Destra di Popolo.net

PSICODRAMMA IN FORZA ITALIA, RIVOLTA NEL PARTITO, VERDINI ACCERCHIATO

Luglio 5th, 2014 Riccardo Fucile

BRUNETTA: “SOSPENDERE TUTTO FINCHE’ NON DECIDIAMO”

Una riunione così non si era mai vista. Berlusconi che dice di non avere mai chiuso un accordo con Renzi su un Senato non eletto dal popolo («mi sono concentrato di più sulla legge elettorale»).
Verdini che a quel punto perde le staffe, se ne va sbattendo la porta della sala della Regina, poi ritorna e racconta che invece quell’accordo c’è, eccome.
Il vulcano esplode quando Brunetta chiede di prendere tempo, cambiare i patti su un punto: «Il Senato deve essere elettivo, non di secondo grado con sindaci e consiglieri regionali. Chiediamo alla Finocchiaro (la presidente della commissione Affari costituzionale del Senato ndr) di sospendere le votazioni in attesa di una nostra decisione. Renzi ha cambiato sei volte idea sulla legge elettorale e una ventina sulla riforma costituzionale: avremo diritto anche noi di avere un po’ più di tempo…».
E questo dovrebbe essere proposto dopo che in mattinata, a Palazzo Chigi, il Cavaliere aveva detto a Renzi «Matteo stai tranquillo, voteremo le riforme».
Romani, l’altro capogruppo che dovrebbe portare la «buona novella» alla Finocchiaro, risponde «non se ne parla, questo è un suicidio collettivo».
Minzolini che replica «il suicidio collettivo è quello che ci proponi tu e Denis (Verdini ndr): alla fine Renzi incassa quello che vuole e ci porta lo stesso a votare e saremo asfaltati, ma lo capite o no?».
«Ma siamo impazziti – sbotta furente Verdini – siamo al secondo tempo della partita e andiamo a dire all’altra squadra che si ricomincia tutto daccapo?».
Verdini ha il volto rosso fuoco, parla in maniera talmente agitata che la Santanchè si preoccupa: «Oddio, se continua così gli viene un infarto».
Ma Capezzone non ha pietà : «Non possiamo accettare che Renzi ci dica “facciamo in fretta, veloci”, e noi pieghiamo la testa come cagnolini».
In tutto questo Berlusconi è cupo in volto. A chi gli fa notare che l’uscita dai mondiali dell’Italia è una sconfitta per Renzi, lui risponde che il vero sconfitto è lui visto che le quotazioni di Balotelli sono precipitate.
E poi non c’è solo la riforma costituzionale da valutare: c’è la legge elettorale che costringe i piccoli partiti ad allearsi con F.I. E c’è anche la possibilità  di una buona riforma della giustizia: Renzi ha promesso che si farà  insieme.
Uno scontro così aperto e plateale di fronte a un attonito Cavaliere non si era mai verificato in un’assemblea di parlamentari azzurri.
Uno scontro drammatico sulla linea politica da tenere rispetto alle riforme e al governo.
Una cosa del genere si era vista solo nel Pdl quando Berlusconi decise di abbandonare le larghe intese con Letta e ne venne fuori la scissione di Alfano.
Non siamo alla rottura dolorosa del 2013, anche perchè ai «ribelli» non passa per l’anticamera del cervello di abbandonare il partito. Però la battaglia cruenta c’è stata, sono volati gli stracci, il Cavaliere non è riuscito a convincere un bel pezzo dei suoi della bontà  delle sue intese con l’amico Renzi (gli interventi contro sono stati una ventina).
Per la prima volta nei capannelli dei tanti «resistenti» (non certo davanti al vecchio capo che non ruggisce più) si sono sentite parole irriverenti: «Questa è una resa incondizionata a Renzi. Berlusconi ci vuole immolare sull’altare degli interessi della sua azienda».
Sono stati passate ai raggi X le dichiarazioni di Piersilvio Berlusconi: un vero endorsement politico. «Cosa c’è dietro tutto questo?».
Le risposte che gli oppositori si sono dati è sulla bocca di tutti: il Cavaliere teme per le sue aziende, teme per se stesso e per suo figlio (i processi Ruby e Mediatrade).
C’era molto non detto all’assemblea di ieri a Montecitorio.
Paure, timori, necessità  di ridurre il danno. «Noi non dobbiamo temere niente, una grande forza politica non teme nulla», spiega Brunetta che sottolinea una mezza vittoria. Ieri infatti non è stato deciso nulla: la riunione è stata aggiornata a martedì prossimo.
«Decidere insieme nell’unità  – insiste Brunetta – ma una cosa è sicura: non ci possono essere fughe in avanti».
È Berlusconi che decide di rinviare tutto perchè rimane «colpito» dalla raffica di interventi contro (anche quelli dei senatori Bonfrisco, D’Anna, Caliendo) che si susseguono dopo il suo intervento nel quale spiega le intese chiuse in mattinata a Palazzo Chigi con il premier.
E invece no, il giocattolo gli si è rotto in mano e l’asse Verdini-Romani, al quale è stato chiamato a dare mano forte Gasparri, ha tremato
L’ultima parola spetta al Cavaliere, ma il timore di Verdini è che alla fine Berlusconi dirà  «andiamo avanti con le riforme insieme a Renzi, ma non sono io a volerlo: è Denis che insiste tanto…».
La stessa cosa fece quando ruppe le larghe intese e buttò la colpa sui falchi, i soliti Verdini, Santanchè e Fitto.
Già  Fitto: in tutta questa baraonda risulta non pervenuto.

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)

argomento: Forza Italia | Commenta »

CHI SCHIFA CHI

Luglio 5th, 2014 Riccardo Fucile

IN FORZA ITALIA C’E’ CHI SI RIBELLA ALL’ACCORDO CON RENZI, NEL PD NESSUNO HA QUALCOSA DA DIRE DELL’INCIUCIO CON SILVIO

Siccome c’è sempre una prima volta, pare che Forza Italia abbia scoperto la democrazia interna e persino il conflitto d’interessi.
È accaduto l’altroieri quando B., per la prima volta in vent’anni, è finito in minoranza dinanzi ai suoi parlamentari.
Suoi nel senso che li ha creati lui, spesso dal nulla.
Il pomo della discordia era il patto con Renzi siglato a gennaio al Nazareno e rinsaldato due giorni fa direttamente a Palazzo Chigi.
Già , perchè sei mesi fa bastava l’ingresso del pregiudicato nella sede del Pd per fare un certo effetto, e ora non fa più scandalo neppure vederlo nella sede del governo.
La maggioranza dei berluscones ha bocciato quella resa senza condizioni: sia perchè riduce FI a una corrente del Pd, e nemmeno fra le più vivaci; sia per il merito delle “riforme” concordate, l’Italicum dei nominati e il Senato dei non eletti, che fanno ribrezzo persino a Brunetta e Minzolini.
Il Cainano ha provato a rabbonire i dissidenti con due argomenti un tempo efficacissimi: le aziende (soprattutto le sue) hanno bisogno di stabilità ; e gli italiani (soprattutto lui e i suoi cari) necessitano della riforma della giustizia, che Renzi avrebbe promesso di “scrivere insieme”.
Ma stavolta nessuno dei due ha funzionato. Anzi qualcuno ha addirittura scoperto che “per difendere le sue ragioni, Silvio sacrifica le nostre”.
Traduzione dall’italoforzese: questo si fa gli affari suoi. Un modo gentile per evocare il conflitto d’interessi. Che andava bene negli anni delle vacche grasse, e anche delle vacche punto.
Ma ora non più: ricattabile e dunque debole per la frana delle sue aziende e per i processi Ruby e Compravendita senatori (a lui), Mediatrade (a Pier Silvio e Confalonieri), B. è disposto a tutto pur di tenere un piede nella maggioranza delle riforme.
Che, nonostante i rovesci elettorali dell’ultimo biennio, gli garantisce ancora un ruolo determinante. Ma non per sempre, vista la recente disponibilità  dei 5Stelle al dialogo con Renzi.
Il conflitto d’interessi è tutto qui: almeno agli occhi dei forzisti senza processi (pare ce ne sia ancora qualcuno). Qualcuno dirà : peggio per loro, potevano pensarci prima. Ma è anche peggio per noi.
Tutti i giornali assicurano che nell’incontro mattutino fra Renzi e B., presenti anche Letta Zio e il plurinquisito Verdini, il premier ha offerto ampie aperture sulla giustizia: nel senso di riformarla “insieme” e “coinvolgere FI nella stesura dei 12 punti”.
A partire dalla responsabilità  civile dei giudici. È il caso di ricordare che a metà  giugno la legge anticorruzione, con autoriciclaggio e falso in bilancio, era pronta per essere votata in commissione Giustizia, approdare subito dopo in aula ed essere approvata entro l’estate.
Poi Renzi vide Verdini e B., e come per incanto la legge evaporò: bastò che il governo annunciasse di presentarne un’altra (pur potendo emendare quella già  pronta). Naturalmente lo farà  con comodo in autunno: campa cavallo. E, per giunta, lo farà  con FI. Il che — dopo l’incredibile conferma del cosiddetto guardasigilli Orlando — conferma quel che si sospetta da tempo: l’asse Renzi-B. non riguarda solo le riforme elettorale e costituzionale, ma anche quella della giustizia.
Anzi, per La Stampa R&B hanno “gettato le basi per un’intesa a 360 gradi, su giustizia, televisioni e nuovo presidente della Repubblica”.
Senza dimenticare “le nomine alla Consulta e al Csm”. E un aiutino a Mediaset, evitando che “il governo recepisca le direttive europee sui tetti pubblicitari”. Repubblica aggiunge l’immunità  ai senatori non eletti: “Renzi è disposto a lasciare tutto così”.
Ce ne sarebbe abbastanza per una rivolta nel Pd, fra gli eletti e soprattutto gli elettori: ma come, riscriviamo la Costituzione col partito guidato da un pregiudicato e ideato da un mafioso, che sta traslocando giorno dopo giorno nelle patrie galere?
Invece niente, manco un plissè, a parte quattro gatti. Si rivolta Forza Italia.
E, proprio quando Brunetta e Minzolini cominciano a dire cose sensate e altri scoprono financo la democrazia e il conflitto d’interessi, il Pd smette.
Se a FI fa un po’ schifo inciuciare col Pd, il Pd adora inciuciare con FI.
E ha pure fretta: bisogna sbrigarsi, prima che li arrestino tutti.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

argomento: governo | Commenta »

LA MACCHINA DEL FANGO: BERTONE, SALLUSTI, SANTANCHE’, TUTTA LA VERITÀ SUL CASO BOFFO

Luglio 5th, 2014 Riccardo Fucile

LE RIVELAZIONI DETTAGLIATE DI FELTRI AI MAGISTRATI SUI PROTAGONISTI DEL FALSO SCOOP PER FAR SALTARE IL DIRETTORE DELL’AVVENIRE

Bertone, Bisignani, Santanchè… «Fu Alessandro Sallusti a dirmi che la fonte della velina su Dino Boffo era il cardinale Tarcisio Bertone, che l’aveva data a Luigi Bisignani e Daniela Santanchè. Poi era arrivata a Sallusti. È questo quello che ho raccontato ai magistrati. Davanti ai pm si deve dire la verità ».
Vittorio Feltri non ci pensa un secondo a rispondere alla domanda, come se avesse voluto vuotare il sacco da un pezzo, e in un’intervista esclusiva conferma a “l’Espresso” quello che lui stesso confidò due anni fa a un giudice della procura di Napoli, quando raccontò per la prima volta l’origine del finto scoop che costrinse l’allora direttore di “Avvenire” alle dimissioni.
Nel 2012, infatti, il pm Gianfranco Scarfò chiamò Feltri in gran segreto nei suoi uffici sotto il Vesuvio, per interrogarlo come persona informata sui fatti.
Il magistrato stava cercando di capire chi era entrato nel casellario giudiziario per cercare informazioni su Boffo, e chiese così al giornalista quale fosse la genesi della notizia infamante pubblicata il 28 agosto 2009 sulla prima pagina de “Il Giornale”, nella quale il direttore del quotidiano cattolico veniva descritto come “noto omosessuale attenzionato dalla polizia”.
«Dissi al pm che la catena era Santanchè, Bisignani, Bertone… è quello che mi fu detto da Sallusti, quando lui era condirettore», ricorda Feltri.
«Dopo, non so se fosse vero… Io ero il direttore, e mi sono fidato senza pormi tanti problemi. Mi sembrava che fosse assolutamente credibile. Però io non so se posso dirvi queste cose, il magistrato mi chiese di non raccontarle a nessuno… Anche se dopo tanto tempo, forse, si possono dire».
A cinque anni di distanza dalla pubblicazione della velina che distrusse la carriera di Boffo e annichilì quella parte della Chiesa avversa alla morale libertina dell’allora premier Silvio Berlusconi, “l’Espresso” è così in grado di ricostruire la vicenda, indicando per nomi e cognomi presunti mandanti, complici e esecutori materiali dell’assassinio mediatico di Dino Boffo, una delle prime vittime di quella “macchina del fango” che per anni è stata usata dal potere berlusconiano per contrastare i nemici politici, i giudici non allineati e gli avversari considerati pericolosi dagli uomini vicini al tycoon.
Andiamo con ordine, partendo dall’estate del 2009.
Berlusconi è nell’angolo, schiacciato dagli scandali di Noemi Letizia e di Patrizia D’Addario, la prostituta barese che registrò i suoi incontri con l’allora Cavaliere nel lettone regalato da Putin.
Per la Chiesa il premier è indifendibile, e il giornale della Conferenza episcopale italiana non può tacere: Boffo parla una prima volta di «uno scenario di desolazione che non convince e non piace al paese reale», poi firma un editoriale in cui ammette «disagio, mortificazione e sofferenza» causata dalle «tracotante messa in mora di uno stile sobrio».
Una settimana dopo, il 19 agosto, Mario Giordano viene fatto fuori dalla direzione del “Giornale”, il quotidiano della famiglia Berlusconi: i tempi sono duri, qualcuno deve fare il lavoro sporco, e l’ex “Grillo Parlante” del “Pinocchio” di Michele Santoro è considerato troppo morbido.
Berlusconi richiama a Via Negri il suo giornalista preferito, Feltri, che intanto era approdato a “Libero”.
Uno tosto, capacissimo in battaglia di colpire duro e veloce, con o senza guantoni. A nemmeno dieci giorni dal suo insediamento il nuovo direttore fa capire di che pasta è fatto: il 28 agosto spara in prima pagina la devastante notizia su Boffo.
Nell’editoriale e nel servizio di cronaca il giornalista viene accusato di essere un molestatore, nonchè «un noto omosessuale già  attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni».
Feltri pubblica due documenti.
Uno, autentico, riguarda una faccenda vecchia (già  raccontata da un blog di Mario Adinolfi nel 2005, dalla “Nuova Agenzia Radicale” nel 2006 e da “Panorama” nel 2008) che “Il Giornale” vende come scoop nuovo di zecca: «il supermoralizzatore Boffo» nel 2004 è stato querelato da una giovane ragazza di Terni (di nome Anna B.) per molestie telefoniche, una vicenda che si concluse con una multa da 516 euro e un decreto penale di condanna.
Il secondo documento è una velina anonima, mai allegata agli atti del Tribunale di Terni, in cui Boffo viene indicato, appunto, come un omosessuale «attenzionato dalle forze dell’ordine».
“Il Giornale” la definisce un’informativa di polizia, e azzarda una tesi: Boffo avrebbe avuto una relazione non con la giovane Anna, ma con il suo fidanzato.
La lettera è un falso totale, una calunnia che Feltri spaccia per notizia da prima pagina. E dà  il via a una strategia della disinformazione messa in moto dai media berlusconiani, un meccanismo basato sull’inganno e sul raggiro, con l’intento finale di manipolare l’opinione pubblica e distruggere la credibilità  di chi osa intralciare la marcia triuonfale del Cav.
Una tecnica che, come spiega bene lo studioso Manuel Castells, gli americani chiamano “character assassination”, che porta alla distruzione della reputazione di un individuo considerato scomodo o ostile.
Stavolta il lavoro dei “rat fucker” (come gli americani chiamano gli esperti specializzati nel raccogliere informazioni utili a screditare avversari) parte da lontano. La velina è infatti il capitolo di un minidossier su Boffo che qualcuno aveva già  fabbricato e mandato in busta anonima a decine di vescovi italiani qualche mese prima che venisse pubblicata su “Il Giornale”.
Il materiale diffamatorio conteneva sia la fotocopia del decreto penale di condanna già  pubblicato un anno prima da “Panorama” (quando, va ricordato, la notizia non fece alcuno scalpore) sia la lettera anonima intestata a “Sua Eccellenza” piena di allusioni, errori grammaticali e falsità .
Se i vescovi non la terranno in alcun conto, tanto che monsignor Domenico Mogavero la cestinò valutandola «una forma di avvertimento di tipo mafioso», qualche manina in Vaticano decide di usarla a suo vantaggio, e fa arrivare i documenti a Milano, a Via Negri, sede del giornale dei Berlusconi.
Secondo Feltri la manina aveva all’anulare un anello cardinalizio. Quello di Bertone.
«C’era una fotocopia dove si raccontavano certi fatti, io ho dato un’occhiata», ammette Feltri a “l’Espresso”.
«Quando ho saputo che la fonte era quella ovviamente mi sono fidato. Poi non lo so… visto quello che è successo facevo bene a non fidarmi. È facile dirlo dopo, ma quando il tuo condirettore ti viene a dire una cosa del genere, non è che metti in dubbio la sua parola. Nel pomeriggio mi hanno detto che era tutto tranquillo, tutto normale. Io ho dato il via alle pubblicazioni senza la minima preoccupazione. Ho detto al magistrato che Sallusti mi disse che l’origine di quella velina era Bertone. Non potevo fregarmene di questa roba, mi ha detto che la fonte, la provenienza era quella. Mi sono fidato».
Oltre a Bertone, Feltri (che al “Foglio” spiegò che la velina gli era arrivata «da una personalità  della Chiesa della quale ci si deve fidare istituzionalmente») ha dichiarato al magistrato che Sallusti gli fece anche i nomi di Bisignani e Santanchè, “passacarte” per conto del prelato. Una volta davanti al magistrato, però, l’attuale direttore de “Il Giornale” ha negato in toto la versione del suo vecchio maestro.
La storia di Feltri, di sicuro, è credibile. Nell’agosto 2009 tra Bertone e Boffo non corre buon sangue.
Il segretario di Stato mal sopportava la cordata dell’ex capo della Cei Camillo Ruini, di cui Boffo, cresciuto nell’Azione cattolica, era l’esponente laico più rappresentativo. I tentativi per disarcionarlo dalla direzione erano stati molti, ma infruttuosi.
Non era una questione personale: da braccio destro di Benedetto XVI, il cardinal Bertone ha sempre tentato di ridimensionare il potere dei vescovi e quello dei loro referenti: «È il segretario di Stato», scrisse in una irrituale lettera ad Angelo Bagnasco, successore di Ruini, «a dover mantenere i rapporti con le istituzioni politiche italiane».
Non è un caso, dunque, che Boffo cercasse il colpevole tra i fedelissimi del segretario di Stato tanto da indicare — in una lettera riservata a monsignor Georg Gaenswein pubblicata da Gianluigi Nuzzi nel libro “Sua Santità ” — la fonte di Feltri in Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano assai vicino al cardinale piemontese, e in Bertone stesso il presunto «mandante morale».
Se i rapporti tra Boffo e Bertone sono ai ferri corti, nell’estate 2009 la Santanchè è invece vicinissima a Sallusti (con cui inizierà  una relazione affettiva) e Feltri: è lei che cura, infatti, la pubblicità  di “Libero” e de “Il Giornale”.
Tra i protagonisti della macchinazione l’editorialista preferito da Berlusconi cita anche Luigi “Gigi” Bisignani, il faccendiere condannato in via definitiva per associazione a delinquere, che in quel periodo ha con la Santanchè un link privilegiato.
Come ha spiegato lo stesso Bisignani a Henry John Woodcock nel corso degli interrogatori sull’inchiesta P4, ne è stato infatti prezioso consigliere per un lustro: il lobbista non solo suggerì all’amica di approdare nelle file del partito di Francesco Storace, “La Destra”, ma in seguito si spese per farla tornare nell’alveo berlusconiano. Operazione riuscita, tanto che Bisignani chiarisce ai pm napoletani di essere riuscito a farle ottenere un incarico da sottosegretario di governo.
«In questo scenario politico si innesta la mia attività  collaborativa senza fini di lucro a favore della Santanchè per le sue attività  nel settore della raccolta pubblicitaria», chiosa a verbale.
«In pratica, feci stringere i rapporti tra la Santanchè e gli Angelucci (proprietari di “Libero”, ndr). Le consigliai la costituzione di una vera e propria concessionaria, denominata Visibilia. Che poi ha iniziato a raccogliere pubblicità  per “Il Giornale”, in concomitanza del passaggio di Feltri dalla direzione di “Libero” a quella de “il Giornale”».
Il pm Scarfò non ha mai depositato le testimonianze di Feltri e Sallusti. L’inchiesta ha finora portato alla sbarra solo un cancelliere del palazzo di giustizia di Santa Maria Capua Vetere, Francesco Izzo, accusato di accesso abusivo al sistema informatico: è lui l’uomo che — secondo il magistrato — a marzo 2009 consultò indebitamente il casellario per estrarre i precedenti penali di Boffo.
Dopo due anni, il processo è alle fasi finali, in attesa della requisitoria del pm. In caso di condanna, è probabile che nessun altro pagherà . Anche perchè Boffo non ha mai sporto querela per diffamazione.
Parafrasando Carl von Clausewitz, la macchina del fango appare come la prosecuzione della politica con altri mezzi.
Nel caso Boffo, Feltri e i compari che ordirono la trappola vinsero la battaglia: il 3 settembre 2009, dopo una settimana di cagnara mediatica, il direttore di “Avvenire” darà  infatti le dimissioni.
«La lezione» scrisse il “New York Times” «è che nessuno può osare sfidare Berlusconi, nemmeno la Chiesa».
A nulla varrà  la retromarcia del diretùr due mesi più tardi («è vero, nelle carte non si parla di “omosessuale attenzionato”, si trattava di una bagattella e non di uno scandalo»), nè la sospensione dell’albo professionale per tre mesi deciso dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
L’assassinio mediatico è compiuto.
Sulla scena del crimine un investigatore può facilmente rilevare i bossoli dei proiettili (la falsa informativa), le impronte digitali dell’arma che ha sparato (sono di Feltri e del suo vice di allora Sallusti) e i mandanti: se il giornalista ha raccontato la verità  ai pm e a “l’Espresso”, tra i sospetti c’è un piduista, un potentissimo cardinale di Santa romana Chiesa e il consigliere politico più influente di Berlusconi.
«Ho pagato io solo come sempre succede» chiude Feltri.
«C’è quel cretino del direttore che ci va di mezzo. È normale… Ho sbagliato a fidarmi, evidentemente. Ma talvolta capita, nella vita, di fidarsi».

Fiitipaldi e Trocchia
(da “L’Espresso”)

argomento: denuncia | Commenta »

SILVIO SI VENDE IL VOTO DI FORZA ITALIA PER OTTENERE GARANZIE SU CSM, CONSULTA E MEDIASET

Luglio 5th, 2014 Riccardo Fucile

NOMINE CONCORDATE AL CSM CHE DESIGNERA’ I VERTICI ALLA PROCURA DI MILANO, FIGURE DI GARANZIA ALLA CONSULTA, VIA IL TETTO PUBBLICITARIO PER LE TV: ECCO LE BASI DELL’INCIUCIO CON RENZI

Il “patto” va ben oltre le riforme. E la legge elettorale.
È un “patto” complessivo sui dossier che gli stanno più a cuore quello che Berlusconi vuole siglare con Renzi. Giustizia e tv.
Per questo, come scrive la Stampa, dopo rivolta pomeridiana dei gruppi parlamentari, nella serata di giovedì Verdini ha chiamato Renzi, per fornire rassicurazioni: “Berlusconi mi prega di farti sapere che resta fedele alle intese. Tu non preoccuparti. Oggi ha lasciato che i suoi parlamentari si sfogassero un po’, ma torneranno all’ovile”.
Perchè l’ex premier vuole far chiudere la trattativa, anche sollecitato dal “partito Mediaset” i cui endorsement a Renzi ormai non si contano.
Chiudere con l’obiettivo di tutelarsi, anche stando all’opposizione in una fase di declino giudiziario. Per questo il Cavaliere si mostra molto poco disponibile alla discussione interna.
E verga una nota per dire che ha invitato “i parlamentari di Forza Italia a sostenere convintamente le riforme” assicurando che il “dialogo” non riguarda “economia e giustizia”. Punto.
Annullato il secondo round dello sfogatorio di martedì.
Parole che blindano l’accordo e che provano a coprire le richieste di cui si discute sottotraccia. Tra i dossier su cui Berlusconi vorrebbe garanzie c’è non solo la riforma complessiva della giustizia, dove Renzi ha già  annunciato che ci sarà  la responsabilità  civile dei magistrati.
Ma c’è anche la questione specifica delle nomine di indicazione parlamentare alla Consulta e al Csm.
L’ex premier ne ha parlato nei giorni scorsi con Ghedini raccogliendo le sue preoccupazioni sulla delicatezza del dossier e sull’impatto che potrebbe avere sui guai giudiziari del Capo. Perchè il Csm, di per sè una stanza dei bottoni di una certa importanza, avrà  un potere enorme nei prossimi mesi.
Con la norma che abbassa l’età  pensionabile dei magistrati da 75 a 70, prevista nel decreto sulla PA vengono “decapitati” i vertici dei più importanti uffici giudiziari, come Milano, Venezia, Torino, Napoli e Roma.
Per fare un esempio a Milano, nel luogo che Berlusconi considera più ostile, andranno in pensione Edmondo Bruti Liberati, il presidente Livia Pomodoro, il presidente della Corte d’Appello Giovanni Canzio e il pg Manlio Minale.
Ecco il punto. Sarà  il Csm a nominare i nuovi.
Dopo che verranno riempite le caselle scoperte. I togati, su cui so vota domani. E gli otto laici. E i nuovi possono condizionare, e non poco, le sorti giudiziarie del Cavaliere.
Poichè degli otto membri indicati dal Parlamento quattro andranno al Pd, che reclama il vice, e il resto agli altri partiti, si capisce la paura di Ghedini.
Capi degli uffici, membri di quella Cassazione che dovrà  giudicare Berlusconi su Ruby a dicembre: il Pd, o meglio i membri del Csm di “area Pd” gestiranno caselle su cui l’attenzione del Cavaliere è massima, assai più che sulle soglie della legge elettorale.
Ed è proprio su questi nomi che l’ex premier vuole garanzie da Renzi: nomi equilibrati, non ostili, che facciano su Milano scelte equilibrate e non ostili.
Così come è massima l’attenzione di Berlusconi sulle nomine alla Consulta, su cui il Parlamento, mentre Berlusconi e Renzi si incontravano, votava scheda bianca perchè non c’è un accordo.
Al momento i nomi che nel Palazzo vengono dati come i più accreditati sono per il Pd quello di Anna Finocchiaro, grande artefice della trattativa sulle riforme.
Mentre dal lato di Forza Italia il nome più gradito è quello di Donato Bruno, legatissimo negli anni d’oro a Cesare Previti.
Ma il mondo berlusconiano si è molto addolcito anche su Michele Vietti, dopo che il Csm, di cui è vicepresidente, ha bacchettato Bruti Liberati a proposito della guerra in procura con Robledo.
Il problema, per la Finocchiaro, sarebbero i cosiddetti “requisiti”, ovvero gli anni di carriera “effettiva” da magistrato. La questione è oggetto di approfondimenti giuridici, perchè dal punto di vista politico non sarebbe la prima volta che si fa una “forzatura”.
Si capisce su questi presupposti perchè, tra gli azzurri, aleggi il sospetto, anzi la convinzione che l’ex premier voglia tirare dritto — nonostante la fronda — sul patto con Renzi: “Silvio ci sacrifica, per difendere le sue ragioni”. Tra le sue ragioni c’è anche Mediaset.
Guarda caso, il luogo — nel mondo berlusconiano — dove ormai le lodi verso Renzi si sono trasformate in tifo.
Su questo fronte il timore, dopo che Renzi ha dato lo schiaffo alla Rai sulla questione dei 150 milioni, è che il governo possa varare norme che impattano sulla pubblicità  di Mediaset.
La garanzie che chiede Berlusconi in tal senso riguardano una vecchia battaglia del renziano Gentiloni che da tempo, da quando faceva il ministro delle Comunicazioni, si batte per recepire qualche direttiva europea relativa ai tetti della pubblicità .
Tetto che impatterebbe direttamente sul fatturato pubblicitario di Mediaset. Ora che non c’è più Antonio Catricalà  a presidio del settore, la preoccupazione è tornata.
E, per dirla con una battuta che gira nel Palazzo, se Parigi val bene una messa, tutto questo val bene un Senato.
E val bene il sacrificio di Forza Italia.
Paradossi del conflitto di interessi.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Berlusconi, Renzi | Commenta »

NOMINE NEL GRADUCATO DI TOSCANA

Luglio 5th, 2014 Riccardo Fucile

DA PALAZZO CHIGI A BRUXELLES, DALLE SOCIETA’ PUBBLICHE AL SOTTOGOVERNO, IL MAGNA MAGNA PARLA RENZIANO

“Ormai per essere nominati a qualcosa il requisito base è essere toscani”.
La battuta – anonima, perchè nessuno oggi vuole sfidare il re e la sua corazza del 40,8% – che circola nei palazzi della politica ha del vero.
In ogni tornata di nomine, in tutti i posti che contano, in ogni crocicchio decisivo del potere c’è un profluvio di toscani in purezza o naturalizzati: governo, partito, società  pubbliche.
Persino la cittadinanza ormai si ottiene per speciali meriti di geografia renziana: quella concessa a Joseph Weiler, giurista statunitense e presidente dell’Istituto europeo di Fiesole, per dire, è stato il primo argomento della conferenza stampa di Matteo Renzi lunedì scorso, subito dopo le condoglianze per la morte di decine di immigrati nel canale di Sicilia.
Quella che segue è una breve panoramica di come Roma s’avvia a diventare il Granducato di Toscana
Esecutivo e Pd? Faccenda fiorentina.
I casi più eclatanti sono, ovviamente, quelli di Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme e unico volto pubblico del governo (escluso Renzi), e Luca Lotti, sottosegretario a Palazzo Chigi e plenipotenziario per il sottobosco della Capitale e non solo.
Ai due va aggiunto un altro renzianissimo dal compito delicato quanto fondamentale: il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi (mentre un’altra componente del cosiddetto “giglio magico”, Simona Bonafè, s’è dovuta accontentare del ruolo di capolista nella circoscrizione Centro alle Europee).
Ma non sono certo gli unici: Erasmo D’Angelis, già  consigliere regionale in Toscana e ai vertici di Publiacqua, dopo essere stato sottosegretario (ai Trasporti) con Enrico Letta in quota Renzi, oggi fa “il capo struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche” a Palazzo Chigi e il capo segreteria del premier (ma la nomina, come molte altre, è in attesa di firma).
A capo dell’ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio c’è poi Antonella Manzione, ex capo dei vigili a Firenze durante l’era Renzi (il fratello, Domenico Manzione, invece, è viceministro dell’Interno).
Sempre a Palazzo Chigi lavorano il fotografo Tiberio Barchielli, da Rignano sull’Arno, il paese del piccolo Matteo, e – informalmente, in attesa del decreto di nomina – due consiglieri che erano già  vicini al Renzi sindaco di Firenze: Giuliano da Empoli, che è pure presidente del fiorentinissimo Gabinetto Viesseux, e l’ex McKinsey Yoram Gutgeld, che vive da mesi in agonia speranzosa della nomina ufficiale a capo della cabina di regia economica del governo.
Pure all’Agenzia delle Entrate, nonostante le resistenze dell’ex regnante Attilio Befera, è arrivata una toscana: Rossella Orlandi, empolese che ha lavorato a lungo a Firenze.
Se ai renziani stretti al governo aggiungiamo i toscani in via di conversione, la pattuglia si fa battaglione: Lapo Pistelli, che fu mentore del giovanissimo Renzi e poi sua vittima sacrificale alle primarie per il sindaco di Firenze, è viceministro agli Esteri in attesa di promozione quando Federica Mogherini si accomoderà  nella Commissione Ue. Viceministri sono il franceschiniano Antonello Giacomelli da Prato (che ha in mano la delicata partita della Rai) e il socialista Riccardo Nencini da Barberino di Mugello. Sottosegretari sono invece il magistrato Cosimo Ferri, pontremolese che nel curriculum vanta anche l’amicizia di Denis Verdini, il fiorentino Gabriele Toccafondi, alfaniano che invece col ras berlusconiano non parla quasi più, e Silvia Velo, già  bersaniana, a cui è stata concessa una poltrona all’Ambiente.
Finanziatori e legali nelle Spa pubblich
I vecchi boiardi liquidati, quattro donne presidenti, tanti amici nei Cda.
Renzi ha affrontato così la tornata di nomine per le società  partecipate dallo Stato. Quando il premier ha pubblicato la dichiarazione dei redditi, un paio di mesi fa, in calce c’era il none di Marco Seracini , commercialista di mestiere e ora nel collegio sindacale di Eni.
Seracini ha scoperto l’indole renziana prestissimo: l’associazione Noi Link, prototipo di Fondazione Open (o Big Bang), utilizzata per la campagna elettorale da sindaco, fu proprio un’intuizione di Seracini.
Appena eletto, Renzi l’ha spedito al vertici di Montedomini, un’azienda pubblica fiorentina di servizi alla persona.
Oltre al commercialista, c’è l’avvocato civilista: è il pistoiese Alberto Bianchi, studio a Firenze, amico di Lapo Pistelli, liquidatore di Efim, il fondo per il finanziamento per l’industria meccanica, roba da Prima Repubblica.
Per una parcella di Efim a un gruppo di avvocati, la Corte dei Conti ha condannato Bianchi per danno erariale: 4,7 milioni di euro.
Ci sarà  l’appello e l’avvocato piestoiese è convinto di poter ribaltare la sentenza.
Nel frattempo, Renzi l’ha indicato nel Cda di Enel. Il legame fra il premier e Bianchi è strettissimo: assieme a Maria Elena Boschi, Marco Carrai e Luca Lotti, il pistoiese gestisce la Fondazione Open, la cassaforte renziana.
Il fratello Francesco Bianchi è commissario straordinario del Maggio Fiorentino da febbraio 2013, il ministro era Lorenzo Ornaghi.
Dunque: il commercialista, l’avvocato e il finanziatore. Fabrizio Landi di Siena, consigliere d’amministrazione di Fin-meccanica, contribuì alla raccolta fondi di Renzi con 10.000 euro. Landi proviene da Esaota, una grossa aziende specializzata in apparecchi biomedicali.
L’attuale sindaco Dario Nardella ha presentato Landi a Renzi. Il primo giro di aziende pubbliche, s’è chiuso con altri due colpi renziani. L’imprenditrice Elisabetta Fabri, fiorentina, rampolla di una famiglia di albergatori (Starthotels), è andata in Poste Italiane. E Diva Moriani, aretina trapiantata a Firenze, vicepresidente di In-tek, la società  di Vincenzo Manes finanziatore di Renzi, ha trovato spazio in Eni.
Il presidente del Consiglio ha promosso un intero studio legale.
Gli avvocati erano tre, due sono molto noti: la ministro Boschi e il tesoriere del Pd Bonifazi. Il terzo, meno conosciuto, è Federico Lovadina, tributarista, fiorentino.
A 32 anni, nel 2011, il sindaco l’ha nominato nel Cda di Mercafir, il mercato ortofrutticolo, adesso il gran salto: Cda di Ferrovie dello Stato.
In Fs, c’è anche Gioia Ghezzi, undici anni in McKinsey & C, che in passato ha aiutato Renzi a Firenze per scrivere un progetto di legge sull’omicidio stradale.
L’ultima scelta è caduta su Ferdinando Nelli Feroci, ambasciatore in pensione, ex capo di gabinetto di Massimo D’Alema alla Farnesina: è il commissario italiano in Europa al posto di Antonio Tajani, ora europarlamentare di Forza Italia. È di Pisa.
Il toscanismo sostituisce il berlusconismo.

Marco Palombi e Carlo Tecce

argomento: Renzi | Commenta »

BERLUSCONI VUOLE ANDARE AL MARE: AVANZERA’ RICHIESTA PER SPOSTARSI A VILLA CERTOSA IN SARDEGNA

Luglio 5th, 2014 Riccardo Fucile

VOCI UFFICIOSE DANNO PER DIFFICILE LA CONCESSIONE, DOPO L’ULTIMA DIFFIDA PER LO SHOW AL TRIBUNALE DI NAPOLI

Silvio vuole andare al mare. È estate e le ville non gli mancano. Ma non ha più il passaporto, ritirato dopo la condanna, e quindi i Caraibi gli sono proibiti.
Resta villa Certosa, in Sardegna, ma per raggiungerla deve avere il permesso del giudice di sorveglianza: quella Beatrice Crosti che gli ha già  fatto una lavata di capo, martedì scorso, per le sue parole contro i magistrati pronunciate durante la sua testimonianza al processo di Napoli a Valter Lavitola.
Nelle prescrizioni del tribunale di sorveglianza che gli ha concesso l’affidamento ai servizi sociali come misura alternativa al carcere, c’è scritto chiaro che Berlusconi deve rientrare ogni sera, entro le 23, nella sua residenza di Arcore oppure, dal martedì al giovedì, in quella romana di palazzo Grazioli. Stop.
La Sardegna non è prevista, le vacanze al mare neppure.
Ora da palazzo Grazioli il condannato si lamenta di non poter spostarsi, come le scorse estati, a villa Certosa.
Chi gli è vicino sostiene che Beatrice Crosti gli ha già  detto, martedì, che quest’anno può scordarsi la Costa Smeralda: una proibizione che Silvio vive come un affronto, l’ennesima umiliazione.
Il suo amico avvocato Niccolò Ghedini, invece, offre al Fatto quotidiano un’altra versione: “Martedì il presidente non ha parlato di vacanze con il giudice Crosti. Nei prossimi giorni, però, faremo una richiesta formale, per chiedere che possa trascorrere un periodo nella sua residenza in Sardegna”.
La prassi è questa: il condannato affidato in prova ai servizi sociali deve presentare una domanda scritta al giudice di sorveglianza, nel caso voglia modificare le condizioni previste dall’ordinanza di affidamento.
Se il giudice accetterà  la richiesta, dovrà  rispondere con una modifica dell’ordinanza in cui segnalerà  (anche alle forze dell’ordine, affinchè possano eseguire i controlli) il nuovo indirizzo in cui l’affidato potrà  risiedere, almeno temporaneamente. “Chiederemo che possa stare a villa Certosa per otto giorni, due settimane”, specifica Ghedini.
“Se poi ci diranno di no, non ne faremo una tragedia”.
Dunque , appena chiuso — con una diffida — il caso napoletano degli attacchi alle toghe (“Magistratura irresponsabile”, detentrice di un potere “incontrollato e incontrollabile”, aveva affermato Berlusconi durante la sua testimonianza processuale), si apre il caso-vacanze.
Difficile prevedere che cosa risponderà  la giudice di sorveglianza alla richiesta di Ghedini. In questi casi la discrezionalità  è assoluta.
Di solito i condannati affidati ai servizi sociali non chiedono di poter fare le vacanze al mare o in montagna, perchè spesso non hanno neppure le condizioni economiche per poterselo permettere.
Berlusconi potrebbe permettersi quasi tutto, ma questa volta dovrà  obbedire al tribunale di sorveglianza.
Villa Certosa fu, nell’estate 2009, il teatro delle prime feste-scandalo, con le ragazze procurate dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e con le foto rubate di Antonello Zappadu.
L’anno successivo, era l’estate 2010, il bunga-bunga di Arcore fece quasi dimenticare la residenza sarda che Berlusconi aveva annunciato addirittura di voler mettere in vendita.
Si parlò di una richiesta di 450 milioni di euro e di contatti avviati con emiri arabi e oligarchi russi.
Non se ne fece niente: villa Certosa — 4 mila metri quadrati coperti e 80 ettari di parco, due laghetti, un vulcano artificiale, anfiteatri, cascate sul golfo di Marinella, sculture di Cascella, serre, mille varietà  di cactus, grotta- bunker scavata per accogliere chi viene dal mare — è restata a Berlusconi.
Chissà  se potrà .

(da “il Fatto Quotidiano“)

argomento: Berlusconi | Commenta »

I MILLE FIGLI DI “MAMMA VIRGINIA”, LA DONNA CHE DA’ CASA AI PICCOLI IMMIGRATI

Luglio 5th, 2014 Riccardo Fucile

ORGOGLIO ITALIANO: LA COORDINATRICE DELLA PROTEZIONE CIVILE CHE SA PARLARE AL CUORE  

Senti chiamare «mamma» fra le brande dei minori arrivati dalla Siria o fra i ragazzi egiziani che giocano a pallone e corre lei, Virginia Giugno, una quarantenne alta e bruna, gli occhi dolci, pronta per coccolare i giovani sventurati senza genitori, i piccoli migranti in cerca di futuro, prima diffidenti, poi attaccati come ventose alla coordinatrice della protezione civile perchè per tutti è «Mamma Virginia».
Quando si è laureata in lingue e letteratura straniere e quando il sindaco Luigi Ammatuna l’ha nominata capo di gabinetto pensava di dover seguire nella vita solo le sue due figlie, una all’università , l’altra al liceo.
E invece adesso deve dividersi fra Walid, Ayman, Sam e centinaia di altri «non accompagnati» che ad ogni sbarco le vengono affidati per decidere come assisterli, se trattenerli a Pozzallo, magari iscrivendoli a scuola, se stabilire un contatto con le case famiglia, con le parrocchie, con i centri Spar del ministero dell’Interno.
Lei scheda i dati, annota le debolezze, l’estro, le aspirazioni di ognuno, cerca di capire cosa è meglio fare, dove è meglio indirizzare ogni ragazzo.
Come ha fatto lunedì per 72 minori spostati dal Centro accoglienza del porto di Pozzallo per fare spazio agli altri 50 arrivati con i primi naufraghi salvati sul peschereccio dell’orrore.
«Il più piccolo in questi giorni ha 12 anni. Il primo compito è separarli dai maggiorenni, se non hanno genitori. E subito tirarli fuori dal Centro che è sempre un capannone dove non si può costruire niente, passando invece a strutture “ponte”, come le definiamo, in attesa di qualcosa che dia sempre più certezze: una parrocchia, una casa famiglia, un centro per minori…» racconta Mamma Virginia che negli ultimi mesi ha ribaltato qualche convinzione.
«Vedevo davanti a me questi ragazzi mandati da soli nel pozzo nero del Mediterraneo e pensavo a genitori scriteriati, incapaci di tenerseli vicini. Ma ho capito che è esattamente il contrario» spiega.
«Ho capito che le famiglie investono tutto per consentire a questi ragazzi di fuggire da fame e stenti, di non farsi arruolare a sedici anni come soldati armati di fucili che pesano più di loro. Fra la morte per fame o guerra e il rischio di giocare la vita nella roulette del Mediterraneo, i genitori puntano sul viaggio della speranza mettendo i loro figli nelle mani dei trafficanti. Una scommessa. Che noi finiamo per raccogliere…».
Ed è questa la storia di Ayman, 14 anni, il viso di un bambino, gli occhi inzuppati, i primi tempi con un inglese pasticciato, «blis blis » per dire «please », per invocare di essere rimandato in Egitto, come ricorda la coordinatrice: «Mi ripeteva: “Non volevo venire, mi ha costretto mio padre, voglio tornare a casa, a fare il medico al Cairo…”.
E io a confortarlo difendendo quel padre mai visto, convincendolo che il futuro stava davanti a lui e non dietro».
Come ha fatto con Welid Moahomud, un altro ragazzo egiziano di 15 anni, l’italiano appreso con lei che lo chiama «Kit Kat»: «Lo rimproveravo per le barrette di cioccolato divorate in continuazione, per la sigaretta fumata di nascosto… Ma dopo un anno, trovato un collegio in Calabria, ecco la pagella della promozione in terza media che mi ha inviato via Facebook. Ero fiera, come se l’esame l’avesse superato mia figlia».
Vorrebbe sempre il meglio una mamma per i propri figli, spiega lei, però si intristisce: «Mi ritrovo spesso a scegliere il loro destino rispondendo a richieste del ministero o dei centri specializzati da dove mi arrivano la mail per la disponibilità  di un posto in una struttura o in un’altra. E’ accaduto quest’inverno. Un posto in un ottimo centro di Pachino. Ma in quel momento avevo 107 minori a me affidati. E dovevo sceglierne uno, uno soltanto per regalargli il futuro. Una violenza per gli altri. Ho dovuto, a malincuore. Facendo preparare il bagaglio con le sue piccole cose a Promise Aberun, 16 anni, il più socievole, sempre allegro, felice quando gli ho spiegato che avrebbe studiato, ospite in una casa vera, senza brande, con istitutori di prim’ordine, con tanti giochi e tanti libri. Ma un giorno, un brutto giorno, un mese e tre giorni fa, li hanno portati al mare, in gita, e Promise è annegato, il corpo ritrovato tre giorni dopo. Ecco, l’avevo scelto io. Ed è come se l’avessi mandato io su quella spiaggia, fra quelle onde che se lo sono portato via».
Torna il sorriso parlando di Sam, 12 anni, «una intelligenza superiore», come dice raccontando la storia di un altro bambino arrivato da solo: «Mamma e fratello arrestati alla partenza dalla Libia da poliziotti che volevano essere pagati. Loro sono fuggiti temendo il peggio, ma gridando a Sam di salire sul barcone mentre salpava. Ed è arrivato qui, solo, poi viziato da tutti: l’elicotterino, la macchinina, la maglietta alla moda. La sera però mi abbracciava e io morivo: “Virginia, mi manca la mamma”. Lo stringevo forte. Si addormentava… Adesso con gli angeli di Save the children sta in una buona struttura a Catania. E lavoriamo tutti per rintracciare la mamma, per agevolare il ricongiungimento…».
Ed è davanti a tragedie come queste che l’umanità  scopre il peggio, ma anche il meglio di se stessa.

Felice Cavallaro
(da “il Corriere della Sera“)

argomento: Immigrazione | Commenta »

I MAGISTRATI ATTACCANO IL GOVERNO: “FUORI STALKER E RAPINATORI”

Luglio 5th, 2014 Riccardo Fucile

CON IL DECRETO DEL 26 GIUGNO “LIBERI SOGGETTI SOCIALMENTE PERICOLOSI”

Un indulto mascherato? I magistrati cominciano a pensare di sì.
Nell’ultimo decreto del 26 giugno si legge: «Non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà  superiore a tre anni».
Va spiegata, questa novità : dato che fino a tre anni di pena il condannato ha diritto ad andare ai domiciliari, non avrebbe senso un’anticipazione di pena (e in cella) attraverso la custodia cautelare.
Ma un meccanismo così garantista non convince i magistrati: con quel limite dei tre anni, tanti reati – dallo stalking ai maltrattamenti in famiglia, persino alla rapina semplice – di fatto non portano più in carcere.
Ai domiciliari, al limite. Sperando che almeno l’arrestato ce l’abbia, un domicilio
Da notare che il provvedimento vale anche per gli arresti in flagranza di reato.
E così si vedono le prime scarcerazioni obbligate.
A Torino, ieri, la procura ha dovuto dare parere favorevole alla scarcerazione (con eventuali arresti domiciliari, tutti da verificare) di un immigrato marocchino al quale erano appena stati inflitti tre anni di reclusione per rapina.
A Milano, sempre ieri, i magistrati hanno incontrato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per parlare del decreto.
Da un paio di giorni, infatti, i presidenti delle sezioni penali stanno facendo i conti di quante saranno le persone che, senza un luogo dove poter essere poste ai domiciliari, dovranno essere rimesse in libertà .
«Questa norma – spiega scandalizzato Fabio Roia, presidente della sezione misure di prevenzione – impone ai giudici di non applicare la custodia cautelare in carcere a soggetti che sono socialmente pericolosi, anche se riportano condanne per reati meno gravi, ma che interessano la criminalità  di strada. Inoltre segna un particolare punto di arresto nella tutela delle donne vittime di violenze. Tutto ciò pone problemi per la sicurezza dei cittadini».
Il ministro Orlando non nasconde che il decreto è un male minore.
Ma precisa: «Il governo ha corretto una norma approvata dal Parlamento».
A chi considera troppo garantista il decreto, infatti, Orlando spiega che appena divenuto ministro ha scoperto con meraviglia che certi articoli della legge sulla custodia cautelare, approvati da Camera e Senato, erano addirittura ultragarantisti.
E siccome erano stati votati erano ormai immodificabili.
A leggere il testo del Parlamento, infatti, «si stabiliva il divieto di qualunque misura cautelare detentiva nel caso della previsione di una pena non superiore a tre anni». Nè in carcere, e neppure ai domiciliari.
Questo dunque il senso del decreto del 26 giugno: una correzione in corsa quando ormai la frittata era fatta.
Cinclusioni del ministro: «Il testo introdotto, che prevede la possibilità  di applicare gli arresti domiciliari, nella direzione di garantire una maggior sicurezza dei cittadini, consentirà  comunque al Parlamento di intervenire».

Francesco Grignetti
(da “La Stampa”)

argomento: Giustizia | Commenta »

IL GIOCO DELLE PREFERENZE CAMUFFATE: IL “LODO BOSCHI” OFFERTO A BERLUSCONI

Luglio 5th, 2014 Riccardo Fucile

BLOCCATI SOLO I CAPOLISTA, MA CON L’ITALICUM SOLO NEL PARTITO VINCENTE SAREBBE ELETTO QUALCUNO CON LE PREFERENZE

Altro che riforma del Senato, Renzi e Berlusconi stanno per chiudere l’accordo sulla riforma elettorale, unico tema che ormai interessa il Cavaliere, a parte la salvaguardia delle aziende.
E se l’ex premier chiede «precise garanzie» per evitare che Forza Italia venga «scalata» alle prossime consultazioni, il premier è pronto a offrigli un compromesso che prevede le preferenze senza di fatto prevederle.
Sono i miracoli della politica creativa, stanno dentro un dossier del ministro per le Riforme che la prossima settimana sarà  recapitato a Verdini, l’esperto berlusconiano della materia.
Il «modello Boschi» all’apparenza è semplice, stabilisce che i capilista di un partito scattino automaticamente con la conquista del primo seggio: di fatto sarebbero dei «nominati».
Gli altri candidati, invece, si disputerebbero lo scranno di Montecitorio attraverso i consensi. Nulla di strano: questo sistema potrebbe essere interpretato come un meccanismo di garanzia per i gruppi dirigenti.
Se non fosse che – grazie a una serie di «accorgimenti tecnici» – con l’Italicum si produrrebbe un effetto «blindatura» dei gruppi parlamentari.
La competizione in base alle preferenze avverrebbe solo per il partito vincente, mentre le forze sconfitte entrerebbero alla Camera – in larga misura – con i deputati prescelti
Insomma, chi perdesse nelle urne potrebbe contare sui «nominati» a Montecitorio.
E al momento non ci sono dubbi su chi sia il favorito alle prossime elezioni.
Se saranno tra un anno o addirittura nel 2018, non è possibile prevederlo, nè la deadline della legislatura sta dentro il patto tra Renzi e Berlusconi, questo è certo: il Cavaliere è troppo debole politicamente per imporre un accordo sul tema al premier.
Semmai l’accelerazione impressa ieri nell’incontro a palazzo Chigi tra i leader del Pd e di Forza Italia è frutto di un’intesa che il Quirinale apprezza.
È difficile che la riforma venga esaminata dal Senato prima dell’estate, mentre è più probabile che in autunno l’Italicum faccia la spola tra i due rami del Parlamento incrociando la legge di
Stabilità , per essere definitivamente approvata all’alba del prossimo anno.
C’è un motivo se il Colle guarda con favore a questa soluzione.
Nel caso il timing venisse rispettato, e le Camere nel frattempo avessero esaminato in prima lettura la modifica del bicameralismo, il capo dello Stato potrebbe a quel punto decidere di porre termine al proprio mandato presidenziale.
Politicamente però il varo della legge elettorale fornirebbe a Renzi l’arma che al momento è scarica.
Resta da capire come mai Berlusconi abbia accettato di caricare quell’arma che farebbe del premier il dominus incontrastato del Parlamento, più di quanto non lo sia già  oggi.
Non c’è dubbio che l’offerta di compromesso sul meccanismo delle preferenze sia parte dello «scambio», ma il patto ha alimentato i sospetti verso il Cavaliere da parte degli (ex) alleati di centrodestra, cogliendo impreparata la Lega e spingendo Fratelli d’Italia a etichettare Berlusconi come «un nuovo iscritto al Pd».
In effetti la mossa sembra avere il sapore della resa.
Anche in Forza Italia – nei giorni scorsi – l’opzione di accelerare sulla legge elettorale veniva considerata «una follia» da parte di Fitto: «Così daremmo a Renzi la possibilità  di scegliere il momento a lui più propizio per portarci al voto».
Già , però a sua volta il Cavaliere – grazie al «lodo Boschi» – potrebbe andare allo show down nel partito, facendo piazza pulita dei «rivoltosi» e garantendosi un gruppo parlamentare più piccolo ma più fidelizzato.
Ed è evidente che la mossa sa di Opa ostile anche verso le altre formazioni di centrodestra. Perciò, per verificare la bontà  dell’«appello alla federazione» lanciato ieri dall’ex premier, bisognerà  vedere se accetterà  di abbassare le soglie minime di ingresso per i partiti più piccoli. La legge elettorale era il core business del patto tra Renzi e Berlusconi, fin dai tempi del Nazareno.
Quanto alla riforma del Senato, Berlusconi ha promesso per la prossima settimana ai suoi parlamentari un altro «dibattito»: la nuova liturgia di Forza Italia ricorda tanto quella del vecchio Pd.

Francesco Verderame
(da “il Corriere della Sera”)

argomento: governo | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.295)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (119)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.583)
    • criminalità (1.402)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.530)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.331)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.077)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (821)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (510)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (542)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.786)
    • governo (5.801)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (39.419)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.684)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Maggio 2026 (279)
    • Aprile 2026 (591)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (503)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (204)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Luglio 2014
    L M M G V S D
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    28293031  
    « Giu   Ago »
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • SONDAGGI, CENTRODESTRA E CAMPO LARGO ALLA PARI, MA CON LO STABILICUM DI MELONI VINCE ELLY SCHLEIN
    • LA STORIA DEGLI HACKER CHE HANNO ATTACCATO DUE TRAGHETTI GNV (PER CONTO DELLA RUSSIA?)
    • COSI’ TRUMP HA GUADAGNATO CENTINAIA DI MILIONI CON LE AZIONI DELLE GRANDI AZIENDE USA
    • COSA HA OTTENUTO TRUMP DAL VIAGGIO IN CINA?
    • MILIONI DI AZIONI APPLE E NVIDIA: ECCO GLI AFFARI DI TRUMP PRIMA DEL VERTICE IN CINA CON LE BIG TECH
    • A ME M’HA ROVINATO LA GUERRA
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA