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ALEMANNO SI AUTOSOSPENDE DA FRATELLI D’ITALIA

Dicembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile

MAFIA CAPITALE : ALLA FONDAZIONE DI ALEMANNO 40MILA EURO DALLA CUPOLA

La Fondazione Nuova Italia, il cui presidente è Gianni Alemanno, ha ricevuto dalla cupola affaristica gestita dall’ex terrorista nero Massimo Carminati “finanziamenti non inferiori ai 40 mila euro”.
La cifra compare nelle carte dell’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di 37 persone.
Nei decreti di sequestro eseguiti dalla Guardia di Finanzia viene descritto, in particolare, il ruolo di Franco Panzironi, ex ad di Ama, tra i soci fondatori di Nuova Italia e finito ieri in carcere.
In cambio del suo intervento sugli “organi del Comune e di Ama per lo sblocco di crediti”, il clan garantiva a Panzironi, tra il 2008 e il 2013, uno stipendio mensile da 15 mila euro e una somma pari a “120 mila euro (il 2,5% del valore di un appalto assegnato all’Ama non ancora specificamente individuato)”.
Tra i “benefit” che il clan garantiva a Panzironi c’era anche “la rasatura del prato di zone di sua proprietà “.
L’ex sindaco di Roma Alemanno, intanto, ha deciso di autosospendersi da tutte le cariche di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, fin quando la sua posizione “non sarà  pienamente e positivamente chiarita”.
“Cara Giorgia – si legge in una lettera inviata a Giorgia Meloni, leader del partito – ti ringrazio per la solidarietà  e la fiducia che tu e altri esponenti di vertice del partito avete espresso pubblicamente nei miei confronti. Queste dichiarazioni si uniscono ai messaggi di tantissimi militanti e semplici cittadini che mi sono stati vicini in un momento così difficile per il mio percorso politico e personale”
“In questo momento – prosegue l’ex sindaco – il mio impegno principale non può non essere quello di capire realmente la portata di questa inchiesta e di dimostrare in maniera chiara e puntuale, in tutte le sedi, la mia estraneità  agli addebiti che mi vengono mossi. Nello stesso tempo mi rendo conto della necessità  di evitare facili strumentalizzazioni che potrebbero usare queste vicende per attaccare l’immagine di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, che evidentemente nulla c’entra con tutto ciò. Per questi motivi ti comunico la mia irrevocabile decisione di autosospendermi da tutti gli organi del Partito, fino a quando la mia posizione non sarà  pienamente e positivamente chiarita”.
Dal Pd, intanto, arriva la notizia delle dimissioni “per motivi personali” del consigliere regionale del Lazio Eugenio Patanè.
Le dimissioni sono arrivate al termine di una riunione alla Pisana del gruppo regionale democrat.
Anche Patanè risulta indagato nell’inchiesta sulla mafia capitolina; i suoi uffici sono stati sottoposti a perquisizione.

(da “Huffingtonpost“)

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L’ITALIA E’ IL PAESE PIU’ CORROTTO D’EUROPA: LA CLASSIFICA DI TRANSPARENCY

Dicembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile

SIAMO AL 69° POSTO, FINALINO DI CODA SIA TRA I PAESI DEL G7 CHE IN EUROPA

L’Italia è il paese più corrotto d’Europa, secondo il Corruption Perception Index 2014 di Transparency International. In classifica il nostro paese è al 69esimo posto, stabile rispetto all’anno scorso, ma bisogna tenere presente che le rilevazioni sono state effettuate prima della maxi operazione sulla “mafia capitale” a Roma.
Altrimenti — c’è da scommetterci — saremmo stati ancora più in basso.
Il dato, in ogni caso, è allarmante: l’Italia, infatti, è fanalino di coda dei paesi del G7 e ultima in Europa, insieme a Grecia e Bulgaria (che però rispetto al 2013 migliorano la loro posizione in classifica).
Come fa notare il Fatto Quotidiano, nel panorama globale, in una scala da zero (gravemente corrotto) a 100 (assolutamente pulito), il nostro paese con i suoi 43 punti si colloca tra le nazioni al mondo che non raggiungono neppure la sufficienza in trasparenza.
Nel CPI 2014 l’Italia è sorpassata dalle migliori performance di Sud Africa e Kuwait (in 67esima posizione) e seguita da Montenegro e dall’isola africana di Sao Tomè (in 76esima posizione).
Nel G20 si colloca in una posizione inferiore a tutte le nazioni europee, sorpassata come è prevedibile da Usa e Canada, ma anche da Arabia Saudita e Turchia
Agli estremi opposti della classifica troviamo da una parte Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia (gli stati più virtuosi), e dall’altra Sudan, Corea del Nord e Somalia (le nazioni più corrotte al mondo).
Transparency stila una classifica di 178 paesi sulla base di un coefficiente da 0 a 100, facendo riferimento a pareri di esperti di alcune organizzazioni, tra cui Banca Mondiale, Banca africana per lo sviluppo, Fondazione Bertelsmann.
La Cina, al 100esimo posto su un totale di 178 paesi, ha fatto registrare una perdita di 20 posizioni rispetto allo scorso anno, mentre la Turchia è retrocessa di 11 posizioni, piazzandosi 64esima.
Gli Stati Uniti, con un coefficiente di 74, si trovano al 17esimo posto, preceduti da Germania (12esima) e Regno Unito (14esimo), seguiti da Francia (26esima) e Spagna (37esima).
L’India è all’85esimo posto, il Messico al 103esimo, l’Iran al 136esimo.
Nelle retrovie la Russia, solo 136esima con un coefficiente di 27 su 100.

(da “Huffingtonpost“)

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COOP E SOLDI, APPALTI ROSSI SOTTO LA LUPA “NERA”

Dicembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile

IL COMPAGNO BUZZI PROCACCIATORE DI OCCASIONI, DA RUTELLI AD ALEMANNO

Due settimane fa, mentre il sindaco di Roma Ignazio Marino sventolava in consiglio comunale le ricevute delle multe della Panda rossa pagate, l’altro “re di Roma”, Salvatore Buzzi, si aggirava indaffaratissimo tra i corridoi e la buvette del Campidoglio.
Abbracci, parole all’orecchio, sguardi di intesa: il sindaco traballa ma noi restiamo in piedi.
Non è un racconto colorito, quello sul presidente della Cooperativa 29 giugno, finito ieri in carcere perchè in affari con la banda di Massimo Carminati.
Eppure, di colore, nella sua biografia ce n’è parecchio.
Condannato agli inizi degli anni ’80 per omicidio doloso, resta in carcere fino al ’91. Durante i giorni in prigione, gli viene un’idea: una cooperativa per reinserire gli ex detenuti nel mondo del lavoro.
Organizza, da dietro le sbarre, un convegno per trovare sponde al suo progetto. E l’indimenticata Miriam Mafai firma un articolo che celebra questa storia di riscatto, perchè le “è venuta voglia di scommettere sull’ ottimismo, sulla fiducia, sulla capacità  di uscire in positivo dalle nostre difficoltà ”.
Non sbagliava, l’occhio della cronista. Buzzi esce, ingrana la prima e mette su un colosso con un migliaio di dipendenti e 60 milioni di euro di fatturato annuo.
E da Rutelli in poi, la 29 giugno si lega a doppio filo con il Comune di Roma.
Chi campa di politica   e i soldi sul Comune
Per spiegare bene come funzionano le attività  di Salvatore Buzzi basta rileggere le sue parole, alla vigilia delle elezioni comunali del 2013: “La cooperativa campa di politica, perchè il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perchè lo devo fare io? Finanzio giornali, faccio pubblicità , finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti, lunedì c’ho una cena da ventimila euro pensa…questo è il momento che paghi di più perchè stanno le elezioni comunali, poi per cinque anni…poi paghi soltanto…mentre i miei poi non li paghi più poi quell’altri li paghi sempre a percentuale su quello che te fanno. Questo è il momento che pago di più… le comunali, noi spendiamo un sacco di soldi sul Comune”.
Le primarie, i compagni     e il voto disgiunto
Chiama Massimo Carminati “amico mio”. Ma Buzzi, ufficialmente, è uomo di sinistra. E una distinzione ancora la fa: “Vedi — spiega al sodale Giovanni Campennì -inostrisonomolto meno ladri di… di quelli della Pdl”.
Suo grande riferimento è Umberto Marroni, ex capogruppo del Pd in Campidoglio. Marroni (poi si ritirerà ) pensa di candidarsi alle primarie contro Ignazio Marino.
Nel giro di Buzzi non capiscono: “Ma come me tocca votà  Marroni — dice Alessandro Montani — questa volta veramente mi incazzo,se non voti Alemanno veramente …ti sputtano a tutto il mondo… l’ho detto a tutti, ho detto guarda che l’unico che ci ha guadagnato qualche cosa da Alemanno è stato Salvatore!”.
E Salvatore non dimentica. Marroni andrà  alla Camera e “ormai Umberto colle cose del Comune non c’entrerà  più niente,eh!”, chiarisce Buzzi.
Daniele Ozzimo è l’uomo di Marroni ora in corsa per il Campidoglio (è diventato assessore, ieri si è dimesso) e per capire i rapporti stretti con Buzzi, basta vedere un sms che Micaela Campana, responsabile Welfare del Pd, ex moglie di Ozzimo, scrive allo stesso Buzzi: “…bacio grande Capo”.
Ma al bando le affettuosità , bisogna pensare agli affari. E coprirsi a destra e a sinistra.
Così, Buzzi chiama Claudio Milardi, componente dello staff di Alemanno. Lo chiama “compagno”. Lui sta al gioco: “Compagno Milardi ti passa il compagno Alemanno”.
Buzzi ride, Alemanno si fa serio: “Allora? Ma è vera ‘sta storia del disgiunto?”. Buzzi lo rassicura: “Facciamo il disgiunto, facciamo. Ozzimo ed Alemanno”.
Il sindaco uscente ringrazia: “Eh, questo…questo mi onora molto”.
La minigonna per battere e i consigli di Massimo
Nonostante il voto disgiunto, Alemanno perde e in Campidoglio arriva Ignazio Marino. Buzzi non perde tempo e a pochi giorni dall’insediamento del nuovo sindaco è già  “in giro per i Dipartimenti a saluta’ le persone”.
Lo comunica a Carminati, ben contento dell’intraprendenza: bisogna “vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna vendersi come le puttane ades…adesso”.
Ci sono difficoltà , nuovi dirigenti da conoscere e tante cose da spiegare. Carminati fa il motivatore: “e allora — dice a Buzzi-mettitilaminigonnaevaiabatte co’ questi amico mio, eh… capisci”. Qualche colpo va a segno. “Ohhh…me so’ comprato Coratti”, annuncia Buzzi a un amico, spiegando il nuovo sodalizio con il presidente dell’Assemblea Capitolina, Pd anche lui (pure lui si è dimesso ieri).
Racconta che si sono intesi al volo: “Gliel’ho detto ‘guarda, lo stesso rapporto che c’abbiamo con Giordano (il Pdl Tredicine, ndr) lo possiamo aver con te’..m’ha capito subito!”.
Nomine, multe     e libro paga sempre pieno
C’è un direttore da piazzare, quello alle Politiche Sociali, dove transitano gare e affidamenti. Buzzi lo racconta direttamente a Carminati: “Senti poi forse..è pure prematuro dirlo però il novanta per cento siamo riusciti a piazzà  l’amico nostro al Quinto Dipartimento e quindi avemo fatto bin.. (inc)..lui non ce voleva andà , gli avemo garantito duemila euro al mese in più noi… ‘vacce, te damo duemila euro in più’”.
Quello è un posto chiave, spiega ancora Buzzi, “… perchè oggi non c’avemo nemmeno informazioni.. non sapemo quello che succede non sapemo niente..”.
Marino nel frattempo è finito nel caos multe. Buzzi è ancora al telefono con Carminati: “Senti un pò se senti Gramazio (capogruppo di Forza Italia in regione Lazio, ndr) che intenzioni c’hanno loro con Marino perchè se fossero abbastanza seri dovrebbero fallo cascà  a Marino…” Carminati però ha un’altra lettura: “No, loro stanno facendo (…) …loro stanno facendo un’operazione direttamente con Zingaretti per sistemarsi Berti questi qua, pe sistemasse… perchè de Zingaretti se fidano de Marino non se fida nessuno…”.
Il nome del presidente della Regione Lazio torna anche in un’altra intercettazione, quando Buzzi squaderna il suo libro paga.
Scrive il giudice: “a Luca Odevaine (si veda qui in basso, ndr) dava 5mila euro al mese, a Mario Schina dava 1500 euro al mese, ad “un altro che tiene i rapporti con Zingaretti 2500 al mese. Un altro che tiene i rapporti con il Comune1500,unaltroa750…..un assessore a 10mila euro al mese”.     L’eredità  del capo     ”So’ soddisfazioni”     Ma di tutte le fatiche, per Buzzi, la ricompensa più grossa è la fiducia del Capo, Carminati: che gli affida 500 mila euro. “Io c’ho… c’ho… i soldi suoi — racconta     – lui sai cosa m’ha detto quando… c’aveva paura che l’arrestavano (…)è venuto da me dice ‘guarda qualunque cosa succede ce l’hai te, li tieni te e li gestisci te, non li devi dà  a nessuno, a chiunque venisse qui da te… nemmeno mia moglie’, non so’ soddisfazioni?”.

Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA MALAVITA DI LARGHE INTESE

Dicembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile

LA TERRA DI MEZZO NON HA CONFINI NETTI, NON E’ LA DESTRA, NON E’ ROMA, E’ L’ITALIA

Ci sono intercettazioni che restano nella storia criminale di un paese.
Il “mondo di mezzo” evocato da Massimo Carminati entra di diritto nella top ten assieme a grandi classici come “i furbetti del quartierino”.
Il mondo di mezzo, secondo il boss arrestato come capo di “Mafia Capitale”, è il luogo in cui “tutto si mischia nel mezzo perchè la persona che sta nel sovramondo (politico o imprenditore, ndr) ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non può fare nessuno”.
Sarebbe facile dire che la terra di mezzo in cui sono fioriti 37 arresti è la destra romana.
Invece in quel luogo si mischiano non solo i destini di Gianni Alemanno, un sindaco che sembrava volere diventare premier, e Massimo Carminati, condannato per un furto inquietante di miliardi e segreti nel Palazzo di Giustizia e coinvolto (ma sempre assolto) nei fatti più inquietanti della storia d’Italia: dall’omicidio del giornalista Mino Pecorelli al depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna.
No. Nella terra di mezzo si mischiano destra e sinistra, oltre che sovramondo e sottomondo.
La “Mafia capitale” guidata da Carminati secondo i magistrati aveva a libro paga anche politici di primo piano del Pd (leggi qui) .
Nella terra di mezzo, il boss che ha ispirato il “Nero” di Romanzo criminale, il “fasciomafioso” Carminati ha come braccio destro un criminale svelto di mano, Riccardo Brugia, e come “braccio sinistro” il re delle cooperative sociali Salvatore Buzzi: già  condannato per omicidio e poi riabilitato. Buzzi “il rosso” si vanta di pagare tutti e di dare 5 mila euro al mese all’ex vice capogabinetto del sindaco Veltroni, poi nominato capo della Polizia provinciale, Luca Odevaine, anche lui indagato.
La notizia non è quindi Carminati, ma Buzzi: un ex detenuto simbolo della resurrezione dal carcere che presiede un impero da 50 milioni.
Con la sua cooperativa aderente alla Lega delle coop rosse, già  guidata dal ministro Giuliano Poletti, fa soldi nel business dei campi nomadi e dell’assistenza ai rifugiati e poi divide col “nero”.
A maggio Buzzi chiudeva così la sua relazione all’assemblea della Cooperativa 29 giugno: “Un augurio di buon lavoro al ministro Poletti, nostro ex Presidente nazionale che più volte ha partecipato alle nostre assemblee; al governo Renzi, affinchè possa realizzare tutte le riforme che si è posto come obiettivo, l’unico modo per salvare il nostro Paese”.
La terra di mezzo non ha confini netti.
Non è la destra, non è Roma: è l’Italia.

Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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GLI ANNI DELLA GRANDE BRUTTEZZA

Dicembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile

DA TEMPO ORMAI ROMA E’ UNA CAPITALE SENZA GUIDA PENSANTE

Sembra il plot di un romanzo criminale, la versione casareccia delle storie oblique che negli Anni Venti segnarono l’amministrazione di alcune città  americane.
Ma Roma si era persa ben prima dell’indagine della procura: già  da anni la Capitale è una città  senza una guida pensante. Non è un modello per il resto del Paese.
Sempre pronta a tamponare, o ad inseguire, l’ultimo spontaneismo. Dei «tassinari». Dei vigili urbani. Degli occupanti abusivi, quelli di necessità , ma anche quelli di «professione».
Persino degli automobilisti: Roma è la città  con più macchine e più motorini d’Europa: non è una colpa, ma qualcosa vorrà  dire.
Una capitale con una classe dirigente incapace di badare a se stessa: ormai da diversi anni la dissennata gestione clientelare, a piè di lista, delle casse comunali, ha indotto il Campidoglio a batter cassa a getto continuo, chiedendo aiuto agli altri italiani: negli ultimi cinque anni quattro miliardi hanno tamponato antiche falle, senza poter offrire servizi più efficienti. Per i romani. Ma anche all’altezza del suo ruolo di capitale di tutti gli italiani.
Certo, Roma non è mai stata amatissima dal resto del Paese e ora, se l’impianto accusatorio della procura dovesse trovare ulteriori conferme, potrebbero riprender fiato afflati antipatizzanti sempre pronti a risorgere.
L’invettiva, a inizio Novecento, di una personalità  come Giovanni Papini («Roma è sempre stata una mantenuta», «città  brigantesca e saccheggiatrice») aveva fatto strada, era stata rilanciata sessanta anni dopo da un intellettuale di sinistra come Alberto Moravia: «Come si fa a voler bene a Roma, città  socialmente spregevole, culturalmente nulla, storicamente sopravvissuta a furia di retorica e di turismo?».
Un umore di fondo che negli ultimi anni, persino nella propaganda leghista della «Roma ladrona», si era un po’ spento.
Anche perchè lo spettro dell’indignazione, a Torino come a Siracusa, si è allargato, comprendendo tutta la casta, senza distinzioni geografiche.
A prescindere dagli sviluppi dell’indagine giudiziaria, la capitale è chiamata ora a fare i conti con se stessa. Col suo ruolo. Con la sua missione.
Persino nelle stagioni meno felici della storia italiana, Roma ha emanato un richiamo, un fascino, seppur controverso.
Qualche anno fa il comunista Roberto Bentivegna, uno degli autori dell’attentato di via Rasella, ammise: «Il richiamo ai colli fatali non poteva non colpire la fantasia di un ragazzo».
Naturalmente ogni stagione coltiva retoriche e missioni diverse.
La destra, che ha guidato Roma 65 anni dopo la caduta del fascismo, ha già  dimostrato di non essere all’altezza neppure della «sua» tradizione: la dissipazione dei soldi pubblici e la colonizzazione della aziende partecipate da parte della amministrazione Alemanno sono diventati proverbiali e prematuramente appartengono già  al giudizio storico.
Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha dimostrato di essere uomo di forti principii, ma privo di quella «cattiveria» e di quel «tocco» politico indispensabili quando si sfidano poteri forti e radicati nella cultura cittadina.
Un sindaco debole nella trasmissione dalla teoria alla pratica: quando ha fatto la scelta «rivoluzionaria» di affidare il comando dei vigili ad un esterno, ha scelto un candidato che non aveva i requisiti e che si è dovuto dimettere.
Milano e Torino, a dispetto della crisi, continuano a identificarsi con una cultura imprenditoriale e di efficienza, mentre Roma — come scrisse 40 anni fa Alberto Arbasino — è rimasta una città  nella quale dominano «una quantità  di piccoli ambienti, minuscoli clan».
Nelle prossime settimane si capirà  se il più grande scandalo della sua storia, sarà  l’occasione del riscatto per una classe dirigente che non abita soltanto in Campidoglio.

Fabio Martini
(da “La Stampa”)

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“HO ARRUOLATO SEI ASSESSORI, LA SCUDERIA ORMAI È PRONTA”: COME LA CUPOLA INFILTRÒ LA SINISTRA

Dicembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile

IL RUOLO DI BUZZI E LE SUE ENTRATURE NEL PD

Giugno 2013, il centrosinistra vince le elezioni: la giunta Alemanno cede il passo alla giunta Marino.
Mafia capitale deve riorganizzarsi. Individuare all’interno della nuova amministrazione referenti all’altezza, politici con cui proseguire gli affari, dirigenti e funzionari da corrompere per mantenere i benefici di prima.
Ma non si perde d’animo, in fondo parte avvantaggiata. Come Massimo Carminati copriva il versante dell’estrema destra, Salvatore Buzzi è uomo di sinistra, con solide relazioni da Pd a Sel, e tuttavia trasversale: capace di finanziare la campagna elettorale di Alemanno e di cercare voti per le primarie dem.
Vantandosi: «Me li sto a compra’ tutti», dal presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti all’assessore alla Casa Daniele Ozzimo, entrambi indagati per corruzione (e ieri dimessi).
Pronto a parlare d’appalti con Mattia Stella, capo segreteria dell’attuale sindaco, e col vice vendoliano Luigi Nieri, tramite il quale «prendere le misure a Marino».
Persino di condizionare le nomine nei posti chiave della macchina comunale: a cominciare da quella di Italo Walter Politano al segretariato generale, responsabile dell’anticorruzione.
È il 14 giugno 2013, cinque giorni dopo il cambio della guardia in Campidoglio, quando Buzzi chiama Carminati per aggiornarlo sui suoi rapporti con i nuovi inquilini del palazzo: «Sono in giro per i dipartimenti a saluta’ le persone», dice.
«Devi vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna fare come le puttane adesso, mettiti la minigonna e vai batte co’ questi», lo incalza l’ex Nar.
La preoccupazione è di trovarsi fra i piedi gente poco disponibile.
«Noi i nostri desiderati li abbiamo espressi, poi se saremo accontentati… », sospira Buzzi, millantando di avere già  arruolato «sei» assessori compiacenti: «La scuderia è pronta», afferma, «e poi si cavalcherà », replica Carminati.
Un autentico teorico della contaminazione tra il mondo di mezzo (loro) e il sopramondo (politici e funzionari): nella conversazione intercettata il 20 giugno con il conduttore radio Mario Corsi, il “guercio” spiega come occorresse andare a «bussacchiare» agli uffici del Comune per accreditarsi con i neoeletti e garantirsi gli appalti: «Gli si dice adesso che cazzo… ora che abbiamo fatto questa cosa, che progetti c’avete? Teneteci presenti per i progetti che c’avete, che te serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Che ti attacco i manifesti? Che ti pulisco il culo… ecco, te lo faccio io perchè se poi vengo a sape’ che te lo fa un altro, capito? Allora è una cosa sgradevole…».
Un misto di blandizie e di minacce. Buzzi sa come si fa.
In Campidoglio conosce tutto e tutti. Fra i “nuovi” individua tre persone utili alla causa: Franco Figurelli, capo segreteria del presidente del consiglio comunale Mirko Coratti (stipendiato con mille euro al mese, più 10mila sborsati solo per farglielo incontrare); Coratti stesso, accusato di aver intascato una tangente da 150mila euro; il capo segreteria del sindaco, Mattia Stella, che non risulta indagato ma intratteneva rapporti assidui con il boss delle cooperative.
Tre link fondamentali per la Mafia capitale: il trait d’union da Alemanno a Marino, senza pagare dazio.

Favale e Vitale
(da “La Repubblica”)

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LA BANDA E GLI AFFARI DA DESTRA A SINISTRA: «METTI LA GONNA E VAI A BATTERE IN COMUNE»

Dicembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile

LE INTERCETTAZIONI

La «mafia capitale» di Massimo Carminati è pensata per dominare la città , ma nasce in quattro strade nel quartiere di Vigna Clara, a nord della Capitale, dove la Roma fascio mafiosa ha sempre preferito assestarsi.
E’ in un bar di Vigna Stelluti, il 13 dicembre 2012, che Carminati esprime al suo braccio destro Riccardo Brugia, l’idea di come gli imprenditori debbano rivolgersi all’organizzazione.
Per ottenere protezione e decidere di lavorare con loro: «Allora qual è il discorso? Che noi dobbiamo intervenire prima, tu lo devi mettere seduto gli devi di ”tu vuoi stare tranquillo? Allora mettiamoci a fermare il gioco, perchè dopo ci mettiamo d’accordo con quelli che ti rompono… ”je devi dì che stai facendo? Ho sentito voci che te vonno rubà , tu daglieli 4 sordi! Perchè qui a noi ci chiamano sempre dopo compà !».
«COMANDIANO NOI»
L’avvicinamento, è solo un primo passo. Carminati: «Devono essere nostri esecutori… devono lavorare per noi, non si può fare più come una volta… Che noi arriviamo dopo e facciamo i recuperi… Senti lo sai che c’è? I recuperi vatteli a fa da solo! Non siamo più gente che potemo fa una cosa del genere pe du lire» Brugia: «E’ chiaro»; Carminati: «E’ normale che dall’amicizia deve nascere un discorso che facciamo affari insieme, perchè tanto nella strada glielo devi dire… ”a come ti chiami? comandiamo sempre noi… non comanderà  mai uno come te nella strada, tu c’avrai sempre bisogno».
L’inchiesta curata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dai pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli, squaderna un meccanismo che vale non solo per i commercianti. Ma che viene applicato alla politica. Prima con la giunta Alemanno e, poi, con quella del Pd.
CHE TE SERVE
E’ proprio l’elezione di Marino al Campidoglio che impone a Carminati un cambio di rotta per continuare a gestire soldi e affari.
Il ”pirata” ha le idee chiare e ne parla con un altro ex Nar, Mario Corsi, noto commentatore radiofonico: «Allora nel progetto, perchè voi fate li progetti.. la politica.. adesso che progetti c’avete? Teneteci presenti per i progetti che c’avete, che te serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Che ti attacco imanifesti? Che ti pulisco il culo.. ecco, te lo faccio io perchè se poi vengo a sape’ che te lo fa un altro, capito? Allora è una cosa sgradevole .. però famolo se no …se perdemo la battuta». A Salvatore Buzzi, capo della cooperativa 29 giugno e trait-union con la politica, Carminati lo dice senza mezzi termini: «Allora mettiti la minigonna e vai a battere con questi, amico mio. Bisogna vendere il prodotto. C’è da pija le misure a Marino».
FINMECCANICA
A spiegare quanto Carminati sia «intoccabile» e il peso che abbia assunto persino all’interno di Finmeccanica è lo stesso Buzzi: «Ma lo sai perchè Massimo è intoccabile? Perchè era lui che portava i soldi per Finmeccanica! Bustoni di soldi! A tutti li ha portati Massimo! 4milioni dentro le buste! Alla finemi ha detto ”è sicuro che l’ho portati a tutti! Tutti! Pure a Rifondazione!”».
Il rapporto resta vivo negli anni. Nel 2013, dopo che diverse inchieste hanno già  smontato il vecchio sistema Finmeccanica, Carminati e l’ex direttore commerciale dell’azienda del ministero del Tesoro sono ancora in ottimi rapporti.
PANETTA
Oltre ai compagni di destra, quelli che si è portato dietro nel tempo come Riccardo Mancini (ex ad di Eur Spa), Carminati vanta amicizie.
Anche quella con Fabio Panetta, ora vice di Draghi alla Bce. Sono «tutti amici da una vita eh — dice l’ex Nar intercettato — Poi uno ha preso una strada. Loro lo possono dì sono amico di Mancini ma con Mancini abbiamo fatto dieci processi quando eravamo ragazzini… Stavamo al Fungo insieme. Ma come tante persone che magari hanno fatto carriera, che in questo momento magari non sono indagate, non hanno problemi che … per cui ho fatto cioè … ci sta che ne so … Fabio Panetta è il vice di Draghi alla Bce è amico mio … eravamo amici da quando eravamo ragazzini … cioè che vuoi dì .. ognuno fa la vita sua».
L’EMERGENZA IMMIGRATI
Gli affari si fanno su tanti fronti. Droga, usura ed estorsioni non solo i soli filoni d’impresa per Carminati. Che punta molto sull’emergenza immigrati trarre profitti illeciti enormi.
Lo dice chiaramente Buzzi alla sua collaboratrice, Piera Chiaravalle: «Tu c’hai idea di quanto ce guadagnano sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno».
Carminati prova ad interferire nelle decisioni dell’Assemblea Capitolina in occasione della programmazione del bilancio pluriennale 2012/2014 e relativo bilancio di assestamento di Roma Capitale per rifinanziare “i campi nomadi”, la pulizia delle “aree verdi” e dei “Minori per l’emergenza Nord Africa”, tutti settori in cui operano le società  cooperative di Salvatore Buzzi”.
GLI ALTRI CLAN
Per tenere sotto controllo i problemi che sarebbero potuti insorgere con i nomadi, Carminati si avvale della collaborazione di un altro potente clan dei Casamonica. Il loro capo, Luciano, è definito «mediatore culturale».
«Mi informo domani, io conosco bene Luciano», rassicura Carminati al telefono con uno dei suoi . E per superare il problema del campo nomadi di Castel Romano dato in gestione alla cooperativa di Buzzi, a Casamonica vengono assicurati 20 mila euro al mese. Immancabili i rapporti col gotha della criminalità  organizzata romana Ernesto Diotallevi e Michele Senese.
Ma ora, con l’arresto di Carminati, è la capitolazione dei re di Roma.

Barocci e Menafra
(da “il Messaggero”)

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DELITTO & POTERE, L’OMBRA DELLA MAGLIANA

Dicembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile

IL ROMANZO CRIMINALE DELLA CITTA’ ETERNA

Raffiche di arresti, nomi eccellenti e bi-partisan, molteplici ipotesi di gravi delitti contro il patrimonio.
Lo spettro della Banda della Magliana, mai compiutamente esorcizzato, ora apertamente evocato. Malavitosi e insospettabili asseritamente legati dalla comune propensione al saccheggio della «cosa pubblica ».
L’inchiesta della Procura ha l’apparenza di un terremoto devastante. Certo, la vicenda è solo alle prime battute, l’indagato, e anche l’arrestato, non è, per ciò solo, automaticamente colpevole. La prudenza, dunque, è d’obbligo.
Ma se i fatti ipotizzati dagli investigatori saranno confermati, se questa è stata, negli ultimi anni, Roma, c’è da mettersi le mani nei capelli.
D’altronde, che a Roma ci fosse del marcio era, da tempo, sotto gli occhi di tutti. Dalle periferie violente agli omicidi di strada, dai negozi che passano rapidamente e misteriosamente di mano allo sfaldarsi del tessuto di solidarietà  fra i cittadini la presenza di un’agguerrita “mala” si percepiva, eccome.
L’inchiesta ipotizza una “cupola” imprenditorial/politico/mafiosa che stringe come in un cappio la capitale, soffocandone slancio e vitalità .
Da oggi sarà  difficile continuare a illudersi che violenza e corruzione siano il frutto avvelenato della fiction che esalta eroi negativi.
O che l’attuale crisi di Roma dipenda esclusivamente dall’inadeguatezza del sindaco Marino. L’hanno chiamata «Mondo di Mezzo», questa retata di vecchi volti noti della Strada e new entries del Palazzo.
Carabinieri e poliziotti, si sa, amano battezzare con titoli evocativi le operazioni più delicate. «Mondo di Mezzo» sembra una scelta terribilmente appropriata.
Descrive quella zona grigia che sta all’incrocio fra le vocazioni criminali conclamate, “lombrosianamente” riconoscibili, e quelle che nascono e si alimentano nelle varie “stanze dei bottoni”.
Connota il terreno vago della convergenza di interessi che autorizza il patto scellerato fra la persona soi-disant per bene e il malandrino, la confusione del patrimonio lecito con il frutto dell’estorsione, la spartizione delle risorse di tutti in nome della convenienza di pochi.
E chiama direttamente in causa la politica, a cominciare dall’ex sindaco Alemanno.
In una parola, scritta negli atti: mafia.
Una mafia sofisticata, una mafia remix, una mafia 2.0 adeguata alla mutevole realtà  del gioco economico, ma pur sempre mafia: con il suo carico di intimidazione e di ferocia. Non è una novità .
Non per chi abbia un po’ di memoria storica. Non è una novità  l’alleanza organica fra malavita e, se vogliamo usare un eufemismo caro al gergo giornalistico, «settori deviati dell’imprenditoria e della politica». Non lo è da anni.
Gli esempi dei Corleonesi e dei Casalesi sono lì a dimostrarlo. «Abili e spregiudicati» banditi tanto quanto imprenditori delle varie Mafia e Camorra Spa. E l’intercambiabilità  degli aggettivi la dice lunga su cosa intendiamo, oggi, quando parliamo di criminalità  organizzata.
Quanto a Roma, qui storicamente delitto e potere vanno a braccetto. Il Potere è cosa ben nota, ai romani.
Ci convivono dai tempi di Romolo e Remo, sono nati e cresciuti all’ombra di San Pietro. E Potere è sinonimo di Palazzo. Dal delitto Sonzogno del 1875, passando per lo scandalo della Banca Romana e l’affare Montesi, non c’è città  al mondo dove strada e palazzo siano così pericolosamente e costantemente contigui.
La stessa contestazione di associazione per delinquere di stampo mafioso era già  stata spesa per la Banda della Magliana.
La Cassazione fu di contrario avviso. Ma forse non tutti sanno che, per le strane regole che governano il nostro processo, qualche associato di quel gruppo criminale fu comunque condannato in via definitiva per 416-bis.
E dunque anche sul piano strettamente giudiziario un’affermazione del tipo «la mafia a Roma non esiste» suona quanto meno azzardata. Non foss’altro perchè “mafia” è un modello, sì, storicamente dato, ma, come la storia stessa dimostra, agevolmente esportabile e più volte esportato in realtà  territoriali che, all’origine, non avevano niente di mafioso.
Oggi si torna a parlarne. E si torna a parlare dell’eredità  della Magliana. E leggerle insieme, quelle due parole, mafia e capitale, fa davvero effetto. I ragazzi della Magliana strinsero legami con pezzi deviati (ecco che torna il termine!) dello Stato, terroristi neri (alcuni di buona famiglia), logge massoniche spurie.
Abilissimi interpreti di un mutamento epocale negli assetti della criminalità , grazie agli ingenti capitali rastrellati esercitando il monopolio del traffico di droga, entrarono di prepotenza nel “gioco grosso”, diventando signori assoluti della Strada ma con solide radici nel Palazzo.
Imposero un modello di accumulazione selvaggia del capitale destinato a fare scuola. Si lacerarono in una serie di lotte intestine: chi rimase troppo legato alla Strada fu cancellato, chi dimostrò di possedere un’adeguata mentalità  “imprenditoriale” – e le amicizie giuste – sopravvisse più a lungo e meglio.
Fu, quella della Magliana, una stagione terribile, breve e intensa. Si concluse con la repressione dell’ala militare e l’inabissamento del comparto finanziario.
Alcuni di quelli che non facevano parte della banda, ma che con la banda facevano ottimi affari, sono oggi investiti dall’inchiesta. La parola definitiva su questa storia la scriveranno i giudici.
Per noi cittadini, romani e non solo, è il tempo della riflessione. E dell’amarezza.

Giancarlo De Cataldo
(da “La Repubblica”)

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