche la De Girolamo non venisse mai indagata, ciò non significa che non dovrebbe risponderne politicamente, come ministro.
È bensì vero che, con la cosiddetta seconda Repubblica – e in considerazione soprattutto (ma non solo!) delle molte vicende di cui Silvio Berlusconi è stato il protagonista – la responsabilità  politica è stata “schiacciata” se non addirittura “immedesimata” con la responsabilità  giuridica.
Ma delle due l’una: o, nella prassi, se ne recupera l’autonomia oppure tanto vale dire addio alla “politica” come tale, se bisognerà  sempre attendere una sentenza definitiva del magistrato civile, penale o amministrativo perchè un membro del governo possa essere indotto a dimettersi.
Il vero è che la responsabilità  giuridica si fonda in diritto penale, civile e amministrativo su regole che presentano degli aspetti garantistici (più o meno rigidi a seconda dell’una o dell’altra normativa) che non possono essere ritenuti altrettanto validi per il concetto di responsabilità  politica, data la fluidità  e la genericità  delle ipotesi cui essa si applica (ipotesi che possono addirittura prescindere del tutto dall’esistenza di una responsabilità  giuridica).
E potrà  anche succedere, come purtroppo è talora successo, che la responsabilità  giuridica, fino a che non sia definitivamente accertata, non sia ritenuta sufficiente a concretizzare la responsabilità  politica.
Ciò nondimeno dovrebbe tuttavia essere mantenuto fermo quanto meno un limite: e cioè che la responsabilità  politica dovrebbe essere sempre affermata quando il fatto contestato implichi anche una valutazione negativa della “dignità  morale” della persona preposta alla carica (come appunto traspare dalle parole proferite dalla De Girolamo in quell’incontro).
E la ragione è la seguente: la nostra Costituzione per lo svolgimento delle funzioni di parlamentare, e a fortiori per quelle di ministro, impone sia il possesso di dignità  morale sia lo svolgimento di esse con onore (articoli 48 e 54).
Di qui la conseguenza, che potrebbe bensì discutersi se la responsabilità  politica di un ministro possa venire in gioco per fatti ad esso occorsi in precedenza, come privato cittadino.
Ma non quando questi fatti siano avvenuti quando egli (o ella) rivestiva già  la carica di parlamentare, non a caso è tradizionalmente identificato come “onorevole”, dovendo le sue funzioni essere adempiute “con onore”.
Nè si può infine eccepire, come pure è stato fatto, che le frasi dell’onorevole De Girolamo furono pronunciate in un domicilio privato, e ciò per il semplice fatto che il contenuto delle stesse presupponeva, nella De Girolamo, lo status di parlamentare, come dimostra il suo invito a far capire, a chi di ragione, «che un minimo di comando ce l’abbiamo».
Quanto al terzo punto, la fonte delle notizie riferite dalla stampa è costituita da atti processuali legittimamente resi pubblici.
Per cui non sembrerebbe, in linea di principio, che vi sia alcun problema giuridico circa la liceità  della successiva loro diffusione.

Alessandro Pace

argomento: Giustizia | Commenta »

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